martedì 18 dicembre 2018

Il tempo segue le stagioni ma la coscienza è senza tempo...


Discorso sul significato del Solstizio invernale tenuto da Caterina Regazzi il 17 dicembre 2018 presso il Centro di meditazione e canti "Luce di Stelle" di Vignola, diretto da Mara Lenzi.


Il tempo segue le stagioni mentre la coscienza è senza tempo...

Con il mese  di dicembre  le giornate si accorciano sempre più, fino al solstizio d'inverno, che rappresenta la giornata più corta dell'intero anno, dopo la quale il periodo di luce prende gradualmente ad aumentare di nuovo, riportandoci alla luce interiore...

Nel momento del solstizio le "forze oscure" sono in maggioranza ma si percepisce la “luce interiore” o “bene” che inizia la sua ascesa. Dopo aver toccato il fondo sentiamo il richiamo sostanziale della coscienza che - come da sua natura - si pone a emendare ciò che è disdicevole per la crescita del nostro carattere.

La capacità evolutiva è la capacità di rialzarsi dopo ogni caduta; rappresenta anche ogni inversione di rotta, l'autocritica, la conoscenza di sé: si voltano le spalle alla confusione dell'esteriorità (l'apparire, la ricchezza, ecc.) e si scorge il divino nel profondo dell'anima, ovvero l'Uno, o il Sé.

La suddetta visione è ancora  in stato germinale ma possiede già un valore intrinseco rispetto agli oggetti esteriori: l'Uno è la nostra vera natura e troviamo l'identità con Esso nella forza evolutiva che si compie nell'esistenza.

Subito dopo il solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare e il buio della notte a ridursi fino al solstizio d' estate, in giugno, quando avremo il giorno più lungo dell'anno e la notte più corta. Il giorno del solstizio invernale cade generalmente il 21 dicembre, ma per l'apparente stazionamento del moto solare diventa visibile il terzo/quarto giorno successivo.

Il sole, quindi, nel solstizio d'inverno giunge nella sua fase più debole quanto a luce e calore, pare precipitare nell'oscurità ma poi ritorna vitale e "invincibile" sulle stesse tenebre... Tutto parte da una osservazione attenta del comportamento dei pianeti e del sole, e gli antichi, per quanto possa apparire sorprendente, conoscevano bene gli strumenti che permettevano loro di osservare e descrivere movimenti e comportamenti degli astri.
Nel contempo il significato esoterico, anche quello della vittoria del reale che smaschera il fittizio, cioè quel che è vero, la crescita luminosa, diviene evidente mostrando così la finzione dell'apparire.

In questa epoca materialista viviamo in un mondo dove, nella penombra, il falso e l'artifizio hanno preso il posto del vero e del semplice. Questo il meccanismo dell'apparenza che prende il posto del naturale -dell'intrinseca verità- e che favorisce il gioco sterile dell'esteriorità. La seduzione dell'illusione che si manifesta nella semioscurità mostra ciò che l'altro vorrebbe vedere, semplice barbaglio proiettivo di una immagine costruita a misura per attrarre l'altro. E chi è l'altro? Chi svolge la funzione separativa tra l'io e l'altro? Perché si sente la necessità di appropriarsi della attenzione dell'altro?

L'apparenza insomma è camuffamento, mentre la chiara visione, potremmo dire la chiaroveggenza si accompagna alla luce dell'intelligenza, rappresentata dal Sol Invictus, ovvero la capacità percettiva di scorgere il bello in ciò che è, senza orpelli, senza luminarie, senza zavorra inutile di finzione incipriata.

Il Nobile e l'Ignobile (secondo il Libro dei Mutamenti o I Ching)

Le vie del Nobile e dell'Ignobile sono prodotte dal movimento interno alla psiche collettiva. Il Nobile non può seguire la via degli Ignobili per sconfiggere i medesimi, in quanto seguirebbe il “male” nel suo percorso. Ciò che il Nobile può fare è conservare il seme dell'intelligenza, non certo ricercare risultati nel mondo esteriore. Questa qualità va preservata in vista di un successivo sviluppo della coscienza a favore dell'evoluzione.

La massa segue sempre l'energia dominante, positiva o negativa che sia. Al momento in cui la massa raggiunge il suo massimo livello di espansione  ci si innalza al successivo livello evolutivo della coscienza. 

Il processo evolutivo della mente è eterno e si sviluppa nello spazio-tempo, mentre l'illuminazione è nella consapevolezza immediata, nel qui ed ora. E questa è la vera "emancipazione" dai limiti imposti dallo spazio-tempo.

Ci è concesso coltivare noi stessi a patto di rispettare le condizioni in cui ci troviamo: non dobbiamo quindi rinunciare allo svolgimento delle funzioni nell'ambito esterno ma evitare accuratamente di subire il fascino di tutti quei meccanismi che indeboliscono il potere della coscienza (qui intesa anche in senso morale).

Si trova il “retto agire” per mezzo di verosimili sforzi volti ad ampliare e condividere la coscienza che ci appartiene.

Il mondo spirituale si trova qui nella vita quotidiana, è sempre presente nella manifestazione a rappresentare il potere della manifestazione stessa.

Le identificazioni sono tutte di carattere illusorio ma allargando il campo da un interesse esclusivamente personale a quello della propria famiglia, della terra di origine e così via, si allargano i confini della nostra “gabbia” mentale fino a trascenderli, in un vero e proprio processo di espansione della coscienza... che infine trova il compimento in se stessa.

Previsioni e consigli.

La Terra compie le cose per mezzo della forma, perciò di essa si dice “lo stato della Terra”. Così anche l’uomo nobile deve possedere ampiezza di vedute, forza interiore, carattere compatto per essere in grado di sopportare il mondo senza subirne gli influssi. Le qualità migliori per mantenere il proprio equilibrio sono serietà, modestia e riservatezza.

Nel tempo delle grandi abbuffate festive, e dei cibi invernali più carichi di grassi, cerchiamo di nutrirci adeguatamente per incamerare energia, ma senza esagerare: il cuore si affatica per digerire e il colesterolo incalza. Per contro, non eliminiamo del tutto i grassi dalla nostra alimentazione, perché hanno la loro funzione: la parola d’ordine è giudizio!

Il cuore è al centro di tutte le funzioni fisiche, energetiche del corpo, e anche di quelle spirituali. Circondiamoci di verde e di rosa, i colori di questo “chakra” per ricordarci che l’amore per se stessi e gli affetti, sono ciò che conta di più.

Paolo D'Arpini e Caterina Regazzi

Risultati immagini per caterina e paolo d'arpini

“La conoscenza di ciò che appare nella coscienza non è vera conoscenza. Conoscenza di Sé significa essere quella coscienza in cui tutto appare” (Saul Arpino)   

lunedì 17 dicembre 2018

Psicostoria - La memoria intrinseca degli eventi nella materia...


Risultati immagini per psicostoria

Che ci sia un’attinenza indiscutibile fra l’emissione energetica e la materia è un fatto conosciuto da chiunque, prima ancora delle scoperte della fisica quantistica. Basti vedere l’azione dell’energia solare e della sua captazione utile ai processi vitali sulla Terra…

Energia e materia sono strettamente interconnesse ed a un certo livello indistinguibili l’una dall’altra. Ed alla base del loro apparire in specifiche forme e modi c’è la mutazione costante e continua, una sorta di saliscendi che fra l’una e l’altra polarità che consente l’esistenza dell’universo conosciuto.


Secondo I Ching, o Libro Dei Mutamenti, la creazione avviene costantemente attraverso l’incontro di Cielo e Terra, ovvero Energia e Materia, Coscienza e Forma, ma questa descrizione non è sola prerogativa dell’I Ching, anche altre religioni e filosofie (ed anche la moderna scienza) indicano il movimento, la vibrazione o trasformazione, come fattore primo che crea il mondo. 


L’energia cinetica sprigionata attraverso il cambiamento sopraggiunto nel “quid” originario statico si è propagata in uno svolgimento, apparentemente infinito, che utilizza i canali conduttori dello spazio e del tempo. Che lo si chiami Verbo, Om, Spirito o Tao ha poca importanza…

Dal punto di vista dell’esperienza empirica, basata sull’osservazione in un continuum spazio temporale ed anche secondo la teoria della creazione graduale dell’universo si immagina un “inizio” chiamato Big Bang (il grande botto) o “Atto Creativo” in cui la concentrazione energetica statica giunge ad una fase critica di incontenibilità e ne consegue un collasso (corrispondente all’inizio dello spazio tempo) che coincide con la proiezione manifestativa in cui l’energia assume forma, gradualmente, divenendo materia. La gradualità e continuità della creazione viene misurata attraverso un “aspetto” che sempre accompagna, potremmo anche dire registra, il processo creativo. 

Questo aspetto è immanente e trascendente ed è la “coscienza”, la quale è parte integrante, una sorta di sapore o qualità intrinseca, dello svolgimento energetico in corso.

Possiamo quindi tranquillamente affermare che “coscienza, energia e materia” sono la stessa cosa, come il tempo e lo spazio che appaiono e coesistono complementariamente. Senza la durata nel tempo e l’espansione nello spazio nulla potrebbe manifestarsi e senza la coscienza e l’energia nessuna forma od entità avrebbe significato od esistenza. Per questa ragione è impossibile scindere la manifestazione dalla consapevolezza che la sancisce.

Ogni elemento, essendo la trasformazione nell’infinita possibilità dei movimenti energetici nello spazio tempo, conserva una specifica memoria (od intelligenza) che è necessaria alla coesione della sua sostanza (o stato di mutazione energetica se vogliamo usare una terminologia metafisica). 


Questo procedimento di psicosomatizzazione dell’esistente viene impresso contemporaneamente in una sorta di “negativo” che corrisponde alla formula rispetto al procedimento sperimentale in corso (possiamo definirla anche “memoria”, “ombra” o “antitesi”). Ma non è solo descrizione in negativo è anche substrato, è forza costituente che permette al tutto manifesto di mantenere una forma ed un nome, insomma gli fa assumere una specifica identità.

Ed è per questa ragione che nell’I Ching si individuano delle specifiche forme archetipali, i trigrammi e gli esagrammi, utili al riconoscimento delle aggregazioni energetiche in corso. Insomma possiamo dire che gli eventi si ripetono, pur in in una scala evolutiva, in una sorta di gradiente continuo ma riconducibile ad un processo già conosciuto. 

Da qui anche il concetto di “psicostoria”, che non è altro che la memoria progettuale costituente i fenomeni, la quale resta impressa nei risultati stessi della fenomenologia attiva: i processi vitali. Perciò la storia non è quella scritta sui libri, quella dei libri è solo una documentazione ingannevole, parziale e soggettiva che descrive gli aspetti percepiti da alcuni testimoni, od ascoltatori dei testimoni.

La storia come noi la conosciamo è una traballante pseudo-verità, una descrizione quasi immaginaria, raccontata e corroborata (a fini speculativi) dall’opinione dei suoi redattori. Quella che chiamiamo storia è al meglio la descrizione di un immaginifico realistico condiviso (più o meno) da molti (comunque un numero limitato di persone).

Ma la verità non può essere parziale, come non può essere sminuzzata l’integrità della nostra esistenza corporea. Nel senso che non possiamo dire “questo organo o questa appendice non mi appartiene od è inutile, i capelli le unghie ed i peli non sono importanti perché crescono e vengono eliminati senza eccessivo danno…” o simili facezie. Infatti anche se usiamo quasi sempre la destra per il nostro agire abbiamo bisogno anche della sinistra, se diventiamo calvi lo consideriamo un difetto, se le unghie si spezzano anche le dita ne soffrono, etc. 


Insomma la verità storica dovrebbe corrispondere ad un’interezza e questa interezza viene data solo da quella memoria sottile che resta impressa nelle forme in continua mutazione fenomenica.

Questo “ricordo”, che a livello vitale viene definito DNA, a livello psichico io lo chiamo “psicostoria”, ovvero la capacità di lettura della memorizzazione automatica, della registrazione contabile non percettibile, presente nell’insieme degli eventi. E non esiste separazione alcuna in qualsivoglia processo vitale, che si manifesti con il nostro diretto coinvolgimento oppure con uno indiretto, insomma ogni elemento, fisico o psichico, viene influenzato dalla mutazione in corso. Ciò logicamente succede anche per gli eventi sulla faccia del pianeta: una bomba atomica in Siberia influisce sulle condizioni ambientali dell’Antartide...


Per cui se vogliamo conoscere la storia, quella vera, è necessario introdursi nel magazzino della funzione mnemonica vitale, che è presente comunque in chiave olografica in ognuno di noi. In India questo magazzino si chiama Akasha, Jung lo chiamò Inconscio collettivo, gli esoteristi lo chiamano Aura della Terra.


Come fare ad attingere a questo archivio misterioso e sempre presente?


La risposta sta nella domanda stessa… Come fa l’acqua a conoscere l’acqua? Come fa il fuoco a conoscere il fuoco? Come fai a conoscere te stesso?


Essendolo…! Unicamente essendolo… Non come un osservatore che guarda bensì come sostanza costituente dell’andamento energetico in corso. Spogliandosi quindi della separazione che ci impedisce di percepire l’insieme di cui siamo parte integrante. Infatti coloro che sono dotati di preveggenza o medianità possono percepire questa “memoria” totale del grande magma dell’esistenza solo sciogliendosi in quella “coscienza”. Ovvero rinunziando alla piccola identità separativa dell’ego che porta ad identificarci con la singola molecola del processo vitale ed a descrivere l’esistente nello stretto ambito del percettibile, limitato alla presenza circoscritta. Il che è spesso quel che avviene non solo nella nostra mente ma anche nei suoi sottoprodotti: la storia ufficiale, la filosofia o religione e la scienza.


Paolo D’Arpini

Risultati immagini per la vita è presente nella materia  paolo d'arpini



...............
Commento di Ferdinando Renzetti: 
Tu parli di emissioni psichiche e di onde pensiero... e si celarono nelle loro nicchie di terra, mi occupo studio e faccio ricerche nel campo dell archeoastronomia da una decina di anni anche se mi limito a studiare e analizzare i manufatti architettonici materiali tecniche e orientamenti cardinali e nel ciclo dell anno con le posizioni del sole lungo l'ellittica. Comunque alla fin fine ci facciamo guidare dall'intuito e dal buonsenso per capire che la terra non è vergine come ci hanno fatto sempre credere forse non un gran puttana anche se quasi. pensa che da alcuni studi risulta che tutto il disegno del sistema egizio delle piramidi e templi risulta uno specchio del cielo o del cosmo di 12.000 anni fa come in cielo così in terra.

domenica 16 dicembre 2018

Verso “un destino crudele” o verso la liberazione dal senso di separazione?

Quando si parla della legge di causa ed effetto, ovvero di karma e sue conseguenze,  alcune persone “religiose” ritengono che ci sia una ingiustizia di fondo, da parte della divinità,  che consente la formazione di un male  che poi deve essere scontato dalle anime, su questa terra o in un altro mondo, attraverso un “destino crudele”, personale e collettivo.

In verità succede che proprio per la strumentalizzazione di questa presunta crudeltà nascono tutte quelle forme di ideologia estremistica che  si prefiggono di comprovare la “realtà” del sogno. Queste ideologie possono essere religiose od atee, non ha importanza, possono essere rivolte a modificare la qualità del sogno oppure tout court ad ignorarne gli aspetti rivolgendo la propria attenzione al un ipotetico “aldilà”. Insomma in un modo o nell’altro si da per scontato che quello che viviamo o “vivremo” (in questo mondo o nell’altro) sia l’unica realtà possibile… ed è così che si perpetua il karma, il destino dell’uomo e di tutto ciò che lo circonda.
Il guaio del concetto di “Dio” è che noi lo riteniamo  un ente alieno, separato da noi, per questo, guardando con gli occhi della spiritualità laica, io non apprezzo molto le religioni teiste. Nel girare in tondo versò ciò che siamo, nel “percorso” del ritorno alla nostra pienezza, che non abbiamo mai perso ma solo dimenticato, ci sembra di toccare delle “tappe”.
Talvolta ci piace sostare nel concetto dell’etica ma il concetto di bene e di male è un contro-altare da saltare a piè pari. Yin e Yang sono aspetti relativi alla manifestazione, come il polo positivo e negativo dell’energia elettrica che fa muovere il mondo.
Lasciamo da parte ogni spiegazione morale che non farebbe altro che creare ulteriore confusione poiché sta all’interno dell’illusione, nello specchio duale della mente, lasciamo da parte ogni concettualizzazione, vediamo se resta qualcosa?
Qualcosa resta di sicuro, è la Coscienza che consente ogni visualizzazione e percezione, che è la “percezione” stessa.
In ognuno di noi è la sola presenza reale  che illumina il senso dell’io (e del tu). Senza detta coscienza non potrebbe esistere alcunché. Tu sei -io sono- quella coscienza e basta.
….La coscienza non è ciò che appare nella coscienza, non è -per intenderci- sensazione, pensiero, emozione, intuizione, visione ma è quella luce che rende possibile ogni percepire. Perciò anche questa spiegazione fatta di parole non può qualificare o indicare la coscienza. E perfino questo mio è un futile tentativo di definire l’indefinibile… ogni definizione è contenuto e mai può essere contenitore.

Inseguendo il concetto di Coscienza non possiamo seguire un tracciato solido, ma possiamo almeno stabilire ciò che “non” è coscienza, neghiamo ogni costrutto, assioma, assunzione, pretesa di  descrivere ed incarnare la coscienza. Ed è proprio in questi termini che si configura la mia opposizione nei confronti delle religioni e delle ideologie. Ma non vi è alcun obbligo a restare impantanati in un “credo” (il momento che ne hai capito le conseguenze). Solo colui che insiste nel voler credere è compartecipe del bene e del male di quel credo.
Eppure, non è il credere anch’esso un pensiero? E non dicevamo poco fa che la coscienza  non può mai essere “rappresentata” da un pensiero, da una immagine?
Quindi, perché restare avvinghiati a qualcosa che è mera illusione, un simbolo duale del “bene e male”? Ed inoltre, non è forse detto persino nella bibbia che l’uomo fu allontanato dal paradiso terrestre per aver voluto tastare il frutto del bene e del male? E non è detto, ancora, stavolta nel vangelo, ‘beati i poveri di spirito perché di essi è il regno dei cieli?’ Ed in questo caso non è forse lo spirito della caparbietà e dell’illusione di considerarsi separati che impedisce l’accesso a quel regno?
La sola cosa da fare è abbandonare l’arroganza separativa e senza paura tornare alla nostra vera  casa (che non abbiamo mai lasciato)…
Paolo D’Arpini



sabato 15 dicembre 2018

Avanti con l'Istanza "STOP GLIFOSATO"



Risultati immagini per STOP GLIFOSATO


Alla fine del 2017, nonostante 1.300.000 firme raccolte contro, la Commissione europea ha prorogato l'utilizzo del glifosato per altri 5 anni.

Questo pesticida è uno dei più diffusi nel mondo, è fondamentale nelle produzioni di soia OGM ed è anche tra i più venduti in Italia, dove viene largamente impiegato sia in agricoltura che in altri ambiti.

Per lo Iarc (Agenzia internazionale ricerca sul cancro) si tratta di un probabile cancerogeno ed esistono forti evidenze di effetti come “interferente endocrino”.
Il Pan (Piano d’Azione Nazionale sull’uso sostenibile degli agrofarmaci), in vigore dal 2014, regola l’impiego dei prodotti fitosanitari e fornisce indicazioni per ridurne l’impatto nelle aree agricole, nelle aree extra agricole (aree verdi urbane, strade, ferrovie, ecc..) e nelle aree naturali protette.

Il Decreto Interministeriale del 10/3/15 raccomanda a sua volta di individuare misure per la riduzione dei rischi derivanti dall'uso dei prodotti fitosanitari, ai fini della tutela dell'ambiente acquatico, dell'acqua potabile e della biodiversità, attraverso la loro limitazione-sostituzione-eliminazione.

In Lombardia vengono monitorati da alcuni anni il glifosato e il suo metabolita AMPA nelle acque superficiali e profonde dall’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, che li ha rinvenuti con elevata frequenza.

Tra i provvedimenti adottati in Regione:
-divieto d’uso nei parchi aperti al pubblico e negli ambiti sanitari
-riduzione progressiva negli anni dell’impiego in agricoltura, escludendo da questa riduzione le aziende che aderiscono ai programmi di agricoltura conservativa (cosiddetta agricoltura blu)
NESSUNO di questi provvedimenti è risolutivo.

RECENTEMENTE hanno richiamato l'ATTENZIONE due fatti:
-il rapporto dell’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (ISPRA) del 2018 sullo stato delle acque
-la sentenza della Corte della California l'estate scorsa
Nel Rapporto ISPRA si documenta che nelle acque il glifosato e il suo metabolita sono i composti che presentano il maggior numero di casi di superamento dei limiti, con una concentrazione di criticità lungo l’intera pianura Padana.
La sentenza della Corte della California ha condannato Monsanto (ora Bayer), produttrice del glifosato, a risarcire un giardiniere malato terminale di tumore che usava erbicidi a base di glifosato, sancendo ufficialmente il nesso di causa-effetto tra impiego di glifosato e lo sviluppo di tumori.

In Italia è attiva da anni la campagna Stop Glifosato portata avanti da molte associazioni ambientaliste e di difesa della salute umana: ora riteniamo che sulla base dei nuovi eventi sopra riportati, sia il momento per un rilancio delle iniziative.

Basandoci sul presupposto che per il rispetto dell'ambiente e della vita in tutte le sue forme, debbano sempre prevalere i principi di PREVENZIONE E PRECAUZIONE su ogni altro interesse, chiediamo alla Regione Lombardia, alla Città metropolitana e al Comune di Milano di estendere nell'immediato il DIVIETO di utilizzo del glifosato in ogni ambito, promuovendo economicamente nel contempo l’adozione di metodi di produzione più attenti all’ambiente, come l’agricoltura biologica la cui crescita è condizionata sia dalla spinta del mercato sia dai sostegni economici previsti dalla legislazione.

COMITATO MILANESE COORDINAMENTO REGIONALE LOMBARDIA ACQUAPUBBLICA PER L’ACQUA BENE COMUNE

Risultati immagini per STOP GLIFOSATO

Adesioni pervenute:

LIPU Milano
MEDICINA DEMOCRATICA
LEGAMBIENTE
ITALIA NOSTRA Lombardia e sezione Milano
ISDE Medici per l’ambiente Lombardia
WWF Lombardia
RE.CO.SOL Rete Comuni Solidali
AIAB Lombardia
SOCIETA’ TERRITORIALISTI/E sezione Lombardia
SALVIAMO IL PAESAGGIO Casorezzo (Mi) e Casalasco (Cr)
ASS. FRATELLI DELL’UOMO
COMITATO ITALIANO CONTRATTO MONDIALE SULL’ACQUA
DESR Distretto di Economia Solidale Rurale Parco Sud
ARCI NOERUS (Co)
AMICI DELL’ACQUEDOTTO E PER I BENI COMUNI Carugate (Mi)
CIRCOLO AMBIENTE ‘ILARIA ALPI’
ANPI Assago
ASS. CARUGATE IN MOVIMENTO
COMITATO STOP TTIP Milano
ATTAC Milano
ASSOCIAZIONE ‘5 agosto 1991’ Buscate
PARALLELO PALESTINA
RETE BIOREGIONALE ITALIANA
CIRCOLO VEGETARIANO VV. TT Treia (Mc e Mi)
WWF Martesana sud Milano
CITTADINI PER L’ARIA onlus
TERRA VIVA Como
NOI, AMBIENTE SALUTE Viadana (Mn)
DEAFAL ong formazione agricoltori
GAS Parco di Milano

COORDINAMENTO COMITATI CONTRO LE AUTOSTRADE Cr-Mn Ti-Bre



Adesioni individuali:

Vittorio AGNOLETTO medico, docente Università degli Studi Milano
Renato AQUILANI ambientalista
Emanuele BOMPAN giornalista ambientale
Patrizia GENTILINI medico oncologo ed ematologo
Marirosa IANNELLI presidente Water Grabbing Observatory
Carlo MODONESI docente di ecologia umana Università di Parma
Emilio MOLINARI Movimento mondiale per l’acqua
Gianni TAMINO docente biologia Università di Padova
Alessandro TASINATO autore di ‘Il fiume sono io’ premiato per l’ecologia e il paesaggio
Paolo TREMOLADA docente di ecologia Università degli Studi Milano
Guido VIALE economista ambientalista



venerdì 14 dicembre 2018

Vivere, radicati nel proprio Centro




“La gioia consapevole nel mondo è la stessa dell’estasi nel Samadhi” (Shivasutra)

La nostra vita non è separata dalla Vita. La nostra esistenza individuale è parte dell’Esistenza totale, inscindibilmente connesse, inseparabili.

C’è nell’induismo una bellissima immagine che raffigura il Creatore, Brahma, attaccato con un cordone ombelicale a Vishnu. Vishnu in questo caso raffigura l’Uno da cui tutto procede e non soltanto il Conservatore. Ed anche noi siamo collegati all’ombelico del cosmo, poiché siamo un’espressione vitale dell’interezza della vita, dipendenti dalla Sorgente.

In una forma di meditazione zen ci si concentra sull’ombelico, hara in giapponese, che viene considerato il punto d’incontro dell’energia vitale, ki. Nel Tantra quel punto corrisponde al chakra in cui brucia il fuoco eterno, Manipura (plesso solare). Secondo altre scuole la base di collegamento con l’infinito, di cui siamo la manifestazione, è indicato in altre aree o chakra: nella base della colonna spinale, nel cuore, nella ghiandola pineale o sulla sommità della testa (la fontanella).

Poco importa la sua ipotetica “ubicazione” –che è solo una convenienza descrittiva in quanto come può essere “ubicato” quello che tutto contiene?- ciò che conta è che sicuramente per ognuno di noi esiste un “Centro”, una radice che nutre il nostro essere. Possiamo non esserne consapevoli ma il “Centro” esiste e si esprime in forma di Coscienza.

Secondo Abraham Maslow “l’attuazione di sé” significa divenire consapevoli di questo “Centro”.

Vivere lontano dal proprio “Centro”, che è il ponte che unisce la nostra esistenza individuale con quella Universale, corrisponde al sentirsi separati, “gettati su questo mondo” –usando le parole di Sartre. Ovvero ritenersi estranei e privi di radici con l’esistenza. Da ciò deriva una condizione di perenne inquietudine, che cerchiamo di soddisfare con i desideri e le scelte, ma il risultato é solo frustrazione, paura, incertezza e lotta… ed è una lotta che conosce solo sconfitta! Infatti come ci si può ribellare o tentare di modificare la vita quando noi stessi siamo una sua emanazione?

Perciò, nella spiritualità laica, la realizzazione, l’integrità, la “santità” (se preferite questo termine) consiste nel risiedere nel proprio “Centro”. Nel lasciarsi andare in profondità sino alle radici dell’Io.

E’ difficile? Sembra impossibile?

In verità è la cosa più semplice di questo mondo, poiché –come affermava Ramana Maharshi- non possiamo fare a meno di essere quel che già siamo, basta divenirne consapevoli: “Scendete alle radici stesse dell’io. Sperimentate ciò che siete nel profondo”.

Paolo D’Arpini


Risultati immagini per paolo d'arpini sotto il sole

giovedì 13 dicembre 2018

Ecologia dei bisogni in una società bioregionale eticamente improntata ed i bisogni indotti dalla società consumista


Risultati immagini per Ecologia dei bisogni  e bisogni indotti

Il bisogno nel dizionario L'Oxford English Dictionary nell'edizione 1892 esprime due significati per il termine "need", "bisogno": il primo è la necessità di fare qualcosa mentre l'altro è la richiesta profonda, imperativa, d’avere qualcosa. L'edizione del 1929 dello stesso Dizionario aggiunge un terzo significato: "uno stato di desiderio fisico e/o psicologico, che orienta il comportamento verso la sua soddisfazione e verso il suo superamento". Erano i tempi della Grande crisi, tempi in cui Ford e Keynes avevano inventato ed applicato in America l'economia della domanda, allargando la base del consumo attraverso la concessione di un maggior salario ai lavoratori, orientando e definendo i loro bisogni e quindi i loro consumi, in maniera tale che gente con più denaro potesse spendere di più per allargare ancor più la richiesta di produzione dei beni, Da qui nasce il concetto di orientamento del comportamento della gente, che si ritrova associato nel 1929 al termine bisogno. Il bisogno istituzionalizzato 

Ma non era sufficiente: l'Occidente divenne un “pabulum” troppo stretto per i guadagni dei Signori del mondo. I forti avanzamenti tecnologici, susseguenti alla Seconda Guerra, avrebbero potuto allargare la base produttiva al di là dei bisogni materiali fondamentali. Bisognava allargare di conseguenza la base consumistica, suscitando nella gente nuovi e preordinati bisogni. Il 20 gennaio 1949 il bisogno, che diventava lo strumento operativo dell’allargamento del consumo, ebbe cristallizzato e istituzionalizzato un nuovo significato. L'artefice fu Harry Truman, che quel giorno pronunciò il suo “Inaugural adress”. Un’oligarchia avrebbe pensato e deciso per tutti; i Signori del mondo istituzionalizzarono il potere di definizione dei bisogni per un unico popolo globalizzato: cioè il genere umano, standardizzato, omologato, normalizzato, insomma disumanizzato. Da quel giorno ogni popolo del mondo non poteva avere più bisogni propri, derivanti dalla sua cultura, dalla sua nazione, dalle sue tradizioni, dal suo sentimento. 

Da quel giorno il nuovo significato di bisogno è: “La condizione psicologica indotta e programmata, epigeneticamente impressa nell'animo umano, di dover soddisfare desideri artificiali ed indotti, dettati dalla legge del mercato.” La base consumistica, allargata da Ford e da Keynes a tutte le popolazioni occidentali, ora con Truman coincideva con l'intera popolazione del pianeta, con l’intero genere umano. Il bisogno veniva omologato ed identificato dispoticamente per tutti con il benessere puramente materiale, con un benessere completamente mercificato, identificato nelle cose e nel loro possesso. Il malessere da benessere Il benessere non è più una condizione esistenziale dell’essere ma viene strettamente connesso con il possesso, con l’avere e con l’aspirazione al soddisfacimento di artificiali bisogni indotti, esclusivamente 9 materiali. Esso non è più un’aspirazione ed una scelta autonoma e cosciente dell’uomo verso il miglioramento della qualità della vita ma diventa una falsa utopia, un obiettivo ed un traguardo, che sfugge in avanti quando si crede di averlo raggiunto e che genera sensazioni ansiose, angosciose e stressanti verso nuove conquiste del benessere, da poco e per poco sfuggito, ed induce a nuove azioni e consumi per un rinnovato inseguimento. 

I Signori del mondo hanno maturato la coscienza che un mondo fatto di uomini contenti e soddisfatti, dotati di una personale e naturale scala di valori e di bisogni, fa guadagnare poco; il benessere insomma, se conquistato, frena i consumi. Nella gente, in tutti i popoli del mondo, va, pertanto, deliberatamente creata la permanente sensazione di avere di più, condizione che sta generando senso di malessere. Soprattutto nei giovani, più pronti a rispondere, per superarli, alle insoddisfazioni ed al malessere, aiutati in questa continua ricerca di benessere materiale da genitori, pronti a far rinunce per se stessi, pur di non ricreare nei figli quelle situazioni di disagio, di rinunce e di insoddisfazione che nella loro gioventù hanno vissuto con sofferenza. Lo strumento realizzativo Lo strumento realizzativo di questa proterva mistificazione è stato individuato nella pubblicità, propinata al consumatore attraverso tutti i mezzi di comunicazione, primo fra tutti la televisione. 

Risultati immagini per Ecologia dei bisogni  e bisogni indotti

La pubblicità ha un essenziale imperativo categorico: generare deliberatamente nuovi, urgenti e sempre inseguiti bisogni, quindi, inconscia insoddisfazione e malessere. E tali tormentose esigenze devono essere ciclicamente ed artificialmente prodotte e riprodotte fino a farle diventare mode, manie, vizi, condizionanti aspirazioni. Il fine cinico ed infingardo della pubblicità è costringere la gente a comprare di tutto ed a guadagnare di più per comprare di più, per far guadagnare di più i forti poteri economici. E’ nato un nuovo modo di fare e di diffondere cultura, falsa cultura, un nuovo modo di creare bisogni, un nuovo modo di formare e di educare i giovani fin dall’infanzia, vissuta passivamente dinanzi ad uno schermo televisivo. 

Questo è lo strumento più sottile per modellare i comportamenti ed i sentimenti della gente alla nuova legge del mercato, che non deve più essere regolato dalla domanda ma dall’offerta, la quale crea mistificata la domanda, violentando la psicologia collettiva. Lo strumento realizzativo e le nuove generazioni Sulla mente dei giovani tutto questo è stato ed è devastante. Essi, si sa, spinti dai bisogni naturali propri di un organismo e di una psicologia in sviluppo non ancora delusi o vinti dalle esperienze vissute in una società che deprime ogni slancio, sono pronti ad abbracciare i grandi ideali ed ad abbandonarsi alla grande stagione degli innamoramenti, non soltanto per l’altro sesso, ma per la forza di alcune grandi idee e per coloro che le diffondono. 

Purtroppo, dopo l’ubriacatura ed il miraggio di un mondo migliore, vissuti dalla generazione degli anni ‘60, i giovani hanno vissuto una fase di riflusso e di abbandono, conseguente alla profonda delusione ingenerata dal crollo dei miti del ‘68. Il tramonto delle ideologie, delle speranza per un mondo migliore, di un preciso orientamento per la vita, la disgregazione della famiglia e soprattutto la perdita della figura paterna quale saldo riferimento educativo, sostituita dall’educazione televisiva, hanno creato nei giovani bisogni marginali ed elusivi, spingendoli verso gli innamoramenti più facili e più banali: il denaro, la materialità, la velocità, l’esteriorità, le droghe ed il sesso distorto; la violenza contro se stessi (il suicidio, anche di gruppo), contro i bambini, i negri, gli ebrei, gli extracomunitari, gli “ultrà” delle curve degli stadi, insomma verso i diversi. 

Nascono, così, giochi proibiti quali corse folli in moto, lo sfidare le sbarre dei passaggi a livello mentre si abbassano, bersagliare con i sassi le auto sotto i cavalcavia, e poi l’alcool assassino, e qualche altro venefico intruglio, consumati nei tragici sabato sera in discoteca o altrove, in cerca di nuove sensazioni declamate e pretese dalle mode televisive.

Prof. Antonello Senni - AK Informa N. 50

Risultati immagini per Ecologia dei bisogni  e bisogni indotti

mercoledì 12 dicembre 2018

Bioegionalismo in sintesi, in poche sentenze sparpagliate


Risultati immagini per Bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica
Bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica sono la trinità della nuova filosofia o religione della natura.
L’ecologia profonda analizza l’organismo, le componenti vitali e geomorfologiche, le loro correlazioni e il loro funzionamento organico, mentre il bioregionalismo riconosce gli ambiti territoriali (bioregioni) in cui tali processi si manifestano in forma qualificata di «organi» territoriali e culturali. Come terzo elemento componente c’è «l’osservatore», cioè l’intelligenza, coscienza che anima il processo conoscitivo, che si manifesta in forma di biospiritualità o anche «spiritualità laica», ovvero la capacità della vita di osservare se stessa e la messa in pratica del suo funzionamento. Diceva un grande saggio: «Noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati» (Nisargadatta Maharaj).
Secondo me non vale la pena di risalire agli «inventori» dei termini qui usati, poiché sia il bioregionalismo che l’ecologia e la spiritualità, rappresentano qualcosa che è sempre esistita, in quanto espressione della vita, infatti nelle diverse epoche storiche questi processi hanno ricevuto nomi diversi: panteismo, genius loci, animismo, tao, naturalismo, etc. Ed in ogni caso questi tre modi descrittivi della vita sono indivisibili l’uno dall’altro, come è indivisibile l’esistenza stessa.
E ora alcune espressioni al vento:
«È buona norma, nell’approccio bioregionale, prima di tutto tentare di conoscere l’ambito in cui si vive, delimitandolo attraverso lo studio geomorfologico del territorio, della flora e della fauna. La bioregione è un’area omogenea definita dall’interconnessione dei sistemi naturali e dai viventi che le abitano. Una bioregione è un insieme di relazioni in cui gli umani sono chiamati a vivere e agire come parte della più ampia comunità naturale che ne definisce la vita».
«L’idea bioregionale consiste essenzialmente nel riprendere il proprio ruolo all’interno della più ampia comunità di viventi e nell’agire come parte e non a parte di essa, correggendo i comportamenti indotti dall’affermarsi di un sistema economico e politico globale, che si è posto al di fuori delle leggi della natura e sta devastando, a un tempo, la natura stessa e l’essere umano».
«La limitazione e separazione nella coscienza non è reale. Allo stesso modo in cui la luce del sole non risulta compromessa o menomata dallo specchio, parimenti la pura consapevolezza è intonsa e non divisa dall’operato immaginario della mente individuale. Dove sono interno ed esterno per la coscienza suprema che entrambi li compenetra e li supera? In realtà la sola idea di una tale separazione è impensabile nella sorgente di luce che unicamente è...».
«...la necessità di “ridurre e dare delle spiegazioni” sta proprio nel distacco che lo spirito intelligente ha nel momento del concepimento; una parte del tutto si contestualizza in un modulo storico. La singola parte ancestralmente sa di appartenere al tutto e quindi nelle condizioni ristrette dello spazio tempo tende in continuazione (ascesi) a ricongiungersi con lo spirito intelligente infinito di cui fa parte e cui inevitabilmente tende...».
«Che cosa sarebbe la vita senza memoria?… Mi sono posta questa domanda osservando alcune persone ammalate di Alzheimer. Questi esseri, che pure hanno vissuto un'intensa vita, di lavoro, di relazioni, di affetti, oggi per qualche strano meccanismo, sono “uscite” dalla realtà con cui non condividono più nulla…. Chi erano prima?…dove e come hanno vissuto? …appartenevano a una cultura, a un territorio, avevano un carattere, delle abitudini, celebravano dei riti, rispettavano delle tradizioni, parlavano una lingua o più d’una! Tutto questo è cancellato nella loro memoria…. Essi non ricordano più nulla, sono semplicemente dei corpi ancora in vita che vivono senza relazioni: respirano, mangiano, osservano ciò che gli sta intorno, ma non sono collegati a niente… le relazioni originano identità…».
«L’attuazione bioregionale in chiave politica. Il bioregionalismo ha due obiettivi: recuperare e tutelare al massimo l’ambiente naturale; ridisegnare nuovi confini delle regioni, tenendo finalmente conto delle loro caratteristiche etniche, ambientali, linguistiche, sociali e produttive. Il tutto in una visione della Stato che invece di amministrare se stesso, attraverso la sola tutela della burocrazia, (tra le più arretrate del mondo), si occupi finalmente e seriamente dei grandi problemi nazionali e della tutela dei cittadini».
«Diciamo che il “bioregionalismo” contraddistingue un modo di pensare che muove dall’esigenza profonda di riallacciare un rapporto sacrale con la terra. Questo rapporto si conquista partendo dalla volontà di capire - riabitandolo - il luogo in cui viviamo. Una bioregione infatti non è un recinto di cui si stabiliscono definitivamente i confini ma una sorta di campo magnetico (aura) distinguibile dai campi vicini solo per l’intensità delle caratteristiche che formano la sua identità, alla stessa stregua degli esseri umani, contemporaneamente diversi e simili l’uno all’altro…».
«Riconoscendo l’esistenza delle diverse realtà delle nostre quotidianità siamo in grado di coglierne la ricchezza e l’unicità, conservandone la memoria quale eredità culturale. Possiamo in tal modo cogliere l’anima del luogo dove abitiamo, ove mente e corpo si fondono in un atto profondo d’amore e di gratitudine verso questa terra che ci ha donato la vita, la quale racchiude le leggi cosmiche. Difenderla implica tutto questo, nella piena consapevolezza che esiste un’altra realtà molto insidiosa, quella della perdita delle identità, della distruzione delle culture con i loro paesaggi uniformi, prossimi ai deserti...».
«…non si può fare a meno della biodiversità, ovvero i sistemi naturali che sostengono la sopravvivenza di noi tutti. Osserviamo che ovunque avanza la desertificazione (non soltanto siccità bensì perdita dell’humus in seguito al dilavamento dei terreni di superficie), la deforestazione, l’utilizzo improprio dei terreni per produzione elettrica, l’impoverimento dei suoli dovuti a monoculture, la modifica dell’ambiente e, in generale, la dispersione del patrimonio biologico delle specie animali e vegetali, tutti aspetti che determinano una perdita economica considerevole anche nell'economia…».
«L’unico “sviluppo” che consente la vita della biosfera è un processo completamente non-materiale, qualcosa che significhi l’evolversi di cultura, arte, spiritualità».
«Il nostro è un lavoro di chi ama osservare l’inverno che finisce e la primavera che avanza, sentire tamburrellare il picchio, sentire l’improvviso fruscìo degli stormi di fringuelli sopra la testa come l’ala di un angelo. Quale calcolo economico possiamo fare di questo lavoro, che faccia rientrare anche la sensazione di essere lambiti da un’ala di angelo? Ho cercato di dare un esempio piccolo e concreto di un modo di lavorare che abbia cura della terra e degli altri esseri perché vorrei fare una domanda. È concepibile un’amministrazione politica - di qualunque livello organizzativo - che legifera attorno a questa modo di lavorare slow?».
«Il mondo è un grande laboratorio bioregionale. Forse non abbiamo bisogno di ricorrere alla Storia che con le interpretazioni di chi riporta, narra, commenta, fatti e comportamenti umani, non ci fa vivere o rivivere esperienze aderenti alla realtà dei tempi. Forse ci dobbiamo rivolgere a quel grande laboratorio che è il mondo oggi. Di fatto, in questo momento possiamo entrare nella storia, possiamo guardare a tutte quelle popolazioni presenti oggi nel mondo, che sono rappresentative di realtà che vanno da uno stato che non si discosta molto da quello primordiale a quello che rappresenta lo stato più avanzato della tecnologia. Questo gioco della natura ci consente un’osservazione diretta di sistemi di aggregazione sociale, culturale ed economica, di interpretarli e di cercare di capire che fare per superare le vecchie e le nuove miserie e di essere attori entusiasti nel progetto di costruzione di un mondo equo, solidale, felice, e quindi con un futuro».
«…per me ecologia profonda vuol dire: amore per la vita, per la natura, per gli esseri viventi, solidarietà umana, ognuno secondo la propria natura e le proprie possibilità: una tendenza a… nei limiti del possibile. I cambiamenti non avvengono in un giorno, ma ognuno di noi può fare la sua parte».
«…continuo a dedicarmi, in teoria e in pratica, a questa ricerca, occupandomi magari di agricoltura biologica, alimentazione bioregionale, cure naturali, spiritualità e arte della natura. Io personalmente sono giunto, per mezzo di esperienze vissute e di considerazioni e riflessioni sugli eventi, a condividere pienamente il pensiero ecologista profondo, il bioregionalismo e la spiritualità laica».
Paolo D'Arpini  

Risultati immagini per Bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica