giovedì 13 novembre 2014

Bioregionalismo e fuochi rituali a Scanno



...il  10 novembre sono tornato a Scanno per i fuochi rituali che si accendono dopo il tramonto sulle montagne che sovrastano il paese. ho girato per le strade  strette del paese guardando negozi di artigianato. quelli del legno espongono chitarre che non  sono strumenti musicali ma telai sui quali sono fittamente tirati fili d'acciaio. la sfoglia di pasta vi si preme sopra con il matterello e ne escono striscioline compatte a spigolo vivo, i maccheroni alla chitarra. ho acquistato del cacioricotta caprino liquirizia in polvere, cannella e pistacchi macinati. poi sono salito a piedi nel bosco a guardare le ultime fasi di preparazione delle torri di legna e fascine, prima dell accensione dopo il tramonto. il giorno dopo a casa mentre preparo un piatto di maccheroni alla chitarra con olio crudo su cui ho spolverato in tre porzioni distinte liquirizia cannella e pistacchio e il cacioricotta grattugiato. maccheroni alla chitarra di San Martino. 

mi evenuto in mente un libro di alan lomax dove si parla di scanno, si intitola l anno più felice della mia vita, viaggio in italia 1954-1955. ceuna foto delle donne di scanno. scrive lomax: in uno strano antico paese , in alto, nella vallata centrale dell abruzzo, ho trovato un po di autentica musica tradizionale. la migliore delle quali ela canzone della vedova:
scura maje
povera me enero il mio destino
da quando sei morto marito mio
perche tueri il sostegno della casa
eri tu che non  facevi andare fuori
i bambini vestiti di stracci
ho chiesto aiuto al vicino e
mi ha chiuso la porta in faccia
sono tornata a casa e
ho trovato i mobili per strada
povera me enero il mio destino

lomax in quell anno girolitalia percorrendo 25.000 miglia con un furgone wolksvagen carico di attrezzature accompagnato dal giovane etnomusicologo diego carpitella. scrive ancora lomax:
l italia euna terra dalle molte voci
alcune aspre e dolenti
altre estremamente arcaiche
nessuna corrisponde alla nostra idea
della bella arte della canzone
eppure in ogni regione sono giunti
fino al nostro tempo un sentimento antico
una cultura locale della bellezza.

non sapevo perche
una vecchia registrazione sul campo
fatta da lomax mi sembrasse  migliore
ma era cosi  (bob dylan)

Scanno edefinita la perla qui lo sguardo e la mente si adattano a un paesaggio fuori dal comune, quello che colpisce ela qualità assoluta della luce e la densità e consistenza dei colori fra tutti il nero dei costumi delle donne, riservate, hanno qualcosa di misterioso che si addice all abbigliamento scuro e celano nel loro  atteggiamento qualcosa di regale. tra i gioielli realizzati a mano  la presentosa, il gioiello più apprezzato dalle donne abruzzesi, una medaglia in filigrana che tradizionalmente si regalava il giorno del fidanzamento. il dolce tipico eil mostacciolo a base di crema di mandorle cioccolato e mostocotto. 

Scanno edefinito il paese dei fotografi, il primo fu il grande fotografo francese henri cartier bresson che transitò in paese nei primi anni 50 a suggellarne limmagine. dopo di lui altri grandi fotografi come giacomelli e berengo gardin. dice mario giacomelli nel 1957: quando  sono andato a fotografare scanno non mi sono fermato un attimo, mi muovevo in continuazione come se ballassi cercando l'inquadratura a me congeniale, in ogni fotogramma ho messo tutto me stesso. gianni berengo gardin tenta un approccio diverso al paese, del quale coglie la trasformazione in atto con la conseguente perdita dei valori più arcaici. ho volutamente ripreso il vecchio e il nuovo poiché entrambi coesistono in quella realta e contrariamente a quello che tanti pensano scanno eun paese vivo e vitale ancora oggi. molti altri fotografi hanno dato la loro interpretazione del paese che ospita spesso workshop e mostre ed evisitato da appassionati di tutto il mondo.

un anima tradizionale intima si sostanzia a scanno con le glorie che bruciano, i grandi fuochi che risplendono la sera del 10 novembre, la sera del capodanno contadino.  alte anche 15 o 20 metri sono i giovani che dai primi di ottobre accatastano legna con la speranza che la propria gloria sia la più bella. prima che i fuochi si spengano i giovani scendono per le vie del paese per fare festa con campanacci e facce tinte di cenere. oggi le glorie di san martino sono come inni all amore autentici falò della fortuna.
queste feste oggi hanno la  funzione primaria di riaffermare la coesione di una comunità che dinanzi alla destrutturazione impostale dall evolversi delle strutture socio culturali vuol continuare a riconoscersi.cosi anche i fuochi, le glorie di scanno dedicate a san martino. i fuochi sono in rapporto anche col tempo solstiziale, hanno una valenza purificatrice, aiutando il debole sole dinverno, procurando luce e calore, scacciano le tenebre, il freddo le malattie e con la funzione  lustrale aiutano il tempo buono a ritornare. nel quadro della festa le enormi cataste di legna bruciate, la fatica necessaria a realizzarle rappresentano una utilizzazione effimera del bene comune, come elemento di potlach che corrisponde a quella cultura dello spreco che eun elemento essenziale nel gioco della festa. (f.quadrini)
scanno luogo di arte e cultura dove i sentieri del cielo si intrecciano con i sentieri umani. sentieri di oreficeria e biscotteria conche e chitarre, sentieri che seguono donne quotidiane di scuro vestite, sentieri d architetture fantastiche

conche di rame
castagne
presentose
e vino novello
glorie di un borgo
chiuso e scuro
come gli abiti

delle sue donne

Ferdinando Renzetti

mercoledì 12 novembre 2014

Agro Romano - Assegnate terre pubbliche a giovani imprenditori agricoli



Grazie al primo bando del Campidoglio, nasceranno nell’Agro Romano tre nuove aziende agricole biologiche con prodotti agricoli a Km zero a disposizione dei cittadini in vendita diretta, fattorie didattiche e centri estivi per ragazzi ma anche orti sociali, un agri-ristoro, un parco avventura e un progetto per il reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati.  “I tre progetti vincitori riguardano i lotti di Tenuta Redicicoli (33 ettari con casale in via di Settebagni), Tor de Cenci (28 ettari con edificio e magazzino in via del Risaro) e Borghetto San Carlo (22 ettari con casale in via Cassia). 

La Tenuta Redicicoli, inserita nella Riserva naturale della Marcigliana, è stata assegnata a un giovane di 21 anni, Daniel Burrai, sostenuto da un partenariato composto da aziende agricole e cooperative sociali già operanti nel Municipio III. Sarà lui a condurre la nuova azienda multifunzionale incentrata sulle coltivazioni orticole e una fattoria didattica per i bambini. Il progetto vincitore per l’area di Tor de Cenci, facente parte della Riserva naturale di Decima, è stato proposto dal 33enne Mario Sonno, espressione di un partenariato co-promotore che ha i suoi punti di forza nella cooperazione sociale per il reinserimento, con il lavoro agricolo, di soggetti svantaggiati. Si è aggiudicato il lotto di Borghetto San Carlo, area di grande pregio all’interno del Parco di Veio, la cooperativa agricola CO.R.AG.GIO., costituita da 15 giovani agricoltori. La cooperativa insieme alle coltivazioni orticole e al frutteto biologico, si è impegnata a far nascere una bio-agriturismo lungo il percorso della via Francigena e un parco avventura per i più piccoli, con innovative modalità di fruizione della campagna. ”

Era maggio 2014 quando con  una petizione al sindaco Marino si esultò in Rete con l’hashtag #terrepubbliche ai giovani agricoltori (qui il link ): “Vittoria: #terrepubbliche ai giovani agricoltori. 10.000 volte grazie.Oggi possiamo festeggiare una vittoria importante: grazie alle oltre 10.000 firme raccolte in due settimane, il comune di Roma ha presentato il primo bando per assegnare le terre pubbliche incolte agli agricoltori, con via preferenziale per quelli under 40.Da oggi parte del patrimonio agricolo di Roma potrà essere utilizzato creando lavoro per giovani agricoltori, tornando a offrire produzioni agroalimentari e servizi per la città.Tra i terreni strappati al degrado ci sono i 22 ettari di Borghetto San Carlo, il luogo simbolo che avevamo individuato per reclamare l’accesso alla terra, la tutela ambientale e il diritto al lavoro, contrastando le speculazioni edilizie e ogni tipo di uso illecito del patrimonio pubblico, compresa la svendita.È un passo concreto che riconosce il valore dei beni comuni, soprattutto di quelli non riproducibili come la terra, e crea le condizioni per una gestione virtuosa che tenga conto degli squilibri sociali da ridurre, su cui un’amministrazione pubblica è chiamata a dare risposte. Un primo passo. Ogni singola firma, ogni proposta, ogni gesto, ogni manifestazione sono stati fondamentali per raggiungere questo straordinario risultato.Abbiamo dimostrato che le decisioni delle istituzioni possono passare per il dialogo con forze sociali capaci di costruire buone proposte, e che il diritto a vivere in una città sostenibile non è oggetto di contrattazione: è responsabilità di tutti. Grazie! ”

L’80% dei progetti arrivati sono stati proposti da giovani al primo insediamento imprenditoriale, di cui il 34% donne. Tutti i vincitori  stipuleranno a breve   un contratto d’affitto quindicennale e  un atto d’obbligo per definire controlli e modalità di attuazione dei progetti agricoli, mentre un sostegno al recupero degli edifici è già previsto nel Bilancio 2014 di Roma Capitale. Luigi Nieri e Ignazio Marino sono raggianti, anche se è un novembre piovoso… Se solo si facessero conoscere le centinaia di proposte fattibili, i progetti e gli scambi di pratica  e domanda con offerta di lavoro e terra…Un ottimo sito di questo genere potete trovarlo su Ogni terreno terraxchange.it : “Ogni terreno merita protezione e cura. Il portale cerca di trovare un coltivatore per ogni spazio agricolo disponibile”.

Questa è l’ Italia che ci piace e sono certa di quello che dico, usando il plurale.

Doriana Goracci

martedì 11 novembre 2014

Estate di San Martino a casa di Valeria


 
svegliarsi a casa di valeria e’ veramente una esperienza fantasmagorica. la casa e’ un enorme contenitore di libri quaderni disegni manifesti oggetti particolari strumenti musicali costumi teatrali e quanto altro, tutto rigorosamente disposto nel caos più totale. mi soffermo  a guardare libri o manifesti per trovare qualche elemento comune alla mia sfera creativa, ma nella  confusione  non riesco a dare profondità al caos. lungo il sottoscala che porta nella piazza del paese, altri oggetti seguono il mio sguardo tra questi l’incredibile bagaglio della gioia, realizzato da valeria, sul bagaglio campeggia un biglietto: grazie per aver portato la gioia in questo paese.

al bar ordino un caffe, mentre verso lo zucchero di canna nella tazzina e giro il caffè col cucchiaino, lo sguardo si poggia sulla scritta della bustina: anche un orologio rotto due volte al giorno segna l ora giusta (h.esse). penso quindi che se sto fermo, due volte volte al giorno, faccio una cosa giusta. anversa e’ un posto magico, circondato dalle montagne, con sguardo aperto sulle gole del sagittario. a pochi km scanno e cocullo e in alto l'incredibile sperone roccioso, su cui sorge castrovalva. anversa. anticamente, ultimo avamposto dei marsi, sulla valle dei peligni, ha affascinato frotte di viaggiatori di diverse epoche, tra i quali gabriele d annunzio che vi ha ambientato la tragedia teatrale la fiaccola sotto il moggio. sembra che tempo e spazio siano in continua lotta per la conquista del luogo. si avverte il senso della storia e il respiro della natura. scendo nella valle verso sulmona dalla vecchia strada statale, sulla destra l'autostrada con lunghi viadotti, taglia a meta la montagna, si passa sotto gli archi di un vecchio e alto ponte della ferrovia, sulla destra il paese di bugnara, dove vivono alcuni amici. sono a pacentro, borgo turrito degli zingari scalzi: la luce dell estate di san martino e’ ridondante con tramonto vertiginoso. nella piana gli ulivi e gli orti, alle spalle il morrone, montagna celestiniana nel parco della maiella. nella piazza la chiesa, enorme accumulatore di energia e il campanile trasmettitore di tale energia, per mezzo delle campane, nel borgo, per le campagne e poi verso lo spazio e il cosmo come un trasmettitore cosmico. la sera sono a pettorano, pietroso e salitoso paese alla tradizionale festa di san martino denominata “capetiempe” , capotempo, festa legata ai cicli dell anno rurale di una volta. il 10 novembre con la raccolta delle olive finiva  la stagione dei lavori,  l anno agrario che reiniziava il 16 gennaio con l'uccisione del maiale. la stagione del riposo, una  sorta di letargo durava quasi due mesi. vino castagne e torta di san martino preparata con uova noci tritate mostocotto  con o senza  cioccolata.

la mattina dopo sono a introdacqua alla festa di ringraziamento dei frutti della terra che si festeggia ogni anno la seconda domenica di novembre. arte storia cultura sapori suoni e colori dalla valle per la via principale del paese. la benedizione dei cesti votivi ricolmi di frutta autunnale. degustazioni negli angoli pittoreschi del paese: minestra di farro con fagioli polenta verdure di campagna pizze fritte pizza gialla con zucca pizza gialla con uva passa e noci calici di vino novello. assaggio lottimo pane di solina con la buonissima salsa fatta con le tolle dell aglio. a proposito di agli incontro un loquace e giovane agricoltore che me ne procura una treccia e mentre si parla di cipolle dolci e mais otto file ci si ritrova tutti assieme a intagliare castagne da abbrustolire e gustare con lottimo vino rosso fatto da lui. oggi lunedì sono a sulmona nel giardino segreto di alessandro e cateriina. vivono in una colorata casupola di legno con le ruote, costruita da loro come i carri degli artisti girovaghi della commedia dell arte. coltivano i loro campi in modo naturale, hanno anche degli asinelli.

le strisce di terreno coltivato richiamano l'antico disegno della centuriazione romana, con tanti quadrati con lati di cento metri. penso che dall alto si legga ancora parte di questo disegno. sono seduto al bar di piazza garibaldi di sulmona. sul fondo intravedo l acquedotto medievale e in alto le montagne innevate sulle cime. leggo sul giornale un servizio sull annazzicarsi annazzicare come cullare cullarsi che prevede il muoversi il minimo per spostarsi il massimo come danza immobile attorno alla geografia alla filosofia alla storia al folklore e alla gastronomia, scoprendo che fra le diverse discipline esistono continui rimandi e una trama inestricabile: nazzicare come atto d amore per cio che si ama con spirito capace di assimilare l'essenza delle metamorfosi del mondo fluttuante, aperto alla imperfezione del mutamento, capace di scorgere persino nell abbandono e nella desolazione una possibilita di bellezza. un granello di sabbia sulla strada del cambiamento, più che un granello un seme che occorre ricominciare a piantare cercando di recuperarlo dal vecchio raccolto.

 

e’ vero che la campagna e le olive sono bellissime,

suoni di campane dai trasmettitori cosmici…

grida di bambini…

odori di foglie e fronde…

cosi ti lancio un pensiero

nel caldo sole di san martino

che ti bacia sulla fronte.


Ferdinando Renzetti

lunedì 10 novembre 2014

La Terra viene rivestita dal cemento


Ancora due anni. E in due anni, a questo ritmo, l’Italia avrà perso almeno altri 480 chilometri quadrati di territorio. E’ questo lo scenario che si prospetta al nostro Paese nella cornice d’azione europea. Lo ha detto chiaramente Pia Bucella della direzione generale Ambiente della Commissione europea: “Dopo sette anni di discussione, la Commissione ha deciso di ritirare la propria proposta di direttiva per l’opposizione di alcuni Stati membri. Tra due anni – ha detto, in occasione della conferenza sul consumo di suolo che si è tenuta al Salone del Gusto Terra Madre di Torino – presenteremo un’altra proposta con un diverso approccio che punta a raccogliere il sostegno necessario alla sua approvazione”.
Nessuna direttiva, dunque, che possa “aiutare” l’Italia a “prendere la direzione giusta”, ha commentato Luca Martinelli di Altreconomia, che ha coordinato l’incontro. E l’Italia “deve muoversi da sé, ora, subito, non c’è più tempo”. L’appello è stato rinnovato da Francesca Rocchi, vice presidente Slow food Italia. “Ho paura – ha detto – che non si faccia in tempo”.
Ventiduemila chilometri quadrati di superficie italiana è già costruita, occupata da edifici, strade, infrastrutture, cave. Ciò significa che non è disponibile, non è utilizzabile ed è compromessa per sempre.
Solo tra il 2009 e il 2012 abbiamo perso 720 km quadrati di suolo, come se prendessimo le città di Milano, Firenze, Bologna, Napoli e Palermo e le mettessimo una di fianco all’altra. Il consumo di territorio cresce di giorno in giorno di 8 mq al secondo.
I dati sono stati illustrati da Michele Munafò dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). “Ci stiamo letteralmente mangiando la terra”, ha commentato Munafò. E anche negli altri Stati europei la situazione non è così diversa: in 10 anni in Europa abbiamo perso una superficie vasta quanto quella dell’Isola di Cipro.
E in un contesto già drammatico, Martinelli ha ricordato l’approvazione del decreto legge Sblocca-Italia: “Un provvedimento surreale”, lo ha definito Carlo Petrini nell’Istant book pubblicato da Altreconomia e scaricabile on line (www.altreconomia.it/rottamaitalia).
Un provvedimento che acuirà le problematiche del territorio legate al controllo e all’investimento in attività edilizie e di costruzione di infrastrutture, laddove il 47% della superficie impermeabilizzata in Italia è occupata da infrastrutture lineari, ossia strade, autostrade e ferrovie, sempre secondo i dati ISPRA. Insomma si continuerà a costruire male, con una pianificazione del territorio che ignora il rischio idrogeologico, causa un’alterazione del paesaggio e riduce il terreno coltivabile, dunque le fonti di sostentamento della popolazione.
“Riducendo le aree fertili – ha spiegato Bucella – si prediligerà la monocoltura, intensiva, con uso di concimi chimici e diserbanti. Le conseguenze in termini di perdita di biodiversità, inquinamento delle falde acquifere e rischi per la salute sono evidenti”.
È accaduto a Tronzano Vercellese, dove le cave hanno prima devastato il territorio, poi, trasformate in discariche, hanno avvelenato le falde rischiando di compromettere la salute degli abitanti dell’area. Il sindaco Andrea Chemello è un esempio di amministrazione virtuosa che si batte per la salvaguardia del territorio.
“La terra è un elemento vitale che, insieme ad aria, acqua ed energia, ci fornisce da mangiare. Un bene comune, di tutti, e quindi di nessuno”, ha concluso Bucella.
“Un bene comune” la cui difesa è il primo obiettivo del Forum Salviamo il paesaggio. Stefano Salvi del coordinamento nazionale, dopo aver spiegato come si sviluppa l’azione del Forum , ha indicato i target di breve termine: “Una nuova conferenza nazionale sul consumo di suolo a Milano, a maggio, prima di Expo 2015, insieme a ISPRA e al mondo della ricerca per dimostrare in maniera scientifica che l’arresto del consumo di suolo è una necessità e non un’utopia; la definizione di una proposta di legge d’iniziativa popolare su cui promuovere una vastissima mobilitazione sui territori insieme alle oltre mille realtà che dal basso aderiscono al Forum”.

Forum Salviamo il Paesaggio

domenica 9 novembre 2014

La buona novella che viene dall'ISPRA: "Frutti dimenticati e biodiversità recuperata"

Nel complesso momento che stiamo vivendo, date anche le scelte che privilegiano la divulgazione di avvenimenti allarmistici e negativi, pare che la Società abbia imboccato esclusivamente la strada dell’auto distruzione, ma fortunatamente non è proprio così. Ci sono persone che, singolarmente o associandosi ad altri, si sono rimboccate le maniche, “lavorano” per il bene comune, e ottengono risultati positivi.

La scienza ci ha appena detto come il sorriso attivi particolari zone del cervello che, tramite una rete di sinapsi, hanno l’effetto di rafforzare il sistema immunitario, facendo diminuire le sostanze chimiche legate allo stress e alla tensione muscolare, perciò è ormai accertato che le buone notizie facciano bene alla salute. Porre l’attenzione sui fatti positivi, inoltre, pare contribuisca al successo in ciò che si desidera cambiare e allunghi la vita di 7 anni, quindi, BUONA LETTURA.

Frutti dimenticati e biodiversità recuperata
Nuovo quaderno ISPRA


L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), ha pubblicato il quarto quaderno dedicato ai frutti antichi ed alla biodiversità recuperata. Nei testi precedenti sono stati analizzati i casi di studio relativi alla Puglia, Emilia Romagna, Calabria e Trentino Alto Adige, Lombardia e Sicilia. Con la presente pubblicazione l’attenzione è stata rivolta al Molise e al Friuli Venezia Giulia.

Tale iniziativa fa parte dell’ impegno dell’ISPRA di promuovere la conservazione e la caratterizzazione della biodiversità nel mondo vegetale e animale, censendo e codificando le cultivar locali di specie eduli selezionate localmente, resistenti alle patologie e/o all’aridità e/o in grado di crescere su suoli svantaggiati.
Per le caratteristiche organolettiche, di resistenza ai patogeni e nutraceutiche e di adattamento al clima locale, la diffusione di queste varietà permette di limitare l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti ed il consumo d’acqua, favorendo l’ecocompatibilità delle attività agricole con particolare riferimento alle aree protette.
In quest’ottica, tali varietà potrebbero essere individuate come laboratori sperimentali viventi sulla base anche delle informazioni raccolte nei volumi di questa serie.

“Il successo dei primi quaderni sta consentendo di trasformare delle semplici pubblicazioni in una collana organica e coerente con la quale sarà completato il quadro della situazione delle Regioni italiane. Lo scopo fondamentale di tale collana è di far conoscere l’agrobiodiversità legata al territorio, alle attività umane, al loro impatto sulla natura, tutti fattori che hanno inciso su un preciso processo evolutivo. Inoltre dobbiamo sottolineare l’urgenza di questo lavoro di informazione perché questo tipo di biodiversità è a rischio in quanto legata ad aziende agricole tradizionali che hanno un futuro davvero incerto.
Fino a quando resisteranno gli agricoltori anziani, anche i frutti antichi potranno sopravvivere, ma quando loro non ci saranno più questa ricchezza andrà perduta e con il germoplasma si perderà anche la memoria, cioè quel capitale di esperienze, di manualità, di tradizioni alimentari risultato da anni di lavoro.”

La salvaguardia e la diffusione di conoscenze sui frutti dimenticati, è fondamentale e rientra nell’ottica di sviluppo sostenibile delle attività agricole e di qualità dei prodotti, individuate dalle Direttive e Regolamenti europei (Direttive 91/414/CEE, 2009/128/CE, Regolamento n. 1107/2009), dalla PAC 2014/2020, dal Testo Unico Ambientale (Decreto Legislativo 03/04/2006 n. 152), dalla Strategie per la Biodiversità e dal Piano strategico per l'Innovazione e Ricerca nel settore agricolo alimentare e forestale.

Inoltre, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha proclamato il 2014 “Anno Internazionale dell'Agricoltura Familiare” (International Year of Family Farming), per porre in risalto l'enorme potenziale degli agricoltori a livello familiare, nella lotta alla fame e per la preservazione delle risorse naturali.


La pubblicazione è disponibile soltanto in formato elettronico e può essere scaricata al seguente indirizzo: http://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/quaderni/natura-e-biodiversita/files/quaderno_6_2014.pdf

Daniela Rosellini

Montecorone – Preparazione degli eventi per l’incontro collettivo ecologista 2015

Campagna a Montecorone

Caterina ed io, siamo stato impegnati a preparare una scaletta programmatica ed a cucinare per l'incontro tenutosi poi ieri pomeriggio a casa di Pietro, di cui sotto leggerete un resoconto più dettagliato. La riunione è stata proficua, eravamo una dozzina di persone e tutte ben motivate ed interessate. Abbiamo parlato di quel che si potrà fare durante il Collettivo Ecologista 2015 (che si terrà a Montecorone  il 20 e 21 giugno) ed anche di cosa sono il bioregionalismo, l'ecologia profonda e la spiritualità laica. In fondo tutti i presenti ne erano consapevoli pur che alcuni non conoscevano questi neologismi ma mettevano già in pratica -nella loro vita quotidiana- il loro significato. Ho avuto la sorpresa di incontrare un vecchio compartecipe della Rete Bioregionale, un tal altro Pietro, che ora risiede a Tolè, e che era presente nel 1996 a Monte Rufeno alla fondazione della Rete. Così abbiamo un po' parlato dei vecchi tempi... davanti ad un piatto fumante di pasta e fagioli cotta su una stufa economica a legna che ha svolto anche la gratificante funzione di scaldare il corpo e l'animo. Sugli appennini in questo periodo la sera fa già freddino e l'atmosfera era pure umida..... Però il calore umano non è mancato.
Paolo D'Arpini

collettivo ecologista-
In previsione dell’Incontro Collettivo Ecologista del 20 e 21 giugno 2015 a Montecorone di Zocca (MO) a casa di Pietro abbiamo ritenuto utile organizzare un preliminare, che si è tenuto sabato pomeriggio, 8 novembre 2014 a Ca’ Lamari. Avevamo fatto inviti a chi pensavamo potesse essere interessati e ci siamo ritrovati in un “bel” gruppetto di persone, tutte molto presenti, interessate ed in sintonia.
Nella bella, calda e accogliente sala predisposta da Pietro per riunioni conviviali e culturali, abbiamo fatto un primo giro di presentazioni:
Monica, redidente nel luogo, “silvicoltrice”,
Matteo e Ilitria (figlia, il cui nome molto particolare è il nome della dea tutelare della nascita), di Verone , ma da tempo abitante a Savigno, assistente domiciliare e aspirante agricoltore,
Caterina (io) di Spilamberto, veterinaria USL,
Giovanni di Guiglia, interessato all’idea di ecovillaggio (in progetto) e alla meditazione,
Maria di Vignola, agricoltora,
Pietro di Tolè, inpiegato comunale, che nel corso della serata si è scoperto aver partecipato all’incontro fondativo della Rete Bioregionale e che ha conosciuto vari bioregionalisti,
Roberta di Rimini che si occupa di danza e pratica il buddismo da anni,
Pietro dei Lamari, padrone di casa, agricoltore e praticante yoga,
Paolo,
Roberto di Budrio, uno dei primi bioagricoltori dell’Emilia Romagna, già incontrato in occasione di una Notte senza Tempo di un paio di anni fa,
Paola di Montese, fa avanti e indietro tra la montagna e la città di Bologna, per lavoro.
Caterina, compagna di Pietro.
Dopo questo giro Paolo ha fatto qualche cenno sul bioregionalismo, l’ecologia profonda e la spiritualità laica, i tre argomenti che sono poi diverse facce dell’unico “riabitare il luogo in modo gentile”.
Si è passati poi ad individuare le modalità dello svolgimento dell’incontro (condivisione di discorsi e di lavori per la conduzione delle due giornate) e i suoi contenuti fondamentali: pratiche quali la preparazione dell’acqua di fiori (tipo acqua di san Giovanni) con le erbe ed i fiori presenti in quei giorni sul luogo, l’accensione di un fuoco “sacrale” attorno a cui danzare, osservazione del cielo stellato sotto la giuda di qualcuno che sa riconoscere le costellazioni principali, la preparazione del cibo per la sera del 20 ed il pranzo del 21, il riordino della casa dopo i pasti e al termine dell’incontro. Chi ha conoscenze e competenze particolari è invitato a metterle in condivisione. Per il pomeriggio della domenica è previsto di lasciare spazio ad interventi di “esperti” su varie materie in sintonia (permacultura, autoproduzione, agricoltura contadina, meditazione, ecc.). Chi conosce persone con competenze particolari o che ha egli/ella stesso/a tali competenze è invitato ad attivarsi in tal senso.
E’ stato evidenziato come la stradina di accesso (poco più di 900 metri) e lo spazio di parcheggio limitato per le auto, impongono di prevedere che chi viene in auto debba lasciarla prima della strada in posizione che verrà indicata. Per chi preferisce l’uso dei mezzi pubblici, si metteranno a disposizione le informazioni necessarie per chi viene da Bologna, da Modena, ecc.
Ognuno è stato invitato a prendersi l’impegno di occuparsi di uno o più aspetti e a coinvolgere altre persone potenzialmente interessate..
I semi sono stati gettati, il tempo c’è per ottenere buoni frutti.
Caterina Regazzi


Post Scriptum: 

Chi fosse interessato a partecipare  chiami  al 3202148222 oppure 059/989639
per le informazioni logistiche  per raggiungere il luogo. Oppure scriva  a bioregionalismo.treia@gmail.com"

sabato 8 novembre 2014

Sacralità della Natura e simboli "spirituali" che si tramandano



Che cosa accomuna le monumentali tombe a corridoio della valle del Boyne, in Irlanda, il tempio maltese di Tarxien (entrambi di epoca neolitica) e chiese cristiane come il Duomo medievale di Sovana, in Toscana?
Come mai evidenti simboli fallici si ritrovano nei portelli delle tombe a grotticella della cultura di Castelluccio, sviluppatasi vicino a Siracusa nell’Età del Bronzo e nella Tomba etrusca dei Demoni Alati, vicino a Sovana, risalente alla seconda metà del III secolo a.C.?
Che cosa può collegare le sinuose vie cave, percorsi sacri e rituali che gli etruschi ereditano dalle precedenti culture neolitiche, ai labirinti come quello della cattedrale gotica di Chartres, in Francia?
La questione è complessa, ma si può partire da un primo dato: per quanto diversi per tipologia e lontani tra loro nello spazio e nel tempo, questi sono tutti luoghi sacri, uniti da un filo invisibile che sembra scomparire, per poi riemergere nel corso della storia.
Gli stessi luoghi vengono spesso riutilizzati nel corso del tempo da religioni e culture diverse, creando un’impressionante stratificazione. Chiese, pievi e cattedrali cristiane sorgono quasi sempre sopra santuari, templi, sorgenti sacre e mete di pellegrinaggio legate a un tipo di spiritualità antichissimo, presentato come “demoniaco” o “pagano” e pertanto combattuto con ferocia. Allo stesso modo tradizioni e festività radicate nelle popolazioni vengono riprese, ovviamente con profonde modificazioni, per portarle in un contesto cristiano, nel tentativo di cancellarne la carica legata a temi proibiti come il sesso o la celebrazione della fertilità. Un esempio in questo senso è costituito dagli antichi riti di fertilità delle culture agricole neolitiche, riemersi nelle feste di primavera, con danze e giochi, documentate per secoli nei labirinti d’erba inglesi.
Ci sono dunque elementi che riaffiorano periodicamente, segno che costituiscono traduzioni esterne di profonde esperienze interne comuni a popoli la cui lontananza nello spazio e nel tempo esclude la possibilità di un contatto diretto. Queste esperienze sono sempre legate al contatto con il Sacro, il Divino, il Profondo, o comunque si voglia definire quella ricerca mistica che ha caratterizzato l’umanità fin dai tempi più remoti.
Le somiglianze citate all’inizio allora acquistano un possibile senso: l’allineamento astronomico con i Solstizi, gli Equinozi e i giorni intermedi tra di essi unisce luoghi sacri distanti tra loro. La luce del sole vi entra in quei momenti particolari, così importanti per civiltà agricole la cui sopravvivenza dipendeva dalla fertilità della terra e illumina simboli energetici come le spirali, non a caso posti in luoghi di sepoltura. Il trionfo della luce sulle tenebre permette di sperimentare la continuazione del ciclo vitale al di là della morte del corpo. In fondo è lo stesso concetto di immortalità espresso dalla dottrina cristiana.
Le spirali dei templi maltesi e dei monumenti irlandesi – al tempo stesso tombe, santuari e osservatori astronomici – e quelle scolpite intorno al portale del Duomo di Sovana ricordano il perenne fluire dell’energia vitale e il ciclo di nascita, vita, morte e rinascita che costituisce il sottofondo spirituale di tanti popoli antichi. Le spirali concentrano ed elevano l’energia per facilitare il contatto con il Sacro e non a caso sono poste nelle vicinanze di evidenti soglie come gli altari, l’ingresso delle tombe o il portale di una chiesa. Dal tempio maltese di Tarxien al Duomo di Sovana (nelle foto), quattro spirali simmetriche esprimono attraverso i millenni lo stesso messaggio: per accedere al Sacro bisogna coltivare nella propria vita l’armonia e la proporzione.
E ritroviamo quattro spirali simmetriche anche nei portelli delle tombe a grotticella della cultura di Castelluccio, scolpite nel lato rivolto verso i morti. Uno dei portelli rappresenta una chiara stilizzazione dell’atto sessuale, ricordando a chi ha lasciato il corpo il momento di massima vitalità, la creazione di una nuova esistenza. Lo stesso messaggio del simbolo fallico scolpito nella tomba etrusca dei Demoni Alati…
Arriviamo così ai labirinti unicursali, percorsi sacri, rituali e iniziatici di morte e rinascita simbolica; nelle culture neolitiche costituiscono l’entrata nel corpo della Dea Madre e per gli etruschi, eredi di quelle antiche tradizioni, un cammino attraverso le vie cave scavate nel tufo per accompagnare i morti nelle necropoli. In seguito, in un contesto cristiano come le cattedrali gotiche, il labirinto percorribile diventa la “via di Gerusalemme” , che garantisce la salvezza in sostituzione del pellegrinaggio in Terrasanta, ma permette anche un contatto diretto con il Sacro, senza l’intermediazione di dogmi e gerarchie, ossia la pericolosa essenza di ogni eresia. E’ forse questa la ragione per cui molti labirinti vengono distrutti per iniziativa stessa della Chiesa, o durante la Rivoluzione Francese?
Dov’è finito questo prezioso patrimonio di saggezza, bellezza ed esperienza, che ha attraversato la storia per millenni, per poi perdersi – almeno in apparenza – nella cancellazione e nell’oblio?
Nel discorso del 4 maggio 1999, in occasione del trentesimo anniversario del Movimento Umanista da lui fondato, Silo fornisce una risposta colma di speranza, quando parla della nuova spiritualità che comincia ad esprimersi in tutto il mondo: “Non è la spiritualità della superstizione, non è la spiritualità dell’intolleranza, non è la spiritualità del dogma, non è la spiritualità della violenza religiosa, non è la pesante spiritualità delle vecchie tavole e dei logori valori. È la spiritualità che si è risvegliata dal suo lungo sonno per nutrire nuovamente gli esseri umani nelle loro migliori aspirazioni.”
(Fonte: http://www.pressenza.com/it/2014/11/il-filo-invisibile-della-spiritualita/)