mercoledì 14 marzo 2018

Terra, apocalisse sicura con la continuazione di questo sistema. Ancora pochi anni ed il pianeta non sarà più adatto alla vita umana...

Il 14 marzo 2018 è morto a 76 anni Stephen Hawking: è stato uno dei fisici teorici più importanti del secondo Novecento, ed era malato da molto tempo. Hawking era nato l’8 gennaio 1942 a Oxford, nel Regno Unito; era il direttore di ricerca del Dipartimento di matematica applicata e fisica teorica dell’università di Cambridge, e aveva fondato il Centro di cosmologia teorica... - 
Ripropongo un articolo del 2011 basato sulle deduzioni di Hawking: Terra, apocalisse sicura con la continuazione di questo sistema. Ancora pochi anni ed il pianeta non sarà più adatto alla vita umana..



"La danza degli spiriti di Franco Farina)


Nel 2.200 l'umanità per sfuggire all'estinzione sarà costretta ad abbandonare la Terra e cercare di colonizzare altri pianeti. Questo sempre se i ritmi di crescita demografica non si arresteranno e se non si bloccherà lo sfruttamento ed inquinamento del pianeta.


I disastri climatici da oggi a quella data saranno di un crescendo impressionante sia come forza distruttiva che come frequenza. Tutto questo non è fantascienza!

E' quanto afferma il noto astrofisico britannico Stephen Hawking che ha attentamente analizzato il trend di crescita della temperatura sul pianeta e l'incidenza in progressione quasi aritmetica dei disastri climatici dal 1995 ad oggi.

Le parole di Hawking fanno riflettere alla luce di quanto sta succedendo nel mondo. Gli esperti dell'Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), l'agenzia dell'Onu che si occupa dei cambiamenti climatici, hanno dichiarato che gli eventi catastrofici degli ultimi mesi sono coerenti con le conclusioni raggiunte dai loro studi, sebbene i fatti di una singola annata non siano da soli sufficienti a dimostrare la bontà delle previsioni, tuttavia è da oltre dieci anni che si assiste ad un incremento di fenomeni meteorologici estremi.

Nei prossimi 200 anni, per garantirci un futuro, scampando all'estinzione, potremmo dover lasciare la Terra, emigrando nello spazio verso altri pianeti.

Ad oggi però ciò non sarebbe possibile viste le basse velocità e la poca autonomia dei nostri missili spaziali, ma forse tra qualche decennio potremmo avere motori di astronavi molto più potenti degli attuali e, quindi, invece di raggiungere Marte in circa 8 mesi lo potremmo fare in una settimana.

A quel punto raggiungere la stella a noi più vicina Proxima Centauri con la sua coorte di pianeti, invece di impiegare migliaia di anni ci potremmo arrivare in venti o trent'anni. E' sempre un periodo molto lungo, ma alla fine si tratta di una generazione, come fu per l'esodo degli ebrei dall'Egitto. A loro il viaggio durò 40 anni.

E' inevitabile, dice Hawking, che di questo passo, senza interventi drastici sia nella diminuzione delle nascite, che dello sfruttamento delle ultime risorse naturali del pianeta, da qui a 100 anni la sopravvivenza del genere umano sarà già un problema.

Del resto, gli studi sul riscaldamento globale mettono in guardia su pericoli, come temperature più elevate, siccità e precipitazioni meno frequenti ma molto più violente, che oggi balzano all'attenzione delle cronache in molte parti del globo.

Con danni ingentissimi e diverse migliaia di vittime. Tutto questo mentre i governi manifestano buone intenzioni ma sono ancora lontani dal condividere impegni precisi su questi temi.


Sovrappopolazione
Un rapporto Onu del 2009 stima che per il 2050 la popolazione mondiale supererà i 9 miliardi di persone con un incremento significativo soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Dopo il 2050, tuttavia, la maggior parte dei demografi ipotizzano che le politiche di controllo delle nascite riusciranno a contenere la natalità, determinando addirittura un calo delle presenze sulla Terra nelle decadi successive.

Tuttavia, questa non è che un'ipotesi, poiché, sempre secondo una ricerca Onu, qualora la natalità media dovesse restare sui ritmi attuali nei prossimi 300 anni la popolazione terrestre sarà pari a 134 miliardi.

Si tratta di una cifra assurda, probabilmente irrealistica, che però fa capire il potenziale di rischio legato a tassi di natalità eccessivi e incontrollati. Un altro esempio: qualora il tasso di natalità diminuisse di poco rispetto al 2,73 attuale, fino a quota 2,34, nel giro di 300 anni saremmo ben 36,4 miliardi.

E secondo il rapporto 2009 dell'Unfpa (United nations population fund), il Fondo delle Nazioni Unite che si occupa del diritto alla salute, delle pari opportunità e della riduzione della povertà, contenere le nascite è importante anche per l'equilibrio ambientale: meno nascite significano minori emissioni di anidride carbonica e dunque rischi più ridotti di riscaldamento climatico.

Alla fine di tutto questo c'è da chiederci: siamo giunti al capolinea o abbiamo ancora spazi di manovra? Se siamo giunti al capolinea, allora o si rivedono strategie politiche diverse dalle attuali in cui all'ESSERE prevale ancora l'AVERE, il possedere, lo sfruttare l'ambiente naturale, l'arricchimento facile, ecc., ecc., oppure ci dobbiamo rassegnare ad estinguerci attraverso guerre atomiche per possedere l'ultima goccia di petrolio e di acqua, oppure, ancora, ci estingueremo a causa di una pandemia planetaria di cui l'OMS da anni teme il suo arrivo.

Non credo che a quel punto avremo costruito astronavi in grado di portarci fuori del Sistema Solare, semmai riusciremo a sopravvivere in capsule di vetro sulla Luna e su Marte.

Ma qualcuno ci dice che alla fine prevarrà l'intelligenza umana, al momento però dobbiamo prendere atto che prevale nei potenti della Terra ancora la stupidità....


(Da uno servizio di Luca Vaglio - rielaborato da Filippo Mariani – La Tua Voce) 

martedì 13 marzo 2018

...sulla natura corpuscolare ed ondulatoria della luce (e della materia)



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Il grande dibattito iniziato nel ‘600 sulla natura della luce, prolungatosi fino all’inizio del ‘900, è un argomento talmente importante per la storia del pensiero scientifico da meritare un capitolo a parte.

Già nell’antichità, e poi nel medioevo e all’inizio dell’era moderna – in particolare ad opera dell’arabo Alhazen e del polacco Vitellione - era stata studiata l’ottica geometrica, cioè l’andamento delle traiettorie dei raggi luminosi relativamente ai fenomeni della riflessione della luce negli specchi e della rifrazione, cioè la caratteristica deviazione subita dai raggi quando passano da un mezzo (ad es. aria) ad un altro mezzo (ad es. acqua o vetro). Non erano state però avanzate ipotesi sulla natura fisica di questi raggi. Solo il grande filosofo atomista Democrito, illustrando la sua teoria della visione, aveva avanzato l’ipotesi che la luce fosse formata da una miriade di atomi più leggeri che si staccherebbero dai corpi luminosi, o illuminati, per poi colpire gli occhi dell’osservatore. Democrito può quindi essere considerato come l’iniziatore della “teoria corpuscolare della luce”, che avrà come suo massimo esponente Newton.

All’inizio del ‘600 anche Keplero compì importanti studi di ottica geometrica, interessandosi in particolare della teoria del cannocchiale, uno strumento basato sulla rifrazione dei raggi causata nel caso più semplice da due lenti (dette “obiettivo” ed “oculare”). Anche Keplero non si interessò però della natura dei raggi. Successivamente una serie di ricercatori cercò di determinare la legge che regola le deviazioni che si verificano nella rifrazione. Vi riuscì il fisico ed astronomo olandeseSnell (1580-1626) che stabilì circa nel 1621 che il rapporto tra i cosiddetti “seni”(1) degli angoli formati dal raggio luminoso, prima e dopo del passaggio da un mezzo all’altro, con la perpendicolare alla superficie di separazione tra i due mezzi (ad es. aria e vetro) era un rapporto fisso per ogni coppia di mezzi, pari al rapporto tra due valori caratteristici per ogni mezzo detti “indici di rifrazione” . In effetti già gli antichi fisici ellenistici, come abbiamo visto in precedenti numeri, erano riusciti a calcolare molti di questi indici per molte sostanze trasparenti.

Cartesio giunse, indipendentemente da Snell, alla stessa legge, che ha assunto il nome di legge di Snell-Cartesio, ma si interessò anche della natura della luce. Secondo lui i raggi luminosi erano dovuti ad una trasmissione meccanica rettilinea di impulsi tra una grande quantità di minuscoli corpi elastici invisibili che avrebbero formato un fluido leggerissimo - chiamato “etere”- che avrebbe occupato tutto lo spazio, e sarebbe stato presente anche negli ambienti apparentemente vuoti. Come già abbiamo detto in un altro numero, la teoria dell’etere resisterà fino alla fine dell’800 quando sarà smentita dall’esperimento diMichelson e Morley. Cartesio ritenne erroneamente che questa trasmissione di impulsi meccanici fosse istantanea (cioè che la velocità della luce fosse infinita). 

Questa asserzione fu contestata da Fermat, che ritenne giustamente che la deviazione subita dai raggi da un mezzo all’altro fosse invece dovuta alla differenza della velocità della luce nei due mezzi (si può infatti dimostrare che il rapporto tra gli indici di rifrazione dei due mezzi è pari al rapporto tra le velocità della luce nei due mezzi). Ne nacque una lunga polemica (tra il 1636 ed il 1658 circa) tra Fermat, Cartesio e i cartesiani, di cui già abbiamo riferito parlando dell’opera di Fermat. Anche Galilei, convinto che la luce avesse una velocità finita, aveva realizzato degli esperimenti per calcolarne il valore. Gli esperimenti fallirono per la mancanza di strumenti adatti alla misura di una velocità enormemente grande (circa 300.000 Km/sec).

Finalmente una rigorosa teoria fisico-matematica sulla propagazione della luce fu impostata (a partire dal 1676) da Huyghens, ribadita nel famoso “Trattato della Luce” del 1690. Il modello di Huyghens prevedeva una serie di urti elastici tra particelle di etere come in Cartesio, ma il grande scienziato olandese riteneva che la perturbazione luminosa si propagasse con velocità finita secondo onde sferiche in analogia a quanto avviene su una superficie d’acqua quando vi scagliamo una pietra, o a come avviene la trasmissione delle vibrazioni sonore nell’aria. Ogni punto della superficie avanzante dell’onda diveniva a sua volta una fonte di una nuova onda sferica. L’inviluppo di tutte le singole onde sferiche diveniva a sua volta un’onda sferica complessiva.

Il vantaggio della teoria di Huyghens – che viene considerata come la prima coerente “Teoria ondulatoria della luce”- era che, non solo riusciva a dimostrare con rigorosi ragionamenti matematici le leggi della riflessione e della rifrazione, ma riusciva a spiegare anche lo “strano” fenomeno della “diffrazione” scoperto da un intelligente astronomo e fisico bolognese, il gesuita Francesco Maria Grimaldi (1618-1663),autore dell’opera “De Lumine” (“Della Luce”), nota anche a Newton. 

La diffrazione si verifica quando, ad es. , si fa passare la luce attraverso una fessura sottile (ma lo stesso succede se si frappone un ostacolo sul cammino dei raggi). L’immagine della fessura (o dell’ostacolo) proiettata su uno schermo successivo non è netta (come ci si aspetterebbe se la luce si diffondesse solo in linea retta) ma si moltiplica in una serie di linee (o macchie) alternativamente illuminate e in ombra. Ciò è dovuto al fatto, come sottolineato da Huyghens, che la fessura (o il bordo dell’ostacolo) funziona a sua volta come fonte secondaria di luce e le nuove onde riescono ad “aggirare l’ostacolo” diffondendosi anche in linea non retta rispetto alla fonte di luce primaria. Inoltre le onde secondarie interferiscono con quelle primarie creando zone dove le onde tra loro sfasate si annullano e altre zone dove si sommano, come succede se buttiamo contemporaneamente due pietre in uno stagno creando due serie indipendenti di onde (fenomeno detto di “interferenza”). Questo crea l’effetto di righe e zone illuminate e righe e zone in ombra.

Huyghens riuscì anche a calcolare la velocità della luce, sfruttando la scoperta dell’abile astronomo danese Romer (1644-1710), che aveva osservato che il satellite Io di Giove si ripresentava in ritardo, dopo aver girato dietro il pianeta, quando Giove era più distante dalla Terra. Romer capì che il ritardo era dovuto alla velocità finita della luce. Sulla base dei dati di Romer, Huyghens calcolò un valore della velocità della luce di 214.000 Km/sec, che non era esatto, ma dava un’idea precisa dell’enorme valore della velocità.

Intorno al 1672 era comparsa però una teoria completamente diversa sulla natura della luce ad opera di un giovane fisico inglese, Isaac Newton. Egli riteneva, come Democrito, che la luce fosse formata da una miriade di corpuscoli luminosi che procedevano in linea retta. La “teoria corpuscolare” spiegava bene i fenomeni della riflessione e della rifrazione (anche se Newton riteneva – erroneamente - che la velocità della luce fosse maggiore nei corpi più densi a causa della maggiore forza di gravità che attirava le particelle). Tuttavia la teoria non riusciva a spiegare la “diffrazione” e fu criticata da Hooke, che aderiva alla visione ondulatoria di Huyghens. Ciò causò una forte inimicizia tra Newton e Hooke che doveva durare decenni essendosi estesa anche alla rivendicazione di chi avesse scoperto per primo l’attrazione gravitazionale (si dice che alla morte di Hooke, Newton – quale nuovo segretario della Royal Society – fece sparire tutti i ritratti ufficiali di Hooke!).

A difesa di Newton bisogna sottolineare che in nessuno dei suoi scritti egli negò che la luce potesse avere anche una natura ondulatoria. Egli inoltre (a differenza di Hooke che riteneva che la luce bianca fosse l’unica luce “naturale”) affermò giustamente che i diversi colori della luce (separabili con un prisma di vetro: fenomeno detto “dispersione della luce”) corrispondevano a diversi tipi di corpuscoli e che i vari tipi di luce, sovrapposti, producevano la luce bianca. Newton provò questo facendo ruotare velocemente un disco su cui erano presenti spicchi di tutti i colori dell’arcobaleno, con l’effetto di ottenere la luce bianca (esperimento già eseguito dagli antichi fisici ellenistici, come ricordato in precedenti numeri).

Nei secoli successivi la teoria ondulatoria sembrò prevalere, in particolare all’inizio dell’800 con l’inglese Young ed il francese Fresnel. Nella seconda metà dell’800 il geniale fisico scozzese Maxwelldimostrò che le onde luminose erano di origine elettromagnetica e che esistevano molti altri tipi di onde della stessa natura: onde radio che possono trasmettere i segnali radio e TV; onde infrarosse che trasmettono il calore; raggi ultravioletti che ci abbronzano sulle spiagge; raggi X, ed infine i micidiali raggi “gamma”, capaci di infliggere gravissimi danni biologici, prodotti nelle disintegrazioni radioattive degli atomi e nelle esplosioni atomiche.

La teoria corpuscolare sembrava definitivamente tramontata, ma nel 1905 uno sconosciuto giovane fisico, Albert Einstein, dimostrò in un suo studio sul cosiddetto “effetto fotoelettrico” che esistevano veri e propri atomi di pura energia luminosa (poi battezzati come “fotoni” dall’antico greco “fos”, cioè “luce”), privi di massa, ma capaci di colpire come proiettili gli elettroni (piccolissime particelle, cariche di elettricità negativa, presenti nelle strutture atomiche) mettendoli in movimento e causando una corrente elettrica.

La scoperta di Einstein (che gli valse il Nobel) significava che le teorie ondulatorie erano errate? La questione fu risolta dall’ipotesi rivoluzionaria (rivelatasi esatta) di un altro giovane brillante fisico francese, De Broglie: non solo la luce, ma tutta la materia aveva una doppia natura, corpuscolare ed ondulatoria. Questa assunzione, come vedremo, sarà una delle colonne portanti della “fisica quantistica” contemporanea.
Vincenzo Brandi - brandienzo@libero.it


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lunedì 12 marzo 2018

Bioregionalismo pratico - Il pianeta non è una discarica... basta con la plastica!


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“L’età della pietra non finì perché finirono le pietre, l’età del petrolio non finirà perché finirà il petrolio”, Ahmed Zaki Yamani. Parafrasando questa frase molto illuminante potremmo dire che non bisogna aspettare che finisca la plastica, anche perché nel mondo c’è ancora tanto petrolio per produrla, ma bisogna eliminarla subito il più possibile dalla nostra vita quotidiana per evitare tutti gli effetti negativi. D’altronde se l’umanità è riuscita a sopravvivere per centinaia di migliaia di anni senza plastica è possibile che non ci riusciamo noi adesso? 

E’ altrettanto possibile che ogni dannata cosa che io compri sia avvolta da strati e strati di plastica che vengono immediatamente gettati e spesso non vengono nemmeno riciclati? Perché non possiamo usare confezioni ed imballaggi di semplice carta biodegradabile, riciclabile ed ecologica? Oppure perché non tornare alle confezioni metalliche o di vetro ? Molti diranno che la plastica costa di meno ma siamo sicuri di questo ? Se andiamo a sommare tutti i costi ambientali odierni con quelli futuri, che ancora sono molto sottostimati, allora forse l’uso della plastica non è tanto conveniente per la collettività ma solo per le grandi multinazionali del commercio! 

Per fortuna ultimamente si nota un certo fermento in questo campo e si stanno cercando di trovare soluzioni, vecchie e nuove. L'Unione Europea, di recente, ha dichiarato guerra alla plastica, chiedendo ai paesi membri di limitarne l’uso e far sì che quella utilizzata sia tutta riciclabile entro il 2030 mentre la Cina ha fatto sapere che non accoglierà più le milioni di tonnellate di plastica che sinora accettava dai paesi occidentali per smaltirli sul proprio territorio. L'Europa produce oggi 25 milioni di tonnellate di plastica e solo il 30% finisce nel circuito del riciclaggio il resto diventa spazzatura che finisce in mare e in spiaggia, ogni minuto ne finisce in mare una quantità pari a un camion della spazzatura, e nel 2050, se le cose proseguiranno a questo ritmo, ci sarà più plastica che pesce (in peso) negli oceani. 

I consumi, tra l'altro, non accennano a fermarsi: la produzione si è moltiplicata per 20 nell’ultimo mezzo secolo e i 311 milioni di tonnellate di oggi diventeranno 630 nel 2036. 

Anche la premier britannica Theresa May ha proclamato nuove misure per ridurre sensibilmente l'utilizzo di questo materiale, ingaggiando una nuova “battaglia di Inghilterra" quella del vetro contro la plastica, con un ritorno sulla scena, sotto vari aspetti, dei contenitori di vetro. Sadiq Khan, sindaco di Londra, ha lanciato nei giorni scorsi un piano triennale da 750 mila sterline (poco meno di 1 milione di euro) per creare 20 nuove fontane pubbliche nella capitale: lo scopo è permettere alla cittadinanza non solo di bere un sorso di acqua potabile sul posto ma soprattutto di riempire bottiglie, di vetro o comunque sempre le stesse, per portarsela a casa. I benefici sono duplici: risparmio di denaro, perché l’acqua delle fontane è gratis, mentre quella minerale in negozi e supermercati costa, e riduzione dell’inquinamento, perché si generano meno rifiuti. 

All’iniziativa collaborano anche le aziende private, con incentivi a offrire fontanelle di acqua potabile ai dipendenti invece di bottiglie di acqua minerale di plastica da acquistare. Il supermercato Iceland, leader nel mercato britannico dei prodotti surgelati, gioca la sua scommessa per l'ambiente anche nel gesto quotidiano di riempire il carrello. La catena ha annunciato un piano per arrivare a bandire - entro la fine del 2023 – la plastica dalle confezioni dei prodotti che portano il suo marchio. 

La scommessa dei supermercati è quindi di sostituire tutta questa plastica, 1 milione di tonnellate l'anno, per la rete di punti vendita in Inghilterra, con nuovi materiali per il packaging, dalla carta alle più recenti tecnologie disponibili. Un sondaggio citato dalla stessa nota del gruppo, sulla base delle risposte di 5mila consumatori, dice infatti che l'80% dei clienti supporta una simile scelta. E che il 91% sarebbe più propenso a consigliare a familiari e amici di fare acquisti presso i negozi "plastic-free", mentre quasi il 68% segnala che altri supermercati dovrebbero emulare questo piano. Ma sarà possibile un giorno andare a fare la spesa in un supermercato con prodotti "plastic-free", senza plastica? 

Ad Amsterdam, nei Paesi Bassi, è possibile. Ultimamente nella città olandese, infatti, ha aperto il primo reparto al mondo di un supermercato in cui, in oltre settecento prodotti esposti, gli imballaggi sono costituiti da materiali di vario genere, ma tutti rigorosamente "compostabili" oppure vetro e metalli. Non viene utilizzata in alcun modo la plastica. Si tratta di un punto vendita della catena di cibo biologico Ekoplaza, che ha promesso di estendere simili reparti in tutti i suoi 74 supermercati del Paese entro la fine del 2018. Sperando che questa filosofia prenda sempre più piede anche da noi, perché non iniziare subito varando delle leggi che prevedano la sostituzione degli imballaggi di plastica con quelli di sola carta e cartone?

Giorgio Giannini


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(Fonte: Accademia Kronos)

Appello dei medici per l'ambiente per scongiurare il taglio sconsiderato dei boschi italiani

Di seguito  la richiesta di adesione urgente che mi ha inviato la dott.ssa Patrizia Gentilini, dell'Isde, richiedente l'adesione delle associazioni ambientaliste a questa importante iniziativa per contrastare il taglio sconsiderato di boschi. La dott Patrizia Gentilini oncologa, grande persona, è impegnata nella difesa dell'ambiente e della salute della gente. Ritengo importante la vostra adesione a questa iniziativa che è perfettamente in linea con le battaglie che da sempre le vostre associazioni portano avanti. Un saluto e il mio ringraziamento per l'impegno che ponete nelle vostre iniziative a difesa dell'ambiente. Raimondo Chiricozzi

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Salve, sono Patrizia Gentilini , medico oncologo ed ematologo  dell’ISDE (Ass. Medici per l’Ambiente) e stiamo disperatamente cercando di bloccare l’ ennesima sciagura che il governo- decaduto - sta facendo passare come “normale amministrazione”:
Trovate in allegato  l’appello che vi chiedo di sottoscrivere come associazioni/comitati etc ( non come singoli)  OVVIAMENTE AL MOMENTO L’APPELLO NON E’ DA  RENDERE PUBBLICO

In sintesi ancora una volta si vogliono  fare soldi sulla nostra pelle destinando gran parte dei nostri boschi alla produzione di biomasse grazie al  il Testo Unico Forestale, attualmente alla firma di Mattarella

E questo non perché sia di per sé conveniente o per ridurre il consumo di combustibili fossili, ma solo perché l'UE, e quindi l'Italia, ha inserito le biomasse nella categoria delle fonti energetiche rinnovabili.

Per l'uso di queste fonti sono previsti sostanziosi contributi che, però, derivano dalla ridistribuzione dei costi sulle bollette di tutti gli utenti che si allacciano alla rete elettrica.
Perciò tutti noi paghiamo di più l'energia elettrica (l'ultimo aumento a gennaio), mentre loro distruggono l'ambiente, calpestano la Costituzione, ci rovinano la salute e mettono  a repentaglio quella dei nostri figli per far arricchire ancora di più quattro ( o poco più)  grandi industriali ed  piccolo giro di loro portaborse: politicanti, funzionari ministeriali, faccendieri vari…

Chi volesse aderire non ha che da rispondere alla mia mail indicando con chiarezza il nome dell’ass. comitato etc che aderisce.

I TEMPI SONO STRETTISSIMI: ABBIAMO “SCOPERTO” LA COSA SOLO DA POCHISSIMO E BISOGNA  RISPONDERE al più presto
SCUSATE, MA  E’ UNA VERA GUERRA CONTRO IL TEMPO!
SEGNALO CHE PROSEGUE ANCHE  QUESTA  PETIZIONE  http://chn.ge/2EEEDxd

Grazie


La Rete Bioregionale Italiana aderisce all'appello -  il coordinatore: Paolo D'Arpini




Sotto altri link per approfondire la questione,

http://ambientinforma.blogspot.it.: qui la lettera aperta inviata con pec  il 9 a Mattarella e Gentiloni sottoscritta da oltre 220 fra medici, giuristi, forestali, urbanisti, ingegneri, biologi etc.

sabato 10 marzo 2018

Bioregionalismo bio-culturale all'eco-Festa dei Precursori, dal 27 al 29 aprile 2018 a Treia


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Si chiamano  bioregioni  quei territori caratterizzati  da continuità e omogeneità di paesaggi, zone eco-sistemiche interezze fluviali valli e versanti o per continuità di piante e animali omogeneità e continuità nei paesaggi materiali naturali e culturali.

La scuola eleatica può essere considerata come un paesaggio bioculturale ed  anche se entità astratta può rientrare benissimo nei parametri del bioregionalismo.


In fondo all'articolo che avevo  recentemente scritto sulla scuola eleatica, pubblicato qui: 
http://retedellereti.blogspot.it/2018/03/archeologia-parmenide-zenone-e-la.html -  riportavo che un gruppo di moderni edifici in cemento armato, legno e vetro, destinati a biglietteria, esposizione, ristoro, servizi igienici e vendita di souvenirs costruito con i finanziamenti POR Campania 2000 – 2006, (nota bene), per la valorizzazione del Parco archeologico di Elea-Velia nell'ambito di un progetto cofinanziato dall'Unione europea. Di questi solo la biglietteria è utilizzata, mentre gli altri risultano in stato di abbandono sin dal loro completamento: gli scaffali accatastati non sono nemmeno stati montati. Nel 2016 l'area archeologica ha
fatto registrare 33.380 visitatori.

La maggior parte della struttura finanziata dall'unione europea versa in stato
di abbandono addirittura con gli scaffali che non sono stati neanche montati.
Inutile parlare di un centro visite con antiquarium annesso con i reperti
trovati che non si sa neanche dove sono custoditi. Poi le presenze : i dati
riportano 33 380 visitatori l anno quando con un serio piano strategico di
adeguata comunicazione e di pianificazione culturale e territoriale si potrebbe
arrivare ad attrarre milioni di visitatori cosa che sembra pura utopia allo
stato attuale della considerazione che si ha della cultura in italia, non
perché sia favorevole al turismo anche se culturale ma per ridare lustro e
dignità a una delle scuole più antiche della nostra civiltà definita appunto
come patrimonio dellumanita. Chi va ad elea per pietre filosofiche ci va per
vedere qualcosa di immateriale qualcosa che sta solo nell energia del luogo. Ci
va per incontrare Senofane Parmenide Zenone e Melisso. Si tratterebbe di
riorganizzare una scuola di filosofia con convegni incontri seminari adatti a
tutte le eta. Mostre di arte poesia fotografia sempre sul tema del paradosso.
Questo e’ solo un sogno cmq per chi ama il luogo e la filosofia in un certo
senso va bene anche così senza niente di tutto quel che ho prospettato, almeno
ora quando vado ad Elea ad incontrare i miei filosofi preferiti lo posso fare
con tutta calma pace e in silenzio. Anche perché se si riuscisse a creare quel
che ho detto posso immaginare come non funzionerebbe con tutte le lottizzazioni
politiche che ci sono in italia dove vengono spesi fondi enormi per la cultura e
non si sa che fine fanno e come vengono impiegati. Molto spesso sono stati
finanziati film da milioni di euro che poi sono stati autentici fallimenti al
botteghino e anche prodotti culturali di bassa qualità. In questo ambito grande
responsabilità ne ha la sinistra che ha gestito gran parte della cultura
italiana negli ultimi cinquant'anni.  
Per dire c'è proprio bisogno che Veltroni
realizzi dei film scriva libri oppure produca programmi televisivi di scarso
successo poi interrotti per mancanza di idee e di pubblico. Non poteva
limitarsi a fare il sindaco oppure la Melandri che dopo essere stata ministro
della cultura si e assegnata un importante incarico  nella direzione dei musei
di Roma. Ho citato i due personaggi non perché ce l'ho con loro ma solo a mo di
esempio pre dire di come e’ lottizzata e gestita la cultura in italia. Che poi
a questo punto e’ solo falsa cultura anche perché loro non rischiano niente o
vanno bene o vanno male rimangono sempre al loro posto perché la maggior parte
degli eventi culturali si svolgono tutti con finanziamenti statali. Quindi
spesso un evento costato fior di quattrini anche se non riscuote consensi
continua ad essere finanziario lo stesa con le stesse modalità e le stesse
incapaci persone. Forse sarebbe meglio riportare tutto ad economia di mercato
e lasciare tutta la cultura alla capacita di autoripodursi e autosostenersi
così poi si vedrebbe dove sta la vera capacita di produrre spettacoli film e
quanto altro. Conosco direttori artistici del partito che si spostano da un
festival all altro senza mai dimostrare le loro capacita con produzioni
eccellenti festival e spettacoli di riguardo, nonostante i loro decennali
fallimenti continuano ad imperversare nel panorama culturale. Spesso poi
insegnano pure alle università oppure producono spettacoli a loro nome
naturalmente subito finanziati e naturalmente non li va a vedere o a sentire
nessuno oltre loro stessi i parenti e gli amici della loro rete di appartenenza
e lottizzazione. A pescara si svolge un famoso festival jazz uno dei primi d
europa dagli anni sessanta sempre con lo stesso direttore artistico. Nonostante
la validità dell'offerta non ci sono stati riscontri sul territorio nel senso che
se facciamo la somma del denaro che e’ stato speso in trent’anni per far suonare
jazzisti americani a pescara e vediamo l’effettiva ricaduta sul territorio con
investimenti nel settore culturale o turistico o anche livello didattico tipo
il jazz nelle scuole o scuole di jazz ma anche musicisti jazz il risultato e’
vicino allo zero. Ora non voglio parlare di autarchia o come facevano glia
anarchici negli anni 70 che proclamavano, riprendiamoci la cultura ma che senso
ha far venire tutti questi musicisti americani pagati fior di quattrini in
vacanza in italia che oltre a stare in vacanza vengono pure pagati con offerte
ormai desuete fuori dal contesto, senza legami col territorio che non lasciano
frutti sul campo che le semplice fruizione estetica di un ora di buona musica,
come seminare i semi ricavati da frutti di di seconda generazione, sterili, che
fanno magari la pianta ma non danno frutti oppure spesso non germinano neanche.
Discorso lungo, in verità avrei voluto parlare della filosofia di Zenone in
particolare,  sarà per la prossima volta...



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Per questo quando frequento piccole feste e festival auto-prodotti, come la Festa dei Precursori di Treia, che quest'anno si svolge dal 27 al 29 aprile 2018,   mi sento veramente felice per la dignità, l'umiltà e la semplicità che poi sono i valori veri della cultura vera trasmessa  spontaneamente e naturalmente, senza sovrastrutture, imposizioni biglietti, finanziamenti, ordine pubblico e quanto altro, è  difficile prospettare poi la Festa dei Precursosi in un contesto più grande, per ora teniamocela così che va benissimo. Nel silenzio e nella pace e nell'armonia del bel paese di Treia.  Complimenti a voi e complimenti pure a me un saluto da Sebastian... (Alias: Ferdinando Renzetti)



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Il programma di massima della manifestazione è il seguente: 

Il 27 aprile 2018, alle ore 18, presso la sede Auser Treia in Via Lanzi 18/20,  è prevista una conferenza dell'artista bioregionale Ferdinando Renzetti sulla lavorazione della Terra Cruda, con esempi pratici. 

Il 28 aprile 2018, alle ore 10.30, passeggiata archeologica  nel centro storico di Treia, per conoscere le bellezze storiche della città, a cura di Auser Treia, accompagnano l’archeologo Enzo Catani e l'assessore alla Cultura, Edi Castellani. Nel pomeriggio, a partire dalle ore 17, nella sede del Circolo vegetariano VV.TT. in Vicolo Sacchette 15/a – Treia, si tengono una serie di interventi sulle consuetudini alimentari bioregionali, introduce lo storico  prof. Alberto Meriggi, segue giro di condivisione e si conclude con il reading sul cibo per antonomasia “Il Pane”,  a cura dello scrittore Michele Meomartino,  con proiezione diapo.  La sera, alle ore 21,  nella sala di meditazione del Circolo,  esecuzione di bhajan a cura del gruppo di canti “Luce di Stelle”, diretto da Mara Lenzi, con accompagnamento di sitar, harmonium, mrdanga e cembali.

Il 29 aprile 2018, alle ore 10.30 escursione erboristica nel circondario di Treia, a cura dell’Auser Treia, con accompagnamento della semplicista Aurora Severini. Alle ore 13.30, picnic nel giardino del Circolo con le erbe raccolte ed il cibo vegetariano da ognuno portato. Verso le ore 16 si terranno degli interventi in sintonia nella sede del Circolo, come ad esempio quello del botanico   Roberto Ferretti de La Scentella (autore di “Le Marche in Valigia”), Loris Asoli di  Arcevia (Fondazione di una comunità per il nuovo mondo), ed altri importanti partecipanti. La sera, verso le ore 21.30,  nella sala di meditazione del Circolo, bhajan  con il vocalista Upahar Anand, accompagnato da flauto indiano e tablas,  e celebrazione  del  Wesak acquariano.

Info: circolovegetariano@gmail.com - Tel. 0733/216293

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venerdì 9 marzo 2018

Bioregionalismo, sostenibilità tecnologica ed economica ed ecologia della natura


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Di professione faccio il “pensionato” ho quindi parecchio tempo a disposizione per occuparmi degli argomenti che più mi stanno a cuore: il bioregionalismo,  la spiritualità laica, l’ecologia profonda e pure l’economia, due termini  questi con il medesimo prefisso (“eco” = ambiente). La prima si interessa allo studio dell’habitat e la seconda all’ordinamento dello stesso. 

Inizio a parlare del primo aspetto, quello ecologico, che conosco per esperienza diretta essendo vissuto per lunghissimi anni in un contesto semi-naturale, a contatto diretto con la natura e con gli animali. E proprio osservando gli animali ho potuto constatare come spontaneamente  essi soddisfano le loro esigenze primarie, come mangiano, come organizzano le loro comunità, come risparmiano sapientemente le risorse disponibili, in sintesi come essi siano in grado di sopravvivere mantenendo integra la capacità rigeneratrice delle risorse necessarie alla vita, in modo che possano fornire alimento per se stessi e per la loro progenie. Ed ho visto come negli animali tutta la loro espansione o regressione viene regolata in funzione di ciò.

Ricordo le osservazioni compiute nei confronti di varie specie, sia addomesticate che selvatiche, e dove non sono potuto arrivare con la conoscenza diretta mi sono avvalso di ricerche di bravi etologi e naturalisti. Ho notato in tal modo che esiste un sistema integrato di relazioni nel vivente, vi sono interconnessioni a tutti i livelli, dall’inorganico all’organico. I rapporti fra le varie specie sono sempre in armonia, seguendo una complessa catena alimentare, tali rapporti sono utili al mantenimento dell’habitat e della sua vivibilità. 

Certo, la preservazione della vivibilità richiede di tanto in tanto un aggiustamento, in modo tale che l’ambiente e le diverse specie possano sostenersi vicendevolmente senza ledere al tessuto generale della vita. La situazione nella società umana è diversa, almeno per quel che riguarda il suo ordinamento. E qui inizio a parlare di economia. Poiché l’astrazione dal contesto vitale e soprattutto per le differenti considerazioni sull’uso e sulla conservazione delle risorse. 

L’approccio umano al mantenimento della vita è secondario al meccanismo economico. Questo è iniziato sin dalla fine del neolitico, con l’affermarsi dell’agricoltura, dell’artigianato e di tutte le arti e scienze tecnologiche. Ma la spinta maggiore verso l’astrazione è subentrata conl’industrializzazione massiccia degli ultimi 2 secoli e -più recentemente- con il ”consumismo”. In seguito a ciò l’economia è divenuta sempre più funzionale all’asservimento (in primis) dell’uomo al sistema e conseguentemente anche delle altre specie e delle altre forme di vita. 

Questo approccio è stato incrementato anche dalla “necessità” di promuovere una società in cui economia e crescita divenissero sinonimi. La spinta in avanti, il fertilizzante “chimico” per continuare a crescere è sostanzialmente la spinta a soddisfare esigenze prevedibili ed imprevedibili future, attraverso una produzione di beni innecessari e l’accumulo degli stessi,nonché attraverso una ragione emozionale tesa a soddisfare tali esigenze di “accrescimento” con foga etensione. Da qui l’immagine della costrizione psicologica a produrre e guadagnare, non per le esigenze reali ma per “pagare” (figurativamente) un debito. Infatti quando si sente di dover pagare un debito la mente è protesa in avanti e spinge ad operare “forsennatamente”. Forse è per questa ragione che nell’economia è nata la tendenza alla rateizzazione, alla formazione di debiti ed alla proiezione verso un ipotetico benessere “futuro” dimenticando però il presente. 

Ciò avviene “all’esterno” con la continua costruzione di nuovi inutili aggeggi, di oggetti e costruzioni in sovrappiù, di trasformazione degli elementi e consumo forsennato di prodotti usa e getta, coinvolgendo in questo processo ogni altra specie e risorsa. Ed “all’interno” con l’alienazione ulteriore dell’uomo dall’insieme ed una strutturazione vieppiù “regolata” e contorta della società, con sempre nuove leggi, norme di comportamento, manipolazione e repressione degli stimoli naturali, organizzazione del lavoro in senso utilitaristico, etc. Tutto questo sistema organizzativo sociale ha trovato un codice ed una attuazione ottimale per mezzo del sistema economico definito “moneta debito”. A questo punto avrete compreso che quando tale sistema economico e monetario viene accettato dall’intera comunità umana, ed è quanto avvenuto in pressoché tutti i paesi della terra, significa che coloro che sono in grado di controllarlo e gestirlo in realtà controllano e gestiscono il potere sul mondo.

Siamo tutti “in ostaggio” di un potere economico che non teme rivali.. e pertanto i cittadini, gli esseri umani nella loro globalità, sono esattamente come i polli in batteria.. vengono nutriti quel che serve per produrre uova, nelle loro gabbiette (a norma di legge) per essere poi gettati negli inceneritori una volta ottemperata e conclusa la loro funzione. 

E’ evidente che in questo modo, anche le persone più “abbienti”,  sono come polli leggermente più fortunati degli altri, che possono disporre di una gabbia più ampia e di cibo più abbondante ma nulla di più. Per loro non c’è libertà né felicità né naturalezza di comportamento.

Ed andiamo avanti con le dolenti note… anzi no, fermiamoci qui che il discorso si è fatto già troppo lungo!

Paolo D'Arpini

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