giovedì 15 maggio 2014

Nuova frontiera democratica: "Microchip per tutti!" - di Andrea Bizzocchi




E faceva sì che a tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e servi, fosse posto un marchio sulla mano destra o sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere se non chi avesse il marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome – Apocalisse 13:16-17.

Le tecnologie progettate specificamente per tracciare e monitorare gli esseri umani sono in sviluppo da almeno due decadi.

Nel mondo virtuale, i software sono oggi in grado di osservarci in tempo reale, riuscendo addirittura a fare previsioni del nostro comportamento futuro ed inviare segnali alle stazioni di monitoraggio preposte, secondo come gli algoritmi dei computer interpretano le nostre attività. Già questo, di per sè, è uno scenario inquietante.

Quello che fa più paura, comunque, è ciò che sta accadendo nel mondo reale. Stando ai ricercatori che lavorano sui microchip ad uso umano, è solo una questione di tempo prima che questi dispositivi trovino consenso su larga scala.

Probabilmente, in questo momento, hai addosso almeno un paio di microchips RFID. Se si, stai inviando un segnale contenente un numero di 15 cifre che ti identifica. Questo numero può essere ricevuto da delle macchine chiamate “Scanner ISO compiacenti”. Ed anche questi sono ovunque.

Oggi, non è possibile interagire socialmente in modo significativo senza avere un cellulare. Penso che gli impianti di microchip sugli umani seguiranno la stessa falsa riga. Non avere un impianto sarà così limitativo, che essenzialmente non avremo scelta.

La tua prima reazione a questa idea potrebbe essere di incredulità. Non c’è modo che la società accetti un dispostivo del genere. Perchè qualcuno dovrebbe volere un simile impianto addosso?

Considera per un momento a che punto siamo arrivati. Per decenni gli americani hanno rifiutato l’idea di poter essere tracciati o intercettati.
Nonostante questo, oggi, quasi ogni americano ha con se un telefono cellulare. Sono così diffusi da essere considerati un “diritto”, spingendo addirittura il governo a provvedere degli sconti a chi non può permettersene uno.
In ognuno di questi telefoni c’è un chip RFID che traccia via GPS o tramite triangolazione del segnale ogni nostro movimento. Come se non bastasse, il microfono e la videocamera, ormai di serie su ogni telefono, possono essere attivati in remoto dai servizi di sorveglianza delle forze dell’ordine, cosa possibile già dai primi anni del 2000.

Ma nonostante l’invadenza di questi dispositivi, essi vengono normalmente accettati da miliardi di persone in tutto il mondo. Non solo: nessuno ha dovuto “obbligarci” ad averli. Siamo, come sembra, gli aguzzini di noi stessi. E paghiamo fior di quattrini per comprare il miglior dispositivo di localizzazione che il mercato ha da offrire!

Garantito: puoi disconnetterti dalla “rete” semplicemente buttando via il tuo cellulare. Ma, la direzione in cui stanno andando queste nuove tecnologie di monitoraggio, insieme alla continua espansione della sorveglianza da parte del governo, suggeriscono che la tecnologia microchip RFID sarà, ad un certo punto, obbligatoria.

Michael Snyder di “The Truth Wins”, chiede: “cosa si può fare, quando non è più possibile comprare o vendere senza sottomettersi all’identificazione biometrica?”

Questa tecnologia continuerà a diffondersi, e diventerà sempre più difficile evitarla. Ed è facile immaginare cosa un governo tirannico possa fare con questo tipo di tecnologia. Se volessero, potrebbero usarla per tracciare letteralmente i movimenti e le azioni di ognuno.

Un giorno, questa tecnologia sarà verosimilmente così pervasiva, che non sarai in grado di aprire un conto in banca, avere una carta di credito o, addirittura, comprare qualcosa senza che prima ti sia scansionata la mano o la faccia.
È difficile immaginare che la popolazione si sottometta volontariamente ad una simile schiavitù digitale. Ma, come nel caso della disgregazione dei diritti e della privacy in America, è certo che non diventerà obbligatorio dal giorno alla notte.

Primo: le tecnologie devono prima essere accettate dalla società. Inizieranno a diffondersi come prodotti di consumo in tempo reale, come i “Google Glass”. Le generazioni più vecchie potranno anche rifiutarli, ma, in un paio d’anni, puoi scommettere che cento milioni di adolescenti, ragazzini e giovani adulti gireranno per strada con addosso occhiali da sole dal look sportivo, interattivi, capaci di navigare in internet, e capaci di registrare qualsiasi cosa vedano e caricarlo su internet istantaneamente.

Poi, come già stiamo vedendo dalle prime “cavie”, i microchips RFID saranno impiantati volontariamente sottopelle per poter fare di tutto, dall’accesso a edifici di massima sicurezza agli acquisti al negozio all’angolo.

Alla fine, una volta che il concetto sarà generalmente accettato dalla maggioranza, diventerà il nostro nuovo “codice fiscale”.

Per avere accesso ai servizi ufficiali, dovrai essere un “umano verificato”. Senza riconoscimento, non sarai nemmeno in grado di comprarti una birra, figuriamoci ricevere assistenza medica o avere la patente di guida.
Che ci piaccia o no, questo è il futuro. Ogni cosa che compri ed ogni passo che fai, saranno tracciati da un mini microchip passivo a 15 cifre, il che significa che l’unico modo per “spegnerlo”, sarà rimuoverlo fisicamente dal tuo corpo.

In sostanza, vivremo presto in un mondo di monitoraggio costante. I nostri figli ed i nostri nipoti, o almeno la maggiorparte di loro, molto probabilmente, non solo si sottometteranno all’impianto, ma anche ne pagheranno volentieri il prezzo, cosicché potranno anche loro “interagire con la società in modo significativo”.


Andrea Bizzocchi - www.andreabizzocchi.it




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