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lunedì 25 marzo 2019

Perseverare nell'attuazione del bioregionalismo, dell'ecologia profonda e della spiritualità laica - Riconoscendoci in ciò che è...


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Non posso esimermi dal fare alcune riflessioni dopo i cruenti fatti che sempre più costellano la cronaca quotidiana. La società umana sembra destinata alla disgregazione ed alla autodistruzione. Le forze del "bene", ovvero della consapevolezza dell'unitarietà della vita, rappresentate dal bioregionalismo, dall'ecologia profonda e dalla spiritualità laica,  sembrano non avere sufficiente forza per poter cambiare il corso rovinoso delle cose che precipitano attorno a noi, ed in noi…

Non dobbiamo arrenderci, la speranza di riuscita sta nella nostra perseveranza e coraggio nell'affrontare le contingenze. D'altronde l'umanità ha vissuto anche in passato momenti drammatici eppure la vita e l'evoluzione sono andate avanti.

Come un intagliatore cesella lentamente un pezzo di legno fino ad ottenerne una scultura, così noi perfezioniamo continuamente l'opera mentre viviamo. Quando una parte dell'opera è compiuta si prova un senso di appagamento ma subito dopo si continua a lavorare su un altro aspetto della nostra persona. Secondo la teoria evoluzionista procediamo attraverso una spirale ascendente ed infinita nel contesto di un processo universale. Nel I Ching è chiamata "costanza nella mutazione".  La nostra missione personale quindi si compie durante l'intera esistenza.…

Perciò, malgrado la durezza dei tempi,  non demordiamo nella nostra battaglia "per una coscienza comunitaria"... Il bello del sincretismo ecologista  è che  si deve (e si può) avere il coraggio di convivere con chi la pensa diversamente da noi, nella consapevolezza che le idee sono solo immagini che appaiono nella mente e quindi non possono divenire sufficiente ragione di divisione all'interno della comunità umana.
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E qui riporto alcuni pensieri da "Le cose che ho imparato nella vita" di Paulo Coelho:

- Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà. E per questo, bisognerà che tu la perdoni.

- Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.

- Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.

- Che le circostanze e l´ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.

In questa frasi sono espressi alcuni concetti che inneggiano alla consapevolezza che nessuno di noi può essere scisso o estraniato dalla società in cui viviamo.  Il fatto è che ognuno di noi è soggetto a variazioni di giudizio e le cose necessariamente cambiano, per cui fossilizzarsi su una posizione non è saggio.

Allo stesso tempo è corretto e giusto che ognuno esprima la propria opinione, ma queste opinioni - secondo me - non dovrebbero essere sufficiente motivo di separazione e divisione nel contesto umano.

Paolo D'Arpini  


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Rete Bioregionale Italiana - bioregionalismo.treia@gmail.com

lunedì 27 agosto 2018

Una memoria storica sul percorso della Rete Bioregionale Italiana



 Gli incontri, sul tema del bioregionalismo, dell’ecologia profonda e della spiritualità della natura, in Italia, sono iniziati dal 1984, presso il Circolo Vegetariano VV.TT. di Calcata, però dal punto di vista ufficiale la Rete Bioregionale Italiana nacque ad Acquapendente (Vt), nel parco di Monte Rufeno, nella primavera del 1996. Quindi le proposte politiche e sociali relative all’attuazione bioregionale ebbero “inizio” ufficialmente in quell’anno.
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Personalmente fui uno dei fondatori del movimento bioregionale in Italia e sono rimasto nella Rete malgrado le correnti avverse che, come spesso accade, hanno suddiviso il gruppo iniziale in rivoli e rivoletti con varie etichette. Nel frattempo, a mano a mano che qualcuno usciva c’è stato anche qualcuno che entrava e tutto sommato possiamo dire che il movimento ecologista profondo, facente riferimento alla Rete Bioregionale Italiana, è tutt’ora vivo e vegeto e fortemente operativo.
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Una chicca storica  sulle azioni bioregionali del passato ve la voglio sottoporre, si tratta di un comunicato stampa ripreso da Antonello Palieri dell’ADNkronos, risalente al 1996. Non so se ricordate che in quell’anno Umberto Bossi aveva iniziato il pattugliamento sul fiume Po, per promuovere il suo federalismo separativo. Noi partimmo da Calcata ed organizzammo un contro-presidio, sulle rive del Po. Potranno testimoniarlo Antonio D’Andrea di Capracotta  ed anche Lina Boner di Verona, che erano presenti, ed altri che ora non ricordo.. Ah, c’era pure Stefano Disegni, il vignettista, che aveva disegnato il logo del nostro Ostello per Erbivori.
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Lì sul Po, in provincia di Mantova, vissi una esperienza mista.
Eravamo arrivati al mattino presto, la natura era molto bella, passeggiai in lungo ed in largo sulle sponde del fiume, mentre i navigli della Lega facevano avanti ed indrè sull’acqua limacciosa, A contrastarli c’era una mongolfiera della Lega per l’Ambiente ormeggiata a terra, con tanti bei colori… Ma la lunga giornata al sole mi aveva proprio incocciato.. ed infatti ricordo che dovetti andare a rifugiarmi in un boschetto per sfuggire ai cocenti raggi e perciò non potei intervenire sul palco dove si tenevano gli interventi. Ma Stefano Disegni disse qualcosa su di noi, tanto per stabilire la nostra presenza. Sostanzialmente la proposta da noi portata avanti, di attuazione del bioregionalismo, è sotto riportata dall’Adnkronos. Ah ricordo che finimmo pure in prima pagina su La Repubblica….
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Storico flash di agenzia: BIOREGIONALISMO LA PROPOSTA SARA’ RILANCIATA SUL PO IL 15 SETTEMBRE
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Roma, 30 ago. 1996 (Adnkronos) – ”Bossi faccia pure il suo raduno fluviale il 15 settembre, noi ci batteremo per il riconoscimento di un nuovo ordinamento regionale basato sul ”bioregionalismo” (luoghi riconoscibili per le affinità culturali, dialettali, della flora e della fauna) e su effettive automonie locali.” Lo dichiara il Presidente del Circolo vegetariano VV.TT. di Calcata, Paolo D’Arpini che la settimana scorsa ha lanciato ”con grande successo” la proposta del bioregionalismo. ”Il 15 settembre, giorno dell’imbarazzante ‘uscita fluviale’ di Bossi, noi riproporremo l’Italia dei bioregionalismi e del federalismo effettivo che ci unisca nel nome d’Italia -ma nel rispetto autentico delle autonomie- e non separi quanto e’ stato unito attraverso drammatiche e secolari vicende.”
”Lo riproporremo in tre diverse sedi e manifestazioni: il primo sull’altra sponda del Po, davanti a Ponte di Legno (nell’ambito di una manifestazione dell’Unione italiana ed Europea), il secondo nell’incontro di San Benedetto del Po, organizzato dai verdi della Regione Lombarda ed infine il terzo a Calcata, nella Valle del Treja, per rilanciare il modello etrusco come metodo di aggregazione per una bioregione sperimentale dell’Etruria”.
Intanto ”giungono lettere di adesione alla nostra proposta” precisa Paolo d’Arpini” anche dagli abitanti della cosiddetta ‘Padania’. Dai confini di questa inesistente ‘regione federata’ M.F. di Gorizia ci comunica che chiede asilo politico a Calcata nell’evetualita’, sia pure remota, di una vittoria bossista. Lo chiede in qualita’ di ‘barbaro illirico simpatizzante’ con il bioregionalismo etrusco’”
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Purtroppo l’idea bioregionale non ha ancora attecchito, ed il sistema “federalista politico-economico” ha nel frattempo dimostrato tutte le sue pecche. Le Regioni sono carrozzoni che appesantiscono il bilancio dello Stato e servono solo a mantenere una massa di corrotti e di scansafatiche. Dividendo inoltre gli ambiti omogenei e le comunità. Per quanto riguarda la visione bioregionale e su quello che dovrebbe essere l’ordinamento e la riorganizzazione territoriale dello stato (secondo la nostra visione), vi rimando agli articoli:   https://www.google.com/search?client=gmail&rls=gm&q=no%20regioni%20carrozzoni%20paolo%20d’arpini
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Beh, la nostra battaglia bioregionale continua, vi aspettiamo agli Incontri annuali del  Collettivo Bioregionale Ecologista, che solitamnete si tengono in corrispondenza del Solstizio Estivo, aperti a tutti coloro che si riconoscono nell’ecologia profonda e nella spiritualità laica.
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Paolo D’Arpini

Rete Bioregionale Italiana 
Via Mazzini 27 - Treia (Mc) - Tel. 0733/216293
Email: bioregionalismo.treia@gmail.com

Blogs: 






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Articolo collegato: 

Chi può definirsi bioregionalista?
Questo termine non denota una appartenenza etnica bensì la capacità di rapportarsi con il luogo in cui si risiede considerandolo come la propria casa, come una espansione di sé. La definizione diviene appropriata nel momento in cui si vive in sintonia con il territorio e con gli elementi vitali che lo compongono... - Continua: http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2013/06/chi-puo-definirsi-bioregionalista-il.html 

sabato 4 agosto 2018

L'idea bioregionale e l'attuazione bioregionale


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Durante gli incontri annuali della Rete Bioregionale abbiamo spesso parlato di  come attuare praticamente l'idea bioregionale, portando esempi concreti  basati sul risparmio e sulla conservazione dei beni primari... Secondo il mio punto di vista la cosa più importante è sviluppare la capacità di "sopravvivenza" in qualsiasi condizione la vita ci ponga  ed è per questo che propongo la conoscenza delle erbe ed il vegetarismo  come approccio di riarmonizzazione  per soddisfare  i bisogni primari reali.
Ma alcuni amici mi chiedono di esporre alcune indicazioni generali sul "bioregionalismo",  per  far conoscere le linee guida dell'idea bioregionale e della sua attuazione pratica.
L'idea bioregionale non è una "bibbia" con precise indicazioni, l'importante è che la nostra risposta alle situazioni ambientali in cui veniamo a trovarci sia rispettosa del contesto vitale e sociale  in cui  viviamo, che tenga cioè conto dell'interconnessione che esiste fra tutti gli elementi ed i viventi e che non possiamo danneggiarne alcuno senza danneggiare noi stessi. Questo approccio richiede molta discriminazione e capacità di scelta, poiché la vita è sempre basata e condizionata  -per necessità ineludibili- dalla "altrui" vita. L'importante è non "rapinare" o prevaricare ma essere in grado di restituire in qualche forma ciò che prendiamo in prestito, per la nostra sopravvivenza e crescita.
Comunque alcune indicazioni di massima sul pensiero e sul "comportamento" bioregionale sono contenute nella Carta degli Intenti della Rete Bioregionale Italiana che fu redatta in occasione della fondazione avvenuta ad Acquapendente nella primavera del 1996: Bentornati a Casa!
Una bioregione è un luogo geografico riconoscibile per varie caratteristiche: clima, suoli omogenei, specie vegetali e animali, bacini idrografici nella loro integrità, versanti montani, eccetera, ma anche le culture umane, considerando in particolare quelle prodotte da popoli che da tempo immemorabile hanno saputo convivere in armonia con tutto questo.
Per bioregionalismo si intende la volontà di ri-diventare nativi del proprio luogo, della propria bioregione. Possiamo fare tutte le scoperte possibili, usare la tecnica, la scienza; possiamo andare sulla luna e comunicare via satellite, ma alla base della nostra sopravvivenza fisica, psichica e spirituale ci sono questi alberi, queste erbe, questi animali, queste acque, questo suolo del luogo dove viviamo. L’evoluzione sociale e tecnologica è ecologicamente compatibile solo su “piccola scala”, localmente e ancorata ad una visione olistica del sapere.
L’idea bioregionale consiste essenzialmente nel riprendere il proprio ruolo all’interno della più ampia comunità di viventi e nell’agire come parte e non a parte di essa, correggendo i comportamenti indotti dall’affermarsi di un sistema economico e politico globale, che si è posto al di fuori delle leggi della natura e sta devastando, ad un tempo, la natura stessa e l’essere umano.
Il bioregionalismo si rifà ai principi ecocentrici , riconoscendo che l’equilibrio ecologico esige una profonda trasformazione nella percezione che abbiamo come esseri umani riguardo al nostro ruolo nell’ecosistema planetario. Questa consapevolezza non è qualcosa di completamente nuovo, ma affonda le sue radici negli antichi saperi dei popoli nativi in ogni parte del mondo e nelle grandi tradizioni spirituali occidentali e orientali.
Il modo più appropriato per iniziare a ri-abitare non è attraverso leggi o regolamenti imposti, ma ponendosi in prima persona in relazione al luogo in cui si vive: scoprendone i significati, gli scambi, individuandone i contorni, dedicandosi ad attività sostenibili con la propria bioregione.
L’idea bioregionale, punta ad inserirsi nelle pieghe della società; per riuscirci diverse possono essere le modalità, i linguaggi e le forme, ma, al di là delle differenze, ciò che accomuna i bioregionalisti è la consapevolezza di essere parte di un insieme senziente.
L’idea bioregionale è ispirata dai sistemi naturali e selvatici; per sua natura, pertanto, si esprime attraverso la forma decentrata.
Nell’introdurre questo concetto, si richiede la sensibilità di esporlo in modo che ogni persona, gruppo o realtà sociale lo senta proprio e nel proprio luogo si organizzi per radicarlo.
Paolo D'Arpini

mercoledì 23 maggio 2018

Attuazione bioregionale e considerazioni sul cambiamento possibile

"Dopo aver magnato, magnato e ben bevuto, ora siamo al rifiuto di ciò che abbiamo avuto." -  Siamo a proporlo come soluzione, anche a chi ancora non ne ha abbastanza e anche a chi non ne ha avuto per niente.
Attuazione bioregionale e considerazioni sul cambiamento possibile
Effettivamente condivido il pensiero che è l’esigenza che produce l’intelligenza. Prima ne avevamo una ora ne abbiamo un’altra.
Ognuno arriva con la propria. Ognuno non ritiene accettabile castrarla. Ognuno non ritiene dignitoso sottomettersi all’altrui. La frammentazione e l’impossibilità di aggregare  si frappongono all'attuazione ecologista e bioregionale.
Non è ancora il momento giusto?
Manca un esteta, cioè un "leader"?
Siamo rigonfi di saperi tecnici e crediamo bastino anche ad unire gli spiriti?
Chi è già passato all'ascetismo, visto che anche solo telefonare contraddice le intenzioni di fondo?
Chi è in grado di riconoscere – e accreditare – l’intelligenza/esigenza che ci ha portato qua?
Il movimento hippy non ci parlava mezzo secolo fa di cose che ora urliamo come nostre?
Se in 50 anni lo standard che possiamo vantare è in buona misura da noi tutto criticabile, che significa? Che chi ci ha preceduto era totalmente inetto? O che le dinamiche hanno permesso tanto e non tanto altro?
Ora siamo noi al cospetto delle dinamiche. Siamo noi a chiederci come unire gli spiriti e a domandarci se un esteta serva più di un competente.
La soluzione è nella musica e la prenderà chi la danza.
Lorenzo Merlo 

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(Fonte: https://www.terranuova.it/Blog/Riconoscersi-in-cio-che-e/Attuazione-bioregionale-e-considerazioni-sul-cambiamento-possibile)