mercoledì 26 settembre 2018

Cambiamenti climatici 2018 - I danni causati all'ambiente


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Ogni anno l’Italia è caratterizzata da fenomeni meteorologici sempre più violenti come nubifragi, siccità, ondate di calore, dovuti in primo luogo ai cambiamenti climatici che producono inevitabili impatti sui territori e sulla salute dei cittadini.

L’osservatorio CittàClima.it di Legambiente ha elaborato e tiene aggiornata una mappa interattiva che raccoglie ed elabora informazioni sugli impatti degli eventi climatici, con particolare riferimento a quelli che hanno riguardato le città. La mappa prende in considerazione gli episodi che dal 2010 ad oggi hanno provocato danni, per studiare dove e come i fenomeni si ripetono più frequentemente ed analizzare gli impatti provocati. 

La mappatura viene riassunta nei periodici dossier di Legambiente, come nel caso di “Sos acqua: nubifragi, siccità, ondate di calore. Le città e i territori alla sfida del clima” dove al centro dell’attenzione vi è il tema dell’acqua, risorsa strategica e allo stesso tempo fattore decisivo di rischio per le persone ed il territorio.

Dall’analisi dell’osservatorio emerge come dal 2010 ad oggi 198 comuni italiani sono stati protagonisti di eventi climatici estremi (340 eventi in totale): 109 i casi di danni a infrastrutture dovuti a piogge intense, 64 i giorni di blackout elettrici e altrettanti di stop a metropolitane e treni urbani causati da alluvioni, trombe d’aria e piogge intense, 157 le vittime di maltempo.

Anche il sole fa i suoi danni al territorio e alla salute: tra il 2005 e il 2016, in 23 città italiane, i picchi di temperatura hanno causato quasi 24mila morti; solo a Roma dal 2000 le ondate di calore hanno causato circa 7.700 morti.

Il 2017 è stato l’anno più caldo di sempre dopo il 2016 ed è stato segnato da siccità e ondate di calore. Nel 2017, inoltre, in quattro principali bacini idrografici italiani (Po, Adige, Arno e Tevere) le portate medie annue si sono abbassate complessivamente del 39,6% rispetto alla media registrata tra il 1981 e il 2010. Il Lago di Bracciano dal canto suo si è abbassato di 160 centimetri, a Roma è caduto l’82% di pioggia in meno e diverse regioni hanno dichiarato lo stato di crisi idrica.

Nell’ultimo dossier di Legambiente - realizzato in collaborazione con Unipol - si prendono anche in considerazione le esperienze realizzate da diverse città europee per rispondere ai cambiamenti climatici e ai loro impatti: si tratta di progetti che sono stati in grado di affrontare i rischi per migliorare la vita in città; buone pratiche di gestione della risorsa idrica che l’associazione intende quindi mettere in rete per dimostrare che è possibile adattarsi e rispondere agli eventi climatici estremi.

Per approfondire:
testo di Maddalena Bavazzano - Arpat 

Agricoltura industriale e sterminio della biodiversità

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Il glifosato uccide le erbe tra i filari e prima delle semine, nel loro periodo di massima fotosintesi per cui riduce la fissazione di humus e incrementa i gas serra, inoltre, devasta l’equilibrio microbiologico del suolo predisponendolo alle malattie e indebolendo le piante, oltre ad essere inquinante e cancerogeno rimanendo nelle acque per decenni…
Siamo di fronte all’arma di sterminio della biodiversità… e di conseguenza degli esseri Umani!
Negli ultimi decenni in Italia sulle coltivazioni di cereali si è iniziato a trattare con fungicidi e altri pesticidi, prima mai utilizzati a causa di incrementi fitopatologici dovuti a ruggini, fusariosi, carie e carboni, con conseguente incremento delle micotossine e dei residui di pesticidi.
Ciò è causato dalla distruzione dell’humus dei suoli e conseguente indebolimento delle piante.
In primis dovuta alla mancanza di corretta assistenza indipendente agli agricoltori, i quali subiscono la pressione dei venditori di pesticidi, purtroppo molto spesso organizzati nei consorzi agrari gestiti da organizzazioni cosiddette sindacali.
Uno scandalo tutto Italiano.
Mentre i fondi europei per l’assistenza tecnica da parte degli agronomi e periti agrari, sono fermi dal 2007….
A cosa servono scuole ed Università (e gli albi Professionali di Agronomi, Agrotecnici e Periti Agrari) se i tecnici li mandiamo a fare i ragionieri per i sindacati agricoli?
E’ necessaria un’organizzazione tecnica indipendente Agro-Ecologica, sostenuta dai fondi “obbligatori” previsti dalla Politica Agricola Europea, che operi nel rispetto dei diritti costituzionali alla salute ambientale (Art. 32, 9 Cotituzione) e alla tutela della fertilità dei suoli per le future generazioni (Art. 44 Cost.), orientando l’attività economica verso tali obiettivi sociali (Art. 41, 42, Cost.)
Giuseppe Altieri, agroecologo

martedì 25 settembre 2018

L'altra faccia del bioregionalismo: l'ecologia profonda

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Oggi, l’ecologia è uno dei termini maggiormente soggetto a disinformazione mediatica. Essa è spesso utilizzata dai politici (quando si parla di crescita ecologicamente sostenibile, oppure di politiche per l’ambiente) al fine di far breccia nel senso di responsabilità delle persone e aumentare il proprio bacino di voti; poco conta poi se le soluzioni proposte per il miglioramento dell’ambiente sono povere d’impatto, oppure tendono a soddisfare le esigenze di profitto delle corporation.
L’ecologia è nata come disciplina di studio alla fine del 1800 e, nel corso del 1900, è stata oggetto di forti dibattiti che poi, a partire dal 1970, hanno portato a una scissione tra ecologisti di superficie (per i quali il benessere dell’uomo assume priorità su tutte le altre specie, pur nel rispetto della natura) ed ecologisti profondi(per i quali la natura e il benessere di tutte le specie hanno priorità su quello dell’uomo).
Oggi ci sono molti problemi a cui la scienza moderna sembra non essere in grado di trovare efficaci soluzioni. L’ecologia profonda, invece, sembra aver trovato una risposta a buona parte di essi. Secondo Edward Goldsmith - uno dei più grandi ecologisti del 1900 -, quasi la totalità dei problemi ambientali e sociali sono il risultato di una visione antropocentrica del mondo che considera i beni e i servizi artificiali come l’unica fonte di ricchezza dell’uomo. Per risolvere questi problemi occorre ritornare a una visione eco-centrica che vede negli equilibri e nella ricchezza della natura la vera fonte del nostro benessere. 
Seppure, appare difficile, almeno per il momento, ritornare a forme di società vernacolari – tipologia sociale che Goldsmith considera come modello esemplare di una visione del mondo ecologica -, da esse c’è molto da imparare ed è fortemente auspicabile un ritorno a modelli sociali che diano maggiore enfasi sull’integrazione sociale e sull’integrazione tra uomo e ambiente. Se non si pone un freno all’esagerata e infinita tendenza verso la massimizzazione del benessere artificiale e a privilegiare l’interesse economico su quello sociale e ambientale, il degrado sociale e ambientale continueranno, fino al punto che l’uomo si ritroverà in un ambiente inadatto alla sua esistenza.
Dario Ruggiero  
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domenica 23 settembre 2018

Treia - Resoconto del convegno "Ecologia, economia e moneta positiva" tenuto il 22 settembre 2018



Treia. Sala Multimediale - Da sinistra: Caterina, Paolo, Fabio, Barbara e Andrea


L'amicizia recente con una giovane coppia  marchigiana che risiede a Treia da tanti anni, ma che non avevamo ancora avuto l'occasione di incontrare, Andrea  e Barbara, è stata l'occasione per organizzare, da parte del Circolo Auser Treia, Comitato Treia Comunità ideale e Associazione Moneta Positiva, una interessantissima conferenza su "Ecologia, Economia e Moneta Positiva".

Andrea, che spesso corre con l'amico Crispino di Appignano, da lui era venuto a conoscenza dell'esistenza di questa associazione che si occupa di moneta, debito e soluzioni per risolvere i problemi relativi e del suo portavoce, Fabio Conditi, che, tra l'altro, è originario di Macerata, anche se attualmente vive a Bologna.

Dopo esserci incontrati con  questi nuovi  amici in agosto, è subito scattata la macchina organizzativa per la realizzazione di questo evento in occasione dell'equinozio d'autunno, sabato 22 settembre 2018: "Viene l'Equinozio, cadono le foglie e si accrescono le radici"; questo il sottotitolo, per significare che questo è il momento favorevole per radicarsi e riscoprire la realtà.

Una realtà "dimenticata" dagli organi di informazione ufficiali. Infatti, se quel 99% della popolazione mondiale che detiene solo una minima percentuale della ricchezza monetaria mondiale, fosse consapevole di questo fatto, non so come potrebbe reagire nei confronti di quell'1% che detiene la maggior parte delle ricchezze.

E così, dopo un bel tam tam, un bel numero di persone provenienti da varie parti delle Marche, ma pochi, ahimè dalla nostra bella Treia, si sono radunate alla spicciolata nella grande e luminosa sala multimediale di Via Cavour, gentilmente messa a disposizione dal Comune di Treia.

Paolo D'Arpini ha introdotto l'argomento dicendo, tra l'altro, che le due parole "Ecologia" ed "Economia" hanno lo stesso prefisso, perché tutte e due descrivono e riguardano l'ambiente (eco)  e la sua utilizzazione per la Vita. Ha anche sottolineato l'importanza del momento presente, l'Equinozio d'autunno, periodo in cui si gode degli ultimi frutti, dei quali si fa scorta.

Fabio Conditi ha poi preso la parola e per più di due ore ha tenuto attenta e sveglia la platea con parole, immagini e filmati per spiegare la creazione (nella sua assurdità) del debito pubblico, di banche pubbliche e private, di come il denaro passi da una categoria all'altra, in un ordine scalare gerarchico, senza che nessuno abbia da obiettare.

Egli ha parlato di una domanda fondamentale che molti si pongono: "Ma davvero manca il denaro?" e un'altra : "Ma questo debito deve essere saldato?"

I meccanismi della finanza sono perversi, fatti per schiacciare il popolo in uno stato di perenne senso di precarietà. Ma la conoscenza può farci rendere conto che le cose possono cambiare. L'Italia è uno dei paesi più ricchi al mondo per bellezze naturali e artistiche, ed inoltre esporta molti di più di quanto importi dall'estero... è mai possibile che dobbiamo sentirci così poveri da temere per il nostro futuro?

Meditate gente, meditate...

Caterina Regazzi



P.S. E' stato girato un video da parte di Andrea Santini dell'intera conferenza, che è in fase di montaggio,  che verrà pubblicato appena  possibile. 



Album fotografico di Giampaolo Damiani:

Homo sapiens (sapiens) - Alla conquista (e distruzione) dell'intero Pianeta Terra


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“Acerba sunt bella fratrum” “Le guerre fratricide sono misere” (Proverbio latino) 

Le tribù, che continuarono il loro percorso verso oriente, giunsero circa 50mila anni fa nell’est e nel sudest asiatico e già 45mila anni fa iniziarono la colonizzazione dell’Oceania, avanzando attraverso l’arcipelago indonesiano, che gradualmente “avvicinava” l’Australia, fino a raggiungere il continente. 

Qui i Sapiens incontrarono una fauna tutta sconosciuta. Non solo marsupiali enormi, quali il canguro procoptodonte (Procoptodon) era alto fino a tre metri e pesava circa 230 kg; il leone marsupiale (Thylacoleo), che è stato il marsupiale carnivoro più grande che sia mai esistito, pesava fino a 160 kg.  Altro  marsupiale gigante  fu il diprotodonte, (Diprotodon)  anch'esso estinto, ma anche sauri e serpenti giganteschi e uccelli atteri molto più grandi degli struzzi. In qualche millennio si estinsero ben 23 delle 24 specie di animali di oltre 50 kg di peso mentre la profonda modificazione delle catene alimentari, dovute anche agli incendi delle foreste per far posto a praterie di caccia, portarono all’estinzione molte altre specie di taglia inferiore. Nei millenni a seguire l’invasione dei Sapiens, prima cacciatori-raccoglitori poi diventati agricoltori si estese gradualmente nelle isole dell’oceano Pacifico. 

Intorno al 2000 a.C, furono conquistate, colonizzate e modificate ambientalmente ad usum hominis le isole Salomone, le Fiji e la Nuova Caledonia, da cui partirono successive ondate di coloni verso tutte le isole del Pacifico. Nel 1200 a.C. furono raggiunte le isole di Samoa e Tonga, intorno ai primi anni d.C. le Marchesi e gradualmente la rigogliosa isola di Pasqua, i cui eventi desertizzanti sono ancora oggetto di studio, le isole di Cook fino all’ultima conquista del 500 d.C, delle Hawaii. In ognuna di queste isole fu sovvertita l’omeostasi ambientale con forte riduzione della biodiversità. Poi fu la volta della Nuova Zelanda nella quale si stanziarono intorno al 1200 d.C. i sapiens Maori, i quali in due secoli modificarono talmente gli equilibri ecologici delle isole da condurre all’estinzione non solo la maggior parte della megafauna ma anche più della metà delle specie di volatili. I Maori a loro volta, però, subirono successivamente la colonizzazione delle potenze marinare imperialiste sorte durante la Rivoluzione industriale ed anch’essi subirono come popolazione le devastazioni connaturate nel principio del “ubi maior, mino cessat”. 

Mentre attraverso il passaggio a sud-est seguendo le rotte nell’arcipelago indonesiano procedeva la colonizzazione dell’Australia e poi delle isole del Pacifico, alcuni altri gruppi Sapiens asiatici continuavano la loro diaspora verso nord, nelle fredde terre della Siberia. Nonostante le avversità climatiche si spinsero fino sulle sponde del mar Artico, distruggendo la megafauna locale, i grandi mammut, il Mammuthus sungari, che raggiungeva l'altezza di 5 metri al garrese, e probabilmente pesava circa 6-8 tonnellate. Tali animali assediati dall'uomo trovavano rifugio spostandisi sempre più verso nord. Ma 10mila anni fa vennero completamente annientati. Addirittura gli ultimi mammut si estinsero anche nel loro ultimo rifugio, l’isola di Wrangler, immersa nel gelido e congelato mare Artico a 200 km dalla costa siberiana, intorno a 4mila anni fa, proprio quando in quell’isola giunsero i Sapiens. 

Ma la diffusione dei Sapiens non si arrestò. 

 Trovarono, oltre al passaggio a sudest verso l’Australia, un passaggio a nordest verso il continente americano. Questo continente è oggi separato dall’Asia dallo stretto di Bering largo 82 km ma di soli 30- 50 metri di profondità. Con l’ultima glaciazione di Wurm, il livello degli oceani si abbassò a tal punto che il fondale dello stretto, anche per la presenza di ghiacciai che lo ricoprivano, emerse dal mare consentendo il passaggio di alcune tribù di Sapiens circa 14mila anni fa e forse anche qualche millennio prima. Le prime terre americane, l’Alaska, erano completamente ghiacciate e impervie per cui per circa 2- 3mila anni i Sapiens restarono colà bloccati. Ma la glaciazione di Wurm stava volgendo al termine, per cui circa 10-12 anni fa si aprirono alcuni passaggi verso sud. E’ sconvolgente immaginare come in soli 2mila anni i Sapiens si insediarono dall’Alaska alla Terra del fuoco, cioè più di 15mila km in linea retta, dovendosi adattare a innumerevoli e diversissimi climi ed ecosistemi!

Seguendo il cammino lungo la costa ovest del Pacifico, si espansero verso est nel nord del Canada, dando origine a popolazioni di aleutino-inuit; nella zona dei grandi laghi e delle immense foreste del Canada; più a sud nelle fitte foreste del nord-ovest degli USA, dando origine alle popolazioni nadenè, tra le quali i più famosi sono gli Apaches e i Navajos; nei deserti, nelle paludi del delta del Mississippi e della Florida negli Stati Uniti; nelle foreste e deserti messicani; nelle giungle pluviali del centroamerica; nell’enorme bacino del Rio delle Amazzoni, sulle ripide valli andine, nelle pampas del sud America fino alle gelide terre della Terra del Fuoco, dando origine alle popolazione amerinde. In questo cammino di decine di migliaia di km e della durata di meno di 2mila anni i Sapiens inflissero al Nuovo continente gli stessi danni ambientali, che i loro fratelli riservarono all’Australia e all’Oceania, soprattutto a livello dell’ambiente naturale e della megafauna, che rapidamente si estinse. Così il mastodonte, simile al Mammuthus ma leggermente più piccolo con un'altezza intorno ai 3 metri, i giganteschi Bradipi terrestri, alti 6 metri e di 8.000 kg di peso, che 10mila anni fa scomparvero dal continente per poi essere definitivamente portati all’estinzione nelle isole di Cuba e di Hispaniola intorno a 7mila anni fa proprio quando i Sapiens colonizzarono le isole caraibiche. Ma oltre a questi giganti molti altre specie si estinsero anche camelidi, orsi giganti dal muso corto, armadilli giganti, cervidi, gliptodonti, tapiri, pecari, tigri dai denti a sciabola, l’antenato del lupo il Canis dirus, xenartri e cavalli. Nel nord America scomparvero 34 generi su 47 generi di mammiferi mentre nel sud America 50 su 60. Solo isole non colonizzate hanno mantenuto, almeno fino alla Rivoluzione industriale, il loro patrimonio florofaunistico intatto. Esempio le isole Galapagos, che fino al XIX secolo non sono state abitate. 

Ma l’opera distruttrice dell’uomo non si è esaurita con la diffusione in tutti i territori del pianeta da parte dei cacciatori-raccoglitori. Una seconda invasione fece altrettanti danni all’ambiente naturale: l’invasione di Homo sapiens diventato agricoltore-allevatore, stile di vita che non devastò solo la megafauna ma molte altre specie sia vegetali sia animali. La “fame” di terreni da coltivare per saziare la fame di una popolazione che cresceva rapidamente, distrusse la maggior parte delle grandi foreste e della biodiversità, risparmiando solo la megafauna acquatica. Ma l’attacco ai grandi animali marini ebbe solo un breve rinvio: la Rivoluzione industriale, e le successive rivoluzioni la Rivoluzione consumistica, la Rivoluzione digitale e la corrente Rivoluzione globalizzante, attraverso il mito della produzione e del consumo eccessivo dei beni, attraverso l’abuso delle fonti energetiche, in maggioranza da combustibili fossili e attraverso l’arroganza antiecologica stanno producendo una enorme quantità di rifiuti e di sostanze tossiche e non degradabili, che non stanno portando il pianeta, e i suoi abitanti, solo verso una catastrofe ambientale (inquinamenti, desertificazione, deforestazione, dissesti idrogeologici, cambiamenti climatici, tanto evidenti quanto esiziali, e tante altre “piaghe”) ma verso l’estinzione anche dei grandi animali marini. Ma quale impulso o quale nuova caratteristica consentì a questi Sapiens di diffondersi e di affermarsi così rapidamente in ogni regione del pianeta? Lo vedremo prossimamente...

 Prof. Antonello Senni 

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(Fonte: A.K. Informa N. 38)

sabato 22 settembre 2018

Poliandria, poligamia... "L'amore con più partner" di Carlo Consiglio - Recensione

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La nostra società è largamente basata sulla famiglia che è, almeno apparentemente, una struttura monogamica. Ma vi sono molte eccezioni, tanto da domandarsi quanto la pretesa monogamia umana sia naturale e quanto sia invece una moda culturale. L'autore, il prof. Carlo Consiglio, ha voluto esplorare le alternative alla monogamia, sia consultando la letteratura che riguarda varie popolazioni umane, sia, essendo uno zoologo, dando un'occhiata al mondo animale. In quest'ultimo vi sono varie soluzioni, tra le quali la monogamia è piuttosto rara. Poiché tutti o quasi i caratteri degli animali sono adattamenti all'ambiente, l'A. ha esaminato vari caratteri morfologici, fisiologici, etologici, psicologici e genetici della specie umana, confrontandoli con quelli dei nostri più vicini parenti (le scimmie antropomorfe). 

La conclusione è stata che molti caratteri quali il dimorfismo sessuale, la grandezza dei testicoli, la presenza di uno scroto bene sviluppato, la grandezza del pene (maggiore che in tutti gli altri Primati), la particolare forma del pene (dilatato all'apice anziché appuntito), il polimorfismo degli spermatozoi (tra i quali alcuni hanno funzione di uccidere o di bloccare spermatozoi di altri maschi), i seni penduli, il volume e densità dell’ejaculato, la velocità e forza degli spermatozoi, l'ovulazione nascosta nella donna (caso rarissimo tra i mammiferi), l’orgasmo femminile (attraverso cui la donna può regolare il numero di spermatozoi trattenuti), il tappo vaginale, la preeclampsia (patologia che consente l’interruzione della gravidanza), la percezione della somiglianza, la posizione del missionario, le spinte pelviche, la sorveglianza, la masturbazione, lo stupro, la velocità di evoluzione ed il gene dell’infedeltà costituiscono adattamenti alla poligamia e specialmente alla poliandria (rapporto di una femmina con più maschi). 

Si conclude che gli antenati dell'uomo hanno praticato rapporti con più partner per milioni di anni, fino alla recente invenzione dell'agricoltura; probabilmente la scoperta del nesso tra inseminazione e gravidanza ha indotto i maschi ad impedire alle femmine l'accesso a più partner (ma non sempre con successo!).


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(Recensione del libro di Carlo Consiglio: L'amore con più partner, con prefazione di Luigi De Marchi, editore Pioda, Roma)

venerdì 21 settembre 2018

Alimentazione innaturale. Diciamo no al cibo spazzatura che piace alle multinazionali

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Cercare di soddisfare autonomamente, cioè all'interno del proprio Paese, le esigenze alimentari della popolazione, e pretendere che quanto si debba importare soddisfi minimi requisiti di qualità e sicurezza, dovrebbe essere una priorità di ogni politico al governo in ogni Paese, ma pare che non sia così in nessuno stato, neppure in Svizzera. Questo avviene non solo per motivi di business ma anche per creare dipendenza e sottomissione, sono cioè leve per la conservazione del potere nelle mani di ristrette èlite finanziarie che controllano le varie caste politiche dei loro servitori privilegiati, che solo raramente e occasionalmente fanno gli interessi della popolazione, essendo perlopiù al servizio delle multinazionali e delle banche. 
Claudio Martinotti Doria

Al popolo tocca il cibo spazzatura. Così vogliono le élite

Gli svizzeri il 23 settembre prossimo voteranno un referendum (costituzionale) di iniziativa popolare denominato “Per la sovranità alimentare”, per derrate alimentari sane, prodotte nel rispetto dell’ambiente e in modo equo, i più colti (ci sono anche in Svizzera) “Iniziativa Fair Food”.

Cosa vogliono i promotori? Sostanzialmente che la Confederazione sia garante non solo della produzione indigena di alimenti ma anche, e qui sta l’innovazione, degli alimenti importati, con una garanzia statale che siano prodotti nei paesi di provenienza nel rispetto delle stesse condizioni prescritte in Svizzera.

Come succede spesso, i due organi istituzionali supremi, il Consiglio Federale e il Parlamento, si sono dichiarati contrari a questo referendum popolare. Ecco i numeri: al Consiglio Nazionale 37 sì, 139 no, 17 astenuti. Al Consiglio di Stato 1 sì, 34 no, 7 astenuti. Ovviamente, tutto l’establishment e le élite del paese sono contrari, così i partiti che li rappresentano, non parliamo della stampa e delle tv. Immagino che costoro facciano come me. Per esempio, acquisto solo carne prodotta in Svizzera, la pago il 20% in più di quella importata (Usa, Argentina, Brasile) ma ho la certezza che i vitelli non sono stati dopati con oscene pozioni di antibiotici e di farmaci.

Ciò che ho imparato da questi feroci dibattiti sui giornali e in tv, fra “sì” e “no” è che l’attività d’importazione, per esempio della carne, è molto lucrativa, per questo le lobby contrarie all’iniziativa sono molto aggressive. Gli importatori e i distributori non vogliono essere costretti a controllare la qualità e la sicurezza delle importazioni, a far applicare i principi per la protezione degli animali, etc. Mentre la carne svizzera ha costi di produzione tracciabili molto alti, stante i condizionamenti alle quali deve sottostare, quindi i prezzi per il consumatore sono molti alti, gli importatori lucrano ben più del normale visto che partono da prezzi di mercato internazionali coerenti con il livello qualitativo in essere.

Quindi anche gli svizzeri peccano. Non avevo alcun dubbio, il cancro del Ceo capitalism è arrivato anche qua. Ma l’aspetto che a me interessava di più è stata la scelta delle élite al governo (lo ricordo: liberal-radicali, socialisti, popolari, da sempre, al potere ma con progressiva riduzione delle loro percentuali, come succede in Europa) di come comunicare ai cittadini la loro scelta del “no”. Come si può essere nei fatti contro i controlli di qualità, contro l’importazione di alimenti da fabbriche estere di animali da carne dove lo sfruttamento è diciamo imbarazzante?

Le élite svizzere sono state geniali. Essendo logicamente con le spalle al muro in termini di comunicazione hanno ribaltato l’approccio. Cari concittadini dovete votare “no”, dicono, perché applicando le norme dell’iniziativa popolare per alimenti equi, le classi meno abbienti non potrebbero permettersi questa tipologia di cibo sano ed equo. Incredibile, i benestanti invitano in pratica i poveracci a consumare cibi se non spazzatura, non a norma, privilegiando il prezzo alla qualità, forse alla salute a gioco lungo. Sono curioso di come reagiranno i cittadini, anche se, sulla carta, pare non esserci partita alcuna.

In Occidente gran parte della comunicazione sugli alimenti è rigorosamente fake (i troll non sono russi ma quotati nelle Borse euro americane), in Svizzera, stante il referendum, hanno dovuto quantomeno uscire allo scoperto, ammettendo che i cibi di qualità certificata possono permetterseli solo i ceti abbienti (l’importante era saperlo). Questa è la vera democrazia diretta: referendum popolari q.b. (quanto basta). E ogni volta, comunque vadano i risultati, le oscenità politiche, in questo caso alimentari, quantomeno vengono a galla.

Riccardo Ruggeri