mercoledì 7 settembre 2016

Andrea Bizzocchi: "Schiavi senza catene" - Recensione

E' disponibile il nuovo libro di Andrea Bizzocchi in tutte le librerie (anche e soprattutto le peggiori) e negozi online...


Il mondo-Matrix in cui viviamo genera perlopiù “stordimento” da un lato (vedi i divertimenti, lo shopping, ecc.) e lamentela dall'altro. Ma il vero problema è che nessuno, o quasi, si assume la responsabilità della propria Vita, il che, indipendentemente dalla situazione contingente in cui ci troviamo, equivale ad essere uomini liberi. Non ci sono catene che ci tengono schiavi, ma solamente quegli schemi di pensiero a cui siamo quotidianamente condizionati sin dalla nascita.

Schiavi senza catene” è in qualche modo un libro di Magia perché la Magia più grande è quella di assumersi la totale responsabilità della propria Vita per trasformarla in meglio. Quindi ho scritto questo libro per infonderti coraggio e fornirti strumenti per aiutarti a cambiare. La mia è una promessa. Se vivi da Mago, ovvero se ti assumi la totale responsabilità della tua Vita, questa cambierà inevitabilmente in meglio. Però non è un libro per schiavi né per lamentanti. Essere uno schiavo o un lamentante è una scelta, deliberata o meno non importa, che ciascuno di noi compie. E tu che scelta compi?Del resto quel 90% delle persone che preferiscono lamentarsi anziché cambiare, non rappresentano altro che un numero, un puro dato statistico; tu fregatene della statistica e abbassa la media. In altre parole decondiziona il tuo pensiero per cominciare a pensare, agire e vivere da uomo libero.

Indice




Premessa
Premessa numero due

Prima parte
1. Un mondo falso
2. L’economia e la crescita economica
3. L’ideologia del lavoro
4. La nascita del consumismo
5. Digiunare dal consumo
6. La parola magica che mette tutti in riga: libertà
7. Siamo schiavi (e non vogliamo esserlo)
Seconda parte
Seconda parte
8. Strategie di condizionamento e manipolazione
9. La paura
10. Ritrovare la perfezione perduta
11. L’arte perduta dell’assunzione di responsabilità per la propria Vita

Conclusione

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Editore Uno Editor iData pubblicazione Settembre 2016    Formato Libro - Pag 84 - 14x20 cm

martedì 6 settembre 2016

Dal bioregionalismo geografico al bioregionalismo organico - Psiche collettiva e spinte energetiche nel corpo massa


Risultati immagini per bioregionalismo organico

In un mio scritto ormai “antico”, ma secondo me ancora valido,
contenuto nel libro Riciclaggio della Memoria, ho raccontato di come
nella nostra società, nell’anima della specie chiamata anche “aura
psichica”, si manifestino diverse forze cinetiche che spingono
l’intelligenza in un continuo altalenante processo elaborativo.

La psiche collettiva ha varie sfaccettature ognuna delle quali
rappresenta un modo di pensare in ognuno dei campi d’interesse umano:
economia, tecnica, arte, scienza.. ed ovviamente religione e
spiritualità.


Come avviene ad esempio nell’ameba, animale unicellulare,  c’è un
corpo massa che è perlopiù statico, rappresentato dalla grandissima
parte degli umani che vivono in un tran-tran consuetudinario, nei
credo,  da questa massa  vengono emessi  pseudopodi mentali.  Uno è
connesso ai modelli del passato, dell’ego, dell’interesse privato,
della tradizione ancestrale e settaria ed un altro  è rivolto verso la
crescita, proteso verso la sinergia, il superamento delle divisioni
ideologiche, l’accrescimento di coscienza e la liberazione dagli
schemi comportamentali.


Possiamo anche chiamarli Yin e Yang, positivo e negativo, bene e male…
Questi due pseudopodi sono rappresentati da una minima parte di
umanità mentre nel corpo massa si stabilisce la stragrande maggioranza
dell’umanità. In un certo senso il legante che mantiene il corpo massa
unificato deve necessariamente essere un misto di passato e futuro, di
bene e di male, di verità e di finzione, di illusione e di conoscenza.


Lo pseudopodo regressivo è incarnato da una minoranza sparuta che
governa politicamente ed economicamente il mondo  in termini di
sfruttamento.   Ma anche nello pseudopodo evolutivo il numero di
persone che avanzano, precorrendo i tempi, è limitatissimo. Infatti se
pochi sono i detentori del potere economico e comunicativo e degli
indirizzi sociali e religiosi (operatori occulti, coscienze astute ma
votate all’illusione) altrettanto pochi saranno nella parte evolutiva
(i saggi e le coscienze libere dai vincoli dell’illusione).


Nel corpo massa invece imperano i grandi numeri, le grandi religioni,
le classi popolari, i prestatori di opera, le folle tifose ed i
seguaci di varie mode o culture. Ovvio che i componenti della massa,
vittime delle consuetudini e dei credo, saranno numerosissimi, poiché
il corpo massa raggruppa la stragrande maggioranza del genere umano ed
è spinta all’evoluzione od all’involuzione solo da quei propulsori
psichici (“pseudopodi”).

Così funziona il mondo….


Paolo D'Arpini

lunedì 5 settembre 2016

Siena. 9, 10 e 11 settembre 2016 - Festival delle autoproduzioni bioregionali


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Crediamo nell’autoproduzione bioregionale  come forma di azione diretta, di libera espressione della creatività, di lotta per accrescere la nostra autonomia e indipendenza, per riprenderci in mano i nostri destini.


L’idea di proporre un festival delle autoproduzioni nasce da un gruppo di amici del senese accomunati dalla convinzione che solo attraverso l’azione diretta per la diffusione di cultura e conoscenze si potrà percorrere la strada verso una società liberata. Il festival intende consolidare forme di produzione che mettono al centro le capacità degli individui; modalità di gestione fondate sulla cooperazione tra liberi e uguali; una distribuzione svincolata da leggi e tasse.


Chiamiamo singoli e gruppi a presentare le loro esperienze, a raccontare successi e difficoltà, a delineare progetti e aspirazioni.

Il festival delle autoproduzioni bioregionali, che si tiene dal 9 all'11 settembre 2016, alla Corte dei Miracoli in Via Roma 56 a Siena, propone una libera esposizione permanente per chi vuole mostrare, scambiare o vendere ciò che produce; laboratori per insegnare come fare da sé; intrattenimenti pomeridiani per bambini; discussioni; merende; spettacoli di teatro; concerti; proiezioni di documentari auto-prodotti.


Per info e contatti: www.festivaldelleautoproduzioni.net

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domenica 4 settembre 2016

Serra Sant'Abbondio. Monastero di Fonte Avellana, dal 9 all’11 settembre 2016: Ildegarda di Bingen


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L'evento dedicato alla figura di S. Ildegarda di Bingen è alle porte, mi fa molto piacere invitarvi perché la storia, la vita e tutto il patrimonio culturale che questa donna  del XII secolo ci ha lasciato  in eredità, merita di essere divulgato e conosciuto. 
Il Monastero di Fonte Avellana è un posto bellissimo immerso nella natura con un orto botanico in cui dimora un tasso secolare che emana un'energia bellissima.
Sono certa che questa possa essere una stupenda esperienza di apprendimento e  di relax oltre che una bella occasione  per conoscere persone interessanti e apprezzare anche un'ottima cucina vegetariana! Vi aspetto con gioia, Patrizia Cavallo

ILDEGARDA DI BINGEN  - Monastero di Fonte Avellana, Serra S. Abbondio - PU  - Dal 9 all’11 settembre 2016 

Venerdì 9 settembre: 
15 – accoglienza – Saluto del Sindaco di Serra S. Abbondio Dott. Ludovico Caverni 15,30 - la Storia di Ildegarda con Laura Sartori 16,30 - Risvolti ermetici della medicina di santa Ildegarda" (esercizio di focalizzazione immaginanate con Tiziano Ribiscini 17,30 - 19 - La medicina di S. Ildegarda con Maurizio Di Massimo 19 - Vespri 19,30 - Cena Dopo cena - Condivisione della giornata con la “tisana di Ildegarda” Serata a sorpresa! 

Sabato 10 settembre: 
9 - Movimento corporeo nelle quattro direzioni con Laura Sartori 10 - Riconoscimento delle erbe e alberi della farmacopea di Ildegarda con Maria Sonia Baldoni 12,15 –La visione ecclesiale di S. Ildegarda – intervento del Priore di Fonte Avellana 13 – Pranzo 15 - “E nello stesso tempo, vedo, ascolto, comprendo” con Stefania Terzi 16/ 17 - La medicina di Ildegarda: Il digiuno - con Maurizio di Massimo 17/ 18 – La cucina di Ildegarda con Gilbert Casaburi 18 / 19 - Ildegarda precorritrice della moderna Naturopatia con Patrizia Cavallo 19 - Vespri 19,30 - Cena Dopo cena - Condivisione della giornata con la “tisana di Ildegarda” 21 - Il canto di Hildegard von Bingen, espressione della divina armonia. Il firmamento è, invero, paragonabile alla testa dell’uomo, il sole, la luna e le stelle, agli occhi, l’aria all’udito, i venti all’odorato, la rugiada al gusto, i lati della terra alle braccia e al tatto. Il corpo, in verità, è il vestito dell’anima, che ha una viva voce e perciò è giusto che il corpo, attraverso la voce, canti con l’anima lodi a Dio. Hildegard von Bingen ( proclamata Dottore della Chiesa da Benedetto XVI) Spettacolo condotto da Susanna Castelli, Cristina Bucchi, Padre Mario Proponiamo una conferenza concerto con semplici esercizi sensoriali per apprezzare e gustare maggiormente il canto di Ildegarda e la possibilità che offre di collegamento fra anima e corpo. Verranno eseguiti alcuni brani della Symphonia armoniae celestium revelationum, opera musicale della monaca benedettina,, preceduti da indicazioni per l'ascolto. Il percorso ci condurrà a scoprire la presenza del canto di Ildegarda, ancora oggi come 800 anni fa, nella musica liturgica e non solo nelle sale da concerto. 

Domenica: 11  settembre 
Movimento corporeo nelle quattro direzioni con Laura Sartori 10 - Ordo virtutum - Mariella Pratissoli 11 - S. Messa 13 – Pranzo 15 – Intervento del Sindaco di Rudesheim Volker Mosler 15,30 - Le pietre: cristalloterapia e rimedi con le pietre secondo S. Ildegarda con Alessandra del Sole 16,30 - Ildegarda: la potenza e la grazia di Lucia Tancredi 17,30 – Il canto della quercia e il linguaggio ignoto di Ildegarda – meditazione finale con Paola Pela 18,30 – Congedo 

Organizzazione dell’evento a cura di Patrizia Cavallo. Info. 3771259146 Mail patrizia.pegaso@live.it - sito www.naturopatapatriziacavallo.it 

Per la prenotazione del posto letto si prega di chiamare il Monastero di Fonte Avellana:  tel 0721730261 mail – foresteria@fonteavellana.it  (responsabile Padre Cesare).

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sabato 3 settembre 2016

Ascoltando in silenzio la natura... s'impara.


Risultati immagini per muretto coperto di rovi

C'era, ogni volta che salivo la collina, la sensazione che dall'altra
parte di essa vi fosse un mondo misterioso e sconosciuto, del tutto
diverso dal nostro...


Non so neanch'io spiegarmi perché. Forse davo retta a quelle bizzarre
voci che talvolta assalgono l'animo, lo assediano con una frenesia di
immagini e fantasticherie, lo travolgono con bagliori di straordinarie
percezioni, di inconsuete - seppur stranamente familiari - scene di
vita che ci sembra vissuta da un'altra parte di noi, invisibile eppur
presente, perché radicata in un angolo tanto sconosciuto alla mente
quanto noto all'immutabile essere che la abita da sempre.


Così mi avvicinavo quasi furtivo alla sommità del colle, aspettandomi
chissà che. Eppure tutto, lassù, e dall'altra parte,era normale,come
sempre: campi arati e più in là, sul pascolo, qualche mucca
scodinzolante soddisfatta della sua pastura. Cespugli di more, funghi,
forse, e chissà anche fragole. Niente di più.


Finché un giorno, che scendendo giù mi ero avvicinato di più alla
forra che fiancheggiava il ruscello, mi resi conto che c'era, coperto
e nascosto dai rovi, un muro. Uno di quei bei muretti a secco, tanto
comuni una volta, prima dell'avvento delle recinzioni di filo spinato.
Sembrava che dicesse: "e adesso che fai, non mi pulisci?" Come se
volesse essere liberato di un peso oltraggioso, di tutte le scorie
accumulatevi da anni, forse secoli di incuria, di tutto il sovrappiù
che gli impediva di assorbire liberamente la luce.


Mi fece pena. Si può dire di un muretto? Non so.... però fu il
sentimento che mi ispirò.


Un bel giorno mi armai di guanti, pazienza e cesoie, e feci ciò che mi
chiedeva- o almeno così mi sembrava.


Finita la faticaccia feci qualche passo indietro per ammirare il mio
lavoro. Adesso sì che si ragionava!


Ma.... ma....


Mi stropicciai gli occhi. Lo vedevo pulsare di luce? No, follia,
assurdità, scherzo dei sensi affaticati.Guardai meglio. Tutto
regolare.


Va bene, adesso potevo anche andare. Sentivo però.... e che
sentivo? Difficile da capire: calore, energia, affetto.... Può un
muretto provare affetto?


Hai le traveggole, ragazzo, mi dico mentre mi allontano svelto di là,
senza voltarmi.


E' notte, non riesco a dormire. I grilli sembrano concentrare tutto il
loro frinire in questa notte di Luglio, umido sentore di campi bagnati
dall'afa sbadigliante distesa a pelo d'erba; erba alta, quasi pronta
per il taglio, brulicante dell'estrema vitalità quella che precede la
caduta.Tanto rialzerà la testa all'indomani, proterva e invitta,
stupita e compiaciuta del suo stesso risorgere rigoglioso.


Comunque eccomi qua, finestre spalancate su un boccone d'aria che non
c'è. Mi alzo, svogliato di dormire quanto lo sono infastidito dal non
poterci riuscire. Lei si è coricata di là, dov'è più fresco, sul
divano: ha caldo, e il suo corpo nudo, bello, invitante, riluce di
piccole goccioline, che la fanno girare e rigirare inquieta, seppur
dormiente. La voglio, cioè, la vorrei... ma so che non è serata. Se la
svegliassi so che lei... ma lasciamo stare, non voglio prevaricare sul
suo caldo, sul suo sudore, sul suo domani salutato da una notte già
così poco riposante. E anch'io sono troppo inzuppato dal sudore
per....


Scendo giù, la luna è piena, sembra di essere di giorno: il prato
sbiancato nel blu della notte ammutolisce ai miei passi, tutte le
creature che lo popolano per un attimo sospendono il loro
corteggiarsi, romantico o meno che sia.
Una volta assodato che non c'è
niente da temere, riprende il concertino,quasi fragoroso:ci danno
dentro che è un piacere. Inseguo i miei passi, non so dove vado. Non è
vero:sì che lo so. Vado al ruscello.


Salgo la collina. Al di là di essa si ammucchiano mondi e universi di
realtà possibili e tutte affaccendate a esistere: da qualche tempo, in
qualche parte, e da nessuna parte, in un non-tempo. Sembra persino, da
qua, di coglierne il festoso tumultuare, o lo scorrere silenzioso e
musicale, sbalorditivo e del tutto normale, proiettato dentro il cuore
dalla freccia dell'esistenza stesa al di là di ogni confine. Freccia
d'amore sublime, di certezza rassicurante e dolce, quanto non lo
immaginate. O forse sì?


Eccolo là, tutto bello e pulito come uno scolaretto il primo giorno di
scuola. Mi sorride, persino; mi verrebbe voglia di accarezzarlo. Mi
limito a salutarlo con un sorridente cenno del capo, e a raccogliere il
suo invito, accogliente come un abbraccio, a superare i suoi ora
immensi e rilucenti portali.

Simon Smeraldo 


(da "Gli incantatori di serpenti" in pubblicazione a Settembre)

venerdì 2 settembre 2016

Per una Agricoltura Contadina Bioregionale Sostenibile



Risultati immagini per associazione rurale italiana

Negli ultimi decenni, l’agricoltura ha visto una continua evoluzione delle forme organizzative della produzione. La tecnologia e l’innovazione hanno portato, in molti casi, ad una emarginazione del lavoro manuale in agricoltura, sostituito da un’intensa meccanizzazione e ricorso massiccio alla chimica, ma anche ad una artificializzazione delle tecniche colturali e di gestione delle risorse naturali (semi, suolo, paesaggio, acque), guidati dalla ricerca spasmodica della massimizzazione della produttività (e dei profitti). A livello nazionale e internazionale, i processi di investimenti nel settore agricolo, insieme alle politiche nazionali e ai meccanismi internazionali di cooperazione economica e commerciale, hanno portato al consolidamento di corporation transnazionali dell’agro-business, che esercitano un potere oligopolistico nell’ambito del sistema agro-alimentare, dalla produzione alla distribuzione sui mercati. 


Questa evoluzione del sistema segue il processo di ristrutturazione neo-liberista a livello globale, traducendosi in una diminuzione del numero delle aziende agricole e in un aumento della dimensione delle stesse. Le aziende più grandi operano nel settore a livello transnazionale, con l’obbiettivo di diminuire sempre di più i costi di produzione per massimizzare i profitti, a discapito dei diritti umani e di riproduzione sociale, in virtù delle pressioni sui salari del lavoro, sui redditi agricoli e sulle risorse naturali e sui mezzi di produzione.

Sul territorio italiano, coesistono diversi modelli produttivi: da quello industriale a quello di piccola scala e/o familiare, passando per aziende di media dimensione. La diffusione di uno o dell’altro modello porta con sé conseguenze sotto diversi aspetti. Se si analizza il modello agricolo industriale si comprende facilmente la struttura in cui questo è inserito: la base è il sistema della Grande Distribuzione Organizzata (GDO), la quale è formata dai grandi supermercati ed è fondata sul principio che tutti possiamo avere tutto e sempre. Dal punto di vista sociale, le aspettative lavorative si stanno abbassando sempre di più, fino ad arrivare all’accettazione di condizioni contrattuali e lavorative molto inferiori rispetto agli standard medi di pochi anni fa. In questo quadro, si inserisce anche l’azienda agricola di piccola scala o a conduzione familiare, la quale soffre molto della competizione sul mercato dei grandi produttori: nonostante esistano diversi modelli di produzione, il mercato è unico, mentre il costo dei processi produttivi cambia molto. I soggetti che subiscono le conseguenze di questo sistema sono due: da una parte il contadino che non ha la possibilità di vendere a prezzo equo i prodotti del proprio campo e quindi derivare un reddito adeguato dalla propria attività, dall’altra i braccianti che vengono sfruttati attraverso contratti irregolari,nessuna protezione a livello sociale e pessime condizioni di vita.

L’interesse delle mafie rispetto al settore agricolo è testimoniato dalle numerose inchieste giudiziarie nell’ambito dell’import-export oltreoceano dei nostri prodotti agro-alimentari, della contraffazione, della logistica, del commercio all’ingrosso e al dettaglio, dei mercati ortofrutticoli e dei diversi passaggi che caratterizzano la filiera. Inoltre, un altro dato descrive meglio questo interesse: quasi il 50% dei beni sequestrati o confiscati alle mafie sono proprio terreni agricoli. Questo intreccio fra quadri legali e illegali,

l’alternarsi di attori diversi all’interno di un sistema agro-alimentare sempre più ampio e complesso determina un’opacità dei rapporti di lavoro e delle connessioni di mercato che permette un facile sfruttamento e il drenaggio di risorse economiche importanti. C’è da sottolineare però che il solo focus su criminalità e agro-mafie oscura il ruolo dei rapporti di produzione, dunque le responsabilità del sistema produttivo e del sistema di regolazione, nazionale e sovranazionale. C’è quindi la necessità di evitare la fossilizzazione sulla questione della criminalità – seppur tenendola in considerazione – e vedere il problema come un sistema più ampio.

Infatti non c’è bisogno delle infiltrazioni mafiose perché si verifichino situazioni di sfruttamento in Italia: si sta assistendo ad una trasformazione della morfologia del territorio, in cui le grandi aziende accumulano capitali, costringendo i contadini a vendere le proprie terre – soffocati da pressione fiscale, burocrazie e regole miopi e costi di produzione troppo alti – attuando una sorta di landgrabbing. Per questo motivo una trasparenza della filiera produttiva è fondamentale. La GDO e le grandi aziende transnazionali dovrebbero, ad esempio, munirsi di un’etichetta narrante, che renda disponibile a tutti le informazioni sui fornitori e sul numero dei passaggi che ci sono lungo la filiera, e che accompagni il consumatore verso una scelta consapevole basata sull’origine del prodotto. E’ importante sottolineare però come le forme di certificazione portino dei costi: bisogna quindi porre l’attenzione sul fatto che il costo di questa organizzazione di filiera non ricada poi sui piccoli produttori.

L’approccio istituzionale fino ad ora si è basato, quasi esclusivamente, sulla repressione del caporalato come unico responsabile dello sfruttamento dei braccianti. Questo approccio di tipo repressivo ignora altre problematiche legate alle condizioni specifiche dei migranti, ma anche all’organizzazione del mercato del lavoro e soprattutto all’organizzazione del sistema agroalimentare. Leggi sull’immigrazione e politiche di asilo che determinano condizioni di estrema ricattabilità delle persone, la mancanza di un servizio di collocamento efficiente, l’assenza di un intervento strutturale del Governo sul sistema di produzione agricola, e sul sistema alimentare in generale. Infine, una seria riflessione sullo sfruttamento dei lavoratori nelle campagne non può non considerare il ruolo di politiche commerciali e di investimento a livello nazionale e sovranazionale, le quali promuovono modelli di produzione intensivi, con conseguenze economiche, sociali e ambientali estremamente negative, alla base – spesso – dei processi migratori.

Un cambio nelle forme di produzione – o per lo meno un riconoscimento dei diversi modelli esistenti sul territorio – è una priorità, dal momento che ingloba diversi aspetti sociali, economici e culturali, fondamentali per la vitalità del settore agricolo italiano. delle aree rurali, sempre più soggette a processi di spopolamento, invecchiamento e dissesto idro-geologico. Il modello dell’Agricoltura Contadina rappresenta l’alternativa all'agroindustria. Si tratta di un’agricoltura di piccole dimensioni, basata sul lavoro intensivo del conduttore diretto e, prevalentemente, dei membri della famiglia o della comunità. Finalizzata alla produzione di reddito e alla riproduzione in autonomia. Il lavoro agricolo che si fonda sul rapporto di coproduzione con la natura: il rispetto delle risorse ambientali e della terra, il rifiuto di sostanze chimiche, l'auto-produzione delle sementi (dove possibile) permettono l’indipendenza, anche economica, del

contadino. Si tratta di un’agricoltura che partecipa a mercati locali e realizza la vendita diretta, con un prezzo che cerca di rispecchiare i costi di produzione, finalizzato a garantire il reddito. Queste condizioni possono garantire trasparenza e condizioni di lavoro dignitose. Si tratta di una realtà già presente e di un’alternativa strutturale per il futuro dell'agricoltura, da rafforzare attraverso sistemi di distribuzione decentralizzati, di dimensioni ridotte e autogestito il più possibile.

Questa alternativa all’attuale sistema produttivo, sostenibile, etica ed inclusiva, dal punto di vista economico e sociale, già esiste ma va protetta. Pensiamo che il riconoscimento legislativo di questo modello agricolo (http://www.agricolturacontadina.org/) possa essere un passaggio fondamentale al fine di perseguire l’eliminazione dello sfruttamento dei lavoratori agricoli e delle condizioni che vi sono alla base. La fine del ricatto lavoro/documenti di soggiorno e politiche di accoglienza per i migranti e rifugiati – i quali formano una grossa fetta dei braccianti – sono altresì importanti per garantirne il rispetto dei diritti e scelte di vita autonome. La promozione di un processo di sindacalizzazione e mobilitazione collettiva trasversale al mondo rurale, che unisca insieme lavoratori e produttori agricoli, a livello nazionale e transnazionale, sarà l’obiettivo di una strategia di azione per una via contadina di carattere bioregionale.

Gruppo di lavoro “Bracciantato e Agricoltura Contadina” (braci@googlegroups.com) partecipano attivamente persone di:

Associazione Rurale Italiana, Centro Internazionale Crocevia, Sos Rosarno,

M.a.i.s. Ong, ContadinAzioni, U.S.B., Funky Tomato, Centro studi per lo Sviluppo Rurale Unical


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giovedì 1 settembre 2016

Cataclismi naturali e volontari bioregionali - Il territorio va difeso da chi lo abita


Risultati immagini per terremoto Il territorio va difeso da chi lo abita
Da giorni i media ci raccontano, con dovizia di particolari (più o meno rispettosamente), le conseguenze del terremoto che ha devastato la provincia di Rieti. L’ondata emotiva che hanno contribuito a montare ha generato, di conseguenza, una gara di solidarietà tra gli italiani che sono accorsi numerosi a prestare il proprio aiuto alle popolazioni colpite da una così immane tragedia.

Una gran parte dell’attenzione è giustamente posta sui volontari, provenienti da tutta Italia, che si sono messi a disposizione e che hanno lavorato e continuano a lavorare notte e giorno, ininterrottamente, per salvare vite e contribuire a salvare il salvabile. Alcuni li definiscono angeli, altri eroi, io li definisco civili. Se il termine civiltà ha ancora un senso e trova ancora cittadinanza nella nostra società, lo possiamo ritrovare e riconoscere in questi gesti, in queste azioni che, a mio avviso, non dovrebbero manifestarsi solo in queste circostanze estreme e a favore di telecamera.

L’Italia è un paese in continua emergenza, un paese estremamente fragile oltre che morfologicamente variegato, che avrebbe bisogno di mettere in piedi una squadra di volontari permanenti con l’obiettivo di ricostruire pezzo per pezzo il territorio, che è stato a seconda delle circostanze abbandonato, violentato, sfigurato, sottovalutato, negato. 

Non è pensabile e non è immaginabile credere che la ricostruzione e la messa in sicurezza, ma anche l’organizzazione e la gestione del territorio, possano essere affidate alle cosiddette “istituzioni”, per due motivi: 
1) non è sufficiente stanziare dei soldi per ricostruire un territorio, l’italiano medio (che sia un cittadino, un imprenditore o un politico) è abituato a considerare i soldi provenienti dalle istituzioni come un’occasione per arricchirsi a discapito degli altri e del territorio, per cui stanziare soldi (calandoli dall’alto) equivale a perpetrare comportamenti già visti in passato e a mantenere inalterati i problemi (se non ad ingigantirli). L’Aquila, l’Irpinia e tanti altri disastri docent. 
2) Spetta ai cittadini che vivono il territorio acquisire la consapevolezza di dove si trovano e di quali pericoli possono incombere sulla propria comunità e pianificare le azioni volte a mettere in sicurezza, ma anche a valorizzare, le risorse presenti nella propria comunità. Partendo dalla propria casa. 

Si chiama bioregionalismo, un termine che viene dalla parola greca bios (vita) e da quella latina regere (reggere o governare). Occorre ricominciare a governare le nostre vite e il nostro territorio e farlo partendo da singole iniziative, considerare il territorio come geograficamente omogeneo in cui dovrebbero essere predominanti le regole dettate dalla natura e non le leggi che l’uomo ha definito artificialmente, determinando confini amministrativi, astrusi e insignificanti, come tutto ciò di cui si circonda. 

Molti residenti non sono neanche consapevoli di vivere accanto ad un fiume, ad un canyon, ad un bosco, ad una cascata, tutto ciò che non è urbanizzato non viene frequentato e preso in considerazione.La paura dei luoghi selvaggi o naturali, inculcata dalla Chiesa che fin dall’Alto Medioevo scaricò sulle selve (oscure) tutta la propria ostilità, considerandole roccaforti dei culti pagani, ha impedito alle persone di considerare i luoghi selvatici vivibili, frequentabili e gestibili, li ha allontanati dalla natura. Poi il consumismo, i boom economici e lo sviluppo delle tecnologie hanno dato all’uomo l’illusione della crescita infinita e di poter dominare la natura.

Le macerie di fronte alle quali siamo costretti a soffermarci ci comunicano che spetta a tutti noi cittadini-volontari, cominciare da domani mattina a ristabilire un rapporto con l’ambiente che ci circonda, ricostruire le nostre comunità, pezzo per pezzo, senza bisogno di attendere un terremoto o un’alluvione per farlo o lo stanziamento di soldi da parte di qualche ente preposto. L’Italia è un paese in macerie culturali prima che strutturali, il percorso da compiere è lungo e richiede tempo. 

In Calabria c’è già chi si è messo al lavoro senza attendere che si verificasse il disastro, come i ragazzi di Costa Nostra, per citarne solo alcuni. Da queste esperienze si può e si deve ripartire per attuare e portare avanti la manutenzione del paese. Non c’è bisogno di fondi per farlo, ma solo di collaborazione e tanta passione per la propria terra, la stessa che gli angeli del terremoto stanno dimostrando di avere, in questi giorni, tra le macerie della nostra “civiltà”.

Massimiliano Capalbo