sabato 8 dicembre 2018

Katowice. Si dia inizio al mondo dei cataclismi, oppure si inverta la rotta


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"Se non sarà invertita la rotta, siamo diretti verso un mondo di cataclismi". Questo il monito degli scienziati presenti in questi giorni a Katowice (Polonia) per la COP 24 sul clima. Non solo, ma all’apertura dei lavori il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha detto: "non stiamo ancora facendo abbastanza né ci stiamo muovendo abbastanza veloci".

"Anche se assistiamo a devastanti impatti climatici che causano il caos in tutto il mondo, non stiamo ancora facendo abbastanza, ne' ci muoviamo abbastanza velocemente, per prevenire un'interruzione climatica irreversibile e catastrofica", Non è Giovanni Rossi metalmeccanico, né Giulio Bianchi impiegato di banca, né il solito ambientalista di turno ad affermare ciò, sono studiosi, ricercatori, scienziati e dirigenti dell’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) che sostengono le dichiarazioni sia del segretario generale dell’ONU che di tutti i centri studi sul clima della Terra, compresi i nostri CNR ed ENEA. L'ultimo report dell'IPCC, uscito lo scorso ottobre, ci informa che abbiamo solo 12 anni per agire con decisione per combattere i cambiamenti climatici e restare entro 1,5 gradi Celsius di aumento della temperatura media globale. 

E allora? Stiamo ancora a guardare la punta del nostro dito rivolto alla Luna? Oppure cominciamo seriamente a guardare la Luna? Ci chiediamo se i grandi della Terra, quelli che nel bene o nel male decidono del nostro futuro, hanno realmente capito quale pericolo sta correndo tutta l’umanità e se si, perché non cominciano a darsi da fare per intervenire e limitare o bloccare questa folle corsa verso la catastrofe climatica? Facile a dirsi, ma la realtà è ben diversa, a parte Donald Trump, ora anche il Brasile sull’accordo di Parigi ci ripensa e poi, colpo finale, la stessa Polonia, che ospita la COP 24, ha detto che non può rinunciare al carbone, una delle sue principali fonti energetiche. 

Forse era già scritto nel destino dell’umanità che una civiltà cieca ed ingorda nei confronti dell’ambiente naturale del pianeta, avrebbe un giorno decretato la fine della vita su questa Terra...

Filippo Mariani - Accademia Kronos  

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venerdì 7 dicembre 2018

Devastazione ambientale e le grandi opere inutili (e dannose)

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“You don’t need a weatherman to know which way the wind blows”.
(Bob Dylan, Subterranean Homesick Blues)
Le Grandi Opere inutili, imposte alle popolazioni in nome di uno sviluppo astratto che occulta l’accumulazione di profitti e il privilegio di pochissimi, sono una delle espressioni di un modello e di una cultura politica che non solo devasta i territori ma alimenta, giorno dopo giorno, la fine della vita di molte specie viventi nel pianeta. A cominciare da quella umana. Il tempo a nostra disposizione per salvarle sta finendo. Ce lo dicono, da tempo, centinaia di scienziati. Lo ripetono, ormai ogni giorno e in ogni angolo del pianeta, la furia dei venti, il fango e i deserti che avanzano e l’innalzamento del livello degli oceani. Quest’anno alla tradizionale manifestazione dell’otto dicembre, che ricorda la liberazione di Venaus, in Val di Susa, si uniscono molte proteste internazionali contro il disinteresse e l’ipocrisia dei potenti verso gli effetti dei cambiamenti climatici. In Italia, da Torino a Niscemi e da Padova a Melendugno, si leva la voce dei movimenti e delle comunità in lotta per fermare il treno di uno sviluppo impazzito che corre a velocità impensabili verso l’ultima stazione, quella dell’autodistruzione
La drammaticità dell’emergenza climatica ha imposto prepotentemente un cambio di passo, un innalzamento degli obiettivi e delle parole d’ordine, perché è l’intero modello di sviluppo – di cui la logica delle Grandi Opere è un’ espressione – che sta portando il Pianeta al collasso.
O meglio: ciò che sta collassando sono le condizioni necessarie per la sopravvivenza di decine di migliaia di specie viventi, compresa quella umana.
Il Pianeta in realtà può continuare tranquillamente senza di noi, mentre la vita sulla Terra muterà le sue forme e abitudini, come già ha cominciato a fare.

Che il tempo a nostra disposizione stia finendo ce lo ripetono, ormai da anni, centinaia di scienziati da tutto il mondo, e non hanno certo l’aspetto di millenaristi medievali.
Ce lo ripetono con frequenza crescente i venti che sfondano le nostre finestre, i fiumi di fango che invadono strade e case travolgendo cose e persone.
Altrove, lontano dai nostri occhi e dai nostri teleschermi, succede anche di peggio...
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Alexik - https://comune-info.net/2018/12/la-posta-in-gioco/

mercoledì 5 dicembre 2018

21 e 22 Dicembre 2018. I cammini della Dea Madre: Sorano, Pitigliano, Sovana

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Nel cuore del triangolo del tufo, (Sorano, Pitigliano, Sovana) alla scoperta dei templi solstiziali etruschi e pre-etruschi, percorrendo le vie cave.

Templi solstiziali: sono dei templi rupestri databili almeno a 3.500 anni fa, conservano ancora rocce scolpite con puntatori solari allineati perfettamente ai raggi del sole solstiziale che passa attraverso di essi. E’ importante sapere che la posizione dei templi era strategica, per la lettura degli astri e connessa ad altri luoghi sacri del territorio, montagne, fiumi e centri storici…

Queste opere sono differenti tra loro

Poggio Rota la Stonehenge Italiana, un cerchio formato da Megaliti completamente lavorati.
Poggio dell’Ovo una rupe completamente lavorata da scanalature, coppelle, grotte artificiali.
Queste testimonianze sono i resti di strutture molto più complesse e spettacolari, che la selvaggia natura della maremma ha conservato fino ad oggi.
Le Vie cave: sono vie artificiali uniche al mondo, presenti nel territorio ancor prima dell’arrivo degli Etruschi, concepite per scopi sacri, ottenute tagliando letteralmente le pareti delle falesie per centinaia di metri o per km, percorrendole si entra in un'altra dimensione, raggiungendo necropoli e templi rupestri.

Programma:


Venerdì 21 dicembre

Ritrovo Ore 14 in Piazza a Sorano (per chi parte da Perugia partenza ore 12 da Pian di Massiano)
Quindi introduzione al territorio e visita al Tempio di Poggio dell’Ovo, dove aspetteremo il tramonto per vedere i raggi del sole passare dentro un puntatore solare e illuminare una coppella sacra. 
In serata incontro con Giovanni Feo uno dei maggiori esperti del territorio scrittore, etruscologo, ricercatore. Tra i suoi libri ricordiamo: Misteri Etruschi, Le vie cave Etrusche, Geografia sacra, Ninfe Sibille Lase.
Pernottamento presso la locanda della Picciolana. A Sovana.

Sabato 22 dicembre
Ore 9:30 Partenza per un trekking che partirà da Sovana, attraverseremo 5 km circa di vie cave, scopriremo tutto il loro fascino misterioso, dagli attraversamenti di stretti corridoi con pareti alte 20m circa, ai sentieri agresti affacciati sul paesaggio maremmano. Arriveremo quindi alla Stonehenge Italiana di Poggio Rota, dove aspetteremo il secondo tramonto che colorerà il sito sacro, una magia che si ripete da tempi immemorabili.

Ci sarà la possibilità di concludere il nostro viaggio con un ultimo incontro con Giovanni Feo durante il quale potremo scambiare opinioni e curiosità.

Iscrizioni aperte fino al 17 dicembre 2018.
Info e prenotazioni: Ilsemedulivo@yahoo.it; Tel 3337530872


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Basta veleni nei campi.... si torni all'agricoltura bioregionale naturale


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L'agricoltura Biologica bioregionale non è solo un diritto dei cittadini e degli agricoltori, bensì un dovere delle istituzioni, nel rispetto dei diritti inviolabili alla salute ambientale (Art. 32, 9, Costituzione) e allo sfruttamento razionale dei suoli per la conservazione della fertilità per le generazioni future (Art. 44 Cost.) Fertilità non solo dei terreni bensì anche Umana, compromessa da decenni di pesticidi interferenti endocrini, mutageni e teratogeni.

Regolamenti Europei, obbligatori e prioritari, in applicazione degli obblighi costituzionali alla rimozione degli ostacoli per la realizzazione sociale dell'attività economica (Art. 41, 42, 44 e Art. 3, comma 2 Costituzione), da oltre 25 anni compensano gli agricoltori biologici dei mancati ricavi e maggiori costi, più un 20% per i costi burocratici di transazione. 

Socializzando i costi della riconversione verso l'agricoltura biologica, con misure specifiche, cui si aggiungono misure cosiddette "Agro-Climatico-Ambientali" finalizzate a migliorare la fertilità dei terreni (Humus e sali minerali), proteggerli dall'erosione e dal dissesto idrogeologico, migliorare la fissazione del carbonio, contribuendo alla resilienza contro i cambiamenti climatici provocati dal sistema agro-zootencico industriale che sta distruggendo il pianeta. 

Attraverso Cover crops e sovesci, siepi e alberature, aree indisturbate, fertilizzazioni organiche e pacciamature, lavorazioni minime e meccanica eco-sostenibile, varietà resistenti e tecniche di controllo biologico, agroforestazione, zootecnia biologica, ecc)…
In sostanza applicando l'Agroecologia, i cui maggiori costi diretti di riconversione comportano benefici ben più ampi, non solo etico-morali, bensì economici. A partire dal recupero della biodiversità agroecologica tradizionale e delle varietà antiche dei territori, dopo anni di incremento delle allergie e intolleranze alimentari come quelle provocate dai frumenti modificati geneticamente che hanno alterato la qualità delle proteine, modificando, insieme ai pesticidi, l'equilibrio microbico intestinale umano, base della salute.

Con 7-8 miliardi di € all'anno possiamo compensare tutti gli agricoltori italiani nella riconversione biologica, addirittura assicurandoli contro le fitopatie con un contributo del 70% sulle polizze per consorzi mutualistici di difesa biologica delle coltivazioni, cui si aggiunge un altro 30% di maggiorazione, nel momento in cui trattandosi di azioni collettive territoriali di riconversione biologica, un Sindaco, in qualità di tutore della salute dei propri cittadini viene obbligato dalla Costituzione a dichiarare il proprio territorio comunale "biologico" e libero da Pesticidi sintetici.
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L'Agricoltura Biologica deve convenire "per Legge".
La Danimarca ha dimostrato, riducendo del 90% l'uso di pesticidi chimici già a partire dagli anni '90, che nel tempo ha realizzato un risparmio del 30% sulla spesa sanitaria nazionale. In Italia ciò significherebbe circa 30 miliardi di € con un guadagno netto, oltre che di salute Umana ed Animale ed aspettativa di vita sana, di circa 23 Miliardi di € per il nostro paese.

Il fatto che questi fondi europei finiscano illegittimamente da decenni nelle tasche di chi usa in Italia sempre più pesticidi, chiamandola agricoltura integrata (senza i previsti obblighi prioritari di tecniche sostitutive dei pesticidi) o peggio "conservativa" (a base di Glifosate), il cui mercato è andato aumentando invece di diminuire, non autorizza la Cattaneo a parlare a "vanvera", come dicono i saggi napoletani. 
Avendo il nostro paese raggiunto il triste record mondiale dei tumori infantili (OMS) e superato oltre 200 residui chimici di pesticidi nelle acque superficiali e profonde (ISPRA), da cui sarà difficile difendersi in futuro per i nostri figli.

E' necessario che tutti gli attori della filiera agroalimentare italiana passino dal conflitto alla convergenza di interessi, lavorando velocemente alla riconversione agro-eco-bioregionale della nostra agricoltura. Oltretutto considerando che i prodotti biologici ottengono un prezzo maggiore per gli agricoltori e che il "consumattore" oggi è sempre più esigente e sensibile alla chimica multipla presente negli alimenti, sotto forma di centinaia di pesticidi che si assumono quotidianamente se non ci alimentiamo in modo "veramente Biologico, libero da pesticidi e da OGM".

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E' troppo tardi per non fare nulla… 

Nel 1990 un referendum chiedeva l'eliminazione dei residui di pesticidi dagli alimenti, in quanto pericolosi per la salute…
…non siete stati capaci nemmeno di stabilire la sommatoria massima dei diversi residui chimici negli alimenti, per cui un cocktail di pesticidi sintetici consente di considerare legale vendere la mela di "Biancaneve", mentre un pò di rame in più (microelemento essenziale alla vita, presente in molti integratori alimentari), facilmente lavabile …porta in tribunale quella dell'albero paradisiaco di Eva, offerta ad Adamo.

La Natura, la nostra natura, ormai ci sta rifiutando attraverso il drammatico incremento delle patologie autoimmuni e degenerative. attraverso le quali chi non rispetta le "proprie leggi" si autodistrugge.
Mentre gli ospedali sono pieni di bambini oncologici e nascono creature malate a causa dei danni alle cellule riproduttive...

Tra pochi anni sara tutto biologico… perché gli altri se ne saranno andati all'altro Mondo… speriamo in quello di Eva e di Adamo.

Prof. Giuseppe Altieri, Agroecologo

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Chiesanuova di Treia, 8 Dicembre 2018 “Fierucola delle Eccellenze Bioregionali”




Presentazione:

Treia. La Fierucola delle Eccellenze Bioregionali, giunta alla sua IV edizione, è un progetto che  si prefigge di  promuovere il senso d’identità, connettere il tessuto sociale, sviluppare forme di lavoro creativo, aiutare i membri della società a riconoscersi come appartenenti ad una stessa famiglia e sostenersi l’un l’altro con spirito solidale dimostrando  che  Treia è una “comunità unita”, riportando l’attenzione  alla capacità di esprimere creativamente quanto è necessario all’esistenza, sia in campo culturale che materiale,  procedendo in un progetto di ri-connessione bioregionale.  


 Auser Treia, Coop. La Talea, Parrocchia di Chiesanuova di Treia, con il patrocinio morale del Comune di Treia
Organizzano: 

Treia – 8 Dicembre 2018
“Fierucola delle Eccellenze Bioregionali”
IV Edizione

Esibizione creativa delle produzioni locali di Agricoltura, Artigianato, Arte, Bricolage, Cultura

Oratorio di Chiesanuova di Treia

Programma:
Ore 9.00 - Arrivo degli espositori  e allestimento 
Ore 11.00 –  Apertura al pubblico 
Ore 12.00 -   Interventi di Benvenuto di  Don Peter Paul Sultana,  Francesco Senesi, Antonio Marcucci, Paolo D'Arpini e Adriano Spoletini
Dalle ore 12.30 alle ore 14.30 - Servizio ristoro a cura della Parrocchia
Ore 16.00 – Laboratorio creativo per bambini di Chiara Teloni
Ore 17.00 – Letture poetiche di Maurizio Angeletti e Liana Maccari ed esibizioni musicali folkloristiche di Andrea Biondi e Luciano Carletti
Ore 19.00 – Chiusura della Fierucola delle Eccellenze Bioregionali
Ore 20.00 – Nel giardino dell'Oratorio fuoco rituale dell'Immacolata. Segue benedizione e  rinfresco con brindisi di buon augurio a cura della Parrocchia

Informazioni:
Paolo D'Arpini: auser.treia@g.mail.com – Tel. 0733/216293 
Giovanni Testa: Comitato Parrocchiale. Cell. 338.6046660 



Espositori ed operatori culturali alla Fierucula del  2018 

Auser Treia - Materiale promozionale 

Marco Fazzi - Saponi naturali

Claudio Medei - Legumi

Hobby Live - Hobbistica 

La Ghianda - Prodotti bio

Luciano Carletti  - Cesti 

Giuliodori Renzo - Miele 

Amargi - Oli e succhi

Seminasogni - Erbe, tisane e giornali

Nazareno Crispiani - Presepi artigianali  

Liliana Napoleone - Addobbi

Danilo Tartari - Restauri in legno 

Ferdinando Renzetti - Olio  e terra cruda

Daniela Acquilini - Merletti 

Matteo Mazzieri - Ortaggi  e legumi

Beatrice Piatanesi - Bigiotteria

Giovanni Caldarrostaro - Caldarroste

Talea - Verdure bio

Talea - Legatoria 

Fortuni Francesco - Agricoltura

Nazzareno Vicarelli  - Artigianato vario 

Daniela Lacché - Fiori secchi  ed oggetti

Antonio Casareale - Frutta e derivati

Verdicchio - Olio e pasta 

Sileoni Giovanni - Macchine da cucire storiche

Buldorini Panificio - Dolci e focacce

Romina Angelucci  - Oggetti d'arte

AVIS - Tavolo di promozione donatori    

Marozzi Stefania - Uncinetto e maglia

Umberto Rocchi - Aromaterapia 

Afribau. Propoli e polline 

Mariolina Moretti - Cucito 

Letizia Alberti - Oggettistica  

Riccardo Mezzabotta - Artigianato 

Michele Meomartino - Cultura Olistica

Fausto Misici - Formaggio  di fossa

Giovanni Della Casa - Farine biologiche

Capparucci Enrico - Fabbroferraio

Laura Gianfelici - Oggettistica

Ente Disfida del Bracciale - Promozione


........................................


Artisti: Domenico Fratini, Fotoclub il Mulino, Giancarlo Lupi, Carlo Spurio, Peter Paul Sultana

Scrittori e poeti: Maurizio Angeletti, Liana Maccari, Caterina Regazzi, Enzo Catani, Fernando Pallocchini, Paolo D'Arpini

Musicisti e animatori: Andrea Biondi, Chiara Teloni, Luciano Carletti

lunedì 3 dicembre 2018

Preparedness e baratto - Tenersi pronti, prima dell'emergenza finale




Il baratto, per sua stessa natura, protegge da qualunque crisi o distorsione del mercato finanziario globale. Invece di utilizzare le banconote destinate al deprezzamento come mezzo di scambio, si passa direttamente allo scambio di un bene tangibile con un altro bene tangibile, o di un servizio con un bene tangibile, o di un servizio con un altro servizio.

Uno dei fondamenti della preparedness è il procacciarsi una serie di beni destinati al baratto durante tempi duri. Tuttavia è condizione basilare non imbarcarsi nell’acquisto di prodotti per il baratto prima di aver acquisito tutto quanto necessario per garantire alla propria famiglia una vita autosufficiente.
Per essere utile nel baratto, un bene deve rispondere ad una serie di requisiti:
Avere una utilità per la maggior parte delle persone. Quasi ogni famiglia usa il sapone, ma solo pochi usano aghi per macchine da cucire Singer.

Essere immediatamente riconoscibile. Le marche di buona qualità  non hanno bisogno di presentazioni. Tutte le altre possono essere sospette.

Essere longevo. Ricordiamoci l’importanza della data di scadenza. Se si accumula troppo e non si riesce a barattare tutto prima che il prodotto vada a male…

Essere facilmente condivisibile. Scatole di fiammiferi, torce elettriche a dinamo, gomitoli di corda e lattine di kerosene sono esempi perfetti.

Essere relativamente compatto e trasportabile a costi ragionevoli. La carta igienica è di grande appeal, ma difficilmente trasportabile e immagazzinabile.

Avere una qualità costante. Per esempio, metalli preziosi, monete di purezza nota o attrezzi di utilità riconosciuta.

Essere in disponibilità limitata. In Europa un barattolo di caffè liofilizzato sarebbe l’ideale, ma in America centrale, forse non servirebbe a nulla.

Da: “Prima dell’Emergenza: manuale di Preparedness in tempi di crisi” di Vittorio Oltremare




Mio commentino: “Per la sopravvivenza bruta non smetterò mai di raccomandare agli amici vegetariani (e non) d’imparare a riconoscere le erbe, i tuberi e la frutta selvatica in modo da potersi garantire almeno il necessario per sfamarsi, stagione dopo stagione…” (Paolo D’Arpini)

domenica 2 dicembre 2018

Resilienza e centri urbani a misura d'uomo


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La rigenerazione dei centri urbani è ottenuta con interventi di natura culturale, sociale, economica ed ambientale, finalizzati ad un incremento del comfort e della vivibilità nel rispetto della sostenibilità, incrementando la partecipazione sociale
Pianificazione urbana resiliente
Come ha messo in evidenza un recente rapporto dell’Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IBIMET- CNR), i processi di forte inurbazione avvenuti negli ultimi 50 anni hanno comportato un forte aumento della popolazione concentrandola in quartieri suburbani che oggi rappresentano una sfida per chi si deve occupare di vivibilità urbana.
La crescita urbanistica disordinata mostra oggi nelle nostre città tutti i limiti di una mancata visione di comfort urbano. La fitta concentrazione di strutture, la mancanza di ampie ed adeguate aree verdi ed una stretta e debole rete viaria hanno negli ultimi anni, insieme ai cambiamenti climatici, aumentato le aree di persistenza del calore nelle città.
Con il fine d’invertire la tendenza ed anzi di innescare una serie di interventi capaci di rendere il territorio urbano un luogo più gradevole da vivere, lo studio della bioclimatologia urbana ci viene in aiuto, permettendo d’individuare gli elementi su cui agire perché gli ambienti in ambito urbano – dove di solito le persone vivono e lavorano – abbiano la capacità di generare soddisfazione, partendo da stimoli sensoriali.
I bioclimatologi del CNR, utilizzando i dati della missione MODIS della NASA e piattaforme informatiche aperte europee come “Zenodo.org”, hanno potuto costruire, in collaborazione con gli urbanisti, le mappe che rilevano le “isole di calore” segnalate dai campi termici urbani.
Nello specifico, la possibilità di conoscere con grande dettaglio spaziale le complesse dinamiche che regolano le variazioni termiche delle superfici delle costruzioni in funzione del consumo di suolo, può già aiutare ad individuare pratiche di gestione più sostenibili.
Le azioni di mitigazione più immediate possono essere rappresentate dalla rimodulazione dei parametri delle superfici esposte alle radiazioni solari, dalle tecniche di costruzione dei “tetti freddi” in grado di riflettere maggiormente i raggi del sole e dunque di non assorbire calore.
Il ripristino e la rigenerazione di aree verdi, insieme ad uno sfruttamento più efficace dei corsi d’acqua, rappresentano tutte azioni di raffrescamento mirato nelle “isole di calore” evidenziate dal mapping termico. Anche il ripristino di un’agricoltura urbana rappresenta una valida strategia per ambire a città più resilienti rispetto al rischio da caldo e climatico, concorrendo in questo ad una riqualificazione sostenibile di aree urbane. Si attiverebbero in questo modo filiere di produzione di alimenti freschi permettendo la creazione di nuove tipologie di spazi urbani in grado di attivare mercati alternativi e sostenibili oltre ad apportare miglioramenti alla qualità dell’aria ed al microclima.
Sono tutte azioni di rigenerazione urbana che predispongono l’attivazione di processi di resilienza da parte della popolazione. Interventi, questi, tutti tesi a migliorare la qualità della vita nelle isole di calore urbane rilevate.
Possiamo affermare che l’ambito climatico delle città è strettamente connesso con quello urbanistico; da essi tendono le relazioni tra gli interessi sociali, amministrativi ed economici e l’applicazione della bioclimatologia urbana ci viene in aiuto per la realizzazione delle mappature termiche urbane in grado di evidenziare le isole di calore dove agire con interventi di recupero e riqualificazione ed in ultima analisi di rigenerazione urbana e resilienza.
Sergio Lavacchini - Arpat

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