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lunedì 5 novembre 2018

Allevamenti industriali e agricoltura chimica vera causa della devastazione planetaria

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La principale causa della devastazione planetaria è rappresentata dagli allevamenti industriali (non quelli biologici al pascolo) e dall'agricoltura chimica e OGM loro collegata.
Dopo 70 anni di devastazione chimica dei suoli con pesticidi e disseccanti/diserbanti, oltre a minare irreversibilmente la nostra salute ambientale le industrie chimiche hanno massacrato l'humus e la fertilità dei terreni, che sono tutelati dall'Art. 44 della Costituzione nel loro sfruttamento razionale. Pertanto, i terreni non trattengono più acqua (l'humus è come una spugna che trattiene acqua fino a 10 volte il suo peso e ne abbiamo perso almeno il 50% negli ultimi 50 anni), provocando frane e smottamenti e ulteriore perdita di strato fertile... il fango che tutti vediamo sulle strade e nelle case allagate...


In breve tempo, se non attuiamo la riconversione agroecologica attraverso i finanziamenti europei per l'agricoltura biologica e per le azioni agro-cimatico-bioregionali, i terreni saranno definitivamente desertificati. E il popolo italiano non avrà più modo di sfamarsi…

Oggi le regioni continuano irresponsabilmente a regalare i fondi agro-climatico-ambientali a chi acquista pesticidi. Miliardi di € di sostegno pubblico europeo, destinati in primis all'agricoltura biologica. Ciò falsificando le norme di Agricoltura Integrata, guidate dai sindacati agricoli che spesso ancora vendono pesticidi nei consorzi agrari da loro partecipati, mentre i consorzi agrari potrebbero guadagnare il doppio vendendo mezzi tecnici per l'Agricoltura biologica (sovvenzionati dai fondi europei) ed alimenti biologici, che hanno prezzi molto maggiori sul mercato. E' necessario fermare questa distrazione di risorse con conseguenza drammatiche sulla salute ambientale e sulla fertilità dei suoli, sul dissesto idrogeologico e sui cambiamenti climatici.

Giuseppe Altieri - Agroecologo

Risultati immagini per Giuseppe Altieri - Agroecologo

Questo film ha fatto svegliare molti, guardatelo:
https://www.youtube.com/watch?v=9ZZY8s3tDrM&fbclid=IwAR0OXDgCfIJWb8K4lFhEadrYmfXz6mfZbVOMY6F9GRtkR_uFjwUMo5jfRuU




giovedì 19 gennaio 2012

Due storie per riflettere: Joshua Bell.. ed il concerto segreto nella metropolitana - Proletariato animale... senza alcun diritto identitario



Il concerto segreto

“Un uomo si mise a sedere in una stazione della metro a Washington DC ed iniziò a suonare il violino; era un freddo mattino di gennaio. Suonò sei pezzi di Bach per circa 45 minuti.
Durante questo tempo, poiché era l'ora di punta, era stato calcolato che migliaia di persone sarebbero passate per la stazione, molte delle quali sulla strada per andare al lavoro.
Passarono 3 minuti ed un uomo di mezza età notò che c'era un musicista che suonava.
Rallentò il passo e si fermò per alcuni secondi e poi si affrettò per non essere in ritardo sulla tabella di marcia.
Alcuni minuti dopo, il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una donna tirò il denaro nella cassettina e senza neanche fermarsi continuò a camminare.
Pochi minuti dopo, qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma l'uomo guardò l'orologio e ricominciò a camminare. Quello che prestò maggior attenzione fu un bambino di 3 anni.
Sua madre lo tirava, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista.
Finalmente la madre lo tirò con decisione ed il bambino continuò a camminare girando la testa tutto il tempo. Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini.
Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi.
Nei 45 minuti in cui il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero un momento.
Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare normalmente. Raccolse 32 dollari. Quando finì di suonare e tornò il silenzio, nessuno se ne accorse. Nessuno applaudì, ne' ci fu alcun riconoscimento.
Nessuno lo sapeva ma il violinista era Joshua Bell, uno dei più grandi musicisti al mondo.
Suonò uno dei pezzi più complessi mai scritti, con un violino del valore di 3,5 milioni di dollari.
Due giorni prima che suonasse nella metro, Joshua Bell fece il tutto esaurito al teatro di Boston e i posti costavano una media di 100 dollari.

Questa è una storia vera. L'esecuzione di Joshua Bell in incognito nella stazione della metro fu organizzata dal quotidiano Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone. La domanda era: "In un ambiente comune ad un'ora inappropriata: percepiamo la bellezza? Ci fermiamo ad apprezzarla? Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato?".

Ecco una domanda su cui riflettere: "Se non abbiamo un momento per fermarci ed ascoltare uno dei migliori musicisti al mondo suonare la miglior musica mai scritta, quante altre cose ci stiamo perdendo?"


Il fine giustifica tutto o la bellezza è per pochi o per pochi istanti ?

(Storia inviata da Franco Farina)




Proletariato animale

Negli zoo, negli allevamenti e nei macelli moderni gli animali non umani, a miliardi e ogni giorno, sperimentano una condizione radicalissima e sui generis di "proletari" (il termine, caso mai, è inadeguato solo per il fatto che questi esseri senzienti, nati per lo sfruttamento senza riserve e la morte, non posseggono neppure la prole). Talché, la loro reificazione - unita a tutti gli altri aspetti, perfettamente logici e normali, della macchina che li produce e li divora - risulta in effetti paradigma di base, modello assoluto dell'oppressione sociale, intraspecifica. Là non si accampano difese, guarentigie di alcun genere, leggi e sovrastrutture sono al minimo silente, vige l'automatismo bruto e inappellabile; qui, viceversa, l'ideologia celebra i suoi fasti e le tutele sono ben codificate (tanto quanto revocabili). Ma, in nuce, medesimo è il meccanismo anonimo che del vivente lascia la carcassa.

Per gli antichi Romani proletario era chi veniva censito solo in base alla propria persona, non per gli eventuali averi, e di conseguenza non apparteneva a nessuna delle cinque classi dell'ordinamento centuriato. Nell'età moderna rientra in questa categoria il lavoratore che non è proprietario dei mezzi di produzione e vive unicamente del salario, corrispostogli in cambio della sua forza lavoro (donde proviene il plusvalore, e quindi si origina tutto il meccanismo capitalistico). Non è in effetti possibile parlare, in relazione al "trattamento" riservato agli animali non umani, di schiavismo in senso proprio. Siamo a un livello di oppressione-uso-soppressione così basilare (da cui si fa dipendere la sopravvivenza e riproduzione dell'uomo), che risulta perciò stesso emblematico dell'infinita catena di cui il "lavoro salariato" non è che un epifenomeno, uno degli ultimi ingranaggi. La definizione di "non umano" è tutta culturale. Tanto è vero che, nel corso dei secoli, in questa disgraziata categoria mobile sono precipitati milioni di bipedi "sapienti", sul modello estremo degli esseri senza parola. Oh, certo, una vera e propria impresa industriale di sfruttamento/morte tra gli uomini simile all'altra è stata solo abbozzata - neppure tanto tempo fa (e nel cuore stesso del mostro civile). Ma, appunto, il modello era già a disposizione: immenso, perfettamente funzionante e istruttivo. E così oggi rimane, anzi potenziato e moltiplicato all'infinito, sempre più biocida.
 
(Testo di Joe Fallisi)

 

sabato 25 giugno 2011

Vegetarismo e Bioregionalismo - L'impatto degli allevamenti industriali sull'ambiente


"Asino che guarda oltre la prigione"  Foto di Gustavo Piccinini

Ecco diversi pareri di  veterinari ASL  sulle conseguenze della produzione industriale di carne in Italia e nel mondo:

Il sistema industriale di produzione carne non è sostenibile, tutta la filiera minaccia di implodere. Aumento di produzione, innalzamento dei costi, abbassamento dei ricavi sono temi noti da tempo. Collegare il reale impatto ambientale con il costo di un prodotto, carne bovina o uova o altro, è un approccio nuovo che potrebbe aiutare a lanciare le filiere etiche… (Giulia)

Consiglio la lettura, a questo proposito, di un articolo pubblicato su Le scienze dal titolo: “Hamburger a effetto serra”, in cui l’autore analizza l’impatto ambientale dell’allevamento bovino; un unico dato: produrre la quantità di carne bovina consumata annualamente dallo statunitense medio genera la stessa quantità di gas serra prodotta da un’auto guidata per quasi 3000 chilometri. (Raffaele)

In Italia siamo 60 milioni di abitanti e consumiamo circa un centinaio di chili di carne a testa, per lo più come in Europa e negli Stati Uniti. E così per soddisfare i nostri appetiti macelliamo circa 500 milioni di polli all’anno, 4 milioni di bovini e 13 milioni di suini, ma siccome non ci bastano il resto lo importiamo. Ma sul pianeta Terra viviamo in 6 miliardi e mezzo e gia’ adesso in molti muoiono di fame, altri che la carne la vorrebbero ma non possono permettersela. Tra qualche anno diventeremo 10 miliardi, si potrà produrre carne per tutti? C’è chi dice che sarebbe il suicidio del pianeta. Fao, Onu, Ipcc avvertono che il 18% dei gas serra che alimentano i cambiamenti climatici sono frutto degli allevamenti, che battono tutte le altre attività umane, comprese le emissioni dell’intero parco auto del pianeta. Per produrre un chilo di carne di bovino si consumano 15.000 litri di acqua e cereali per dieci volte il peso dell’intero animale – cereali che potrebbero sfamare molte piu’ persone – Non basta. Più della metà degli antibiotici prodotti sono usati per uso zootecnico. Le malattie negli allevamenti intensivi aumentano, ma poi aumentano anche ceppi di batteri resistenti agli antibiotici e le malattie umane da benessere come le patologie coronariche, il diabete, l’obesità che derivano anche da eccessivo consumo di alimenti animali. Senza contare il problema della montagna di liquami ed escrementi che inquinano le acque e non sappiamo più dove mettere. Il paradosso è che più si produce carne a basso costo, grazie a questo modello di allevamento industrializzato, e più aumentano i costi per l’ambiente, e l’agricoltura è la prima vittima di un paradigma economico che non regge più. Eppure le soluzioni ci sarebbero, andrebbero però attuate subito, prima che sia troppo tardi. (Marco)

La consistenza tecnica di questi pareri avvalora e giustifica la scelta vegetariana anche in termini di ecologia, sia nell’aspetto dell’ecologia fisiologica del corpo umano che quella ambientale del pianeta. Senza una svolta radicale nel sistema alimentare difficilmente la specie umana potrà sopravvivere all’olocausto annunciato.

Di questo argomento se ne è ampiamente discusso  durante il 17° incontro della Rete Bioregionale Italiana tenuto il 18 e 19 giugno u.s. a Ospitaletto di Marano (Emilia) in piena zona di produzione lattiera e di carne da macello.

(Resoconto: http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/2011/06/24/resoconto_e_significato_del_17.html)

Paolo D’Arpini
Referente P.R. Rete Bioregionale Italiana



 Alcuni dei partecipanti all'incontro bioregionale di Ospitaletto di Marano (Modena) - 19 giugno 2011