mercoledì 10 febbraio 2016

Treia. Richiesta Patrocinio per “Forum del lavoro bioregionale sostenibile - Laboratorio sociale, economico e culturale” del 23 aprile 2016



Gentile Sindaco di Treia Franco Capponi e gentili Assessori, come
precedentemente annunciato (durante la programmazione degli eventi
culturali da tenersi a Treia durante il 2016) il Comitato civico
“Treia Comunità Ideale” sta organizzando la manifestazione “Forum del
lavoro bioregionale sostenibile - Laboratorio sociale, economico e
culturale” prevista per il 23 aprile 2016. L'evento comprende una
passeggiata storico naturalistica da tenersi il mattino per far
conoscere la città agli ospiti attesi da vari luoghi d'Italia ed un
evento da tenersi nel pomeriggio, dalle ore 16 alle 19.30, in luogo
istituzionale. L'evento si struttura in forma di Tavola Rotonda, in
cui è compresa la presentazione del libro “Riconversione un'utopia
concreta. Idee proposte e prospettive per una conversione ecologica e
sociale dell'economia” di Marica di Pierri, Silvano Falocco e Laura
Greco, con introduzione di Naomi Klein. Di cui forniamo un “abstract”
in allegato. Marica di Pierri principale redattrice e responsabile
della Onlus A Sud sarà presente con altri partecipanti non solo per
presentare il libro ma per approfondire il discorso ed inserirlo nel
contesto locale, fornendo una chiave di attuazione per un progetto di
ecologizzazione del lavoro e dell'economia. Alla manifestazione
collabora e partecipa anche la CGIL di Macerata. E' intenzione del
Comitato invitare anche esponenti istituzionali delle Marche nonché
esponenti culturali esperti di lavoro solidale e della tutela
dell'ambiente, di cui successivamente forniremo i particolari.


Chiediamo pertanto a codesta Amministrazione:

1) La concessione del Patrocinio morale per l'iniziativa descritta.

2) L'utilizzo gratuito della Sala Consiliare Comunale per svolgervi la
Tavola Rotonda del 23 aprile 2016, dalle ore 16 alle 19.30.

3) La partecipazione all'evento da parte del Sindaco e degli
Amministratori preposti alle tematiche affrontate.

4) L'assistenza logistica per le visite illustrative dei luoghi
storici di Treia (Museo, Teatro, Pinacoteca, etc.)

5) L'assistenza logistica per la divulgazione e diffusione dell'evento.

Confidando nella Vostra collaborazione passiamo a salutarVi con stima.


Per il Comitato “Treia Comunità Ideale”: Paolo D'Arpini, Caterina
Regazzi, Simonetta Borgiani, Enzo Catani


Treia, Mercoledì 10 febbraio 2016





lunedì 8 febbraio 2016

L'uomo è il peggior nemico della vita sul pianeta Terra


Biodiversità, Onu: “L’uomo una minaccia per tutte le specie” 
 

Secondo biologi e naturalisti la specie umana potrebbe rappresentare per animali e vegetali ciò che un asteroide fu per i dinosauri 65 milioni di anni fa. L’Ispra mette in guardia sul consumo di suolo nel nostro Paese. E il ministero dell’Ambiente ammette: “Presentiamo molte carenze”.

La scelta dell’Onu quest’anno è caduta sull’ecosistema delle isole, in particolar modo le più piccole, in cui vive circa un decimo della popolazione mondiale.

Le isole sono un’importante cartina al tornasole della biodiversità. E lo confermano le indagini della cosiddetta Lista rossa delle specie in pericolo, che proprio quest’anno compie 50 anni, in base alle quali il 90% degli uccelli e il 75% delle specie animali che si sono estinte a partire dal 17esimo secolo vivevano in habitat insulari. Vero e proprio “Barometro della vita”, secondo una definizione della rivista Science, la Lista, messa a punto dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (lucn), assegna a più di 70mila specie una categoria di rischio. Si va dalle specie estinte a quelle fuori pericolo, passando dagli organismi che ormai sopravvivono solo in cattività a quelli che, a vari livelli, sono minacciati di estinzione.

Il biologo di Harvad Edward Owen Wilson più di un decennio fa ha quantificato in 30mila specie l’anno la perdita di biodiversità terrestre, e sintetizzato il peso dell’uomo sulla diversità biologica coniando un curioso acronimo, “HIPPO”. Parola in cui la “H” sta per “Habitat loss”, cioè la perdita di ambiente naturale in favore di coltivazioni e insediamenti umani; la “I” per “invasive species”, le specie aliene introdotte dall’uomo in ecosistemi diversi da quelli d’origine, che proliferano in maniera incontrollata fino a sterminare quelle indigene: le due “P” per “Pollution”, l’inquinamento antropico e “Population”.

“L’incremento e la diffusione delle aree urbane e delle relative infrastrutture – aggiungono gli esperti della Convenzione Onu sulla biodiversità – ha determinato un aumento dei trasporti e del consumo energetico, con la conseguente crescita delle emissioni di gas serra e inquinanti atmosferici. Inoltre – sottolineano gli studiosi di biodiversità – la trasformazione dei terreni da naturali, come le foreste, ad altre destinazioni d’uso semi-naturali come le coltivazioni, o artificiali come le infrastrutture, non solo sta provocando la permanente, e in molti casi irreversibile, perdita di suolo fertile, ma ha anche altri effetti negativi, come l’alterazione degli equilibri idrogeologici.

Secondo l’ultimo report dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale la crisi non sembra aver affatto frenato il consumo di suolo nel nostro Paese.Il fenomeno è in aumento, al ritmo di 8 m2 al secondo. Negli ultimi tre anni sono stati divorati di 720 km2,un’area grande come cinque capoluoghi di regione. Milano, Firenze, Bologna, Napoli e Palermo, perdendo così la capacità di trattenere 270 milioni di tonnellate d’acqua. Il 73% del territorio è ormai da considerare perso. La cementificazione – si legge inoltre nel rapporto – ha comportato tra il 2009 e il 2012 l’immissione in atmosfera di 21 milioni di tonnellate di CO2, valore pari a 4 milioni di utilitarie in più, l’11% dei veicoli circolanti nel 2012.

Eppure il nostro Paese parte da una condizione di privilegio – L’Italia – sottolineano gli esperti Onu sulla biodiversità – grazie alla sua varietà geografica che comprende regioni alpine, continentali e mediterranee, e alle sue coste che si estendono per 7400 km, è un Paese estremamente ricco in biodiversità, con il più elevato numero e la maggiore densità di specie animali e vegetali dell’Unione Europea. La stima – in base ai dati delle Nazioni Unite – è di 58mila specie animali.

Nel 2010, in occasione dell’Anno internazionale della diversità biologica, il ministero dell’Ambiente ha messo a punto la “Strategia nazionale per la biodiversità”, un documento suddiviso in tre punti cardine: biodiversità ed ecosistemi, biodiversità e cambiamento climatico, biodiversità e politiche economiche, che devono trovare attuazione nel decennio 2011-2020.

Ne primo report si parla di “Carenze dovute ad un assetto nazionale e locale che spesso risente della mancanza di coordinamento nell’adempiere agli obblighi assunti” e di “Ritardi e scarsa incisività che spesso comportano l’apertura di procedure d’infrazione”. Si sottolinea inoltre, che “Lo stato di crisi globale, comunitaria e nazionale, non facilita l’interesse verso i temi della conservazione della biodiversità, malgrado rappresentino una risorsa fondamentale su cui fare affidamento”. La vita ha capacità di recupero incredibili e si è sempre ripresa, anche se dopo lunghi intervalli di tempo, in seguito a spasmi di estinzione importanti – afferma Niles Eldredge, paleontologo dell’Amercan museum of natural history di New York, in un enciclopedia integrata della biodiversità, dell’ecologia e dell’evoluzione, dal titolo “La Vita sulla Terra”. Ma questa ripresa è sempre avvenuta solo dopo la scomparsa di ciò che aveva provocato l’estinzione. E poiché nel caso della sesta estinzione la causa siamo noi, l’Homo sapiens questo significherebbe la nostra scomparsa. A meno che – auspica lo studioso americano – non scegliamo di modificare i nostri comportamenti nei confronti dell’ecosistema globale”.

Ringrazio Daniele Patitucci da un cui articolo ho stralciato le parti a mio avviso più significative....


 (Fonte: A.K. N.5  2016)

domenica 7 febbraio 2016

Agrobusiness e privatizzazione del patrimonio sementiero



Monsanto va da sé, Dow Chemical e Dupont si fondono, Syngenta diventa cinese. In mano di pochi soggetti il mondo dell'agrobusiness e la Cina vuole giocare da protagonista. Dietro l'acquisizione del colosso svizzero la volontà del governo di aumentare la produzione agricola e mantenere l'autosufficienza del Paese nel settore

Il mondo dell'agrobusiness va semplificandosi sempre di più.

Le sei sorelle del modo dei prodotti per l'agricoltura, dalle sementi, ai concimi fino ai presidi fitosanitari sono diventate cinque, dopo la fusione tra Dow Chemical e Dupont, entrambe americane, a fine 2015. Un'operazione da 130 miliardi di dollari.

Una necessità, secondo i consiglio di amministrazione dei due gruppi, per far fronte alla competizione internazionale e agli scenari di mercato futuri.

Monsanto, anch'essa a stelle e strisce, continuerà a dominare la scena ma, in prospettiva, Dow Chemical e Dupont potevano essere scalabili da altri colossi, magari di altri settori, interessati all'agroalimentare.

Monsanto, Dow Chemical e Dupont controllano circa il 47% del commercio internazionale delle sementi e il 24% di quello dei presidi sanitari.

La mossa americana assume anche nuovi contorni alla luce della recente acquisizione da parte dell'azienda statale cinese ChemChina della svizzera Syngenta. L'impresa svizzera ha chiuso il 2015 con ricavi per 13,4 miliardi di dollari e un utile in calo del 17% a 1,3 miliardi. Da sola controlla il 18% del mercato dei presidi fitosanitari e il 9% di quello delle sementi.

Il costo dell'acquisizione è da record: 43 miliardi di dollari, ovvero il più grosso investimento di un'azienda cinese oltreconfine.

"L'operazione non è una nazionalizzazione di Syngenta" ha avoluto precisare l'attuale presidente della società elvetica Michel Demare alla Cnbc. Demare è in predicato di diventare vicepresidente dopo l'incorporazione. L'operazione dovrebbe essere completata entro fine anno.

Secondo tutti gli analisti l'operazione sarebbe stata voluta direttamente dal governo cinese. Il presidente cinese Xi Jinping punta ad aumentare la produzione agricola e mantenere l'autosufficienza del Paese nel settore. La Cina ospita oltre il 20% della popolazione mondiale ma ha meno del 10% di terra arabile a livello globale. Con l'acquisizione di Syngenta Pechino avrà accesso anche ai grandi mercati agricoli di Brasile e Gran Bretagna.

Persa Syngenta all'Europa non restano che due delle sei sorelle dell'agrobusiness e più precisamente la tedesca Bayer, più conosciuta per il settore farmaceutico, ma che ha circa il 3% del mercato sementiero e il 17% di quello dei fitofarmaci e un'altra azienda che ha sede in Germania, la Basf, che non si occupa di sementi ma che ha il 9% circa del mercato dei presidi fitosanitari.

Dunque Usa, Cina (con l'acquisizione di Syngenta) e Germania dominano incontrastate il mondo agricolo mondiale.

Graziano Alderighi 


(Fonte: Tracce > Mondo)

sabato 6 febbraio 2016

Bioregionalismo ed agroecologia contadina solidale


Per l'Agricoltura Contadina, Agroecologica e Solidale e la Sovranità Alimentare.
Vogliamo la legge sull'Agricoltura Contadina bioregionale

Nei giorni di sabato 30 – 31 gennaio 2016 presso l'azienda agricola
TERRE DI VASIA a Serrata (RC) si è tenuta l'assemblea nazionale di
ARI. L'assemblea si è svolta in Calabria, consolidando così la
cooperazione con SOS Rosarno, che da due anni è federata
all'Associazione Rurale. L’agricoltura contadina resiste in termini di
aziende, addetti e giornate di lavoro, malgrado le politiche di
contrasto messe in campo dal governo e dalle organizzazioni di
rappresentanza. La necessità crescente di identificare sbocchi
economici capaci di assicurare una remunerazione al lavoro che
permetta una vita degna ai contadini ci obbliga a cogliere le
opportunità che la crisi attuale può offrirci (riorganizzazione della
GDO, crisi della rappresentanza, crisi ecologica, etc) e discuterne
tra organizzazioni locali per ottenere cambiamenti radicali del quadro
normativo e delle politiche, almeno a livello locale (Regioni e
comuni). L'Assemblea ha ribadito la volontà di intessere e rafforzare
legami ed alleanze con movimenti, associazioni e soggetti politici
territoriali impegnati nella lotta per la sovranità alimentare,
sociale ed economica. In questa direzione momento chiave è stato
l'evento di Sabato pomeriggio convocato da SOS Rosarno - Cooperativa
Mani e Terra - il Frantoio delle Idee di Cinquefrondi - piana di Gioia
Tauro presso lo stessao Frantoio delle Idee, dove ARI si è confrontata
con diverse realtà attive nel mondo rurale e contadino del Sud Italia
e importanti nel panorama Italiana come Ri-Maflow, Spazio Fuori
Mercato di Milano. Hanno partecipato attivamente riportando le loro
esperienze di lotta e le loro elaborazioni C.S.O.A. Angelina Cartella,
GAS Felce e Mirtillo di Reggio Calabria, Forum delle Associazioni
Vibonesi, Gruppo Ecosociale, Il Seme che Cresce, COPA Rialzo,
Produzioni Precarie di Cosenza, Ass. Il Brigante di Serra San Bruno,
ContadinAzioni, Terre di Palike dalla Sicilia, Funky Tomato della
Lucania, Terra Nostra di Casoria, GAS cipollotti di Salerno, GAS
Reventino di Lamezia Terme, Sfruttazero - Diritti a Sud di Nardò,
Netzanet di Bari, Comitato Ugo Arcuri per l'acqua pubblica di Lamezia
Terme. 

Membro del Coordinamento Europeo Via Campesina Il Sindaco di
Cinquefrondi ha manifestato una forte volontà nell'intraprendere
azioni amministrative per il sostegno dell'agricoltura contadina
locale e recepire a le mozioni provenienti dalla società civile del
territorio. In questo contesto ARI ha sottolineato la determinazione
ad aprire la partecipazione di questi e altri soggetti ad un
protagonismo nelle diverse piattaforme nazionali ed internazionali
nelle quali lotta da anni per l'affermazione dell'agricoltura
contadina agro-ecologica e solidale. Durante i lavori dell'assemblea
si è deciso di rilanciare la partecipazione attiva ai gruppi di lavoro
del Coordinamento Europeo Via Campesina, con particolare attenzione ai
temi dell'agroecologia contadina, della terra, del latte, dei semi ,
del vino e dei lavoratori agricoli migranti. Manteniamo forte un
impegno al monitoraggio delle Politiche Agricole Comunitarie,
ribadendo il nostro profondo disaccordo nei modi e nei tempi in cui a
livello politico sono stati elaborati e messi in opera.

 •Agroecologia contadina: aumentare l'incidenza dei percorsi, delle
pratiche e della visione agroecologica nelle nostre elaborazioni
teoriche e nella vita delle aziende agricole per acquisire una
maggiore consapevolezza delle implicazioni che comporta anche alla
luce dei documenti de La Via Campesina;

 • Terra: la difesa dei terreni agricoli da speculazioni e
concentrazioni: a livello europeo attraverso la definizione e
l'applicazione di una direttiva ad hoc, in Italia con l'indirizzo e il
sostegno alle amministrazioni comunali che intendono preservare l'uso
agricolo contadino delle terre e incentivare l'insediamento di
contadini e contadine attraverso una redistribuzione delle terre
incolte e la lotta dei movimenti territoriali;
• Latte: la situazione dei produttori italiani ed europei è drammatica
a causa delle fine delle quote e la concentrazione in mano ad un
numero sempre più ristretto di grandi stalle, di industrie di
trasformazione e commercializzazione. ARI si impegna a lottare per un
prezzo giusto per i consumatori e remunerativo per gli allevatori e la
riconversione dei modelli di produzione;
• Semi: la difesa della biodiversità agricola, con una legislazione
giusta che non permetta la privatizzazione delle gestione delle
risorse genetiche e che garantisca ai contadini l'uso, lo scambio la
riproduzione ed il commercio delle loro sementi accrescere la loro
autonomia dalle imprese sementiere e per la sovranità alimentare; •
lavoratori agricoli: perseguire una fattiva solidarietà fra contadini
e lavoratori approfondendo la  Associazione Rurale Italiana per la crescita della società
civile, un'agricoltura contadina socialmente giusta ed un corretto
utilizzo di tutte le risorse naturali rispettoso della biodiversità,
attento ad una produzione ecologicamente durevole per la Sovranità
Alimentare. Membro del Coordinamento Europeo Via Campesina conoscenza
delle dinamiche e i meccanismi di sfruttamento e consolidando le
alleanze con le realtà italiane ed europee che sostengono le lotte per
i diritti dei braccianti; • Campagna popolare per l'agricoltura
contadina: finalizzare l’approvazione di una legge che riconosca a
livello italiano l'agricoltura contadina – che ersta il cuore stesso
dell’agricoltura nazionale - come modello socio economico diverso
dall’agricoltura industriale, dotato di un suo autonomo corpo di
norme. In questa fase cruciale di discussione in Parlamento delle
quattro pdl per una legge sull'agricoltura contadina, frutto anche del
nostro protagonismo e del lavoro collettivo fatto in questi anni,
accompagnare e monitorare il percorso con una forte mobilitazione dei
contadini e delle contadine. Ci impegniamo a diffondere a livello
europeo, attraverso il Cordinamento Europeo di Via Campesina - ECVC,
questo percorso, per favorire la determinazione anche in altri Paesi
di norme appropriate all'agricoltura contadina. L'assemblea ha
espresso poi sconcerto e profonda opposizione alla discussione miope
in corso nel Governo Italiano sul cambiamento del nome del Ministero
delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali in Ministero
dell'agroalimentare in quanto affermazione della volontà di sostenere,
anche finanziariamente, un modello agricolo fatto di agroindustria ed
export che non contribuisce che in piccola parte ad alimentare in
nostro Paese e che cancella la capacità produttiva di oltre un milione
di aziende che fa dell’Italia uno dei grandi paesi agricoli del
Pianeta …..Undi t'azzìppi tu lu beni peri; peri la gioventù e nun c'è
chi fari, ma und'eu zappài la terra cu fumèri nzumàu lu megghiu cjuri
di mangiari.... La zappa e la sciabola Pasquale Creazzo (Cinquefrondi,
1875-1963) …..Dove tu ti conficchi il bene sparisce; sparisce la
gioventù e non c'è che fare, ma dov'io ho zappato la terra con letame
e' cresciuto il miglior fiore per mangiare....

Per info e contatti info@assorurale.it 3471564605
Corte Palù della Pesenata, 5 Colà di Lazise 37017 (VR)

venerdì 5 febbraio 2016

Oggi parliamo di igienismo e di bioregionalismo con Daniele Bricchi


Aprilia. Campo del vetiver 2012 - (Daniele Bricchi inchinato si cosparge con l'acqua di san Giovanni)

Le note che seguono sono tratte da alcuni discorsi di Daniele Bricchi, il lavoro di redazione ed accorpamento è stato compiuto da Caterina Regazzi, che ultimamente si sta interessando a questa disciplina salutista e dietetica. Personalmente conobbi Daniele Bricchi allorché dovendo andare al Collettivo Ecologista di Aprilia (per l'incontro bioregionale del 2012) ricevetti da lui un passaggio sul suo furgone. Egli venne a prendermi al casello di Modena sud e da lì -molto lentamente- arrivammo fino al campo del Vetiver di Benito Castorina, che ospitava l'incontro. Durante il tragitto avemmo quindi modo di parlare lungamente dell'igienismo e delle esperienza miracolose di guarigione e di buona salute che esso procura. Ma leggete voi stessi...  (Paolo D'Arpini)




Intanto per cominciare bisogna considerare l'gienismo in tutti suoi aspetti, alleggerire il carico e certamente non solo quello nutrizionale. L'idea purtroppo diffusa e originata da modalità sbagliate di divulgazione, che l'igiensimo sia alimentazione è erronea e ricca di conseguenze negative.


L'igienismo non è un sistema basato sull'alimentazione.


La nutrizione è solo un tassello del sistema.


Nella stessa maniera, i pedali della bicicletta non sono la bicicletta. Se ad una bici gli togli le ruote, il manubrio, la sella, la camera d'aria, i parafanghi ecc e gli lasci sol i pedali...non vai in bicicletta, ma te ne vai a piedi con i pedali sotto il braccio.


"assunto pitagorico": i pedali della bicicletta stanno alla bicicletta quanto l'alimentazione sta all'igienismo.

Ci si chiede come fare per i momenti conviviali, rispetto al cibo proposto: ogni persona decide se e quando e come fare eventuali sgarri o compromessi in base ai propri bisogni, situazioni, valori e scelte.


Rimane il fatto certo che il nucleo dello stare assieme è lo stare assieme stesso e non "cosa" si consuma assieme. Il centro è la comunicazione e l'energia che ci scambiamo, il calore, la simpatie, il divertimento, il gioco, il sentire, il contatto fisico gli scambi di idee e i sogni.


Rispetto alla valutazione della salute delle persone che si conoscono che vivono male e sembrano tuttavia sane vorrei dare il mio punto di vista adesso.


In uno sguardo superficiale si può anche avere l'impressione che vi siano tante persone abbastanza sane in circolazione. Tuttavia se ci soffermiamo a guardare meglio nella scatola, ci accorgiamo che: le spese sanitarie che sono sostenute sono enormi e che i paesi dove spendono milioni di dollari sono molto indietro nelle classifiche della salute media. Trovare una persona davvero sana è assai raro. Se faccio mente locale ai miei famigliari ai miei vicini, ai conoscenti, perfino ai compagni di scuola di mio figlio, troviamo numerosi interventi chirurgici, depressione, disturbi autoimmuni, cancro, abbassamenti dell'udito e della vista, calvizie, carie, ipertensione, asma, alcolismo, timidezza patologica, amputazioni degli arti, trapiantati, obesi, problemi dermatologici, dolori reumatici, artrosici, malattie cardiache, demenza, dolori mestruali, disturbi digestivi, disturbi del linguaggio e dell'apprendimento, emicranie ricorrenti, stipsi, astenia, anemia, arresto cardiaco improvviso in soggetti non cardiopatici, epilessia, autismo ecc. ecc..


Noi possiamo anche osservare le persone di una strada affollata e dimenticarci che molte persone non possono passeggiare in quella strada perchè attaccati ai flebo in qualche clinica, stanza da letto assistiti da parenti e badanti. Diversamente abili che non vanno facilmente in giro, Ragazzini epilettici che vivono con l'elmetto in testa per salvare il loro cranio quando stramazzano a terra e che i genitori a volte sono scoraggiati dal portare in giro....son tanti quelli che non vediamo in giro!!!


Possiamo anche pensare che quelle persone che camminano stiano abbastanza bene. Solo che se fermiamo un po di quelle persone e proviamo a comunicare con esse fino a farci confidare quello che hanno dentro, ci troveremo a scoprirne di tutti i colori.


Ci racconteranno che non possono avere figli, che soffrono di insonnia e si fanno di sonniferi, che sono depressi e vanno ad affollare le farmacie e gli psicologi, che hanno perso il lavoro e a volte distrutto le relazioni per cause di salute, che hanno una persona cara da visitare in ospedale o da seppellire, che sono apatici, annoiati, demotivati,..... Non continuo anche se potrei andare avanti un bel po. La salute media è bassissima.


Non dimenticherò mai quella ragazza che così da vedere mi pareva l'espressione della salute. Quando mi confidò il suo dramma venne fuori che da 20 anni la sua vita era un girone dell'inferno (praticamente tutta la sua vita) a causa di frequentissime e dolorosissime emicranie che le impedivano di vivere senza farmaci, e le impedivano di avere un lavoro, relazioni, autonomia, libertà, o un pochino di vita normale.


Molte persone interessate all'igienismo vorrebbero avere come consulente un “medico igienista”, ma, in seno all'igienismo, la tendenza a delegare l'addetto ai lavori è decisamente messa in discussione.

Il punto non è trovare un medico igienista, ma formarsi e vertere a diventare medici di noi stessi.

I bimbi possono digiunare, non è vero che non possono digiunare, sempre che si siano seguiti da persona capace, prima di tutto il genitore.


Se non siamo in grado di adottare l'igienismo per i bimbi non lo siamo neppure per i grandi e si tratta solo di continuare a percorrere la strada della competenza e formazione.

Siamo stati tutti principianti.


Noi igienisti non siamo a favore di diete di sola frutta.

Non pretendiamo di mettere sulla tavola alimenti che nello stesso tempo vietiamo ai bimbi presenti. Andrebbero in grave conflitto perché se sono bimbi piccoli, ovviamente, non accetteranno motivazioni razionali.


Se una mamma deve digiunare per qualche valido motivo, deve essere aiutata anche per cose pratiche, domestiche ecc., senno fa come Lino Banfi che in quel film, viene impegnato in mille cose contemporaneamente e informa il datore di lavoro che gli rimane ancora libero un orifizio con cui utilizzare contemporaneamente pure la scopa!


La verdura non è indicata per i bimbi troppo piccoli. Mentre lo sono il latte di sua mamma e la frutta. Suggerisco di divorare la letteratura igienista in cui si tratta di bambini. Confrontarsi con altri genitori igienisti. (sono cose fondamentali anche per chi non ha bimbi a dispetto di quello che si può credere).

Utile anche leggere bene il documento: "Come crescere bimbi sani senza farmaci e chirurgia" scritto da Daniele Bricchi e Michela Bianchini su come hanno cresciuto loro figlio Alfred aiutati dalla esperienza igienista. Loro due sono un po antipatici, ma ne è venuto fuori un torello di attuali 13 anni di età che pur non avendo mai avuto bisogno del pediatra, nessun vaccino, nessun antibiotico e la pediatra...(non igienista), si rifiuta di prescrivergli un semplice esame del sangue. Quando lo ha visto, ha ritenuto di scoraggiarci di fare alcun altro test!!!Nessun prelievo di sangue è mai stato fatto ad Alfred. Il "pargolo" batte il suo babbo nella lotta.


In conclusione:

1) moltissime persone possono apparire molto più sane di quello che sono nella realtà.

2) le persone che non hanno una cattiva salute e che vivono in maniera scorretta e innaturale subiranno un invecchiamento più rapido, osserveranno il manifestarsi di più gravi disturbi rispetto a chi vive in modo intelligente e potranno subire anche crolli improvvisi anche senza troppi segnali premonitori.... allora si dirà: che strano, fino a ieri era forte come un toro!


Daniele Bricchi

martedì 2 febbraio 2016

Febbraio 2016 a Treia - Dalla Candelora a San Valentino, passando per il capodanno cinese... i Giorni delle "febbri", della luce e dell'Amore




…ai primi di febbraio si festeggia la “Candelora” così detta  perché si benedicono le candele, simbolo di  "luce spirituale per illuminare le genti". In realtà, come per tutte le altre ricorrenze cristiane  questa celebrazione  trae origine da un’antica festa pagana denominata “Lupercalia”, una festività romana che si celebrava nei giorni nefasti di febbraio, il mese delle "febbri" della purificazione, in onore del dio Fauno,  connessa al culto della Madre Terra, tesa a rappresentare i riti della sessualità e della fertilità, che trovava un apice a metà febbraio,  da noi chiamata Festa degli Innamorati (San Valentino). 

Anche nella antica tradizione ariana dell'India questo periodo dell'anno era dedicato agli accoppiamenti ed ai godimenti amorosi in termini spirituali (Shivatratri). La stessa cosa avveniva anche in Cina  e non a caso questo tempo coincide  al nostro Carnevale ed al  Risus Paschalis (http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/2012/02/20/valori_archetipali_dal_20_febb.html).



“Candelora candelora dell’inverno semo fora. Ma se piove e tira vento nell’inverno semo dentro” – Così recita il detto popolare… Ciò non toglie che dal punto di vista astrologico a partire dai primi di febbraio si avverte, almeno nello spirito, l’inizio della primavera. Certo non è la primavera astronomica… è un’avvisaglia di primavera. Questo è un periodo di freddo intenso ma riprende a crescere la durata del giorno ed anche l’aria a volte si addolcisce ed invita i piccoli germogli, che stentano a uscir dal suolo, ad avventurarsi fuori alla luce del sole. In questi giorni sentiremo un’aggiunta di energia, chiamiamola una scorta psico-energetica, che consente di affrontare condizioni straordinarie e crisi acute -come avviene talvolta alle piantine che si avventurano al sole e ricevono invece la gelata- è una questione di vita o di morte! Il significato recondito della Candelora sta a rappresentare l’incontro-scontro degli opposti: Yang (il caldo), Yin (il freddo).

Un momento questo che presuppone un cambiamento ineluttabile. E la spinta viene da quella ‘terza parte’ (la continua mutazione) che conduce al rinnovamento della vita. L’organismo vivente è in stretta correlazione con tutto ciò che lo circonda. Ad alcune cose è affine ad altre è in antagonismo. Saper far fronte a situazioni estreme mantenendo un equilibrio di mente e di corpo, deriva dalla capacità dell’organismo di integrare e aggiustare al suo funzionamento le diverse energie vitali. L’acqua, il cibo, il freddo, il caldo, il moto, la quiete, il sonno la veglia, la pulizia e l’influenza spirituale…. la somma di tutti questi fattori, vissuti correttamente, è salute. Perciò accettiamo il freddo e le avvisaglie di primavera della luce che avanza!

E l'8 febbraio 2016 a Treia, festeggeremo anche il capodanno cinese con una riunione fra amici che si tiene in Via Mazzini 27, alle ore 21, per accogliere la Scimmia di Fuoco. Potremo scoprire assieme le caratteristiche dell'archetipo che ci accompagnerà per tutto il 2016 ed esaminare le proposte per i prossimi eventi da svolgere a Treia nel mese di aprile a cura del Comitato Treia Comunità Ideale e del Circolo Vegetariano (dal 23 e 25 aprile 2016):
http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2015/12/treia-23-aprile-2016-e-giorni.html)





Qualità archetipali relative alla "Scimmia di Fuoco": http://www.terranuova.it/Blog/Riconoscersi-in-cio-che-e/Anno-della-Scimmia-di-Fuoco

lunedì 1 febbraio 2016

Rete Bioregionale Italiana e prossimo incontro collettivo ecologista, del 25 e 26 giugno 2016, a Ronciglione



Chi può definirsi bioregionalista? Questo termine non denota una appartenenza etnica bensì la capacità di rapportarsi con il luogo in cui si risiede considerandolo come la propria casa, come una espansione di sé. La definizione diviene appropriata nel momento in cui si vive in sintonia con il territorio e con gli elementi vitali che lo compongono. Infatti chiunque può essere bioregionalista indipendentemente dalla provenienza di origine se segue la pratica dell’ecologia profonda, del vivere cercando di essere in sintonia il più possibile col mondo che ci circonda, in un modo in cui, pur sentendosi liberi di manifestare se stessi nelle proprie caratteristiche peculiari, non si ha bisogno di provocare danni all’ambiente od alla società in funzione di un personale esclusivo vantaggio. Nel bioregionalismo si cerca quindi di riportare un equilibrio fra l’uomo, l’ambiente e gli altri esseri viventi e non. E’ molto importante che si tenga sempre presente questo “spirito” in cui  l’ecologia “profonda” diventa una pratica costante della vita, come un sottofondo profumato.

L’approccio bioregionale comprende infatti la visione dell’ecologia profonda e della spiritualità della natura (o laica). Questi tre aspetti sono inseparabili.

L’ecologia profonda è il riconoscimento dell’inscindibilità della vita ed il bioregionalismo non è altro che la descrizione dei vari processi vitali e delle forme visibili della vita e della materia nella consapevolezza di tale inscindibilità. 

Nell’individuazione di un ambito “bioregionale” non si tiene conto esclusivamente del vivente bensì dell’insieme inorganico, morfologico, geografico, geologico del territorio prescelto, ivi compresi -ovviamente- gli elementi botanici e zoologici che vi prosperano. Senza trascurare gli aspetti sociologici e culturali  della  società che ivi risiede.   Insomma si esamina l’omogeneità dell’area esaminata definita “bioregione” e lì si traccia una leggera linea di demarcazione (non divisione) per individuarne i “confini”. Va da sé che questi confini sono semplicemente teorici, poiché l’organismo bioregionale della Terra è in verità un tutt’uno indivisibile.

Potremmo per analogia definire le bioregioni gli organi dell’organismo Terra.

Nel significato originale della parola “ecologia”, rispetto alla sua consimile “ambientalismo” è già delineata una differenza d’intendimento, pur che l’esatta traduzione di “ecologia” è “studio dell’ambiente”. Mentre in “ambientalismo” si presume il criterio della semplice conservazione.

Allorché si aggiunge al termine “ecologia” l’aggettivo “profonda” ecco che si tende ad ampliarne il significato originario integrandovi il concetto di ulteriore ricerca all’interno della struttura ambientale. Insomma si va a scoprire il substrato e non si osserva solo la superficie, la pelle dell’ambiente.

Lo stesso dicasi per la parola spiritualità e la sua qualificazione “laica”. In questo caso si cerca di dare una connotazione “libera” alla spiritualità comunemente intesa come espressione della religione. La spiritualità è l’intelligenza/coscienza che pervade la vita, è il suo profumo e non è assolutamente un risultato della religione, anzi spesso la religione tende a tarpare ed a nascondere questa “naturale” spiritualità presente in tutte le cose.

Questa spiritualità -o senso di presenza-  è un fatto, una realtà, e non può essere descritta in termini filosofici se non astraendoci dal contesto dell’ecologia stessa. La spiritualità laica quindi non è una base per esprimere le norme di una “nuova religione” con tanto di sacerdoti titolati all’interpretazione e con tanto di bibbia decisa a tavolino dai sapienti. Questa spiritualità  è  la consapevole pratica sincera ed onesta del condurre la nostra esistenza considerando che noi tutti siamo presenti in ogni aspetto del processo vitale e della coscienza che lo anima.

L’ecologia profonda, il bioregionalismo, la spiritualità naturale (o laica) sono espressioni del vivere armonico, amorevole gentile e solidale sulla Terra.

La Rete Bioregionale Italiana non è un movimento compatto, esistono varie realtà anche disgiunte. Alcune di queste realtà sono più  teoriche o divulgative ed operano attraverso l’editoria di settore. Altre si occupano essenzialmente di aspetti pratici e di vivere in prima persona l’esperienza bioregionale e dell’ecologia profonda. La Rete Bioregionale Italiana è stata fondata nel 1996 come incontro di varie realtà che si riconoscono nella visione dell’ecologia profonda e del bioregionalsimo. La rete consente libertà di azione locale e il perseguimento di fini comuni, collegati e coniugati ai diversi territori e tematiche bioregionali.

Da alcuni anni la Rete ha leggermente cambiato strutturazione, passando da nodi territoriali a nodi tematici. L’appartenenza al Movimento/Rete avviene per semplice condivisione dello stile di vita e delle tematiche, lasciando ad ognuno la propria libertà di occuparsi degli argomenti che di volta in volta emergono, per dare risposte necessarie contingenziali ai problemi e per proporre iniziative che possano aiutare le comunità.

Ogni anno i membri della Rete Bioregionale Italiana si incontrano per scambiarsi le esperienze su questi temi e le riunioni avvengono in contesti naturali e si tengono in occasione del Solstizio Estivo, sono occasioni di condivisione collegiale del sentire e della pratica quotidiana, nello spirito conviviale e dell’avvicinamento fra amici e fratelli. Solitamente vi partecipano diversi membri della grande famiglia ecologista,  nuovi e vecchi agricoltori, abitanti di ecovillaggi e di comuni agricole o spirituali, etc.

Gli incontri si svolgono con le modalità di suddividere momenti di dialogo a giro (con il bastone della parola) e momenti culturali e di aiuto nel menage generale. Oltre alle sessioni di sharing delle esperienze vissute nelle proprie bioregioni di provenienza sono previste anche varie cerimonie naturalistiche in omaggio ai cinque elementi: camminare a piedi nudi nei campi per la raccolta di erbe selvatiche (Terra), accensione e salto del fuoco al suono di tamburi sciamanici (Fuoco), controllo della inalazione ed espirazione pranayama (Aria), lavacro al fiume od al lago  e preparazione dell’acqua di San Giovanni (Acqua), osservazione notturna degli astri e silenzio meditativo (Etere).

Paolo D'Arpini - Referente Pubbliche Relazioni della Rete Bioregionale Italiana - Via Mazzini, 27 - Treia (Mc) - bioregionalismo.treia@gmail.com

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Il prossimo incontro della Rete Bioregionale Italiana, definito "Collettivo Ecologista" si tiene a Ronciglione (Vt) dal 25 al 26 giugno 2016 - Programma di massima: