lunedì 19 marzo 2012

I Ching mensile: Esagramma 34 Ta Chuang – Dal 21 marzo al 19 aprile - La stagione del Drago (Ariete)




Il 21 marzo inizia il mese del Drago, siccome siamo pure nell'anno del Drago, possiamo aspettarcene delle belle... Ho qui pubblicato le indicazioni per il momento veniente:


Esagramma Ta Chuang

Sotto vi è il Trigramma Chien (il Cielo) che ascende e sopra il trigramma Chen (Il Tuono).

La Sentenza: La Potenza del Grande. Propizia è perseveranza.

Significato. Il segno indica un momento in cui il valore interiore emerge con impeto e giunge al dominio. La forza ha già superato il punto mediano incombe perciò il pericolo che ci si fidi troppo della propria potenza senza chiedersi volta per volta dove sia il giusto, ovvero che si ricerchi il movimento senza curarsi del tempo opportuno. Per questo si consiglia perseveranza poiché vera potenza non degenera in violenza ma resta connessa con i principi del diritto e della giustizia.

L’Immagine: Il Tuono sta in alto nel cielo:

l’immagine della Potenza del Grande. Così il nobile non percorre sentieri Che non corrispondano all’ordine.

Significato. Il tuono, la forza elettrica, in primavera sale verso l’alto. Questo movimento è conforme al moto del cielo, è dunque in armonia col cielo e produce grande potenza. Ma vera grandezza si basa però con la concordanza con ciò che è retto. “Grande e retto così si possono osservare le relazioni del cielo e della terra”.

Questo vale anche per la lotta contro le imperfezioni della propria natura, anche qui non bisogna stancarsi, nonostante le possibili ricadute, ma continuare finché si giunge al successo.

Il momento.
Giunge la primavera, il sole attraversa l’equatore ed i giorni e le notti sono di eguale lunghezza. Sintonizziamo i nostri ritmi con quelli di madre Terra e padre Sole, il periodo è quello dell’Ariete oppure del Drago.

“Tre cose sono necessarie per vincere un avversario:
rallegrarsi quando ha ragione,
intristirsi quando ha torto,
non comportarsi stoltamente nei suoi confronti” (detto indiano)

Gli indiani d’america non usavano sale nella loro alimentazione è per questo che avevano così tanto sale in zucca ed è per questo che “sentivano la puzza degli yankee” - la sudorazione di chi fa molto uso di sale è infatti più odorosa. Persino le lacrime di chi consuma troppo sale diventano salate mentre quelle di chi non sono dolci.
In sostituzione del cloruro di sodio si può utilizzare l’acqua di bollitura dei vegetali che contiene molti sali, oppure il miso.

Cura  per gli occhi.
In India ed in oriente usano il Kajal, una cura ayurvedica per gli occhi, che difende dalla polvere curando le irritazioni. Non serve abbondare nella dose basta un minuto pizzico di sostanza.
Attenzione alla provenienza accertarsi che il prodotto sia naturale.

Muoversi con la luna.
Favorevole in luna crescente piantagione e semina di quel che cresce velocemente ed è destinato al consumo immediato. In luna calante o piena  è favorevole la semina di legumi.

Una ricetta facile facile.
Bevanda al tamarindo
Ammorbidire un po’ di polpa essiccata di tamarindo in una tazza d’acqua calda, passare al colino ed immergere mescolando la crema in una caraffa d’acqua fresca. Aggiungere qualche goccia (od una fettina) di limone.

Pensiero edificante.
“La lucidità è la ferita più vicina al sole. Non addormentiamoci all’ombra dei comitati…” (mai ’68)


Paolo D'Arpini


........................


Segno Solare Occidentale corrispondente:  Ariete dal  20  marzo 19 aprile

Elemento: fuoco

Signore del Segno: Marte

Esilio: Venere

Esaltazione: Sole

Caduta: Saturno

Metallo: ferro

Pietra: rubino

L’Ariete apre  il cerchio della vita zodiacale e contiene un vigore ed una energia particolarmente significativi. Infatti, l’ingresso nello zodiaco di questo segno coincide con l’Equinozio di primavera, giorno in cui l’aria si fa più calda all’improvviso e la natura si risveglia e si manifesta in tutta la sua ridente pienezza.

I nati sotto questo segno sono particolarmente impulsivi, intraprendenti e coraggiosi. L’eccessiva irruenza che li caratterizza li rende però anche caparbi e tenaci. Non conoscono infatti sosta quando vogliono raggiungere un obiettivo sia personale sia professionale. L’incostanza e la continua sete di conquista li rende però inaffidabili e sostanzialmente puntano più a collezionare che a mantenere quello che riescono ad ottenere. Capricciosi, infatuati e a volte visionari, gli Ariete sono egocentrici quanto infantili e non si accontentano mai.

Per loro, la vita assomiglia a un ring nel quale combattono lealmente e fino all’ultimo colpo, pur di riuscire nella loro impresa, ovvero vincere. Non accettano la sconfitta e non conoscono la rinuncia, avendo l’esigenza di primeggiare. L’impronta naturale che hanno queste persone e la responsabilità di essere il primo segno che apre lo zodiaco, consiste proprio nella loro capacità, quasi unica, di sapersi buttare nella mischia senza paura e senza temere né conseguenze né pericoli, certi della vittoria.

Inevitabili sono le conseguenti delusioni cui vanno incontro, perché il loro è un ottimismo cieco, istintivo e rischioso. Non conoscono strategie o tattiche e la prudenza secondo i loro parametri non è una dote ma una mancanza di audacia.

Hanno una particolare propensione anche ad assumere ruoli da leadership all’interno del clan familiare o sociale perché riescono ad infondere coraggio e senso di protezione agli altri e a dare l’impressione di poter risolvere qualsiasi problema.  Non amano né la monotonia né la banalità e cercano in ogni modo la sfida con il prossimo, poiché hanno bisogno di misurarsi di continuo e confermare a se stessi di essere i migliori in assoluto. Tutte queste caratteristiche si riscontrano anche nella vita sentimentale di questi soggetti che, attratti dall’iniziale passione, una volta raggiunto lo scopo della conquista, tendono a stancarsi facilmente. La chiave per riuscire a tenerli legati consiste infatti nel puntare sul loro bisogno di continui stimoli,sollecitando anche la loro gelosia e intrigando il profondo senso erotico che li caratterizza. Se si riesce a coinvolgerli in un rapporto duraturo e serio, come una convivenza o un matrimonio, sono capaci di grandi slanci e grandi sacrifici, essendo molto generosi ed altruisti.

L’Ariete è un animale che evoca il sacrificio e infatti non si negano se devono aiutare una persona cara in momenti di difficoltà o di particolare bisogno, anche perché hanno piacere nell’essere considerati indispensabili ed unici. Non ascoltano né apprezzano i consigli altrui e amano fare di testa loro e le decisioni più importanti le prendono sotto l’onda dell’emozione.

All’Ariete corrisponde la testa e tutti gli organi ad essa associati: cervello, occhi e naso. Questi nativi, infatti, sono spesso soggetti a forti emicranie e a improvvise infiammazioni muscolari o ad improvvise febbri. Il fuoco che caratterizza l’Ariete è stato appena acceso in sacrificio agli dei. Dunque è un fuoco purificatore, mitico ed eroico ma è pur sempre un fuoco pronto a spegnersi al primo soffio di vento.

Nodo Ascendente Ariete/ Nodo Discendente Bilancia

In questa configurazione nodale, il sé non ha avuto modo di formarsi in quanto singola identità. Il soggetto che presenta questa configurazione nodale è molto sensibile alle lusinghe ed è disposto anche ad andare oltre le sue possibilità e fare cose che ritiene o suppone siano gradite agli altri. Il problema si pone quando deve comprendere quali azioni intraprendere, non avendo ancora risolto la sua identificazione egoica. Nel tentativo di creare un equilibrio tra coloro che lo circondano, si trova sempre ad essere l’eterno arbitro di due o più opposte idee, persone o condizioni. Nelle precedenti esistenze, valutava la sua felicità in base ai successi o ai fallimenti di coloro che gli erano vicini. E anche attualmente, continua a vivere la propria vita tramite gli altri. Confondendo le necessità collettive degli altri con i suoi desideri irrealizzati, diventa facilmente soggetto a lunghi stati depressivi. A volte sviluppa un certo risentimento nei confronti della sua incapacità di assorbire in sé gli opposti. Non ama vivere in solitudine ma vuole essere lasciato in pace. Per la sua tranquillità deve imparare a superare la sua eccessiva sensibilità nei confronti di tutte le necessità disarmoniche di coloro che lo circondano.

Nelle passate incarnazioni, ha compiuto grossi sacrifici per gli altri che non sono stati apprezzati fino in fondo. L’anima si è reincarnata presentando delle tracce di risentimento, non avendo avuto modo di raccogliere il compenso dovutole per i propri sforzi. Tutto ciò fa emergere lo spirito di contraddizione del Nodo DIscendente in Bilancia ed impedisce all’individuo di trovare il suo Sé reale! Quest’individuo raggiungerà il suo massimo potenziale quando avrà imparato a donarsi spontaneamente, senza desiderare nulla al di là della sua crescita interiore. Impara, tendendo verso il Nodo Ascendente in Ariete, a non aver paura di prendere una posizione nei confronti di ciò che il proprio sé intuisce essere vero. Per brevi periodi dovrà isolarsi per raccogliere le sue forze. La lezione molto importante che dovrà imparare consiste nel far sì che sia la testa a dominare il cuore, dato che basta ancora troppo poco perché si commuova e si intenerisca. Nella sua vita attuale è destinato a cambiare ruolo e passare da mietitore a seminatore e ogni pensiero diventa un seme nella sua nuova rinascita interiore. La Casa che contiene il Nodo DIscendente rivela il settore della vita in cui le troppe identificazioni del passato hanno finito per inibire la crescita interiore dell’individuo. La Casa che contiene il Nodo Ascendente designa invece il settore in cui il sé si manifesta.

Angela Braghin

domenica 18 marzo 2012

Lao Tze, Tao-te-king ed il Ritorno.... – La verità é una cosa molto semplice….

Canto in grotta - Paolo D'Arpini


“La verità non può essere perseguita, è sempre presente e manifesta, altrimenti non sarebbe verità ma semplice descrizione. E la descrizione non é mai la sostanza…” (Saul Arpino)

L’idea del “ritorno”, che costituisce uno degli elementi di primaria importanza nel Tao-te-king, affiora già nel Libro dei Mutamenti (I Ching).

Sotto l’esagramma Fu si legge: “Ritornare é pervenire al Tao..”.

Un commento attribuito a Confucio dice: “La ragione del Cielo é abbagliante e si abbassa sino alla terra. La ragione della Terra é umile e si eleva al Cielo. La ragione del Cielo diminuisce ciò che é elevato ed aumenta ciò che é basso. Gli spiriti nuocciono a ciò che é pieno e fanno del bene a ciò che è vuoto. La ragione del Cielo detesta ciò che é pieno di sé ed ama colui che é umile. L’umiltà é onorata e splendente: essa si abbassa e non può essere sormontata, essa é il fine del saggio!”

L’esaltazione della semplicità, descritta nel Tao-te-king preesisteva a Lao Tze. Un moderno filosofo cinese, Lang-si-ciao ritiene che il “non agire” taoista corrisponda alla “semplicità” dell’I Ching.

Se Lao Tze rielaborò alcuni pensieri già esistenti nella Cina antica e si valse di essi come pietre per edificare la montagna di Golconda del suo sistema filosofico, non é però detto -come alcuni studiosi sostengono- che tali concetti provenissero dall’antica India… E’ vero che la filosofia Vedica  sembrerebbe la più antica elaborata dall’uomo, e le sue implicazioni influenzarono il pensiero metafisico del mondo conosciuto. Ma questo é ciò che appare in quanto tale ricerca del vero risulta “codificata” nella memoria e quindi si fa riferimento ad essa come ad una “fonte”. Personalmente sono dell’opinione che sia il Taoismo che il Vedanta, entrambi di natura non-dualistica, fiorirono spontaneamente per logica propria.  Simili sistemi trovarono luce non solo in Cina ed in India ma pure in Europa, in Asia minore, in Africa e nelle Americhe. Tutto avvenne  a partire da quel periodo di “Fioritura Culturale” che potrebbe essere indicato nella fine del neolitico, con la scoperta dell’agricoltura e quindi dell’aumento delle risorse alimentari disponibili, che facilitarono lo sviluppo del pensiero  analitico concettuale ed artistico, ed è contemporaneo alla scoperta della scrittura. Alcune immagini non dualistiche sono riconoscibili, ad esempio,  nel pensiero ebraico  con “Io sono quell’Io sono” o nella filosofia presocratica…. con il concetto del “Tutto” che continuamente si svolge in se stesso.

Insomma inutile cercare ove il pensiero originale dell’Assoluto, “che tutto comprende e da cui tutto é originato ed a cui tutto ritorna” (inteso come superamento del teismo personale), sia apparso per la prima volta… si può invece supporre che tale filosofia sorga all’interno di varie famiglie umane, nel momento in cui la raffinatezza del pensiero raggiunge un culmine.

“Tutto é Uno e perfetto in se stesso”, affermano le Upanishad dell’India ed il perseguire il “perfezionamento” é solo la proiezione di un  concetto basato su un altro concetto… la verità é qualcosa di molto semplice….
 
E per finire un’invocazione di Chuang-tze: “Mio Maestro, mio Maestro, tu che distruggi senza essere cattivo! Tu che edifichi senza essere buono! Tu che fosti prima dei tempi e che non sei vecchio! Tu che copri tutto come il Cielo, che porti tutto come la Terra, che sei autore di tutto senza essere abile.. Comprenderti così, ecco la gioia celeste. Sapere che io sono nato per la tua influenza, che alla mia dipartita rientrerò nella tua Via, che riposando comunico allo Yin la tua modalità passiva, che agendo comunico allo Yang la tua modalità attiva: ecco la felicità suprema… L’azione dell’Illuminato si confonde con l’azione del Cielo, il suo riposo col riposo della Terra. Il suo saldo Spirito domina il mondo!”

Paolo D’Arpini    

…………………..

Commento di Caterina Regazzi: “…per essere astratto è astratto… e non ho capito il concetto del “ritorno”, anzi, ho riletto il pensiero per la terza volta e forse ora ho capito, come, dopo la seconda volta, forse ho capito tutto il resto…… Ma perché se “La ragione del Cielo detesta ciò che é pieno di sé ed ama colui che é umile. L’umiltà é onorata e splendente: essa si abbassa e non può essere sormontata, essa é il fine del saggio!”……. voi filosofi non scrivete in modo tale che anche l’umile ed il semplice possano capirvi?”

Mia rispostina: “..sapessi come dici bene …  sei completamente nel giusto… ma le parole non possono arrivare a tanto… solo il silenzio!”


......................

..E lentamente,
anche l’ultima notte
diventa
eterna
attraverso
il solco
bagnato di pioggia
che
in silenzio
si spegne
tra la neve bianca
dei ricordi
antichi…..
Parlaci ancora
di te,
lascia
che il seme
nella terra umida
possa sempre
far fiorire
il tempo
del perdono;
possa la tua
anima
disegnare
la storia
di ogni luogo
che visiterai,
possa
la fragile
mano che ora scrive..
raccontare
Paolo D’Arpini
e la bellezza
di un canto
sciolto tra
le note
di una chitarra..
e un fiume
che ha mille anime
abbracciate
strette
al cuore
dell’amato.

Antonella Pedicelli



Alla sorgente
Dipinto di Franco Farina

sabato 17 marzo 2012

15, 16, 17, 18 marzo 2012 - Da Spilamberto a Treia.... dove tutto il mondo è paese...

Da sinistra: Paolo D'Arpini, Amma Anasuya Devi e nipotini - Jillellamudi 1980 (?)


Compito impegnativo anche solo raccontare le  ultime  giornate passate con Paolo. Era giunto il momento del suo ritorno a Treia, deciso già da tempo.

Il pomeriggio del 15 marzo abbiamo salutato il fiume Panaro e qualche amico, alcuni solo telematicamente o telefonicamente, il tempo (un mese trascorso a Spilamberto) é passato in fretta e non abbiamo neanche fatto tutto ciò che avevamo preventivato, avremmo voluto incontrare alcuni altri amici, ma gli impegni sono tanti per tutti. Sarà per la prossima volta!

La mattina della partenza, il 16 marzo,  é cominciata male. Per il viaggio di  ritorno a Treia avevamo previsto che, come al solito, io l'avrei accompagnato. Un mese fa ero andata a prenderlo e, visto che fare quel viaggio non mi diverte, alla sua battuta "ti devi sempre sacrificare!" io ho risposto, seccamente di "si".

Lui si é offeso e si é "vendicato" facendomi una dissertazione di circa un'ora, in macchina, sul karma, sul dharma, sulla consapevolezza del nostro stato, sul libero arbitrio, ecc.

Io come al solito, ho capito il giusto. Dato che ognuno di noi segue un destino preordinato, se ne é consapevole e lo accetta, vive con leggerezza, se cerca di opporsi, cercando di seguire desideri e paure e aggiustamenti con il mondo delle esternalizzazioni, soffre, comunque.

La notte precedente avevo dormito poco e male, mi ero dovuta alzare alle due di notte per andare a prendere mia figlia Viola a Vignola, di ritorno dalla gita scolastica ed avevo fatto fatica a riaddormentarmi, con il pensiero del viaggio dell'indomani.
Infine all'arrivo a Treia (3 ore e mezza di auto) ero stanchissima, abbiamo cotto un po' di pasta condita con un sughetto al pomodoro che avevo preparato la sera prima (all'arrabbiata, tanto per restare in tema, come lo faceva mia madre), dopo mangiato  mi sono cacciata immediatamente sotto le coperte con la borsa dell'acqua calda (in casa si gelava) ed ho dormito dalle 14 alle 17.30.

Paolo ha almeno avuto la gentilezza di lasciarmi dormire, invece di farmi alzare per andare a fare un carico di legna, come avevamo previsto in precedenza. Tra l'altro, il nostro abituale fornitore di legna, a cui avevamo telefonato appena arrivati, ci aveva detto di aver smesso l'attività, ma ci ha dato il recapito di un altro, sempre in zona, ma si sa, chi lascia la strada vecchia per la nuova (anche se contro la sua volontà) sa quel che lascia e non sa quello che trova.

Al mio risveglio siamo andati a fare una passeggitina serale, Paolo mi ha mostrato un fornaio che vende cose buone da loro prodotte, ed io ho acquistato  dolci e dolcetti da riportare a Viola a Spilamberto e per concludere la serata  siamo andati a cena da Piero e Adriana, i miei cugini treiesi,  dove c'erano anche l'anziana madre di Adriana, Ida (97 anni) e la giovane figlia Karina, c'era anche la cara cugina Valeria che sta per compiere una rispettabile età (ma non diciamo quanti anni sono perché lei legge il Giornaletto e se ne potrebbe avere a male...).

Tutti loro sono normalmente carnivori (cioé onnivori), ma sapendo che noi non mangiamo carne  hanno preparato: minestrone di verdura, verdure cotte, tra cui pomodori gratin cotti nel camino, e frittatine con verdure varie, come dolce un salame di cioccolato, il tutto innaffiato da vino rosso cabernet dell'azienda agricola biologica il Folicello di Castelfranco Emilia (portato da noi) e bianco dei colli maceratesi. Per Paolo, che è astemio,  acqua minerale, purtroppo (per lui) non frizzante....

Durante la cena si é discusso animatamente del futuro del pianeta e soprattutto del nostro futuro e di cosa potremmo fare per migliorare le nostre prospettive di vita  in sintonia con la natura e riscoprendo un muoversi sulla terra, senza appesantirla, direbbe Stefano Panzarasa "un antico futuro"  (ma non arretrato). Un tempo in cui  il genere umano aveva ancora l'intelligenza e la capacità di risolvere i problemi e di coprire le necessità della vita che ogni giorno si presentavano.

Stamattina, 17 marzo  (oggi é San Patrizio che é il patrono di Treia), siamo andati come al solito con Magò, a fare colazione al baretto di Giovanna, dove abbiamo commentato la differenza di prezzi tra qui e l'Emilia (un cappuccino, un caffé e una pasta 2 euro e sessanta, a Spilamberto sarebbero stati 3 euro e quaranta), e poi siamo andati a far rifornimento di denari alla posta. Paolo doveva ritirare la sua pensioncina, ma essendo la festa del patrono l'ufficio era chiuso, così gli ho mostrato come ritirare il denaro dallo sportello automatico (Postamat) e lui ne é stato molto felice... (non so però se sarà in grado di ripetere l'operazione quando sarà da solo). 


Eccoci poi in giro per i banchi del mercato, molto numerosi e pieni di ogni cosa (ma non abbiamo comprato niente) e siamo tornati indietro passando dall'interno. Per strada abbiamo incontrato Peppe, un mio vecchio amico di gioventù.

Di nuovo a casa, abbiamo lasciato Magò, abbiamo preso una vecchia foto di Paolo con  la sua madre spirituale Amma Anasuya, a Jillelamudi, in India, una delle poche cose che ha portato via da Calcata. Pare che un certo James, che io non conosco, stia scrivendo un libro su di lei e Paolo vuole mandargli questa foto. Siamo andati al Computel House, fuori al borgo, per farla scannerizzare. Il ragazzo che era lì  l'ha fatto di buon grado e non voleva farsi pagare. Paolo ha voluto lasciargli comunque  un paio di euro e il giovane ha ringraziato e ha detto che si sarebbe andato a prendere un caffè.

Da lì siamo andati al nuovo fornitore di legna, in una contrada di Treia che prima non avevo mai esplorato, Camporota. Una zona con bei campi, belle case coloniche, attorno alle quali si vedevano fervere varie attività, agricole e artigianali. La giornata, tra l'altro, é stata splendida ed abbiamo visto diverse mimose fiorite. Il legnaiolo (veramente "la legnaiola"), una signora robusta e un po' mascolina, ma con una vocina gentile, ci ha fatto accomodare con l'automobile sulla pesa e da lì in una specie di garage ove c'era un mucchio di legna tagliata. Abbiamo riempito il bagagliaio e poi di nuovo sulla pesa. Ho chiesto a Paolo, sottovoce "Le hai chiesto quanto costa?" Lui "No". Finita la pesata la signora é andata alla calcolatrice e ci ha fatto il conto dandoci la ricevuta. Un quintale di legna: 13 euro! Fantastico! Meno di quanto la pagavamo dall'altro legnaiolo.

Siamo tornati a casa tutti felici, abbiamo scaricato la legna e l'abbiamo sistemata nel ripostiglio, poi di filato nell'orto a potare gli ulivi. Questi ulivi erano stati piantati 15 o 20 anni fa dai miei genitori, ma non avevano mai prodotto, o almeno non ce ne eravamo mai accorti, ma l'anno scorso, Paolo ha provveduto ad una potatura abbastanza radicale e quest'autunno ha raccolto circa due chili di olive che poi sono state trattate e messe in salamoia  e sono pure buone!  Dopo tutte queste imprese Paolo era alquanto stanco e sudato così si é lavato e si é "ripulito" tagliandosi barba e capelli con la nuova "tosatrice" che ha acquistato a Spilamberto.

Seduti a tavola dopo queste fatiche e dopo un pranzetto  a base di avanzi (regalatici  dalla cugina Adriana), ci siamo riposati davanti alla porta-finestra aperta in cucina.... in vista del sole di Treia.

Ma ora dovete accontentarvi, il racconto finisce qui.  Scende il crepuscolo.  Devo andare a stendere il bucato e poi a fare una passeggiata  sotto le mura: andiamo in cerca del ramoraccio! Domattina, 18 marzo,  riparto per Spilamberto.

Alla prossima, per voi. (Ciao, Paolooooo!!!!!)

Caterina Regazzi


Tags:
posta, giro dei banchi, computel house,  legna pagata meno, ulivi potatura, pranzo con avanzi, rasatura di Paolo, dormito davanti alla finestra, stendere il bucato, ramoraccio, Amma Anasuya di Jillellamudi,

venerdì 16 marzo 2012

La favola dell'oro bianco... il sale... ri-raccontata da Sabine Eck



“C’era una volta un re. Il nostro re aveva tre figlie in giusta età da maritare e tutte erano, ovviamente, bellissime. Nella ricerca di mariti degni dei suoi tre gioielli  rimasero nella scelta finale soltanto tre principi, nobili di aspetto e di origini.

Così arrivò il grande giorno dove i tre candidati fecero le loro proposte di matrimonio. Il primo candidato aveva preso d’occhio la figlia maggiore: “Oh, grande re, tua figlia grande mi piace più dell’oro e dell’argento.”  E con questa frase i suoi servi donarono al re un enorme vassoio pieno di oro e argenti magistralmente lavorati. Il re era molto soddisfatto e acconsentì. Poi si fece avanti il secondo principe, sorridendo alla secondogenita: “Grande re, la tua seconda figlia mi piace più di tutte le gemme del mondo!” E come prova delle sue parole fece portare dai suoi servi un vassoio colmo di gemme provenienti da ogni parte del mondo finemente incastonate. E il re era visibilmente soddisfatto.

Allora si fece avanti il più giovane dei principi, che era di una bellezza misteriosa:  “Grande re, tua figlia è bella come l’acqua che sgorga dalle alte montagne. Prometto che la amerò per sempre.  Per me vale più del sale!” E con queste parole porse lui stesso al re un vassoio pieno di splendido sale marino cristallino. Alla vista del “povero sale” il re si infuriò moltissimo. Si sentì personalmente offeso e cacciò via il principe. Ma fu interrotto da una voce terribile e tuonante che proveniva da un altro mondo: “Vi maledico per la vostra ignoranza verso un dono così prezioso come il sale! Da oggi non lo vedrete mai più nel vostro regno. E tu, figlio mio, sarai punito per la tua scelta di aver voluto sposare una fanciulla, un essere umano!“  E in un istante il bel principe si trasformò in una statua di sale. Aveva appena parlato il Sovrano dei Mondi Sotterranei, cioè il Re dei Minerali. Vedendo il bel principe trasformato in sale, la giovane principessa s’innamorò perdutamente di lui.

Ma nella generale confusione la statua sparì così come era comparsa e del giovane non vi era più nessuna traccia. La nostra giovane principessa cadde in una profonda tristezza d’amore. Suo padre era rimasto bloccato nella sua rabbiosa offesa e non comprese il dolore della figlia. Così la giovane donna decise di fuggire la notte stessa dal castello per cercare il suo amato principe. Non vi racconto tutte le avventure che dovette affrontare. Accadde comunque che finì nel mondo sotterraneo degli gnomi, fedeli servi del sovrano della terra e dei minerali. La accolsero e le diedero tanti lavori utili da svolgere.

Sotto quelle terre ritrovò anche la statua immutata del principe. Intanto nel castello la terribile maledizione del Re dei Minerali aveva trasformato tutto il sale del regno in oro, argento e preziosi. Inizialmente potete immaginare la gioia di tutti perché anche i poveri erano diventati ricchi. Ma ben presto nella cucina del re e di tutti i sudditi regnò una tristezza terribile: infatti non si può vivere senza cibo salato e consumare solo pietanze fatte con lo zucchero e spezie. I tentativi di acquistare sale nei regni vicini fallirono perché l’oro si ritrasformava in sale fuori dal regno e tutto il sale che si cercò di portare verso il regno si trasformava prontamente in oro e preziosi. Presto si ammalarono tutti, poveri e ricchi. Non venne più nessuno nel regno ormai maledetto perché il cibo non era saporito. Una grande depressione regnò su tutti e il re si mise a letto in attesa della fine dei suoi giorni.

La nostra giovane principessa invece nella sua nuova abitazione continuava a sperare di liberare la statua di sale dalla maledizione… Un primo tentativo con una pianta rara e miracolosa, fallì. Ma, infine, versando milioni di lacrime sincere ai piedi della statua, il cuore del Re dei Minerali si ravvide e finalmente liberò suo figlio dalla prigionia alla vista dell’amore puro e sincero che la fanciulla nutriva per suo figlio. I due si recarono con la benedizione del sovrano alla corte del re. E così il re venne salvato dal più prezioso dono che potevano portargli: un sacchetto di sale marino! E finalmente la terribile maledizione cessò. Il re aveva avuto la più dura delle lezioni di vita. La giovane coppia innamorata si sposò con una grande festa e un grande banchetto. Subito dopo il re mise i due sul trono affinché regnassero con la loro saggezza il suo regno. Iniziò un lungo periodo di grandi sviluppi e cultura.  Per questo motivo il sale viene a volte anche chiamato ORO BIANCO.”

La bella storia è  finita. Vi ho raccontato la versione della favola che personalmente amo di più (questa ha origini slovacche), ma ci sono tantissime favole sul sale in tutto il mondo; anche in Italia ne esistono molteplici versioni. E come si può immaginare, tutte arrivano alla medesima conclusione: senza sale la nostra vita è triste.

Credo sia una specie di “favola universale”. La consapevolezza dell’importanza del valore del sale per tutti noi è stata manifestata in infiniti rituali antichi. In molti Paesi il sale veniva benedetto una volta all’anno con solenne ritualità.  A questo punto mi viene in mente anche una frase che troviamo nel Vangelo dove Gesù ci invita ad essere il Sale della Terra (Matteo 5.13).

Questa piccola grande storia cercate di ricordarla. Raccontatela ai vostri figli, magari con in pugno alcuni cristalli di sale naturale, e alla fine  leccatene tutti un po’. Così non andrà mai perduta……

Traduzione dal tedesco di Sabine Eck



“Salz ist unter allen Edelsteinen, die uns die Erde schenkt, der kostbarste.”    (Justus v. Liebig)
“Di tutte le gemme che ci dona la terra il sale è la più preziosa” (Justus v. Liebig)

giovedì 15 marzo 2012

Matrismo e spiritualità - "Il femminile è la sacra matrice dell'esistenza .. il lumen naturae.." di Llewellyn Vaughan-Lee

*OGNI DONNA HA UNA MISSIONE SULLA TERRA, MA TUTTE HANNO UN RUOLO NEL PROGETTO UNIVERSALE: SVELARE IL MISTERO DELLA VITA CUSTODITO NELL'ANTICA CONOSCENZA E PORTARE ALLA LUCE TUTTA L'ENERGIA ANCORA IMMANIFESTA DELL'UNIVERSO* (Edhel Aur)
...e divento Luce - Dipinto di Franco Farina
 Il Femminile è la Matrice della Creazione.
 Questa Verità è qualcosa di profondo ed elementare che ogni donna conosce nelle cellule del suo corpo, nelle sue profondità istintive.
 La vita proviene dalla sostanza del suo stesso essere.
 Lei può concepire e generare, partecipare al grandissimo mistero di portare un’anima alla vita.
 Eppure abbiamo dimenticato, o forse siamo stati allontanati dalle profondità di questo mistero,  da come la Divina Luce dell’Anima crea un corpo nel grembo di una donna e da come la madre partecipa a questa meraviglia, offrendo il suo stesso sangue ed il suo stesso corpo a ciò che verrà alla luce.
 La nostra cultura centrata su un Dio disincarnato e trascendente ha deprivato le donne, negando loro la Sacralità di questo semplice mistero di Amore Divino.
 Ciò di cui non ci rendiamo conto è che una tale negazione patriarcale non colpisce soltanto ogni donna, ma anche la vita stessa. Quando neghiamo il Divino Mistero del Femminile, neghiamo anche qualcosa che è fondamentale per la vita.
 Separiamo la vita dal suo Nucleo Sacro, dalla Matrice che nutre tutta la Creazione.
 Distacchiamo il nostro mondo da quell’Unica Sorgente capace di guarire, nutrire e trasformare.
 Quella stessa SorgenteSacra che generato ciascuno di noi ci è necessaria per dare senso alla nostra vita, per nutrirla con ciò che è reale, e per rivelarci il mistero, lo scopo Divino dell’essere vivi.
 Poiché l’umanità svolge una funzione centrale in tutta la creazione, ciò che neghiamo a noi stessi lo neghiamo a tutta la vita.
 Privando il femminile del suo sacro potere e del suo scopo, abbiamo impoverito la vita in modi che non ci è facile comprendere.
 Abbiamo negato alla vita la sua Sacra Fonte di significato e Divino scopo, qualcosa che le antiche sacerdotesse conoscevano bene.
 Potremmo pensare che i loro riti della fertilità e le altre cerimonie fossero legati soltanto al bisogno di procreare o di ottenere un raccolto abbondante. Nella nostra cultura contemporanea non riusciamo più a capire come invece essi servissero a rappresentare un mistero ben più profondo, un mistero che permetteva di collegare consapevolmente la vita alla sua sorgente nei mondi interiori, una sorgente che abbracciava tutta l’esistenza incarnazione del Divino, consentendo alla meraviglia del Divino di essere presente in ogni istante.
 I giorni delle sacerdotesse, dei loro templi e delle loro cerimonie sono passati e poiché la saggezza del femminile non è mai stata scritta, ma solo trasmessa oralmente (il logos è un principio maschile), questa conoscenza Sacra è andata perduta. Noi non possiamo richiamare il passato, ma possiamo testimoniare di un mondo privato di questa presenza, un mondo che sfruttiamo per avidità e potere, che violentiamo ed inquiniamo senza troppo preoccuparci. E’ giunto il tempo di cominciare a lavorare per riportarla tra noi, per ricollegarci al Divino che è al centro della creazione, per riscoprire come operare con i principi sacri della vita.
 Senza l’intercessione del Divino femminino saremo relegati nella desolazione fisica e spirituale che abbiamo creato, lasciando in eredità ai nostri figli un mondo ammalato e profanato.
  
 La scelta non è complessa. Riusciamo a ricordare la totalità che è in noi, la totalità che unisce spirito e materia ? Oppure dobbiamo continuare a camminare lungo la via che ci ha allontanato dal femminino, che ha separato le donne dal loro potere e dalla loro conoscenza Sacra ?
 Se scegliamo la prima opzione, possiamo cominciare a risanare il mondo, non realizzando progetti del maschile, ma rivolgendoci alla saggezza del femminile, la saggezza che appartiene alla vita stessa.
 Se scegliamo invece la seconda possibilità, possiamo tentare di trovare qualche soluzione superficiale attraverso le nuove tecnologie: possiamo combattere il riscaldamento globale e l’inquinamento con progetti scientifici, ma non arriveremo ad un vero cambiamento.
 Un mondo che non è più collegato alla sua Anima non può guarire.
 Senza la partecipazione del Divino femminile non può nascere niente di nuovo.
 Se la conoscenza del sacro femminino è andata perduta, come possiamo sapere cosa fare ?
 Una parte della saggezza del femminile sta nell’attendere, ascoltare, essere ricettiva.
 A livello cosciente una donna non sa come si fa a portare la luce di un’Anima nel proprio grembo e ad aiutarla nel dare forma ad un corpo: eppure questo mistero accade dentro di lei.
 Né sa in maniera consapevole come nutrire questa luce con la sua stessa luce, nello stesso modo in cui offre il suo sangue per aiutare il nuovo corpo a crescere.
 Lei è il mistero della luce che prende forma nella materia, e la sua gravidanza è un tempo fatto di ricettività, attesa, ascolto e percezione di ciò che sta accadendo in lei.
 Lei e la Grande Madre sono un Unico essere, e se lei saprà ascoltare la sua interiorità riceverà la conoscenza di cui ha bisogno.
 Forse abbiamo dimenticato la semplice saggezza femminile dell’ascolto: in quest’era dell’informazione inondata di tante parole può essere facile trascurare la conoscenza istintiva che arriva da dentro.
 Ma i Sacri principi dell’esistenza non sono mai stati messi per iscritto:  sono contenuti nel battito del cuore, nel ritmo del respiro, nel fluire del sangue.
 Sono vivi come la pioggia e i fiumi, il crescere e il calare della luna.
 Se impariamo ad ascoltare possiamo scoprire che la vita, la Grande Madre ci sta parlando, raccontandoci quello che abbiamo bisogno di sapere.
 Viviamo in un’epoca in cui il mondo sta morendo in attesa di poter rinascere, ma tutte le parole disponibili nelle nostre biblioteche e su Internet non riescono a dirci cosa dobbiamo fare.
 Il Sacro femminino invece può condividere con noi i suoi segreti, dirci come andare avanti, come poter essere la levatrice della sua rinascita.
 E poiché noi siamo i suoi figli, può parlare a ciascuno di noi, se abbiamo l’umiltà di ascoltare.
 Come possiamo ascoltare qualcosa che non conosciamo ?
 Come possiamo rivendicare qualcosa che è andato perso da così tanto tempo ?
 Ogni momento è nuovo. Il momento presente non è soltanto la progressione dei momenti passati, ma vive in un modo tutto suo, completo e perfetto. Ed è questo momento che richiede la nostra attenzione.
 Solo nel momento possiamo essere pienamente allerta e rispondere a ciò che è davvero necessario.
 Solo nel momento presente possiamo essere pienamente attenti. Sono nel momento presente il Divino può prendere vita. Gli uomini sono capaci di pianificare, ma una madre attenta ai suoi bambini conosce il vero bisogno di quell’istante. Lei sente nel suo essere l’inter-connessione tra tutto ciò che è vivo in un modo che al maschile resta celato.
 Lei sa che non si possono fare programmi quando le variabili in gioco sono così tante, ma sa che è possibile rispondere alla complessità con la saggezza che abbraccia l’unità e tutte le sue interconnessioni.
 Il Divino femminile ci chiede di essere presenti alla vita in tutta la sua interezza, senza giudizio e senza fare programmi. Solo allora può cominciare a parlarci, rivelandoci il mistero della sua rinascita.
 E poiché si tratta di una nascita, il femminile deve essere presente non soltanto come idea, ma come presenza vivente dentro di noi, uomini e donne. Anche se la donna è la piena incarnazione del Divino femminile, parte del segreto viene condiviso con gli uomini, proprio come un figlio maschio porta in sé parte di sua madre, pur se in modo celato alle sue figlie.
 Vivere l’essenza del femminile è qualcosa che abbiamo quasi dimenticato: la nostra cultura patriarcale ha negato il suo potere e la sua vera saggezza, l’ha sterilizzata e separata dalla magia che appartiene ai ritmi della creazione. Ma noi abbiamo bisogno di lei, molto più di quanto non osiamo riconoscere.
Tuttavia per incontrare pienamente il Divino femminile, il principio creativo della vita, dobbiamo essere pronti ad affrontare la sua rabbia, il dolore che le è stato procurato da tanti abusi. Per secoli la nostra cultura maschilista ha represso il suo potere naturale, ha incendiato i suoi templi, ucciso le sue sacerdotesse. Con la sua coazione a dominare e la sua paura del femminile, di tutto ciò che non riesce a comprendere o controllare, il patriarcato ha non soltanto trascurato il femminile, ma lo ha deliberatamente torturato e distrutto. Non lo ha soltanto stuprato, ma ha lacerato il tessuto stesso della vita, la primordiale interezza di cui lei è sempre stata la custode. E ora il femminile è arrabbiato, anche se la sua rabbia è stata a lungo repressa insieme alla sua magia.
 Dare il benvenuto al femminile significa riconoscere ed accettare questo dolore e questa rabbia, insieme al ruolo che ciascuno di noi ha svolto in tanta dissacrazione. Le donne hanno troppo spesso colluso con il maschile, hanno negato il loro potere e la loro naturale magia, accettando invece valori e modalità di pensiero maschili. Le donne hanno tradito il loro Sé più profondo. Dobbiamo comunque fare attenzione a non cadere nella trappola di questa oscurità, nelle dinamiche dell’abuso, della rabbia e del tradimento.
 E’ particolarmente facile per le donne identificarsi con la sofferenza del femminino, con il modo in cui è stato trattato dal maschile, proiettando sugli uomini dolore e rabbia. Ma questa è la via per finire ancora più inestricabilmente invischiati in una ragnatela che ci nega qualsiasi trasfor-mazione. Se ci identifichiamo con il dolore del femminile diventiamo facilmente agenti della sua rabbia, invece di penetrare nel mistero della sofferenza, nella luce che sempre si nasconde nell’oscurità. Nelle profondità del femminile esiste la profonda conoscenza che anche l’abuso fa parte del ciclo della creazione.
 La Grande Madre incarna l’intero che comprende perfino la negazione di Sé, e noi abbiamo bisogno della sua interezza per poter sopravvivere e rinascere.
 La vera trasformazione, come ogni nascita, richiede tanto l’oscurità quanto la luce.
 Sappiamo che il femminile è stato sfregiato, proprio come il pianeta continua ad essere inquinato.
 Ma la donna che ha sperimentato il dolore del parto, che conosce il sangue versato nella nascita, viene sempre iniziata nell’oscurità: lei conosce i cicli della creazione in modi che sono celati al maschile. Occorre ora che lei offra sé stessa e la sua conoscenza all’attuale ciclo di morte e rinascita, per onorare così facendo tutto il dolore che ha sofferto. Allora potrà scoprire che la sua magia e il suo potere rinascono in modo nuovo e le vengono restituiti in forme che non potranno più essere contaminate dal maschile e dalla sua coazione ad accumulare potere.
 Ma senza la totale partecipazione di lei esiste il pericolo di dare alla luce un nato morto: l’attuale ciclo di creazione potrebbe non realizzare il suo potenziale.
 Dobbiamo per prima cosa riconoscere la sofferenza del femminile, della terra stessa, o la luce che abita il femminile non ci verrà rivelata. Dobbiamo pagare il prezzo del nostro desiderio di dominare la natura, dei nostri atti di arroganza. Noi non siamo separati dalla vita, dai venti e dalle stagioni. Siamo parte della creazione e dobbiamo chiederle perdono, assumendoci la responsabilità dei nostri atteggiamenti e delle nostre azioni. Dobbiamo dirigerci consapevolmente verso la prossima era, riconoscendo i nostri errori. Soltanto così potremo onorare pienamente il femminino ed ascoltarne la voce. Tuttavia potremmo anche non riuscire a fare questo passo. Come bambini ribelli, potremmo non renderci conto del dolore che abbiamo procurato a nostra madre e finiremmo per non riconquistare la totalità che lei incarna. Saremmo allora destinati a rimanere nell’oscurità che sta cominciando a divorare le nostre anime, le vuote promesse del materialismo, il mondo scisso del fanatismo. Fare un passo verso la maturità comporta sempre il riconoscimento dei propri errori, del male che abbiamo commesso.
  
 E’ certamente una sfida avere accesso alla Matrice del femminile, ed onorare qualcosa di sacro e semplice come la vera saggezza dell’esistenza. Nel momento in cui ci troviamo sull’orlo dell’ abisso globale questa saggezza ci serve molto più di quanto non ci rendiamo conto. Quante volte prima di oggi il nostro mondo è stato portato sull’orlo dell’estinzione, quante volte nei suoi milioni di anni di storia ha rischiato il disastro ? Ora che abbiamo creato la nostra stessa catastrofe con la nostra ignoranza e avidità,  il primo passo da fare è chiedere aiuto alla nostra Madre ed prestare ascolto alla sua saggezza.
 Allora potremo trovarci in un ambiente molto diverso da quello che attualmente immaginiamo. Scopriremo che ci sono dei cambiamenti in corso nelle profondità della creazione di cui siamo parte, e che l’inquinamento e il dolore che abbiamo causato sono parte del ciclo della vita che comprende la sua apparente distruzione. Non siamo isolati, nemmeno nei nostri errori. Siamo parte del tutto della creazione anche quando neghiamo il tutto. Nella nostra arroganza abbiamo separato noi stessi dalla vita, eppure non potremo mai esserne staccati. Si tratta soltanto di un’illusione del pensiero maschile. La separazione non esiste. E’ soltanto un mito creato dall’ego.
 Ogni cosa è parte del tutto, anche con i suoi errori e disastri. Quando faremo ritorno a questa semplice consapevolezza scopriremo che sono in corso dei cambiamenti per cui è richiesta la nostra partecipazione: occorre che noi siamo presenti. Vedremo che l’asse della creazione si sta spostando e qualcosa vedrà la luce in modo nuovo.
 E’ in corso la nostra rinascita, non come entità separate, ma come un tutto unico.
 Nella nostra coscienza maschile ci mancano i riferimenti per immaginare quale forma tutto questo potrà assumere, ma ciò non significa che non stia accadendo. Qualcosa dentro di noi sa che la nostra era attuale è finita, che il tempo della nostra separazione è terminato. Attualmente lo percepiamo soprattutto nel negativo, capendo che le attuali immagini di vita non si sostengono più, che il consumismo sta uccidendo la nostra anima e il nostro pianeta. Eppure c’è anche qualcos’altro là oltre l’orizzonte, una nuova alba che percepiamo anche se non riusciamo a vederla.
 L’alba porta una luce, e questa luce ci sta chiamando, chiamando le nostre anime anche se forse non ancora le nostre menti. Ci sta chiedendo di essere accolta, di essere portata alla vita. Se oseremo fare questo, dire “si” a quest’alba, scopriremo che la luce è dentro di noi e che qualcosa dentro ciascuno di noi viene ora portato alla vita.
 Facciamo tutti parte di un mistero condiviso: siamo la luce celata nella materia che si sta risvegliando.
 Per troppi secoli siamo stati intrappolati nel mito della separatezza, fino a che ci siamo isolati gli uni dagli altri e dalle energie della creazione che ci sostengono.
 *Ma ora appare una luce sempre più intensa che porta con sé la sapienza dell’unità, quell’unità che è viva e porta l’impronta del Divino.*
 Questo è ciò che ci viene restituito.
 E’ questa la luce che si sta risvegliando.
 La luce del tutto è un riflesso della Divina Unità della vita, e ciascuno di noi è espressione diretta di questa unità.
 L’unità non è un concetto metafisico, ma qualcosa di molto semplice e ordinario.
 E’ qualcosa che abita in ogni respiro, nel battito d’ali di ogni farfalla, nella spazzatura abbandonata per le strade delle città. Questa unità è vita, vita non più esperita soltanto attraverso la visione frammentata dell’ego, ma conosciuta con il Cuore e percepita nell’Anima.
 Questa unità è la pulsazione del cuore della vita.
 E’ la creazione che riconosce il suo Creatore.
 In questa totalità la vita celebra sé stessa e la sua origine Divina.
   
 L’essenza del femminino conosce questa totalità.
 La sente nel suo corpo, nella sua saggezza istintiva. Ne conosce le interconnessioni proprio come conosce il modo giusto per nutrire i suoi bambini. Eppure fino ad oggi questa conoscenza non ha incontrato la luce luminosa della coscienza maschile. E’ rimasta nascosta dentro di lei, nell’oscurità del suo sé istintivo. E parte del dolore subito deriva proprio dal fatto che lei non ha saputo come usare la conoscenza nel mondo razionale e scientifico in cui abitiamo. Anziché valorizzare questo suo sapere, lei ha giocato i giochi del maschile, imitandone il modo di pensare, e mettendo da parte la sua conoscenza dei rapporti e degli schemi che appartengono alla creazione.
 Ora è arrivato il momento che la saggezza del femminile si congiunga con la coscienza maschile, in modo da poter generare una nuova comprensione della totalità della vita ed aiutare il nostro mondo a guarire. Le nostre attuali soluzioni scientifiche provengono da strumenti maschili di analisi, da quello stesso assetto mentale di separazione che ha causato i problemi. Non possiamo più permetterci di isolarci dall’insieme di tutte le cose e la natura globale dei nostri problemi ce lo conferma. Il riscaldamento globale non è soltanto un’immagine o un concetto scientifico: è una drammatica realtà. Combinando tra loro saggezza maschile e femminile possiamo arrivare a comprendere i rapporti tra le parti e il tutto, e se ci poniamo all’ascolto possiamo sentire la vita che ci spiega come correggere l’attuale squilibrio.
 Esiste una luce dentro la vita che gli alchimisti definiscono* lumen naturae;* essa è in grado di parlarci, di parlare alla luce della nostra consapevolezza.
 Si tratta di una comunicazione primordiale della luce con la luce nota a tutte le guaritrici nel momento in cui ascoltano il corpo del paziente e gli consentono di comunicare con loro, consentono che la sua luce dialoghi con la luce dentro di loro.
 E’ attraverso questo dialogo di luce che il guaritore sa dove appoggiare le mani, quali erbe sono necessarie, quali i punti su cui esercitare pressione. Questa comunicazione diretta si combina con la sapienza della guarigione che ha acquisito, permettendo che si compia un’alchimia in grado di risvegliare l’energia del paziente e di riallineare corpo e anima.
 E’ così che accade la vera guarigione e ciò che vale per l’individuo vale anche per il mondo, eccetto il fatto che nel secondo caso ognuno di noi è sia paziente che guaritore. Le ferite e gli squilibri del mondo sono le nostre ferite e i nostri squilibri e noi possediamo dentro di noi la conoscenza e la comprensione per riallineare noi stessi e il mondo. Tutto questo fa parte del mistero della totalità della vita.
 Il femminile può offrirci il modo per capire come tutte le diverse parti dell’esistenza sono legate tra di loro e quali sono gli schemi di collegamento, le interconnessioni che nutrono la vita. Il femminile può aiutarci a vedere consapevolmente ciò che le è noto istintivamente: che tutto appartiene ad un insieme vivente, organico, in cui tutte le parti della creazione comunicano tra loro, e in cui ogni cellula della creazione esprime la totalità in maniera unica.
 La comprensione dell’organica totalità della vita è insita nella conoscenza istintiva del femminile: quando essa si combina con la coscienza maschile può essere comunicata per mezzo delle parole e non più soltanto attraverso il sentire. Possiamo mettere insieme la scienza della mente e i sensi con la sapienza interiore. Possiamo ricevere una mappa del pianeta che ci consentirà di vivere in armonia creativa con l’esistenza intera.
  
 Ma cosa significa rivendicare il femminino?
 Significa onorare il nostro Sacro Legame con la vita che è presente in ogni momento.
 Significa rendersi conto che la vita è totalità e cominciare a riconoscere le interconnessioni che costituiscono la rete della vita.
 Significa comprendere che ogni cosa, ogni atto, perfino ogni pensiero influenza il tutto.
 Significa anche permettere che la vita ci parli. Siamo costantemente bombardati da talmente tanti stimoli, messaggi dei media e pubblicità che non riusciamo più facilmente ad ascoltare la semplice voce della vita.
 Ma la voce è presente, anche dietro il miraggio delle nostre paure, desideri, ansie e aspettative.
 La vita aspetta che ci mettiamo ad ascoltare: occorre soltanto che siamo presenti ed attenti. Sta cercando di comunicarci i segreti della creazione, così che noi possiamo essere partecipi della meraviglia che sta venendo alla luce.
 Siamo stati esiliati dalla nostra stessa casa, accettando in cambio di comprare un terreno arido pieno di fantasie senz’anima.
 Ora è tempo di tornare a casa, di reclamare ciò che ci appartiene: la Vita Sacra di cui siamo parte.
 Questo è ciò che ci aspetta, e i segnali sono visibili tutt’intorno a noi, non soltanto nella nostra insoddisfazione, nella sensazione che siamo stati usati, che ci è stato mentito.
 I segnali sono in quella sorta di magia che sta cominciando a manifestarsi, come il battito d’ala degli Angeli che sentiamo, anche se non riusciamo a vederlo.
 Ci viene fatto ricordare ciò che siamo veramente, la Divina presenza che sta in noi e in tutto ciò che vive.
 Aneliamo a questa magia, ad una vita che rimetta insieme il mondo di fuori con il mondo di dentro.
 E tutto questo è già dentro di noi in modi che neanche immaginiamo.
 Dobbiamo soltanto essere aperti e ricettivi e dire “si” a ciò che non possiamo vedere o toccare, ma che possiamo sentire e a cui possiamo rispondere.
 Per ciascuno di noi l’incontro dei mondi sarà diverso, unico, perché ciascuno di noi è diverso e unico.
 E’ il Sacro che abita la vita a parlarci nel nostro stesso linguaggio.
 Forse per un giardiniere sarà la magia delle piante a parlare, per una mamma qualcosa di inatteso nel comportamento dei suoi bambini – è sempre qualcosa che intravediamo, ma non conosciamo ancora – una promessa nota che da tempo attendevamo. I bambini la riconoscono subito, ma in fondo per loro non è niente di insolito: è parte dell’aria che respirano, della luce in cui vivono.
 Non sono ancora stati completamente espropriati, e forse cresceranno in un mondo in cui la magia permane.
 Il mistero del Divino femminile ci parla dal cuore della sua creazione.
 Non si tratta di un dio lontano nei cieli, ma di una presenza che è qui con noi, che ha bisogno della nostra risposta.
 Lei e’ il Divino che ritorna a reclamare la sua creazione, la vera meraviglia di ciò che significa essere vivi.
 Noi l’abbiamo dimenticata, proprio come abbiamo dimenticato tanto di ciò che è sacro, eppure lei resta sempre una parte di noi. Ora lei ha bisogno di farsi di nuovo conoscere, non solo come mito, come immagine spirituale, ma come qualcosa che appartiene al sangue e al respiro. Lei può risvegliarci all’aspettativa che è nell’aria, ad un antico ricordo che ritorna in vita in modo nuovo.
 Lei può aiutarci a dare alla Luce il Divino che è in noi, la Totalità che è intorno a noi.
 Lei può aiutarci a ricordare la nostra *Vera Natura*.
 ( Llewellyn Vaughan-Lee)
*LA DONNA CHE CONOSCE IL SUO POTERE E' L'ANIMA STESSA DELLA VITA E DELLA CREAZIONE.  ESSA DIVIENE COSI' IL RESPIRO DELL'UNIVERSO E IL BATTITO STESSO DEL SUO CUORE.*

Edhel Aur
 
..................
"Non potranno BERE... che Coloro che hanno Risvegliato la FONTE in Loro Stessi"
 (Vangelo di Maria Maddalena)


Danza creatrice



(Fonte: Lasu Mira, per tramite di Franca Chichi)

mercoledì 14 marzo 2012

GJ 1214b, un nuovo pianeta pieno d'acqua.... calda


Lo Space Telescope ha individuato un nuovo tipo di pianeta.  Più grande della Terra ma più piccolo di Urano, si presenta come un mondo di acqua avvolto da una spessa atmosfera di vapore fumante.


L’oggetto in questione si chiama GJ 1214b e venne scoperto nel 2009. Ha un diametro 2.7 volte quello della Terra e pesa circa 7 volte di più. Rivolve attorno a una nana rossa in 38 ore e dista da lei circa 2 milioni di chilometri. La temperatura del pianeta dovrebbe aggirarsi intorno ai 230 °C.

Astronomi francesi hanno utilizzato la WFC3 dello Space Telescope per studiare il pianeta durante un suo transito davanti alla stella. In quelle condizioni la luce stellare è filtrata dall’atmosfera del pianeta e dona importanti informazioni sulla sua composizione. Si è utilizzata la banda infrarossa, dato che la foschia è più trasparente a questa lunghezza d’onda che a quella della luce visibile.

Lo spettro si è mostrato senza particolari caratteristiche lungo un ampio intervallo di lunghezze d’onda, in ottimo accordo con un modello atmosferico molto denso formato da vapor d’acqua.

Conoscendo la massa e il diametro del pianeta, si è potuta calcolare facilmente la densità che è risultata pari a 2 g/cm3. Ricordiamo che la Terra ha una densità di 5.5 g/cm3, mentre l’acqua ha una densità di 1 g/cm3. Ne consegue che il pianeta dovrebbe possedere una quantità d’acqua ben più alta di quella terrestre e molta meno roccia.

L’alta temperatura e l’alte pressione potrebbero formare materiali acquosi veramente esotici per noi, come “ghiaccio caldo” o “acqua superfluida”. Un mondo veramente alieno per le nostra esperienza normale.

Si ipotizza che GJ 1214b si sia formato più lontano dal suo sole, dove il ghiaccio d’acqua era abbondante, e che successivamente abbia iniziato una migrazione verso il centro del sistema stellare. Durante questo viaggio sarebbe passato attraverso la zona abitabile dove la temperatura superficiale sarebbe stata simile a quella terrestre. Quanto tempo sia restato in quelle condizioni non è dato sapere, ovviamente.

Potremmo chiederci: “Abbastanza per creare qualche forma primitiva di vita?” e ancora “Cosa sarà successo a quegli organismi quando l’acqua ha cominciato a bollire e trasformarsi in vapore?”. Magari, nelle profondità degli oceani ribollenti potrebbero esistere nicchie abbastanza fredde… Basta così… fermiamoci alla realtà dei fatti: un mondo coperto d’acqua che si comporta in modo a noi ben poco conosciuto.

Ovviamente, questo straordinario pianeta è già stato inserito tra i primi candidati da osservare con il nuovo James Webb Space Telescope, che volerà entro il prossimo decennio.

Pesci, pesci, pesci…. e speriamo che non siano muti come i nostri!

A cura di Vincenzo Zappalà
Fonte  astronomia.com

Esplorazione - Dipinto di Franco Farina

martedì 13 marzo 2012

Le idee.. distinte dalle ideologie - Ed il buon senso ritorna!

Il saggio Confucio


Ante Scriptum

Machiavelli, l'ideologo dell'utile, ha fatto più danni di Attila, egli insegnò il valore della furbizia politica (ideologica) mentre il suo contemporaneo,  il buon Guicciardini, si dovette accontentare di fare la parte del Confucio italiano.. la “forza delle sue idee” poco ha influito sul sistema sociale dello stivale, almeno apparentemente. 



Ciò non ostante riconosco che le idee, nell'accezione del "comune buon senso" hanno un valore ed una profondità che nessuna ideologia o religione può sognare di raggiungere. L'arrampicarsi del Machiavelli ebbe ed ha avuto un certo successo nello svolgimento del sistema politico ed ancora oggi il suo "insegnamento" viene preso ad esempio di pragmatismo (e di "ragion di stato") che travalica le debolezze dell'umano. Mentre i buoni propositi e le riflessioni del Guicciardini vengono lasciate agli esami di coscienza serali  dei saggi che si ritirano dal mondo.

Eppure  nelle idee di Guicciardini vi sono i sempi di  un vero e proprio cambiamento!

"Muoviti, incontra, apri la strada alle novità e sarai così capace di sormontare qualsiasi ostacolo si frapponga sulla via, e di essere un modello d’esempio positivo per gli amici e per tutti coloro che ti seguiranno! Ma solamente individuando da subito gli errori ti sarà possibile correggerli ed evitare il peggio. Basta sapersi guardare dentro con saggezza per trovare la strada giusta per affrontare una decisione importante. E così sarai capace di esprimere sensazioni profonde su ciò che è giusto e vero..." (R. Wilhelm)


 
Queste qualità ed atteggiamenti mi  ricordano, per analogia, gli eventi e gli episodi leggendari della vita del grande maestro Taoista Zhuang Zi, vissuto realmente nel III secolo a. C., ed autore del “Libro del fiore del sud”. Il suo fu un esempio di comportamento nobile  e saggio di  chi ha già superato il mondo e che interiormente non ha più alcun legame con l’esistenza mondana, che però talora può trovarsi nella situazione di dover rientrare  nella società per avvicinarsi agli altri ed impartire i suoi insegnamenti e fornire il suo aiuto... senza pretesa alcuna.   



Paolo D'Arpini





Segue  un intervento sociologico dell'amico Giorgio Vitali


Il fattore più importante tra quelli che formano la base per una reale possibilità di cambiamento è la forza delle idee….

E’ necessario saper distinguere le idee dalle ideologie. Queste ultime sono idee formulate per consumo pubblico e soddisfano la necessità di tutti di alleviare il senso di colpevolezza nella convinzione di agire per qualcosa di buono o desiderabile…

Le ideologie sono “beni” già pronti enunciati dai Media, dagli oratori e dagli ideologi per manipolare la massa, e per scopi che hanno ben poco a che fare con l’idea, anzi, spesso ne rappresentano l’opposto.

Queste ideologie sono spesso elaborate “ad hoc”. Per esempio quando si rende popolare una guerra descrivendola come necessaria “per la libertà”, o quando “ideologie religiose” sono utilizzate per razionalizzate lo “status quo ante” politico, anche se in completo contrasto con l’idea genuina di quella religione, nel cui nome si propagandano le ideologie. Per la sua essenza, un’ideologia non attiva il pensiero e tanto meno il sentimento. E’ come una pillola che esercita effetti eccitanti o soporiferi.

[Stiamo attualmente assistendo, disgraziatamente inermi, e di conseguenza impotenti, all'accerchiamento dell'Iran da parte di un imponente dispiegamento di armi di distruzione totale, e non solo di Massa, col rischio di annientamento della Vita sul Pianeta qualora entrassero in funzione, accerchiamento che sappiamo dovuto alla sete imperialistica di fonti energetiche per le esigenze statunitensi e di "sicurezza" per Israele. Il tutto mentre i tromboni dell'ideologia e della menzogna mediatica pianificata gridano alla minaccia iraniana. Non altro, per l'esattezza, furono le "sante Crociate".]

L’idea, al contrario, si riferisce a ciò che, in un modo o nell’altro, è reale. Fa appello alla “ragione umana”, induce a pensare ed a sentire attivamente. La FORZA dell’idea diventa inoltre sempre più grande in una situazione in cui coloro che difendono lo status quo non hanno idee, come accade oggi , specie in Italia, a causa anche della natura della nostra burocrazia e del nostro tipo di organizzazione sociale e statale.

Infatti, le idee e la verità non esistono al di fuori ed indipendentemente dall’uomo, e, così come la mente dell’uomo è necessariamente influenzata dal suo corpo, dalla sua esistenza fisica e sociale.

L’uomo è capace di conoscere la Verità ed è capace di “amare”, ma se, nella sua totalità, è minacciato da una forza superiore, se lo si rende impotente e pauroso, le sue operazioni sono distorte o paralizzate. L’effetto paralizzante del potere poggia anche su una promessa implicita: la promessa che chi è in possesso del potere potrà liberare l’uomo dal fardello della incertezza e della responsabilità verso se stesso. La sottomissione dell’uomo a tale condizione di minacciosa promessa costituisce la reale “caduta”.

Sottomettendosi al potere (dominio) egli perde il suo potere (potenza). Può essere intelligente, può essere capace di manipolare le cose e se stesso, ma accetta come verità ciò che coloro che hanno potere su di lui, chiamano “verità”. Perde infine il suo potere di amare perché le sue emozioni sono legate a quelli da cui dipende.

Perde pertanto anche il “senso morale”. La sua stessa “voce” non può richiamarlo a sé, perché egli non è più capace di ascoltarla, attento com’è ad ascoltare la voce di chi ha potere su di lui.

In verità, la LIBERTA’ è la condizione necessaria della FELICITA’, intesa come capacità di preservare la propria integrità contro il potere altrui, soprattutto contro il POTERE ANONIMO DEL MERCATO, DEL SUCCESSO, DELLA PUBLIC OPINION, DEL SENSO COMUNE, (o piuttosto del “nonsenso comune”) e della MACCHINA, non solo automobile, della quale siamo diventati “servi”.

Il risultato è che ci sentiamo impotenti e ci disprezziamo per la nostra impotenza. Siamo al buio e ci infondiamo coraggio ma non abbiamo le condizioni necessarie per corroborare questo coraggio.

Giorgio Vitali




 
Ed ora alcune citazioni citabili:

Rudolf Steiner:

"Il gradino più alto della vita individuale è il pensare puramente concettuale, senza riguardo ad un determinato contenuto percettivo. Noi determiniamo il contenuto di un concetto, per pura intuizione, dalla sfera ideale. Un simile concetto non contiene nulla che si riferisca a determinate “percezioni”.

Quando arriviamo al “volere” sotto l’influenza di un concetto che invece implica una percezione, cioè di una rappresentazione, allora è proprio questa percezione che determina noi, ci definisce, attraverso il pensare concettuale. Ma quando agiamo sotto l’influenza di “intuizioni”, la molla del nostro agire è il pensare puro. Poiché in filosofia si è abituati a chiamare “ragione” la facoltà del pensare puro, così è giustificato chiamare ragione pratica la molla morale sottostante a questa modalità del pensare. ( In definitiva, poiché ogni forma del pensare non è anonima né impersonale, ogni forma del pensare contiene in sé un aspetto morale, imprescindibile, che è quello che caratterizza ogni persona umana.)

.........

Max Heindel:

"I moderni scienziati materialisti debbono ancora molto imparare e molto disimparare. benché essi combattano strenuamente ciò che con scherno chiamano “illusioni” dello scienziato occultista, sono poi obbligati a riconoscere le loro verità e accettarla una dopo l’altra. E’ soltanto questione di tempo; ma verrà il giorno in cui saranno obbligati ad accettarle tutte. Mesmer fu più che messo in ridicolo; ma quando i materialisti ebbero cambiato il nome della forza da lui scoperta, chiamandola “ipnotismo” invece di “mesmerismo”, essa divenne subito “scientifica”. Venti anni fa, Madame Blavatsky, una fedele discepola di maestri orientali, disse che la Terra aveva un terzo movimento, oltre ai due che conducono il giorno, la notte e le stagioni. Essa indicò inoltre che l’inclinazione dell’asse della Terra è causata da un movimento che, a suo tempo, porterà il Polo Nord al posto che occupa ora l’Equatore e, ancora più tardi, al posto ora occupato dal Polo Sud. Questo, essa disse, era conosciuto dagli antichi Egiziani e il famoso planisfero di Dendera dimostrava che essi avevano registrato tre di tali rivoluzioni. Queste dichiarazioni, assieme alla sua insuperabile opera, “La Dottrina Segreta”, meritarono soltanto le burle ed il sarcasmo"

............


 
Di questi e simili argomenti se ne parlerà durante la Festa dei Precursori, che si tiene al Circolo Vegetariano VV.TT. di Treia, dal 5 al 13 maggio 2012  - Programma:
http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2012/01/e-iniziata-nel-1984-ed-ancora-continua.html


Tramonto a Treia