martedì 14 gennaio 2020

Lettera aperta di Franco Floris al ministro Sergio Costa su "Tracciabilità e rifiuti a impatto zero"

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Alla c.a. del Ministro On.le Sergio Costa
Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare
R O M A

Oggetto: eventuale decreto sui rifiuti ad impatto zero.


On.le Ministro, sono molti i nostri soci e lettori, tra cui associazioni e comitati locali, che plaudono la nostra iniziativa nel cercare di fare chiarezza nel settore dei rifiuti differenziati. Sulla base di ciò ci permettiamo chiederLe di valutare l’opportunità di intervenire sugli enti locali preposti a questo settore affinché, finalmente, forniscano al pubblico informazioni più dettagliate attraverso i documenti (bollette) per la riscossione delle tasse sui rifiuti, in particolare indicando il costo a tonnellata dei rifiuti, dove questi vengono conferiti, come e da chi viene utilizzata la differenziata, i valori in percentuale della differenziata, ecc.

Per molte persone le bollette da pagare per lo smaltimento dei rifiuti sono a volte incomprensibili ed esageratamente care; per questo chiedono di essere informati su tutta la filiera rifiuti.

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Se la differenziata finisce nella tradizionale discarica si mette in essere una truffa con dei danni rilevanti, con costi non giustificati, guadagni illeciti, danni ambientali.... La differenziata costa tantissimo... molto di più della indifferenziata, per cui a qualcuno potrebbe venire in mente di fare la differenziata in città e poi, guadagnando “qualcosina”, conferire tutto com’è nella classica discarica. E’ ovvio che Accademia Kronos, a nome di tutti i cittadini italiani, chiede trasparenza.
Pertanto serve un sistema di tracciabilità più efficiente e questo anche per scovare comportamenti malavitosi, quindi serve un programma nazionale di controllo capillare capace alla fine di dare risposte concrete ai cittadini. Contiamo su di Lei!

Grazie per l’attenzione.

Il Presidente di Accademia Kronos
Franco Floris - ak@accademiakronos.it 

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lunedì 13 gennaio 2020

Riabitare bioregionale - Cercasi grande terreno per fondare un nuovo ecovillaggio (preferibilmente in Toscana)


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*Cara Umanità Splendente!*

Siamo un gruppo di amici: La *Tribù della Visione*, inizialmente di 4 famiglie ma altre in arrivo...... 

Il nostro è un *Grande Sogno*, di una intera vita, vorremo dare spazio alla creazione di un *Ecovillaggio*, un nuovo Popolo, Tribù, dove vivere in armonia con la Natura, in una forma Olistica condividere i nostri Talenti e Mestieri e Arti, proporre e accogliere Seminari, lavorare su noi stessi, mettendoci profondamente in discussione, cogliere le differenze e i conflitti come un opportunità di crescita...
renderlo un Paradiso commestibile e biodinamico e crescere i nostri Figli liberi...

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*Stiamo cercando un bel Terreno* grande di minimo 5 ettari, in parte seminativo e in parte boschivo, con vicino altri appezzamenti di terra per chi arriverà dopo..
Con Abbondante sorgente di Acqua
Accessibile con i mezzi, e massimo 15-20 min da una cittadina o paese.
Altitudine max 650m
Con un Casolare, un rustico o rudere....
O almeno dei mq edificabili o dove poter montare delle Yurte

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Confidiamo nelle infinite strade del Grande Mistero, potrebbe arrivare in regalo, in comodato d'uso o in vendita a cifre accessibili... di preferenza in *Toscana* per continuare a creare Rete con le realtà già esistenti
*Vogliamo lasciarci sorprendere!* 
Sappiamo che non è solo per noi, ma anche per tanti altri

Se sentite in giro fateci sapere!

Grazie di cuore❤

*Per proposte* :
👩🏻‍🎨Giulietta 3402749345
🧝‍♀Erica 3292187971
💃🏻Giusy 3402835867



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Evviva la tribù e chi ci ferma più!

sabato 11 gennaio 2020

Industria della carità e del siccatuttu... - "Al contadin non far sapere...."

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C’è un libro interessante che s’intitola “L’industria della carità” che mi sembra molto pertinente: di tutti questi soldi i poveri  contadini non hanno ricavato niente. Gli argomenti di questo libro  sono vecchi come mio nonno  e sarebbe più utile indagare come le lobby finanziano e hanno finanziato alcune associazioni ambientalistiche che appartengono ad aree politiche diverse, le lobby le gestiscono e le finanziano a secondo di come fa comodo loro e dove e come soffia il vento... 

Tempo fa ho letto (non ricordo dove) che le lobby prima hanno inquinato e  adesso stanno facendo scoprire i danni che hanno fatto all'ambiente perché lucrano nuovamente pure sulla bonifica dei siti da loro stessi inquinati. Il segreto di Pulcinella sembra che prima di qualche scomodo "delatore" nessuno sapesse niente della Terra dei Fuochi di Augusta dell ilva di Taranto e dell'acqua di Bussi inquinata o delle navi cariche di veleni affondate nel Mediterraneo.  Anzi, a proposito di navi, una leggenda metropolitana riferisce che quando è stata affondata la Jolly Rosso in Calabria, vicino Cetraro, quella notte tutta la costa era presidiata dalle forze dell'ordine. Ora sui giornali e in televisione è un pullulare di programmi di indagini giornalistiche, tipo report, che riferiscono di luoghi di fatti e storie di inquinamento anche se ormai non se ne viene mai a capo niente. 

D'altra parte se le maggiori industrie nazionali sono legate alla meccanica all'asfalto, al cemento e ai trasporti, ovvio che sia accaduto tutto questo, certamente menti più illuminate avrebbero già organizzato come fatto in altre nazioni un sistema più moderno di stoccaggio dei rifiuti tossici e non solo mandandoli in Africa o seppellendoli nelle campagne o nascondendoli sotto lo zerbino di casa. 

Uno stato sensibile avrebbe organizzato già da tempo un servizio di recupero e compostaggio di tutta la spazzatura domestica guadagnando allo stesso modo se non anche di più di oggi che li mandano con i camion in giro per l'Italia da un posto all altro. anche stupidi per esempio in Abruzzo hanno inquinato le falde acquifere del tirino e hanno fatto i pozzi a valle del sito inquinato e non a monte, in una delle regioni più ricche di acqua di tutta europa ci hanno fatto bere acqua inquinata per cinquantanni come poi se nessuno avesse mai saputo niente e mai fatto dei controlli adeguati. 

Si parla addirittura di spazzatura bruciata negli alti forni dei cementifici o di rifiuti anche tossici trasformati in mattoni assieme all argilla o addirittura triturati e dati ai contadini da spargere per le campagne. d altra parte basta pensare ai fanghi dei depuratori adoperati come concime nella pianura padana o anche al salento dove da decenni e decenni i contadini anche consapevolmente adoperano prodotti che chiamano "medicine" o "siccatuttu", in dialetto, per non far crescere l'erba sotto gli ulivi o ai cartelli su vigneti o alberi di frutta: attenzione frutta trattata con prodotti fitosanitari... 

Ferdinando Renzetti

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venerdì 10 gennaio 2020

Aumento delle emissioni di gas serra... e conseguenze climatiche ed ambientali


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A pochi giorni dall’apertura dei lavori della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici di Madrid, l'Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) ha pubblicato due briefing che lanciano nuovi allarmi.
Nel 2018, infatti, le concentrazioni di gas a effetto serra hanno raggiunto nuovi massimi e i dati in tempo reale provenienti da una serie di località specifiche indicano che i livelli di anidride carbonica (CO2) hanno continuato ad aumentare anche nel 2019.
La concentrazione di CO2, il principale gas serra correlato alle attività umane, ha raggiunto nuovi massimi nel 2018, con 407,8 parti per milione (ppm), ovvero il 147% rispetto al livello preindustriale del 1750, in crescita rispetto a 405,5 ppm del 2017. L'aumento tra il 2017 e il 2018 è stato superiore al tasso di crescita medio dell'ultimo decennio.
Circa il 40% del metano viene emesso in atmosfera da fonti naturali e circa il 60% proviene da attività umane, come l'allevamento di bestiame, la coltivazione del riso, lo sfruttamento di combustibili fossili, le discariche e la combustione di biomassa. Il metano atmosferico ha raggiunto un nuovo massimo nel 2018, con circa 1869 parti per miliardo (ppb) ed è ora al 259% rispetto al livello preindustriale. L'aumento dal 2017 al 2018 è stato superiore sia a quello osservato tra il 2016 e il 2017 sia alla media dell'ultimo decennio.
Il protossido di azoto viene emesso in atmosfera da fonti naturali (circa il 60%) e antropiche (circa il 40%), inclusi oceani, suolo, combustione di biomassa, uso di fertilizzanti e vari processi industriali. La sua concentrazione atmosferica nel 2018 era di 331,1 parti per miliardo. Questo rappresenta il 123% dei livelli preindustriali. L'aumento dal 2017 al 2018 è stato anche superiore a quello osservato dal 2016 al 2017 e al tasso di crescita medio negli ultimi 10 anni. Il protossido di azoto svolge un ruolo importante nella distruzione dello strato di ozono stratosferico che ci protegge dai dannosi raggi ultravioletti del sole.
Non vi sarebbe dunque alcun segno di rallentamento, per non parlare di calo, nella concentrazione di gas serra in atmosfera, nonostante tutti gli impegni previsti dall'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici: l'ultima volta che la Terra ha sperimentato una concentrazione comparabile di CO2 è stata 3-5 milioni di anni fa. Allora, la temperatura era più calda di 2-3° C, il livello del mare era di 10-20 metri più alto di adesso.
Secondo un altro briefing dell'Organizzazione meteorologica mondiale, il 2019 sarà molto probabilmente il secondo o il terzo anno più caldo mai registrato, chiudendo un decennio di eccezionale calore globale e condizioni meteorologiche ad alto impatto.
La temperatura media globale da gennaio ad ottobre 2019 è stata infatti di 1,1 ± 0,1° C al di sopra delle condizioni preindustriali (1850-1900). Le medie quinquennali (2015-2019) e decennali (2010-2019) sono, rispettivamente, quasi sicuramente il quinquennio e il decennio più caldi mai registrati. Dagli anni '80, ogni decennio successivo è stato più caldo dell'ultimo.
L'innalzamento medio globale del livello del mare risulta accelerato a causa dello scioglimento delle calotte glaciali in Groenlandia e Antartide, secondo il rapporto. Ad ottobre 2019, il livello ha raggiunto il suo valore più alto a partire da gennaio 1993.
L'oceano, che funge da cuscinetto assorbendo calore e anidride carbonica, sta pagando un prezzo pesante, a partire dalle temperature oceaniche che hanno raggiunto livelli record.
Nel decennio 2009-2018, l'oceano ha assorbito circa il 22% delle emissioni annuali di CO2, il che aiuta ad attenuare i cambiamenti climatici. Tuttavia, l'aumento delle concentrazioni atmosferiche di CO2 influisce sulla chimica dell'oceano e delle sue acque che risultano il 26% più acide rispetto all'inizio dell'era industriale, con conseguenze negative sugli ecosistemi marini.
Il continuo declino a lungo termine del ghiaccio marino artico è stato confermato anche nel 2019: l'estensione minima giornaliera di ghiaccio marino artico a settembre 2019 è stata la seconda più bassa.
Parlando poi degli eventi climatici estremi, le ondate di calore e le inondazioni, che erano un tempo eventi rari, stanno diventando sempre più regolari. I paesi che vanno dalle Bahamas al Giappone al Mozambico hanno subito l'effetto di devastanti cicloni tropicali. Incendi violenti hanno attraversato l'Artico e l'Australia.
Il briefing del WMO dedica un'ampia sezione agli impatti meteorologici e climatici sulla salute umana, sulla sicurezza alimentare, sulla migrazione, sugli ecosistemi e sulla vita marina. Non si può scordare, ad esempio, che la variabilità climatica e gli eventi meteorologici estremi sono oggi tra i fattori chiave dell’aumento della fame nel mondo.

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giovedì 9 gennaio 2020

Italia sventrata - Il gasdotto TAP transadriatico attracca entro il 2020 a Melendugno


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"Come sapete già, TAP è una parte importante del progetto Corridoio meridionale del gas (SGC), disegnato per la consegna del gas azero in Europa. Il gasdotto è costruito al più di 90%. Secondo le nostre aspettative, il progetto sarà completato entro la fine di quest'anno", ha detto il ministro dell'Energia dell'Azerbaigian, Parviz Shahbazov.
Il gasdotto TAP, gli investimenti nel quale ammontano ai 4,5 miliardi di euro fa parte del progetto Corridoio meridionale del gas. La capacità iniziale del gasdotto sarà di 10 miliardi di metri cubi di gas all'anno con la possibilità di raddoppiarla. Si prevede che la costruzione di TAP sarà completata nel 2020, in modo che il primo gas azero giunga all’Europa nello stesso anno. (Gli azionisti di TAP sono: British Petroleum — 20%, SOCAR (Compagnia petrolifera statale dell'Azerbaigian) — 20%, Snam — 20%, Fluxys — 19%, Enagas — 16%, Axpo — 5%).
Il percorso TAP inizierà dalla città greca Kipoi, al confine con la Turchia (dove è previsto il collegamento con TANAP, un altro gasdotto inaugurato nello scorso dicembre in Turchia) e l'attracco  in Italia del gasdotto sarà nel comune italiano di Melendugno, situato nel centro-est della penisola Salento, in Puglia.

Il gasdotto TAP: il nodo Puglia

L'8 gennaio 2020 la procura di Lecce ha rinviato a giudizio i vertici di Tap, Saipem e ditte salentine impegnate nell'opera, per danni ambientali. Il presidente della regione Puglia, Michele Emiliano ha annunciato di voler chiedere un risarcimento per danno all'immagine "causato alla Puglia con la costruzione del gasdotto a Melendugno, la cui procedura di localizzazione oggi viene dichiarata illegittima dalla Procura di Lecce". (Fonte Notizie: Sputnik)
Ma quello che preoccupa maggiormente è il proseguimento del gasdotto lungo la Penisola, una opera a cura  Snam Rete Adriatica Brindisi-Minerbio, del diametro di ben 120 cm,  un’infrastruttura di quasi 700 km di lunghezza (collegata  a sua volta al TAP dell'Azerbaigian), che  attraversa   tutte le aree a più elevato rischio terremoti dell’Italia centrale, compresi ben quattro crateri sismici tra Emilia,  Umbria, Marche ed Abruzzo, nonché le zone di alto pregio naturalistico dell’Appennino (considerando -inoltre- che a  lato, come non bastasse,  insiste il fracking delle trivelle nell'Adriatico). 
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Queste opere servono esclusivamente al progetto di trasformare il nostro paese in un HUB DEL GAS, per l'import/export di metano, riservato al profitto del proponente. Sono scelte imposte dall’alto, non giustificate da finalità di pubblica utilità, perché il gas che attraverserà il metanodotto non serve al fabbisogno del Paese ma alle operazioni commerciali private della Snam sul mercato internazionale degli idrocarburi.

Con una vera e propria beffa, si scaricano i costi di un’infrastruttura inutile e dannosa sulle bollette di tutti gli italiani e tutti i rischi sulle comunità locali, che dovranno pagarne i pesanti effetti sul turismo, sull’agricoltura, su un’economia locale già messa gravemente in ginocchio.

La decisione di trasformare l'Italia in un HUB DEL GAS è stata presa senza alcun dibattito pubblico  e senza Valutazione Ambientale Strategica, in un paese che è tra i più vulnerabili in Europa per il rischio sismico e quello idrogeologico, anche in previsione del successivo gasdotto, EastMed, progettato per far risalire il gas israeliano in Europa, sempre passando nel mezzo della Penisola Italiana. (*)

Paolo D'Arpini - bioregionalismo.treia@gmail.com

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martedì 7 gennaio 2020

Rete Bioregionale Italiana: “Il vero federalismo è solo bioregionale."

Mi tocca tornare sul discorso del “federalismo bioregionale” vista la spinta  verso la globalizzazione e verso un federalismo economico che contribuirebbe ad alienare ulteriormente il senso dell'appartenenza al luogo allontanando vieppiù gli abitanti dalle istituzioni ed oscurando l'identità locale.

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La costituzione degli Enti Regionali in Italia è stato uno dei mali della politica nostrana, tesa a spartirsi la torta amministrativa. Ha fatto comodo ai partiti che si sono creati delle piccole repubbliche all'interno dello stato contemporaneamente permettendo agli amministratori locali di mungere alle prebende pubbliche e gestire le ricchezze del popolo e del territorio  a fini personalistici. Prova ne sia -ad esempio- il gonfiamento paradossale della spesa sanitaria, con norme interne, attuazioni e finalità differenziate, con l'impossibilità di trasferimento da una Regione all'altra come si trattasse di stati esteri e  con la suddivisione delle cariche e degli enti fra i soliti congiunti politici, senza nessun reale beneficio per la salute pubblica. Ma non voglio parlare di questo... per ora!

L'Italia è un piccolo paese che per secoli ha patito il male della suddivisione in vari staterelli, il risultato è che solo dopo l'unità  si è ripreso a parlare di identità nazionale ed è stato possibile costruire un popolo, con tutte le difficoltà che ancora persistono e che sono visibili nella nostra società “spaccata” fra nord e sud... fra est ed ovest, fra isole e promontori...

Nel frattempo in Europa, a partire dalla fine dell'ultima guerra mondiale, è andato avanti un processo unificatorio che ora si chiama Comunità Europea. Questa unione è buona per il vecchio continente che ha subito per troppi anni divisioni e guerre intestine. La distribuzione dei poteri in chiave di separazione politica non aiuta assolutamente l'integrazione fra i popoli. Però vanno rispettate le diverse culture, le lingue e le caratteristiche peculiari di ogni comunità che è parte e componente del nostro continente.

Ma ora iniziamo col  considerare   quale potrebbe essere la conseguenza in Italia di un “federalismo puramente economico”(come si prefigura quello che si vorrebbe attuare) che parta dal concetto della separazione delle varie realtà della penisola ai fini di gestire “meglio” le singole ricchezze. Questa nuova parcellizzazione dell'Italia porterebbe ulteriori mali al popolo italiano ed all'Europa tutta. La costituzione di -a tutti gli effetti- nuove “repubblichette” indipendenti all'interno del contesto nazionale ed europeo non è un vantaggio per la comunità, anzi porterebbe guai, delusioni ed odi... E di questo non abbiamo bisogno proprio ora che la crisi economica galoppante e la spinta allo sfacelo morale si fa più forte in Italia e nel mondo.

C'è bisogno di solidarietà e di capacità di riconoscersi con il luogo in cui si vive senza però cancellare l'unitarietà della vita e la consapevolezza che il pianeta è uno come una è la specie umana. Non si può continuare a separare la comunità degli umani su basi etniche o sociali o religiose o “politiche”... 
Scrivevo tempo addietro nel sito della Rete Bioregionale Italiana: 
"Chi può definirsi bioregionalista?
Questo termine non denota una appartenenza etnica bensì la capacità di rapportarsi con il luogo in cui si risiede considerandolo come la propria casa, come una espansione di sé. La definizione diviene appropriata nel momento in cui si vive in sintonia con il territorio e con gli elementi vitali che lo compongono. 
Infatti chiunque può essere bioregionalista indipendentemente dalla provenienza di origine se segue la pratica dell’ecologia profonda, del vivere cercando di essere in sintonia il più possibile col mondo che ci circonda, in un modo in cui, pur sentendosi liberi di manifestare se stessi nelle proprie caratteristiche peculiari, non si ha bisogno di provocare danni all’ambiente od alla società in funzione di un personale esclusivo vantaggio. Nel bioregionalismo si cerca quindi di riportare un equilibrio fra l’uomo, l’ambiente e gli altri esseri viventi.
Infatti l'integrazione, di cui tanto oggi si discute, è solo una ovvia conseguenza del vivere in luogo riconoscendolo come la propria casa. Perciò il vero federalismo può essere solo bioregionale ed il riconoscimento con il luogo di residenza deve avvenire nelle forme più semplici e vicine al contesto socio/ambientale in cui si vive. Questo contesto é ovviamente la comunità del paese, e della città che riunisce una serie di paesi in una comunità facilmente riconducibile ad una identità condivisa. Questo ambito identitario   è identificabile con la “Provincia”. Le Province lungi dal dover essere eliminate dovrebbero anzi assurgere al ruolo rappresentativo dell'identità locale e tale riconoscimento non alienerebbe la comunione ed il senso di appartenenza all'Europa ed al mondo bensì aiuterebbe il radicamento al luogo in cui si vive e la responsabilizzazione a mantenerlo sano e compatto.

C'è inoltre da dire che dal punto di vista storico le Province da tempo immemorabile hanno rappresentato il “luogo di origine” mentre le Regioni sono state create massimamente a tavolino per soddisfare esigenze politiche indifferenti alle comunità locali. Vedesi la costituzione del Lazio, formato per soddisfare le esigenze di una città che doveva essere la capitale di un nuovo impero, costituito smembrando la Tuscia, rubando territori all'Umbria (Rieti) e aree all'ex Regno di Napoli (Formia, Gaeta, etc.). Oggi Roma ed area metropolitana con i suoi 6 milioni di abitanti (più i non registrati, quasi altrettanti) ha completamente fagocitato il territorio e la gestione delle risorse relegando il ruolo delle Province storiche a quello di “fornitura di servizi e ubicazione di scomodi impianti inquinanti”... (Ma è logico quando si vede che i 9/10 dei residenti laziali stanno a Roma e siccome siamo in democrazia così deve andare...). In verità le grandi città metropolitane dovrebbero essere tutte “città regione” e magari pure decrescere.. se si vuole che il cancro da loro rappresentato non si propaghi al territorio...

Paolo D'Arpini, Rete Bioregionale Italiana
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lunedì 6 gennaio 2020

La riduzione delle emissioni di gas serra in Europa


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La politica europea di riduzione delle emissioni di gas serra si divide in due ambiti: i settori riguardano le grandi industrie energivore e la produzione di energia elettrica. I settori non –Ets – in sintesi, trasporti, agricoltura, residenziale e terziario – sono invece sottoposti a delle riduzioni di emissioni stabilite per ogni nazione della Effort Sharing Decision.  L’obiettivo di riduzione delle emissioni complessive del 20 per cento rispetto al 1990 è suddiviso fra settori Ets e non-Ets. 

L’obiettivo nel suo complesso è stato già raggiunto nel 2016. Nel 2017 sono tornate a crescere dello 0,6 per cento, ma si prevede che l’obiettivo al 2020 venga centrato. In termini di produzione da fonti rinnovabili il raggiungimento del target del 20 per cento sui consumi che includono elettricità, calore e trasporti entro il 2020 è in forte dubbio, nonostante il trend di crescita al 17,4 per cento nel 2017. 

I paesi più virtuosi sono quelli scandinavi, ma anche l’Italia ha raggiunto il suo target nel 2014. Tra i grandi paesi ancora lontani dal rispettare il proprio obiettivo Francia e Germania. Le rinnovabili hanno comunque fornito il 32,3 per cento dell’elettricità europea nel 2018. L’ultimo target tra quelli individuati dal Pacchetto 20/20/20 riguarda l’efficientamento energetico. 

L’obiettivo di efficientamento energetico al 2030 è stato comunque rivisto al rialzo rispetto al precedente – 27 per cento. Ciò fa sperare che vi sia una maggior ambizione in futuro. 

Se guardiamo agli obiettivi di più lungo termine, le proiezioni ci dicono che sulla base di quelli già pianificati dagli stati membri, gli obiettivi al 2030 (riduzione emissioni e produzione da fonti .rinnovabili) non verranno raggiunti. La Commissione ha stimato come necessario un investimento nelle infrastrutture energetiche pari al 2,8 per cento del Pil.

Prof. Luigi Campanella 

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A.K. Informa N. 1/2020