mercoledì 14 settembre 2016

Roma. Giochi bioregionali all'aperto all'Hortus Urbis - Inizio delle attività 25 settembre 2016

Siamo lieti di invitarvi Domenica 25 settembre 2016 alle attività autunnali all'aria aperta per grandi e piccini dell'Hortus Urbis, l'orto antico romano nel Parco dell'Appia Antica.

Dopo la pausa estiva Hortus Urbis riparte con le attività domenicali per bambini con laboratori artistici e di giardinaggio. Vi saranno anche il Tai-Chi e l’VIII edizione del "Baratto di semi e piante" per giardinieri e ortisti esperti o neofiti, grandi o piccoli.
Dalle ore 10 alle ore 12 - THE BIG DRAW: ACQUERELLI NELL’ORTO PER ADULTI E BAMBINIMaster of Drawing Gioia Marchegiani

Osservare e conoscere da vicino le forme della natura e riprodurle dal vero con la tecnica dell’acquerello. Una magnifica esperienza di pittura en plein air tra le piante di origine antica coltivate all’Hortus Urbis,nel Parco dell’Appia Antica. La carta sarà offerta da FABRIANO nell’ambito dell’edizione italiana del Festival di Disegno The Big Draw, incontri gratuiti di disegno e pittura organizzati insieme a Fabriano che è sostenitore e promotore.
Alle 11,00 e alle 11,30 - PICCOLI GIARDINIERI, laboratorio per bambini a cura di Hortus Urbis

Laboratorio per sporcarsi le mani dedicato al giardinaggio. I bambini vivranno le fasi della coltivazione e della vita delle piante dalla preparazione delle aiuole, alla semina/trapianto delle nuove piantine in terra o in vaso.
  • Età da 4 anni in poi
  • Durata: circa 30 minuti
  • Iscrizioni online fino ad esaurimento dei posti con una email a  hortus.zappataromana@gmail.com entro venerdì 23 alle 12.
  • Quota di partecipazione:  gratuito
  • Portarsi un cappello e abiti da poter sporcare
Dalle 12 alle 13 - BARATTO DI SEMI E PIANTE

Il baratto di semi alla sua VIII edizione all'Hortus Urbis, è una delle tradizioni contadine che si ripropone di recuperare. Lo scambio di semi consente di ottimizzare la produzione, condurre il proprio orto o giardino praticamente a costo “zero”, preservare e diffondere le varietà antiche e la biodiversità. L'iniziativa è per famiglie e curiosi, appassionati giardinieri e orticultori, grandi e piccini. Lo scopo principale è nel piacere di mettere a disposizione di altri, le proprie varietà orticole o da giardinaggio e riceverne in cambio altre da sperimentare.
Dalle 12 alle 13 - TAI-CHI - Lezione gratuita di prova Qi Gong introduzione al Tai chi chuan

Con il nome di "Qi gong" (pronuncia: cikung) si indicano una serie di esercizi terapeutici che hanno origine nell'antica Cina. La pratica costante del Qigong,  ha effetti benefici sull'organismo sotto tutti i punti di vista: attraverso la ricerca dell'armonia del corpo, della mente e del respiro, agisce a livello profondo per il rafforzamento delle difese dell'organismo e il recupero dell'equilibrio psico-fisico. La lezione si svilupperà attraverso posizioni e tecniche di Qi Gong, ed in una parte finale di introduzione ad alcune posizioni base del Tai chi chuan.
  • Dalle 12 alle 13 ADULTI (16+)
  • Registrazione e info: email marco-tai-chi@libero.it   cell 366/5455984
  • Quota di partecipazione: gratuita lezione di prova. 
Pic nic e spuntini a cura di EU’s a partire dalle 12 nell’area della ex Cartiera Latina.
Si ricorda che l'area della cartiera è dotata di zona pic nic per coloro che volessero trattenersi portandosi la colazione.

CONTATTI:
Email:                   hortus.zappataromana@gmail.com
Web:                    www.hortusurbis.it

martedì 13 settembre 2016

E' tutta un'altra scuola bioregionale



Giorni addietro ero  venuto a sapere che il 10 e 11 settembre 2016 Stefano Panzarasa sarebbe stato a Vaiano, un paesino in provincia di Prato, un po'  lontano da me, comunque raggiungibile. Avrebbe preso parte all'evento chiamato "tutta un'altra scuola" dove lui partecipava insieme al coro dell'orecchio verde. Così mi sono messo in contatto con Stefano e la Domenica pomeriggio sono andato a trovarlo.

E' stata una piacevole sorpresa vedere come l'ecologia si inserisce nel tessuto sociale, soprattutto attraverso il gioco e la comunicazione.

Appena arrivato nella piazza che ospitava l'evento, mi sono trovato davanti ad una giostra che veniva fatta girare dai pedali di una bicicletta che costituiva il motore della giostra, sopra alla quale vi erano una decina di bambini festanti che facevano a gara per acchiappare il premio che il "pedalante" faceva sporgere dal braccio per essere preso al volo.
Subito dopo seguiva il teatro di paglia, formato con cubi di paglia pressata, dove si teneva un concerto tenuto da bambini con flauti traversi e percussioni, con una maestra di musica che dirigeva l'orchestrina.

Sentendomi sempre più attratto dal posto e dalla gente che era li, ho iniziato a visitare tutte le varie associazioni o persone che esponevano iniziative, che andavano dal fotovoltaico, esposta dall'associazione Sole Vento Terra, passando per tecnologie artistico-energetiche- rinnovabili, ambiente, alla costruzione di case, lavori di muratura fatti con il cocciopesto, un materiale in grassello che si forma naturalmente, presentati dalla Rete Solare per L'Autocostruzione, per finire poi con l'energia che è possibile ricavare semplicemente sfruttando l'acqua che scorre di cui tutti conosciamo il principio.

Cominciavo ad apprezzare il lavoro svolto da queste persone che via via mi stupivano sempre di più e lentamente si faceva in me strada l'idea di una spiritualità che noi chiamiamo laica, fatta di comunicazione di valori, di giochi, di armonia, d'amore.

Nel mentre era arrivato Stefano che dopo i saluti subito si tuffava nelle attività e così ha iniziato a cantare alcune delle sue canzoni ecologiche, coinvolgendo tutti i numerosi bambini presenti per assistere allo spettacolo, dando loro dei semplici strumenti ed invitandoli a partecipare alle sue canzoni.

Stefano ha coinvolto anche noi bambini più grandi, invitandoci a proporre cose che volevamo e così alcuni di noi, me compreso, abbiamo partecipato attivamente.

Certamente se sono presenti spiritualità laica ed ecologia non può mancare il concetto di "bioregione", parola questa che stona un po' perché l'avverto come una forzatura ma che in realtà nella sua espressione dentro l'evento che abbiamo vissuto, è pienamente vera e calzante, non solo perché erano presenti persone di diverse regioni ma particolarmente per il fatto che li le nostre regioni ne avevano creata una sola più grande.....

Voglio ringraziare Stefano per ciò che fa e tutte le persone che ho incontrato a Vaiano che mi  scuseranno, non ricordo i nomi di tutte le associazioni.

Giuseppe Finamore

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lunedì 12 settembre 2016

Corridonia - Nella abbazia di San Claudio al Chienti, si cercano le radici della mitica Aquisgrana


Risultati immagini per Corridonia, nella basilica di San Claudio al Chienti,

Nel 1800, mentre in Germania sulla spinta della Cultura Romantica, i tedeschi iniziarono a studiare il medioevo allo scopo di ricercare personaggi ed avvenimenti che giustificassero le origini della nazione tedesca, nel Piceno continuava la totale damnatio memoriae di quanto, in questa parte dell’Italia, era accaduto nel medioevo.

Gli storici tedeschi, nella ricostruzione della loro storia patria, partirono da quanto riferiva Eginardo nella sua “Vita di Carlo Magno” e cioè che Carlo Magno era morto e sepolto ad Aquisgrana, luogo dove era nato e sempre vissuto.

Poiché, da tempo immemorabile, esisteva ad Aachen una tradizione che attribuiva a Carlo Magno le ossa ivi conservate in una urna, i tedeschi identificarono Aachen con Aquisgrana.

Questa tradizione oggi vacilla perché messa in discussione dalle ricerche del Prof. Giovanni Carnevale.

Anche la storiografia inizia ad avere dubbi sul fatto che la Cappella di Aachen possa essere stata costruita da Carlo Magno. Tali dubbi sono giustificati soprattutto perché ad Aachen non sono stati mai trovati reperti risalenti all’VIII secolo.

I tedeschi, tetragoni, ancora oggi si affidano con forza alla tradizione. Nessuno infatti per secoli ha messo in dubbio che le ossa, conservate ad Aachen, siano di Carlo Magno.

Nessuno ha mai osato affermare che la tomba dell’Imperatore potesse trovarsi altrove, nonostante esistesse una autorevole fonte che indica che nel XII secolo è avvenuta una Translatio Santissimi Caroli Imperatoris.

I tedeschi, costretti a forzare a proprio vantaggio tale fonte hanno dato una interpretazione del testo alquanto curiosa, affermando che la Tranlatio era consistita in uno spostamento dei resti di Carlo dalla sua tomba, peraltro mai trovata, ad una urna.

Ancora oggi nonostante i ripetuti scavi archeologici effettuati all’interno della Cappella Palatina, con esito negativo, non si ha il coraggio di ammette che la tomba di Carlo Magno non sia mai stata all’interno della Cappella Palatina di Aachen.

I tedeschi infatti quando parlano della tomba di Carlo Magno indicano sempre l’urna dove sono conservate le ossa dell’Imperatore. Se provate ad insistere per un chiarimento vi spiegheranno che la tomba è sicuramente all’interno della Cappella ma che non è stata ancora trovata.

Negli ultimi anni sono stati messi in luce molti elementi di natura archeologica e storica che minano la tesi tedesca e giustificano un’altra verità.

Un interessante studio su questo argomento è iniziato nella seconda metà del XX secolo allorquando il prof. Giovanni Carnevale fu incuriosito dall’enigma che, archeologicamente parlando, presentava la chiesa di San Claudio a Corridonia (MC). Iniziò quindi a studiare ed interpretare la struttura architettonica della chiesa.

Scoprì che San Claudio era identica strutturalmente ad altri tre edifici, tutti ubicati nel Piceno, ma fuori dal Piceno e nell’intera Europa, non si conosceva alcun edificio simile a questo. Scoprì successivamente che a Germigny des Près esisteva una chiesa strutturalmente identica a San Claudio.

La informazione ancor più interessante fu quella fornita dalle fonti dell’VIII secolo. Queste indicavano che tale edificio era stato fatto costruire da un dignitario ecclesiastico della corte di Carlo Magno, Theodulf. Risulta inoltre dai documenti che egli afferma di averlo costruito a somiglianza della Cappella Palatina: Basilicam miri operis, instar eius quae Aquis est constituta.

Queste informazioni incuriosirono ancora di più il prof. Carnevale e lo spinsero a proseguire gli studi sull’aspetto archeologico di San Claudio.

Fin dalle prime indagini il prof. Carnevale notava che tutti gli esperti datavano San Claudio dopo il mille. Tale datazione era basata sulla tipologia costruttiva della chiesa che presentava le volte a crociera. Per gli archeologi infatti l’utilizzo delle crociere, tecnologia acquisita dagli arabi della Spagna, era avvenuto in occidente, dopo il mille.

Ma le scoperte degli archeologi inglesi, che nella seconda metà del XX secolo, hanno studiato il sito archeologico di Khirbet al Mafjar presso Gerico, dimostrano però che le crociere erano presenti nel frigidarium del palazzo omaiade, edificio distrutto da un terremoto agli inizi dell’VIII secolo, durante i lavori della sua costruzione.

Gernigny des Près, edificio che i documenti certificano sia stato costruito nell’VIII secolo, utilizza le crociere, ciò dimostra che esse erano già utilizzate ai tempi di Carlo Magno e che l’utilizzo della crociera, nell’VIII secolo era in uso in occidente.

Il prof. Carnevale si sentì autorizzato ad affermare che San Claudio poteva essere considerata carolingia.

Si era in possesso di argomenti per cominciare a combattere Aachen.

Andando oltre nella analisi, il dato che Germigny des Près era stata costruita ad imitazione della Cappella Palatina, costruita da Carlo Magno ad Aquisgrana, portò il prof. Carnevale a confrontare questa con la Cappella di Aachen. Si rese conto che tra le due non vi era nessuna somiglianza, mentre Germigny des Près presentava la stessa struttura di San Claudio.

Altro dato interessante è che sia Germigny sia San Claudio erano caratterizzate da volte a crociera, imitando l’edificio del vicino oriente, e ciò sottolineava una stretta relazione tra loro.

A questo punto la ricerca archeologica pone l’’interrogativo: perché questi edifici si rassomigliano?

Non c’è ancora una risposta.

Chiarimenti arrivarono quando dall’archeologia il prof. Giovanni Carnevale passò alla lettura delle fonti:

·         Eginardo riferisce che Carlo Magno, per costruire la Cappella Palatina, si servì di maestranze venute dall’oriente. Con ogni probabilità le stesse che, trovatesi senza lavoro per la cacciata degli omaiadi, ad opera degli abbassidi, accolsero di buon grado il lavoro offerto dall’Imperatore.

·         Notker descrive che diplomatici di Bagdad, inviati dal Califfo di Bagdad alla corte di Carlo Magno salirono sulla terrazza della Cappella per osservare la vita che si svolgeva ad Aquisgrana.Una terrazza era presente sia a Germigny che a San Claudio. Non c’è una terrazza a Kirbart al Mafjar anche se aveva una cupola nella copertura. Non ha una terrazza la Cappella Di Aachen, nè potrebbe averla. Il prof. cominciò ad approfondire sull’aspetto architettonico, ponendosi delle domande e formulando delle ipotesi. 


Perché Kirbart al Mafjar aveva questa pianta così originale e le crociere? I musulmani avevano conquistato l’Iran ed erano entrati in contatto con un altro tipo di architettura che conosceva la crociera. La tecnica costruttiva che utilizza la crociera poteva essere passata dall’Iran alla Siria a Kirbet al Mafjar e da qui, grazie alle maestranze orientali, di cui parla Eginardo, venute nel Piceno tale tecnica era stata introdotta in occidente e con questa era stata costruita la Cappella Palatina voluta da Carlo Magno cioè San Claudio.Non era una grande scoperta, ma era evidente che Aachen, non assomigliando a Germigny, non aveva alcun diritto di proclamarsi l’Aquisgrana a cui Theodulf si era ispirato. San Claudio per queste analisi ed assomigliando a Germigny des Près poteva essere indicata come la Cappella di Carlo Magno. 

Una ulteriore prova a favore di San Claudio è l’esistenza del matroneo. Questa elemento costruttivo è indicativo della presenza di una corte nel luogo. In quell’epoca esistevano matronei in oriente a Costantinopoli, dove risiedeva la corte imperiale ed a Ravenna che dipendeva da Costantinopoli. Germigny, non aveva il matroneo perché era una piccola chiesa, un oratorio, dove Theudulf poteva andare a pregare. Il matroneo è fondamentale. La sua esistenza giustifica la presenza di una corte imperiale e quindi di Carlo Magno.

·         Nel Capitulare de Villis, legge con la quale Carlo Magno definiva la vita sociale e produttiva di Aquisgrana con i suoi Ministeria, è riportato un elenco di piante, che si sarebbero dovute coltivare ad Aquisgrana. La quasi totalità di queste colture era esclusivamente adatta al clima mediterraneo e non sarebbe sopravvissuta a quello di Aachen. Nello stesso Capitulare viene descritta la organizzazione ed il controllo amministrativo e agricolo dell’ager di Aquisgrana: il Palatium di Aquisgrana al centro di una rete di Ministeria (organizzazione presente esclusivamente nel Piceno) nei quali gli iudices esercitavano sia il potere giudiziario che quello amministrativo e ne rispondevano direttamente a Carlo Magno. Identificare Aquisgrana con Aachen renderebbe un falso il Capitulare de Villis in quanto, contrariamente a quanto esiste nella valle del Chienti, in Germania non è mai esistita nè si ha memoria di tracce di una struttura così descritta.

·         Widukind nel suo “Res gestae saxonicae sive annalium libri tres” descrive l’incoronazione di Ottone I, avvenuta nella Cappella Palatina di Aquisgrana. L’autore riferisce che la Cappella Palatina aveva addossato alla facciata un “solium” al quale si accedeva dalle scale a chiocciola delle torri (per cocleas). Dal “solium” Ottone I si presentò al suoi sassoni, assiepati nello xistum che lo acclamarono Re. Questi disceso nel presbiterio attraverso la scala a chiocciola, partecipò alla successiva celebrazione religiosa, seguita anche da coloro che si trovavano nel matroneo.

·         Le fonti indicano l’esistenza ad Aquisgrana di un “Campomaggio”, praticamente inesistente ad Aachen, mentre qui nel Piceno esiste tuttora una vasta area pianeggiante chiamata “Campomaggio”. Se questa non è Aquisgrana, come mai c’è ancora oggi un Campomaggio ed anche un Campolungo?

·         I documenti descrivono che, in prossimità della guerra tra i Longobardi ed i Franchi, dal Piceno, stranamente, “omnes abitatores” dei ducati di Osimo, Ancona e di Fermo scappano tutti. Perché mai scappano da terre non coinvolte dalla guerra? Perché mai questi profughi sono accolti e ospitati a Roma dal Papa Adriano che temendo i longobardi chiede aiuto a Carlo Magno? I profughi erano forse franchi che abitavano questa parte del Piceno e quindi temevano la vendetta dei Longobardi?

·         Ancora, mentre i Franchi assediano Pavia, come si giustifica che Carlo nomina il duca di Spoleto e si reca a Roma per trascorrere la Pasqua con il Papa.

·         Carlo Magno fu incoronato Imperatore a Roma il giorno di natale dell’800. Le fonti descrivono che già all’inizio dell’801 Carlo esercitò le prerogative proprie della sua autorità. Presiedette in Roma il processo contro i denigratori di Papa Leone III. Nel mese di febbraio dell’801 era ad Aquisgrana come dimostra il diploma da Lui rilasciato a favore dell’abbazia di Farfa. Gli “annales Regni Francorum” riferiscono che per tutto l’inverno (tota hieme non aliud fecit imperator) fu impegnato alla organizzazione dell’impero d’Occidente, ai nuovi rapporti con il Papato e all’assetto dell’intera Italia, dotando Aquisgrana di una “Nuova Roma” (Romanae Urbis) in Val di Chienti. Organizzò la spedizione militare del figlio Pipino contro Benevento. Celebrate a Roma le festività Pasquali Carlo si recò a Spoleto dove alla fine di aprile fu sorpreso da un violento terremoto. Successivamente l’Imperatore si reca a Ravenna. Ne abbiamo notizia dal monaco ravennate Agnello che inoltre ci informa che Carlo da Ravenna fa trasportare ad Aquisgrana, in Francia, la statua equestre di Teodorico. Agli scettici che non gli credono Agnello dice: “qui non credit, sunat Franciae iter, eum aspiciat!”, “chi non ci crede, imbocchi la strada della Francia e vada a vederlo!”. Da Ravenna era sufficiente dirigersi a sud dell’Esarcato, imboccare la via Flaminia per raggiungere la Francia. La esigua distanza tra Ravenna e la Francia ci viene confermata dalla lettera che Papa Adriano scrive a Carlo Magno per lamentarsi che i cittadini della Pentapoli e di Ravenna si recano direttamente alla corte carolingia per presentare i loro reclami.

·         Quanto leggiamo nel Fioretto XIII di San Francesco, è estremamente chiaro per chi colloca la Francia nel Piceno ma resta incomprensibile per la storiografia ufficiale, infatti ci viene descritto di come San Francesco con frate Masseo “prese il cammino verso la provincia di Francia”. Dopo aver mendicato, pregato e mangiato, “si levarono per camminare in Francia … Giunsero a Roma ed entrarono nella chiesa di San Pietro, e santo Francesco si puose in orazione” . Il fioretto si chiude dicendo che L’Apostolo Pietro rassicurò Francesco che Dio concedeva a lui ed ai suoi frati il “tesoro della santissima povertà”. Quindi Francesco e Masseo, “pieni di letizia determinarono di tornare nella valle di Spulito, lasciando l’andare in Francia”. E’ evidente che il racconto si riferisce alla Francia e alla Roma nel Piceno. I Fioretti nacquero infatti nel Piceno.

·         Le fonti indicano che nell’804 Papa Leone III si reca da Carlo Magno per trascorrere insieme il Natale. Viene ospitato a Carisiacum Villa ed il 14 gennaio del 805 l’Imperatore fa accompagnare il Papa a Ravenna.

·         Nell’806, subito dopo Natale, il doge Obelerio ed il fratello Beato ed anche il Vescovo di Zara Donato sono ospiti di Carlo Magno a Theodonis Villa. (immaginate il Papa o il doge che in pieno inverno fanno qualche migliaio di chilometri per passare solo qualche giorno con l’Imperatore. Più plausibile sarebbe se si ipotizza che il Doge avesse preso una nave e fosse sbarcato qui nel Piceno.Il Papa invece, percorrendo la Salaria, facilmente avrebbe raggiunto Aquisgana cioè San Claudio).

·         Claudio, vescovo di Torino, chiamato ad Aquisgrana da Ludovico il Pio, scrive:”Appena divenuto vescovo, come son cresciuti gli impegni …. d’inverno, quando devo correre su e giù per le strade che portano al Palatium, non posso applicarmi ai miei amati studi. E da metà primavera devo prendere con le mie pergamene anche le armi e devo mettermi lungo la costa in guerra contro i Saraceni e i Mori. Di notte combatto, di giorno maneggio la penna e i libri ….”. In un brano del suo Apologeticum Claudio ci riferisce “Dopo che, accettato controvoglia l’onere pastorale, venni in Italia nella civitas Taurinis invitatovi dal principe Ludovico il Pio….”

·         Come si giustifica che Guido e Lamberto, nel 891 duchi di una località lontanissima da Aachen, ammettendo che questa fosse stata Aquisgrana, sono stati incoronati Imperatori?

·         Francia e Gallia, nelle fonti sono sempre indicate come due entità distinte ed indipendenti. Nessuno storico ha mai dato una seria interpretazione sulla ubicazione della Francia prima del mille, nonostante le due realtà geografiche siano sempre richiamate in maniera distinta nelle fonti. Un esempio: i documenti nel descrivere che Arnolfo di Corinzia era stato chiamato ad Aquisgrana per conoscere la sua disponibilità a subentrare a Carlo il Grosso, che era gravemente malato, affermano: compositis in Francia feliciter rebus, in Baoaria revertitur, sistemate felicemente le cose in Francia ritornò in Baviera. Gli storici tedeschi sono stati costretti ad ipotizzare ed ubicare tra la Gallia e la Sassonia un territorio chiamato Franconia, solo perché nella fonti storiche risulta che la Francia è confinante con la Sassonia, nonostante la Franconia non sia mai comparsa in nessun documento dell’epoca e che la Sassonia delle origini sia ubicata al nord della Germania e non al confine con la Francia del Piceno, come risulta da recenti studi sulla storia dei Sassoni del Widukind.

·         Barbarossa fatto creare santo Carlo Magno dall’antipapa Pasquale III, nel 1166 ne effettua la traslazione del corpo, chiaramente in Germania dove ha in progetto di creare Aachen.

·         Dieci anni dopo il Barbarossa, vista l’impossibilità di restaurare lo splendore di Aquisgrana, per il contrasto con il Papa e i suoi alleati cioè i nascenti Comuni, effettua la Translatio Imperii sempre in Germania.

·         Nelle fonti storiche viene evidenziata una notevole attività sismica nel territorio di Aquisgrana, nel 803, 814, 823, 827. Queste notizie fanno escludere che Aquisgrana possa essere identificata con Aachen, perché tutta la Germania non è zona sismica.

·         Alcuino, consigliere di Carlo Magno, di ritorno da Aquisgrana nella sua Inghilterra, in una sua lettera si lamenta della pessima birra inglese e sogna di ritornare a rivedere la “Novam Cappellam inter vineta”. Ad Aachen non vi erano vigneti ed inoltre ci fa riflettere “Cappella”, chiesa cisì chiamata perché conservava il mantello di San Martino (Cappellam = mantello di S. Martino).

·         Il Chronicon Volturnense nel descrivere le vicende del monastero di San Vincenzo al Volturno, lo definisce ius Palatii. Come si può credere che questo monastero situato vicinissimo a Benevento non dipenda da questo Ducato, ma da Aachen se fosse identificata con Aquisgrana. Questa confusione di identità sicuramente nel tempo ha portato anche ad interpretazioni erronee anche nel lavoro dei copisti. Un esempio: Il 10 ottobre 881 San Vincenzo al Volturno fu distrutto dai Saraceni, nello stesso anno gli arabi invasero la Valle del Chienti distruggendo il monasteriolum di Santa Croce al Chienti, come attestano documenti conservati a Sant’Elpidio a Mare. Lo stesso anno in cui la storiografia ufficiale indica che i Normanni presero Aquisgrana. Nei due episodi, che sembrano distinti, l’identità degli invasori sicuramente sono stati confusi dagli amanuensi delle abbazie del nord Europa. Questi, dopo la tranlatio di Barbarossa, già identificavano Aquisgrana con Aachen, e di conseguenza per loro era giusto chiamare Normanni gli invasori di Aquisgrana. Per loro era improbabile che gli arabi sbarcassero nel nord ed invadessero Aachen. Inoltre un’altra considerazione rende improbabile che l’invasione sia stata effettuata dai Normanni. Questi infatti appena pochi mesi prima si erano accordati con Carlo il Grosso che, dopo la battaglia a Parigi, aveva concesso loro il territorio che oggi chiamiamo Normandia.

·         Nitardo (IX secolo) dice che Aquisgrana era la Sedes Prima Franciae, mentre Notker con il termine Francia specifica: Franciam vero intendum cum nomina vero,omnes cisalpinas provincias significo.  

·         Una grande confusione, dovuta alla errata ubicazione di Aquisgrana, la riscontriamo nella descrizione della morte e sepoltura di Ottone III. Questo giovane Imperatore attaccato dai Romani e costretto a riparare nel castello di Paterno morì a seguito di una non precisata malattia. Per nascondere ai nemici il decesso dell’imperatore questi fu imbalsamato. Quando si pensò che si fossero calmate le acque della ribellione, l’Imperatore mummificato fu issato a cavallo con l’intento di portarlo ad Aquisgrana per la sepoltura. Poiché non poteva essere nascosto che la morte era avvenuta in Italia, la storiografia tedesca fermamente convinta che Aquisgrana è Aachen, dovette escogitare un mirabolante trasferimento del defunto dall’Italia in Germania. Si descrisse che l’Imperatore ed i suoi accompagnatori, per non destare il sospetto che fosse morto venne fissato su un cavallo e trasportato in questo modo, mentre i Romani infuriati inseguirono il feretro fino a Berna, da qui proseguirono fino a Neuburg (Civitas quae nova vocatur) ed infine arrivati ad Aquisgrana l’Imperatore fu inumato in tutta fretta davanti all’altare. Ubicando Aquisgrana in Val di Chienti, a San Claudio, la tumulazione sarebbe stata più semplice in quanto da Paterno scendendo dalla collina si arrivava a Berta per poi raggiungere il territorio di Civitanova e quindi arrivare ad Aquisgrana dove seppellire in fretta lo sventurato Imperatore, per paura di un attacco dei Romani.

·         Nel 1139 Sugier partecipò ad un sinodo che si svolse ad Aquisgrana, nell��ala del palazzo chiamato Laterano. L’anno successivo a questa visita, su richiesta del Papa, vennero inviati i Cistercensi ad Aquas Salvias, dove fondarono l’abbazia di Fiastra.

·         Nel 1165 a Natale ad Aquisgrana, su ordine di Barbarossa, l’antipapa Pasquale III dichiarò santo Carlo Magno. Poiché è certo che questo Papa non mise mai piede in Germania la storiografia tedesca afferma che fu sostituito nella funzione di beatificazione di Carlo Magno da Rainald von Dassel arcivescovo di Colonia.

·         Nel 1176 Barbarossa, sconfitto dai comuni, avversato dal papato che li sobillava alla ribellione contro l’impero, resosi conto che era oramai impossibile proseguire con il suo progetto di restaurazione degli antichi fasti e potere imperiale di Aquisgrana, attuò la Translatio Imperii dal Piceno in Germania, avviando la costruzione della chiesa di Aachen.

Allora come possono i tedeschi affermare che Aachen è Aquisgrana, sia in relazione alle scoperte archeologiche che rispetto ai riferimenti forniti dagli autori carolingi?

I tedeschi sono costretti a definire Notker o chi altro descrive avvenimenti che non si accordano con la ricostruzione storica da loro elaborata, come grandi mistificatori della verità e falsi i racconti da loro riportati. Drammaticamente ci si rende conto che per i tedeschi, se si toglie Aachen non resta nulla del loro impianto storico.

Con questa strana impostazione storica, basata sul considerare falso tutto ciò che non si accorda con la loro ricostruzione, Aachen ha vinto una battaglia e pur non avendo nessun provato elemento a sostegno è rimasta vincitrice sulle fonti.

Dalle serie ed approfondite analisi delle fonti e dagli studi sulle caratteristiche strutturali degli edifici presi in esame si evidenziano incongruenze con quanto sostenuto dalla storiografia ufficiale. Per questa ragione la definizione di San Claudio = Aquisgrana assume sempre più valore e forza.

Alberto Morresi
Presidente e legate rappresentante dell'associazione Centro Studi San Claudio al Chienti.



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(Fonte: http://www.italiamedievale.org/portale/una-tradizione-che-vacilla/)

domenica 11 settembre 2016

Impronta ecologica, agricoltura industriale e riscaldamento globale



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Gli sudi internazionali mostrano che in tutta Europa aumenteranno le temperature: ci sarà un marcato aumento di precipitazioni nel Nord Europa e una diminuzione significativa nel Sud Europa e un incremento delle ondate di calore, dei periodi di siccità e di precipitazioni estreme. Inondazioni, erosione costiera e danni alle infrastrutture in molti luoghi. Il rischio è già presente all'attuale livello di cambiamento climatico (+0.61 °C rispetto al periodo preindustriale) e aumenterà progressivamente fino a diventare alto per un innalzamento sopra 2°C e molto alto sopra ai 4° C.

Tutto ciò ha indotto un’impennata dei prezzi dei beni agricoli e ogni anno si riscontrano segnali di vulnerabilità e risposte imprevedibili dei mercati in seguito alle anomalie climatiche in diverse regioni del Pianeta. Sarà inevitabile che la tendenza di crescita delle emissioni di gas serra portino una riduzione della produzione agricola mondiale di circa l’8% nel 2050, a fronte di una richiesta di cibo che aumenterà del 56%. La combinazione dei cambiamenti climatici e dell’incremento di popolazione esporrà circa 2,5 miliardi di persone, sui 9,3 miliardi stimati di popolazione globale, a scarsità di cibo. Lo studio aggiunge che qualora cambiassero gli stili dei consumi alimentari nel senso di un aumento della dieta mondiale verso alimenti più ricchi di grassi e proteine animali le persone a rischio malnutrizione per scarsità di cibo diventerebbero circa 4,7 miliardi. In questo scenario si comprende la necessità di ridurre le emissioni di gas serra dovute ai combustibili fossili ma anche un’attenzione analoga alle emissioni di gas serra dovute all’eliminazione delle foreste tropicali e all’intensificazione dell’agricoltura.

Dobbiamo riflettere sul sistema alimentare globale che oggi ci presenta tre paradossi: a fronte di un numero elevatissimo di persone che non hanno accesso al cibo, un terzo della produzione di cibo nel mondo è destinato ad alimentare gli animali e una quota crescente dei terreni agricoli è dedicata alla produzione di biocarburanti per alimentare le auto (non in Italia). E a fronte di milioni di persone al mondo che patiscono la fame o è malnutrito, circa oltre due miliardi soffrono le conseguenze dell’eccesso di cibo, con un rischio aumentato di diabete, tumore e patologie cardiovascolari; infine, ogni anno viene sprecato un terzo della produzione alimentare globale, una quantità che sarebbe sufficiente a nutrire quasi un miliardo di persone che soffrono la fame o sono malnutrite.

Se si considera seriamente tali paradossi si dovrebbe decidere che è urgente rendere l’intera filiera del cibo, dalla produzione, alla trasformazione e consumo, inclusi stili di vita alimentari, più efficiente e sostenibile. Il relatore sullo studio afferma di credere che l’Europa, il maggiore esportatore di prodotti dell’industria agroalimentare, debba offrire al mondo, in particolare ai paesi emergenti, il proprio modello di smart agriculture. Si tratta di riaffermare l’innovazione, soprattutto nelle tecniche di coltivazione e trasformazione del cibo, che hanno fondato in secoli di storia la civiltà contadina italiana ed europea. La mancanza di una attenta e capillare trasformazione alimentare, anche nel rispetto delle tradizioni culturali dei popoli, è oggi il principale responsabile di circa il 40% delle perdite di cibo tra la produzione in campo e la distribuzione sui mercati dei Paesi in via di sviluppo. Il volume della Fondazione Barilla propone la valutazione dell’impatto ambientale degli alimenti basato sull’applicazione di tre indicatori ecologici: le emissioni di gas serra associate alla loro produzione (impronta di carbonio o carbon footprint), l’indicatore di uso dell’acqua water footprint) e l’impronta ecologica (ecological footprint). Quest’ultima è già un parametro che indica in modo sintetico quanta terra è necessario utilizzare per compensare gli effetti ambientali di una determinata produzione. 

L’unità di misura di questo indicatore sono i metri quadri di terreno. Ad esempio, il consumo di 1 Kg di carne bovina necessita di 110 mq di terreno. La doppia piramide, nella sua versione divulgativa, usa proprio l’impronta ecologica come indicatore di impatto degli alimenti sull’ambiente. La consapevolezza dell’impatto del cibo sull’ambiente e sulla nostra salute è essenziale per iniziare a porre le basi di un nuovo modello di sviluppo sostenibile.

Marcello Ortenzi


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Fonte:  Strettamente Tecnico > Bio e Natura

venerdì 9 settembre 2016

Settembre... è tempo di macrobiotica bioregionale

Una breve premessa è necessaria, prima di inserire la ricetta suggerita per l'inizio dell'autunno, per spiegare cosa sia la cucina macrobiotica. Saranno così più chiari i benefici che si possono ottenere, seguendo questo tipo di alimentazione, per il corpo e per la mente.
Macrobiotica bioregionale autunnale

Macrobiotica bioregionale autunnale

Makros e bios sono due temini che significano letteralmente vita lungavita piena, vita “sana”.
Questa “filosofia alimentare” è stata introdotta nelle cucine americane ed europee dal medico e filosofo giapponese Nyioti Sakurazawa. Più noto con il nome di George Ohsawa, ha dedicato molti anni di studio e svolto molte ricerche scientifiche per dimostrarne i benefici.
Il modello sul quale ha basato le sue ricerche è il regime alimentare che seguivano i monaci buddisti. Secondo l’antica filosofia cinese, è indispensabile l’equilibrio perché ci sia benessere, quindi le più frequenti patologie insorgono quando c’è uno squilibrio nel flusso energetico e la macrobiotica sconsiglia di nutrirsi con alimenti che presentano un’eccessiva energia yin oppure un’eccessiva energia yang. Si possono infatti, seguendo questo principio energetico, suddividere gli alimenti in base all’energia di cui sono portatori. I cibi che posseggono energia yin sono quelli acidi, come il latte o lo yougurt, la frutta e le spezie; i cibi alcalini sono invece portatori di energia yang, come il sale e le uova.
L’equilibrio di un piatto macrobiotico nasce dalla capacità di bilanciare le energie presenti nel pasto, che sarà così suddiviso: 50% in cereali integrali, (si suggeriscono il riso, l’orzo, l’avena, il miglio, il grano saraceno e il mais) 25% in proteine, di cui il 15% di origine vegetale (le alghe sono comunemente usate perchè contengono sali minerali e vitamine, come l’Iziki), e il 10% di origine animale, (al contrario di quello che si potrebbe pensare, la macrobiotica non è una dieta vegetariana, sebbene sia sconsigliato il consumo della carne e privilegiato invece il consumo di pesce) e il restante 25% del pasto in verdure ( sia cotte che crude) e frutta.
I consigli più importanti per seguire una corretta dieta macrobiotica sono però le seguenti regole, da rispettare scrupolosamente:
1- Consumare frutta e verdura di stagione, evitare dunque il consumo di verdure surgelate o frutti esotici
2- Non usare il sale comune ma solo quello marino integrale (allo stato naturale) ed astenersi dal consumo di zucchero, caramelle, e dolci in eccesso
3- evitare pomodori, patate, melanzane e carne ( eccesso yin per i primi tre elementi, eccesso yang nella carne)
4- evitare latte e latticini e uova, farne un uso molto moderato
5- eliminare il caffè e sostituirlo con il thè, oppure caffè d’orzo
6- mangiare la frutta lontano dai pasti principali
7- masticare il cibo con molta, molta calma (Ohsawa suggerisce di masticare ogni boccone almeno 50 volte!)
Un ultimo suggerimento prima di entrare in cucina: bandire le pentole in alluminio, meglio utilizzare pentole e tegami in acciao inossidabile e ancora meglio teglie in terracotta e cucchiai di legno!
Di seguito una breve ricetta macrobiotica, in linea dunque con la natura e la “stagione del momento” ma prima un piccolo promemoria: se volete, potete fare in casa il gomasio, da usare per insaporire le pietanze. Si procede così:
fate arrostire semi di sesamo ( circa 15-20 cucchiai) in padella finchè non scoppiettano. Metterli poi in un mortaio con del sale marino integrale (1 cucchiaio) e ridurre tutto in polvere. Potete conservarlo in un barattolo chiuso per 15 giorni e usarlo soprattutto con il riso bollito, ma va bene anche per le verdure. Il gomasio è molto energetico, oltre ad avere proprietà fortificanti sul sistema nervoso.
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Risotto di zucca

Gli ingredienti sono:
1 tazza di riso integrale
2 tazze di zucca tagliata a dadini
3 tazze d’acqua
1 cipolla
2 cucchiai di tofu
2 cucchiai di salsa di soia
un pizzico di sale (marino!)
Mettete nel fondo di una padella la cipolla affettata e sopra sdraiate la zucca tagliata a dadini e in seguito, il riso.
Coprite tutto con 3 tazze di acqua fredda e lasciate cuocere tutto ( possibilmente usando lo spargifiamma) a pentola coperta per circa 45 minuti.
Aggiungere il tofu (precedentemente sbollentato) a metà cottura.
Insaporire a fine cottura con la soia e se piace aggiungere un po' di prezzemolo.

Angela Braghin

(Fonte: http://www.terranuova.it/Blog/Riconoscersi-in-cio-che-e/Macrobiotica-bioregionale-autunnale)

Bioregionalismo nomade: "In pellegrinaggio alla riscoperta della sacralità dei luoghi"


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Qualcuno affronta il “Cammino di Santiago” con grande prova di forza e coraggio, altri si limitano a cammini più brevi, per esempio tratti della via Francigena o altri importanti cammini.
Da alcuni anni la gente si orienta ai “pellegrinaggi”,  alla scoperta o riscoperta di luoghi sacri. Anche il buddismo, l’induismo, il sufismo, propongono periodi di riflessione in luoghi particolari, mistici, predisposti per questo tipo di “ritiro”.
Ho letto “Racconti di un pellegrino russo” e mi affascinava quell’ostinazione nel rendersi povero in ogni senso, anche nel pensiero, oltre che negli abiti e nel sostentamento. Una spogliazione consapevole per scoprire quella divinità interiore che annienta ogni velleità umana e materiale. Quel farsi povero di evangelica memoria... 
Il pellegrino era accolto dalle famiglie, lungo il percorso, ed era un onore offrirgli un pasto caldo e un giaciglio per la notte. Tanti riconoscevano nel pellegrino il volto di Gesù e sapevano di onorare la sua memoria. Il pellegrino contava sull’aiuto di tutti e non rimaneva deluso; aveva il cuore puro e la sua ricerca era interiore; non avrebbe mai rubato o compiuto atti vandalici, né si sarebbe lasciato andare a violenze. 
Oggi in un mondo dove le certezze materiali stanno crollando ovunque, è normale che ci si rivolga allo spirituale, al ritorno alla natura, alla riscoperta della sacralità dei luoghi.  Occorre lasciar andare, un po’ alla volta, ogni legame e dipendenza con la materialità consumista.

Credo che, prima di affrontare un viaggio dello spirito, anche in chiave bioregionale,  sia indispensabile una sorta di corso preparatorio, soprattutto per capire che  stiamo per accedere a qualcosa di prezioso.
In un mondo in cui il rumore ha così tanta importanza  il pellegrinaggio, dovrebbe essere improntato al silenzio, alla meditazione. Cercando lo Spirito all'interno e sapendolo riconoscere anche all'esterno,  sentendoci parte di questa terra e di quest’Universo.

Stralcio di una lettera di Franca Oberti
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giovedì 8 settembre 2016

Bergoglio, bioregionalista o catastrofista? - Il papa mette in guardia l'umanità sul futuro del pianeta


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Il primo settembre 2016 è stata la giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, il Santo Padre nel suo discorso per la celebrazione di questa giornata ci ha lasciato un messaggio accorato e pieno di verità, di seguito riportiamo un passaggio del suo discorso:

“,,,,Con questo Messaggio, rinnovo il dialogo con ogni persona che abita questo pianeta riguardo alle sofferenze che affliggono i poveri e la devastazione dell’ambiente. Dio ci ha fatto dono di un giardino rigoglioso, ma lo stiamo trasformando in una distesa inquinata di «macerie, deserti e sporcizia» (Enc. Laudato si’, 161). Non possiamo arrenderci o essere indifferenti alla perdita della biodiversità e alla distruzione degli ecosistemi, spesso provocate dai nostri comportamenti irresponsabili ed egoistici. «Per causa nostra, migliaia di specie non daranno gloria a Dio con la loro esistenza né potranno comunicarci il proprio messaggio. Non ne abbiamo il diritto» (ibid., 33).

Il pianeta continua a riscaldarsi, in parte a causa dell’attività umana: il 2015 è stato l’anno più caldo mai registrato e probabilmente il 2016 lo sarà ancora di più. Questo provoca siccità, inondazioni, incendi ed eventi meteorologici estremi sempre più gravi. I cambiamenti climatici contribuiscono anche alla straziante crisi dei migranti forzati. I poveri del mondo, che pure sono i meno responsabili dei cambiamenti climatici, sono i più vulnerabili e già ne subiscono gli effetti.

Come l’ecologia integrale mette in evidenza, gli esseri umani sono profondamente legati gli uni agli altri e al creato nella sua interezza. Quando maltrattiamo la natura, maltrattiamo anche gli esseri umani. Allo stesso tempo, ogni creatura ha il proprio valore intrinseco che deve essere rispettato. Ascoltiamo «tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri» (ibid., 49), e cerchiamo di comprendere attentamente come poter assicurare una risposta adeguata e tempestiva.

Dio ci ha donato la terra per coltivarla e custodirla (cfr Gen 2,15) con rispetto ed equilibrio. Coltivarla “troppo” – cioè sfruttandola in maniera miope ed egoistica –, e custodirla poco è peccato.”


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A.K. Informa n. 36