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martedì 12 giugno 2018

Neo-naturalismo - La felicità è connaturata nell'essere


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La felicità di esistere è connaturata nell'esistenza. Se la vita non fosse espressione della gioia  mai sarebbe potuta sorgere dalla materia inerte. E' evidente quindi che questo stato primario sia sempre presente nella nostra coscienza. Ed infatti l'uomo, malgrado si sia lasciato andare all'illusione dell'accumulo e del  possesso, dell' "avere",  come diceva Fromm, non può cancellare in sé l'anelito che lo riporta sempre  verso l' "essere".  

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Secondo il filone neo-naturalista, dell'ecologia profonda e del bioregionalismo, questo anelito si manifesta in quei modi  che richiamano alla "semplicità di vita": il ritorno alla terra, la decrescita felice, la riscoperta della bellezza della natura, etc. 

Il ragionamento speculativo, nel corso dei secoli ha fatto sì che l'uomo si allontanasse da se stesso e dall'ambiente in cui vive, rinunciando alla spontaneità ed alla fantasia,  per cercare modi ragionati  tesi  all'ottenimento di beni materiali. In conseguenza di ciò,  per tacitare la coscienza ovvero la memoria del suo vero io,  si è inventato forme costruite di condivisione e compartecipazione. Una di queste forme -sicuramente deleteria per la sua artificiosità - è l'etica.

L'etica  infatti appartiene al ragionamento e quindi al cervello logico mentre la felicità è connaturata nell'inconscio, quindi fa parte del cervello analogico. L'Uomo, come tutti gli altri animali è felice di vivere per sua propria natura..

Vediamo cosa dicono i recenti studi scientifici basati su tecnologie, dette ‘Brain imaging’, che permettono di vedere quali parti del cervello si mettono in funzione maggiormente durante certi pensieri, parole e azioni. Da queste ‘mappe del cervello’ risulta che il pensiero razionale e il linguaggio attivano nella maggior parte dei casi l’emisfero sinistro, che e’ simile a un computer, in quanto accumula i dati delle esperienze in memoria e li ripete su richiesta. La parte destra del cervello e’ attivata dalla musica, dal linguaggio non-verbale, che è fatto di intonazioni della voce, sguardi, gesti, mimica facciale, ecc. e dalla creatività, che è la combinazione originale di elementi presenti in natura…

Purtroppo nella società moderna, soprattutto in seguito al predominio della scienza razionalista (ed ella cultura maschilista) ha preso il sopravvento la parte giudicativa della mente, da qui il grande passo avanti delle religioni monoteiste, della arroganza dell'uso nei confronti delle altre creature e della natura. In tal senso è illuminate la lettura de "Il Limite dell'Utile" di Bataille.  


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Ma  ad una prima analisi superficiale appare strano che anche il così detto "animalismo" e "veganesimo" facciano parte di un ragionamento.  A dire il vero,  malgrado si pongono in opposizione (apparente) con la sopraffazione maschilista e patriarcale, in realtà ne sono un contraltare paritario. Da una parte si opprime considerandolo un proprio diritto e dall'altra si difende in considerazione della propria "superiorità"  ideologica (etica).

Nel Hua Hu Ching è detto: "Agli altri esseri comuni spesso si richiede tolleranza. Per gli esseri integrali non esiste una cosa come la tolleranza, perché non esiste nessuna cosa come le altre. Essi hanno rinunciato a tutte le idee di individualità e ampliato la loro buona volontà senza pregiudizi in qualunque direzione. Non odiando, non resistendo, non contestando. Amare, odiare, avere aspettative: tutti questi sono attaccamenti. L'attaccamento impedisce la crescita del proprio vero essere. Pertanto l'essere integrale non è attaccato a nulla e può relazionarsi a tutti con una attitudine non strutturata."

Nel taoismo, che non è propriamente una religione e nemmeno una filosofia, ma una forma di naturalismo vissuto senza enfasi, si indica l'astenersi dagli eccessi, sia in positivo che in negativo, come un naturale atteggiamento di vita. Si comprende il bene ed il male ma non si predilige né l'uno né l'altro. Il bene (yang) ed il male (Yin) sono i due aspetti del manifestarsi della esistenza su questa terra. Ed è per questa ragione che i taoisti irridevano il buon Confucio che da razionalista convinto spingeva per un'etica sociale e politica, mentre essi si limitavano a permanere nella propria natura originale. Rispettando le propensioni naturali, non acquisite quindi per convenienza utilitaristica....

La felicità è la nostra vera natura, affermava Osho, e la ricerca della felicità è un modo per oscurarla e nasconderla. Infatti in un antico proverbio popolare è detto "Il meglio è nemico del bene"...,   poiché perseguendo l'ipotetico meglio non si vive il bene che è a portata di mano. Prova ne sia anche a livello legislativo la continua immissione di leggi nella società che non fanno altro che rendere la giustizia sempre più cavillosa ed impraticabile.


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Forse andrebbe recuperato il fantastico ed il poetico  anche nella nostra vita sociale e produttiva.  Quella poeticità, che nel mondo antico caratterizza la forma dell’interrogarsi dell’uomo sul reale e sul senso delle proprie esperienze, è spia significativa di una ORIGINARIA CONCORDIA tra una spontanea accettazione dell'altro (non semplicemente etica) e la felicità innata  che con la razionalità  finisce con l’essere dimenticata.  

Occorre superare il  distacco che ha portato quasi a naturalizzare il conflitto tra  poesia e  retorica, e ciò senza voler efficientemente promuovere ed affermare e ri-pensare la verità della gioia  in quanto risultato di una  concezione "etica".

“L’uomo che non voglia far parte della massa non ha che da smettere di essere accomodante con se stesso; segua piuttosto la propria coscienza che gli grida: ’sii te stesso! Tu non sei certo ciò che fai, pensi e desideri ora’. Ogni giovane anima sente giorno e notte questo appello e ne trema; infatti presagisce, rivolgendo il pensiero alla sua reale liberazione, la misura di felicità destinata dall’eternità; felicità che non riuscirà mai a raggiungere se incatenata dalle opinioni e dalla paura. E quanto assurda e desolata può divenire l’esistenza senza questa liberazione! Nella natura non c’è creatura più vuota e ripugnante dell’uomo che è sfuggito al suo genio e ora volge di soppiatto lo sguardo a destra e a sinistra, indietro e ovunque. Un tale uomo alla fine non lo si può neppure attaccare: è solo esteriorità senza nucleo, un marcio costume, pitturato e rigonfio, un fantasma agghindato che non può ispirare paura e tanto meno compassione.” (Friedrich Nietzsche)

Paolo D'Arpini 



sabato 15 settembre 2012

L'etica non etica e la morale non morale della spiritualità naturale (o laica)


Sogno di una notte di mezza estate


Ricordo parecchi anni fa un momento magico vissuto a Calcata, nelle grotte di Jorgen, l'amico danese che se ne tornò al suo paese per morire... Nelle grotte di Jorgen fu messa in scena una commedia mitologica e misterica: Il Risveglio di Titania.

Nella commedia Titania è una splendida creatura fatata che se ne va in giro per i boschi col suo fedele corteo di spiritelli. Shakespeare ha scritto del loro litigio e della vendetta del suo legittimo sposo Oberon, dopo che Titania non ha voluto vendergli il suo prezioso paggio indiano, motivo delle gelosie di Oberon.

Così Oberon sorprende Titania addormentata e le spreme sugli occhi il succo della viola del pensiero, fiore fatato capace di far innamorare chiunque della prima cosa che vedrà. Così, al suo risveglio, Titania si innamora di Bottom, un orribile uomo dotato di una testa d'asino. La storia ha comunque un lieto fine,  i due sposi magici si riconciliano superando i concetti restrittivi di gelosia, invidia,  etica e morale.

Questa storia, come tutti i racconti di Shakespeare evoca diversi significati. L'addormentarsi di Titania è come  la morte ed il risveglio è in verità il sogno che noi prendiamo per realtà. In esso godiamo l'illusione dei sensi ed amiamo ciò che non possiamo riconoscere. La riconciliazione è il momento del ritorno alla libertà, il superamento delle illusioni e della schiavitù dei sentimenti imposti.

Etica e morale, due pensieri cangianti e relativi, i cinesi antichi avevano la faccia tosta di ammettere che queste due qualità fossero solo una convenienza sociale. Nel   Taoismo erano considerate due forme ipocrite di asservimento alle consuetudini. La morale e l’etica sono state usate da tutte le religioni monoteiste come bandierine simboliche per giustificare il bene programmato a sistema, mentre l’amoralità e il “difetto” di contegno sono indicati come grave carenza sociale e religiosa. Ma ora lasciamo da parte questi aspetti che riguardano specificatamente il comportamento ed i costumi nella società attuale. 

In fondo l'esempio di Titania è alquanto leggero e ludico, il risveglio "vero" avviene attraverso l'amore, che purifica gli occhi e rende chiaro l'intelletto.  Ben diverso il caso in altre storie mitologiche  in cui  la sofferenza volontaria od espiativa degli eroi viene descritta in termini di emancipazione, come nella storia di Odino o Prometeo.

Cristo e Dioniso anch’essi morirono volontariamente per la salvezza altrui…. Insomma nella morale e nell’etica si accetta tranquillamente che il sacrificio di sé sia un bene supremo se rivolto ad una causa ritenuta nobile e degna… ma dal punto di vista della vita dov’è la differenza fra un suicida per disperazione ed un esaltato religioso?

Scriveva Elemire Zolla, in Discesa all'Ade e resurrezione: "Senza l’Essere l’ente non sussiste: infatti ne promana e ne fa parte.
Ma l’essere non si restringe a spazio e tempo. Senza lo spazio non spaziale del luogo efficiente, suscitatore, dove si figura il punto, non nasce la geometria del mondo in divenire. Come designare questa fonte eterna? In latino proporrei “februare”, che Semeraro fa derivare dall’accadico “haburu”, germoglio, dal dio agrario Ha-ab-bu-ru; Servio informa che “februm” era un tratto di pelle lupesca, salata; nelle cerimonie februanti si celebrava il dio dell’impulso primaverile, Lupercus, e i luperci erano giovani coribanteschi che animavano, flagellandole, le donne, con fruste di pelle lupesca, i “febri”. Le potenze generatrici « non avvennero mai, ma sono sempre: l’intelligenza le vede tutte insieme in un istante, la parola le percorre e le espone in successione» diceva l’osservatore platonico alla conclusione del mondo antico"

Ben diversa questa morale non-morale dalla moralità bacchettona dei nostri "santi padri" che predicavano e praticavano l'autoflagellazione, la misoginia, l'allontanamento dalla natura, la menzogna etica e religiosa, evidentemente anche maleinterpretando il messaggio salvifico del Cristo (ove quest'ultimo fosse realmente esistito...).

Paolo D’Arpini



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Commenti ricevuti e rispostine:


Commento di Roberto: ”L'Uomo qualcosa deve inventare per non sentirsi una zanzara dentro una limonata... mha?”

Mia rispostina: “…perchè non restare quel che si è semplicemente?”

Altro commento: “qui è NonCredo e ci piacerebbe scambiare due idee con lei, può chiamarci al ……? (segue numero di telefonino)”

Mia rispostina: “Sarebbe utile e interessante... magari possiamo farlo per email? Io non uso il telefonino, che non ho.... I miei interessi spirituali si estrinsecano in chiave laica (od anche atea). Ovvero  riconosco nella Coscienza la matrice universale. La coscienza è come il profumo di un fiore, la materia si organizza in vita organica e la coscienza è la sua espressione. Ma si potrebbe anche affermare che la Coscienza è alla base della materia ed attraverso di essa prende vita ed assume identità L'identità, dal punto di vista della Coscienza astratta, è come la forma  ed il nome per gli organismi viventi, semplice manifestazione senza reale sostanza autonoma. Da un caleidoscopio con cinque vetrini dentro e tre specchietti ai lati  si manifestano innumerevoli figure. Il moto è la chiave. E la coscienza è la capacità di riconoscimento. Spirito = coscienza e intelligenza.”

venerdì 14 ottobre 2011

Ulteriori considerazioni sulla spiritualità laica... dal punto di vista materialista (o fisicista)..

In mezzo al ponte - Di qua e di là...


Scrive Antonio Pantano al proposito del concetto di Spiritualità Laica:  “Ritengo che la massa cerebrale, di mera natura organica, sia costretta, dalla funzione, a "creare" scienza in conseguenza della "conoscenza". La scienza non ha - e non deve avere - limiti, ed include anche le "astrazioni" oltre la materia organica.

Nelle astrazioni sono le intuizioni spirituali, e le creazioni "poetiche" (creazione, appunto!) - delle quali le religioni sono un frammento - che si concretano anche con le arti visive e con quelle "concrete" (architettura, urbanistica, medicina, musica, ingegneria, applicazioni in fisica e chimica, filosofìa, etc.). La gradualità delle varie creazioni è conseguente alla capacità individuale, alla tensione che ciascuno pone a disposizione della effimera "massa cerebrale".

Materialismo? Non direi! Ogni "creazione" ha essenza altamente spirituale. Ma, ogni tanto, ad imitazione dei "dettagli della natura", la creazione ha periodi distruttivi. E ciò accade anche nelle religioni, frammento episodico della scienza. Lieto di essermi "distratto" dal quotidiano”


 
Mia risposta:
Per quel che mi riguarda non ho nulla in contrario alla visione "fisicista", ritengo che la materia sia energia in una certa fase di condensazione ed è la stessa energia del pensiero o della coscienza. Poi ti dirò che allorché accettai il termine "spiritualità laica" per indicare un "quid" che non poteva essere diversamente indicato (trattandosi di elemento sottile e non specificatamente materiale e riscontrabile attraverso i sensi) ero stato in dubbio se non dare un nome più laico ancora, magari "spiritualità atea". Ma in fondo tutto sta mettersi d'accordo sui significati. Per me spirito è solo una sintesi di intelligenza e coscienza ed il suo riconoscimento non comporta alcuna assunzione di carattere filosofico o religioso. Lo spirito, e di conseguenza la spiritualità, è un semplice riconoscimento di sé, l'auto-consapevolezza...

E questa auto-consapevolezza è alla radice della nostra esistenza e non può essere negata in alcun modo (chi negherebbe di esistere?).
Le implicazioni "spirituali" di questa auto-consapevolezza sono evidenti nella formazione del pensiero e nel riconoscimento della parità di esperienza vitale che si manifesta a tutti i livelli nell'evento vita, che sia animale, vegetale, etc. Ed i risultati ci sono noti...

Insomma tutto quel che è pensiero, filosofia, etica, morale, scienza, etc. appartiene e sorge dalla presenza di uno "spirito" (intelligenza e coscienza). Credo che sin qui si possa essere d'accordo....

Per il resto lasciamo che le singole intuizioni ci conducano a riconoscere la presenza costante e continua di tale "spirito" in ogni manifestazione vitale... Chiamalo se vuoi "naturale progetto evolutivo"... ma c'è!

Paolo D'Arpini

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Replica di Antonio Pantano:

"Una ulteriore consideraz​ione ULTRA laica: “Fisicismo" limiterebbe! Viviamo in un frammento del "nostro" universo che è micro rispetto agli universi circostanti. Vittorio Castellani, mio compagno di liceo, e, morto da 5 anni, in vita uno dei massimi astrofisici mondiali, mi accennò che l'infinito da noi concepito ha ipotetici "confini" in altri infiniti. E di ciò sono convinto. La "fisicità" è relativa alla "nostra" natura. Einstein, imbrigliato nelle regole matematiche (forse per conquidere il Nobel! e, a mio parere, "operaio" della meccanica), non seppe vedere che oltre la velocità della luce è molto altro. I nostri pensieri sono più rapidi (gli eventuali "neutrini" rientrano nella concezione). La materia ha una a-materia che la supera (non ne è complementare). Le "idee" non sottostanno al "tempo/spazio". Anche quelle che venissero concepite da "altri" al di fuori della nostra galassia.
Le "idee di religione" sono identiche astrazioni. Purtroppo la modestia di chi le formula (sovente per mere ragioni strumentali e di potere sui fedeli) conduce a vedere/auspicare "dei" identici allo "ideatore", animati da "sentimenti umani". Lo "UOMO" sa andare oltre. Oltre "Gerusalemme e le Colonne d'Ercole", come ammonì Ezra Pound. Ed il pensiero - con la "maiuscola" è solo creativo, edificante! - parrebbe astrazione, ma è fuori del tempo e dello spazio, anche se "prodotto dalla massa cerebrale", oltre la luce, l'energia, e le "leggi della fisica" che i fisici tentano di individuare, in una infinita corsa verso l'infinito. E non mi porrei problemi di "laicità"! Questi creati dalle "religioni" istituzionali, maxime le tre di origine mesopotamica, che sono intolleranti verso "il pensiero". Così è, .... se ci pare!”