giovedì 23 settembre 2021

Rapporto con gli animali e ritorno alla natura...

 Tempo addietro tra le notizie di una newsletter  dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, organismo europeo) trovai“L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha pubblicato le sue prime linee guida generali per condurre studi di alimentazione di 90 giorni su roditori utilizzando alimenti e mangimi interi. Le linee guida forniranno supporto ai richiedenti che intendano condurre esperimenti di alimentazione connessi a richieste relative ai nuovi prodotti alimentari e agli alimenti e ai mangimi derivanti da organismi geneticamente modificati. 

Le linee guida, elaborate dal comitato scientifico dell’EFSA, propongono una progettazione del saggio secondo blocchi casuali che mira a ottimizzare l’efficienza della sperimentazione, evitando nello stesso tempo i test sugli animali non necessari. Ad esempio, relativamente al benessere degli animali, le linee guida consigliano di collocare i roditori in coppia, al fine di ridurre fenomeni di stress negli animali.

Come al solito, cioé come per tanti altri argomenti, la gente comune, come me del resto (pur che io sono veterinaria), sa poco o nulla per
quel che riguarda l’utilizzo degli animali a fini scientifici, come si suol dire.

Si può immaginare che gli animali vengano (e vengono) utilizzati nella sperimentazione di nuovi farmaci. Si sa che le nuove molecole, allo
studio da parte dell’industria farmaceutica, richiedono, tra le altre prove che devono essere effettuate e inserite nel dossier che deve essere presentato al Ministero della Salute, prove di tossicità acuta e cronica, prove di teratogenicità ecc. e si ha un bel da dire che gli animali sono diversi dall’uomo ed hanno reazioni diverse alle diverse molecole. 

E’ ovvio che tutto é relativo: se vivessimo in un ambiente sano e conducessimo una vita in armonia con la natura e vigesse ancora una
certa selezione naturale (non sono né spartana, né nazista, faccio solo per dire), di sicuro avremmo meno o nulla necessità delle
tonnellate di farmaci che vengono studiati, prodotti, commercializzati, propagandati (e ciò vale tanto per l’uomo che per gli animali). 

Come è ovvio che dietro a tutto questo ci sono dei fortissimi interessi economici, che le multinazionali del farmaco e della chimica sono una potenza ecc. ecc.

Per quanto riguarda altri tipi di sperimentazioni sugli animali, secondo me ormai la fisiologia umana ed animale non hanno più grossi misteri e quindi ritengo che certe foto che vengono mostrate suscitando nel pubblico sentimenti vari come orrore, ribrezzo, pena, tipo quelle degli elettrodi piantati nella testa di animali di varia specie, siano alquanto datate (o almeno lo voglio sperare). 

Ricordo infatti che certe immagini giravano già in opuscoletti della LAV (e che personalmente ho anche distribuito) quando io avevo la tenera età
di 15 anni circa. Mi rifiuto di credere che ci siano ancora dei pazzi che si divertono a studiare la trasmissione degli impulsi nervosi o altre problematiche con tali sistemi. Del resto il Galvani faceva esperimenti simili sulle rane già alla fine del ‘700.

C’é, é vero, il settore della ricerca sul cancro e sulle malattie genetiche e a questo punto alzo le mani… non mi sento di poter dire se questo tipo di sperimentazione sugli animali sia inutile o utile, ma faccio fatica a credere che dei ricercatori possano utilizzare animali inutilmente, solo per un utile materiale o motivazioni di carriera.

I problemi secondo me, sono due: la normativa non prevede ancora, per quel che ne so, l’uso di tecniche alternative alla sperimentazione sugli animali, per la registrazione dei farmaci, ma anche di altre sostanze (additivi, enzimi e quant’altro), che sarebbero comunque sicuramente da sviluppare ulteriormente e la pletora di sostanze che sono in studio nel nostro mondo sempre più artificiale e consumista e di cui si dovrebbe -potrebbe- sicuramente fare a meno.

La soluzione, almeno in parte, al problema della sperimentazione quindi, secondo me, sta nel ritornare ad un sistema di vita “ecologico”, in sintonia con la Natura esterna ed interna a noi stessi, rispettando i tempi e i modi del fare e non-fare e continuando con un'alimentazione e un consumo di prodotti locali e naturali, bandendo,  é ovvio, l’uso di pesticidi, farmaci, ormoni, cercando di tornare a quell’equilibrio naturale che abbiamo così incoscientemente alterato.

Si farebbe il bene nostro e di tutta la Natura nel suo insieme (animali compresi).

Caterina Regazzi 

Referente Natura & Animali della Rete Bioregionale Italiana 


Parere dell’EFSA sulla necessità di utilizzare alternative alla sperimentazione animale: http://www.efsa.europa.eu/it/press/news/sc090608.htm

Nessun commento:

Posta un commento