mercoledì 23 aprile 2025
Georges Ivanovič Gurdjieff lo sveglia citrulli...
lunedì 21 aprile 2025
Dal panteismo all'ecosofia...
"Come le api producono il miele raccogliendo le essenze delle piante riducendone il succo in una sola qualità, così che le piante non avvertono più la distinzione: io sono il succo di questa pianta o di quella; così tutte queste creature viventi, immergendosi nell'Essere, non hanno la consapevolezza: siamo immerse nell'Essere: Qualunque sia la loro forma, di tigre, di lupo, di verme o di zanzara, quella forma tornano ad essere. Ciò che è infinitamente sottile: ha Quello (l'Essere) come essenza, Quello è la Realtà, l'atman e 'Tu sei Quello'..." (Chandogya Upanisad VI, 9)
Il concetto di spiritualità è una attribuzione di carattere umano. Si dice che solo l’uomo sia in grado di sperimentare coscienza di sé ed intelligenza discriminativa e razionale. Questa capacità possiamo anche definirla “spirito”… Allo stesso tempo siccome non esiste cosa su questa terra e nell’universo, che possa dirsi separata -in quanto il tutto si manifesta nella totalità del “tutto”- e la vita stessa è inscindibile nelle sue varie manifestazioni, manifestando radici comuni in tutte le sue forme, di qualsiasi genere e natura, si può intuire che la caratteristica della “coscienza-intelligenza” sia presente in ogni elemento vivo, che dimostra nascita, crescita e morte, sia pur in diversi gradienti.
Facciamo l’esempio della crescita in “intelligenza e coscienza” come avviene nell’uomo. Cominciando dalla sua formazione in quanto unione di spermatozoo ed ovulo, passando per la sua fase embrionale, alla formazione completa degli organi, alla fuoriuscita dal grembo, all’inizio della sua capacità di apprendimento e discernimento… attraverso vari momenti evolutivi che -pur apparentemente differenti in qualità- rappresentano comunque una crescita del medesimo soggetto.
Se ciò avviene nell’uomo perché non ipotizzare che possa avvenire in ogni altra forma vitale, pur in una scala differenziata e di diversa qualità? Se accettiamo questa premessa come un presupposto di condivisione della stessa “coscienza ed intelligenza”, ecco che improvvisamente possiamo riconoscere in tutto ciò che è vivo la qualità “spirituale”…
Ma ben inteso non in senso religioso… quella è un’assunzione che non compete noi laici. No, riconosciamo lo “spirito” in quanto capacità della vita di esprimere se stessa in forme energetiche dotate di coscienza.. e qui possiamo fermarci…
Poi, dal punto di vista poetico ed emozionale, perché non descrivere la vita di un albero come espressione spirituale della natura? Cosa c’è di male…
Innegabilmente anche un albero è vivo e si esprime attraverso le sue funzioni biologiche e manifesta desideri e repulsioni, come noi umani…
Partendo da questo assioma arriviamo al concetto di "Ecosofia", una forma di pensiero para-spirituale-ecologica elaborata dal filosofo norvegese Arne Naess
"Arne Dekke Eide Næss (Oslo, 27 gennaio 1912 – Oslo, 14 gennaio 2009) è stato un filosofo norvegese. Ha studiato filosofia, matematica ed astronomia all'università di Oslo, alla Sorbona e a Vienna dove frequentò il locale Circolo. Docente di filosofia a Oslo fino al 1969, si è interessato di: storia della filosofia, filosofia della scienza, etica; nutrì particolare interesse per il pensiero di Spinoza e Gandhi. Ha fondato la rivista internazionale di filosofia Inquiry che ha diretto fino al 1975. È stato il primo ad utilizzare il termine ecosofia (od ecologia profonda) il cui concetto è stato ampiamente sviluppato da filosofi come Raimon Panikkar e Félix Guattari." (Wikipedia)
I concetti da Naess propugnati possono facilmente essere ricollegati al pensiero naturalistico, sia in termini prettamente materialistici che spirituali. In passato questa visione olistica è stata anche definita "panteismo". Naess ha approfondito questo concetto, sostenendo l'unitarietà della vita e del substrato sottile che la compenetra, da qui anche l'uso della parola "ecologia profonda" da lui usata per significare lo studio della vita e dell'ambiente sino alle sue più profonde origini e radici.
Il filone dell'ecosofia ha poi trovato sinergie e collegamenti con altre filosofie, o meglio pratiche di vita, naturalistiche e spirituali, come ad esempio la "spiritualità naturale o laica", che assieme all'ecosofia formano una sorta di "unità".
La meraviglia con cui i primi uomini hanno osservato e adorato gli aspetti molteplici della natura, degli animali, degli alberi e dell'habitat, a cui venivano dati nomi, qualità e sembianze divine, il riconoscersi parte integrante di questo insieme, il sapere che nulla può essere separato e che ogni cosa compartecipa ad ogni altra cosa in un afflato panteista, tutto ciò può essere definito ecologia profonda o ecosofia, neologismi inventati da Arne Naesse per descrivere qualcosa che era già, che faceva parte del nostro sentire ancestrale. E' la meraviglia di sé, la coscienza di esistere e di essere consapevoli di esistere, la capacità di comprendere, di sentire emozioni profonde, di riconoscersi in tutto ciò che è, l'intuizione di essere presenti senza ombra di dubbio e di percepire la pienezza del proprio essere in tutto ciò che si manifesta, questo il sentire della spiritualità naturale o laica.
Insomma parlando di ecologia profonda e di spiritualità laica si parla di corpo e di spirito, senza separazione alcuna fra l'uno e l'altro, due aspetti della stessa incredibile magia. Siccome il conosciuto ha bisogno di essere ricordato, conservato e riproposto, tempo dopo tempo, in forme sottili come avviene per la conoscenza filosofica o per le religioni, ed in forme materiali come avviene con il Dna e con il tramando delle arti e della capacità tecniche, ricorriamo alla simbologia archetipale come deposito di memoria e conoscenza.
Diceva il grande saggio non-dualista nostro contemporaneo, Nisargadatta Maharaj: «Noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati». In ciò si coglie una similitudine con la Panarchia che pur essendo un pensiero comparso quasi due secoli prima, è stato dimenticato dalla storia.
Forse non abbiamo nemmeno bisogno di ricorrere alla storia che con le interpretazioni di chi riporta, narra, commenta, fatti e comportamenti umani, non ci fa vivere o rivivere esperienze aderenti alla realtà. Forse ci dobbiamo rivolgere a quel grande laboratorio che è la memoria collettiva. Di fatto, in questo momento possiamo entrare nella storia, possiamo guardare a tutte quelle "anime" presenti oggi nel mondo, che sono rappresentative di realtà che vanno da uno stato che non si discosta molto da quello primordiale a quello che rappresenta la condizione più avanzata della tecnologia.
Nel significato originale della parola ecologia, rispetto alla sua consimile ambientalismo, è già delineata una differenza d'intendimento e pure che l'esatta traduzione di ecologia è studio dell'ambiente. Mentre in ambientalismo si presume il criterio della semplice conservazione. Aggiungendo al termine ecologia l'aggettivo profonda, ecco che si tende ad ampliarne il significato originario, integrandovi il concetto di ulteriore ricerca all'interno della struttura ambientale. Insomma si va a scoprire il substrato e non si osserva solo la superficie, la pelle dell'ambiente.
Da un punto di vista delle espressioni archetipali, la spiritualità laica e l’ecologia profonda affondano il loro esistere nella coscienza. L’uomo si è interrogato sulle forze della natura e sulla vita e questo interrogarsi ha prodotto la spiritualità, l’ecologia profonda è una forma di approfondimento in senso materiale di questa ricerca.
Entrambi gli approcci partono dall’esistente, dal modo di percepire noi stessi e la realtà che ci circonda, il primo è un approccio in senso metafisico mentre il secondo prende in esame il fisico ma non v’è differenza fra i due aspetti, se non nel modo descrittivo.
Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana

domenica 20 aprile 2025
Documento per la Giornata della Terra...
Noi, Disarmisti esigenti, affrontiamo questa giornata dell'Earth Day per rafforzare la visione culturale della Terrestrità, considerata essenziale per le culture della pace del XXI Secolo; e speriamo di adoperarci in tal senso mediante diverse modalità interconnesse per sostenere l’approccio mentale già maturo di riconoscimento della nostra profonda, “organica”, interdipendenza di specie con il mondo naturale e ci spinga ad agire come custodi responsabili del nostro unico e insostituibile pianeta.
La “terrestrità” per noi non è semplice appartenenza e connessione emotiva più profonda con il pianeta. Invitiamo sì a riconoscere le saggezze ancestrali sull’interconnessione di tutti i viventi ma, abbandonando la mentalità mitologica, spingiamo a reinterpretarle su una base scientifica moderna. E vogliamo che questa visione sia recepita e integrata strutturalmente nella Carta dell’Onu e nelle costituzioni nazionali, sull’esempio di quello che già hanno fatto alcuni paesi Latinoamericani.
Questa visione della “terrestrità” la consideriamo la base culturale di quella che chiamiamo “nonviolenza poietica”: un orientamento che va oltre il “pragmatismo” alla Gene Sharp.
La nostra concezione della nonviolenza, oltre il comportamento etico individuale, vuole essere sì socialmente e politicamente efficace, ma non limitata alla tattica e alle tecniche considerate indipendentemente dai valori e dalla strategia. Dal punto di vista dei valori, sposiamo una causa “esperimento di verità con la giustizia sociale; e –per quanto riguarda la strategia, il punto è: “cooperare come fratelli e sorelle, non confliggere come nemici”; quindi “trasformare i nemici in amici”.
Dobbiamo concepire il nostro lavoro per la pace come un inserimento della nostra storia umana nel flusso evolutivo quale elemento equilibratore e non distruttore di un ecosistema unico.
Cerchiamo allora di semplificare e schematizzare.
Esiste una tendenza della storia umana a contrastare e forzare l’evoluzione naturale; ed esiste un’altra tendenza ad assecondarla per equilibrarla meglio, nell’interesse stesso della totalità della vita organica.
Nella prima tendenza, subalterna alla logica della potenza e dell’accumulazione illimitata, possiamo ascrivere la subalternità di un “pacifismo” limitato culturalmente, alla fin fine concorrente all’aggravamento delle fratture umane.
Nella seconda tendenza inquadriamo, quale punta avanzata, la nonviolenza poietica della terrestrità.
Facciamo l’esempio più attuale di quali conclusioni differenti siano lo sbocco di di chi inforca i due tipi diversi di occhiali, quelli divisivi del pacifismo subalterno alla logica sistemica attuale e quelli invece unificatori del pacifismo che lavora sul “prima l’Umanità, prima le persone”, organi della vita universale.
Il pacifismo subalterno e divisivo non ha gli strumenti concettuali per inquadrare la relatività del limes. Il principio centrale della Carta dell’ONU consiste, in questo approccio, nella sacralità dei confini, nella difesa assoluta della integrità territoriale degli Stati.
Già adesso possiamo sostenere che, al contrario, il principio fondamentale e centrale su cui si basa l'intera Carta dell'ONU è il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. Tutti gli altri principi e scopi dell'ONU sarebbero già subordinati a questo obiettivo primario.
Ma questo aspetto, cioè la pace viene prima dei confini, risulta ulteriormente validato se partiamo dalla premessa che la Terra non appartiene ai vari gruppi umani organizzati; sono i gruppi umani organizzati invece ad appartenere alla Terra.
La Terra, con i suoi singoli spezzoni, non appartiene a questo o quel gruppo umano, e nemmeno all'intera umanità. Ogni popolo inquadrato territorialmente ne è solo il custode, non il proprietario, in nome dell’umanità intera e della Natura.
Alfonso Navarra - Disarmisti Esigenti
sabato 19 aprile 2025
Civitavecchia. Asfalto e cemento al posto degli alberi...?
C’è un bosco a Civitavecchia, cittadina marittima laziale molto trafficata da persone e merci di ogni tipo.
Un bosco che sta crescendo da oltre dieci anni, grazie a una destinazione richiesta dal Ministero per l’Ambiente, a parziale compensazione dei danni ambientali conseguenti all’attività della centrale termoelettrica.
Il bosco fa ciò che deve fare ogni suo simile che si rispetti: cresce, e nel farlo aumenta la propria complessità; arrivano nuovi abitanti (sia vegetali sia animali) e quello che solo pochi anni fa era una semplice zona alberata (pini, lecci, olivi) diventa un prezioso ecosistema naturale, che va tutelato, anche alla luce della recente introduzione della Legge europea sul ripristino della natura.
Oggi questo bosco rischia di essere eliminato, per fare spazio ad “aree per la logistica”.
Ma facciamo un passo indietro…
Quella di Civitavecchia (località Torre Valdaliga per la precisione) è una centrale termoelettrica storica di ENEL, che nel 1999-2000 ne chiede la conversione a carbone; tra le prescrizioni del Ministero dell’Ambiente c’è la realizzazione di un “bosco compensativo” di circa 37 ettari.
Il bosco viene realizzato tra il 2003 e il 2014, grazie alla piantumazione di oltre 11.000 alberi e 90.000 arbusti, costata in tutto 18 mln di euro (14 per la posa a dimora e oltre 4 milioni per la manutenzione).
Poiché oggi le centrali a carbone non sono più economicamente interessanti, anche quella di Civitavecchia è in dismissione, prevista verso la fine del 2025.
ENEL sta pensando a uno sviluppo industriale dell’area, attirando altri investitori e, come si legge candidamente in una sua presentazione, ha “avviato un percorso per il superamento della prescrizione a verde dell’area a monte della ferrovia, abilitandone il nuovo sviluppo industriale attraverso un progetto di valore per il territorio, energetico e/o complementare, anche in integrazione con progetti logistici”.
Giungono voci dal territorio, tuttavia, secondo le quali tale “integrazione con progetti logistici” si possa tradurre nella “realizzazione di piazzali e parcheggi per automobili”.
In pratica, ENEL sta chiedendo l’eliminazione del vincolo a bosco per asfaltare l’area, che nel tempo è diventata una riserva naturale e un ecosistema naturale molto ricco e meritevole di tutela, sia per la legislazione nazionale (che definisce “area boscata” tutte le aree superiori a 2.000 mq, le quali di conseguenza risultano sottoposte a vincolo sia forestale sia paesaggistico) sia per la normativa regionale, che ha creato un istituto ad hoc (il “Monumento naturale”) per riconoscere e proteggere le emergenze naturali.
Il Comitato “Salviamo il bosco” si è attivato per evitare la distruzione del bosco di Torre Valdaliga, chiedendo in primo luogo alla Regione Lazio di riconoscere il valore ambientale ed ecologico dell’area, mediante l‘istituzione di un Monumento naturale (ai sensi art. 6 – Legge Regionale Lazio n. 29 del 6 ottobre 1997).
Elisa Ferretti - Salviamo il Paesaggio
P.S. Il Comitato sta cercando di raccogliere adesioni attorno alla campagna, mediante una Petizione su Change.org mirata a chiedere al comune di Civitavecchia di assumere un atto di Consiglio Comunale di tutela e immodificabilità del sito con destinazione bosco; e alla Città Metropolitana, alla Regione Lazio e al MASE, ognuno per quanto di propria competenza, di rendere immodificabile il sito e il bosco ivi realizzato.
Video sintetico sulla vicenda “Salviamo il bosco e il taglio di 14.500 alberi”.
Immagini del bosco.
Firma la Petizione su change.org.
venerdì 18 aprile 2025
Religioni e frustrazioni... - Ovvero: "Se la natura diventa peccato”

Alla base della riproduzione c’è il rapporto sessuale ma la sessualità non si ferma lì… Così avviene che per molti uomini e donne, con variegata scala di intensità e in diversi stadi della vita, possano manifestarsi pulsioni sessuali “altre” da quelle eterofile. Ed è normale che sia così. Il danno delle religioni sta nel fatto che hanno voluto condannare queste pulsioni creando il senso del peccato. Alcune religioni hanno esteso il senso del peccato persino alla normale eterofilia, se non consacrata da un vincolo religioso e questa è stata una grande tragedia per tutta l’umanità.
Le religioni hanno poco o nulla di buono, quel poco di buono che forse hanno avuto in passato, ovvero la spiritualità naturale e spontanea tesa alla conoscenza di Sé (chiamalo “Dio” se vuoi), è stata cancellata per interessi di mantenimento del potere acquisito sulle masse. Sommergendo le masse di norme etiche e morali che sono a volte impossibili da soddisfare, consentendo però che venissero trasgredite purché “confessate” come peccati, di cui pentirsi…
Di tale ipocrisia e finzione ne abbiamo avuto abbastanza ed il recupero di una laicità spirituale, a tutto campo, compresa una laicità sessuale, è l’unico modo per riscattare l’uomo dalle gabbie in cui volente o nolente è stato rinchiuso dalle religioni e dalle ideologie…
Paolo D’Arpini

“Gli uomini non devono considerare garantite le loro idee, né fissarsi nelle loro abitudini, perché in tal caso perdono la capacità di adattarsi alla diversità ed al cambiamento. Quando si dimentica che le idee sono opinioni convenzionali, e le si scambiano per fatti obiettivi che “tutti riconoscono” e che nessuno mette in dubbio, allora possono svilupparsi i ciechi pregiudizi e la bigotteria più ristretta” (Chen Jingyuan)
giovedì 17 aprile 2025
La questione dell’alternatività… - Riflessioni per la Festa dei Precursori del 2025...

mercoledì 16 aprile 2025
Pavia. Festa Tra Terra e Cielo, dall'1 al 4 maggio 2025
Festa Tra Terra e Cielo:
Pavia, Gropello Cairoli - Cascina San Carlo
Dall'1 al 4 maggio 2025
Camminare, Mangiare bene e Curare le Relazioni. Tre pilastri per una vita sana e serena elaborati in 46 anni di proposte ed esperimenti Tra Terra e Cielo.
Un modo di vivere lento che celebriamo durante WEL, la festa di Tra Terra e Cielo e Vie dei Canti.
Una festa per assaggiare e sperimentare le pratiche sublimi delle vacanze Tra Terra e Cielo e dei viaggi a piedi Vie dei Canti.
Cammini, Conferenze, Mostre, Esperienze, Laboratori sul camminare, l’alimentazione, l’ascolto, la relazione e il benessere. Saranno con noi tra gli altri:
Franco Arminio, poeta, contadino, paesologo;
Riccardo Carnovalini, fotografo camminatore;
Roberto Marrocchesi, farmacista che cura senza medicine;
Dealma Franceschetti, insegnante di cucina e consulente macrobiotica;
Chiara Zagonel, fisica quantistica
… e poi:
Lucia Pignatelli, Mirko Chiaramonte, Ezio Manini, Leonardo Perrone, Flaminia Ripani, Elisabetta Molteni portano la propria Esperienza con le Danze, il Filato, la Scrittura, lo Yoga e i Massaggi…
Altri interventi in arrivo! Controlla qui aggiornamenti.
Non mancherà lo SPAZIO BIMBI con giochi in legno e da tavolo, colori e libri!
COME ARRIVARE
In auto: Cascina San Carlo è a 1,6 km dal casello autostradale A7 MI-GE, in frazione Santo Spirito sulla Statale dei Giovi nelle vicinanze di un supermercato.
Con i mezzi pubblici: scendere alla fermata Trenord di Gropello Cairoli. Prendere l’autobus della linea 110 alla fermata GROPELLO CAIROLI Della Libertà/Zanotti Meschini e scendere alla fermata GROPELLO CAIROLI S. Spirito. L’agriturismo è a 450 m dalla fermata sulla sinistra.
DOVE ALLOGGIARE: Info: Tel. 0382 815154 - lettera@traterraecielo.com
