mercoledì 9 marzo 2022

Castelfranco Emilia, 12 marzo 2022: "Presentazione di un progetto per Villa Sorra"

 


Presentazione di un progetto per Villa Sorra

Il Centro Culturale Almo è lieto di invitarvi alla presentazione di uno studio su Villa Sorra in cui abbiamo ipotizzato nuovi scenari di utilizzo per un bene che è unico e che è un patrimonio di tutti e per tutti con un progetto innovativo che coinvolge tutta la tenuta.

sabato 12 marzo 2022 ore 10:30
presso la Biblioteca comunale di Castelfranco Emilia - Sala Gabriella Degli Esposti
a cura di Claudia Collina e di Vincenzo Fancinelli del centro culturale Almo


Il progetto nasce dalla partecipazione ad un bando nazionale in cui abbiamo convogliato tutte le nostre competenze di designer dei servizi, organizzativi/gestionali ed artistici, mettendo a sistema le esigenze del territorio e le sue potenzialità che qui possono trovare un ambiente in cui sviluppare qualcosa che sia a disposizione di tutti con nuove opportunità di occupazione e capace di creare una nuova economia fondata sui valori che Villa Sorra è capace di trasmettere.


Abstract

Il progetto prende vita dal credere il complesso di Villa Sorra, nel suo insieme, non solo contenitore ma anche, e prima di tutto, contenuto, un patrimonio storico-architettonico espressione di tutti quei valori che sono alla radice della cultura italiana e in cui ci riconosciamo, che deve essere valorizzato in ogni sua parte, attualizzandolo senza snaturarlo, perché si renda anche portatore di esperienze.

 

Il primo obiettivo della proposta è quello di mostrare la vicinanza di senso tra il  Quotidiano e la Bellezza, che in Villa Sorra è evidente e si coglie in ogni elemento che la compone: il giardino storico e i campi coltivati, la villa padronale e gli edifici di pertinenza che costellano il complesso e ne permettevano la sussistenza, sono l’espressione di un “saper fare” alla ricerca continua di ben-essere, di un’operosità che ambiva all’appagamento e all’innalzamento dei sensi e dello spirito.

 

Villa Sorra era, e vorremmo che tornasse ad essere, un luogo in cui oziare, nel senso etimologico del termine latino: uno spazio di ri-cre-azione, dove l’essenza profonda dell’uomo, entrando anche in contatto con la natura e con le cose, possa trovare espressione in modo attivo e generatore.

Vediamo Villa Sorra come un unico sistema che si muove all’unisono e che dialoga nuovamente ma, oggi, con tutte le persone per stimolarle, rilassarle, farle cresce e perché no riuscire a farle sognare e innalzare il loro spirito.

 
Gli organizzatori
Claudia Collina, artista
Vincenzo Fancinelli, designer dei servizi
Centro culturale Almo, attivo dal 2009 ha sede a Piumazzo e organizza corsi, eventi, manifestazioni.

Info: info@spazioalmo.it



L'Italia è un boccone prelibato per la grande finanza...



L'Italia rappresenta un  capitale assolutamente enorme...

Secondo al mondo in quanto a risparmio privato, primo come abitazioni di proprietà, terre di valore assoluto e coste meravigliose.

Quinta potenza industriale al mondo prima dell'euro, ottava oggi.
Il Made in Italy è ancora oggi il marchio numero uno al mondo, davanti a Coca Cola.

Biodiversità superiore alla somma di tutti gli altri paesi europei.

Come capitale artistico monumentale, non ne parliamo neanche: è superiore a quello di tutto il resto del mondo.

Francia e Germania, più qualche fondo americano, cinese o arabo hanno fatto la spesa da noi a "paghi uno e prendi quattro".

Tutto il lusso e la grande distribuzione sono passati ai francesi insieme ai pozzi libici passati da Eni e Total.

Poi anche Eni è diventata a maggioranza americana.

Anche il sistema bancario è passato ai francesi insieme all'alimentare.

I tedeschi si sono presi la meccanica, e il cemento.

Gli indiani tutto l'acciaio.

I Cinesi si son presi quote di TERNA, e tutto PIRELLI agricoltura.

Se ne sono andate TIM, TELECOM, GIUGIARO, PININ FARINA, PERNIGOTTI, BUITONI, ALGIDA, GUCCI, VALENTINO, LORO PIANA, AGNESI, DUCATI, MAGNETI MARELLI, ITALCEMENTI, PARMALAT, GALBANI, LOCATELLI, INVERNIZZI, FERRETTI YACHT, KRIZIA, BULGARI, POMELLATO, BRIONI, VALENTINO, FERRE’, LA RINASCENTE, POLTRONA FRAU, EDISON, SARAS, WIND, ANSALDO, FIAT FERROVIARIA, TIBB, ALITALIA, MERLONI, CARTIERE DI FABRIANO, ... Ma... non hanno finito.

Ci sono rimaste ancora le case e le cose degli italiani.
E I LORO RISPARMI. CIRCA 3.000 MILIARDI DI EURO.
ORA VOGLIONO QUELLI.

Ecco chi ha chiamato Mattarella e gli ha "intimato " di procedere a sbarrare la strada a chi poteva mettere a rischio la prosecuzione della spoliazione.
I fondi di investimento, i mercati, che, come ricordavo raccolgono i soldi delle mafie, tutte, grandi e piccole, dei traffici di droga, di umani, di truffe internazionali, di salvataggi bancari, del "nero" delle grandi multinazionali, siano esse del commercio, dei telefonini, della cocaina o delle armi, questi fondi di investimenti dicevo, non hanno finito.

Ora tocca alle poche industrie rimaste, ai fondi pensioni, ai conti privati, agli immobili. Ora tocca a noi.

Ecco perché non serve a nulla mediare, arretrare un po'. Non si placheranno, l'abbiamo già visto. BISOGNA FERMARLI ORA.

Ogni generazione ha il suo Piave. Questo è il nostro.

Gian Micalessin



martedì 8 marzo 2022

Il topo è destinato a succedere all'uomo?



Pare che l'uomo sia uscito fuori di testa, tanto che minaccia di autodistruggersi con un bell'olocausto termonucleare ed a  proposito di storie "fuori di testa"  affrontando il  discorso del possibile successore, come razza dominante sul Pianeta,  prendo l'esempio dalla vita selvatica che resiste alle radiazioni atomiche  (vedi: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2014/07/natura-ed-animali-quando-la.html). Tempo fa  ho scoperto che nei luoghi in cui erano stati fatti esperimenti nucleari erano sopravvissuti particolarmente bene i topi.




Cosa strana, aggiungo, è che il topo (od un animale molto simile al topo)  è stato il progenitore di tutti i  mammiferi sul pianeta. Caterina, la mia compagna che è veterinaria, ha espresso dubbi su questa mia affermazione, non ne aveva  mai sentito parlare nei suoi studi di zoologia. Veramente lì per lì non ricordavo nemmeno io la fonte di questa informazione, ricordavo soltanto che dai miei studi sullo zodiaco cinese risultava che il Topo è l'iniziatore della fila, il primo a comparire davanti al Buddha. Però  avevo letto da qualche parte che c'era una conferma scientifica,  non era solo una fantasia zodiacale. Ed a conferma di quanto sopra affermato riporto un articolo scientifico sul primo mammifero apparso sul pianeta Terra...

Paolo D'Arpini




Pesava 200 grammi, era piccolo, con la pelliccia e insettivoro.
Comparve dopo l’estinzione dei dinosauri, circa 66 milioni di anni fa.
Ecco il nostro antenato


Piccolo, ricoperto da pelliccia, con una lunga coda e zampe corte. Non
è un topo ma il progenitore dei mammiferi placentati, un animaletto
dal peso poco superiore ai 200 grammi e ghiotto di insetti che, circa
66 milioni di anni fa, ha occupato le nicchie ecologiche lasciate
vacanti dai dinosauri e dagli altri animali spazzati via da uno dei
più grandi eventi di estinzione della storia della Terra. L’identikit
di questa creatura è stato ricostruito da un gruppo di ricerca
coordinato da Maureen O'Learydella Stony Brook University, in Usa,
grazie all’analisi di tratti anatomici e dati genetici ricavati da 86
specie di mammiferi placentati, viventi e fossili. Tutti i dettagli
dello studio sono nell’articolo pubblicato su Science.

Quando ha avuto inizio il processo di diversificazione che ha portato
alla comparsa delle oltre 5mila specie di mammiferi placentati oggi
esistenti? I ricercatori se lo chiedono da anni, e non sempre sono
arrivati alle stesse conclusioni. Basandosi esclusivamente sui
fossili, alcuni hanno collocato l’origine del primo mammifero dotato
di placenta (l’organo che regola gli scambi metabolici tra madre e
figlio) subito dopo l’estinzione del Cretaceo-Paleocene (K-Pg)
avvenuta all’incirca 66 milioni di anni fa. Fu un evento che eliminò
il 75% delle specie allora presenti sulla Terra, dinosauri non aviani
compresi. È naturale che con la scomparsa di tutti questi animali si
liberarono spazi e risorse, e di questa improvvisa abbondanza
approfittarono i mammiferi placentati che iniziarono a diversificarsi
così da evitare unacompetizione interna.

A partire dagli anni ’90, però, la crescente disponibilità di dati
genetici ha rivoluzionato questo scenario spostando l’origine e la
diversificazione della linea evolutiva dei mammiferi placentati al
tardo Cretaceo, prima dell’estinzione K-Pg a cui, secondo questa
ipotesi, sopravvissero. Qual è la storia più convincente? Per
scoprirlo, l’équipe di O’Leary ha deciso di combinare l’analisi dei
fossili con quella deldna. In questa operazione, di grande aiuto è
stato il progetto fondato dalla National Science Foundationconosciuto
come MorphoBank, un immenso database di immagini e dati anatomici di
animali estinti e viventi. Da questa banca dati, i ricercatori hanno
scelto 86 specie di mammiferi placentati (di cui 40 fossili) da cui
hanno selezionato oltre 4.500 tratti fenotipici come la presenza o
assenza di denti, ossa particolari, pelliccia.

Mappando questi tratti fenotipici sull’albero genealogico dei
mammiferi placentati, e combinando quest’approccio a quello
dell’analisi genetica, i ricercatori hanno ricostruito l’aspetto dell’
antenato di tutti i mammiferi dotati di placenta e, soprattutto, gli
hanno dato un’età. Precisamente, questo animaletto comparve circa
200-400 mila anni dopo l’estinzione K-Pg, molto più tardi rispetto a
quanto ipotizzato sulla base dei soli dati genetici. “Immaginiamo di
essere sulla scena del crimine: il dna è un indizio importante, ma lo
è anche il corpo. Per la scienza è la stessa cosa, e solo combinando i
dati genetici con quelli fossili siamo riusciti a ricostruire la
storia passata con una precisione mai raggiunta prima”, ha spiegato
O’Leary.


Fonte:  - http://daily.wired.it/



domenica 6 marzo 2022

Il linguaggio unisce o divide?

 

A volte le parole possono creare discordia fra gli uomini….. L’incomprensione sorta con la diversità dei linguaggi, volendo comprendere l’altro attraverso il linguaggio, è alla base delle antipatie che gli esseri umani percepiscono gli uni verso gli altri. Prova ne sia il negro che ci parla in bantu viene visto con sospetto e timore, mettete che lo stesso negro si mette a parlare in italiano, o addirittura nel nostro dialetto familiare, ecco che improvvisamente diviene uno di noi, un fratello di colore diverso. Questa verità l’ho potuta sperimentare svariate volte a Calcata dove la comunità etnica è molto variegata però siccome parlavamo tutti allo stesso modo, al massimo con un leggero accento straniero (tra l’altro ognuno di noi aveva un leggero accento d’origine essendo tutti forestieri), ecco che diventavamo comunque tutti calcatesi, indipendentemente se siculi, romani, veneti, europei est ovest, americani nord sud, africani, etc. etc.

Il linguaggio comune unisce ed all’inizio tutti gli umani parlavano la stessa lingua, il “nostratico” viene chiamato in glottologia, poi da quella radice, nella diaspora umana planetaria, sono sorti rami e ramoscelli sempre più diversi. La mitologia della Torre di Babele è simbolica ma veritiera. Gli uomini appena salvatisi dal diluvio universale invece che andare a ri-abitare il pianeta, ridiventato fertile dopo il cataclisma, si concentrarono tutti in un luogo e cominciarono ad erigere un monumento di ringraziamento a Dio (forse però a quel tempo era la Dea), simbolicamente questa torre zigurratica saliva sempre più in altezza (per arrivare in cielo) ma l’uomo è fatto per la terra e così Dio (o la Dea) confuse i linguaggi e gli uomini che non potevano più comprendersi si allontanarono in gruppi omogenei alla conquista del mondo, chi qua chi là, finché tutto il pianeta fu abitato.

Certo questa è una favola ma fa pensare come la differenza delle lingue allontani l’uomo dall’uomo. Sarà per questo che in ogni epoca un potere emergente cerca di stabilirsi attraverso una lingua? Sicuramente è avvenuto così.. il sanscrito, il greco, il latino… ed ora l’inglese, come lingue veicolari temporali, ne sono riprova.

Ma aspetta aspetta, non intendevo fare semplicemente un discorso semantico linguistico, anzi, volevo parlare dell’unico elemento che è in grado di unire e di far riconoscere l’uomo in se stesso e agli altri come manifestazione della stessa matrice vitale. Questo elemento è la “coscienza-intelligenza”, che unisce tutti i viventi e -in latenza- anche il mondo inorganico.

Questa coscienza/intelligenza è stata definita da tempo immemorabile “spirito” (diverso da anima che sottintende una personalità individuale). Lo spirito tutti ci accomuna poiché Spirito e vita sono consequenziali ed inseparabili. Possiamo chiamarla Biospiritualità, una forza legante universale, aldilà del linguaggio, che è l’espressione, l’odore sottile, il messaggio intrinseco, che traspira dalla materia tutta.

Il sentimento di costante presenza indivisa, la consapevolezza dell’inscindibilità della vita, riconoscibile in ogni sua forma e componente, partendo dal “soggetto” percepiente, questa è la pratica stabile dell’essere biospirituale. La conoscenza suprema significa sapere che tutto quel che “è” lo è in quanto tale. Perché l’esistente è uno, non può esserci “altro”…

Ed infatti l’ostacolo posto dalle religioni e dalle ideologie è proprio quello di basarsi su un linguaggio, sulla descrizione culturalmente adattata per esportare una specifica cultura. Ma allorché l’oscuramento viene rimosso dal cuore dell’uomo, improvvisamente ci troviamo a Casa, cioè torniamo alla “lingua universale” da tutti compresa. Possiamo definire questo stato “liberazione” dall’illusorio senso di separazione, poiché la biospiritualità non può ammettere separazione.

Paolo D’Arpini

sabato 5 marzo 2022

Disarmisti esigenti: "Calendario di appuntamenti pacifici ed ecologici"



...tenendo presente che al Consiglio europeo del 24 e 25 marzo 2022 si votano sia lo Strategic compact per il riarmo sia la tassonomia pro nucleare e pro gas, abbiamo da organizzare 

- una iniziativa europea a Bruxelles collegata alle scadenze degli anniversari di Fukushima (11 marzo) e Chernobyl (26 aprile) 

- in Italia una presa di posizione sulla discussione per il PNIEC, che non possiamo delegare a proposte ingenue e fuorvianti per quanto animate dalla più grande buona volontà.

Ricordiamo la mobilitazione del 6 marzo a Ghedi

A Milano ci diamo appuntamento in piazzale di Porta Genova il 12 marzo in collegamento simbolico e politico con l'11 marzo di Trier (nuovo incontro online da organizzare in Italia). 

Segnaliamo altre scadenze qualificanti e ineludibili:

- a giugno controvertice a Madrid per sciogliere la NATO

- a luglio conferenza ONU per la revisione del TPAN, trattato di proibizione delle armi nucleari


Alfonso Navarra - alfiononuke@gmail.com





giovedì 3 marzo 2022

La vita a punti. Maschera e scopo del terrore e del grinpaz...



Allineati e coperti

Il buon scalatore non è quello muscoloso, coraggioso, vanitoso. Nessuna di queste e simili doti permette scelte e comportamenti idonei alla sicurezza, alla soddisfazione. Il buon scalatore è quello che ascolta il terreno. Per lui, è il terreno che dice la verità. Così muovendo, è in grado di non farsi prevaricare dalle proprie paure, dalle proprie ideologie, dalle proprie vanità. Egli non è lì per affermare se stesso, ma per capire, scoprire, creare. Capire, scoprire e creare la combinazione di spinte, trazioni e orientamento ideale per stare e, dallo stare, proseguire.


La premessa alpinistica per scalare pareti è buona in sé e in quanto metafora per muoversi nelle pareti della vita. Essa è metafora di tutti i contesti dell’uomo. Banalità per chi ci è arrivato per i fatti suoi. Segreti inaccessibili per chi è preda di qualche entità che lo domina, che gli succhia le energie, quali la paura e le ideologie.


La comunicazione in mano a gruppi globalisti ha da tempo un solo intento: operare per non perdere l’egemonia economico-finanziaria-culturale del mondo o del cosiddetto Occidente. L’atlantismo ne è il braccio militare. Si tratta di un progetto che ha quale prima arma proprio la comunicazione. Anche questa è una banalità. Ma non per tutti.


Negli ultimi due anni abbiamo fatto un’esperienza concentrata dell’azione della comunicazione e dei suoi devastanti effetti nei confronti del pensiero critico. Ci cono numerosi campioni per rappresentarne gli effetti. Uno di questi riguarda le categorie che la vulgata considera le più intelligenti: Giornalisti e il loro Ordine, Medici e il loro Ordine, Farmacisti e il loro Ordine, Magistrati e la loro Associazione, Politici e i loro Partiti. Se ci fosse l’Ordine dei Cantanti, farebbe parte del qui presente elenco, anche se non tutti li considerano al pari degli individui che riempiono le categorie segnalate. Nel senso che li considerano di più di quanto non accada nei confronti di un problema politico-sociale. Il Festival di Sanremo è più seguito della finale di Champions e dell’elezione (ahi!) del Presidente della perduta Repubblica italiana.


Tutto un insieme di ubbidienti, inconsapevoli scientisti e apologeti dell’Istituzione in quanto tale, qualunque cosa sputi fuori, che ha remato contro, fino alla criminalizzazione, chiunque ponesse domande e esprimesse dubbi sulla politica imposta a colpi di decreti legge e a suon di parlamento esautorato.


Il bombardamento a tappeto, quotidiano, prolungato, ininterrotto nei confronti di tutti, le scomuniche nei confronti degli eretici professionali che oltre che pensare, osservare e dubitare altro reato non commettevano se non rispettare quanto giurato a Ippocrate, alla Corte costituzionale e sottoscritto con codici deontologici.


Due anni siffatti hanno avuto un epilogo in forma varia. Ne prendiamo due tra i più. La spaccatura sociale e ciò che di misero economico e culturale ne consegue. Un particolare ringraziamento andrebbe a molti per tale importante risultato. Ma, anche qui, prendiamo a campione Draghi e Mattarella che senza esitazione (accettabile) ma anche senza ammenda (inammissibile) hanno affermato menzogne sul vaccino, sulla sua efficacia, sulla sua protezione dalla morte, sulla recuperata libertà che implicava.

Il secondo aspetto è che ancora una cospicua percentuale di connazionali crede che il grinpaz abbia ragioni sanitarie. Mortificante. Oltre ai due altolocati citati si uniscono agli squadristi democratici Mentana, Formigli, Gruber, Brindisi, Severgnini, Fontana e molti altri. Ogni italiano è in grado di compilare lunghi elenchi.


Così, il grinpaz, mascherato da elemento sanitario, è entrato nelle abitudini. Aspetto tutt’altro che secondario, soprattutto in vista della logica egemonica occidentale e del cosiddetto capitalismo della sorveglianza.


Grinpaz

Esso allude a controlli via via più minuti del comportamento dei sudditi. In particolare di quelli convinti di vivere in una democrazia. Il coro della stampa unificata con qualche reiterato “allora vai in Cina a vedere cos’è il controllo” o “il grinpaz serve a smantellare l’evasione, a eliminare i lavativi, a curare l’ambiente” ci farà sentire ripetere e sostenere la bontà, il valore, l’importanza della inverosimile tessera a marchio verde.

Intanto ci si abitua di buon grado alla detenzione della medesima e alla sua esibizione per andare a cena, in libreria e in ospedale, ©Pregliasco (e sodali). Il primo passo verso il controllo minuzioso è compiuto.


In nome del nostrano sol dell’avvenire – e senza dubbio alcuno – ci si abituerà al punteggio civico, alla vita a punti. Strutturalmente né più né meno di quanto già in essere per la patente e le infrazioni stradali. Sostanzialmente, assai, mostruosamente, di più. I nuovi terrapiattisti si troveranno confinati a casa propria, se non peggio, per aver trasgredito qualche diktat tecnocratico. Uno qualunque di quelli che calpestano la Costituzione come già avviene sotto gli occhi – più che ciechi – pagati per non vedere, degli squadristi democratici.


La vita a punti, ovvero meritocrazia della sottomissione e dell’ubbidienza. Ciò che già accade per le infrazioni stradali e la patente di guida ne rappresenta la struttura. Un intento comprensibile non solo per ridurre i costi del lavoro, per alzare la precarietà, per mortificare i contratti dei lavoratori, per tentare di essere all’altezza della competitività imposta dalla Cina, ma anche per cacciare dietro la lavagna gli asini sociali. Per ghettizzarli e farli sopravvivere con assegni di cittadinanza o di sopravvivenza, dalla spesa naturalmente controllata. Se pare poca cosa o perfino accettabile in sé, in termini di soluzione del problema del controllo sociale è un gran bel progetto. Come avrebbe fatto sennò la democrazia di facciata a mantenere quieti e sotto controllo il crescente gradiente di malcontento che virtualmente potrebbe costituire la sesta internazionale non più proletaria, né ideologica, ma esistenziale di base, e ribaltare tutti e tutto in un colpo soltanto?


La disoccupazione non può ridursi, né scemare, il Pil non potrà crescere se non con occulte iniezioni di capitale e sostegni in forma varia che un paese senza sovranità, come vediamo, non fa neppure più finta di negoziare. Le pensioni saranno ridotte, centellinate e gli anziani considerati zavorre abbandonabili. La sanità in smantellamento da tempo e nonostante le dichiarazioni della sua carenza strutturale, si trova dedicata una irrisoria fetta del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Ma cos’è? Il nome di un altro incantesimo?). Così la scuola, ma non così la difesa. L’esponenziale crescita del costo della vita che alza il livello di esclusione della fascia meno abbiente dalla vita italiana. La privatizzazione e la svendita dei beni dell’estro italiano è un dato di fatto esiziale dell’Italia stessa, nei confronti del quale nessun connazionale danaroso, consapevole del significato storico, culturale e identitario, potrà porre rimedio.


La Cina già domina i pensieri delle autorità che, ogni tanto, distrattamente la citano nei Tg, nei vari consessi televisivi politici e di varietà, generi che, in nome dell’ascolto, sono in progressivo melting pot. Agli ubbidienti puoi dare qualunque cibo. Lo mangeranno. Non è così per le politiche di ripresa che altro scopo non hanno se non eliminare la microimpresa industriale, artigianale, agricola o zootecnica che si voglia? Forse è per questo che molti genetisti hanno notato le similitudini del dna umano con quello del porco.


Con la coercizione dell’abbondanza sottostaremo tutti e, in particolare, le generazioni che se la troveranno come realtà costituita, alla misurazione dell’ubbidienza. Ognuno avrà il suo punteggio per sapere ciò che può o non può fare. Anche di figliare se il reddito o i punti – che si muoveranno spesso insieme – della vita disponibili sul QrCode non lo dovessero – accidenti signor Rossi – consentire.



Dopo la pastura

Dunque, non abbiamo a che fare con fessi, come mi dicono certi amici dopo aver visto il rosario di vergogne cui abbiamo assistito, ultima delle quali è l’annuncio del termine dello stato di emergenza, ma non la fine delle restrizioni ad esso coniugate. Chiunque entri in Italia con un tampone e i cinquantenni irresponsabili ed egoisti non possono consumare un caffè neppure al tavolo esterno del bar.


Ma, a pensarci bene, non ho scritto che banalità. Terrapiattisti, brigatisti, ciarlatani vari, fin dalla prima ora ce lo avevano detto


La protesta nogrinpaz, nazionale ed internazionale, non è un caso che non esista sui tavoli del palazzo, tantomeno – salvo eccezioni – sulla seminaristica stampa unificata.


La cortina sociale è stata eretta, sebbene a mezzo di distruzione. Come colonia di altri poteri, quelli che Fiorello cita per deridere chi li crede vere ed operanti entità sovrannazionali, non abbiamo niente da temere. La direzione è presa. Tutto ciò che ci ha fatto crescere, il territorio psicologico che abitavamo, l’orizzonte geografico con il quale ci confrontavamo puff, spazzato via in nome della lotta alla Cina e adesso anche della Russia. Eh sì, chi detiene la comunicazione ha detto che il cattivo è la Russia e tutti lo ripetono. Tra un po’ perderebbero pure punti di vita se non lo facessero.


Sennò come dichiarare serenamente (Josep Borrell Ue, Boris Johnson Uk, Jens Stoltenberg Nato, Kamala Harris, Usa) che la Russia sta scatenando, in Europa, la più grande guerra dopo la seconda guerra mondiale senza che neanche un farabutto tra gli squadristi democratici alzi la manina per ricordare che in Serbia la Nato e l’Italia hanno bombardato Belgrado per una questione di politica loro interna e hanno ucciso 2500 civili, di cui 89 bambini, oltre ai 12500 feriti. Perché nessuno ricorda l’unilaterale dichiarazione di indipendenza del Kosovo sotto l’ala dalla Nato?

La detenzione della comunicazione in poche mani e della medesima cricca rende impossibile una democrazia popolare. Tuttavia, il nefasto progetto ordoliberista non potrà essere considerato attestato come realtà ordinaria di riferimento finché l’attuale generazione della società civile non sarà perita o annullata. Se, per allora, qualcosa dovesse andare per loro storto, si aprirà forse la condizione per giocare la carta spirituale la sola che i perdenti di oggi hanno in mano. È una carta spirituale, che punta tutto su una nuova nascita. L’opzione per una vita non più a punti.

Lorenzo Merlo




martedì 1 marzo 2022

Fotovoltaico? Attenti alle trappole...

 



Per affrontare l'incipiente crisi energetica in un comunicato del Comune di Treia si torna a parlare d'implemento del fotovoltaico.  Nella nota, ripresa da varie testate locali della provincia di Macerata,   si prospetta il possibile ricorso ai pannelli fotovoltaici in ambito agricolo,  la cosa ha messo in allarme diverse realtà di Treia.

Tra gli articoli apparsi -ad esempio- "Vivere Macerata" titola: "Treia punta sul fotovoltaico: si stanno individuando terreni per installare pannelli" e continua: "Potrebbe rappresentare un momento di grande svolta per le zone agricole, dunque per tante realtà e aziende anche di Treia, uno dei bandi in uscita nel mese di marzo, previsti dal Pnrr per i privati..." (Continua: https://www.viveremacerata.it/2022/03/01/treia-punta-sul-fotovoltaico-si-stanno-individuando-terreni-per-installare-pannelli/2100111576/)

Le notizie  apparse sul social FB, lasciano adito a dubbi ed  hanno messo in fibrillazione diversi cittadini e comitati  di Treia che paventano un incremento nell'installazione di pannelli  sui terreni agricoli.

Il Comitato Nosolareselvaggio  ha scritto: "Ripartirà l'impegno di questo Comitato per evitare assolutamente il consumo di suolo e speculazioni e scempio del paesaggio. A Treia il paesaggio è già fortemente compromesso dai pannelli solari a terra. Diciamo sì sui tetti, ma solo sui tetti.  L'aspetto in cui si parla  di "individuazione dei terreni"  è un elemento che va subito chiarito dall'Amministrazione..."

Massimo Medei così si è espresso: "Il 40% degli impianti a terra esistenti in tutta la provincia di Macerata sono concentrati a Treia.  Qualcuno dovrebbe spiegarmi il perché. Già è stato rovinato abbastanza il territorio treiese, e l'amministrazione dovrebbe controllare meglio le opere di mitigazione fatte visto che in alcuni casi a distanza di anni risultano quasi inesistenti..."

Ed il sindaco  di Treia, Franco Capponi, precisa: "L’articolo in questione  ha il titolo fuorviante... Il progetto  governativo prevede 1,5 miliardi d’investimenti dal Pnrr per installare pannelli su stalle e capannoni. Un’opportunità di risparmio per le aziende..."  Nel contempo il sindaco  annuncia  un piano per superare i regolamenti regionali.  "Ora con il regolamento regionale in vigore gli impianti si possono fare quasi dappertutto. Dopo questo piano le aree libere e opportunamente regolamentate in fatto di mitigazioni saranno davvero poche  a basso impatto paesistico! Ci sono nella nostra realtà delle zone in cui i pannelli fotovoltaici sarebbero meno impattanti e lì l’installazione potrebbe essere utilizzata con le dovute mitigazioni. Treia è la prima nella regione Marche a muoversi in questa direzione con un progetto del genere e intende superare con un puntuale approfondimento i regolamenti regionali che oggi consentono di installare il fotovoltaico anche su aree ad alto valore paesaggistico”.

Una voce critica, in risposta al sindaco di Treia,  si leva dal gruppo Treia News, in cui Antonio Cristofanelli Broglio scrive: "Complimenti! L’amministrazione, forse,  in cuor suo non ha mai abbandonato il progetto deturpante del nostro paesaggio rurale. Secondo l'amministrazione guidata da Franco Capponi  le  limitazioni legislative,  di carattere paesaggistico, possono essere superate con l’escamotage dei "pannelli resi invisibili" e lo spauracchio del rimanere senza “luce”.  

Il parere dello scrivente è quello che il problema energetico si risolve essenzialmente con la diminuzione del consumo. Il problema della produzione elettrica a mezzo pannelli fotovoltaici è l'immagazzinamento della corrente prodotta, attraverso idonei accomulatori,  in mancanza dei quali il sistema non funziona. Per cui il sovrappiù energetico, non collegato direttamente alla rete,  va disperso. Inoltre resta sempre la difficoltà dello smaltimento delle "carcasse" dei pannelli esauriti che comporta inquinamento ed  un alto costo energetico aggiuntivo. Ovviamente  sarebbe anche peggio con il paventato ritorno al nucleare o ad altri sistemi altamente impattanti.  Sarà tempo che l'uomo re-impari a vivere senza inutili luminarie e marchingegni tecnologici. Serve una società ecologicamente matura (non per finta).

Paolo D'Arpini