mercoledì 9 gennaio 2013

Treia, 25 – 28 aprile 2013 – Premesse per la Festa dei Precursori al Circolo Vegetariano VV.TT.


Festa dei Precursori al Circolo Vegetariano VV.TT. di  Treia



“Il Cuore è sempre lo stesso. Lo Spirito non cambia. Vano è tentare di definirlo”. (Saul Arpino)

Spirito-materia? Spirito-natura? Spirito-laico?
Nel mondo dei concetti e delle convenzioni sociali possiamo dare il nome “spiritualità laica” a quella “nostalgia” per ciò che realmente siamo: quel Cuore. I cercatori spirituali che riconoscono in sé e negli altri la presenza del Cuore, sono chiamati ad incontrarsi per una condivisione “alchemica”, un’osmosi di intelligenza laica e libera da dogmi ma “vicina” al Cuore di ognuno.
Debbo raccontarvi ora brevemente che noi del Circolo in questo periodo fra aprile e maggio festeggiamo la fondazione, con la Festa dei Precursori, quest’anno l’evento si terrà dal 25 al 28 aprile 2013, nella sede del Circolo Vegetariano VV.TT. a Treia.
Per dare una duplice valenza al significato di “spiritualità” – la sacralità della natura e quella del pensiero… il clou della manifestazione sarà la presentazione del mio nuovo libro “Il Riciclaggio della Memoria” (Ed. Tracce). Nel libro, con prefazione di Michele Meomartino e postfazione di Caterina Regazzi, ho raccolto varie testimonianze e miei interventi sull’attuazione della spiritualità laica, del bioregionalismo e dell’ecologia profonda. Sentivo infatti il bisogno di esprimere chiaramente il significato delle esperienze vissute in questa pratica di vita. Una pratica in cui lo spirito e la natura sono inscindibili l’uno dall’altro.
Ma di questo esperimento ne parleremo più avanti, ci sarà tempo e modo… Nel frattempo volevo delineare in grandi linee gli eventi che si susseguiranno durante la Festa dei Precursori, di cui chiediamo anche il patrocinio morale del Comune di Treia e della Proloco.
Per cominciare si terrà la consueta passeggiata erboristica con Sonia Baldoni seguita da una tavola rotonda sull’agricoltura bioregionale con l’introduzione del prof. Alberto Meriggi, dell’Università di Camerino, il quale ci parlerà dell’uso dell’acqua in agricoltura soprattutto in funzione della coltivazione e lavorazione della canapa. Nella casa di Treia Caterina ha conservato delle vecchie pezze di canapa, ereditate dalla nonna, prodotte con la canapa qui coltivata fino agli anni ‘50 del secolo scorso.
Il 25 aprile è anche luna piena perciò avremo modo di celebrarla con i canti e la musica magica di Upahar Anand, alle pareti del Circolo verrà inaugurata una mostra d’arte in sintonia con opere di Fulgor Silvi, Sabrina Franchini, Nazzareno Vicarelli ed altri artisti, i quali in chiusura della mostra il 28 aprile eseguiranno anche delle performances effimere.
Questo tanto per abbozzare brevemente il programma che in dirittura di arrivo sarà più variegato e specificato. Basti dire, per ora, che l’intervento di ognuno dei partecipanti è indicativo di un percorso non solo teorico ma anche di trasformazione culturale continua e di pratica conseguente. L’incontro, come al solito, è semplicemente un circolo di condivisione, in cui ognuno potrà esprimersi e proporre le sue iniziative a favore della laicità e dell’ecologia. L’assemblea si svolge in spirito sincretico (sin dove è possibile naturalmente) infatti se ampliamo il raggio della nostra compartecipazione troviamo spunti per ulteriore crescita in tolleranza ed equanimità. E cos’è spiritualità laica se non questo? Tra l’altro è bene che il nostro spartire le esperienze e le sollecitazioni culturali si manifesti a Treia, in “periferia”, dove ancora esiste un forte Spiritus Loci.
Questo vuole essere anche un invito alla partecipazione ed alla proposizione di interventi, soprattutto rivolto ai soci e simpatizzanti del Circolo Vegetariano VV.TT., poiché in quei giorni si terrà anche la consueta Assemblea associativa.
Chi viene da lontano e desidera fermarsi per tutto il periodo della festa potrà trovare accoglienza spartana presso di noi, venendo muniti di sacco a pelo e portando con sé cibo vegetariano che verrà cucinato convivialmente. Il menage sarà autogestito ed è richiesta una offerta volontaria per le spese generali. Per chi invece volesse mantenersi autonomo potremo consigliare alcune sistemazioni in bed and breakfast locali.
Paolo D’Arpini – Presidente del Circolo Vegetariano VV.TT. – Via Sacchette, 15/a – Treia (Macerata)
Per adesioni e informazioni: circolo.vegetariano@libero.it

Franco Libero Manco: "In difesa e giustificazione dei vegani animalisti..."



            C’è chi crede che essere vegani o animalisti sia
un’attitudine di gente che non ha altro a cui pensare; gente impegnata
in problematiche senza importanza, secondarie; gente che non sta con i
piedi per terra, preoccupata più della condizione degli animali che
delle necessità umane.

            Non è facile avere la visione esatta ed esauriente della
grande rivoluzione vegana-animalista: nessuna filosofia come questa
implica l’aspetto etico, spirituale, antropologico, ecologico,
economico, salutistico dell’essere umano: nella sua essenza profonda e
nella sua pratica attuazione tale filosofia di vita supera di gran
lunga ogni principio esistenziale, ogni dottrina morale, ogni etica ed
ogni interesse che limita il suo campo d’azione alla sola specie
umana: è l’espressione della nuova coscienza umana, matura,
responsabile, giusta e sensibile, protesa verso l’evoluzione integrale
dell’uomo; è estensione del sentimento dell’amore e del rispetto
dell’altro in senso lato; è la filosofia di vita che supera le
barriere antropocentriche e si espande sfericamente a tutti gli esseri
viventi i cui effetti contribuiscono in modo determinate a rendere
l’uomo migliore e favorire lo sviluppo dei suoi valori morali  in
armonia con i suoi simili ed il creato tutto.

            Non esiste rivoluzione esistenziale che superi in ampiezza
e profondità i valori della rivoluzione culturale vegana-animalista:
la sola che interviene sulle cause dei problemi, la sola che considera
l’individuo nella sua interezza psico-fisica-morale-spirituale, la
sola che interviene non sui meccanismi ma sull’uomo che li produce e
li gestisce, la sola che ha una visione sincretista della cultura
umana e che considera tutte le cose come tessere di un solo grande
mosaico col loro intrinseco e individuale valore.

            Attraverso uno stile di vita conforme alle sue esigenze
fisico-chimico-biologiche-energetiche e per mezzo dell’alimentazione
giusta e adatta alla sua natura di fruttariano, l’essere umano ritrova
il suo benessere fisico dal quale dipende il suo giusto equilibrio
mentale, il quale a sua volta influenza la sua componente emozionale,
dalla quale dipende la sua sfera spirituale e il suo contesto
naturale. Nel rifiuto della violenza in senso lato inclina l’essere
umano alla tolleranza, alla fraterna collaborazione, alla bontà del
cuore, alla valorizzazione delle differenze formali che compongono la
Vita: realtà imprescindibili per la realizzazione di un mondo
migliore, non riconducibili ad alcun’altra filosofia.

            La dimensione vegana-animalista è, nella sua essenza,
l’anello mancante per il genere umano, ciò che gli consente di
superare la lunga fase cruenta della storia e porre le basi per la
realizzazione di una società in cui tutti gli esseri umani
rifiuteranno la violenza come principio, il sopruso, lo sfruttamento,
la sottomissione. Essere vegani-animalisti significa incarnare la
nuova coscienza umana universalista, protesa verso l’amore universale.


Franco Libero Manco

martedì 8 gennaio 2013

Sam Chang del MIT: "Pezzi di DNA alieno nel nostro genoma..."



Lo scienziato Sam Chang * e la sua equipe , hanno comunicato una sorprendente scoperta scientifica: credono che le cosiddette sequenze non codificanti del DNA umano, ovvero quello che si pensava essere Junk (spazzatura), non sono altro che il codice genetico di forme di vita extraterrestri. In pratica gli ET sarebbero  nostri "Programmatori extraterrestri"
Le sequenze non codificanti sono comuni a tutti gli organismi viventi sulla Terra, dalle spore (muffe) fino ai pesci, come per l'uomo, nel DNA umano esse costituiscono gran parte del genoma totale, come asserisce il Prof. Sam Chang, il capo del Team di scienziati. Sequenze non codificanti, originariamente conosciute come "DNA spazzatura", sono stati scoperte anni fa, e la loro funzione è rimasta un mistero. La stragrande maggioranza del DNA umano è di un altro Mondo. 
Gli apparenti "geni spazzatura extraterrestre" possono solo godersi il viaggio. Dopo un'analisi approfondita con l'aiuto di altri scienziati, programmatori informatici, matematici e altri ricercatori, il professor Chang aveva chiesto se l'apparente "DNA spazzatura" è stato creato da una sorta di "programmatore extraterrestre".

Una più alta forma di vita extraterrestre è stata impegnata nella creazione di una nuova vita e su pianeti diversi.

"I pezzi alieni all'interno del DNA umano - osserva il professor Chang - hanno delle proprie vene, arterie e proprio sistema immunitario che resiste con forza tutti i nostri farmaci anti-cancro". Il professor Chang stabilisce inoltre che "la nostra ipotesi è che una più alta forma di vita extraterrestre è stata impegnata nella creazione di una nuova vita e su pianeti diversi. La Terra è solo una di loro. Forse, dopo la programmazione, i nostri creatori ci crescono allo stesso modo come si crescono i batteri in piastre di Petri ,non possiamo conoscere le loro motivazioni. Se si trattava di un esperimento scientifico, o un modo di preparare nuovi pianeti per la colonizzazione, o si tratta di affari da tempo in corso di seminare la vita nell'universo ".

Il Professor Chang indica inoltre che "se pensiamo in termini umani, questi programmatori extraterrestri, stavano molto probabilmente lavorando su un super codice composto da diversi progetti, e questi progetti avrebbero dovuto produrre varie forme di vita per altri pianeti.

Sono state anche cercate diverse soluzioni. Questo Super Codice o Grande Codice, una volta eseguito, non possiede una funzione, ma modificandone le parti e aggiungendone di nuove, una volta eseguito ancora, si possono ottenere dei miglioramenti, via via che ogni volta se ne aggiungono delle parti.

Il team del professor Chang concludono inoltre che, agli "apparenti programmatori extraterrestri" potrebbero aver avuto l'ordine di tagliare tutti i loro piani idealistici per il futuro, quando si sono concentrati sul" Progetto Terra " per rispettare una ipotetica scadenza. Coordinatori del progetto Genoma Umano. Molto probabilmente, in modo frettoloso, gli ET programmatori, possono aver dovuto ridurre drasticamente "il super codice" e consegnato un programma di base, già preimpostato, destinato alla Terra ". 

Il professor Chang è solo uno dei molti scienziati e ricercatori che hanno scoperto altre origini extraterrestri all'umanità. Chang e i suoi colleghi, mostrano che le lacune della "programmazione extraterrestre nel sequenziamento del DNA precipitato o gettato in fretta sulla Terra, allo scopo di creare la vita umana sulla Terra, ha presentato una Umanità con una crescita senza logica nella massa di cellule che conosciamo come il cancro". Chang indica inoltre che "quello che vediamo nel nostro DNA è un programma composto da due versioni, un codice grande e il codice di base. Il prof. Chang afferma poi che "il programma completo del DNA" non era scritto in modo positivo sulla Terra. E' ormai un dato di fatto già verificato nelle ricerche passate e che i geni da soli non sono sufficienti a spiegare l'evoluzione; ci deve essere qualcosa di più in gioco...

"Prima o poi, dice Chang, dobbiamo fare i conti con l'idea incredibile che ogni vita sulla Terra porta con se un pezzo genetico di un parente o cugino extraterrestre e che l'evoluzione non è quello che pensiamo che sia".

* - Docente di biologia extraterrestre al MIT USA

(Fonte: Accademia Kronos)

lunedì 7 gennaio 2013

Origine stellare - La verità sulla provenienza dell'uomo!



Non era la fine del Mondo quello che volevano dirci i Maia, ma forse l'inizio di un'era nuova caratterizzata dall'apertura verso la Verità; la verità sull'origine dell'uomo che noi conosciamo. Non sciamani, maghi, veggenti e santi, ma la scienza stessa comincia ad aprirci gli occhi. E' iniziato tutto da pochissimi anni, prima pensare in modo diverso dai dogmi della scienza e delle religioni si correva il rischio di finire "sul rogo".  Il merito verso questa nuova apertura lo si deve all'astronomia, alla fisica quantistica e soprattutto alla genetica.

Negli anni '70 gli astrofisici, con in testa la nostra Margherita Hack, affermavano che il sistema solare era un unicum nel cosmo e il nostro pianeta forse la sintesi della stessa evoluzione dell'universo (la solita visione antropocentrica!!). Poi grazie ai grandi telescopi orbitanti abbiamo scoperto che l'universo pullula di miliardi e miliardi di sistemi solari e che nella fascia della vita, zona dove i pianeti non sono troppo vicini né troppo lontani dalla stella madre, esistono altri miliardi e miliardi di corpi astrali più o meno grandi della nostra Terra. Tra il 1950 e il 1990 in Iraq dagli scavi archeologici venivano alla luce migliaia di tavolette di argilla con scritture cuneiformi del periodo Sumero ( 3.500 a.C.) che parlavano degli dei che, dopo vari e lunghi tentativi, riuscirono a costruirci, ossia a trasformare gli ominidi, già esistenti centinai di migliaia di anni fa sulla Terra, nell'attuale homo sapiens. E guarda caso oggi la genetica ci dice che nel nostro DNA circa 350 mila anni fa fu introdotto un gene anomalo.

Altro colpo è la scoperta dello studioso di lingue antiche Mauro Biglino che ha trovato, dopo 10 anni di ricerche tra i cristiani copti etiopi, una bibbia originale e, dopo averla tradotta, ci ha presentato un nuovo Yahveh, più umano che trascendentale, solo scientificamente e tecnologicamente più evoluto dei popoli di allora.

Le tessere del puzzle ormai ci sono tutte basta metterle insieme. La Chiesa cattolica, con molta astuzia e saggezza, in un incontro tra scienziati nel 2008 affermò che nell'universo possono esistere altre forme di vita anche più intelligenti di noi e che, a differenza di noi peccatori terresti, possono non aver avuto bisogno di un Cristo. Le religioni orientali e soprattutto il Buddismo non hanno mai confutato l'idea della vita intelligente in altri mondi, anzi! Le religioni che invece rimarranno sempre di più spiazzate da questa antica e nuova verità restano ovviamente l'Ebraismo e L'Islam.

Finalmente si apre dopo millenni di oscurantismo la porta della verità ... quindi il futuro sarà, come forse volevano dirci i Maia, pieno di sorprese anche entusiasmanti, ma al momento impensabili. Speriamo che tutto ciò porti alla fine delle anacronistiche e incivili guerre di religione.


Ennio La Malfa - Accademia Kronos

domenica 6 gennaio 2013

Agliate, spira un vento tiepido di favonio sul fiume Lambro


Lambro in piena

Avevo sentito parlare e dire un gran bene di questa Befana sul fiume allestita da ormai più di venti anni ad Agliate, frazione di Carate Brianza, paese situato nei pressi di Monza nella Valle del Lambro, da una serie di soggetti tra i quali spiccano la Commissione Cultura Alternativa presieduta dal regista Enrico Mason e il Comitato per il diritto al Mito/Festa del Bambino. Ho conosciuto Enrico quando, in occasione della nostra lunga battaglia per difendere la cascata Vallategna dal micidiale progetto di costruirvi un supermercato alla base, egli e la sua amica Paola intervennero per darci una mano nell'allestire una serie di interventi scenici lungo il Lambro e nell'area cascata che non si sono più tenuti per la vittoriosa, al momento, conclusione della vicenda.

Quest'anno, avendo anche sentito il nostro Mason ai microfoni di Radio popolare di Milano parlarne dopo un dotto e incisivo intervento di Marino Niola, antropologo all'Università di Napoli, mi è venuta voglia di andare a vedere.

Ho fatto bene, con l'ausilio di un amico di Milano, Cristiano, son potuto arrivare fino ad Agliate e partecipare alla 
Befana sul fiume.

"Befana essenziale: l'irrinunciabile. Gioco e poesia" Questo il tema di quest'anno. Intanto, il luogo: un magnifico ponte ad arcate multiple  sul Lambro in una zona pregna di richiami antichi, un borgo vetusto molto ben conservato, una porzione di fiume senza capannoni ai lati ma rive vere con alberi e case antiche.
Tra queste rive, sul greto, allestite strutture di grande effetto scenico e simbolico: una piramide, diversi falò, miriadi di lanterne sia nelle mani di tantissimi bambini, a colorare la notte, sia tante lanterne scivolanti lungo il fiume silenti sull'acqua, adagiate piano dai volontari calzanti stivaloni sopra il ginocchio, pochi alla volta a creare una continua traccia luminosa. Altre strutture evocanti elementi fantastici, colorati padiglioni da fiaba, qua e là lungo le rive.

Una rumorosa ed allegra marching band seguita da uno stuolo vociante di bimbi ha aperto la manifestazione, ci siamo accodati e siamo giunti al ponte, tantissima gente e atmosfera spensierata da festa popolare.
"Mille luci sul fiume l'acqua porterà, a illuminar pupille nella oscurità, Papà la Befana arriverà davvero e certo ha uno scialle grande come un cielo nero." e la Befana, al clou della festa è arrivata, preceduta da uno stuolo di altre figure mitiche come un branco di oche, un orso bianco ed altri personaggi. L'arrivo della Befana, migliaia di persone tra tante lanterne costituivano lo scenario magico per una serata particolare e da vent'anni sempre diversa lungo le rive di questo tratto del Lambro.

Lontano dalle televisioni e dallo stereotipo, qui i bambini possono incontrare segni e simboli antichi e veri. Non ci sono venditori di giocattoli di plastica né videogiochi ma il chiosco delle frittelle e dello zucchero filato, tutta qui la parte "commerciale".

Io abito sul Lambro, sopra la cascata e volentirei sono disceso idealmente lungo le sue sponde per questa operazione di riviscenza nelle radici e nelle tradizioni folcloriche locali, vorrei terminare, invitando tutti quanti qui per l'anno venturo, con i versi di Felice Viganò "Patrimoni sommersi"

"Questo è il Lambro che d'ambo i lati scorre scorre e rincorre un nostro amor perduto fiume che del volar cerca le piume.... guardandolo non sempre lo si vede  il fiume è quasi un bambino che canta s'incanta e scappa via. Il Lambro, il fiume."

Grazie al lavoro ostinato, alla cooperazione di tanti soggetti, alla progettazione ed alla fantasia di questa comunità locale, anche quest'anno è scivolata sul fiume la Befana del Lambro, figura mitica e reale, proiezione delle ansie e dei desideri di grandi e piccini, figura antica coniugata a bisogni moderni.

All'anno prossimo, Befana, arrivederci!

Teodoro Margarita

sabato 5 gennaio 2013

Bioregionalismo - Rapporto uomo-animali ed implicazioni socio-economiche




Anni fa, quando incontravo classi di alunni delle scuole elementari per parlare di animali domestici  ero solita incominciare “classificando” gli animali domestici in animali da reddito ed animali da affezione e sul diverso “uso” che si fa, noi umani, di queste due categorie di animali, dato che sempre di “uso” si tratta.

Nei loro riguardi  si può facilmente notare il diverso atteggiamento dell’uomo di oggi:  gli animali d'affezione o  pets spesso sono considerati e  trattati come veri e propri membri della famiglia, quando non sono  sostituti di figli, amici o compagni non avuti o forse non abbastanza amati. Vivono all'interno delle nostre case, sono oggetto di cure, premure ed attenzioni come forse a volte non ce l'hanno nemmeno i nostri anziani, rispettati ed amati nelle culture arcaiche e spesso oggi dimenticati. A seguito di questa nuova “sensibilità” collettiva sono state emanate  disposizioni che tutelano il loro benessere ed, in un clima di “animalismo” dirompente, aumentano le segnalazioni di “maltrattamento”.

Al contrario, gli animali da reddito,  vengono comunemente considerati e trattati dai loro proprietari come delle macchine, che per produrre hanno bisogno di un carburante, l’alimento, di strutture, l’allevamento e che devono fornire un reddito adeguato, da cui la diffusione dell’allevamento intensivo. .Il consumatore, spesso e volentieri, è completamente indifferente a questo stato di cose, anche per una scarsa conoscenza dei sistemi di vita di questi animali.  Parlo per la realtà in cui vivo ed opero, una zona ad ancora elevata produzione di alimenti di origine animale.

Durante i miei  studi universitari di veterinaria, parecchio tempo fa,  si  cominciavano ad insegnare in zootecnia le tecniche dell’allevamento intensivo, le strutture, le attrezzature, le condizioni, i tempi, le diverse tipologie, a seconda della specie e dell’attitudine degli animali allevati, come se l’unico sistema o almeno il migliore, fosse questo: ho superato esami di zootecnia e di tecnica mangimistica in cui l’allevamento rurale non era neanche contemplato (ed in effetti, per questo sistema non c'è bisogno di particolare preparazione e studio).

Gli animali negli allevamenti intensivi sono tenuti costantemente confinati se non addirittura al chiuso per tutta la loro vita. Per molti di essi (suini, pollame) l’unico momento in cui vedono la luce del sole è l’uscita dall’allevamento per il macello.

Ma dall’altra parte, c’è ancora una moltitudine di operatori, che di questo lavoro vivono, anche se con profitti molto più modesti degli anni ’70-’80, quando ci fu il boom della fettina ogni  giorno. Il consumo di prodotti di origine animale ed in particolare della carne,  diventò una specie di status symbol prima e poi un’abitudine inveterata, con conseguente maggiore richiesta e necessità di aumentare le produzioni e la competitività tra le aziende. La globalizzazione dei mercati poi ha coinvolto anche questo settore produttivo ed il commercio degli animali vivi e dei prodotti di origine animale si è allargato a paesi europei ed extra europei, sia in entrata che in uscita e così quello di tutte le merci che ci ruotano attorno, principalmente mangimi. 

I prezzi dei prodotti non sono aumentati come quelli di altri beni di consumo e quindi per mantenere le aziende in attivo si è dovuto ricorrere ad un aumento dello sfruttamento degli animali. Sappiamo ormai tutti che gran parte delle terre coltivate mondiali sono occupate da coltivazioni di cereali e soia per l'alimentazione del bestiame a scapito di colture che potrebbero alimentare direttamente gli esseri umani , con la distruzione di foreste che potrebbero contribuire a risanare l'atmosfera del globo.

Sembra che la riconversione di queste attività verso modelli più sostenibili dal punto di vista ecologico e del benessere animale, sia improponibile economicamente o forse solo culturalmente e si può anche capire che persone che hanno investito tutte le loro risorse, competenze, e aspettative per un futuro economicamente tranquillo per loro e magari anche per i loro figli, non siano favorevoli a buttare tutto al macero e ricominciare riavvicinandosi ai vecchi sistemi, con una nuova consapevolezza. 

Questa consapevolezza tarda a diffondersi in certi settori e strati culturali . Inoltre ci sono tradizioni gastronomiche e culinarie che sono il simbolo di certe regioni  e che una gran parte della popolazione tiene a mantenere ed anzi a consolidare e, nell'ambito commerciale,  ad esportare, se possibile.

E quindi, se in Italia in generale diminuisce il consumo degli alimenti di origine animale , si cercano nuovi mercati e  si cerca di “sfondare” in paesi come la Russia, gli Stati Uniti e tanti altri. Con le difficoltà burocratiche e le incertezze dei mercati che la cosa comporta.

A mio modesto avviso, fisiologicamente non abbiamo  necessità di un consumo di tante proteine di origine animale, eventualmente solo di un'integrazione, anche a seconda dell'età e del tipo di attività fisica lavorativa che si svolge. 

Sono convinta che l’agricoltura ha solo da avvantaggiarsi del concime animale, e della presenza fisica dell'animale sui terreni, magari a rotazione, ma non  della quantità di letame e liquami che attualmente vengono prodotti, inquinando sempre più le falde acquifere e l’atmosfera o, in alternativa, comportando un costo esorbitante per lo smaltimento, con depuratori che raramente funzionano secondo le ottimistiche previsioni con cui furono costruiti.

Da parte di alcune frange di consumatori, si sta creando attorno all’allevamento intensivo un movimento di opinione, che punta il dito sulla sofferenza che questo ingenera in esseri viventi che   condividono con noi questo passaggio sulla nostra bella e martoriata Madre Terra e sui danni di natura ecologica da esso causati.

Si stanno infatti diffondendo un vegetarismo e un veganesimo per motivi etici, per evitare in assoluto la sofferenza che deriva   dal cosiddetto “sfruttamento” che sarebbe insito nell'appropriarsi di qualsiasi prodotto animale. 

Io sono invece per un riequilibrio (ovvio che questo concetto è soggettivo), sono per un ritorno ai consumi che c'erano fino agli anni '50 del secolo scorso, prima dell’avvento dell’allevamento industriale, in una simbiosi mutualistica fra uomo e animale: l'uomo può offrire protezione e qualche piccola quantità di alimento supplementare all'animale, prendendo in cambio una piccola quota di prodotto e questo tipo di rapporto potrebbe valere anche per gli animali da compagnia, che dovrebbero essere lasciati liberi di vivere in maniera più naturale, ed, in questo sistema, potrebbero anche loro svolgere ancora compiti di una qualche utilità e non solo stare seduti sui nostri salotti come oggi avviene in massima parte.

Il tutto poi va visto in un'ottica di riduzione dei consumi e di abolizione degli sprechi,  imparando ad accontentarci di quel che ci è necessario senza rincorrere beni superflui, riscoprendo la solidarietà verso tutti gli esseri viventi, umani e non, e riappropriandoci delle nostre innate ma dimenticate capacità di sopravvivenza, pensando al futuro nostro e del pianeta.

Caterina Regazzi
Referente Rapporto Uomo Animali della Rete Bioregionale Italiana



Caterina da bambina piange per la gallina che......

venerdì 4 gennaio 2013

Spilamberto, 6 gennaio 2013 - Befana per gli animali lungo un sentiero bioregionale


Immagine del fiume Panaro in inverno - Foto di Caterina Regazzi


Agli animali ne facciamo di tutti i colori, li rinchiudiamo in gabbie, li usiamo come giocolieri nei circhi, li ingrassiamo per farne stufati, li costringiamo a vivere sui divani e sui nostri letti per alleviare la solitudine... Eppure non facciamo nulla per conoscerli da vicino, per fraternizzare con loro, per andarli ad incontrare nel loro ambiente naturale.

Per farci almeno in parte perdonare della crudeltà ed indifferenza umana per i nostri fratelli minori, il Circolo Vegetariano VV.TT. ha lanciato, da una ventina d’anni, la consuetudine della Befana per gli animali, a conclusione dei festeggiamenti del Sole Invitto, in cui invitiamo i nostri associati e simpatizzanti, in qualsiasi parte d’Italia risiedano, di andare a passeggio in campagna e nei parchi il giorno dell’Epifania, il 6 gennaio, portando con sé granaglie, pan secco ed altre vivande che potranno essere lasciate in vari angoli e crocicchi, od in prossimità di corsi d'acqua, in modo da nutrire e beneficiare gli animali selvatici, gli uccelli ed anche i pesci. Infatti In questo freddo inverno anche i selvatici hanno bisogno di un aiuto per sopravvivere.. 

L’idea mi è venuta ricordando la quantità di cibo che durante le feste natalizie viene gettata nei cassonetti e pensando di non mandare sprecato quel ben di Dio  ho invitato le persone di buon cuore  a conservare  gli avanzi ancora commestibili  per poi  recarsi a fare questa passeggiata e lasciare qui e lì le offerte alimentari. Qualcuno ha obiettato che la maggior parte del cibo così abbandonato viene poi consumato dai topi e quindi non è educativo farlo  poiché in tal modo si incentiva la crescita numerica di questi roditori. Beh mi è sembrata molto pretestuosa questa critica soprattutto considerando che è vero proprio i contrario e cioè che è il cibo concentrato gettato nei secchioni e negli angoli delle città che attira i roditori e concede loro una fonte inesauribile e quotidiana di facili alimenti. E questo non avviene solo negli agglomerati urbani  dove ci sono migliaia e migliaia di ristoranti ma succede un po' dappertutto, anche nei piccoli centri rurali.

Negli anni passati il rito si è svolto molte volte a Calcata ed anche a Treia, quest'anno per la prima volta, assieme a Caterina,  ci troveremo sul Sentiero Natura di Spilamberto,  chi volesse accompagnarci può farlo prendendo appuntamento e contribuendo così all’opera pia.  Nel primo pomeriggio andremo camminando, lungo il fiume Panaro, muniti di saccocce piene di pan secco ed altre vettovaglie, per depositare questi alimenti lungo il percorso.

Paolo D'Arpini - Circolo Vegetariano VV.TT. 


Chi volesse partecipare può contattarci a:
circolo.vegetariano@libero.it  - Cell. 333.6023090

"Non so qual’è il confine fra l’uomo e gli animali, quali sono i loro reciproci diritti e doveri, qual’è il punto d’incontro della sopravvivenza reciproca, senza causare sconvolgimenti ecologici, non so nulla di questo, mi limito io stesso a sopravvivere come posso, a volte combatto a volte recedo, non mi pongo modelli, sono anch’io un animale che ha bisogno della natura, sono una espressione della natura."
(Saul Arpino)