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martedì 27 marzo 2012

Bioregione del Mediterran​eo, casa comune.. e gli arabi di Calabria, Puglia, Sicilia...​.

Paolo D'Arpini sulle sponde del Mediterraneo



Italiano,  popolo mediterraneo  


Ancora ricordo lo stupore dipinto nei miei occhi di bambino quando, alla fine degli anni ’40 o nei primi ’50, mi ritrovai per la prima volta nello sconosciuto universo del mediterraneo italico, allorché mio padre mi condusse in uno dei suoi viaggi al sud. A quel tempo le locomotive erano tutte a vapore, nel cielo terso che mi accompagnò sino al traghetto dello stretto di Messina ed oltre, i pennacchi di fumo puzzolente del carbone bruciato si mescolavano all’aria profumata di mille odori esotici e sconosciuti. Le spiagge bianche di Palermo, le palme, i calessi trainati da cavalli nervosi, le vecchie macchine fotografiche a lastra dalle fiammate improvvise, persino i lustrascarpe, i venditori di fichi d’india, i gelatai con le carrette variopinte…


Chi poteva immaginare che quel mondo esistesse ancora? A Roma era scomparso o mai apparso, questo almeno nei miei ricordi. E poi la gente incontrata per strada? Gente scura, alta, magra, dai capelli corvini, facce stagliate… chi erano questi, non assomigliavano per nulla ai visi rotondotti, alle panze molli dei miei concittadini romani. Ma la sensazione di stare in un altro mondo, trovandomi nel sud della penisola, non è unicamente il sentore della mia infanzia, avvenne ancora ed ancora, molto più tardi nei miei viaggi vacanza in Puglia, in Calabria, in isole poco conosciute… e poi di nuovo nelle mie esplorazioni in Grecia, Turchia… senza interruzione di continuità avevo scoperto le genti mediterranee, avevo scoperto le radici… d’Italia.


In effetti studiando la storia si capiva benissimo che le genti del Mediterraneo sono tutte una famiglia, magari si facevano o si fanno la guerra tra di loro, come succede spesso tra fratelli numerosi e dediti alla spartizione dell’eredità paterna, ma i modi, le abitudini, la bellezza e la bruttezza, le furbizie, le innocenze, le tradizioni erano e sono tutte uguali. Mediterraneo, casa comune. Ed è per questi motivi che pure oggi mi commuovo rileggendo le strofe poetiche di Umberto Romano e la descrizione di lui fatta da Antonio Catalfamo. Voglio condividere con voi queste emozioni.


Paolo D’Arpini


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 Gli uomini del sud sono tutti uguali. Osservando per strada il “vu cumprà” arabo vedo nelle fattezze del suo viso, nel modo di camminare, nella delicatezza del gesto e del sorriso i miei concittadini di Sicilia. Esiste un cordone ombelicale che lega il nostro sud agli altri popoli del Mediterraneo, al Medio Oriente in particolare.


Umberto Romano, poeta autodidatta di Rossano Calabro, è andato alla ricerca delle comuni radici culturali. Aisir Abdallah è il nome arabo che si è dato proprio per sottolineare la comunanza delle coscienze, la necessità di una simbiosi. E su questo bisogno di valorizzare il ceppo comune insiste continuamente nel suo volumetto di versi “Spalle al muro” (Ed. a Mongolfiera- Cosenza) che reca oltre ai testi poetici in italiano, la traduzione in francese ed in arabo.


Il poeta si spoglia dei propri panni, veste quelli del beduino. Con lui divide le angosce della vita, il sogno di una rivoluzione che affranchi l’uomo del sud dallo sfruttamento, dal giogo del neocolonialismo. E ritrova la voglia antica del guerriero che aspetta l’ultima battaglia. La strada da percorrere assieme è lunga, irta di spine, anche l’amore è sofferenza: “Con lacrime / bagnai il seno / per umidificarti il cuore”:


La presenza femminile è discreta. C’è la ritrosia della donna mediterranea, descritta nella levità dei suoi movimenti. Una presenza-assenza (secondo la dialettica degli opposti, propria di questo mondo fondato su equilibri sottili, creati dal tempo), che pure lascia il segno: “Esci da queste mura / levati nel cielo / tocca i cuori, annebbia le menti / dolce cantilena liberatoria / di donna non velata di vergogna / ma di rivoluzione”.


I versi sono scabri, graffianti. Umberto Romano è poeta autodidatta ma i suoi versi, forse imperfetti, perché –per dirla con Sciascia- “la perfezione sta alla cretineria meglio che all’intelligenza, l’intelligenza ha sempre, come i tessuti dei Navajos, una qualche imperfezione o fuga..” -Ed ancora- “Se una scimmia si mettesse a battere sui tasti di una macchina da scrivere -continua Sciascia- alla fine verrebbe fuori un sonetto di Shakespeare (variante: dodici scimmie = tutti i libri dl museo britannico)”.


Romano è poeta in senso lato, pasoliniano, se è vero –com’è vero- che la poesia, oltre ad essere attività specifica, è linguaggio della vita, Romano coglie i momenti di poeticità che caratterizzano la vita di ogni uomo. La sua è la preziosa ingenuità del malnato che la società consumistica, non-ostante la funzione omologatrice dei mass-media, non è riuscita a scalfire.


Il volume si chiude con alcuni componimenti indirizzati al poeta tunisino Hichem Ben Ammar con il quale Umberto Romano ha creato una sorta di gemellaggio culturale: “Se un tempo nella tua terra / mi porterai non da visitatore / né da straniero o da profanatore / il mio spirito guerriero / vorrà rivivere per morire insieme / al caldo della polvere calpestata / dal tuo destriero”.

Questi sono i versi che Romano ha voluto dedicare all’amico tunisino, sottolineando la solidarietà nella vita e nella morte. 
(Antonio Catalfamo)

venerdì 9 marzo 2012

Dalle predizioni Maya ai cambiamenti climatici.. - Mutazioni geomorfologiche in corso sul pianeta Terra...

Il Castello del Mago - Dipinto di Franco Farina


Sarà una mia pura impressione, ma avverto qualcosa nell'aria che mi da apprensione e qualche brivido. E come se dovesse accadere qualcosa di importante e nefasto.

Non sono tanto le bizzarrie del tempo sull'intero pianeta che mi procurano queste sensazioni, ma nuovi e impensabili fenomeni, il più preoccupante dei quali, secondo me, è quello che sta accadendo lungo le coste della California.

Sono molti i cetacei che abbandonano le coste americane per inoltrarsi in pieno oceano Pacifico.

L'altro giorno è stato avvistato un branco di oltre 2000 delfini letteralmente in fuga dai mari californiani. Solitamente i delfini vivono in branchi che non superano le 20 unità, vederne 2000 tutti insieme in fuga dalla California certamente mette paura. Sappiamo che i geologi da anni predicono un terremoto di magnitudine 11/12 della scala Richter lungo tutta la fascia della California, un evento catastrofico di inaudita violenza tanto che è stato definito il "Big One"... Che stia accadendo questo?

L'altro fenomeno che mi desta inquietudine riguarda i vulcani sommersi nella cosiddetta Cintura di Fuoco, che circonda il Giappone. Ebbene da qualche settimana si stanno attivando con un crescendo impressionante. Ciò ha già scatenato l'altro giorno nell'isola nipponica due forti scosse di terremoto in due zone distanti tra di loro. La Cintura di Fuoco è una vasta area geologica a forma di ferro di cavallo che circonda per circa 40'000 km l'Oceano Pacifico: partendo dalla Nuova Zelanda, inoltrandosi verso Nord e passando dall'Alaska per poi tornare a scendere verso la California sulla West Coast.

La Cintura di Fuoco è una zona della Terra dove si muovono le placche terrestri continentali e oceaniche, avvicinandosi l'una all'altra e inabissandosi lungo il Piano di Benjoff. Questo movimento terrestre genera continuamente scosse sismiche di svariata intensità, interessando nel contempo un'intensa attività vulcanica oltre che sismica.

Da circa 4 anni l'attività dei vulcani sottomarini è in continua evoluzione. Secondo alcuni geologi (Geophysical Research Letters) è possibile che i recenti tsunami siano i precursori di un massiccio spostamento di placche tettoniche e di una super eruzione vulcanica che farebbe impallidire quello che è accaduto 74 mila anni addietro, quando una massiccia eruzione vulcanica del monte Toba, nell’isola di Sumatra, rilasciò una impressionante quantità di magma in atmosfera (2.800 chilometri cubici), lasciando uno spesso strato di cenere in tutto il Sud Asiatico.

Le nubi scure ridussero la temperatura mondiale in media di 8-10°C rispetto alle condizioni attuali e quasi l’80% degli esseri viventi, compresi gli esseri umani, morirono.

Quindi la fuga dei delfini dalle coste californiane e il forte aumento dell'attività vulcanica della Cintura di Fuoco potrebbe, lo dico al condizionale, essere il preludio di qualcosa di drammatico. A questi due elementi va aggiunta la crescente attività della nostra stella che dopo 3 anni di "riposo" senza macchie solari, ha ripreso a bombardare con il suo vento solare la nostra ionosfera.

E questo, come tutti sanno, agisce sul magnetismo terrestre e, in alcuni casi, può anche accelerare processi tellurici latenti.

Un eventuale disastro geologico, di immani proporzioni, nell'area dell'oceano Pacifico potrebbe generare una serie di assestamenti su tutta la crosta terrestre i cui effetti non possiamo conoscere, ma che potrebbero interessare anche il nostro piccolo oceano, il Mediterraneo.

Speriamo che ciò resti solo una mia sensazione e che nulla di cui abbiamo detto possa avverarsi, altrimenti dovremmo dare ragione alle predizioni Maya.

 Ennio La Malfa