sabato 7 novembre 2020

Bioregionalismo. Nuova dimensione per l'umanità - Una pratica di vita ecologista

 

"Vivi la tua giusta relazione con la terra e il cielo". (Jacqueline Fassero) 


... Il bioregionalismo è legato al territorio - luogo - in cui si vive, considerato come un insieme omogeneo dal punto di vista morfologico e da quello degli esseri viventi, un insieme in cui tra le piante, gli animali, i monti, i suoli, e le acque, l'uomo è solamente una parte della complessa rete ecosistemica, in una prospettiva non più antropocentrica bensì biocentrica. Il termine bioregione viene dalla parola greca bios (vita) e da quella latina regere (governare). Si tratta quindi di un territorio geografico omogeneo in cui dovrebbero essere predominanti le regole dettate dalla natura e non le leggi che spesso l'uomo ha definito artificialmente a proprio uso e consumo. 

Ognuno di noi vive all'interno di una bioregione e lo sforzo da fare è quello di riconoscerla, ritrovarsi in essa come nella propria casa, e di questa conoscere tutte le potenzialità e le risorse naturali, sociali e culturali, alla ricerca di un modo di vivere sostenibile e locale in armonia con le leggi della natura e con tutti gli esseri viventi e non viventi. 

Stefano Panzarasa. Gaia newsletter -  31 Dicembre 2002




Fonte: https://www.terranuova.it/News/Ecovillaggi-e-cohousing/Bioregionalismo

venerdì 6 novembre 2020

UE. Trattamento delle acque reflue per ridurre l'inquinamento



La Commissione europea ha pubblicato la decima relazione sull'attuazione della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane (UWWTD) che mostra un miglioramento generale nella raccolta e nel trattamento delle acque reflue nelle città e nei paesi europei, ma indica livelli di successo diversi tra gli Stati membri.

La direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane  è uno strumento atto ad avvicinare l'UE all'obiettivo ambizioso di inquinamento zero proclamato nel Green Deal europeo.

Essa fa obbligo agli Stati membri di disporre affinché gli agglomerati (città, cittadine, centri urbani) raccolgano e trattino in modo adeguato le acque reflue che altrimenti inquinerebbero fiumi, laghi e mari. In tal modo, la direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane svolge un ruolo fondamentale nel proteggere la salute umana e nel sostenere la resilienza complessiva degli ecosistemi acquatici. Essa può inoltre apportare un contributo significativo all'economia circolare, grazie al riutilizzo dei fanghi di depurazione e delle acque reflue trattate, alla produzione di energia rinnovabile e al riciclaggio dei nutrienti.

La decima relazione biennale sull'applicazione, da parte degli Stati membri, della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane e dei relativi programmi di investimento presenta i dati relativi all'anno 2016 ed è riferita ad oltre 23.600 agglomerati la cui popolazione (e, in misura limitata, l'industria) genera acque reflue per un totale di 612 milioni di abitanti equivalenti (a.e.).

Negli ultimi dieci anni, l'UE ha registrato miglioramenti nella raccolta e nel trattamento delle acque reflue urbane, con tassi di conformità del 95% per la raccolta, dell'88% per il trattamento secondario (biologico) e dell'86% per il trattamento più spinto (eliminazione del fosforo e dell'azoto).

Ma rimane del lavoro da fare per conseguire la piena conformità alla direttiva. Lo scostamento dall'obiettivo rimane significativo in alcuni Stati membri: un quantitativo di acque reflue urbane corrispondente a 6,6 milioni di a.e. (1%) non è raccolto e oltre 37 milioni di a.e. (6%) di acque reflue raccolte non sono adeguatamente trattati conformemente alle norme sul trattamento secondario, mentre quasi 32 milioni di a.e. (8%) non sono conformi alle norme sul trattamento più spinto. Ciò significa che in alcuni agglomerati dell'UE è necessario costruire o migliorare le infrastrutture. Nei casi di inosservanza, sono sistematicamente avviati procedimenti di infrazione.

investimenti sulla depurazione nei vari paesi europei

Il finanziamento e la pianificazione rimangono le principali problematiche cui deve far fronte il settore dei servizi idrici. Il fabbisogno di investimento totale per garantire il rispetto della direttiva, come stimato nel 2016 da tutti gli Stati membri (compreso il Regno Unito all'epoca), ammontano a quasi 229 miliardi di euro. Analogamente, secondo le stime dell'OCSE, tra il 2020 e il 2030 i paesi dell'UE e il Regno Unito dovranno spendere altri 253 miliardi di euro per raggiungere e mantenere la conformità alla direttiva. In molti Stati membri, l'attuale livello di spesa è stato ritenuto troppo basso per conseguire e mantenere la conformità a lungo termine.


Fonte: Arpat News

giovedì 5 novembre 2020

Gli alberi non sono solo "legna"...


Le foreste non sono solo legna: sono sistemi complessi, scrigni di biodiversità, spazi vitali depositari di valori etici, storici, spirituali, paesistici fondamentali per la salute del Pianeta Terra e dei suoi abitanti. Ciononostante, in Italia prevale un riduzionismo economico che degrada le foreste a materia inerte da sfruttare.

Oltre agli interessi della filiera del legno, si aggiunge adesso l’utilizzo dei boschi a fini energetici: pratica sconfessata da circa 800 scienziati, nonché dall’E.A.S.A.C. e da un recente studio su Nature.

Incrociando i dati ISPRA ed EEAun mio studio (Epidemiol Prev 2019; 43 (4):300-304.evidenzia che bruciare biomasse legnose causa 1/3 di tutto il PM2,5 atmosferico, provocando circa 20.000 morti/anno in Italia. Il metano, che emette 2000 volte meno PM2,5, causerebbe solo 10 morti/anno; eppure incentiviamo di tagliare e bruciare legno.

Secondo i dati 2017 di GSE ed ENEA, ogni anno disporremmo di circa 26 milioni di tonnellate di biomasse vergini, mentre ne bruciamo circa 52 milioni, il doppio e vediamo tagliare diffusamente alberi nelle città e foreste italiane. Tagli estesi e diffusi possono alterare profondamente il bilancio del carbonio: i boschi funzionano come serbatoi, diventando fonte che aumenta la CO2 in atmosfera o pozzo che la sequestra negli alberi in accrescimento.

I boschi governati a ceduo, da pozzo potrebbero quindi anche diventare sorgenti di CO2 gravemente climalterante. Riguardo poi ai dati di aumento della superficie forestale diffusi dal Mipaf, il computo non comprende le volumetrie delle biomasse forestali, che risultano invece molto ridotte a seguito dei tagli. Il terzo inventario forestale nazionale (INFC 2015) non ha ancora completato i rilievi a terra, senza i quali è impossibile calcolare densità e volume complessivo e ogni stima è incompleta e provvisoria.

Certamente poi il taglio molto frequente su superfici sempre più estese favorisce il dissesto idrogeologico, mentre lasciare crescere le foreste secondo cicli naturali ci proteggerebbe dalle sempre più frequenti, drammatiche alluvioni.

Infine, i boschi ricchi di biodiversità sono fondamentali per il benessere e la salute delle persone. Il Prof. Qing Li (2008) in una vastissima indagine su tutte le prefetture del Giappone ha evidenziato la correlazione diretta tra maggiore copertura forestale e minore mortalità da cancro. Negli Stati Uniti ci sono circa 7 miliardi di frassini; un insetto ne ha uccisi circa 100 milioni e nell’insieme delle 15 Contee americane più colpite è stata trovata (Donovan GH et al.. Am J Prev Med. 2013 Feb; 44(2): 139-45) una correlazione significativa tra moria dei frassini e delle persone: tra il 1990 e il 2007 si è verificato un eccesso di 15.080 morti premature per malattie cardiovascolari e di 6.113 per malattie delle basse vie respiratorie.

Come se non bastasse, la ceduazione riduce molto la biodiversità, fatto che secondo la World Allergy Organization causa molteplici patologie allergiche, croniche e tumorali. Anche l’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES) parla chiaro (7.2020): ”La riduzione di biodiversità porterà a Pandemia peggiori di quella attuale”.

Le evidenze scientifiche sono inequivocabili: tagliare e bruciare estesamente alberi incrementa le malattie, le morti precoci e accentua i cambiamenti climatici mentre alberi e foreste vivi ci proteggono e sanificano.

Cittadini e decisori politici lo devono tenere sempre presente; i legittimi interessi economici devono venire sempre dopo la tutela della salute e della vita umana, senza contare che preservare le foreste per il benessere può dare molto più lavoro che tagliarle e mandarle in fumo.


A cura di Ugo Corrieri, Presidente SIMEF (Società Italiana di Medicina Forestale).



http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/11/le-evidenze-scientifiche-confermano-tagliare-e-bruciare-estesamente-alberi-incrementa-malattie-morti-precoci-e-cambiamenti-climatici/

mercoledì 4 novembre 2020

Agricoltura bioregionale - Basta con la burocrazia del "biologico certificato"...

 ... riprendiamo a fidarci dei contadini dietro casa...  

Questa è una analisi che  amplifica ed in parte supera il discorso “vegetariano” e del biologico, inserendovi anche l’aspetto del parziale consumo “carneo”. Personalmente, come forse sapete, mi considero un frugivoro e non mangio carne da 40 anni ma non posso non vedere e riconoscere che anche la carne, parzialmente s’intende, è uno degli alimenti “naturali”  dell’uomo. Infatti anche gli altri animali frugivori, come i cinghiali, gli orsi e le scimmie antropomorfe fanno un  uso  sporadico di carne. Ed anche in ambito spirituale abbiamo l’esempio di Milarepa o di San Francesco che  saltuariamente mangiarono carne.

Non conosco i meccanismi di scelta da parte della grande distribuzione delle aziende da cui rifornirsi, ma è  certo che nel settore carni si fanno molti controlli,  perché le grosse aziende alimentari hanno l’interesse a risultare “pulite” e per le quali un eventuale scandalo di natura igienico-sanitaria potrebbe essere catastrofico. In questi tempi, con le ricorrenti epidemie,  il consumatore pare non si fidi più di niente e di nessuno. Per dare una risposta adeguata  nel campo della piccola produzione carnea, abbinata a quella agricola, si è inserita la recente proposta di Legge per L'Agricoltura Contadina (presentata il 10 ottobre del 2013 alla Camera da un gruppo di associazioni fra cui la Rete Bioregionale) in cui si  garantiscono la qualità intrinseca del prodotto (cioè, ad esempio se gli animali  hanno consumato foraggi buoni  o se sono stati tenuti in condizioni di REALE benessere).

Certamente dal punto di vista etico il consumo di carne, sia pure "biologica" e proveniente da animali ben trattati, non è accettabile...  ma c'è da considerare che non tutti se la sentono di rinunciare totalmente ai prodotti di origine animale e se si riuscisse ad abbassare i consumi, almeno  ad un livello "ante-guerra", sarebbe già sufficiente, da un punto di vista "ecologico", per ridurre l'inquinamento causato dagli allevamenti industriali.

Questi ragionamenti valgono sia per i prodotti tradizionali che per i biologici e non solo per il comparto "carneo". Che i prodotti biologici siano un prodotto di nicchia era vero forse più 10 anni fa che ora. Oggi c’è il reparto del biologico e quello dell’ "equo e solidale” in tutti i supermercati, è una questione di marketing.

Perché il supermercato  non vuole  vedersi togliere la fetta  di consumatori sempre più attenti all’ambiente e alla salute che sta progressivamente aumentando.

Stavo rileggendo un vecchio articolo di Terra Nuova, dal titolo: Cambiare vita e diventare contadini oggi.  Si narrano le mille difficoltà in cui 2 coraggiosi ex-professionisti si devono confrontare quotidianamente nella conduzione della loro azienda biologica in Toscana, con produzione di olio, vino, marmellate, ecc. Dice la titolare: “….Dopo che abbiamo vinto questi premi è venuto da noi anche un grande nome della distribuzione italiana: voleva acquistare in esclusiva assoluta tutta la nostra produzione. Il problema qual’è però? Ovviamente volevano una produzione alta. E noi, nel biologico, non possiamo garantire la quantità per l’anno successivo...".

Per quel che mi riguarda, io cerco di rendermi il più possibile indipendente dal mercato, raccogliendo erbe selvatiche e coltivando un piccolo orticello, dove ho anche quattro ulivi... e siccome di tanto in tanto consumo qualche uovo ho  accolto due gallinelle salvate dal macello, che ancora producono uova con amore. Per altri prodotti freschi verdura, frutta, etc. mi rivolgo direttamente ai contadini "dietro casa", che visito di tanto in tanto, od ai mercatini locali del biologico, FIDANDOMI.

Non chiedo che mi facciano vedere la certificazione e sulle cassette non c’è il bollino dell’ente certificatore, semplicemente mi fido.

D'altronde essendo un piccolissimo coltivatore io stesso ho imparato a riconoscere le verdure trattate da quelle naturali.

Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana  



Fonte: https://www.terranuova.it/Blog/Riconoscersi-in-cio-che-e/Basta-con-la-burocrazia-del-biologico-certificato

Commentino: "La certificazione può essere un di +, ma se la gente per far la spesa, ri-cominciasse a frequentare le campagne almeno una volta a settimana, vedrebbe come vengono coltivati i prodotti che mangia... e si rilasserebbe un po' per qualche ora!"


martedì 3 novembre 2020

I Ching, l'esercito ed una memoria personale


 “L’esercito sta nelle pieghe della massa popolare, come l’olio nelle olive ed il burro nel latte…” (Saul Arpino)


“Nel grembo della terra vi è l’acqua: l’immagine dell’Esercito. Così il nobile magnanimo verso il popolo accresce le sue masse” - L’immagine dell’esagramma L’Esercito (Shih n. 7) del Libro dei Mutamenti, è molto chiara nell’indicarne il significato. Infatti nell’antichità, in virtù della coscrizione obbligatoria, i soldati erano presenti nel popolo come l’acqua sotto la terra. Ed avendo cura della prosperità del popolo si ottiene un esercito valoroso.  Ed ancora nella prima linea. “Un esercito deve servire in buon ordine ed armonia. Se ciò non avviene incombe sciagura”.

…il 4 novembre in Italia ricorre il giorno dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate….

Rinnegare il passato non ha senso… l’Unità d’Italia è stata raggiunta con fatica, lotta e sacrificio… Qualcuno potrà obiettare che non serviva, che si stava meglio con il Regno delle Due Sicilie, con lo Stato del Vaticano (ma quello c’è ancora..), con la Repubblica di Venezia, il Regno di Sardegna, etc. Può anche essere vero ma pure in quei regni esistevano eserciti ed un senso nazionale… ora il senso nazionale si è ampliato all’intera Italia e forse all’intera Europa e forse un domani al mondo intero… Staremo a vedere!

Non sono d’accordo con il sistema corrente di prestare servizio  militare con forze prezzolate, con l’uso di mercenari (sia pure interni cittadini) credo che il piacere della difesa (dico “difesa”…) dell’identità nazionale della nostra terra o dei legittimi interessi dei suoi abitanti non possa essere delegata ai “volontari” di professione.

Nell’antica Cina (e pure oggi) si diceva che l’esercito riposa nelle pieghe della società civile… pronto a sorgere nel momento del bisogno.

La coscrizione obbligatoria può sembrare una sopraffazione, se serve ad una causa ingiusta, ma è  un  modo per riconoscersi tutti figli dello stesso paese. Vediamo che alla fine dell’Impero Romano, allorché i legionari erano solo  mercenari  è stato sufficiente l’arrivo di una masnada di barbari per sconfiggere l’Impero… Le famose invasioni barbariche contavano a malapena poche migliaia di individui (comprese donne e bambini ed armenti) mentre Roma aveva oltre un milione e mezzo di abitanti  ma quei pochi barbari determinati bastarono per annichilire e distruggere un sistema, forse marcio, forse indegno di essere  salvato come probabilmente succede ai giorni nostri…!

… Io personalmente mi riconosco nella figura di Cincinnato,  forse perché ho servito nell’esercito come soldato venuto dal popolo.

…Ricordo quando ero bambino ed abitavo a Roma, mio padre mi portava il 4 novembre di ogni anno a vedere la sfilata dei soldati, con le fanfare, con cannoni, autoblindo, camion, etc. etc. Potete immaginare l’effetto che faceva su un bambino assistere a quelle processioni…. e l’effetto che mi fa adesso  raccontarvelo ma come posso cancellare il mio vissuto? D’altronde anch’io ho fatto il militare di leva, ho indossato per 15 mesi la divisa, ho imparato a sparare con il Winchester ed il Garand e la mitraglietta, ho tirato bombe a mano d’assalto e da difesa, ho sbudellato fantocci con la baionetta, sono strisciato per terra nel fango e nell’erba con il passo del leopardo, del serpente, etc. Ho marciato per chilometri e chilometri con lo zaino in spalla, ho usato radio da campo,  ho costruito radio galene ed infine sono stato dentro un centralino alla Scuola d’Applicazione d’Arma di Torino a passare telefonate agli ufficiali ed ho pure sventato un colpo di Stato… ma che ve lo racconto a fare, tanto non mi credereste!

Paolo D’Arpini
  

lunedì 2 novembre 2020

Macerata. Rivitalizzazione del centro storico: la proposta bioregionale

 


La nuova  amministrazione Parcaroli di Macerata, nella figura dell'assessore Paolo Renna,  ha ritenuto opportuno,  a partire dal 2 novembre 2020,  di riaprire  il centro storico al traffico automobilistico. Questo  nel tentativo di aiutare il commercio e la ripresa economica. E' normale che una amministrazione  sensibile  ai problemi della cittadinanza cerchi di risollevare le sorti della città e dei suoi abitanti. Ma una soluzione diversa può essere trovata senza dover ricorrere ai fumi delle marmitte.


Secondo me al centro storico dovrebbe essere consentito il solo accesso a mezzi ecologici, come ad esempio cavalli, asini, monopattini, biciclette, risciò elettrici o a pedali,  et similia... tutti mezzi di trasporto non inquinanti. Come fare? Semplice... le macchine vanno lasciate fuori dalla cerchia urbana in appositi parcheggi e da lì partono le "navette"  biologiche alternative. Il traffico veicolare automobilistico dovrebbe essere relegato alle aree periferiche della città in modo così da alleggerire il tasso d’inquinamento ed inoltre incentivare  nel cuore della città professioni  fantasiose: artigiani, artisti, sarti,  operatori manuali,  contadini urbani,  ecc. insomma tutte attività qualificanti per la buona qualità della vita e per lo sviluppo  di Macerata, città d'arte e cultura!

Il problema della rivitalizzazione  delle comunità  che vivono nei centri storici  è molto sentito da noi bioregionalisti, ma la soluzione  non sta nell'aumento da traffico automobilistico. Soprattutto in tempi di epidemie e di malattie respiratorie un ritorno alla  natura può essere d'aiuto. Non dico  con ciò che il centro storico  di Macerata debba essere sigillato, tutt'altro, ma occorre trovare sistemi ecologici per riviverlo in modo pulito...

Paolo D'Arpini


















P.S. A questo proposito  avevo proposto anche a Treia una soluzione "alternativa" e prima che a Treia anche  a Calcata ed a Roma, città in cui sono nato.  

Nota d'agenzia collegata:

Archivio – Politica: Roma, 2 dic. 1997.- (Adnkronos)- ”Nel momento in cui 165 paesi sono riuniti a Kyoto, in Giappone, per adottare misure atte a tutelare le popolazioni dall’inquinamento -che ”ha modificato il clima della terra e mette sempre più in pericolo la vita del genere umano”- occorre che il nostro Paese adotti misure esemplari. E, in attesa di misure governative, dovrebbero dare il buon esempio le regioni e gli enti locali. In particolare, nella nuova politica dell’ambiente i sindaci delle città italiane dovrebbero assumere iniziative, coraggiose quanto esemplari”.
Lo sostiene il Gruppo per l’Attuazione del Bioregionalismo,   riunitosi oggi a Roma, con il coordinamento di Paolo D’Arpini, Presidente del Circolo Vegetariano VV.TT.. Il Bioregionalismo ha due obiettivi: recuperare e tutelare al massimo l’ambiente naturale; ridisegnare nuovi confini delle regioni, tenendo finalmente conto delle loro caratteristiche etniche, ambientali, linguistiche, sociali e produttive. Il tutto in una visione della Stato che ”invece di amministrare se stesso, attraverso la sola tutela della burocrazia, (tra le più arretrate del mondo), si occupi finalmente e seriamente dei grandi problemi nazionali e della tutela dei cittadini”
Il Gruppo ha rivolto un invito esplicito ai Sindaci della grandi città, a cominciare dal Sindaco di Roma, Francesco Rutelli che nel suo secondo mandato ”dovrebbe portare a soluzione il problema ‘psicofisico’ della circolazione -che ha raggiunto livelli intollerabili di congestione- e quindi dell’inquinamento, realizzando un efficiente servizio di trasporti pubblici nell’intera area metropolitana. Il caos attuale, malgrado le prime rilevanti misure adottate, mette continuamente in pericolo la salute dei cittadini e riduce di fatto del 50 per cento le funzioni sociali, culturali e produttive della capitale nonché le attività extra-territoriali che implicano la presenza a Roma.


domenica 1 novembre 2020

A Torino: "La lavanda laverà il mondo" - Nel Gargano: "Hip Hop bioregionale"


«Volete la lavanda? E’ profumatissima...». Le parole e l’aroma d’altri tempi arrivano alle mie spalle una sera di fine ottobre 2020. Sotto i portici di Piazza Statuto, Torino. Essendo miope e di camminata veloce (è l’attività motoria più antica del genere umano) non ho visto che l’uomo appoggiato al muro vendeva qualcosa.

Torno indietro. Un sacchetto piuttosto grande costa 8 euro, ma...«via, due per 10 euro così non le do il resto». Non deve avere molti clienti, in questa serata con pochi passanti per via dei bar e ristoranti chiusi (ultimo decreto governativo Covid-19). «Quest’anno è venuta bene, abbondante», spiega sorridente. «Meno male! Almeno una cosa buona» rispondo. «Eh... da noi all’inizio del mese abbiamo avuto la disgrazia dell’alluvione, l’acqua alta così». Chiedo dove. «A Garessio», risponde con l’accento dolce del Piemonte occidentale.  «Mi dispiace, tutto è così triste» rispondo e vorrei sapere se hanno avuto danni, se coltiva lui la lavanda, se riescono a campare i contadini con questi chiari di luna, e quante volte viene a vendere a Torino. Non oso: lui non si è lamentato. Ma temo che, tolto il viaggio, degli incassi gli rimanga ben poco. 

L’attività motoria a passo deciso è iniziata a Piazza Vittorio alle 17,45. Gli ultimi clienti del grande bar riempivano i tavoli esterni  guardando il Po e la Gran Madre per l’ultimo quarto d’ora. A Via Po stavano chiudendo tutti i bouquinistes. Sono stata l’ultima cliente del gelataio arabo, piuttosto scettico sulla possibilità di non rimetterci troppo malgrado i ristori promessi dal governo.

Piazza Castello: sotto i portici a destra, musica lirica diffusa per strada… da dove? Ecco: linsegna rossa del Teatro regio è illuminata dietro gli enormi cancelli scolpiti. Chiusi. Mai andata all’opera, mai ci andrò, ma quella voce che canta a un marciapiede deserto mi colpisce.

I negozi sono ancora aperti. Hanno clienti solo quelli delle custodie smartphone, e un po’ anche le librerie. Non avevo mai notato la densità di negozietti di ogni tipo visto che compro solo usato...Ma vendono poco per il virus anzi per le sue conseguenze (fra cui l’e-commerce) oppure per saturazione?

Una riconversione economica probabilmente si impone. Chi ha bisogno di tanti di quegli oggetti, belli e brutti? Così, però, è troppo brutale.

Ma ecco un pezzetto di quello che potrebbe essere un futuro ecologico, sobrio e sano. Dietro il grattacielo della San paolo, vicino a Porta Susa, musica esce da un giardinetto ormai buio. Un incontro fra ragazzi, alternativo al bar? Non sembra. Ragazze scattano come per lo sprint di una corsa. Altre impugnano cinghie fissate a un grande tronco. Cos’è? «Lavoro in quella palestra, laggiù», indica un ragazzo. «Visto che deve star chiusa, ci siamo trasferiti qua». Allenarsi all’aperto con strutture semplici. Un’idea saggia. Naturalmente per chi vuole gonfiarsi i muscoli tatuati occorrono macchinari non trasferibili sull’erba. Ma è un’altra storia.

Sul pullman semivuoto, il profumo della lavanda riesce a contrastare l’odore nauseante e onnipresente del gel igienizzante.

Marinella Correggia










"HIP HOP HOPERA FOUND ACTION"
capoyale freak party
con vagabondo senza fili,
cicala ecuodoregna
noemi di vico

KOMOREBI
TERRAPIA
PSICOGEOGRAFIA
CLOUDS WATCHING
NATURENERGIA

festa immaginaria con nomi di artisti immaginari che riassume le attività svolte durante l estate: meditazione komorebi parola giapponese che significa guardare la luce che filtra tra le foglie degli alberi; psicogeografia, vedere tramontare il sole ogni sera in un punto diverso sul mare; clouds watching, le nuvole vanno vengono in tutte le forme all'orizzonte;  terrapia, impastando terra un mese a ritmo di cumbia assorbendo l'energia della natura, luce acqua aria pietre fiori insetti uccelli...

capoyale freak party, luogo immaginario del gargano

Ferdinando Renzetti, poeta bioregionale