lunedì 6 giugno 2022

La montatura dell’idrogeno. Favola dell’industria del gas o racconto dell’orrore sul clima? Implicazioni e considerazioni sull'uso dei combustibili fossili

 


Atmospheric Implications of Increased Hydrogen Use
Nicola Warwick, Paul Griffiths, James Keeble, Alexander Archibald, John Pyle, Keith Shine
Università di Cambridge, National Centre for Atmospheric Science, Università di Reading, aprile 2022, pp. 75.

Italia centrale. Transito del  gasdotto TAP

Ogni volta che devono propinarci un nuovo gasdotto, ogni volta che denunciamo che nuove infrastrutture per il gas ci legheranno per decenni all’uso di combustibili fossili, ci rispondono che le pipeline verranno utilizzate a favore della transizione energetica, grazie alla possibile riconversione dal trasporto di gas naturale a quello dell’idrogeno.

L’enfasi è incentrata sulle magnifiche prospettive dell’idrogeno verde, prodotto con l’uso di energie rinnovabili. Ma, come ci insegna ReCommon, oggi l’idrogeno ‘verde’ costituisce meno dello 0,1% dell’idrogeno UE, mentre più del 90%  deriva dai combustibili fossili, e in particolare il gas.

“La creazione di tutto questo clamore, a livello nazionale e globale, sposa direttamente gli interessi dell’industria del gas. Per un’economia interamente basata sull’idrogeno, sarà pressoché impossibile assorbire la domanda esclusivamente con idrogeno verde. Quindi, di fatto, il flusso di idrogeno ‘fossile’ continuerebbe a scorrere”.(1)

L’intensa opera di pressione esercitata dall’industria del gas sulle istituzioni dell’Unione Europea ha prodotto, nell’aprile dell’anno scorso, l’inserimento nella tassonomia europea anche dell’idrogeno blu (prodotto con i combustibili fossili), grazie all’introduzione del limite di 3 Kg al quantitativo massimo di CO2 che può essere emessa producendo 1 Kg di idrogeno, affinché quest’ultimo possa essere considerato ‘pulito’ dalle istituzioni di Bruxelles (con tutto ciò che ne consegue in termini di finanziamenti) (2).

In questo modo la costruzione di un’economia basata sull’idrogeno diventa lo strumento per perpetuare e ampliare l’utilizzo del gas fossile contro ogni ipotesi di decarbonizzazione.
Rimandiamo per tutti questi aspetti al dossier di ReCommon “La montatura dell’idrogeno”, concentrandoci invece su un altro aspetto, e in particolare chiedendoci se il ciclo dell’idrogeno, anche quello verde, possa avere effetti climalteranti.

Un recente studio commissionato dal governo britannico ai ricercatori del National Centre for Atmospheric Science e delle Università di Cambridge e di Reading, ha prodotto dei modelli previsionali sul possibile impatto delle perdite di idrogeno incombusto sulla composizione atmosferica, scoprendo che l’idrogeno può generare indirettamente un effetto serra due volte più potente di quanto si pensava in precedenza.

La ricerca ha utilizzato un modello chimico-climatico per calcolare i cambiamenti nella composizione atmosferica che potrebbero fare seguito ad emissioni di idrogeno nell’atmosfera, analizzando una serie di casi di aumento o diminuzione del livello di idrogeno atmosferico. Successivamente, sono stati considerati gli impatti di questi cambiamenti sul forzante radiativo e sul potenziale di riscaldamento globale (GWP).

Ne riportiamo parte delle conclusioni:

L’idrogeno non è un gas serra, ma i cambiamenti nella sua quantità nell’atmosfera modificheranno le concentrazioni di importanti gas serra (metano, vapore acqueo e ozono) sia nella troposfera che nella stratosfera (3).
Abbiamo utilizzato dei modelli sui cambiamenti che subirebbero questi gas in risposta al cambiamento dei rapporti di miscelazione dell’idrogeno atmosferico, per produrre la valutazione ad oggi più completa del potenziale di riscaldamento globale (GWP) dell’idrogeno”.

“Abbiamo sviluppato una serie di scenari per esplorare la risposta atmosferica ai cambiamenti nelle emissioni di idrogeno e di altre sostanze associate al passaggio ad un’economia dell’idrogeno.
L’entità di qualsiasi cambiamento dipende dall’assorbimento dell’idrogeno e dalla sostituzione delle tecnologie dei combustibili fossili.
Dipende anche dalle emissioni di idrogeno nella catena di approvvigionamento.
Questi aspetti sono incerti e quindi abbiamo esplorato una serie di potenziali cambiamenti nel carico di idrogeno atmosferico. Abbiamo cercato di modellare l’impatto di cambiamenti grandi ma plausibili, consentendoci sia di rilevare un segnale di cambiamento che di esplorare la linearità di questi cambiamenti su una gamma di rapporti di miscelazione dell’idrogeno atmosferico
.
A tal fine, abbiamo modellato l’impatto dell’aumento dell’idrogeno dalla sua attuale concentrazione di fondo di circa 0,5 parti per milione (ppm) fino a valori fino a 2 ppm, implicazioni atmosferiche dell’aumento dell’utilizzo dell’idrogeno che riteniamo coprano gran parte dell’intervallo di incertezza di qualsiasi futura economia dell’idrogeno, nonché precedenti stime di letteratura (4).

L’idrogeno agisce come un pozzo chimico di assorbimento per il radicale idrossile (OH), quindi l’aumento delle concentrazioni di idrogeno porta a una riduzione dell’OH troposferico, che a sua volta si traduce in un aumento della vita del metano.
Sulla base dei nostri esperimenti, concludiamo che se le emissioni di metano rimangono costanti, un aumento delle emissioni di idrogeno comporterebbe una vita del metano più lunga e una maggiore abbondanza di metano.
Considerando nei calcoli solo la variazione dell’idrogeno, [si evince che] la durata del metano aumenta linearmente con l’aumento dell’idrogeno. Quando si include l’effetto del radicale idrossile sulla quantità di metano, per ogni aumento di 1 ppm di idrogeno la vita del metano aumenta di circa un anno, e il metano aumenta di circa il 12%, se le emissioni di metano rimangono costanti
”.

In pratica, le emissioni fuggitive di idrogeno incombusto prodotte in fase di produzione, trasporto, utilizzo dell’idrogeno, reagirebbero in atmosfera con lo ione OH per formare acqua, neutralizzando così una quantità di radicale idrossile.
Ma il radicale idrossile è conosciuto come detergente dell’atmosfera. È il principale agente reattivo capace di ossidare la maggior parte dei composti chimici, metano compreso (
5).
In carenza di uno dei suoi principali fattori di ossidazione, la degradazione del metano in troposfera diventerebbe più lenta.

Lo studio ci tiene a sottolineare che tali previsioni muterebbero in presenza di una diminuzione delle emissioni di metano e di altri inquinanti (monossido di carbonio, ossidi di azoto e composti organici volatili). Ci permettiamo di dire che tale diminuzione non ci sembra all’ordine del giorno, anzi.
Come abbiamo già avuto modo di affermare, la panoramica sulle politiche energetiche di guerra non lascia ben sperare riguardo all’abbandono dei combustibili fossili e alla produzione dei relativi inquinanti, a cui si vanno a sommare automatismi già in corso (6), che prefigurano un’escalation dell’aumento delle emissioni di metano indipendentemente dall’attività antropica.

L’aumento dell’idrogeno in atmosfera potrebbe portare conseguenze anche sul livello di ozono troposferico, che però dipende “non semplicemente dai cambiamenti nella quantità di idrogeno ma anche dai cambiamenti nelle emissioni di altri agenti chimici poiché l’abbondanza di ozono è controllata da una serie di complessi cicli di produzione e perdita in cui radicali idrossilici, metano, altri composti organici volatili e ossidi di azoto svolgono tutti un ruolo”.

Negli scenari considerati dai ricercatori, una crescita della concentrazione di idrogeno avrebbe un effetto diretto molto lieve sull’aumento dell’ozono negli strati più bassi dell’atmosfera, a cui andrebbe sommato un effetto indiretto determinato dall’aumento del metano. Tali effetti potrebbero essere però neutralizzati nell’ipotesi in cui diminuissero gli altri inquinanti.
Lo studio prende anche in considerazione gli effetti di un aumento dell’idrogeno atmosferico sul forzante radiativo, che misura l’influenza di un fattore (ad esempio l’aumento di un gas nell’atmosfera) sull’alterazione del bilancio tra energia entrante ed energia uscente nel sistema Terra-atmosfera.
È l’indice del peso di un determinato fattore nel meccanismo dei mutamenti climatici. Un forzante positivo è associato ad un riscaldamento della superficie terrestre, mentre un forzante negativo è associato ad un raffreddamento.

L’adozione dell’idrogeno come fonte di energia potrebbe far risparmiare grandi emissioni di anidride carbonica e fornire un significativo beneficio per il clima, ma eventuali aumenti di ozono troposferico, vapore acqueo e metano, conseguenti all’aumento dell’idrogeno atmosferico tenderebbero tutti ad aumentare il forzante radiativo, compensando parzialmente i vantaggi climatici del passaggio all’idrogeno. Lo abbiamo valutato, in primo luogo, considerando la variazione del forzante radiativo calcolato nei vari scenari considerati”.
Nei calcoli in cui ipotizziamo la fuoriuscita di idrogeno nell’atmosfera, il nostro i calcoli indicano un aumento del forzante radiativo (cioè una tendenza al riscaldamento). Quando aumenta solo l’idrogeno nei nostri modelli sperimentali, calcoliamo un forzante radiativo effettivo di 0,148 W m-2 per un aumento dell’ idrogeno di 1,5 ppm; quando il limite inferiore del metano viene aumentato di 340 ppb, coerentemente con la diminuzione dei radicali idrossilici indotta dall’idrogeno, la forzatura radiativa si avvicina a 0,5 W m-2.

Al contrario, se non si verificano perdite di idrogeno nell’atmosfera e si riducono le coemissioni di metano e altre coemissioni, il forzante radiativo cala a -0,29 W m-2 (una tendenza al raffreddamento)”.

La ricerca ha analizzato i possibili effetti di un aumento dell’idrogeno atmosferico sul potenziale di riscaldamento globale (global warming potential – GWP), che esprime il contributo nel tempo di un gas all’effetto serra confrontandolo con l’effetto della CO2, il cui potenziale di riferimento è pari a 1.

Stimiamo che il GWP (nell’intervallo di tempo di 100) dell’idrogeno sia 11 ± 5; un valore doppio rispetto ai calcoli pubblicati in precedenza. Circa un terzo di questo [valore] deriva dalle variazioni del vapore acqueo stratosferico causate da un aumento dell’idrogeno atmosferico”.

In definiva, i ricercatori ribadiscono più e più volte che per abbattere gli impatti sull’atmosfera e sul clima di una economia basata sull’idrogeno bisogna determinare un abbassamento globale del livello degli altri inquinanti, oltre ad impedire le emissioni fuggitive dal ciclo di produzione, trasporto e utilizzo dell’idrogeno stesso.
Ma tutto questo è coerente con le attuali scelte di politica energetica ?

L’abbattimento delle emissioni inquinanti di metano, monossido di carbonio, ossidi di azoto e v.o.c. può realizzarsi solamente con un reale abbandono dei combustibili fossili, una prospettiva inattuabile se l’economia dell’idrogeno verrà basata sull’idrogeno blu.
Allo stesso tempo, impedire le emissioni fuggitive di idrogeno è particolarmente complicato, tenendo conto che si tratta della molecola più piccola e leggera della tavola periodica. Gli attuali gasdotti, che lasciano già abbondantemente passare perdite di molecole pesanti come il metano, non sono certo adeguati all’obiettivo.

Tratto da Ecor.Network.

Su segnalazione de La Bottega del Barbier

il Blog di Daniele Barbieri & altr*





domenica 5 giugno 2022

Vignola. Bioregionalisti della Ciaorganico in visita alla Bifolca e programma di massima dell'Incontro Bioregionale Solstiziale del 18 giugno 2022...

 


Il 4 giugno 2022 abbiamo avuto il piacere di ricevere 9 bioregionalisti sudamericani, delegati della CIAOrganico, Comisión Interamericana de Agricultura Orgánica, in visita in questi giorni in Emilia Romagna, alla scoperta dei suoi Biodistretti e delle sue realtà contadine.

In occasione della festa “Vignola, è tempo di ciliegie” in questi giorni in città, la delegazione ha voluto conoscere di persona anche Maria Miani “La Bifolca”, tra i primi pionieri dell’agricoltura biologica bioregionale italiana, già dalla metà degli anni’80, quando ancora non esistevano normative di questo settore.


Seduti sotto l’ombra di un maestoso fico, Maria ha raccontato ai suoi ospiti come è iniziata la sua avventura di contadina, prima lavorando la terra solo nei fine settimana quando non andava in fabbrica, poi intervallando il lavoro dei campi a un lavoro part-time, infine decidendo di gestire completamente da sola un podere di un ettaro e mezzo vicino al Fiume Panaro.


Maria ha mostrarlo loro tutto il frutteto, soffermandosi soprattutto tra i filari di 🍒 Ciliegia Moretta di Vignola 🍒, presidio Slow Food Vignola e Valle del Panaro, e rendendo anche omaggio al “nonno ciliegio”, un esemplare di ben 107 anni.


Coordinati da Juan Pablo Sciurano, Università di Parma e Agreocology Europe, abbiamo avuto l’onore di avere tra noi:
🌱 Rommel Betancourt (Presidente JD/CIAO y Coordinador General de Inocuidad de Alimentos de Agrocalidad Ecuador)
🌱 Graciela Lacaze (Secretaria Ejecutiva CIAO - Instituto Interamericano de Cooperación para la Agricultura en Argentina )
🌱 Juan Manuel Gámez Juan Manuel Gz (Asistente Técnico CIAO (IICA))
🌱 José Luís Ravagnani Vargas (Director del Departamento de Servicios Técnicos del Ministério da Agricultura, Pecuária e Abastecimento (MAPA))
🌱Patrícia Metzler Saraiva (Jefa de la División de Auditoría y Cumplimiento Ministério da Agricultura, Pecuária e Abastecimento (MAPA))
🌱 Virgínia Mendes Cipriano Lira (Coordinadora de Producción Orgánica Ministério da Agricultura, Pecuária e Abastecimento (MAPA))
🌱 Verónica Santillan (Directora de Orgánicos de AGROCALIDAD)
🌱 Natalia Curcio (Secretaria Técnica de Camara Argentina de Bioinsumos )
🌱 Manuela Ramos Atencio de MOA Internacional


Testo e foto di Roberta Pirola
















P.S. Il 18 giugno 2022 la Bifolca di Vignola, via dei Gelsi 150/5, ospiterà l'Incontro Bioregionale Solstiziale.

Una giornata in amicizia ricca di eventi all’aria aperta nel rispetto delle leggi della Natura e della dignità umana.

Programma di massima:

🕚 11.00: Presentazione dell’esperienza di Cooperativa Camilla, emporio autogestito e solidale di comunità di Bologna.

🕐 13.00: Picnic solidale in giardino.

🕒 15.00 – 15.45: Presentazione di una nuova progetto ecologico del territorio.

☕️ Pausa degustazione con tisane di erbe aromatiche fresche.

🕓 16.30: Passeggiata attraverso i campi dell’azienda, cercando erbe spontanee e  con ‘battesimo” nel canale, proveniente dal Panaro, bagnandosi i piedi.

🕠 17.30: Condivisione emozionale in cerchio sul tema identità locale e personale e presentazione del libro “Chi sei tu?” di Paolo D’Arpini (Ephemeria Editore), dedicato a I Ching, agli archetipi dello zodiaco cinese, al sistema elementale indiano e alla conoscenza di sé.

🕡 18.30: Picnic serale vegetariano, portare con sé le proprie stoviglie per una condivisione di cibi e bevande.

🕘 21.00: Scoperta dei canti popolari tradizionali dell’Appennino con musica acustica dal vivo.

La giornata è aperta a tutte e a tutti.

*

Per motivi organizzativi, è gradita la conferma della partecipazione.

Per informazioni e prenotazioni: 
Nazario: 340- 6799391
Roberta: 347-8346722

Cappellani militari... un'istituzione antireligiosa?



Cappellani militari. Per un nonviolento, un antimilitarista, un obiettore di coscienza, i due vocaboli sarebbero un ossimoro religioso e morale. Non puoi essere contemporaneamente un militare addestrato per uccidere e un prete che considera sacra la vita. 

Eppure nell’esercito italiano, a fianco della croce di Cristo portano perfino i gradi: da cappellano militare addetto – equivalente al grado di tenente fino a ordinario militare -equivalente al grado di generale di corpo d’armata. 

Come riusciranno a parlare di Pace durante le oscene  sfilate militari? Cosa insegneranno ai soldati in merito al quinto comandamento “Non uccidere”? E all’ “undicesimo” comandamento “Ama il prossimo tuo come te stesso”? Leggeranno ai soldati cattolici  il Vangelo?

Leggeranno e commenteranno la lettera che nel 1965  don Luigi Milani scrisse ai cappellani militari e che gli costerà due processi per apologia di reato?  «Le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto. Abbiamo dunque idee molto diverse. Posso rispettare le vostre se le giustificherete alla luce del Vangelo e della Costituzione. 

L’attuale Papa non le giustifica e invita: “occorre guardare in don Milani la vita, le opere, il sacerdozio”; non più “guerre sante”L’attuale presidente della Repubblica le giustifica come “guerre giuste”, convinto capo delle forze armate piuttosto che cattolico osservante. 

Clicca qui la Lettera di questo prete che fu perseguitato dalla chiesa dell’epoca ma del quale la lezione resta quanto mai attuale quando si parla di Pace alle oscene sfilate militari:  l’educazione come pratica di liberazione, la scelta di classe dalla parte degli oppressi, l’opposizione alla guerra, la denuncia della scuola classista che discrimina i poveri.




Fonte Rete Ambientalista

sabato 4 giugno 2022

GLIFOSATO E CANCRO: LA RELAZIONE CHE L’UE NON VUOLE VEDERE...

 


Che il glifosato sia cancerogeno lo ha stabilito lo IARC (OMS) istituto di ricerca sul cancro di Lione; e la "probabilità" di prendersi il Linfoma non hodgkin (cancro del glifosato) dipende dal bio-accumulo subito durante la vita e dalla interazione con altre centinaia di pesticidi che ogni giorno assumiamo con una dieta non biologica; oltre che dalla resistenza dei singoli individui… e dell'ambiente di fondo più o meno inquinato in cui vivono.

Un massacro progressivo a partire dai più deboli… mentre tutti ci indeboliamo...
In sostanza, un prodotto Cancerogeno è sempre "probabile Cancerogeno"… (è impone pertanto l'applicazione del principio di precauzione, alla base del trattato europeo e della costituzione italiana… attraverso il divieto preventivo)

Che il Glifosato sia cancerogeno è stato stabilito in primis dai tribunali USA, laddove i Giudici condannano la Bayer-Monsanto a risarcire le vittime del Linfoma non Hodgkin con 200 milioni di dollari (nel caso di morte ai parenti delle vittime).

Sono in corso oltre centomila cause contro Bayer Monsanto… per circa 20.000 miliardi di risarcimenti… 
Ovvero, è in corso lo smantellamento dell'industria agro-chimico-farmaceutico-OGM (in uno scandaloso conflitto di interessi a danno della salute planetaria, da ben 70 anni!)   attraverso il risarcimento delle vittime.
Come in una seconda Norimberga, laddove le stesse multinazionali furono condannate per crimini (ed esperimenti) nazisti nei campi di sterminio.

Nulla vale, pertanto, il parere contrario dell'EFSA che vorrebbe prorogare di altri 15 anni lo sterminio planetario della fotosintesi e della salute ambientale attraverso l'inutile ed anacronistico, oltre che tossico Glifosate, in quanto è proprio in presenza di pareri scientifici discordanti che si applica i principio di precauzione ovvero si impone la maggiore cautela verso l'uomo e l'ambiente.
Pertanto il glifosate è di fatto vietato da quando il Dr. Hardell in Svezia stabilì che è cancerogeno.

NESSUN DISSECCANTE PUO' ESSERE USATO NELLA PRODUZIONE INTEGRATA, OBBIGATORIA DAL 2014

Inoltre, sulla base dell'obbligo di Produzione Agricola Integrata, vigente in tutto il territorio italiano dal 2014 (D.lgs.150/2012), oltre che europeo, non è possibile prevedere uso di sostanze chimiche disseccanti totali, quali il glifosate o similari, in quanto l'erba si interra prima della semina o si taglia sotto i frutteti oliveti e vigneti, con effetti molto migliori, senza inquinare l'ambiente e distruggere la salute umana:
Ovvero con mezzi meccanici, fisici pirodiserbo e/o con infrarossi, obbligatori e prioritari e di perse sufficienti.

Inoltre sulla base dell'Art. 41 e degli art 32, 9, 44 della Costituzione Italiana, rafforzati di recente, non è possibile fare attività economica a danno della salute e dell'ambiente anche per le generazioni future.

Insomma se qualcuno ancora usa o vende glifosate, prodotto tossico e inutile, dev'essere semplicemente arrestato… ovvero fermato falle forze dell'Ordine preposte. 
Così come chi si è permesso di inserire questa sostanza letale nei cosiddetti disciplinari di produzione integrata o agricoltura "conservativa"… così chiamata nello stile nazista dell'esatto contrario della verità, …"Conservativa dello status quo".

Mentre Rachel Carson e Giorgio Celli continuano a rivoltarsi nelle tombe, nei giorni di Falcone e Borsellino è quanto mai necessario avviare un maxi-processo contro i pesticidi, vero strumento di sterminio, spesso nelle mani di vere e proprie mafie dell'ignoranza… che hanno prodotto molti più morti, miliardi di morti a livello mondiale...
Nel 1990, ai tempi del Referendum contro i pesticidi, avevamo 40,000 morti di cancro all'anno… oggi sono almeno 400.000, solo in Italia…

Siano i sindaci intanto, a vietare i pesticidi chimici sui propri territori, nella veste di tutori della salute ambientale dei propri cittadini, ripristinando al legalità e usando i fondi europei a disposizione degli agricoltori biologici per aumentare il proprio reddito.
E' ora di dire Basta alla chimica anacronistica il cui bioaccumulo ha superato ogni livello di sopportazione biologica, umana, animale, addirittura nel mare…
Non lasciamoci suicidare e risolviamo i conflitti di interesse guadagnando tutti di più con l'Agroecologia.

Giuseppe Altieri, agroecologo



giovedì 2 giugno 2022

Roma. Situazione indegna del parco Volusia - immondizia, bidoni, alberi trapiantati e tutti morti

 


Lettera aperta alle Istituzioni preposte ed ai Media. 

Malgrado le segnalazioni  non ho riscontrato alcun miglioramento alla situazione attuale del Parco, né tantomeno un intervento istituzionale, e pertanto mi permetto di domandarmi/vi alcuni chiarimenti.

 

Com’è possibile che qualcuno abbia pensato di posizionare i classici bidoni per l’immondizia in latta con sacchetto di plastica in un’area invasa da cinghiali e cornacchie? Li potrebbe ribaltare anche un colibrì.

 

Il risultato ogni lunedì mattina (dopo i picnic del weekend) è quello illustrato dalle foto allegate. Ne esistono infiniti modelli in cemento, che eviterebbero sia il degrado che lo sperpero di denaro per i necessari quanto continui interventi di bonifica.

Perché continuare così da anni?

 

E ancora, a chi è saltato in testa di trapiantare nel parco decine di alberi in stagione sbagliata e facendo un buco per terra non sufficiente neanche a una piantina di geranio? E senza neanche garantire una sufficiente innaffiatura con il caldo attuale... ?

 

Adesso queste piante stanno tutte morendo, con grande dispiacere mio e di molti altri utenti del parco e con ulteriore sperpero di denaro pubblico.

 

Sarei molto grato di una risposta in merito


 



 

 




Matteo Vitali

Professore Ordinario di Igiene

Responsabile del Laboratorio di Chimica Ambientale

Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive

Università di Roma La Sapienza



......................

Commenti ricevuti:

Commento di G.V.: “Cari amici! Vi invito a inviare una mail di Protesta all'Ente Parco di Veio (reperibile su internet) per i lavori della ditta "GreenPark". Questa ditta ha ripreso i lavori nel Parco, precisamente all'incrocio tra il Parco Volusia ed il Parco di Veio, malgrado il divieto imposto dalla direzione del Parco di Veio. A suo tempo la Green Park non aveva convocato l'Ente Parco alla "Conferenza dei Servizi". In assenza della autorizzazione preventiva dell'Ente Parco NON si può più costruire...”

Commento di C.C.: “Mi permetterei di anticipare una sorta di lotta a favore dell’Ambiente che stiamo rimettendo in piedi con una sorta di ‘rete verde’. 1) Come Ass. ALTRAITALIA AMBIENTE, stiamo cercando di contrastare il dilagare delle pale eoliche inquinanti e inefficienti (vedi https://www.laltritaliaambiente.it/viterbo-nove-associazioni-favorevoli-al-vincolo-ambientale/) - 2) Come Ass. COMITATO TUTELA e rete utenti consumatori … altrettanto”

mercoledì 1 giugno 2022

Il potere del silenzio...



La specie umana è sicuramente quella che maggiormente utilizza il linguaggio verbale come strumento di comunicazione e di dialogo. Nel corso della storia il valore del silenzio è stato evidenziato dai grandi mistici, santi e filosofi; molti hanno preceduto la loro missione da un rigoroso ritiro in solitudine. La necessità di raccogliersi in silenzio emerge anche quando si devono prendere decisioni importanti, o si cerca la strategia migliore per obiettivi da raggiungere.

Oggi il mondo affoga in torrenti, fiumi, oceani di parole. Estenuanti dibattiti su tutto, spesso inconcludenti, non consentono all’anima di esprimersi. C’è talmente tanta voglia di parlare che a volte più interlocutori monologano contemporaneamente. La nostra parte migliore languisce e a volte si spegne del tutto nel frastuono dell’espressione verbale che spesso preclude la percezione della vera conoscenza che trascende ogni linguaggio, perché limitato, esclusivo, riduttivo (mentre il pensiero è un vettore unidirezionale, il sentire ha una valenza sferica).


Attraverso il silenzio, e il potere dell’intimo sentire,  si possono superare le barriere delle distanze, delle lingue, della materia; si apre la porta della percezione che va oltre le parole e ci consente di approdare ad orizzonti più vasti e profondi; l’uomo entra in contatto con la sua vera natura, con l’essenza stessa delle cose, e gli consente di vedere le cose con occhi diversi, nuovi e, se guarda un fiore, non vede più un fiore ma un miracolo vivente.


Il silenzio è una porta che apre alla preghiera, e la preghiera del cuore ha più valore della preghiera verbale. Solo nel silenzio si può sentire la voce di Dio: è la frequenza su cui Dio parla. Il cuore non ha bisogno di parole, non può esprimersi nel frastuono di elucubrazioni mentali: “Sia il vostro dire si si e no no, il resto viene dal Maligno”, diceva Gesù.


La preghiera è come un’invocazione che si espande oltre i limiti del Cosmo e ci sintonizza con l’ordine supremo delle cose. La libertà interiore è condizione primaria nella preghiera perché si possa stabilire una connessione con l’Assoluto. Ciò che conta nella preghiera non è le cose che si dicono ma l’ardore con cui si sentono. Occorre far il vuoto dentro di se, essere liberi da ogni interferenza disarmonica dell’Io e della singola tempesta mentale. Occorre pregare con il cuore più che con le labbra, con l’anima più che con la mente. La preghiera non è una recitazione delle nostre necessità: è un canto d’amore, di gratitudine che, in un cosmico abbraccio, si apre con amore e stupore verso tutto ciò che vive.


E’ difficile trovare parole che siano migliori del silenzio



Franco Libero Manco