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giovedì 1 settembre 2011

Psicanalisi, I Ching, Tao... ed il suono dell'acqua che scorre



Caro Paolo,

interessante la connessione tra la la psicanalisi e il Libro dei Mutamenti (http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2011/08/le-immagini-per-lequinozio-di-autunno.html), se riesci a trovarne qualche tuo stralcio passato, li leggo volentieri.

Nel mondo della psicologia d'oggi si avverte forte il dibattito sul che cosa dovrebbe essere lo psicologo, dato che non ne esiste definizione precisa nemmeno nel codice deontologico. E così anche la psicologia, come molte altre scienza, si trova frammentata in numerosissimi filoni, dovuti anche alla diversa applicazione di questa giovane scienza in molti ambiti d'indagine. Ad esempio la psicologia sociale, che studia l'essere umano nel suo contesto sociale, è quella che maggiormente ha eseguito ricerca sul campo o in laboratorio (ricerca) - come non ricordare i famigerati esperimenti di S. Milgram e P. Zimbardo che sconvolsero il mondo - e quindi è orientata verso un metodo altamente "scientifico", da osservatore distaccato e attento; mentre la psicanalisi e il recente filone della psicologia umanistica di Rogers, si focalizzano sull'essere umano in quanto tale e sui meccanismi di fondo che lo costituiscono, adottando diversi approcci "strategici" a seconda dei casi. Ma lo psicologo non può permettersi questa dicotomia: da una parte la sua specifica umanità è fondamentale nelle vesti che si trova ad indossare durante il rapporto stretto con l'utente (soprattutto in ambito clinico), dall'altra riveste comunque una figura professionale, nel senso che deve impedire di interferire con giudizi, valori, ideali personali e i propri significati, di modo da mettere da parte la propria soggettività e lasciare totale spazio all'altro, anche per evitare eventuali "biases" (distorsioni d giudizio, pregiudizi).

E' chiaro che la necessità di umanità, di partecipazione, di condivisione e di comprensione empatica risulta fondamentale per un significativo avvicinamento all'altro, ma sul piano pratico, non è affatto facile cercare di conciliare questo aspetto con la stessa professionalità "distaccata" richiesta dal ruolo.

Per quanto finora ho potuto constatare nella mia esperienza e in quella di molte persone con cui mi sono confrontato, a volte lo psicologo d'oggi (ancora peggio lo psichiatra che prende le parti di un analista) troppo spesso quando non è inutile, è nocivo. Infatti, questo tipo di professione, se non è stata accompagnata per tutto il tempo da un'intensa attività di ricerca personale che fa di questa professione non solamente un lavoro e un modo idoneo per inserirsi in società, ma una vera e propria vocazione, nel senso freudiano, ossia un'analisi approfondita e una ricerca spasmodica sul "che cos'è l'uomo" (alcuni direbbero "chi è l'uomo"), allora si rischia di diventare dei manovali della psicologia che utilizzano tutte le teorie (e guardate che ce ne sono alcune proprio di divertenti alle volte) apprese in un'università puramente teorica, a stampino con tutte le persone con cui hanno a che fare.

L'università dal punto di vista culturale e nozionistico è impareggiabile, ma ha dei fortissimi limiti in termini umani, esperienziali e ancor più gnoseologici: essa fornisce strumenti e possibilità, non di sicuro Conoscenza. Ho incontrato persone dopo 6-7 anni d'università che ne sapevano come prima. E questa cosa è agghiacciante se contiamo che, con un esamuccio di stato, è sufficiente per diventare psicologi. Questo è uno dei motivi perché la gente si sente più rassicurata nelle mani di uno psichiatra o un terapeuta, che ha fatto anche 9-10 anni d'università e fornisce più "garanzie".

Eppoi c'è il fatto d'essere medici, il che fornisce a questa categoria sociale un'autorità indiscutibile agli occhi dei più. Ma sono proprio questi a manifestare la grande pecca della psicologia moderna: l'eccesso di scientismo in tale disciplina. L'essere umano, salvo in rari casi, viene analizzato in termini, se non proprio materialistici, meccanicistici, e troppo spesso il freddo e "oggettivo" metodo scientifico ne riduce e banalizza l'enorme complessità. E allora, si è insicuri nella vita? E' perché non si ha superato adeguatamente lo stadio anale durante l'infanzia. Ci si sente demotivati, tristi e nostalgici? E' perché non soddisfiamo adeguatamente i propri piaceri e non sfoghiamo sufficientemente la libido. Ci sentiamo depressi? E' normale, ad alcuni capita, toh, beccati questo psicofarmaco e torna a casa.

Senza dilungarmi troppo, questo aspetto, della depressione, è quello più delicato al giorno d'oggi: soprattutto tra i giovani sembra un fenomeno di massa, un'epidemia. E qual'è la miglior soluzione a cui si è giunti? Lo psicofarmaco. Ho ascoltato ragazzi tra i 14 e i 18 anni che, "caduti" (che buffo questo termine, come se ci si svegliasse di colpo ammalati) in uno stato depressivo, si sono rivolti a questi bravi psichiatri che hanno avuto il buon senso di prescrivere al SECONDO introntro, un buon psicofarmaco. Questa è una cosa che trovo assurda: cazzo basta prendere in mano Baudelaire, qualche filosofo esistenzialista, Pavese, Nietzsche o chicchessia per capire subito che quella che oggi chiamano la malattia della "depressione" è un "male" da sempre esistito, ma descritto e analizzata nel corso del tempo in termini assolutamente diversi, decisamente diversi. Per cui in quest'ottica, questa "malattia" non esiste, perché c'è sempre stata, è nell'uomo stesso. Se vogliamo, l'unica vera "depressione" che esiste è quella in termini sociali: il male dell'alienazione secondo la visione marxista, l'isolamento dovuto alla frammentazione individualistica, il nichilismo, ossia la perdita di ogni valore con l'avvento della tecnica, il cancro della mercificazione del capitalismo che fa dell'uomo una cosa, un qualcos'altro da scambiare e sfruttare. Insomma, tutte cose specifiche, cose di cui il grandissimo Erich Fromm ha spiegato a lungo. (vedi articolo: http://www.diariodelsottosuolo.it/Home/tabid/483/EntryID/15/Default.aspx)

Pertanto dal mio personale punto di vista, la chiave e la salvezza per diventare "bravi" psicologi o terapeuti, risiede in un approccio che sia profondamente eclettico ed olistico: la psicologia nell'analisi dell'uomo diverrebbe profondamente parziale senza la complementarietà della filosofia che aggiunge all'uomo qualcosa d'indispensabile, il concetto di SENSO, e di ogni concezione teologica che arricchisce enormemente l'indagine attraverso un termine assolutamente tabù per il mondo della scienza, quello di SPIRITUALITA'. Ecco allora che lo psicologo non è quello che guarisce (sono più che altro i clinici, come il terapeuta e lo psichiatra che si occupano di patologie più gravi), ma colui che, in senso socratico, accompagna l'altro (non ha molto senso utilizzare il termine paziente), nel suo percorso di crescita e ricerca.

Stefano Andreoli

….....

Risposta di Paolo D'Arpini

Sì, caro Stefano.. ma non vorrei che tu fossi ri-assorbito nel gorgo della speculazione...

Il Libro dei Mutamenti (I Ching), di cui ti ho parlato, è essenzialmente un testo evocativo, che utilizza le sue immagini e sentenze per consentire all'uomo di riconoscere gli archetipi equivalenti che sono dentro di lui.. Se proprio vuoi affrontare questo tipo di ricerca ti consiglio di cominciare a leggere il libro come leggeresti un romanzo.. senza minimamente sforzarti di "capire".. Ci vuole tanta pazienza poiché siamo abituati ad analizzare i concetti razionalmente, e trasformarli in "sensazioni" per noi non è semplice. Dobbiamo sentire e non comprendere, dobbiamo riconoscere e non apprendere... ("to feel not to know..." dice Lorenzo Merlo)

Alterna, se vuoi, la lettura dell'I Ching a quel libro sul Tao che ti ho consigliato (Il Tao - La via dell'acqua che scorre, di Alan Watts, Ubaldini Editore).. ciao, Paolo

mercoledì 31 agosto 2011

Le immagini per l'equinozi​o di autunno nella visione dell'I Ching e della psicologia archetipal​e e transperso​nale

Ritratto psicosomatico di Paolo D'Arpini negli occhi innocenti di una bambina

Recentemente ho ricevuto qui a Treia la visita di un lucido giovane studente di psicologia, Stefano Andreoli. Inutile dire che alcuni degli argomenti di discussione durante la sua permanenza vertevano sugli archetipi psicologici e  sulle tendenze innate, legate agli aspetti elementali ed energetici presenti in natura e nell’uomo. 

Ho sempre avuto un debole per lo studio della psicologia. In passato ho scritto anche degli articoli sulla correlazione fra la psicanalisi  ed il Libro dei Mutamenti (I Ching), nonché sulla psicologia transpersonale e le teorie del Sé profondo vicine alla filosofia Advaita dell’India.

Inoltre ho intavolato spesso e volentieri discussioni e scambi di vedute con amici psichiatri, psicologi e psicoterapeuti… a volte opponendo alla visione tecnicistica della scienza attuale una visione olistica e psicosomatica.

Nell’analisi psicologica dei soggetti trattati, secondo me, occorre tener presente che la comprensione degli stati psichici esaminati nell’individuo “osservato”  necessitano di una buona dose di commistione ed empatia, ovvero lo psicologo deve essere anche un po’  “intrigante e speculativo”.  

Intrigante deriva da intrigo (macchinazione, trama,  intesa, etc.) questa parola esprime un sacco di doppi sensi, a volte viene usata nell’accezione positiva, in quanto una cosa intrigante é interessante, varia, divertente, attraente… oppure nel senso negativo il che significa confusa, cunning,  con risvolti celati, etc.  Il termine Speculazione esprime un altro aspetto tipico dell’analisi, oltre quello dello specchiarsi… anche indagine, ricerca, riflessione, pretesto…

L’empatia ed il transfert sono necessari per la comprensione dei giochi della mente, la compartecipazione ed il riconoscimento di condividere tutti gli aspetti esaminati, questo é il solo modo -secondo me- per poter trovare soluzioni agli squilibri ed alle disfunzioni della psiche. Perciò lo psicoterapeuta svolge anche una funzione sacerdotale, sciamanica… e questo non è un atteggiamento eretico… anzi proprio questo atteggiamento consente di apportare elementi di guarigione…  All’inverso dove c’è assunzione di sanità nell’osservatore e riconoscimento di insanità nell’osservato, subentra una sorta di strumentalizzazione della “malattia” e di uso medico-terapeutico falsato…

Infatti tutti gli esseri umani sono uguali, nessuno ha il diritto di considerarsi un essere umano superiore ad un altro. Chi riveste un ruolo riconosciuto nella società è sempre una persona, alla pari di ogni altra. Anche chi giudica può essere giudicato e chi riveste ruoli in una categoria che si presume voglia approfondire la conoscenza della mente dovrebbe rispettare per primo i principi di cui si fa garante.

Siccome io personalmente non sono uno psicologo  e nemmeno un medico  tutte le mie  conclusioni sulla psiche  non attingono ad una matrice scientista.. mi limito allo studio degli archetipi secondo i modelli zodiacali ed astrologici (nelle varie salse e filoni). E come anticipato uno dei miei testi preferiti, per l'analisi delle qualità spazio/temporali (necessarie alla comprensione delle caratteristiche degli esseri), è il Libro dei  Mutamenti. Di seguito vi riporto le immagini e la descrizione del momento stagionale presente (mese del Gallo) che corrisponde all'Esagramma  12 P’I (il Ristagno), dal 22 agosto al 22 settembre.


Sotto è Kun (la Terra) e sopra Kien (il Cielo)

La sentenza.

Il Ristagno.

Mala gente non è propizia

Alla perseveranza del nobile.

Il grande se ne va,

il piccolo viene.

Commento.  Cielo e Terra non comunicano più fra loro e tutte le cose ristagnano. Superiori ed inferiori non sono in relazione e sulla terra regnano scompiglio e disordine. All’interno vi è la forza scura, all’esterno quella chiara. All’interno vi è debolezza, all’esterno durezza. Gli ignobili sono all’interno ed i nobili all’esterno.

La via degli ignobili è in ascesa la via dei nobili in declino. Ma i nobili non si lasciano scuotere nei loro principi. Quando non hanno possibilità di influire nella società  rimangono lo stesso fedeli alla loro natura e si ritirano in segretezza.

L’immagine.

Cielo e Terra non si uniscono:

l’immagine del ristagno.

Così il nobile si ritira nel suo valore interiore

Per non corrompersi nelle difficoltà.

Egli non si lascia onorare con appannaggi.

Commento. Il significato di non lasciarsi onorare con appannaggi è che il nobile rifiuta compensi materiali provenienti dal governo degli ignobili. Infatti quando nella vita pubblica regna diffidenza in seguito all’influsso esercitato dagli ignobili, ogni operare fecondo è impossibile, perché il fondamento è sbagliato. Perciò in simili casi il nobile non si lascia sedurre da lucrose offerte a prender parte alle attività pubbliche decise dagli ignobili, non dando così il suo assenso alle loro bassezze. Perciò il nobile nasconde i suoi pregi e si ritira in solitudine.

Commento alla terza linea: “Essi provano vergogna”. In seguito al comportamento del nobile che non avvalora le azioni degli ignobili, saliti  al governo con artifizio, essi  -senza apertamente mostrarlo- cominciano però a vergognarsi delle loro bassezze. Questo è l’inizio del cambiamento.

Paolo D'Arpini

martedì 30 agosto 2011

Treia e quel forte vento autunnale che allontana ed avvicina... Stefano Andreoli




Caro Saul,

il mio viaggio estivo è giunto al termine, e non mi resta oramai che volgere lo sguardo all'autunno delle foglie e del mio vagare, dato che mi aspetterà un altro anno di fuoco ove frequenti saranno i momenti di vero delirio.

Ho pensato molto al nostro incontro, è stato qualcosa di sempre presente in me durante questi ultimi giorni di libertà. E' stato tutto molto, molto anomalo: spesso le esperienze che intraprendo mi arricchiscono sì, ma aggiungono solo un pò di saturazione al colore senza cambiarne mai la tonalità, mentre in quella notte non sono riuscito a chiuder occhio da tanto che avevo il cervello occupato e ancora in costante lavorazione come quello di un filosofo ammattito. Che vuoi farci, io sono uno che quando con la mente (anche se è solo uno scarno specchio dell'Essere) riesce ad intravedere quello spiraglio che si affaccia alla Verità, che riesce ad oltrepassare la facciata con l'intuito, allora la fa sua e la interiorizza tutta d'un fiato come dopo aver fatto una grande scoperta.

E i discorsi sull'Essere in sé privo di ogni maschera o velo di Maya, l'imparare ad andare oltre l'imitazione dei grandi modelli e la grande fedeltà alla Verità che si rivela con la "famigerata e maledetta Grazia", penso che mi abbiano fatto raggiungere un tale livello di libertà a cui difficilmente sarei arrivato da solo e che in più ho avuto la fortuna di vedere e incontrare con i miei occhi nella tua vita passata e in quella che stai conducendo attualmente.

Tutto ciò incuriosisce e fomenta ancor più il mio anelito alla Ricerca, ovviamente verso quella che noi chiamiamo Verità.
Chevvuoichetidica, sarà stato l'ambiente magico di Treia che mi ha ricordato un pò quei paesini medievali sperduti nella Toscana in stile boccaccesco, intrisi di una bellezza antica e solenne; sarà stata quella casa grandiosa e iperspaziosa con quegli affreschi rinascimentali e quei bei soffitti alti, che invece d'opprimere lasciano spazio ai pensieri e alla vita. Sei stato tu, che (dopo aver sorpassati quegli enormi scogli meramente linguistici che nascono con l'incontro bizzarro tra un mistico di stampo orientale e un futuro psicologo filosofeggiante di stampo prettamente occidentale), mi hai accolto con la bontà di un padre, la preziosa frugalità di un monaco, la saggezza di un guru e, come dici tu, con la semplice ma autentica condivisione dell'Esserci, della tua Presenza.

Insomma, tornando alla terra, grazie di cuore, ma grazie davvero, mai e poi mai avrei pensato di stare così bene lì a parlare e condividere il tempo assieme, è significato molto per me e per il mio percorso personale di crescita. Colgo dunque la ghiotta occasione per annunciarti a questo punto:
1) che al fine di ricaricarmi lo spirito e di ritornare alle cose importanti dopo tante ore su aridi libri o su inutili lavori che mi aspetteranno, mi piacerebbe molto venirti a trovare ogni tanto e condividere assieme quello che può essere una vita di semplicità, vegetarismo, meditazione e confronto.
2) che sarò ben lieto di affiancarti nel blog la rete delle reti o in altri tuoi lavori, e, anche se con una frequenza non oltre il mensile, di intervenire con qualche articolo ben meditato.
3) che avrò necessariamente bisogno anche del tuo aiuto per quel progetto di gruppo di cui ti ho accennato per creare un Circolo (magari "dei cercatori", come quello che fece Gurdjieff a suo tempo) e perché no, magari organizzare attività tutti assieme un po' da me e un po' da te.

Ma il lavoro è lungo e ancora tutto da svolgere, il tempo sarà rosicato e bisogna ancora iniziare. Speriamo di farcela. Intanto un forte abbraccio a te e a Caterina che ha reso possibile tutto ciò e che può venirmi a trovare quando vuole nel mio "sottosuolo" autunnale.

A prestooooooo

Stefano Andreoli

“La verità è simile a Dio: non si rivela direttamente; dobbiamo indovinarla dalle sue manifestazioni” (Goethe)

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Risposta di Saul Arpino

Evoè, Stefano, evoè! La fila di oo finali nel presto... non lo rende più prossimo. Anzi, forse lo allontana, perché crea aspettativa. Una delle cose, poche invero, che mi disse il saggio Nisargadatta Maharaj (di cui ti consiglio di leggere Io Sono Quello), fu: "Non esiste il domani, c'è solo l'adesso". Una verità talmente ovvia che è nell'esperienza di ognuno ma nessuno ne tiene conto, tanto siamo protesi verso il futuro (rielaborando i ricordi in funzione di un ipotetico miglioramento nel tempo). Fermarsi nell'adesso è "realizzazione" e siccome già ci siamo.. non è qualcosa che possiamo "ottenere". E così il discorso intrapreso a Treia si conclude... e Tu Sei Quello.

Nel cinema della mente verranno proiettati ancora fotogrammi di vita vissuta, assieme, da soli, avventure, silenzi, chiacchiere... lasciamo svolgersi il tutto mentre la pellicola gira e ci porta la consuetudine del conosciuto.

Bene, son contento, mi sembra che il nostro dialogo sia fiorito.... L'intelligenza quando è molto ricettiva assume forme meravigliose, come cristalli di neve benedetta.

Buona permanenza in te stesso... Saul

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Risposta di Caterina Regazzi

Grazie a te, carom Stefano, per aver preso Treia e Paolo come tappa del tuo viaggio, mi fa piacere che ti sia trovato bene per tutto, quella casa rappresenta buona parte della mia vita e di vite "altre" che sono le mie origini e non me ne staccherei mai. Ora che Paolo la vive, è un po' come se l'avesse fatta resuscitare, un corpo-casa boccheggiante e asfittico, finalmente rianimato. Anche tu passando di là, ci avrai lasciato un po' della tua energia, della tua giovinezza, del tuo spirito.
Ciao, Caterina