giovedì 15 maggio 2025
L'ultima preda dell'imperialismo... (per conquistarla ci vuole un "first strike"?)
mercoledì 14 maggio 2025
Italia Nostra contro le "nocività ambientali" sul territorio dei Castelli Romani...
L'espressione "nocività ambientali" che, a prima vista, potrebbe sembrare un pò generica, in realtà, fa riferimento concretamente alle gravi problematiche e minacce che gravano da tempo sul territorio dei Castelli Romani e dintorni, quali, in sintesi:
primo tra tutti l'incombente impianto di incenerimento da 600 mila tonnellate di rifiuti indifferenziati "tal quale" che l'amministrazione del comune di Roma ha previsto in località Santa Palomba, ai piedi dei Castelli Romani, il quale avrà un impatto fortemente deleterio sul nostro territorio, in termini di deturpazione del paesaggio (con una ciminiera di oltre 80 metri), inquinamento da polveri sottili e CO2 che saranno immesse nell'aria in grandi quantità (a 3 km dall'ospedale del NOC), con un grave consumo idrico, nonchè il conseguente scoraggiamento della raccolta differenziata a Roma, in contrasto stridente con l'obiettivo dei principi dell'economia circolare, ricordando come, da parte dell'amministrazione di Roma, da sempre, si tenda a scaricare i problemi della megalopoli ai confini, anche con i Castelli Romani come, ad esempio, nella gestione dei rifiuti, è accaduto con la discarica di Roncigliano, soltanto per ora chiusa, ma, si spera, chiusa in modo permanente.
Ma non parliamo solo dell'incombente inceneritore ( o termovalorizzatore che dir si voglia), ma anche delle altre problematiche importanti che affliggono il nostro territorio da decenni quali, in particolare:
il consumo di suolo e la cementificazione imperante, che ha stravolto il nostro paesaggio originario (con la perdita di molti vigneti ed uliveti) e condotto ad un incremento demografico ingiustificato della popolazione, attratta dalle nuove abitazioni costruite negli ultimi 40 anni circa;
il conseguente sovrasfruttamento delle falde acquifere che, associato all'impermeabilizzazione del suolo, dovuto alla cementificazione, sta provocando un impoverimento pericoloso della falda ed un abbassamento disastroso del livello dei laghi Albano e Nemi;
lo sfruttamento intensivo del nostro patrimonio boschivo che, all'interno del Parco regionale dei Castelli Romani, è per il 95 % destinato al taglio ceduo;
senza trascurare anche l'impellente ampliamento dell'impianto della Fassa Bortolo con ulteriori immissioni inquinanti nell'aria.
martedì 13 maggio 2025
La questione del "Dio"... (nel Buddhismo)

Da più di un secolo, i molti Occidentali a cui è stato insegnato il Buddismo, hanno acriticamente accettato che assolutamente e categoricamente non c'è alcun Dio, nessun Divino nel Buddhismo. Ma è abbastanza vero, questo? Non è forse il momento di riguardare ciò che in realtà questa grande religione sostiene in relazione all'idea di una possibile Divinità? In primo luogo, occorre che noi si definisca "Dio". Un concetto chiave è quello dell'assoluta Realtà eterna. La "Cambridge Encyclopedia" (CUP, 1997 p. 460) dice: "Dio è concepito come 'essere esso stesso'… assoluto, infinito, eterno, immutabile, incomprensibile… totalmente saggio (onnisciente), sempre presente in ogni dove (onnipresente), e totalmente buono (onni-benevolente)". C'è un qualcosa che si avvicina a questo nel Buddismo? Sì! Guardiamo qualche piccolo dato della grande quantità di evidenze.
Nei suoi primi insegnamenti, il Buddha parlò del reame di Nirvana (eterna pace e felicità) che è "non-nata, non-originata, non-creata" (Udana). Questo significa che il Nirvana non giunse in essere per una qualche causa: esso era là da sempre. In seguito, nei suoi insegnamenti del Mahayana, il Buddha parla del Buddha come il "Re Santo" di questo reame misterioso di Nirvana. Nel Nirvana Sutra, afferma: "La dimora dell’insuperato Signore del Dharma, il Re Santo, è concordemente chiamata 'Grande Nirvana'." (Mahayana Mahaparinirvana Sutra, tradotta da K. Yamamoto, redatto da T. Page, Nirvana Publications, 2000, Vol. 7, p. 28). Il "Dharma" è il sostenere la cosmica Verità Ultima, ed il Buddha è l'incarnazione di questa Verità – il volto personalizzato dell'impersonale Assoluto.
Inoltre, si dice che il Buddha sia presente dappertutto. Di nuovo, nel Nirvana Sutra, il Buddha dichiara di sé: "… il Tathagata [cioè, il Buddha] pervade tutti i luoghi, proprio come lo spazio. La natura dello spazio non può essere vista; così similmente, il Tathagata non può realmente essere visto, eppure fa sì che tutti possano vederlo attraverso la sua sovranità. Tale sovranità è chiamata 'il Grande Sé'. Quel Grande Sé è chiamato 'il Grande Nirvana'. " (ibid, p. 30). Così si afferma che Egli è "onnipresente", invisibile, però in grado di manifestarsi attraverso la sua grande "sovranità". Un ‘Sé’ sovrano, onnipresente, invisibile, increato, cioè il Dio Signore – non vi è familiare, tutto ciò? Non ha un qualche sentore della forma della Divinità?
Andiamo avanti. Il Buddha, nelle Istruzioni sul sutra ‘Non c’è Diminuzione e Nè Aumento’, rivela come la sua intima ed onnipresente natura - chiamata "Dharma-dhatu" (reame della Verità) - costituisce il Rifugio Eterno per tutte le creature ed il vero cuore di tutti gli esseri. Egli dice: “La Base di questo eterno, immobile, puro ed immutabile Rifugio, che è libero dal sorgere e dal cessare, l’inconcepibile puro Dharmadhatu, io lo chiamo 'puro-essere' [sat-tva]." Notiamo che questa "terra-di-base" dell'essere, del Buddha è "inconcepibile" o "incomprensibile" – che sono un'altra qualità associat con il Divino.
Ma c'è di più. Nel Lankavatara Sutra, il Buddha dice di come Egli è adorato sotto diversi nomi, come Verità (satyata), Nirvana, e "Dio" ("Isvara"), eppure non è compreso da coloro che lo adorano in queste varie modalità. Loro non riescono a vedere che l’uno-e-stesso increato, imperituro essere, è qui chiamato sotto una gran quantità di nomi. Alcuni pensano perfino che egli sia una non-entità, un non-esistente! I commenti di Buddha: "Essi mi prestano rispetto e mi donano offerte, ma non capiscono bene il significato delle parole, non distinguono le idee, e né il vero dal falso; attaccandosi alle parole degli insegnamenti, essi erroneamente discriminano che il Non-nato e l’Imperituro significhino la non-esistenza. Così loro non sono capaci di comprendere che il Tathagata [cioè, il Buddha] può essere conosciuto in molti diversi nomi e titoli". (‘Studies in the Lankavatara Sutra’, del Dott. D. T. Suzuki, Motilal, 1999 p. 354).
Forse è questo il motivo percui molte persone hanno frainteso un'importante area del Buddismo: dato che il Buddha parla di qualcosa che era Increato o Non-nato, molti hanno presunto erroneamente che ciò doveva significare che non c'è nulla del tutto, - poiché nulla è mai venuto ad esistere. Ma questo è mancare il punto centrale – e cioè, che la Realtà era, è, e non può mai essere creata: perciò essa È!
Infine, se il lettore ha ancora dubbi riguardo al Dio concepito nel Buddismo, provi ad ascoltare le parole del Buddha Primordiale, il cui nome è Samantabhadra – che guarda caso significa "Tutto-Buono", una delle definizioni di Dio, il quale nel sutra "All Creating King (Il Re che Tutto-crea)", rivela in termini maestosi e che ispirano il più alto timore riverenziale - che tutti gli esseri e i fenomeni sgorgano in nessun altro luogo che da essa - la cosmica Mente Risvegliata: "Io sono il centro di tutto ciò che esiste. Io sono il seme di tutti quelli che esistono. Io sono la causa di tutti gli esseri che esistono. Io sono il tronco di tutto ciò che esiste. Io sono la base di ogni esistenza. Io sono la radice stessa dell’esistenza. Io sono 'il centro',perché contengo tutti i fenomeni. Io sono 'il seme' perché genero tutto. Io sono 'la causa' perché tutti vengono fuori da me. Io sono 'il tronco' perché le ramificazioni di ogni evento germogliano da me. Io sono 'la base' perché tutti dimorano in me. Io sono chiamato 'la radice' perché io sono Tutte-le Cose". (Chogyal Namkhai Norbu, "La Suprema Fonte", trad. di Adriano Clemente, Snow Lion Publications, 1999 p. 157). Questo Buddha è sicuramente come Dio - la fonte, sostenitore ed essenza di Tutte le Cose e Tutti gli Esseri. Perciò, non è forse giunto il momento di smettere di chiamare "ateo" il Buddhismo?
Tony Page
lunedì 12 maggio 2025
Fermare l'industria delle armi...
L’Italia sta per acquistare altra tecnologia militare da Israele con il programma Gulfstream G-550 (ripreso da peacelink.it)
Siamo in tempo per mobilitarci. Infatti la Commissione Difesa del Senato non ha ancora espresso il parere sullo schema di decreto del Ministro della Difesa relativo alla prosecuzione dei programmi di ammodernamento e rinnovamento SMD 03/2020 e SMD 37/2021, con scadenza fissata al 26 maggio 2025.
Condividi questa pagina web e scrivi queste due lettere
- una alla senatrice Stefania Pucciarelli (stefania.pucciarelli@senato.
it) relatrice del programma militare; - una alla presidente della Commissione Difesa del Senato, Stefania Craxi (stefania.craxi@senato.it).
Nelle lettere occorre chiedere che la commissione voti contro il programma pluriennale di A/R n. SMD 19/2024, relativo alla prosecuzione dei già avviati ed approvati programmi di A/R n. SMD 03/2020 e SMD 37/2021, finalizzati alla progressiva implementazione di suite operative “Multi-Missione Multi-Sensore” (MMMS) su piattaforma condivisa Gulfstream G550 “Green” base JAMMS (n. 264).
Proposta di email alla sottosegretaria alla Difesa Stefania Pucciarelli
Indirizzo: stefania.
Oggetto: No all’acquisto di tecnologia militare israeliana – Appello per un voto contrario
Gentile Sottosegretaria Pucciarelli,
Le scrivo per esprimere la mia forte contrarietà all’acquisto da parte del Governo italiano di velivoli CAEW, prodotti da Elta Systems/Israel Aerospace Industries, destinati a potenziare le capacità di spionaggio e guerra elettronica del nostro Paese.
Mi riferisco all’implementazione di suite operative “Multi-Missione Multi-Sensore” (MMMS) su piattaforma condivisa Gulfstream G550 “Green” base JAMMS, attualmente in esame al Senato nella Commissione Difesa.
In qualità di relatrice di questo programma militare e membro della Commissione Difesa del Senato, ha oggi una responsabilità particolare. Questo non è un semplice programma tecnico: è una scelta politica, che rinsalda rapporti militari con un governo, quello israeliano, attualmente responsabile di orrende stragi sui civili a Gaza per cui è sotto accusa a livello internazionale.
L’Italia deve rompere ogni accordo militare con Israele. Acquistare tecnologie militari da Israele significa oggi finanziare un particolare settore del complesso industriale di un governo che opera con grave disprezzo per il diritto umanitario internazionale.
Le chiedo quindi per ragioni di coscienza e di coerenza con la Costituzione Italiana di opporsi a questo programma.
L’Italia deve uscire da ogni rapporto di affari con l’industria militare di Israele ed essere invece promotrice di pace, dialogo e tutela dei diritti umani.
In attesa di un Suo riscontro, Le porgo cordiali saluti.
[Nome e Cognome]
[Città / Provincia di residenza]
[Eventuale organizzazione o rete]
Proposta di email alla senatrice Stefania Craxi, presidente della Commissione Difesa
Indirizzo: stefania.craxi@
Oggetto: Voto contrario al programma militare Italia-Israele – Appello in difesa dei diritti umani
Gentile Senatrice Craxi,
Le scrivo in qualità di cittadino/a profondamente preoccupato/a per il programma di acquisto da parte del Governo italiano di velivoli militari CAEW (Conformal Airborne Early Warning), strumenti altamente sofisticati per la sorveglianza aerea e la guerra elettronica, prodotti dalla Israel Aerospace Industries.
Mi riferisco all’implementazione di suite operative “Multi-Missione Multi-Sensore” (MMMS) su piattaforma condivisa Gulfstream G550 “Green” base JAMMS, attualmente in esame al Senato nella Commissione Difesa.
Questa operazione, oltre a rappresentare un’ulteriore spesa militare in un momento di grave crisi sociale ed economica, lega il nostro Paese a rapporti commerciali nel settore bellico con uno Stato – Israele – oggetto di ripetute denunce per gravi violazioni dei diritti umani a Gaza e in Cisgiordania.
Mi rivolgo a Lei non solo come Presidente della Commissione Difesa del Senato, ma anche in quanto membro della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani. È proprio in virtù di questo doppio ruolo che Le chiedo un gesto di coerenza istituzionale e morale: votare contro questo programma militare.
Promuovere i diritti umani significa anche non rafforzare economicamente e tecnologicamente governi che violano il diritto internazionale umanitario.
Le chiedo di dare ascolto alla coscienza civile di tanti cittadini e cittadine che non approvano rapporti di complicità con il complesso industriale-militare israeliano.
La ringrazio per l’attenzione e confido in un suo impegno coraggioso.
Cordialmente,
[Nome e Cognome]
[Città / Provincia di residenza]
[Eventuale organizzazione o rete]
Fonte ed info: Alessandro Marescotti <a.marescotti@peacelink.org>
domenica 11 maggio 2025
Oliver Stone... fuori contesto?
Il regista premio Oscar Oliver Stone ha visitato Mosca e lì ha rilasciato una dichiarazione forte. Ha affermato che le autorità statunitensi ed europee stanno mentendo alla popolazione: i russi non sono dei nemici.
"9 maggio 2025. È stata la parata più grande dal 2021, dal leader russo niente minacce all’Occidente. Sugli spalti anche il regista Oliver Stone e l’attore Steven Seagal." (Domani)
Report:
sabato 10 maggio 2025
Scientismo = idolatria della scienza...
L’alone che avvolge di mistero e conferisce segreti a quanto non conosciamo, in particolare a ciò che lo scientismo – idolatria della scienza – ci vieta di avvicinare, pena la derisione e la condanna di superstizione e ignoranza, si scioglie al cospetto della purezza con la quale possiamo avvicinarlo.
La formuletta
Così in basso come in alto è una formula alchemica che allude alla consapevolezza che quanto accade nello stato materiale ha una corrispondenza spirituale e viceversa, cioè che quanto possiamo osservare nella cosiddetta realtà concreta contiene ed esprime ciò che è presente in quella sottile o metafisica. Una dualità che cessa di essere tale, la consapevolezza della quale permette di esorcizzarla, fino a riconoscere in tutte le parti, apparentemente separate, l’intero che le contiene e mostra.
La presenza nelle nostre coscienze di quanto non è misurabile, dell’assoluto, dell’infinito, del mistero o di Dio permette di dare verità al motto alchemico, in quanto è dall’informe e uniforme vuoto che anima l’eterno, che avviene il pieno delle forme difformi della storia.
Ed è per la medesima prospettiva che per il buddhismo “non conta l’atto in sé ma quello dotato di intenzione” (1), tanto nel bene quanto nel male. Dunque l’innocenza, qualsiasi effetto comporti, non ha effetti sull’evoluzione umana, ma ne ha invece l’intenzione interessata, egoica, tanto da mantenerci nel ciclo del samsara, cioè legati alla sofferenza.
Il cambio di paradigma dalla concezione della realtà oggettivata – univoca e per tutti identica, nonché separata da noi – a quella soggettivata – che si realizza al nostro cospetto e che dipende dal nostro stato, dal corpo organico in cui siamo presenti – scaturisce nel momento in cui possiamo pronunciare la formuletta quale nostra creazione e non come slogan, scimmiottatura, luogo comune o vanto d’erudizione intellettuale.
Capire non basta, ricreare è necessario. È un discorso inaccessibile a chi risiede, per ideologia cioè per carenza di consapevolezza, nel piano razional-positivista e material-meccanicista. Un territorio che, come tutti gli altri, genera le sue verità. Tra queste, la negazione che altro ci sia oltre alla cosiddetta materia.
Manca però un’ulteriore considerazione. L’avvento della consapevolezza necessaria per riconoscere in che termini la formula alchemica sia rappresentativa dell’identità umana e contemporaneamente della realtà che gli uomini descrivono, richiede il simbolo e l’archetipo. Più esattamente e rispettivamente, il riconoscimento del potere energetico delle forme e l’identità sostanziale celata dalle forme stesse.
Cessare la concentrazione sulle forme permette di vedere le forze, i veri moventi, che giacciono e agiscono sulle e nelle persone, quali l’orgoglio, l’ideologia, il risentimento, il sentimento, l’esigenza, la morale, il senso di colpa, ecc., non quando questi sono evidenti o dichiarati, ma quando celati, anche a noi stessi, sotto il tappeto della cosiddetta buona educazione, dell’ipocrisia, della bugia, dell’orgoglio, della debolezza, del vittimismo.
Ermete
Nella letteratura ermetica, la formuletta è normalmente attribuita e Ermete Trismegisto (tre volte saggio). Ma Ermete, sempre secondo la letteratura, più che un essere storico è figura divina estrapolata dalla cultura greca, a sua volta derivata dal dio Thot della cultura egizia. Entrambi, tra le numerose doti di cui sono ricchi, dispongono della consapevolezza della comunicazione, del logos creatore di realtà, dell’emozione quale madre partoriente del solo mondo che possiamo narrare.
Le emozioni, fondamenta di ogni nostro ordinario e straordinario, possono dirsi anche il territorio, da esse ben delimitato, in cui ci muoviamo, tanto nel particolare quanto in generale, ovvero tanto nel credere e pensare concreto quanto nelle consapevolezze o inconsapevolezze che impongono quel fare e quel pensare.
Tra le opzioni offerte dall’etimologia del lemma alchimia, quella greca che allude a fusione pare la più funzionale a cogliere la via per la conoscenza – appunto – seguita dagli alchimisti.
I suoi segreti – chiamiamoli così – iniziano a svelarsi, cioè a divenire banalità a tutti accessibili quando, a partire dalla sua missione di trasformare il piombo in oro, invece di ridere e deridere, si assume l’intento fino a trovare il contenuto che quella formula – appunto – nasconderebbe.
Solo il materialista ride e deride, ma si avvia al processo evolutivo quando riconosce che ogni affermazione allude a una prospettiva che la impone, quando capisce di aver scambiato l’interpretazione per la realtà. Se in quel momento avvia la ricerca, giungerà a vedere in che termini – allegorici – è effettivamente possibile trasformare in oro il piombo. Gli alchimisti lo narrano a loro modo.
Tre
Secondo il pensiero alchemico, tre sono le emozioni che corrispondono ad altrettante fasi dell’evoluzione esistenziale, il cui culmine implica – appunto – la fusione con il tutto, o la consapevolezza della natura della cosiddetta materia quale espressione del cosiddetto spirito, cioè la conoscenza, da loro simboleggiata dalla quintessenza o pietra filosofale, simbolica fucina della ricetta di tutte le cose del mondo tanto in basso quanto in alto.
I tre stadi, che chiamano nigredo, albedo e rubedo, rappresentano ognuno uno stato, un’emozione avviluppante in cui, come nelle palle di vetro dei souvenir, concepiamo il mondo ed effettivamente ci sembra di constatarlo nell’osservazione.
Nigredo indica lo stato in cui nella palla di vetro troviamo la cosiddetta realtà oggettiva, in cui la verità è scientificamente dimostrabile e ciò che non lo è non esiste, è una suggestione, o non è verità.
È la fase dell’arroganza umana, per eccellenza di stampo illuminista, e della sofferenza.
Albedo indica la fase in cui prendiamo coscienza della palla o dell’emozione che ci contiene, quindi anche della riduzione della conoscenza entro la modalità analitica, logica, razionale e materiale, nonché della vita esaurita nella modalità egocentrica e antropocentrica. Un criterio nel quale l’io e l’uomo sono considerati indipendenti dal mistero, tanto che credono di poterlo indagare con gli inadeguati strumenti del materialismo.
È la fase della sorpresa e della rivoluzione, tuttavia, in particolare nella prima parte, spesso troppo concentrata sulla ricerca cognitiva e intellettuale, cioè con l’impiego di modalità inadeguate.
Con Rubedo il diametro del souvenir tende all’infinito, eppure in ogni istante siamo consapevoli della sua dimensione. Dunque, con rubedo si intende l’avvento della consapevolezza della circolarità del tempo, quindi della ripetitiva necessità di attraversare tutte e tre le fasi al fine della trasmutazione, o della morte dell’ignoranza e della rinascita nella conoscenza. Conoscenza del proprio e altrui stato, dell’assoluta nostra responsabilità di tutto, della dinamica che vincola e muove le relazioni, della percezione delle energie di un luogo, di una persona, della possibilità di cogliere dal particolare l’intero, della chiaroveggenza, dell’attendibilità dell’oracolo e della dinamica del miracolo. I veri reconditi motivi, spesso vanitosi e orgogliosi, per cui restiamo concentrati su un progetto, siamo o non siamo disciplinati, la ragione delle distrazioni, la causa della ressa di pensieri, l’origine inconfutabile e necessaria di ognuno di questi, il loro necessario avvento, l’origine e il movente tutto autoctono della nostra sofferenza e del nostro benessere.
È la fase in cui si svela anche un altro segreto – continuiamo a chiamarlo così – quello del solve et coagula, sciogli e riunisci, il cui significato è la consapevolezza della permanente mobilità delle prospettive con cui guardiamo il mondo e, quindi, contemporaneamente della loro inettitudine all’evoluzione. Una premessa da sfruttare al fine di farne scuola e mutare l’esperienza storica in conoscenza. Un senso che viene alla luce quando si riconosce la necessarietà della storia, della sua brutale grevità, inevitabile emozione di partenza per la salita alle vette della sublimazione. Cioè per riconoscere l’Uno ed esserlo.
Lorenzo Merlo
Note
https://www.ereticamente.net/la-liberazione-marco-calzoli/
venerdì 9 maggio 2025
Bioregionalisti in campagna (contadina)...
Considerando il periodo di tempo che stiamo attraversando, il richiamo ad un modo di vivere e di concepire il nostro nutrimento, attraverso la sinergia con i luoghi, i terreni e le piante ad esso destinati, si sente il piacevole dovere di impegnarsi nella creazione di un fulcro attorno al quale accendere le nostre fiammelle, che unite, saranno in grado di mostrare che il vero sistema per risolvere tutti i problemi intorno alle coltivazioni per il nostro sostentamento bioregionale, ai modi, sostanze da usare o non usare e varietà, consistendo innanzitutto nel rispetto di ciò che si lavora e con il quale ci si nutre.

