domenica 6 gennaio 2019

Ecologia profonda e conservazione delle risorse - La fine dell'era del "buttar via" e il Partito X - Recensione


DIFENDERE IL PIANETA, SENZA ABBASSARE LA GUARDIA! - blueplanetheart.it

Il mio compagno Paolo D'Arpini è un appassionato di libri di fantascienza, che a me invece non attirano proprio. A volte però mi consiglia qualche romanzo o racconto. Recentemente era rimasto molto colpito da un racconto di Mack Reynolds, il cui titolo originale è  "The throwaway age", reso malamente in italiano "il Partito X"  e me l'ha caldamente raccomandato, come spunto per riflessioni ecologiste. E' un racconto datato, del 1967 addirittura, ma prefigura scenari politici ed ecologici perfettamente realistici, attuali.

Un asso del controspionaggio degli Stati Uniti d'America, uno "007 scomodo" al sistema del momento,  viene dirottato su un settore meno "delicato" di quello di cui si stava occupando (rapporti USA-URSS), per indagare su una nascente formazione politica di stampo ambientalista. Gli viene ordinato di "infiltrarsi" nell'organizzazione fino a conoscerne tutti i suoi componenti (quattro gatti ma tutti intellettualmente validi ed impegnati su vari aspetti dei problemi), conquistarne la fiducia tanto da assumere un ruolo dirigenziale.

Di mala voglia il protagonista esegue le disposizioni, mentre i suoi capi lo lasciano un po' nelle "peste", cioè lo abbandonano al suo destino. Evidentemente il nuovo incarico  era solo un escamotage per allontanarlo da cose internazionali  più importanti  senza considerare  la rilevanza della questione alla quale era stato incaricato.
Paul (questo il nome dell'investigatore) all'inizio si trova un po' a disagio in questo suo nuovo  ruolo, non essendosi mai avvicinato in precedenza a questi argomenti sociali ed ambientali e comincia a prepararsi leggendo vari testi scritti da quello che al momento del suo arrivo appare l'ideologo, il cervello della organizzazione nascente, che non ha neanche un nome. Tra l'altro, questa organizzazione, di una  "pseudo sinistra individualista", non è composta da rivoluzionari, non vuole rovesciare bruscamente la situazione politica, ma vuole lavorare soprattutto sul discorso ambientale con la consapevolezza che nella situazione attuale (di allora ma soprattutto di oggi) il consumo delle risorse è eccessivo e inutile per il benessere della popolazione e porta a danni ambientali, ma anche politici, perché un paese che ha finito le sue scorte di materie prime a causa di un consumismo scellerato deve andarsele a procurare altrove e questo causa squilibri, contrasti, fino allo scatenarsi di guerre fratricide. Un quadro molto attuale e realistico, direi.

Persone normalissime, il cui numero di telefono ed indirizzo si trova sull'elenco telefonico, di modo che Paul, il protagonista, può facilmente andarli a trovare uno per uno, per capire meglio le cose di cui si interessano e ottenere la loro fiducia. Non sovversivi o rivoluzionari e neanche radicali.  Aborriscono questi termini anche perché spaventano la gente comune, mentre le loro idee sono idee per tutti, trasversali, e comprensibili ed accettabili da tutti.   Inizialmente il protagonista li classifica come dei "rivoluzionari da salotto".

Nel racconto viene affrontato anche il discorso dei "lavori utili" e dei "lavori parassitari", dell'obsolescenza programmata di tanti oggetti e strumenti indispensabili ormai nel nostro sistema di vita ma che, per mantenere il  sistema si deteriorano fino a dover essere sostituiti in breve tempo (sia per questioni di moda che per deterioramento anticipato dei materiali).  Insomma trattasi di un metodo che, per mantenersi si basa su un consumismo sfrenato e su occupazioni che non sono più dedicate alla semplice produzione di beni utili, o alla loro distribuzione, alle comunicazioni o alle professioni veramente necessarie, ma al superfluo.  La maggior parte dei lavori sono lavori non produttivi, parassitari.

La protagonista, Randy,  figlia dell'ideologo ecologista, ad un certo punto fa una disamina del consumo delle risorse, che prima o poi diventano carenti o terminano in un determinato paese: "Prima o poi  il paese esaurirà le proprie risorse. Noi eravamo i primi esportatori di rame del mondo, e adesso siamo i primi importatori... Si è fatto un gran baccano a proposito della necessità di portare le nazioni sottosviluppate al nostro livello industriale... in modo che tutti possano godere della Società del Benessere. Ma è una buffonata: le nazioni più progredite hanno talmente abbondato negli sprechi che al mondo non c'è più abbastanza lamiera, o piombo, o rame, per permettere un ampliamento del tenore di vita, sulla base della tecnologia attuale". 

Durante un colloquio di Paul  con un altro partecipante al movimento viene fuori il discorso della corsa alla conquista della Luna. A quell'epoca americani e russi erano in lotta per il primato nelle spedizioni spaziali, con grande spreco di risorse. " Se le due nazioni avessero collaborato allo sviluppo del programma, probabilmente lo si sarebbe attuato spendendo un decimo di quanto si è speso". E ancora, riguardo agli sprechi in agricoltura: "Ogni anno si spendono miliardi per incoraggiare i contadini a coltivare raccolti di cui il paese non ha bisogno. Vengono allegramente irrorati di fertilizzanti terreni che invece avrebbero bisogno di riposare....".  Per non parlare del problema dell'enorme  consumo del petrolio con l'aumento progressivo nel numero di veicoli  e la  progettazione di  auto che devono andare sempre più veloci, nonché dei consumi  per riscaldare le case  e produrre energia elettrica (fortunatamente in questo campo qualcosa si sta muovendo sul fronte del risparmio energetico ndr).

Discorsi  questi che, fatti 50 anni fa, ci fanno capire come siamo ancora indietro nella presa di coscienza ambientalista, nonostante il problema ambientale ed ecologico sia, come ha giustamente notato un amico con cui parlavamo giorni fa, il problema principale dei nostri tempi.

Insomma Paul, il nostro protagonista, si appassiona tanto al programma di rinnovamento che finisce col "licenziarsi" dall'incarico di "spia" comunicando che effettivamente, come programmato dai suoi capi, è diventato uno dei leader del movimento, "il cui programma consiste nella creazione di un nuovo sistema economico-sociale che ci permetta di conservare le nostre risorse e la manodopera, invece di sprecarle. Il suo nome è Partito Conservatore" 

Caterina Regazzi - Rete Bioregionale Italiana


sabato 5 gennaio 2019

Epifania della Natura in chiave bioregionale


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L’origine della Befana è nel mondo agricolo e pastorale. Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura di Madre Natura.

Per meglio capire questa figura dobbiamo andare fino al periodo dell’antica Roma. Già gli antichi Romani celebravano l’inizio d’anno con feste in onore al dio Giano (e di qui il nome Januarius al primo mese dell’anno) e alla dea Strenia (e di qui la parola strenna come sinonimo di regalo). Queste feste erano chiamate Sigillaria; ci si scambiavano auguri e doni in forma di statuette d’argilla, o di bronzo e perfino d’oro e d’argento. Queste statuette erano dette “sigilla”, dal latino “sigillum”, diminutivo di “signum”, statua. Le Sigillaria erano attese soprattutto dai bambini che ricevevano in dono i loro sigilla (di solito di pasta dolce) in forma di bamboline e animaletti. Questa tradizione di doni e auguri si radicò così profondamente nella gente, che la Chiesa dovette tollerarla e adattarla alla sua dottrina.

In molte regioni italiane per l’Epifania si preparano torte a base di miele, proprio come facevano gli antichi Romani con la loro focaccia votiva dedicata a Giano nei primi giorni dell’anno. 

Usanza antichissima e caratteristica è l’accensione del ceppo, grosso tronco che dovrà bruciare per dodici notti. E’ una tradizione risalente a forme di culto pagano di origine nordica: essa sopravvive l’antico rito del fuoco del solstizio d’inverno, con il quale si invocavano la luce e il calore del sole, e si propiziava la fertilità dei campi. E non è un caso se il carbone che rimane dopo la lenta combustione, che verrà utilizzato l’anno successivo per accendere il nuovo fuoco, è proprio tra i doni che la Befana distribuisce (trasformato chissà perché in un simbolo punitivo).
La tradizione è ancora conservata in alcune regioni d’Italia, con diverse varianti: a Genova viene acceso in alcune piazze, e l’usanza vuole che tutti vadano a prendere un tizzone di brace per il loro camino; in Puglia il ceppo viene circondato da 12 pezzi di legno diversi. In molte famiglie, il ceppo, acceso la sera la sera della Vigilia, deve ardere per tutta la notte, e al mattino le ceneri vengono sparse sui campi per garantirsi buoni raccolti.

In epoca medioevale si dà molta importanza al periodo compreso tra il Natale e il 6 gennaio, un periodo di dodici notti dove la notte dell’Epifania è anche chiamata la “Dodicesima notte”. È un periodo molto delicato e critico per il calendario popolare, è il periodo che viene subito dopo la seminagione; è un periodo, quindi, pieno di speranze e di aspettative per il raccolto futuro, da cui dipende la sopravvivenza nel nuovo anno. In quelle dodici notti il popolo contadino credeva di vedere volare sopra i campi appena seminati Diana con un gruppo più o meno numeroso di donne, per rendere appunto fertili le campagne.

Nell’antica Roma Diana era non solo la dea della luna, ma anche la dea della fertilità e nelle credenze popolari del Medioevo Diana, nonostante la cristianizzazione, continuava ad essere venerata come tale. All’inizio Diana e queste figure femminili non avevano nulla di maligno, ma la Chiesa cristiana le condannò in quanto pagane e per rendere più credibile e più temuta questa condanna le dichiarò figlie di Satana! Diana, da buona dea della fecondità diventa così una divinità infernale, che con le sue cavalcate notturne alla testa delle anime di molte donne stimola la fantasia dei popoli contadini. Diana, Dea della Caccia, della Luna, delle partorienti. La Befana è spesso ritratta con la Luna sullo sfondo.

Di qui nascono i racconti di vere e proprie streghe, dei loro voli e convegni a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno. Nasce anche da qui la tradizione diffusa in tutta Europa che il tempo tra Natale ed Epifania sia da ritenersi propizio alle streghe. E così presso i tedeschi del nord Diana diventa Frau Holle mentre nella Germania del sud, diventa Frau Berchta. Entrambe queste “Signore” portano in sé il bene e il male: sono gentili, benevole, sono le dee della vegetazione e della fertilità, le protettrici delle filatrici, ma nello stesso tempo si dimostrano cattive e spietate contro chi fa del male o è prepotente e violento. Si spostano volando o su una scopa o su un carro, seguite dalle “signore della notte”, le maghe e le streghe e le anime dei non battezzati.

La Festa della Dodicesima Notte ispirò tra gli altri William Shakespeare che scrisse la omonima commedia che ebbe la prima rappresentazione il 6 Gennaio del 1601 al Globe Theatre di Londra. Daniel Maclise: La Dodicesima Notte, Malvolio e la Contessa.

Strenia, Diana, Holle, Berchta,… da tutto questo complesso stregonesco, ecco che finalmente prende il volo sulla sua scopa una strega di buon cuore: la Befana. Valicate le Alpi, la Diana-Berchta presso gli italiani muta il suo nome e diventa la benefica Vecchia del 6 gennaio, la Befana, rappresentata come una strega a cavallo della scopa, che, volando nella dodicesima notte, lascia ai bambini dolci o carbone. Come Frau Holle e Frau Berchta, la Befana è spesso raffigurata con la rocca in mano e come loro protegge e aiuta le filatrici.

Nella Befana si fondono tutti gli elementi della vecchia tradizione: la generosità della dea Strenia e lo spirito delle feste dell’antica Roma; i concetti di fertilità e fecondità della mite Diana; il truce aspetto esteriore avuto in eredità da certe streghe da tregenda (spostamento); una punta di crudeltà ereditata da Frau Berchta. Ancora oggi un po’ ovunque per l’Italia  si eseguono diversi riti purificatori simili a quelli del Carnevale, in cui si scaccia il maligno dai campi grazie a pentoloni che fanno gran chiasso: il 6 gennaio si accendono i falò, e, come una vera strega, anche la Befana viene qualche volta bruciata…


Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana

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venerdì 4 gennaio 2019

Ecologia del "bisogno" ed una nuova concezione del mondo basata su Spiritualità, Umanità e Naturalità...

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Solo una nuova concezione del mondo, basata sul concetto dell'economia sostenibile, (a me piace di più definirla “consapevole” essendo la componente umana e psicologica il “motore” dello sviluppo civile), che è definito come quell’unico modello di sviluppo che consente all’attuale, di poter soddisfare le proprie esigenze ed i propri bisogni senza compromettere per le future generazioni la possibilità di poter soddisfare i propri, potrebbe rappresentare l'arma vincente di questa sfida nelle mani di illuminati politici e di consapevoli cittadini. 

Oggi essendo di nuovo di fronte ad uno spartiacque, dobbiamo introdurre al più presto quel feedback culturale, che solo può orientare lo sviluppo verso forme sostenibili. L’ecologia del bisogno Nasce così l'esigenza della fondazione di un’ecologia del bisogno, che deve basarsi su una palingenesi assiologica d’ampiezza planetaria. Il bisogno deve scaturire dai valori di riferimento e fondanti una società. 

Nasce così l'ecologia del bisogno per una società eticamente orientata. Ridefinire i bisogni attraverso l'ecologia in modo da ricreare i veri valori di vita per una società rigenerata e per una società futura benevola verso i nostri discendenti. L'ecologia del bisogno c’insegna che l'uomo deve stringere una Nuova alleanza con la Natura, con lo Spirito, con Dio e con se stesso, promuovendo un modello economico naturale, di climax e non di colonizzazione, un modello omeostatico ed universale. Per una società eticamente orientata La scelta è di natura etica, individuare, cioè, il vero bene ed i veri valori della società postindustriale. 

Ed ancora una volta la storia, interpretata alla luce della sociobiologia, ci soccorre nella comprensione interpretativa e nella pianificazione culturale per un futuro di sviluppo sostenibile. L’uomo moderno, fagocitato dalla materialità e dalla volgarità, ha smarrito la bussola culturale, che indica che fondamentalmente sono da recuperare i valori e gli originali bisogni, tipici della natura umana. 

Il futuro della società umana si realizzerà soprattutto nella capacità dell’uomo di operare un’ampia e profonda palingenesi assiologica; sono i valori ed i conseguenti bisogni autentici, che vanno rivisitati, recuperati, rielaborati, rinnovati ed adattati alle nuove condizioni culturali; è l’uomo, la sua cultura, il suo comportamento, i suoi interessi, la sua sensibilità, la sua creatività, la sua coscienza che vanno ricreati e rimodellati. I valori del bisogno ed il bisogno dei valori Ed il primo dei valori e dei bisogni da coltivare, insegnare, rispettare e far rispettare deve essere proprio quello del rispetto dei valori. La società meccanicistica impone come valore primario l'accumulo della ricchezza ed il godimento materiale, sfruttando l'ambiente fino a ridurlo a bene consumabile, mentre tutti i valori "antichi", la famiglia, la comunità, la solidarietà, la tradizione sono stati distrutti o irrisi, ma è stato anche distrutto il senso estetico, la discrezione, la riflessione, il silenzio, la sobrietà, la gioie interiori, sostituiti da quell'unico valore assoluto che è il materialismo. 

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La saggezza tradizionale. La saggezza, che, “come dice un saggio, viene usata dall’uomo solo quando egli ha esaurito ogni altra alternativa.” La sapienza, che non a caso è il carattere che i biologi hanno voluto rendere preminente nel qualificare la specie umana: homo sapiens. Essa è la vera fonte di leggi, di valori e di bisogni per il vero progresso umano: il progresso del pensiero e del sentimento, della mente e del cuore. 

I valori ed i bisogni unificanti Ma tutti questi valori hanno un "file rouge", un bisogno fondamentale: la riscoperta della Spiritualità, della Umanità e della Naturalità, cioè il bisogno di una nuova Alleanza dell’Uomo con lo Spirito, dell’Uomo con l’Uomo, dell’Uomo con la Natura. 

Dallo Sviluppo sostenibile allo SVILUPPO CONSAPEVOLE Il bisogno di SPIRITUALITÀ di quella dimensione immateriale che si rivela come pensiero, sentimento e volontà, e che deve essere posta alla base delle opere e delle azioni dell’uomo e che non deve necessariamente riconoscersi nelle religioni; Spiritualità che significa interiorità, amore e misericordia; riconoscimento del carattere complessivamente spirituale della realtà ed il valore dell’interiorità della coscienza; contemplazione, non necessariamente ascetica ma sicuramente creatrice; che significa, per chi è fideista, rivendicare contro il dilagante material-consumismo, la trascendenza dell’essere divino, di Dio, ma anche dell’uomo e della natura.

Il bisogno di UMANITA’; di rivalutazione dei bisogni e dei valori dell’esperienza umana, della centralità dell’uomo nella realtà, di rivendicazione dei diritti umani, dell’esigenza di libertà e della dignità individuale; di affermazione del sentimento di fratellanza e solidarietà, di un'ampia e nobile idea dell'uomo e dei suoi diritti fondamentali, del superamento dell'individualismo, che implica egoismo, indifferenza e gelosia, classismo, ingiustizia ed iniquità, anche verso le future generazioni, per giungere all'idea di Uomo-Persona, cioè l'inter-personalismo, che considera la persona come principio ontologico. dell'antropologia relazionale,. di una nuova visione antropologica, che imprima alla società quella forza unica, necessaria alla realizzazione di una governabilità oggettiva e democratica, fonte di un’autentica cultura e di una responsabilità politica, garante della pace, della giustizia, della partecipazione, del benessere e della solidarietà tra gli uomini e le nazioni. 

Il bisogno di NATURALITA’; di riconoscimento del complesso delle cose e degli esseri dell’universo, contenenti il principio costitutivo che ne stabilisce l’ordine e le leggi, della sacralità della natura, della sua stupefacente bellezza ed ingenuo incanto, della sua capacità generatrice e della sua fecondità; di profondo impegno per la salvaguardia dell'ambiente; di consapevolezza che il problema ambientale ha origini antropologiche e metafisiche,; di una relazione Uomo-natura che si compone soltanto affermando e praticando la metafisica dell'amore e l'ontologia della partecipazione rispettosa; 

La saggezza del popolo indiano d'America c’insegna: " L'uomo crede talvolta di essere stato creato per dominare, per dirigere. Ma si sbaglia. Egli è solamente parte del tutto. La sua funzione non è quella di sfruttare, bensì quella di sorvegliare, di essere un amministratore. L'Uomo non ha né potere né privilegi. Ha solamente la responsabilità. " L'uomo nuovo, moderno Demiurgo dello SVILUPPO CONSAPEVOLE Spiritualità, Umanità e Naturalità: tre valori, tre bisogni, che devono essere il fondamentale orientamento etico della società umana. L'uomo nuovo, moderno Demiurgo, sappia realizzare quell’Armonia cosmica, che solo questi tre valori possono assicurare, per continuare in quel cammino divino, che gli è proprio e per giungere a quel modello di sviluppo sintonico con lo spirito, con l'uomo e con la natura, nel quale la consapevolezza morale e scientifica dell’uomo prenda in mano la bussola, per superare non solo l'attuale modello di sviluppo esiziale ma anche quello sostenibile, non ancora 11 applicato ma solo auspicato, per giungere a quel modello di armonia cosmica, orientamento etico della società.

Antonello Senni

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(Fonte: A:K: Informa n. 1 2019)


giovedì 3 gennaio 2019

Milano, 12 gennaio 2019 - CONFERENZA: MALTRATTAMENTO ANIMALE: DALL’ETICA AL DIRITTO. QUALI PROSPETTIVE?

Risultati immagini per Milano 12 gennaio 2019 MALTRATTAMENTO ANIMALE: DALL'ETICA AL DIRITTO. QUALI PROSPETTIVE?

CONFERENZA: MALTRATTAMENTO ANIMALE: DALL’ETICA AL DIRITTO. QUALI PROSPETTIVE? 
Palazzo Reale
Piazza Duomo, 14 – Milano
12 gennaio 2019  ore 16.00 – 18.00
Sala conferenze 3 piano
Ingresso libero


PROGRAMMA

Saluti
Simone Sollazzo, Consigliere comunale M5S
Silvia Premoli, giornalista, ufficio stampa e comunicazione LEAL

Proiezione video trailer documentario "DOMINION"

INTERVENTI

Anna Barbieri, moderatore, medico e attivista LEAL
 
Niccolò Bertuzzi, assegnista di ricerca e membro di Cosmos (Centre on Social Movement Studies) presso il Dipartimento di Scienze Politiche della Scuola Normale di Pisa
Oltre il maltrattamento. Prospettive sulla violenza (di specie) presso i movimenti animalisti italiani
 
Annamaria Manzoni, psicologa e scrittrice
Gli animali e il rispetto: più in là della legge


Gian Marco Prampolini, presidente LEAL
L’impegno LEAL contro il maltrattamento animale e raccolta firme
 
Massimo Raviola, medico veterinario
Il mito della razza, cani gatti e maltrattamento genetico - Che razza di Bastardo
 
Marco Strano, criminologo e profiler, presidente del CSLSG Centro studi per la legalità, la sicurezza e la giustizia
Sviluppo del contrasto investigativo al maltrattamento degli animali
 
David Zanforlini, avvocato del Foro di Ferrara e consulente legale LEALArt. 117 lett s: la necessità di modificare la Costituzione per cominciare a difendere gli animali

LEAL Lega Antivivisezionista - www.leal.it

ONG Affiliata al Dipartimento di Pubblica Informazione ONU 
 
ABSTRACT_CONFERENZA_MALTRATTTAMENTO_LEAL_12_GENNAIO_2019.rtf
Ufficio Stampa
Silvia Premoli
mob. 328 044 0635
animalpress@animalpress.it

 

Ecologia profonda e bioregionalismo per prevenire il collasso della civiltà umana


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I mondi virtuali dell'uomo sono molteplici ma tutti nel pensiero, uno solo è reale: questa Terra. Se non siamo in grado di conservare la nostra vita onorevolmente sulla Terra come potremo sperare la salvezza emigrando su altri pianeti? Come potremo sperare di essere accolti nel consesso della vita universale extraterrestre se non siamo stati in grado nemmeno di mantenere la vita sul nostro piccolo pianeta? Con ciò ritengo che l'esperimento della nostra sopravvivenza deve potersi avverare qui dove siamo... Inutile sperare in colonie sulla Luna, su Marte o su Venere.. inutile cercare l'acqua su quei mondi desolati se qui -dove ce ne è tanta- non siamo in grado di mantenerla pulita.

Eppure già ci furono diversi scienziati e spiritualisti illuminati che sin dagli albori della società dei consumi avvertivano l'uomo del rischio di uscir fuori dai binari dell'equilibrio scienza/vita. Oggi il treno umano sta deragliando con scintillio di schegge impazzite: OGM, avvelenamento chimico metodico della terra e dell'acqua, energia atomica sporca, deperimento sociale e morale, urbanizzazione selvaggia, distruzione delle risorse accumulate in millenni dalla natura, etc.

L'uomo nel corso della sua breve storia ha enormemente trasformato la faccia della Terra, perché egli può deliberatamente modificare quasi tutto quel che costituisce il suo ambiente naturale e controllare quel che cresce e vive in esso.

La trama della vita è però tanto delicata e tanto legati sono tra loro il clima, il terreno, le piante e gli animali, che se una componente di questo complesso viene violentemente modificata, se alcuni fili vengono tagliati all'improvviso, l'intero complesso subisce una modificazione. Questo è il significato intrinseco del Bioregionalismo e dell'Ecologia Profonda.

Per centinaia di anni -e soprattutto nell'ultimo secolo- l'uomo è stato la causa di deturpazioni, stermini ed alterazioni profonde... e questo malgrado la sua contemporanea capacità di creare abbellimento ed armonia. Il potere intellettivo che consente all'uomo di progettare e costruire è lo stesso che gli consente di distruggere. Con l'aumento smisurato della popolazione umana la capacità di procurare danni materiali come pure l'affinamento del pensiero e della riflessione sono cresciuti esponenzialmente.

Purtroppo questa nostra Terra non è un Paese di Bengodi od un corno dell'eterna abbondanza... le risorse del pianeta, pazientemente accumulate e risparmiate nel suo ventre, sono ora in fase di esaurimento. La biodiversità e la purezza del genoma vitale sono sempre più a rischio... molte specie animali resistono solo negli zoo o nei giardini botanici. In tutto il mondo moderno ogni nuova impresa economica e scientifica viene seguita da peste e malanni, lo sviluppo continuo equivale al consumo accelerato dei beni, nella incapacità di recupero ambientale e ripristino da parte della natura.

Occorre da subito e con la massima serietà e determinazione fermare la caduta, preservando le risorse residue e quel che rimane della vita selvatica, non solo per il mantenimento della bellezza naturalistica ma soprattutto perché l'armonia complessiva, cioè la reale
sopravvivenza della comunità dei viventi (e dell'uomo stesso) dipende da quelle componenti.

Il futuro dell'umanità, infatti, non sta nella sua colonizzazione di altri pianeti del sistema solare bensì nella sua abilità di conservare la vita sul pianeta Terra.

Per questa ragione la biologia, l'ecologia profonda, la spiritualità della natura sono aspetti essenziali del nuovo paradigma coscienziale. Uno dei più grandi misteri vitali, che abbiamo il dovere di affrontare e risolvere, è quello relativo alla nostra vera natura. Ma le religioni e la scienza non saranno mai in grado di darci una risposta se non cominciamo a cercarla direttamente in noi ed attorno a noi. Altrimenti non saremo in grado di uscire dal meccanismo ripetitivo delle guerre, dello sfruttamento insensibile, dei conflitti razziali e interspecisti.

Umanità non è solo simbolizzata da questi bipedi antropomorfi e non è solo un agglomerato organico definito “corpo”. Possiamo dire che Umanità è la capacità di riconoscersi con tutto ciò che vive e pulsa energeticamente dentro e fuori di noi.

La Terra è la nostra casa, l'abbiamo avuta in eredità da un lento e laborioso processo globale della vita, ma siamo sicuri di poterla lasciare a nostra volta alle generazioni future nella stessa integrità e opulenza nella quale noi l'abbiamo ricevuta? 


La dignità umana si gioca anche in questo, accettiamo dunque la sfida posta alla nostra intelligenza.

L'evoluzione ha una direzione univoca: la crescita della Coscienza.  Restiamo in essa!

Paolo D'Arpini




bioregionalismo.treia@gmail.com

martedì 1 gennaio 2019

“Per un nuovo anno senza sprechi!” – Consigli per una decrescita ragionata

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I rischi dei consumi non meditati 
Siamo nel periodo delle principali festività dell’anno, quelle connesse al solstizio invernale e all’arrivo del nuovo anno ed all’epifania, promettono opulenza e una parvenza di felicità. Sono ricche di luci dagli sfolgoranti colori, di tavole imbandite, di molti regali, di fuochi d’artificio. Promesse che ci arrivano dalle copertine patinate delle riviste, dalle vetrine dei negozi e dagli schermi dei nostri televisori. Queste feste così variegate, con una felicità tanto ostentata, sovente sembrano un invito  agli acquisti che nasconde tuttavia qualche insidia e pericolo che potrebbero trasformare i desideri in incubi. Dai rischi dei fuochi d’artificio e dei pranzi abbondanti, ai giocattoli pericolosi e al pericolo del gioco d’azzardo, allo stress legato alle festività, al rischio delle valanghe e a quello elettrico.
Il rischio cibo è tipico delle feste che sono sinonimo di conviviali ritrovi con parenti e amici ma è bene fare attenzione alla quantità e alle calorie dei cibi ingeriti, praticare attività fisica e seguire alcune altre semplici regole dettate dagli esperti di nutrizione per evitare che pranzi e cenoni si trasformino in abbuffate dannose per la salute oltre che per la linea.
Il pericolo valanghe. E’ bello e piacevole passare le feste circondati dalle cime coperte di neve, ma la montagna,cela pericoli per chi l’affronta con imprudenza o incompetenza e l’aumento di incidenti nel periodo festivo è una conseguenza del maggior numero di persone che si dedicano ad attività sportive sulla neve. Il pericolo più letale dell’ambiente alpino è la valanga (fenomeno naturale causato da instabilità del manto nevoso e accentuato da rialzi delle temperature).
Il rischio gioco. Un altro rischio latente che sta diventando un pericolo è l’aumento della dipendenza dal gioco d’azzardo. Durante le festività molte persone trascorrono ore seduti intorno ai tavoli divertendosi a giocare (tombola, briscola, mercante in fiera, settebello, poker, …). È una tradizione piacevole ma che può diventare un pericolo se il gioco diventa un’abitudine della quale non si riesce a fare a meno. Uno studio condotto dall’Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del CNR di Pisa evidenzia che l’azzardo è un fenomeno in forte espansione. Quindici milioni di italiani giocano ovvero il 38% della popolazione, tre milioni dei quali rischiano di sviluppare dipendenza. E la febbre del gioco colpisce anche le fasce di età più vulnerabili: adolescenti e preadolescenti.
Rischio stress. Per la maggioranza delle persone Le festività indicano un periodo ‘diverso’ con un mutamento di vita e pieno di aspettative legate alle vacanze. In generale questa è un’occasione positiva, se però quest’attesa viene delusa lascia il posto alla solitudine e alla depressione, e nei soggetti vulnerabili può scatenare comportamenti abnormi e violenti. Forse non non è un caso che durante le feste le pagine di cronaca riportano un aumento di gesti di violenza contro se stessi e contro gli altri.
Il rischio dei fuochi d’artificio. E’ noto i botti di fine anno possono provocare feriti e lutti, a causa di condotte imprudenti o per l’uso di fuochi d’artificio a elevato potenziale esplosivo. Tuttavia non esistono fuochi di artificio che si possano considerare completamente sicuri, persino le semplici ‘stelline’, usate anche dai bambini, bruciano a 300°C e perciò possono provocare ustioni. L’utilizzo di fuochi d’artificio richiede l’osservanza di opportune norme di prudenza poiché comporta sempre un potenziale rischio di ustioni e traumi, dalla semplice escoriazione alla lacerazione, fino alle fratture e all’amputazione. Per prevenire incidenti si consiglia di accendere i fuochi all’aperto, lontano da persone, case, veicoli a motore e da altri giochi pirotecnici; appena accesa la miccia, ci si deve allontanare e non riutilizzare i ‘fuochi’ che non si sono accesi o che si sono spenti prima del tempo.
Rischio giocattoli. Anche nella scelta dei giocattoli per i bambini bisogna pensare alla sicurezza: nonostante le normative dell’Unione Europea, ogni anno vengono ritirati dal mercato milioni di pezzi difettosi o pericolosi. Inoltre recenti controlli hanno scoperto che molti giocattoli provenienti dalla Cina e da Taiwan oltrepassano abbondantemente il limite di sicurezza per la presenza di ftalati, sostanze velenose se ingerite, benché molti campioni testati recassero l’etichetta ‘non tossico’. Pericolosi sono anche le vernici contenenti cadmio e il piombo utilizzato nei paesi asiatici per colorare bambole e pupazzi. Prima di acquistare, controllare la presenza di ‘etichette, avvertenze e istruzioni per l’uso’ chiare e comprensibili. Il marchio CE, che attesta la ‘conformità alle norme europee’, dev’essere visibile, leggibile e indelebile. La qualità del giocattolo può essere confermata anche attraverso marchi aggiuntivi, quali ‘Giocattoli sicuri’ dell’Istituto italiano di sicurezza dei giocattoli e ‘IMQ’ dell’Istituto per il marchio di qualità. Diffidare se mancano il nome del produttore, dell’importatore o distributore.
Il Rischio Elettrico che può causare danni a persone, cose e animali aumenta nel periodo delle festività. Una buona parte di questi incidenti sono causati da luminarie natalizie difettose o di qualità scadente per l’aspetto sicurezza o da errori e comportamenti scorretti nell’utilizzarle e nell’installarle
Aldo Nardini, presidente Agribio Emilia Romagna
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Le nostre scelte alimentari hanno un effetto diretto sull’ambiente...


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Nonostante le battute degli estimatori della nutella e delle merendine anni 80, la riduzione dell’uso di olio di palma nei prodotti industriali sta dando  i primi frutti: in Malesia il governo non permetterà più l’espansione di colture intensive di palme da olio nel paese. Malesia e Indonesia sono i paesi che producono l’80% dell’olio di palma utilizzato nel mondo e le foreste ed i loro abitanti, per questo, hanno subito una distruzione sistematica. 

Ma l’impatto più forte lo hanno le scelte politiche: l’olio di palma è utilizzato anche per fare carburanti e una delle azioni più importanti è stata quella del Parlamento europeo, che nel 2017 ha approvato a grandissima maggioranza (640 voti favorevoli, 18 contrari e 28 astensioni) una risoluzione in cui chiede l’introduzione di un sistema di certificazione unico per l’olio di palma in ingresso nel mercato dell’Ue e l’eliminazione progressiva dell’utilizzo di oli vegetali che causano deforestazione entro il 2020. Il governo norvegese ha già promulgato leggi che escludono dal commercio biocarburanti derivati da vegetali che causano deforestazione: saranno effettive il 1 gennaio 2020. 

Nella stessa direzione sta andando anche la Francia, dove si è appena votato per togliere gli incentivi fiscali esistenti per i bio carburanti che contengono olio di palma, rimuovendoli dalla lista dei combustibili “verdi”. Nelle negoziazioni per la revisione della direttiva europea sulle energie rinnovabili nei trasporti, invece, l'Italia si è detta CONTRARIA a mettere fine all'uso di biocarburanti a base di olio di palma entro il 2021.

La Malesia è stata il paese con il più alto tasso di deforestazione nel mondo dal 2000 al 2012, con una perdita inestimabile di biodiversità e l’iscrizione di troppi animali nelle liste della prossima estinzione: la tigre, il tapiro, l’orangotango, l’elefante pigmeo del Borneo, il rinoceronte di Sumatra, la scimmia con la proboscide, il pangolino, il toporagno nero.

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