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martedì 4 settembre 2012

7 settembre 2012 - Incontro senza programma a Calcata

La metà di Paolo D'Arpini a Calcata


7 settembre 2012 - Uffah, uffah.. ed uffah mi tocca proprio passare una notte a Calcata

La vacanza treiana volge al termine... Ieri sono stato alla Proloco di Treia per informarmi sui pulmann da e per Ancona (Via Macerata) in modo da essere pronto per il mio eventuale ritorno in solitario... quando dovrò essere qui nuovamente ad ottobre.

Il sette settembre Caterina ed io ci mettiamo in viaggio verso Calcata. Figli e nipoti mi aspettano.. Non posso tradire la loro aspettativa, in fondo un pezzo di me è rimasto  lì, nella valle del Treja.. E di me si ricorda anche il comune di Calcata che continua a mandarmi bollette arretrate e nuove (per questo o per quello, malgrado io non sia più lì residente). Dei vecchi abitanti invece non ho avuto più notizie (nemo profeta in patria).. intrattenendo contatti solo con chi venendo da lontano  mi conobbe  visitandomi nella vecchia sede del Circolo Vegetariano, in quel locale che meriterebbe  ancora  di essere vissuto...

Capanna nel Tempio della Spiritualità della Natura - Calcata


Chissà, forse mio figlio Felix e sua moglie Sofia riusciranno a vivificare nuovamente quel luogo.

Calcata per me croce e delizia... Giorni addietro parlandone con Antonio D'Andrea  che mi suggeriva di fare una grande rimpatriata a Calcata, per festeggiare il ventennale della nostra amicizia, lì nata, risposi immediatamente che Calcata non era il luogo adatto ad un revival qualsivoglia...revival significa rivivere ma Calcata (per me) ormai è solo uno scenario, un teatrino colorato per la domenica degli arrembaggisti metropolitani...

Caterina Regazzi, in piedi a sinistra, nella Yurta di Cingoli

Anche ieri l'altro, essendo con Caterina a Cingoli nella yurta, dopo i canti, Upahara mi chiedeva se mai saremmo  riandati  a Calcata e mi ricordava tutte le belle esperienze vissute lì, cantando e meditando su madre Kali,  nel Tempio della Spiritualità della Natura. "Non hai nostalgia di Calcata" Mi chiedeva? Ed io: "Sono stato in trincea a compiere il mio dovere per trentatre anni, e sono sopravvissuto... Non sono finito in croce. Ora per fortuna la guerra è finita... Ho dato l'addio alle armi ed a Calcata. The war is over!" 

Vorrei però dedicare un po’ del mio tempo raccontandovi quel che so e quel che ho intuito su Calcata (come luogo e come genius loci). Vorrei dire da subito che un luogo come Calcata, pur ammettendo la sua peculiarità, ha un significato ed un valore esclusivamente col tipo di “presenza” che lì si manifesta. Se siete avvezzi a trattare temi esoterici capirete subito che -ad esempio- Gerusalemme ha un valore non per l’architettura o per il panorama ma per la storia e la presenza psichica che lì si è manifestata, anche ammettendo che l’architetttura ed il panorama abbiano contribuito ad attrarre particolari psichismi.

Questo è il caso anche di Calcata, infossata in una valle circolare percorsa dal fiume Treja, una sorta di immagine induista del sacro Shivalingam (unione fra il maschile ed il femminile) ed è così che spontaneamente sorse la leggenda del prepuzio, trovato da una vergine, e custodito poi in una chiesa di questo paesino per secoli praticamente sconosciuto e completamente isolato (vera immagine del femminino segreto).

 

Paolo D'Arpini nella Valle del Treja a Calcata

Inoltre l’attrazione che ha caratterizzato Calcata verso un certo di tipo di persone, benevole e malevole, Yin e Yang, è un altro aspetto importante del luogo.. Ma ora, l’eccesso dello Yin nel cucuzzolo (sotto forma di sfruttamento turistico e di riflesso energetico passivo) ha allontanato lo yang nello spazio selvaggio della valle. Quindi quel che era yin è divenuto yang e quel che era yang si è tramutato in yin.
La simbologia è la stessa degli eventi che hanno caratterizzato la storia simbolica di Sodoma e Gomorra..
Insomma non c’era più posto per me a Calcata e quindi sono stato semplicemente “estromesso” dall’energia del luogo.. Ho lasciato però lì una presenza, mio figlio con sua moglie ed i miei nipotini, in essi riposa il seme di una nuova trasformazione..

Paolo D'Arpini, nel buio della vecchia casarsa di Calcata

Eppure il 7 settembre 2012, dovrò ancora una volta trascorrere una notte a Calcata, nella mia vecchia casarsa sulla fogna comunale. Il dovere mi chiama, sono stato richiamto per un giorno alle armi...

Figli e nipoti mio attendono.. e forse pure qualche amico, chissà...
Per incontraci, senza programma, chiamate la mia adorata Shakti, Caterina, al 3336023090.


Paolo D'Arpini
Circolo Vegetariano VV.TT. 

venerdì 4 maggio 2012

Partire dall'io per giungere all'Io - Manuale pratico per l'autoconoscenza attraverso il sistema archetipale cinese, in chiave di spiritualità laica.

Rupe tenebrosa sulla valle del Treja - Foto di Gustavo Piccinini



La cara amica Marinella Correggia aveva scritto nel presentare la mia persona: "Nel suo viaggio intorno al sé Paolo D’Arpini ha incontrato luoghi, persone, viventi non umani, idee e pratiche. E visto che un itinerario così si fa anche in un metro quadrato – c’è o non c’è il mondo in una sua minuscola porzione? – Paolo adesso prosegue il suo viaggio stando di vedetta dall’alto di una bellissima, tenebrosa rupe sulla valle del Treja... Scrittore bioregionale, esperto di erbe selvatiche, dinamizzatore di eventi culturali ed ecologisti, esperto di oroscopo cinese, trent’anni or sono fondò sulla rupe il Circolo Vegetariano VV.TT. che da allora è un punto di riferimento “laico-spirituale” per molti. Non chiedetevi che vuol dire quel VV.TT., non lo sa nessuno e forse nemmeno lui. E’ probabilmente un gioco. Come la vita, gioco serissimo al quale bisogna con attento impegno lavorare o viceversa lavoro al quale bisogna con attenta disinvoltura giocare? Sei in ricerca di non sai nemmeno bene che cosa (alla fin fine, il senso della vita)? Passa qualche ora nelle sue grotte chiamate “tempio della spiritualità laica”. Sarà un incontro che è un viaggio, parte di quella scoperta del sé che tocca a tutti noi."



Nel mio viaggio intorno al  Sé… mi é capitato di lasciare la valle del Treja e di trasferirmi a Treia. Ho già raccontato come è successo, insomma è successo.. che l'inamovibile si muovesse.  In fondo, oltre  l'omonimia del luogo, anche Treia sta su una collina, anche da qui domino il mondo. Ed inoltre il senso della "casa" è praticamente lo stesso. 

“La casa é il corpo più grande” diceva il poeta e saggio Kalil Gibran ed é vero… perché sentire di stare a casa sorge dal senso di presenza in cui si riconosce la propria casa. Quindi la casa non é un luogo ma uno stato di coscienza.  Chissà se  la sensazione di stare a casa sarà la stessa anche dopo il  “Grande Assorbimento”, che é un eufemismo per significare il momento in cui si lascia il corpo fisico?

… Forse potrebbe essere proprio quello il momento auspicioso del “Vero” Ritorno a Casa. Il momento in cui lo spirito si alleggerisce da ogni legame corporale ed il senso di “presenza” é assolutamente libero e indipendente da ogni luogo e da ogni tempo.

Ma non é detto che questa condizione di totale “affrancatura” debba essere raggiunta con la morte, può avvenire anche nel corpo il momento in cui i legacci dell'illusione vengono recisi, il momento in cui il senso di identificazione con l’ego viene sciolto, per ritrovare la propria natura originaria nel Sé.

Questa scoperta di Sé, in verità, non é ottenibile, come un qualcosa che facciamo nostra,  ma é solo un “riconoscimento”…  E qui, nel luogo e nel tempo in cui sono,  per "avvicinarmi" a questa “presa di coscienza”  ho sviluppato un metodo di auto indagine, che parte dall'analisi delle propensioni innate archetipali manifestate nella propria mente. La mente personale é in realtà una sorta di immagine speculare, non realmente esistente, ma dobbiamo partire da questa se vogliamo scoprire il reale “soggetto”.

 “Semplici attori, finché  separati,   poi, superata la dualità, non ha più nessuna importanza…   Il fiore non ha più nome né forma è solo un fiore unico ed irripetibile nel giardino della Coscienza” (Saul Arpino).


 Premessa

La nostra vita è legata ad una serie di circostanze di cui non abbiamo il controllo ma,  come diceva Nisargadhatta Maharaj,  noi siamo parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati….  Di conseguenza, essendo coscienza nella coscienza,  siamo in grado di riconoscere il flusso energetico nel quale siamo immersi e  far sì che  il nostro pensiero e la nostra azione siano in sintonia con la qualità dello spazio-tempo vissuto. In questo  perenne rimescolamento energetico, noi siamo come navigatori senza meta, o guerrieri –se preferite- liberi di affrontare il contingente senza paure. “Se temi la sofferenza –diceva un samurai- come fai a combattere?”


Vediamo ora    che dal tutto il tutto si dipana dinnanzi ai nostri occhi….  In Cina si racconta che 12 animali si presentarono al Buddha morente ed ognuno ottiene di incarnare le caratteristiche psichiche  che contraddistinguono i tre aspetti di anno, mese e ora, in base  alle propensioni naturali, di ogni essere vivente.  Essi sono maschili e femminili e manifestano le loro caratteristiche tramite le 5 componenti fondamentali: Terra (devozione, olfatto); Metallo (giustizia, udito); Acqua (saggezza, gusto); Legno (etica, tatto); Fuoco (costumi, vista).

Il funzionamento è più o meno quello del caleidoscopio. Alcuni elementi colorati e tre specchietti interni. Girando il tubo si ottengono diverse composizioni.  Malgrado l’esiguità delle componenti i risultati possono essere infiniti.  Questo stesso concetto (traslato ai 5 elementi  ed ai tre aspetti psichici incarnati) mostra la variegazione di tonalità di colore e movimento attraverso la quale la  coscienza individuale si manifesta (la forma ed il nome).

La coscienza di sé, che noi  chiamiamo persona, è un coordinatore interno, adattato all’individuazione, il quale si  appropria delle funzioni messe in atto. Lo chiamiamo: io.

Questo ‘io’ (o assuntore interno) è l’apparenza identificativa individuale nella quale solitamente ci riconosciamo. Propriamente parlando questo “ego” è esso stesso la “conseguenza” delle energie messe in moto dai vari elementi e dai tre archetipi incarnati, quindi è inerte (come un programma), ed  è un oggetto nella coscienza.

I tre specchietti, archetipi psico-emozionali,  rappresentano:
Il senso dell’io, ego = anno di nascita;
L’intelletto o intuizione = ora di nascita;
La memoria o predisposizione = mese di nascita.


Capire il senso dell’abbinamento archetipale  con le condizioni  dell’ora e del mese di nascita, è facile da accettare giacché siamo abituati a pensare che ogni momento della giornata ed ogni stagione ha i suoi modi, e tutte le creature sono soggette a questi modi. Ma il primo aspetto dello zodiaco cinese,  quello dell’anno, è  più duro a digerirsi per la nostra mentalità razionalistica.

Come è possibile che un dato anno possa essere  qualitativamente diverso dall’altro solo sulla base di un calendario arbitrariamente deciso dall’uomo?


Impostosi nella cultura cinese e dell’estremo oriente e provenendo da una tradizione pluri-millenaria (sicuramente di origine matristica)  il calendario ciclico, di 13 lune e di 12 archetipi animali  (che rotano abbinati agli elementi in turni di 60 anni),  è stato anno per anno vagliato e corroborato dall’esperienza di milioni e milioni  di persone,  in  cui i comportamenti corrispondevano ai modelli indicati in un raffronto oggettivo e riscontrabile nei fatti.  Alcuni analisti vedono un significato  in un’altra coincidenza, il  percorso dodecennale  che la terra compie attorno al sole per fare un giro completo (una specie di viaggio in treno con 12 stazioni annuali). Si può anche fare  a meno di credere a questa “qualità  del tempo” ma stando ai risultati essa è confermata, ahimè!

Quegli archetipi animali  esistono e sono riconoscibili nelle caratteristiche variegate degli individui di tutto l’emisfero settentrionale (la nostra metà del mondo), senza peraltro sapere cosa succede nell’emisfero meridionale (che teoricamente dovrebbe avere valenze rovesciate).

Con tutti questi dubbi in testa, siamo un po’ come gli alchimisti che sperimentano  onestamente e coraggiosamente con i loro tre elementi basici, inserendo all’occorrenza nuove figure e varianti.

Questo è il lavoro ingrato e meraviglioso del “navigatore nel sé”.  L’Ulisse  in noi, disincantato e schietto, che “vede” e  riesce ad orizzontarsi,  avverte l’odore delle cose incombenti  per come si stanno manifestando. Non per opporvisi ma per esprimersi al meglio e proseguire nel viaggio. Chiunque potrebbe farlo se sta  attento ai segnali costanti e continui che la vita ci manda.

L’intelligenza intuitiva –lumen-   non è propriamente basata sulla percezione sensoriale o sul raziocinio ma sulla abilità di orientarsi prima che la percezione sensoriale od il pensiero abbiano modo di esprimersi. Quindi è una capacità naturale –immediata- dell’intelligenza, che viene prima ancora dell’istinto. Un sentire ed allo stesso tempo  una sintesi analogico-analitica. E’ l’intuizione innata che ci dice tutto quello che è, come è,  senza analisi risolutive, bisogno di prove o riscontri.

Si procede a naso –dicevo- ed infatti l’olfatto appartiene all’elemento Terra, quello più solido. La matrice di ogni manifestazione concreta.   E’ la Terra stessa che fa nascere tutti gli esseri e li nutre in se stessa. Mentre il Cielo energizza e vivifica con la coscienza tutte le forme. Ma attendiamo un po’ prima di affrontare il discorso dello Yin e dello Yang e degli elementi e torniamo ai  tre archetipi. Essi “sembrano” tre  in verità son tre aspetti della stessa personalità.

Ognuno di noi  manifesta  una forma  esemplare a tre facce (designanti le nostre caratteristiche). Sul come  sopravviene l’influenza  di una o l’altra di queste facce, sul perché capiti  ad una piuttosto che un’altra,  diremo che è  destino!

Le tendenze innate che  si riflettono nello specchio, perennemente cangianti, son le correnti in cui   l’io si muove. Se  vogliamo osservare una cosa piccola  bisogna  ingrandirla attraverso il microscopio, ma se vogliamo ampliare il campo di azione dobbiamo distaccarci il più possibile dalle cose attorno a noi, in modo da percepire il senso d’insieme.

Questa corsa in tondo verso   l’auto-conoscenza è  un vagare trasognato, un’attenzione senza risposta,  solitudine e silenzio, osservazione e contemplazione,  fluire limpido nei mutamenti,  sorridere nel rincorrere  il vuoto.    Ma allora di cosa continueremo a parlare?

La fase “intermedia”  dell’illuminazione, quella del santo,  rientra ancora nella sfera del mentale, delle cose che possono essere discusse e trasmesse.  Flash di realizzazione,  esperienze al limite del transpersonale,    che contemporaneamente ci consentono di riconoscerci in sintonia elettiva, colori dello stesso arcobaleno,  e di ciò possiamo  ancora parlare,  attraverso evocazioni consapevoli. 

La trasmissione, o meglio il riconoscimento, avviene per  immagini  (come succede ai bambini che riconoscono l’aggregazione concettuale, il senso, di parole  sconosciute); questa “trasmissione”  può essere fatta utilizzando  vari modi comunicativi e sensoriali:  per empatia emozionale, a voce, con lo sguardo, con il tatto, ed anche con lo scritto, se esso rispecchia fedelmente le qualità necessarie  e si crea un’attenzione indisturbata  al tema trattato.


Un detto Taoista per “cristallizzare” l’immagine: “Il santo comprende l’intrigo del mondo ed abbraccia l’universo senza sapere perché. Questo è il manifestarsi della sua natura”.


Ed ora una storiella

Alcuni suoi seguaci domandarono al bandito Hòu:”Anche per i ladri esiste una strada (Tao)?” – “Eh,  certo che  sì..  – rispose Hòu- Santità è intuire dove giace un tesoro nascosto, Eroismo è entrare per primo nella casa, Giustizia è uscirne per ultimo, Saggezza è distinguere il colpo che si può tentare, Umanità significa essere equanimi  nel dividere il bottino. Al mondo non è mai esistito un gran ladro che non abbia manifestato queste qualità”. (Chuang Tze)


Appendice

Attraverso le capacità riflettenti dell’organo interno (antakharana) siamo in grado di manifestare energie psicofisiche in rispondenza a quelle  percepite fuori di noi. Questa rispondenza è automatica ed inevitabile, è una legge naturale. Pensare di sfuggirne il corso è assurdo come pensare di cambiare il film mentre la pellicola viene proiettata. Ma l’atteggiamento interno è importante!  Infatti l’accettazione del proprio destino scioglie l’attaccamento all’utile ed all’inutile che ci spinge nel ciclo delle rinascite.

Nell’ignoranza ci identifichiamo con i personaggi e ci consideriamo autori e responsabili del gioco vissuto, con guadagno e perdita, la verità è che il nostro io, la coscienza individuale, la persona da noi incarnata, è solo un’immagine. Il risultato di un automatismo distratto e di una identificazione illusoria. Questo dobbiamo comprendere bene se non vogliamo che la mente ci imbrogli.   

Non cadiamo nel delirio dell’io separato,  anche se la coscienza che lo anima  è vera sin d’ora  e siamo già dotati del capitale iniziale  per quella “conoscenza di sé” è assurdo e ridicolo pensare di  “ottenerla” –strettamente parlando non è possibile.  Essa è già integralmente manifesta qui ed ora  e quindi non perseguibile come ottenimento altro. Presente sempre….. ma ne teniamo conto, ne siamo consapevoli?

Se ci sentiamo attratti da questa “conoscenza” occorre  dire che non c’è  corso o spiegazione o esperimento che possa trasmetterla, può essere solo riconosciuta (risvegliata) per simpatia nel momento della  maturazione. Siccome non è un  “conseguimento” continuiamo ad  “andare avanti a fiuto”.


Paolo D'Arpini




Paolo D'Arpini soddisfatto a Treia - Foto di Paola Torricelli



sabato 31 marzo 2012

"Dal Treja a Treia.." - E mò che Paolo non sta più a Calcata come facciamo a “Vivere Altrimenti”?

Ciao Paolo, sto rifacendo daccapo il sito di viverealtrimenti. Credo che quanto ho scritto su Calcata sia un minimo datato, poi ti presento come memoria storica del posto e tu te ne sei andato. Come mi consigli di aggiornare il brano? http://www.viverealtrimenti.com/calcata/  Un abbraccio anche alla Cate.  Manuel Olivares

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Caro Manuel, ti consiglio di inserire questa breve cronistoria che segue, con commiato aggiunto..

Qualcosa di me che resta a Calcata



 “Dal Treja a Treia. C'è gente che taglia i ponti col passato.. Tu hai tagliato solo la gambetta di una j..” (Stefano Panzarasa)


Accadde così che dopo 33 anni di vita  a Calcata, combacianti con gli anni  di Cristo,  giunse per me il tempo del cambiamento… Per carità, nessuna tragedia o crocifissione, anzi, è  un giusto compendio amoroso.. La verità é che anche le associazioni, come le persone, hanno un loro oroscopo e destino.   Il Circolo vegetariano VV.TT. nasceva sulle rive del Treja,  a Calcata,   e finirà lontano da Calcata, sul cucuzzolo di Treia,  dove forse potremo analizzare meglio il passato, meditare sul nostro futuro,  vivendo il presente..

Debbo raccontarvi una storiella, allorché  da Roma mi trasferii a Calcata (nel 1976/1977) e successivamente fondai il Circolo Vegetariano VV.TT. (in un  paese che era sconosciuto alle masse)  misi nello stesso tempo un punto fermo nella mia vita,  un punto di arrivo in un luogo vergine dalle infinite possibilità,  e di partenza per realizzare un progetto di perfezionamento personale e di società ideale. In tal senso l’esistenza  del Circolo é stata da me vissuta come espressione di questo sperimentare. Una sperimentazione in chiave di  spiritualità laica, di creatività e di sopravvivenza ecologica….

Ma avvenne, in seguito ad una serie di accadimenti, che  non mi sentissi più “calcato”  in Calcata,  pur continuando ad amarla come una culla che mi ha  consentito di crescere, che mi ha visto diventare padre e nonno, che mi ha protetto pur lasciandomi libero… Ma per fare un’analisi dello stato attuale delle cose, riconoscendo le sconfitte e le vittorie di un “modello” (come a tutti gli effetti è quello del Circolo) serve distacco e visione dall’alto… per aggiustare la rotta,  cercando nuove possibilità  per una esistenza autonoma, sostenibile e gioiosa.

Ed allora, grazie a Caterina, eccomi trasferito, armi e bagagli,  a Treia, nelle Marche, dove  non c'è pretenziosità di percorso. Non ci sono medaglie al merito da esibire nè memorie gloriose da trasmettere.... Però, stranamente, continuo ad essere calcatese, infatti le migliaia di persone che mi conoscono in tutta Italia continuano a pensarmi a Calcata... Una certa etichetta continua  a restarmi appiccicata.

Questo fatto mi ricorda la storia dello Swami di Akalkut (pronuncia Acalcat), il quale si portava appresso quel nome, dal luogo in cui visse parecchi anni, sia pur che infine trascorse l'ultima parte della sua vita lontano da esso. Nel mio piccolo, mi si scusi il paragone forse esagerato, anch’io mi porto appresso  la nomina di “Paolo di Calcata”…

Perciò  è per me opportuno, come forse lo è anche per Calcata (che non sarà più oppressa da una presenza fondativa ingombrante) sviluppare una meditazione sul "Distacco e identità senza paraocchi”. 


“Un viaggio così si compie anche in un metro quadro!” Diceva Marinella Correggia nella sua presentazione della mia persona e di Calcata. Ed eccomi qui, nel mio metro quadro di Treia, giusto lo spazio per allungare le mani, le braccia e spingere una gamba dietro l’altra, senza mai uscire fuori dal “centro del mondo”.

Paolo D'Arpini
 


...........


E’ un poema che deve essere scritto nella quiete di una notte coperta dalla “nube di Islanda”, mentre si espande per l’aere il canto possente a tono baritonale di Priapus, che inonda, accompagnato dai suoni del Flauto di Pan,  i territori circonvicini: Mazzano, Faleria, Campagnano, Sacrofano, Sant’Oreste, fino a Martignano, lago sacro ai Sileni.

Canta infatti il Grande Priapo, dagli attributi possenti, teneramente abbracciato al suo coinquilino boschivo, Lupo Mannaro, proprio quello che ammansì Franceschiello d’Assisi, liberando il profeta dai vincoli del fondamentalismo religioso da cui era affetto..
 
Comunque tutti noi frequentatori di Calcata Vegetariana, cioè: Cantori girovaghi, Minestrelli (mangiatori di minestre vegetali preparate da Saulo), Troubadours, Trovatori, Trovatelli, Trobadores (di… fungi, di tartufi e tartufelli), improvvisatori di facezie, naturalisti, naturisti, nudisti e vestitisti, vegetisti, vegetariani, crudisti e crudeli (seguaci di Crudelia Dè Mon), buccisti di banane (scivolatori e sciatori su prato), papagheni, amici di Bin Laden, Zorro, Primula Rossa e Zazà, seguaci degli Amish, fedeli di fantasy, horror e kukluxklan, flebotomi, cacciatori di serpenti e di faine, sifilografi (che scrivono di Sifilo, figlio di Niobe, ma anche di sifilide), carmelitani scalzi e carmelitani ben calzati (attenti ai primi: costruttori di conventi dietro ai quali far eseguire duelli all’ultimo sanguine)…

NOI TUTTI, fra poco orfani di cotale organizzatore, quale messer Arpino, cosa inventeremo? A te clamamus, PRIAPE, exaudi orationem nostram!



30 giugno 2010 , giorno dell'addio a Calcata - Georgius clamans ex Calcatae silva

 

Paolo D'Arpini,  con vista di Calcata in lontananza


Nota di commiato da Calcata,  aggiunta:
“D’Arpin nun ce lassà…” – Ode d’addio al Paolo D’Arpini, detto anche Saul Arpino, che silente sen va dal falisco Treja per congiungersi alla sibillina Treia


CANTAMI, O DIVA,

DEL DOTATO PRIAPUS

LA GIOIA CAMPESTRE

CHE INFINITE ADDUSSE

GIOIE AI CALCATI…..

mercoledì 21 marzo 2012

Erbe, alberi e magia... con Sonia Baldoni - Appuntamenti marchigiani da non perdere....

Sonia Baldoni


La parola ecologia deriva dal greco oikos che significa casa, ha cioè la stessa radice di economia, e questa filiazione etimologica mi ha sempre affascinato. Infatti attraverso l’ecologia, soprattutto quella profonda, ho appreso a considerare la natura come la mia vera casa cercando inoltre di trarre da essa il mio sostentamento.

Finché un bel dì conobbi Sonia Baldoni di Jesi ed appresi attraverso le passeggiate fatte assieme a lei, o per mezzo di semplici cerimonie, a collegare l’ecologia e l’economia con la magia. Infatti quello che apprezzai maggiormente, dell’esempio  fornito da Sonia, è stata la sua spontanea passione per la riscoperta e per la trasmissione dei misteri naturali, quelli che solo le piante sanno conservare. Le piante indubbiamente sono gli esseri viventi più vicini allo spirito primordiale e sono le depositarie del potere magico della vita.

Ma andiamo per ordine. Il mio primo maestro in erbe fu un pastore conosciuto a Calcata nei primi anni ‘70 del secolo scorso. Si chiamava Irmo, era diventato orbo in seguito ad un incidente di percorso nelle sue continue esplorazioni nei boschi. Irmo era originario di Amelia (in Umbria) e finché gli fu possibile era solito continuare la tradizione della transumanza. Con le sue bestie ogni anno, in primavera inoltrata, se ne partiva lungo la via Amerina sino a raggiungere le colline umbre. Gli ultimi anni, non potendo più percorrere le strade di campagna, si spostava con tutti gli armenti su un camion preso a nolo. Infine, avendo ormai messo su famiglia e non potendo più spostarsi per l’età e gli acciacchi si limitò a pascere le greggi nella valle del Treja.

Quando lo conobbi mi parlava spesso delle piante della valle e mi spiegava di aver appreso a conoscerle osservando le capre e le pecore al pascolo. Dal loro comportamento, dai gusti stagionali, dalla qualità del latte prodotto, etc. aveva imparato quali fossero le loro proprietà.

Ovvio che restai molto intrigato da questi suoi racconti e volli anch’io seguire il suo esempio e comprai qualche pecora e qualche capra per vedere se avessero avuto qualcosa da insegnarmi. Ed in verità molto mi insegnarono… Imparai da loro a riconoscere quasi tutte le erbe commestibili della valle. Tra l’altro scoprii come anche gli ovini ed i caprini fossero dediti allo sballo.. Non so se era l’aria di Calcata, che induceva un po’ tutti ad eccedere con sostanze alteranti, ma scoprii come in primavera anche gli armenti si dilettassero con i germogli freschi di cicuta, una pianta psicotropa famosa sin dall’antichità, persino dedicandosi allo stramonio ed altre pianticelle “psichiche”..

Ricordo addirittura una pecora che era talmente assuefatta allo sballo che addirittura morì di overdose, con gli occhi strabuzzanti e la bava alla bocca. Ma in questo non seguii mai quel cattivo esempio e mi limitai a raccogliere le piante selvatiche buone in cucina, cotte e crude. Non conoscevo nemmeno il loro nome, le chiamavo con nomi di fantasia. In seguito li conobbi attraverso le lezioni ricevute sul campo dal mio secondo maestro, Giuseppe Roveri, che era un erborista diplomato all'Università di  Camerino e socio co-fondatore del Circolo vegetariano VV.TT..

Egli accompagnava spesso me ed altri appassionati in giro per la valle e ci raccontava tante storielle popolari sulle varie piante e sul significato dei loro nomi. Infine, trascorsi diversi anni, verso i primi di questo nuovo millennio, cominciai anch’io ad accompagnare neofiti alla ricerca di erbe e scrissi diversi articoli sulle proprietà e sul significato della forma, del colore, dell’odore di erbe e fiori e frutti.

Infine giunse la mia terza istruttrice, Sonia Baldoni e lei mi insegnò i significati magici delle piante e degli alberi, che sino a quel punto avevo trascurato. Ontano, lauro, agrifoglio, quercia… e le costellazioni collegate e gli spiriti benigni incarnati.

Il mio primo incontro con Sonia avvenne a Calcata, forse sette anni fa, ad una festa di luna piena di luglio. Dopo la consueta passeggiata nella valle del Treja, avevamo predisposto una cerimonia sotto la luna, attorno al fuoco, e lì essa apparve, introdotta dall’amico psicologo Ciro Aurigemma. Dopo aver mangiato le erbe da noi raccolte, e avendo iniziato il giro di condivisione sulle esperienze karmiche con la luna piena, ecco che Sonia propose di fare un’offerta rituale al fuoco.. e diede ad ognuno di noi una manciatella di erbe e fiori da lei precedentemente mescolati affinché li offrissimo alla fiamma girando intorno al falò. E fu così che iniziai a conoscere anche le virtù magiche delle piante.

Fatalità, dopo qualche anno, mi ritrovai a Treia (in provincia di Macerata) in visita alla casa della mia compagna Caterina, era il 2010, e pensai subito di organizzarvi un primo evento, un’altra festa della luna piena ma stavolta di agosto, e chiamai Sonia a partecipare. Dall’anno seguente mi trasferii stabilmente a Treia e lì iniziò una collaborazione più fitta ed intensa fra lei e me.

Organizzammo la prima cerimonia della vigilia di Ognissanti (Samhain) in occasione dell’incontro annuale della Rete Bioregionale del 2010, che si tenne nel podere di Lucilla Pavoni (a San Severino Marche), la cerimonia fu ripetuta anche nel 2011… Nel frattempo c’era stata anche la Festa dei Precursori del maggio 2011, con riti dedicati al mondo femminile ed alla raccolta di rose e bacche di rosa canina, con preparazione di fiori di Bach, che si ripeterà anche quest’anno (2012).

Insomma sembra che con Sonia si siano ormai stabiliti due importanti appuntamenti marchigiani, uno in primavera ed uno in autunno.. I momenti migliori della natura, quelli in cui la natura prorompe in bellezza di fioriture e frutti.


Paolo D’Arpini


Articoli sulla presenza di Sonia Baldoni agli eventi del Circolo Vegetariano VV.TT.: http://www.circolovegetarianocalcata.it/page/2/?s=sonia+baldoni

………….


Di questo  e simili argomenti se ne parlerà durante la Festa dei Precursori che si tiene a Treia dal 5 al 13 maggio 2012. Programma: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2012/01/e-iniziata-nel-1984-ed-ancora-continua.html  

Pellegrinaggio alla Grotta di Santa Sperandia - Treia
Da sinistra:  Sonia, Orietta, Paolo, Caterina, Renata 

lunedì 14 novembre 2011

Bacino del Tevere... nasce comitato promotore per la candidatura a Patrimonio dell'Umanità UNESCO

Paolo D'Arpini con vista su Calcata, nel Parco Valle del Treja


Ante scriptum

Ricordo che proprio 5 anni fa', durante la seconda edizione della Fiera delle Arti Creative, lanciammo la proposta, a voce del giornalista Fabrizio De Jorio, di inserire Calcata e la Valle del Treja nei luoghi riconosciuti come beni dell'umanità dall'Unesco.

Ora il Consorzio Tiberina, del bacino fluviale del Tevere, di cui il fiume Treja è affluente, ha appena raggruppato un Comitato promotore per dichiarare l'intera valle del Tevere patrimonio culturale dell'UNESCO. La notizia mi rallegra molto e spero che anche l'ente Parco del Treja ed il Comune di Calcata vogliano aderire al Comitato suddetto. In modo da portare lustro al luogo e contribuire alla causa del riconoscimento culturale e paesistico, visto che Calcata è conosciuta nel mondo come luogo di cultura e di bellezza naturale....

Paolo D'Arpini
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Comunicato Stampa del Consorzio Tiberina

"Occorre dare speranza alle nuove generazioni, e quella del fiume è un’ottima metafora dell’antideclino, dell’unione, della ripresa e perfino del bene comune": queste le parole di Mario Morcellini, direttore del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università “La Sapienza” di Roma, al nostro Convegno del 10 novembre dal titolo “Tevere e regione Tiberina: dalla progettualità partecipata per la coesione sul territorio all’agenda di sviluppo”, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

Ed emerge con forza – come dal bell’articolo di Eleonora Farnisi su www.paesesera.it (Tevere Unesco)– l’importanza di pianificazione, prevenzione e valorizzazione del territorio attraverso progetti che sappiano mettere insieme progettualità e competenze, quasi in un vero e proprio concorso delle idee: basta seguire le vie dell’acqua, le vie del grande Tevere – che diventa metafora di unione, tradizione e condivisione –, per comprenderne appieno il grande valore.

Da più parti è stata condivisa l'idea che il Tevere e la regione Tiberina costituiscano un immenso patrimonio culturale e naturale: punto di riferimento, modello, identità dei popoli, eredità del passato da trasmettere alle generazioni future, non solo per il Centro Italia e per l'Italia, ma anche per l'Europa, il Mediterraneo e il Mondo intero, per l'eccezionale valore universale riconducibile ad ambiente, paesaggio, borghi e città, architettura, archeologia, storia, arte diffusa, spiritualità, tradizioni popolari, artigianato, prodotti della terra, etc.

E’ stata così lanciata la costituzione di un Comitato Promotore per la candidatura a Patrimonio dell’Umanità UNESCO, aperto a personalità della cultura, della società, della politica). Il processo fin dal principio è stato ideato in forma partecipativa, con una serie di ulteriori adesioni raccolte dapprima nel predetto Convegno, per poi procedere attraverso vari “canali”, compreso quello on-line.

Dunque, nei prossimi giorni, da apposita sezione istituita su www.unpontesultevere.com, chiunque potrà aderire a tale Comitato Promotore: speriamo in moltissimi ……!!! Come pure speriamo che media e altri soggetti vogliano raccogliere a loro volta le adesioni, in linea con lo spirito della Settimana UNESCO ESS 2011, appena conclusa, per la quale il Consorzio Tiberina (che ha sede principale a Roma) ha presentato il 50% del totale generale di progetti pubblici e privati approvati entro la Provincia di Roma per il Programma Nazionale di Iniziative.

Consorzio Tiberina – Agenzia di sviluppo per la valorizzazione integrale e coordinata del Bacino del Tevere, Via Marianna Dionigi, 17 – 00193 ROMA
[t] 063202087/0632500420 [f] 0632650283 [@] tiberina@unpontesultevere.com [w] www.unpontesultevere.com
Immagine del Fiume Treja, affluente del Tevere, che scorre sotto Calcata

venerdì 20 maggio 2011

Dal Treja a Treia: “Ogni inizio comincia da una fine...”

La foto, scattata da un passante,  ritrae Caterina Regazzi e Paolo D'Arpini - Treia agosto 2010


Sento il bisogno, visto che questo blog è dedicato a Treia, di riportare qui la mia prima esperienza avuta con questo luogo. Quella che segue è una riflessione  dopo il primo viaggio compiuto a Treia, ricordo che la buttai giù senza pensarci, scrivendola a penna su un foglio volante. Accadde quando ancora abitavo nella valle del Treja, all'inizio del 2010, da poco era stato concluso il rito della “Notte senza Tempo”, la passeggiata notturna che si svolge in qualsiasi condizione atmosferica il 31 dicembre di ogni anno. Quell'edizione doveva risultare l'ultima tenuta nella Valle del Treja. Infatti di lì a poco giunse a Calcata la mia compagna Caterina Regazzi e con lei, scuotendo la mia pigrizia inveterata, partii alla scoperta di Treia, la casa dei suoi nonni materni. Quella doveva essere un'esperienza che avrebbe modificato radicalmente la mia esistenza... infatti dopo quel primo impatto.. il cordone ombelicale con Calcata fu reciso.. e dopo 9 mesi (giusto il tempo di una gestazione) mi trasferii definitivamente a Treia, nelle Marche.


Dal Treja a Treia.... un viaggio nel sé

Non sono per nulla facilitato a scrivere un resoconto di un viaggio di cui non si sa quale sia l’inizio e la fine. Inizia nello stesso modo in cui finisce: da Treja a Treia,  cambia solo una lettera, il suono è lo stesso ed anche la sensazione di casa, di presenza costante dell’io.

Un viaggio che è un sogno? Certamente come tutto il resto della vita.

Da diversi anni non mi spostavo da Calcata se non nel raggio di cento chilometri. Stavolta ne ho percorsi trecento all’andata e trecento al ritorno, senza però cambiare di molto la sensazione di essere sempre e comunque nel luogo che io sono, che mi appartiene ed al quale io appartengo.

Un viaggio così si compie anche in un metro quadro!” Dice Marinella Correggia nella sua presentazione della mia persona e di Calcata.

Ed eccomi qui, nel mio metro quadro, giusto lo spazio per allungare le mani, le braccia e spingere una gamba dietro l’altra, senza mai uscire fuori da qual “centro del mondo”.

Un viaggio virtuale? No è un viaggio nella coscienza della coscienza…

Attraversare gli Appennini con il sole e ritornare per la stessa strada con la neve ha stabilito il senso del passaggio del tempo. Passare da un ambiente ruvido, scheletrico, profondo come la morte, l’ambiente del Treja, per arrivare sul corpo dolce e sinuoso di una terra molto femminile e viva, quella di Treia… è come una rinascita.

La mia anima ha ritrovato la giovinezza di Otello, che viveva in uno scantinato scolpendo lapidi mortuarie e ricevendo cibo amoroso dalla padrona di casa. In quella stessa stanza, che oggi è una calda alcova, piena di luce, colori calori… ho rivisto un me stesso prima dell’esilio.

Ma dov’è il luogo dell’esilio – Treja o Treia?!

Il fuoco scoppiettante di un camino è lo stesso, l’aria è la stessa, il gustoso cibo è lo stesso, l’abbraccio di chi mi ama è lo stesso, le carezze, le parole di conforto, il buio, il vento, l’acqua che bagna…

Insomma sono partito, sono arrivato, sono tornato… non lo so, non posso dirlo, ho provato a raccontarlo, a trasmettere delle immagini… ma forse tutto è rimasto così… solo nella mia mente.

La mente universale racconta in silenzio!

Paolo D’Arpini

(Scritto il 5 gennaio 2010)

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Breve commento aggiunto.

Tara che significa Liberatrice, Salvatrice, fu il primo essere che ottenne l’illuminazione in forma femminile. Tara è un principio illuminato e, anche se a noi mancano le realizzazioni per poterla vedere, è presente ovunque; non dovete pensare che Tara sia solo un simbolo dipinto sulle tanghe od una divinità che vive in una Terra Pura, lontano da noi. Essa rappresenta il potenziale pienamente realizzato della nostra mente. Pregare Tara e meditare su di lei ci procura solo dei vantaggi, anche materiali, aumentano le ricchezze, la lunghezza della vita, la fama ed i meriti…” (Cintamani Chakra)

Ho voluto inserire questa postilla sul significato di Tara per far capire che essa si è manifestata come la mia accompagnatrice in questo viaggio nel sé. Essa mi ha sorretto ed ha reso possibile ogni mia esperienza e meditazione, ogni sentimento ed ogni pentimento. Tanto l’ho sentita presente e tanto l’ho riconosciuta al mio interno che quasi mi sembrava superfluo dare alla forma fisica che essa ha incarnato per me un nome, una specifica forma… ma questo nome e questa forma vanno menzionati e identificati in Caterina Regazzi, in lei ho riconosciuto la controparte femminile del mio essere e con lei ho compiuto il viaggio dal Treja a Treia. (Paolo D’Arpini)

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A chi Dio vuol concedere una vera grazia
lo fa viaggiare per il vasto mondo
a scoprire le sue meraviglie
per monti e valli e boschi e campi e fiumi.
i pigri chiusi in casa
non sono rallegrati dall’aurora
e sanno solo il pianto dei bambini
e angustie e noie e l’ansia per il pane.
dai monti sgorgano i ruscelli,
lassù le allodole trillano di gioia,
perché non devo anch’io cantar con loro
a piena voce e con felicità?
Al buon Dio mi voglio affidare,
egli che regge cielo e terra
e ruscelli e allodole e boschi e campi
anche i miei giorni al meglio ha programmato”

Eichendorff, da Vita di un perdigiorno