domenica 22 marzo 2020

Alchimia bioregionale di gruppo



Ho letto su quotidiano che un giovane chef ha ricevuto le due stelle michelin, in danimarca, poco tempo dopo l’apertura del suo nuovo locale. Dice che all’inizio faceva cucina New Nordic, metodo molto semplice per creare un piatto quando non si è ispirati: si prendono un paio di ingredienti da una fattoria locale, si raccoglie qualche erba nella foresta - e si condisce con un po’ di storytelling. 

Alchemist non è solo un ristorante - non proprio - e rifugge ogni descrizione sintetica. Per cominciare, non propone un menu degustazione, bensì “un’esperienza olistica” dove la gastronomia occupa un ruolo centrale a fianco di arte, teatro, musica e stimoli sensoriali. Non serve “piatti” bensì “impressioni” (50 in totale). Se queste scelte lessicali sembrano misteriose, è perché lo sono: quelli di Alchemist hanno arruolato uno storico del cibo e due filosofi (sic!) per descrivere sé stessi nel modo più esatto possibile. È anche il primo ristorante al mondo a impiegare un drammaturgo: “Prima dell'apertura ho preso lezioni di teatro per un anno” spiega il giovane chef “e ho visto quanti paralleli esistano tra queste due esperienze. Quindi abbiamo deciso di creare una struttura drammatica per la cena: divisione in atti, climax, punto di non ritorno...”  

Ieri mia madre diceva preoccupata che tutti i ristoranti sono vuoti cosi i cinema i teatri gli stadi i trasporti, e che l'economia rischia la paralisi... Le ho risposto che sono cose che ci mette a credere la televisione, assurdo che noi umili ci preoccupiamo della loro economia... intanto preoccupiamoci della nostra salute e ho concluso dicendole, che ogni volta che apriamo il rubinetto ed esce l’acqua, possiamo ringraziare dio, il cielo e la natura, cosi il gas per cucinare e riscaldarci e l'elettricità. Se ci fosse una crisi energetica grave rimarremmo senza elettricità e gas, le nostre case sarebbero bloccate e il nostro confort azzerato, con un evidente disagio generale e conseguente caos. Consumiamo acqua in eccesso continuamente, quando la meta della popolazione mondiale vive in condizioni senza spesso neanche il minimo di acqua e cibo per la sopravvivenza stessa. E quindi per concludere pensando al the alchimist e a quanti altri noti ristoranti olistici rimangono vuoti, rispondo che è poco importante se tutto questo può essere utile a farci essere meno consumisti, più coscienti, consapevoli e aperti al dialogo tra le generazioni e con il futuro.

E’ suggestivo il ristorante con il drammaturgo. Non vi si entra solo per soddisfare il bisogno della fame e fuggire bensì per immergersi attraverso il teatro in una dimensione altra, che e' sogno e vita. Sarebbe bello se si rallentasse le vite dei globalizzati, se si vuotassero tutti i locali e i social e ci ritrovassimo in piazza a parlare tra di noi, come si fa tra esseri davvero umani

Veteris, il Parmigiano reggiano “da ricchi”

Hanno prodotto pure un formaggio da meditazione, 15 anni di invecchiamento 1500 euro al chilo, 15 euro al grammo, anche se non è roba per le nostre papille gustative, cosi le 50 impressioni sensoriali di alchimista non sono roba per noi umili. Possiamo permetterci un buon piatto di pasta e fagioli, per dirla alla bud spencer, anche gli angeli mangiano fagioli, solo che abbiamo perso, pure in questo contesto, parte della nostra cultura di appartenenza. Abbiamo perso le nostre storie e il nostro saper fare legati alle farine di un tempo, al fare la pasta e il pane a casa; pure di questo si è appropriata la cultura egemone, a noi tocca la pasta industriale, con farine di grani che non si sa da dove arrivano. Abbiamo perso le storie legate a tutte le varietà di fagioli che c’erano un tempo e ora spesso ci toccano quelli nei barattoli e non quelli che si compravano al mercato e si sgranavano in compagnia chiacchierando sul tavolo della cucina. Quei tavoli col piano di marmo che avevano le cucine degli anni 60, dove sotto al tavolo c’era la spianatora e in un foro era infilato il mattarello. Era tutto funzionale ed ergonomico al lavoro delle donne italiane di quel periodo: fare la pasta. Ricordo poi che nel periodo di natale si giocava a carte e a tombola, su quei ripiani in marmo le carte scivolavano bene, anche se in verità un po freddi e i fagioli si usavano anche per segnare numeri sulle cartelle della tombola. A volte si usavano pure le bucce dei mandarini, con quell’aroma caratteristico, che veniva fuori dai pori della buccia che inondava la stanza, tra le risate il chiacchiericcio e i numeri. The alchimist non è roba per noi!  

Credevo fosse un locale per tutti. Allora si rovescia tutto. Si lavora per le élites; gli altri si arrangino. Di pasta e fagioli buona non se ne trova piu’; chissà cosa ci mettono nei cibi nelle verdure e nella frutta. Ricordo anch'io che da bambino mi divertivo a sgranocchiare i fagioli. Ho ancora lu"stennamasse" con cui mamma e nonna lavoravano la pasta. Mi hai ricordato la tombola giocata con i fagioli; a me cadevano spesso e richiedevo i numeri già usciti per rimetterceli sopra. Era un rito.

Bello e interessante quanto scrivi, anche a me fin da bambino piacevano le poesie di leopardi il sabato del villaggio la mia preferita, l'attesa del piacere è già di per se il piacere stesso, poi più in la ho scoperto altri canti l infinito canto alla luna la ginestra. In quanto a quello che dicevo era troppo bello negli anni 60 vivere in quelle cucine, ricordo che c’era una grande stufa a legna che amavo più di ogni altra cosa, come unica fonte di riscaldamento. Vivevo in una casa al limite della periferia urbana, subito dopo iniziava la campagna; dormivo in una camera con mio padre mia madre e mia sorella e i nonni in un altra camera, poi sala, cucina, pianerottolo, rialzato verso sud, da dove si scorgeva la campagna, la majella e il gran sasso. Si scendevano un po di scalini e prima dell'orto giardino una piccola aja. Qui le varie famiglie si riunivamo per fare le passate di pomodoro, vendemmiare e altri lavori. Il nonno accendeva sempre la callara a legna per cuocere il vino cotto o le bottiglie di pomodoro, e metteva sempre le patate nella brace. Fino a otto dieci anni, poi tutto è cambiato. Crescendo la sfera del magico, man mano si è assottigliata, sempre di più fino a scomparire del tutto, anche perché i rapporti tra le famiglie sono cambiati. La vendemmia non si è fatta più, le bottiglie di pomodoro pure; le riunioni delle famiglie per natale, sono cambiate. Crescendo molte persone sono scomparse, forse le più importanti, per la piccola comunità, ed è mancata una figura centrale che avesse il carisma di raccogliere tutti i componenti del grande nucleo. Oggi con cugini e parenti dell’infanzia non ci si frequenta da tempo; un po per la diversità culturale che si è accentuata nel corso del tempo, un po per responsabilità mia e anche appunto per mancanza di un posto e di una figura familiare che raccogliesse tutti. Si incontrano tra di loro solo a festicciole per ristoranti per battesimi matrimoni e non mi sento più di far parte della comunità. 

Comunque tutto travolto dal consumismo, anche nessuna determinazione da parte di un gruppo familiare nel riconoscersi in un lessico comune, per citare natalia ginzburg e mantenere una specifica appartenenza; tutti quanti ci siamo rifugiati nel contesto della famiglia amorale alla bansfield, dove solo all interno del micro nucleo familiare viene riconosciuto il valore di bene e male, di gioia e dolore: i panni sporchi si lavano nel chiuso ristretto della famiglia. Negli anni 60 la famiglia era allargata e si viveva tutti assieme, anche più famiglie. Per esempio, al piano di sopra della casa dove abitavo con i miei nonni e i miei genitori, con quattro stanze e un bagno vivevano le due famiglie dei fratelli di mio padre, con mogli e figli e nella casa vicina, le sorelle di mio padre, con le rispettive famiglie. Questo era il grande nucleo, composto nei periodi più belli, almeno da dieci dodici bambini che facevano casino. Stavamo tutto il giorno tutti assieme, anche a giocare sulla strada, maschi e femmine: campana uno due tre stella, mosca cieca, nascondino. Le merende di pane olio e pomodoro o pane ricotta e zucchero, col cacao spolverato sopra e si andava pure al mare come una grande tribù. I compleanni con la pizzadolce fatta in casa, festeggiati sempre tra di noi, il dolce più buono che abbia mai mangiato. Infatti se mi capita di assaggiarne una fetta ancora oggi, anche se difficile trovarla fatta allo stesso modo, mi sembra veramente di assaggiare o mangiare il sapore del tempo. 

In verità tra i luoghi più interessanti che ho frequentato negli ultimi anni ci sono gli ecovillaggi, e anche tra numerosi disagi questo senso comunitario e di appartenenza si vive ancora, anche come forma di sperimentazione sociale: coltivare, costruire oppure cucinare in gruppo, facendo la pasta, il pane, accentuando il discorso sulle storie dei legumi, delle farine e dei grani antichi, i lieviti madre, le ricette naturali, i ricordi, le tecniche di coltivazione e conservazione dei cibi nella tradizione. Insomma tutto quello che si sarebbe potuto fare e non si è fatto all interno di quella grande famiglia che si è adattata al confort del comodo consumismo senza mantenere legami specifici con il passato e la specifica appartenenza culturale, anche perché, come dicevo, senza una figura guida di riferimento, pian piano le comunità affogano nell’indifferenza e nel non essere, una scelta pure questa: seguire il flusso degli eventi. 

Ecco sarebbe fantastico creare gruppi omogenei ed eterogenei veramente forti, che riescano ad autodeterminarsi, anche senza figure di riferimento e questo manca anche negli ecovillaggi, nonostante si sia diffusa la pratica dei cerchi di parola e consapevolezza, dove ognuno può manifestare il suo essere, come vuole e come si sente; ci sono sempre persone delegate al comando e alle decisioni e la vera forza del cerchio decisionale non è ancora venuta fuori, se non in casi isolati e di breve durata.  

Ferdinando Renzetti 

ferdinandorenzetti@libero.it

sabato 21 marzo 2020

Pellegrinaggio nel luogo in cui si è...



Pellegrini in terra e fino all’inverosimile tormentati dal possesso delle mappe, del magico punto rosso delle metropolitane… vous étes ici! 
Quel tanto bramato ici che finalmente ci inchioderebbe all’illusione dell’essersi trovati, dell’essere meno smarriti, del sentirsi meno stranieri. In che galassia abita l’ici? E se fosse solo il sasso che mi fa inciampare sul metro di sentiero che sto percorrendo?
Grazie sasso, ti voglio bene! Quando non avevo fuori dalla porta della mia casa i seicento ettari di foresta di Manziana, possedevo solo un geranio alla ringhiera di un balcone milanese. Contavo i petali dei fiori, li liberavo dalle foglie secche, toccavo la terra e portavo le dita alla bocca. Ero lì e in nessun altro luogo, lì si consumava il mio privato banchetto con gli dei. Ieri ho abbracciato una quercia di cinque secoli. Che importa se agli dei piace così tanto cambiar ristorante? Che importa se mi invitano sempre?
Pellegrini e transitori come siamo, perché mai dovrebbe fermarsi il viaggio davanti a un numero civico? Anche se fosse la soglia della casa degli orrori, dei lager e delle delicatezze, perché dovrei fermarmi e suonare il campanello se so che sono pellegrina in terra?
Il vento continua a portare nei giardini i semi del cardo e della malva… e anche se smettesse di portarli, anche se gli uomini gli impedissero di portarli… non sono io pellegrina dentro una storia che non mi appartiene? Che mai sarà in grado di consumarmi?
Il mio gatto si smaterializza e attraversa i muri, la notte. Se vuole entrare lui si smaterializza e salta sul mio letto, devo alzarmi per aprirgli la porta. Il mio Maestro Gatto ha il dono dell’ubiquità, nemmeno lui ha il destino di essere consumato dalla piccola breve inconsistente e imbecille storia degli uomini. Lui sta qui perché mi deve insegnare che c’è dell’Altro. Ovunque c’è dell’Altro… Nei sassi nella malva nei gatti e nei gerani. Ovunque, alla fine di un sentiero, ne comincia un Altro.
Non c’è stranierità che tenga, se il Pellegrino può battere allora la terra col piede nudo e danzare e cantare la gioia per quell’ignoto metro di eternità che gli è ancora concesso di percorrere.
Grazie a tutti i compagni di viaggio che danzano con me.
 Maria Castronovo  
image.png

mercoledì 18 marzo 2020

Produzione e consumo di energia rinnovabile in aumento in Europa


Risultato immagini per energia rinnovabile
L'Agenzia Europea per l'Ambiente ha recentemente pubblicato un rapporto sull'Energia rinnovabile in Europa.
Negli ultimi due decenni, la quota di energia rinnovabile dell'UE è aumentata costantemente a livello dell'Unione e nella maggior parte degli Stati membri grazie a:
  • politiche dedicate per il clima e l'energia, in particolare gli obiettivi del 2020 per le fonti energetiche rinnovabili ai sensi della direttiva sulle energie rinnovabili del 2009;
  • aumento della competitività, a seguito di rapidi progressi tecnologici e significative riduzioni dei costi, come mostrato in un rapporto IRENA del 2019.
Secondo le stime preliminari dell'EEA, la quota di energia da fonti rinnovabili si è attestata al 18,0% del consumo finale lordo di energia nell'UE nel 2018, il doppio rispetto al 2005. Questa rapida crescita ha trasformato la base di produzione energetica dell'UE molto più velocemente che in altre regioni del pianeta.
Inoltre l'obiettivo del 20% di energia rinnovabile dell'UE per il 2020 è ormai a portata di mano ed ha aiutato l'UE a rimanere saldamente sulla buona strada per raggiungere il suo obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra (GHG) per il 2020. Grazie a una domanda relativamente stabile di energia ed alla crescita delle energie rinnovabili significa che le fonti non rinnovabili, in particolare i combustibili fossili, vengono sostituite in tutti i settori.
Oggi, le quote di energia rinnovabile continuano a variare ampiamente tra i paesi dell'UE, passando da oltre il 30% del consumo finale lordo di energia in Austria, Danimarca, Finlandia, Lettonia e Svezia al 10% o meno in Belgio, Cipro, Lussemburgo, Malta e Paesi Bassi.

L'energia rinnovabile è usata soprattutto per il riscaldamento

Nel 2018, in tutta l'UE, la metà di tutte le fonti energetiche rinnovabili è stata utilizzata per il riscaldamento (49%), seguita dalla produzione di elettricità (43%), secondo le stime preliminari dell'EEA. Una percentuale molto più piccola è stata utilizzata nei trasporti (8%).
Circa un quinto di tutto il riscaldamento nell'UE nel 2018 proviene da fonti energetiche rinnovabili. La biomassa ha fornito circa l'80% di tutto il riscaldamento rinnovabile, principalmente la combustione di biomassa solida. Tuttavia, dal 2005, il biogas, le pompe di calore e le applicazioni solari termiche si sono sviluppate più rapidamente della combustione di biomassa solida, anche se a partire da una base molto più piccola.
Oltre il 30% di tutta l'elettricità consumata nell'UE nel 2018 proviene da fonti energetiche rinnovabili.
La crescita dell'elettricità rinnovabile dal 2005 è stata trainata da aumenti dell'energia eolica onshore e offshore e dell'energia solare fotovoltaica (FV), nonché da altre fonti di energia rinnovabile, ad es. combustione di biomassa solida.
Nei trasporti, l'energia rinnovabile ha rappresentato l'8% di tutta l'energia utilizzata nel 2018. I biocarburanti hanno rappresentato la maggior parte di questo.
Crescita del consumo di energia rinnovabile per tecnologia e settore, 2005-2018
Crescita del consumo di energia rinnovabile per tecnologia e settore, 2005-2018

L'aumento delle energie rinnovabili ha ridotto le emissioni di gas serra

Secondo un rapporto della Commissione europea, le importazioni di combustibili fossili costano ai cittadini dell'UE oltre 200 miliardi di euro all'anno. La sostituzione dei combustibili fossili con una quota crescente di fonti energetiche rinnovabili rafforza la sicurezza energetica dell'UE ed evita una notevole quantità di spese. La crescita del consumo di energia rinnovabile dal 2005 ha ridotto il consumo annuo di energia da combustibili fossili primari dell'UE del 13% nel 2018, secondo l'analisi dell'EEA (Figura). Questo risparmio annuale è maggiore del consumo di combustibili fossili nel Regno Unito nel 2018.
Sostituendo i combustibili fossili, la crescita delle energie rinnovabili dal 2005 ha anche evitato di generare GHG dalla combustione di combustibili fossili. Alla domanda energetica attuale, senza questi risparmi sulle emissioni di gas a effetto serra, le emissioni totali annue dell'UE sarebbero state superiori dell'11% nel 2018, mettendo a rischio il raggiungimento dell'obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra dell'UE per il 2020.
Germania, Italia e Regno Unito sono stati i paesi in cui si sono verificate le maggiori riduzioni assolute dell'uso di combustibili fossili domestici e delle emissioni di gas a effetto serra nel 2018. Questo grazie alle maggiori quantità di energia rinnovabile utilizzate in questi paesi.
effetti della crescita delle energie rinnovabili sui consumi di combustibili fossili
Effetti dell'aumento dell'uso di energia rinnovabile sul consumo nazionale di combustibili fossili primari (2018)

L'uso di energia rinnovabile può aumentare determinate emissioni di inquinanti atmosferici

Le fonti energetiche rinnovabili possono contribuire a migliorare la qualità dell'aria e la salute umana, ad esempio fornendo elettricità o calore senza combustione. Tecnologie come l'energia eolica, l'energia solare fotovoltaica, l'energia geotermica, le pompe di calore o l'energia solare termica sono quindi più efficaci nel ridurre le emissioni inquinanti dell'aria associate alla maggior parte dei processi di combustione. Si tratta di biossido di zolfo (SO2), ossidi di azoto (NOx), particolato (PM10 e PM2.5) e composti organici volatili (COV).
Quando la combustione di biomassa sostituisce la combustione di combustibili fossili, tuttavia, i risultati si complicano.
Il consumo aggiuntivo di fonti energetiche rinnovabili in tutta l'UE dal 2005 ha portato a una riduzione di tutte le emissioni di SO2 e NOx nel 2017, rispettivamente del 7% e dell'1%. Al contrario, nel 2017 si è registrato un aumento delle emissioni in tutta l'UE dell'11% per PM2,5, 7% per PM10 e 4% per COV nel 2017, a seguito dell'aumento dell'uso di biomassa dal 2005.
La rapida crescita dell'energia eolica e dell'energia solare fotovoltaica dal 2005 ha ridotto le emissioni di SO2, NOx e PM (PM2,5, PM10) in tutto il settore elettrico dell'UE. Tuttavia, le emissioni di COV sono leggermente aumentate, a causa della crescita della produzione di elettricità dal biogas. Nel settore del riscaldamento, dove la biomassa ha un ruolo dominante, tutte le emissioni chiave di inquinanti atmosferici sono aumentate, ad eccezione della SO2.
La maggior parte degli Stati membri ha visto aumentare le proprie emissioni di PM e COV a causa della combustione di biomassa
Tutti i paesi hanno ridotto le proprie emissioni di SO2, grazie al fatto che i carburanti rinnovabili sono totalmente privi o con basse emissioni di SO2.
I risultati per le emissioni di NOx variano da una forte diminuzione a un aumento delle emissioni, a seconda del tipo di fonte di energia rinnovabile e della tecnologia prevalente in ciascun paese. Le forti diminuzioni sono state determinate dall'aumento delle quote dell'energia eolica e, in misura minore, dell'elettricità solare fotovoltaica, che non sono state compensate dagli aumenti delle emissioni di NOx derivanti dall'uso di biomassa solida e gassosa nell'elettricità e nel riscaldamento.
Le emissioni di PM e COV in quasi tutti i paesi, ad eccezione di Croazia, Grecia e Portogallo, hanno mostrato un relativo aumento del consumo nazionale di biomassa nel periodo.
I problemi si verificano in particolare quando la combustione di biomassa solida per il riscaldamento aumenta nell'uso da parte delle famiglie. Le emissioni industriali dei processi di combustione sono regolate in modo più rigoroso dalla legislazione dell'UE e hanno intensità di inquinanti atmosferici inferiori. Altri fattori influenzano anche i risultati di un maggiore uso rinnovabile, ad esempio:
  • la diversa composizione di carburanti e tecnologie rinnovabili;
  • il livello di abbattimento installato rispetto alle tecnologie di combustibile fossile sostituite;
  • le caratteristiche dei combustibili fossili sostituiti.
Prestando attenzione a queste interazioni, i responsabili politici possono massimizzare i benefici climatici e sanitari della transizione energetica. Gli approfondimenti sulla crescita del consumo di energia rinnovabile da parte della tecnologia, nonché i vantaggi e i problemi associati, dovrebbero informare regolarmente le scelte politiche in merito alle strategie per ridurre l'inquinamento atmosferico.
Risultato immagini per energia rinnovabile
(Fonte: Arpat)

lunedì 16 marzo 2020

Tempi di crisi? Torniamo all'autoproduzione bioregionale... con "Coraggio"


Risultato immagini per cooperativa agricola Coraggio

In questi giorni di isolamento forzato torna di attualità l’autoproduzione e la necessità di rendersi per quanto possibile autosufficienti, favorendo lo scambio e l’aiuto locale reciproco. Anche la nostra spesa può esser una scelta che fa la differenza. Dai gruppi d’acquisto solidale ai mercati contadini, ai piccoli agricoltori locali,alle Csa, sono tante le economie virtuose che possiamo sostenere.

Possono fermare tutto ma la terra non si ferma. Non si fermano le piante nel germogliare, i frutti nel maturare, gli animali nel mangiare. I contadini non si fermano. Non possono fermarsi. Per senso di responsabilità, nei confronti della vita che custodiscono. E mentre la gente si ammassa nei supermercati (gli ultimi santuari chiudibili, insieme ai tabaccai, immuni a qualsiasi virus o decreto) c’è chi è costretto a buttare i prodotti o a vederli marcire, senza trovare un vero perché. Perché la fila (la ressa) alla cassa va bene, il ritiro della cassetta dal contadino o dal Gruppo d’acquisto solidale no?

Mai in questo Paese si è pensato così tanto alla salute delle persone come in questo momento. E mai come oggi si è fatto appello – riuscendoci – alla responsabilità. Ottimo. Facciamolo fino in fondo. Salute è anche mangiar sano, responsabilità è anche aiutare i più piccoli e fragili.

C’è un grande assente nella campagna mediatica e politica di questi giorni: è la parola prevenzione. “Grandi studi epidemiologici (…) hanno dimostrato che chi ha un’alimentazione ricca di fibre vegetali, soprattutto di cereali integrali, muore meno, oltre che di diabete, di infarto e di cancro, anche di malattie infettive” scrive il dottor Franco Berrino in un suo post su Facebook. Pensate “già 50 grammi di cereali integrali al giorno riducono significativamente la mortalità per malattie infettive e 90 grammi al giorno la riducono del 25 per cento”. E ancora: “le fibre fanno funzionare bene l’intestino, nutrono i microbi buoni che vivono nell’intestino e lo mantengono in buona salute, e se l’intestino è sano anche il sistema immunitario è sano e ci difende dalle infezioni”. Insomma, scegliere cibo vero – integrale, naturale, stagionale – sicuramente ci può aiutare. Acquistarlo locale ci può salvare. 


Risultato immagini per cooperativa agricola Coraggio

Adottiamo un contadino. Un piccolo produttore. Un allevatore. Perché la Grande Distribuzione da tutto questo ne uscirà rafforzata. I piccoli no, loro saranno a pezzi.

“Mentre c’è chi oscilla fra riaprire tutto e il chiudere tutto, noi, i contadini e le contadine che producono il cibo per alimentare il nostro benedetto, assurdo Bel Paese, non ci siamo mai fermati e non ci possiamo fermare. Cercateci, chiamateci!” l’appello arriva da Ari – Associazione Rurale Italiana. “Noi non possiamo (e non vogliamo) fermare la natura, ma possiamo portarvi le nostre produzioni a casa in modo da darvi alimenti freschi, genuini e sicuri tutti i giorni e scambiare con voi due parole (a distanza si capisce) che rinfrancano il cuore… – continua il comunicato – Certo, avremo bisogno di tutt* noi e di ognun@ di voi per superare questo momento difficile in quell’ottica di mutuo aiuto che nei periodi duri deve diventare il mantra che indica la strada. Poi il governo e il ministero dovranno fare la loro parte perché mutui, bollette, contributi Inps incombono e noi non siamo le multinazionali dell’agricoltura che possono rivalersi sui piccoli… Noi siamo quei piccoli”. Quei piccoli che fanno grande il nostro Paese.

Cerchiamoli. Chiamiamoli. Dai Gruppi d’Acquisto Solidale all’Alveareche Dice sì, dai mercati coperti alla vendita diretta, dall’agricoltore vicino casa ai siti online che mettono in contatto diretto produttori e consumatori… ci sono tanti modi per sostenere le economie virtuose che animano e custodiscono i nostri territori. Sosteniamoli.

Ora che abbiamo più tempo, che possiamo soffermarci un po’ di più nella ricerca dei luoghi, nella scelta dei produttori, adesso che possiamo scegliere materie prime e dedicarci alla cucina, all’autoproduzione, alla dispensa intelligente. Oggi che siamo tutti un po’ più responsabili e consapevoli. Con la nostra spesa possiamo fare la differenza. Da quello che mettiamo nel nostro piatto dipende la nostra salute e l’ambiente in cui viviamo. Il nostro dentro e il nostro fuori. Dal cibo che scegliamo dipende il nostro futuro e quello del nostro Paese. Oggi più che mai. Siamo comunità, anche in questo.

Elena Tioli


Risultato immagini per comune info

Fonte: https://comune-info.net/quarantena-senza-supermercato/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=l-uso-politico-dei-parassiti_18


domenica 15 marzo 2020

Anche la Galassia è un ambito bioregionale... come la spiaggia di Pescara


Risultato immagini per spiaggia a Pescara

Pescara, 12 marzo 2020 - ....sono sulla spiaggia, fa caldo, sono mesi che non piove quasi mai e passeggio sul bagnasciuga a piedi nudi, ora mi sono seduto sulla sabbia già calda e prendo il sole, ripenso a quanto di strano sta accadendo in questo periodo. Da un po' di giorni siamo in pieno coronavirus, il cigno nero. Ieri sono arrivati pure gli americani e in città si sono visti passare carri armati e truppe varie. Mi ha ricordato quanto mi raccontava mio padre del 1943 quando gli americani erano venuti a liberarci, mi chiedo questa volta che saranno venuti a fare? Mah! che siano sbarcati i marziani? In città è tutto chiuso le strade, sono deserte, il virus ha sconfitto pure il consumismo! Su un quotidiano leggo …della bibbia che Guthemberg stampò nel 1453 a Magonza sono rimasti solo 48 esemplari. Ognuno con una storia appassionante che diventa romanzo, storie ricostruite andando dietro nei secoli. Passaggi e peripezie tra nobili ecclesiastici banchieri impostori.

"Un libro è la vita che gli passa intorno"

Mi viene in mente di fare una messa a fuoco della realtà quotidiana in cui mi trovo nel qui e ora, quindi sono a Pescara, città sul mare Adriatico, regione Abruzzo, appartiene alla nazione Italia, che sua volta fa parte del continente Europa e della Terra, terzo pianeta del sistema Solare, galassia Via Lattea, nella spirale cosmica dell’insieme delle galassie del Gruppo Locale e infine lo spazio infinito e il cosmo. Potrei continuare con le definizioni, il significato e l’etimologia di tutti i termini che mi sono venuti in mente, tipo: mare, spiaggia, fiume, città, regione, nazione, continente, pianeta, sistema, spirale, cosmo, gruppo…mi chiedo a chi potrebbe interessare!

ho preso un granchio, faccio il cascatore per il cinema, si guadagna bene

magnifica ossessione dell’energia infinita, contatto con la sorgente, al di là delle tenebre

Il fiume i Latini lo chiamavano Aternus accostato al latino ater scuro. Da questo nome derivò quello di Aternumcon cui si indicava, in epoca romana, un villaggio posto alla foce del fiume (l'odierna Pescara), porto dei Vestini e dei Marruccini; successivamente il villaggio sarà denominato Vicus Aterni o Ostia Aterni, città romana della Regio IV Samnium, con riferimento alla tipicità del luogo ( ostia vuol dire appunto "foce"), prima di venire distrutto dai Longobardi. Aternus dava inoltre il nome alla città sabina di Amiternum (da Amnem-Aternum, ovvero "presso l'Aterno"), fondata lungo il corso del fiume nella piana ad ovest dell'odierna L’Aquila.

A partire dal medioevo la parte finale del fiume fu chiamata Piscaria per la pesca che vi si faceva e da esso prese il nome il nuovo villaggio sorto sul luogo della vecchia Aternum, poi diventato definitivamente Pescara. Secondo alcuni studiosi il toponimo potrebbe derivare anche dal greco di epoca bizantina “pescos” pino o “pescasis” pineta, luogo coperto di pini.  

Il borgo storico di Pescara (la zona nota come Pescara Vecchia) sorge sui resti dell'antica Ostia Aterni, e fino all’unità d’Italia sarà rinchiuso all'interno della fortezza spagnola voluta da Carlo V, nel XVI secolo a protezione dei confini settentrionali del Regno di Napoli. Agli inizi del XIX secolo, durante la breve parentesi napoleonica del regno, Pescara fu divisa in due comuni distinti e inscritti in diverse province; l'artificiosa creazione del nuovo comune di Castellammare Adriatico, a nord della foce del fiume, generò rivalità fra le due località già minacciate da colera, tifo e altre malattie per le aree paludose e malariche circostanti, e per la mancanza di infrastrutture essenziali come fognature e acquedotti.

Nel 1927 fu ricostituito il comune di Pescara con la riunificazione dei due centri, diventando inoltre capoluogo della neoistituita omonima provincia. Dopo i bombardamenti del 1943, che distrussero gran parte del centro abitato, Pescara seppe rialzarsi, rinascendo come nuovo centro moderno della regione e godendo di un notevole sviluppo economico, industriale e turistico per la felice posizione geografica di cerniera fra nord e sud, formando una vasta area metropolitana che in pochi anni diventerà il baricentro della regione abruzzese e dell'area del medio adriatico.

La maggioranza degli storici concorda che il nome Adriatico derivi dalla città di Adria, già veneta ed etrusca, quindi colonia siracusana, che per i greci era considerata l'estremità settentrionale dell'Adriatico, il cui nome verrebbe così a significare "mare che termina ad Adria". Adria era allora terminale di importanti vie carovaniere che scendevano dal Baltico, attraverso il Brennero, e dal Mar nero attraverso il Danubio, mettendo in comunicazione commerciale l'area mediterranea con tali regioni e permettendo gli scambi di ambra, stagno e argento.

I Greci diedero quindi il nome di Adrias Kolpos (golfo di Adria) inizialmente alla parte settentrionale del mare (dalla foce del fiume Poal golfo del Quarnero), poi gradualmente il nome venne esteso per tutta la sua lunghezza, dal caput Adriae fino al canale di Otranto. Quando i Romani conquistarono il Nord Italia alla fine del III secolo a.C. il nome si era già consolidato.

Lo storico longobardo Paolo Diacono riporta tuttavia che il nome del mare Adriatico derivi da quello della città abruzzese di Atri (anticamente Hadria e poi Hatria), che per i Romani era punto di arrivo di uno dei principali itinerari tra Roma e l'Adriatico.

Secondo Varrone (116-27 a.C.), la parola Adria deriverebbe dall'etrusco atrium, giorno/luce/est, ad indicare la posizione ad oriente del mare e della città di Adria, abitata dagli Atriates Tusci (etruschi orientali - civiltà post-villanoviana con centro a Felsina), rispetto all’Etruria.

Il nome del mare Adriatico conserva la stessa radice etimologica in tutte le lingue dei popoli che vi si affacciano: Jadransko morje in sloveno; Jadransko more/ Јадранско море in croato, bosniaco e montenegrino (secondo alcuni tale parola farebbe invece riferimento al nome latino della città di Zara, Iadera, ma ciò non è possibile secondo l'evoluzione fonologica) e Deti Adriatik in albanese.

La regione comincio a chiamarsi Aprutium nel medioevo anche se nessuno tra gli studiosi moderni e contemporanei, ne' le fonti classiche hanno chiarito l'origine del nome dei Praetutii, anche se è certo che da questa parola sia derivata la versione tardo latina di Pretuzium, da cui a sua volta è derivato il termine di abprutium da cui sono discesi i termini Abruzzo e Aprutino. Il popolo dei Praetutii, come tutti i popoli italici del centro, era prevalentemente un popolo dedito alla pastorizia e alla transumanza. Alcuni gruppi stanziali praticavano l'agricoltura, soprattutto nelle colline. A riguardo si ricorda che Annibale, una volta superato il Trasimeno e giunto sull'Adriatico, curo' i cavalli dalla scabbia con il vino del Praetuzio (Plinio il Giovane, Historiae Naturalis).  

Il Diploma di Alife di Carlo I d’Angiò del 1273 stabilì la suddivisione dell'allora Giustizierato d’Abruzzo in due parti, al di là (Abruzzo Ultra) e al di qua (Abruzzo Citra) la parte finale dell'Aterno-Pescara; tale suddivisione — confermata, a partire dal XIX secolo, con l'istituzione delle province dell’Aquila e di Teramo a nord e di Chieti a sud - rimase in essere fino allanascita della provincia di Pescara nel 1927.

La prima testimonianza epigrafica dell'uso del nome Italiasi ha nella monetazione della guerra sociale, coniata dai popoli italici in rivolta contro Roma: sui pezzi monetali emessi, accanto alla personificazione dell'Italia come dea elmata, faceva la sua comparsa la legenda ITALIA (in alfabeto latino) o VITELIU in alfabeto osco.Si tratta della prima testimonianza epigrafica dell'uso del nome Italia.  


"Italia" condivide l’etimologia con il nome Italo, che tuttavia ha un significato diverso (ovvero "dell'Italia"), sebbene in alcuni casi "Italia" venga indicato come la sua forma femminile. Il nome Italia, tuttavia, è già presente negli storiografi greci del V secolo a.C.: esso ricorre in alcuni frammenti di Ellanico di Mitilene e viene citato in più occasioni anche da Tucidide.

Italo è un eroe eponimo dell’Italia, che avrebbe regnato sul popolo italico degli Enotri. Le sue vicissitudini possono essere fatte risalire alla tarda età del ferro.

Esistono varie leggende sul personaggio di Italo, vissuto, secondo il mito, 16 generazioni prima della guerra di Troia. Da lui deriverebbe il nome Italia, dato prima alla regione corrispondente al suo regno, ovvero quasi tutta la Calabria ad esclusione della zona settentrionale, e poi esteso a tutta la penisola, come riporta Tucidide: quella regione fu chiamata Italia da Italo, re arcade.

Anche Aristotele parla di Italo, re degli Enotri che da lui successivamente presero il nome gli Itali, il quale fece degli Enotri da popolo nomade un popolo stabile che si stanziò nell'estrema propaggine delle coste europee.

Il più antico padre della pittura italiana, sugli altissimi ponteggi della Basilica Superiore di Assisi – la grande chiesa nata sulla tomba di Francesco, che d’Italia divenne il patrono – Cimabue dovette rappresentare in poco spazio, e in modo che fosse visibile dal pavimento, proprio l’Italia. Anzi l’«Ytalia», come si scriveva allora.

Europa deriva secondo alcuni studiosi da una parola semitica “eres”, occidentale. con cui i fenici (1500-600 a.C.) avrebbero indicato i paesi ad ovest delle coste del Libano, loro luogo di origine. Secondo altri è di origine greca, in un primo momento per l’antica civiltà dei greci la parola avrebbe indicato solo le terre a nord dell’Egeo e in seguito anche i luoghi a nord del Mediterraneo. In origine Europa e Asia compaiono nel VII sec a.C. nella “Teogonia” di Esiodo, nella quale corrispondono a personaggi mitologici. Nell’antichità dunque le terre poste a nord del mediterraneo presero il nome di Europa anche se per molti secoli tale parola nonindico mai il concetto di continente ben delineato. La prima testimonianza del termine infatti sembra risalire al VI sec d.C. mentre l’idea politica di Europa intesa come grande entità,comprendente diversi popoli di culture affini, inizio a svilupparsi ai tempi di Carlo Magno che infatti fondo il Sacro Romano Impero. Per altri “ereb” significa tramonto, per altri ancora pare che derivi dal greco antico “euros” che significa ampio.

Il termine "terra" deriva dall'omologo latino terra, che probabilmente era originariamente (materia) tersa, vale a dire secca, arida, correlata al verbo torreo presente in "torrido"; dalla radice indoeuropea tars- con il significato di essere secco, disseccarsi che trovasi nel sanscrito trsyami, nel tedesco Durst, nell’inglese thirst.  

Earth deriva dalla mitologia Norrena, infatti deriva dalla divinità del paganesimo germanico Nerthus associata alla fertilità

Il Sole (dal latino: Sol) è la stella madre del sistema solare, attorno alla quale orbitano gli otto pianeti principali (tra cui la Terra), i pianeti nani, i loro satelliti, innumerevoli altri corpi minori e la polvere diffusa per lo spazio, che forma il mezzo interplanetario: il materiale che riempie il sistema solare e attraverso cui si muovono tutti i corpi del sistema solare, come i pianeti, gli asteroidi e le comete.

La massa del Sole, che ammonta a circa 2 × 10 30 Kg, rappresenta da sola il 99,86% della massa complessiva del sistema solare.

L'etimologia della parola sole è da ricondursi alla radice vedica svar- cioè risplendere, da cui il sanscrito svaryas (successivamente suryas) = sole. Dalla stessa radice vedica, trasse origine l'aggettivo greco σείριος ( séirios) = splendente che veniva usato dagli antichi poeti del tempo per attribuirlo al sole (ὁ Σείριος  = colui che risplende). Ultima derivazione della suddetta radice, il latino sol, solis.

Fu solo nel XVI secolo che Niccolò Copernico propose la visione moderna del sistema solare, con al centro il Sole e i pianeti conosciuti allora a orbitare intorno. Gli unici corpi del sistema solare conosciuti erano però solamente i quattro pianeti terrestri, Giove, Saturno, il Sole e la Luna. Nel secolo successivo, con l'invenzione del telescopio di Galileo Galilei, vennero scoperti altri corpi minori, come i satelliti medicei, gli anelli di Saturno e alcune comete e per circa 200 anni non si pensava che potessero esserci altri oggetti nel sistema solare, in particolare era ferma la convinzione che i pianeti fossero solo quelli allora conosciuti.

La parola "galassia" deriva dal termine greco che indicava la Via Lattea, Γαλαξίας ( Galaxìas) per l'appunto, che significa " latteo", o anche κύκλος γαλακτικός ( kyklos galaktikòs), col significato di " circolo galattico". Il nome deriva da un episodio piuttosto noto della mitologia greca. Zeus, invaghitosi di Alcmena, dopo avere assunto le fattezze del marito, il re di Trezene Anfitrione, ebbe un rapporto con lei, che rimase incinta. Dal rapporto nacque Eracle, che Zeus decise di porre, appena nato, nel seno della sua consorte Era mentre lei era addormentata, cosicché il bambino potesse bere il suo latte divino per diventare immortale. Era si svegliò durante l’allattamento e si rese conto che stava nutrendo un bambino sconosciuto: respinse allora il bambino e il latte, sprizzato dalle mammelle, schizzò via, andando a bagnare il cielo notturno; si sarebbe formata in questo modo, secondo gli antichi Greci, la banda chiara di luce nota come "Via Lattea".

Quando William Herschel compilò il suo catalogo degli oggetti del cielo profondo, usò la locuzione nebulosa spirale per descrivere le caratteristiche di alcuni oggetti di aspetto nebuloso, come la Galassia di Andromeda; queste "nebulose" furono in seguito riconosciute, quando si iniziò a scoprirne la distanza, come immensi agglomerati di stelle estranei alla Via Lattea; ebbe così origine la teoria degli "universi-isola". Tuttavia, tale teoria cadde presto in disuso, poiché per "Universo" si intendeva la totalità dello spazio, con all'interno tutti gli oggetti osservabili, così si preferì adottare il termine galassia. Di fatto, da un punto di vista strettamente etimologico, per ironia della sorte i termini "galassia" e "Via Lattea" sono sinonimi.

Il termine Gruppo Locale fu introdotto nel 1936 da Edwin Hubble nel VI capitolo del suo libro “The Realm of the Nebulae” dove lo definisce com un tipico gruppo di nebulose isolate nello spazio più ampio. Nel libro egli mise in ordine decrescente di luminosità le 11 galassie allora conosciute e identificò IC 10 come possibile membro del gruppo.

Ferdinando Renzetti

Risultato immagini per spiaggia ferdinando renzetti
ferdinandorenzetti@libero.it

sabato 14 marzo 2020

Roma - Progetto per 100 orti bioregionali urbani condivisi


Risultato immagini per Roma Progetto per 100 orti bioregionali urbani
Caro Paolo D'Arpini, ti scriviamo per aggiornarti sul nostro lavoro sugli orti, forse sai già che la proposta “Coltiviamo la città, un orto per quartiere” presentato da Zappata Romana, che prevede di realizzare almeno cento orti nella città di Roma,  è il secondo progetto più votato a Roma nel Bilancio Partecipativo 2019 da attuarsi nel 2020 con un budget di 550 mila euro.
In merito alla proposta per il Bilancio Partecipativo 2019 ti mandiamo un documento che riassume la filosofia del progetto, le motivazioni e possibili sviluppi. Si prospetta che il progetto sia attuato senza partecipazione dei cittadini e delle realtà territoriali, come mera opera pubblica.
Auspichiamo vi sia da più parti il sostegno perché il progetto si attui attraverso la partecipazione, trasparenza, valorizzazione delle realtà territoriali, patti di collaborazione tra cittadini e amministrazione, concezione degli orti come centralità locali, non solo come luoghi di autoproduzione, inseriti in una visione di più ampio respiro per la città.
Questi aspetti delineati in questa fase a grandi linee possono diventare occasione di confronto e arricchimento in seguito.
Vorremmo che questa visione sia condivisa da tutte quelle realtà e quei  singoli cittadini che hanno sostenuto il progetto, ne condividono aspetti importanti, sono interessati a raccogliere questa occasione e questa sfida per Roma.
Ti chiediamo la tua adesione all’appello che ti mettiamo in calce e di diffondere a tutti coloro che puoi comprese associazioni e comitati.
Un caro saluto,
Luca | Zappata Romana

Gentile Sindaca,
il progetto “Coltiviamo la città, un orto per quartiere” presentato da Zappata Romana, che prevede di realizzare almeno cento orti nella città di Roma,  è il secondo progetto più votato a Roma nel Bilancio Partecipativo 2019 da attuarsi nel 2020 con un budget di 550 mila euro.
Auspichiamo che il progetto “Coltiviamo la città, un orto per quartiere” rimanga coerente con alcuni punti qualificanti la proposta:
  • Prevedere sia la realizzazione di orti urbani nei quartieri coinvolgendo le comunità locali, sia la realizzazione di orti scolastici da destinare alle scuole romane coinvolgendo le comunità scolastiche.
  • Garantire la trasparenza nell’assegnazione di risorse a cittadini, associazioni, scuole e comitati di quartiere procedendo attraverso  procedure di evidenza pubblica (bandi) con un’adeguata diffusione e regole uguali per tutti.
  • Valorizzare il ruolo dei Municipi per l’individuazione delle aree e delle Comunità interessate attraverso incontri a livello locale e prevedendo processi partecipativi sia in fase di costruzione dei bandi per assegnare le risorse, sia nelle successive fasi di realizzazione degli orti.
  • Sperimentare processi di collaborazione tra cittadini, associazioni e comitati con le istituzioni arrivando alla stipula di veri e propri patti collaborativi.
  • Dare alle proposte che presentino s oltre alla dimensione di autoproduzione alimentare, anche una concezione degli orti intesi come: centralità di quartiere che mitighino l’ingiustizia spaziale e sociale; spazi pubblici aperti con valenza ecologica ed estetica; luoghi di relazione sociale e di produzione culturale,  di innovazione sociale e di educazione ambientale.
  • Inserire  gli orti urbani all’interno di una visione strategica, condivisa con cittadini e associazioni, per la città di Roma all’altezza delle grandi sfide della nostra epoca (food policy, salvaguardia della biodiversità, resilienza urbana, contrasto e adattamento al cambiamento climatico), facendo degli orti urbani uno degli strumenti delle politiche pubbliche finalizzate a realizzare questa visione.
In definitiva speriamo che quest’occasione non vada persa per la città di Roma e possa essere un tassello positivo per la città.

LINK AL PROGETTO

zappata romana!


Risultato immagini per Roma Progetto per 100 orti bioregionali urbani

La Rete Bioregionale Italiana, nella figura del  referente Paolo D'Arpini, approva  l'appello ed  il   progetto di "Zappata Romana" che, per le sue caratteristiche, ben s'inserisce nella Pratica Bioregionale. Chiediamo agli amici di Zappata Romana, per meglio illustrare il progetto,  di partecipare al prossimo incontro  dal titolo "BIOREGIONALISMO - Stati Generali dell’Ecologia Profonda", che si terrà  il 20 e 21 giugno 2020,    presso il Casale Anio Novus di Tivoli, Strada Provinciale Empolitana, km 3,630 - Info ed adesioni:  italo.carrarini53@gmail.com - cell. 334.5270299