martedì 6 gennaio 2026

Caracas ed i briganti yankee...




Anche se si chiama "Dottrina Monroe" per tradizione, la pretesa di Washington che l'America Latina sia il suo "cortile di casa" ha poco a che fare col famoso discorso del 2 dicembre del 1823 di James Monroe. In quel discorso il presidente statunitense esortò ad opporsi fermamente al colonialismo europeo nelle Americhe, ma non teorizzò l'imposizione su di esse del dominio statunitense. Gli Usa in quel periodo avevano una fissa: contenere l'imperialismo britannico. Fissa che durò ancora per un secolo. Nel secolo successivo la fissa divenne come bagnare il naso all'imperialismo britannico, come superarlo, come diventare superimperialisti. 

Nella seconda metà del secolo scorso gli Stati Uniti ci riuscirono alla grande. 
Può sembrare un paradosso - ma è invece  una contraddizione dialettica -  gli Usa raggiunsero l'apice imperiale quando la crisi del sistema-mondo ad egemonia statunitense si conclamò con la sconfitta in Vietnam e il Nixon shock (la dichiarazione della inconvertibilità del Dollaro in oro, cioè l'ammissione che Fort Knox era ormai svuotato - sei anni prima "Missione Goldfinger" aveva vinto un Oscar, fantastico!).

Si sta parlando di più di 50 anni fa. A dimostrazione che gli imperi e le epoche storiche non finiscono di schianto, ma le crisi sistemiche lavorano su tempi storici corti ma tempi umani lunghi. Comunque sono implacabili, possono rallentare, accelerare, deviare o tirare dritte, ma dopo un passo indietro ne fanno sempre due avanti e finora nessuna potenza egemone è mai stata in grado di succedere a se stessa. E penso che non accadrà nemmeno questa volta nonostante la grande potenza e le enormi risorse degli Stati Uniti. E nonostante la loro totale spregiudicatezza e mancanza di scrupoli.
 
Ora si sta tornando alle origini, in un certo senso. Un ciclo è compiuto. L'ormai famoso "Questo è il nostro emisfero" (ovvero "Questo emisfero è nostro", è la nostra base, dalla Terra del Fuoco alla Groenlandia, per  contrattare la nostra posizione nel nuovo mondo multipolare) questa sincera estrinsecazione di Trump del proprio pensiero, sembra il sigillo di questo ritorno. La spirale della Storia ha reintersecato l'asse delle ascisse, ma a un multiplo di passo in più, perché indietro non si torna mai veramente. 

Ora la fissa degli Usa non è contenere l'imperialismo britannico (ed europeo) o superarlo, ma come contenere gli imperi-per-fattori-naturali (chiamiamoli così) Russia e Cina.
Dobbiamo ringraziare Trump di una cosa: la retorica democratica, l'ipocrisia dei "valori", con lui è stata ridotta ai minimi termini facendo finalmente emergere la sostanza: quella legge della giungla dei rapporti di forza da cui la società umana, nonostante nobili tentativi e parziali e temporanei successi, non riesce a svincolarsi.

Chissà se questo riuscirà ad aprire gli occhi a qualcuno (a sinistra) e a fargli capire che ciò che per ora non cambia è la validità del giudizio di Che Guevara: «Gli Usa sono il grande nemico del genere umano». 

Le cose cambieranno, di sicuro, ma per ora continuano a stare così.  O quasi così, perché il Che non aveva ancora potuto vedere all'opera la UE delle von der Leyen, delle Kallas, dei Draghi, delle Mogherini, dei Borrell, dei Gentiloni, delle  Picierno e degli altri/altre serventi del Potere del Denaro travestiti/e da pifferai/e magici/magiche.

Per salvare il 10% più ricco sono disposti a sacrificare il rimanente 90%, il suo benessere, la sua convivenza civile, la sua vita, la sua civiltà. Sono disposti a immolare tutto.  Il loro massimo sforzo in questo momento è cercare di continuare a coprire con un vello di pecora il pelo irsuto del lupo.
 
PS. Mi si perdoni la tradizionale metafora:  il lupo è un animale degnissimo e leale. Sono gli uomini e le donne ipocriti/e, feroci e travestiti/e da agnelli ad essere disgustosi/e.

Si dirà: hanno paura. Certamente, se gli Usa sono riusciti a corrompere persone in posizioni chiave in Venezuela e a rapire Maduro e la moglie Cilia, è chiaro che possono, facciamo un esempio, rapire Macron e Brigitte, se facessero le bizze. Non avrebbero nemmeno bisogno di corrompere nessuno visto che in Europa da decenni hanno piazzato loro fedeli dappertutto, apertamente o clandestinamente (vedi Gladio).

Ma il fatto è che chi governa in Europa è già stato selezionato dal sistema imperiale, ad esso aderisce e ad esso rimarrà fedele anche se ci danneggia (si pensi solo al Nordstream, si pensi solo alla nostra proterva volontà di continuare a fare la guerra con la Russia, cosa che non può che far piacere a Trump perché gli semplifica i piani).

I nostri dirigenti sono mentalmente corrotti (e a volte proprio dementi, come nel caso di Kaja Kallas). Più che impossibilitati sono incapaci di concepire una qualsiasi politica di destreggiamento tra le contraddizioni della crisi sistemica e gli spiragli che esse aprono. Tutto il resto del mondo lo fa. Noi no.  E nella crisi sistemica rimarremo incastrati. 
 
Piero Pagliani 






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