lunedì 7 luglio 2025

Serve un Magistrato Nazionale delle Acque Potabili... - La proposta del Circolo Vegetariano VV.TT.

 


Lo sfruttamento massiccio di tutte le risorse naturali, nell’interesse dominante delle società finanziarie internazionali che sovrintendono lo sfruttamento a tappeto delle acque minerali, non può essere accettato dal Governo e dal Parlamento italiano. 

Certo lo sostiene il piccolo Circolo vegetariano VV.TT., praticamente ‘un puntino’ sulla carta politica e geografica d'Italia – ma dopo aver affrontato questi temi con cognizione, sentiti esperti, eseguiti studi e ricerche, fra tante difficoltà immaginabili... 

Paolo D'Arpini sostiene che ''è giunto il momento di istituire il 'Magistrato delle Acque potabili' (esistono gli storici Magistrati alle Acque che dovrebbero essere re-istituiti per prevenire le alluvioni) mentre quelli delle acque potabili dovrebbero verificare le nuove concessioni per lo sfruttamento delle acque potabili e far rispettare dei limiti, onde impedire la realizzazione di un progetto che avanza a passi giganteschi in Italia e in Europa: la commercializzazione di tutte le acque minerali e, in generale sorgive, con il rischio che anche le aree che hanno acqua potabile direttamente dai rubinetti delle abitazioni ricevano in futuro soltanto acqua riciclata, imbevibile e già, in talune zone europee, inservibile persino per il bucato a mano''. 

(Notizia di archivio, ADN Kronos 1999, ancora buona...)




Articolo collegato sulla "memoria dell'acqua". 

Masaru Emoto nasceva a Yokohama, in Giappone, il 22 luglio 1943 (ed ha lasciato il corpo il 17 ottobre 2014). Studioso e ricercatore giapponese, che ha dedicato la sua vita a studiare le correlazioni esistenti fra la parola, il pensiero e l’Acqua. L’elemento Acqua, nella scienza archetipale cinese e giapponese, è rappresentativo della saggezza.. poiché l’acqua è in grado di trasmettere i messaggi. Se passa in mezzo ai fiori profuma, è pura ed è fragrante, al contrario se scende in una cloaca è putrida e puzza come gli elementi che vi si sciolgono. Insomma l’Acqua è messaggera per antonomasia… E non sarà un caso che proprio questo uomo dell’estremo oriente, sicuramente imbevuto della cultura cinese, Masaru Emoto, abbia riscoperto (anche dal punto di vista scientifico) il valore ed il significato dell’elemento Acqua... - 




domenica 6 luglio 2025

Estate 2025. Iniziative e mobilitazioni per fermare la Terza Guerra mondiale!


Luglio/agosto 2025: per un'estate nonviolenta... 

Il Coordinamento Nazionale No Nato invita a partecipare alle iniziative estive  di lotta contro l’occupazione militare Usa-Nato del Paese, contro la guerra e il riarmo e in solidarietà con il popolo palestinese che si terranno nel corso dell'estate. Ne riportiamo un elenco, non esaustivo, ma che dimostra che la lotta per liberare il Paese dai guerrafondai non va in ferie, che la lotta per fermare la Terza guerra mondiale non va in vacanza!

Diamo forza e sostegno a tutte le iniziative in programma, con spirito unitario, per alimentare la costruzione di un più ampio fronte di lotta contro la guerra.

Pisa, 9-13 luglio c/o Circolo Arci di Putignano, festa di OttolinaTV: il CNNN sarà presente con proprio materiale informativo e interventi all’interno delle assemblee e dibattiti.

Pisa, 13 luglio h 18 mobilitazione all’ingresso della Base di Camp Darby , Via Vecchia Livornese 788: chiudiamo le basi Usa, via i miliari statunitensi dal nostro paese!

Lunedì 14 luglio ore 20.30 - Riunione Plenaria in videoconferenza del Coordinamento Nazionale No Nato (seguirà comunicazione).

Brindisi, 19 luglio, ore 18.00: CONTRO LA GUERRA, IL RIARMO, L'ECONOMIA FOSSILE corteo regionale promosso da Assemblea di Melendugno contro il raddoppio di TAP e le regalie alle Amministrazioni - Campagna nazionale “PER il Clima, FUORI dal fossile” - Comitato contro il genocidio del Popolo Palestinese, contro il riarmo, per la pace di Brindisi - Rete dei Comitati per la Pace di Puglia.

Nuoro, 25-26-27 luglio Campeggio A Foras, c/o centro giovanile “San Giovanni” sul monte Ortobene. Incontri e dibattiti su guerra, sanità, territorio, repressione, scuole.

Venaus, Val Susa, 27 luglio ore 12.30: GUERRA ALLA GUERRA: assemblea nazionale – Festival Alta Felicità – Venaus:"appello a partecipare a tutti e tutte coloro che sentono la necessità di sviluppare un percorso largo e partecipato contro la guerra, contro il riarmo dell’Europa e il genocidio in Palestina. A tutt coloro che già si mobilitano in tal senso e vogliono condividere i loro percorsi, a tutt coloro che vogliono mettersi in dialogo e che vogliono convergere per curvare un destino che sembra ineluttabile".

Pisa, dal 30 luglio al 3 agosto, Festa nazionale di Riscossa Popolare, Circolo Arci di Putignano. Il 2 agosto, all’interno della festa, si terràil tavolo tematico dal titolo “Fuori l’Italia dalla Nato e dalla Terza Guerra Mondiale!” specifico sulla promozione a livello nazionale del movimento contro la terza guerra mondiale e contro il riarmo, per renderlodi massa, deciso e decisivo per fermare la Terza guerra mondiale.

Niscemi, 2 agosto: contrada Ulmo, contro Muos e guerra, fino alla liberazione della Terra. Corteo per tornare davanti alla base di morte per ricordare che non vogliamo essere complici con guerre e genocidi e che le basi yankee non sono benvenute.

Coordinamento Nazionale No Nato


Telegram: https://t.me/CoordNazNoNATO

Contatto mail: coordinamentonazionalenonato@proton.me

Sito: https://www.noguerranonato.org/coordinamentonazionale

Spectre... - Psicologia delle visioni del mondo!



Diversamente dal principio riduzionista illuministico entusiasta di fare quadrare il mondo, e quindi l’uomo, in un ordine certo, definitivo e oggettivo è opportuno dedicarsi a un progetto di tutt’altra destinazione. Sì, perché la realtà non è un oggetto ma un pensiero.

“La conoscenza razionale doveva essere il punto di appoggio. Il nostro libro segue un’altra strada. [...] Il libro ha un significato per gli uomini che principiano a meravigliarsi [...]. (1)

Ampio spettro

L’orizzonte muta e racconta il mutare di noi.

Le stagioni punteggiano gli anni e le nostre età.

Il sorgere del sole avvia i giorni.

Le notti ci ricaricano di ciò che il giorno consuma.

Della luna ci si è dimenticati.

La natura esprime le sembianze degli uomini.

La geografia segna le culture che da essa fioriscono.

L’incrocio di latitudine e longitudine ha il potere di fare sorgere la storia.

“Del grande tessuto delle possibilità l’uomo singolo coglie quasi sempre pochi rari fili. Egli è limitato nella scelta dal tempo e dall’ambiente in cui vive”. (2)

Invece di tenere conto della natura, la copriamo, fino a dimenticarla, con una mota di idee, che crediamo nostre ed esclusive. Così, separati dall’origine di noi, del nostro pensiero, della nostra immaginazione, e della nostra carne, ci affabuliamo da soli fino a scambiare le nostre descrizioni per realtà.

Quando mai ciò che spunta negli altrove vicini e lontani da noi può essere meno dignitoso, autentico, rispettabile?

Il senso della realtà ha la stessa natura della memoria. Esso non è costituito da dati e oggetti e concetti risiedenti in noi. È piuttosto la decantazione provocata dal fattore esistenziale K, cioè il vincolo imposto dalla nostra identità e biografia, ovvero ciò in cui siamo identificati o ciò che crediamo di essere. Infatti, credersi altro, come fa il nostro compare, chiunque esso sia, fa decantare altro.

Dagli albini (o devo dire bianchi?) ai maculati (o sono obbligato a dire vitiliginei?), dai biondi (o adesso devo dire gialli?) ai rossi (o va bene anche ginger?), dai castani (si può dire o è d’obbligo marroni?) ai corvini (è offensivo per i corvi?)

Dai negri (li ho sempre chiamati così senza mai volerli offendere) ai gialli (i cinesi si possono chiamare così nonostante di solito musi gialli avesse uno sfondo di esclusione?), dai rosei (i bianchi erano gli albini) ai rossi (quelli che i buoni occidentali chiamano selvaggi mentre non vedono l’ora di spingere il bottone rosso della valigetta).

Dalle donne agli uomini, dagli sposati ai divorziati, dai celibi e nubili ai vedovi, dagli agiati ai disagiati.

Come non arrivarci da soli a riconoscere che i sentimenti che sciamano in noi sempre in simbiosi con le esigenze profonde e superficiali sono gli autori degli universi diversi che ci abitano o, meglio, che siamo? Come non vedere che il rosso, il bianco e il giallo che siamo, e le attrazioni e repulsioni che ci muovono, non sono altro che espressioni manifeste di emozioni, dai cui fondali sorge la vita?

“Non sappiamo mai quale invisibile visione del mondo ci muove per ultima”. (3)

Come non constatare che da ciò, dalle emozioni che siamo, nascono i pensieri coi quali informiamo il mondo? Come non riuscire a generare una cultura del rispetto davanti all’evidenza dei contesti diversi che abitiamo e che ci abitano? Come perseverare con politiche e pedagogie di acritico appiattimento concettuale, annullamento, alienazione, frustrazione sotto la chimera della meritocrazia? Come non vedere che l’indagine meccanicista col suo vessillo di verità non è che una fandonia, non è che un deplorevole tentativo di comprimere l’infinito nelle sue misere analisi?

“Essi [i pensieri degli uomini, nda] sono stati un giorno una forza, e risorgono per lo più in modi tipici. Non possiamo disfarcene come un labirinto di illusioni, e pronunciare così un giudizio di nullità. Essi sono stati un giorno espressione necessaria di anime umane, e invece di domandare quale sia la loro verità oggettiva e metafisica potremo domandare quale sia la realtà psichica della loro azione. Più ci occupiamo delle visioni del mondo e dei loro contenuti e maggiore è il numero di analogie che notiamo tra le forme che si ripresentano”. (4)

Nel respiro c’è la vita, nel respiro della biografia c’è la nostra vita, uno specchio delle altre, un seme di progetti secondo latitudine e circostanza. Una banalità si direbbe, eppure, si deve dire, una verità nascosta dalle ombre proiettate dall’egoica supponenza sul fondo della caverna.

Invece che acquisire conoscenza di superficie a oltranza, è necessario disfarsene, primo passo per far rientro nello sconosciuto e da lì risalire fino a dove la realtà si mostra per quel che è, un’architettura di congetture autopoietiche, stabili o traballanti, attraverso la quale traguardiamo il mondo, con il solo scopo di aggiungere un segmento alla struttura stessa, o per puntellare le narrazioni di quanto abbiamo già fatto esistere.

Realtà quindi come estensione di noi stessi, forse un’esigenza anche biologica, come corpus con il quale garantirci la sopravvivenza fisica e del senso.

Spettro limitato

Il monopolio della cultura materialista ha soffocato le dimensioni umane considerate inutili alla conoscenza. Tra cui, per esempio, quella espressa dalla tradizione ermetica, attraverso il suo brocardo così in alto come in basso. Questo sintetizza che quanto accade nel mondo fisico è un riflesso di quello metafisico, sottile, esoterico. Non solo. Esso contempla e include anche che il medesimo principio, la medesima dinamica, la si può vedere realizzata in innumerevoli forme e che, quindi, è proprio avvedendosi dell’apparente diversità, che si può cogliere l’identica matrice spirituale. Una di queste matrici si compie nell’uomo, diverso per forma, nel tempo, identico in tutto il resto. E se così si arriva a constatare, ne segue che ogni sopraffazione – qualunque ne sia il motivo – è un’arroganza autopoietica sostenuta da leggi, da morali e dalla forza che alimenta, conferma e ci tiene entro la camicia di forza della storia che, a parole, tutti contestiamo per la sua ingiustizia e brutalità, per poi però, piuttosto che spogliarci delle infrastrutture egoiche e mortifere, sul fondo delle quali abbiamo seppellito noi stessi, dando in pasto alle ideologie la nostra dote creativa, seguitare a sostenerla, costi quel che costi.

“Ogni uomo può solo concepirsi come prospettiva vista dal soggetto, [...] soggetto e oggetto sono quasi l’ombra l’uno dell’altro, e determinati e condizionati l’uno dall’altro”. (5)

Le due concezioni – quella sottile, energetica, esoterica e quella grossolana, agnostica, materialista, scientista – entrambe storicamente legittime, permettono di osservare, riconoscere ed esprimere gli elementi, le entità, le forze che compongono tanto la storia e le sue forme, quanto l’universale, l’eterno, l’assoluto. Quella crassa – alla faccia del dominio della ragione – tende alla sopraffazione e alla storia conflittuale come ultima verità, l’altra al rispetto e alla storia come scuola quale passaggio necessario verso una concezione emancipata dall’egocentrismo.

“Così tutti i tipi che descriveremo ordinatamente non sono possibilità ultime, per le quali il singolo si decide, ma posizioni in cui egli può trovarsi, che trascende con la totalità della sua vita, quando si consideri questa come l’insieme dei suoi possibili sviluppi biografici”. (6)

È un discorso inaccessibile a chi risiede, per ideologia o per carenza di consapevolezza, nel piano razional-positivista e material-meccanicista. Un territorio che, come tutti gli altri, genera le sue verità. Tra queste, la negazione che altro ci sia oltre alla cosiddetta materia o che ci sia altro oltre all’energia. La quale, a sua volta, sarebbe separabile e scomponibile fino alle più piccole parti: imprescindibile scopo del sapere definitivo. Ma contemporaneamente fino a impedire di avvedersi che proprio quell’analitica e avulsa ricerca sta alla base dell’impedimento nel riconoscere l’origine dei mali che ciliciano l’uomo, prima a vergate, ora con più sofisticati sistemi. Fino a impedire di fermare il protocollo dell’uniformizzazione e avviare quello necessario alla realizzazione dell’uomo compiuto, fondato sugli universi che siamo, composto da firmamenti di speranze.

Dunque, una banalità per troppo pochi, visto che solo ciò che la scienza, o il materialismo, è in grado di riconoscere e misurare diviene vero, e va a porsi nell’insieme di verità impilate in babeliche librerie, fitte di categorie e di nomi tra cui quello di Popper cosa del quale in termini pragmatico-politici gli scientisti si disinteressano, tirando maldestramente fuori dalla manica le relative precisazioni sui limiti della conoscenza scientifica soltanto in ambito di contestazione e di attacco. E, soprattutto, soltanto da Popper in poi, e nonostante le scienze non analitico-materialiste delle tradizioni sapienzali e il loro lascito, nonché Wittgenstein, Gödel, Heisenberg, Watzlawick, von Foerster, Bateson, Korzybsky, Jaspers, Heidegger, Nietzsche, Bohm, Kant, Kierkegaard, Schelling.

“Il quid, che vige come tutto o come esistenza, e che viene indicato con parole quali idea, o spirito, o vita, o sostanza, che è indimostrato o indimostrabile, e che si ride di ogni formulazione, poiché ogni formulazione deve di necessità essere nuovamente annullata, che è dunque non già un presupposto razionale, o un principio logico, [...] quel quid è il fondamento ed il fine in cui sono calate e comprese le formulazioni razionali di questo libro. Perciò tali formulazioni non sono autosufficienti e concluse in se stesse, ma dipendono in qualche modo da un fattore extralogico”. (7)

La persistenza dell’ordine insignito dal succedaneo della scienza, lo scientismo, ha pervaso e rinchiuso la cultura e le menti, la creatività e il pensiero degli uomini che lo condividono per inconsapevole adesione, nonché per maturato agnosticismo che sempre corrisponde all’inettitudine a cogliere le dimensioni del reale negate dallo scientismo. Lo ha rinchiuso nella gabbia della dimostrazione, dio blasfemo per il quale l’uomo ha abiurato alla propria creatività. Un ammutinamento di se stessi, che facilmente emerge dallo scientista irritato per le parole che gli giungono da universi che non sospettava esistessero. Una delle sue più frequenti espressioni è relativa al consiglio di lettura. Non riesce proprio ad afferrare la banalità che l’evoluzione passa in canali emozionali e che la comunicazione razionale ha un potere specifico pari a zero.

“Nella nostra esposizione verità ed esattezza significano perspicuità e limpidezza. Non si danno dimostrazioni”. (8)

Come si diceva, ognuno segue la sua biografia, ne va della sopravvivenza, salvo raggiungere le consapevolezze che contemplano il cambiamento mostrandoci le reali dinamiche cui siamo soggetti, l’origine degli equivoci, dei conflitti e del benessere.

Non a caso, la mitizzazione della tecnologia, arimanico superbo culmine del progresso e dell’uomo, ne sancisce la potenza, il significato, le politiche. E fa sì che – fatto salvo qualche ricercatore Pnei – tutto ciò che riguarda la vita profonda venga soffocato, animando e armando i suoi serial killer inarrendevoli con proiettili di parole, il cui calibro favorito è, di solito, ciarlatani.

Basta chiedere loro cosa sia l’innamoramento per sentirli piantare il discorso su fondali biochimici; o la coscienza per vederli glissare lasciando il tema agli altrettanto maldestri colleghi psicologi. Per non parlare di cosiddetti miracoli e autoguarigioni, nient’altro, secondo i prodi scientisti, che baggianate con il trucco, in ogni caso niente di cui occuparsi, pena spezzare il proprio filo rosso e andare cognitivamente a morire.

“Per le sfere scientifiche il divorzio effettivo dalla totalità significa la morte. Alla conoscenza sottentrano una tecnica e un mestiere meccanizzati, e alla cultura dello spirito [...] si sostituiscono il possesso e l’esercizio di strumenti [...]”. (9)

Ma se il potere assoluto del razionalismo infarcisce mente e pensiero e intelligenza, impone una lettura inopportuna del linguaggio emozionale, comprime l’umano entro contenitori finiti, ontologicamente inadatti alla conoscenza. Esserne consapevoli torna utile all’ecologia individuale e sociale.


“Non posso descriverti la realtà perché è al di là di ogni spiegazione. Il desiderio fondamentale è essere, la paura fondamentale è non essere. Il mondo e la mente sono stati dell'essere. L'Assoluto non è uno stato dell'essere”.    (Nisargadatta Maharaj)


Lorenzo Merlo




  1. Karl Jaspers, Psicologia delle visioni del mondo, Roma, Astrolabio, s.d., p. 9.

  2. Ibid, p. 21.

  3. Ibid. p. 15.

  4. Ibid. p. 14.

  5. Ibid. p. 32.

  6. Ibid. p. 29.

  7. Ibid. p. 23-24.

  8. Ibid. p. 26.

  9. Ibid. p. 11.




venerdì 4 luglio 2025

6 Luglio. Buon Compleanno Dalai Lama...

 

"Ogni giorno, quando ti svegli, pensa: oggi sono fortunato perché mi sono svegliato, sono vivo, ho una preziosa vita umana, non la sprecherò." (Dalai Lama)


Venezia:  6 Luglio 2025 ore 19  a Rialto, davanti al Municipio 

In occasione del 90° compleanno di Tenzin Gyatso XIV Dalai Lama, Premio Nobel per la Pace (1989) anche da Venezia, che l’ha accolto nel 1990 invitato dall’Universita Ca’ Foscari e nel 2009 dall’Amministrazione comunale per conferirgli la Cittadinanza onoraria, vogliamo far giungere i più sentiti auguri a sua Santità il Dalai Lama, che il 6 luglio compie 90 anni. 


In tempi di guerra come non mai, assieme ad un profondo ringraziamento per la sua incessante opera nonviolenta a favore della Pace e della Giustizia sarà realizzata la Grande Preghiera Tibetana per la Pace n. 15 a cura del compositore e artista Nicola Cisternino, un’iniziativa promossa assieme a Cristina Romieri e Roberta Faggian con la partecipazione di Annunziata Kiki Dellisanti (percussioni) e Pamela Catucci e Bolettieri Christian (trombe tibetane) con l’adesione di numerosi  cittadini e gruppi pacifisti veneziani.


La Grande Preghiera Tibetana per la Pace consiste nella realizzazione di preghiere su stoffe colorate (tessuti leggeri dei 5 colori dell’universo mitologico tibetano Giallo, Verde, Rosso, Turchese e Bianco) di varie dimensioni realizzate in loco con scritte in sanscrito del mantra (Om Mani Padme Hum) affiancate dalla parola Pace in tutte le lingue del mondo. L’installazione al vento delle Preghiere sarà accompagnata dalla realizzazione sonora delle stesse con strumenti rituali tibetani. (Michele Boato)



TENZIN GYATSO XIV DALAI LAMA:   La guerra, un anacronismo

(Dichiarazione rilasciata a Dharamsala l’11 marzo 2003, in Dalai Lama Autobiografia spirituale, ed. Mondadori, 2010)


La guerra, o ogni forma di scontro organizzato, è andata di pari passo con la civiltà e sembra appartenere alla storia e al carattere dell’uomo.

Il mondo però cambia, così ci siamo accorti che i problemi dell’umanità non potevano essere risolti con le armi. Le controversie che nascono dalle divergenze di opinione vanno composte gradualmente attraverso il dialogo.

Certo, dalle guerre escono dei vincitori e dei vinti, ma solo temporaneamente. Le vittorie e le sconfitte sancite dalle guerre non possono durare a lungo. Il nostro mondo, poi, è diventato così interdipendente che la sconfitta di un paese si riflette sul resto del mondo e, direttamente o indirettamente, comporta una sofferenza e una perdita per ciascuno di noi.

Oggi, in un mondo appunto così interdipendente, il concetto di guerra appare anacronistico, frutto di una visione ormai obsoleta. Continuiamo a parlare di riforme e di cambiamento. Molte delle abitudini del passato non sono più adatte al presente, e sono anzi controproducenti, perché basate sul breve termine. Sono state perciò gettate nella pattumiera della storia. Pure la guerra dev’essere consegnata alla pattumiera della storia.

Purtroppo, anche se siamo entrati nel XXI secolo, non abbiamo fatto tabula rasa degli atteggiamenti di un tempo. Mi riferisco alla convinzione secondo cui i problemi possono essere risolti con il ricorso alle armi. È per via di quest’idea che il mondo continua a dibattersi tra difficoltà di ogni genere. Ma come agire? Che fare, se le grandi potenze hanno già preso le loro decisioni? Possiamo auspicare il progressivo tramonto dell’abitudine di farsi guerra. 

Ovviamente la tradizione militarista non si lascia liquidare tanto facilmente. Ma riflettiamo. Nel momento in cui avesse luogo una carneficina gli uomini al potere e i responsabili troverebbero riparo nei loro sicuri rifugi, sottraendosi così a ogni drammatica conseguenza. Che ne sarebbe, invece della povera gente? Dei bambini, degli anziani, dei malati? Saranno loro a dover subire il trauma.

Quando a prendere la parola sono le armi, il risultato è la morte, la distruzione, senza distinzione tra innocenti e colpevoli. Il missile lanciato dal nemico non si fa alcun riguardo per gli innocenti, per i poveri, per gli indifesi, per tutti coloro che sono degni di compassione. E così i veri perdenti finiscono per essere coloro che conducono un’esistenza semplice.

L’unica nota positiva sono le associazioni di volontari che si prodigano in cure mediche e umanitarie intervenendo in regioni straziate dalle guerre. La creazione di queste organizzazioni è una vittoria del cuore conseguita dal mondo moderno. Facciamo voti e preghiamo perché non ci siano più guerre, se possibile. E se ne scoppia una, preghiamo perché vittime e sofferenze siano ridotte al minimo. Non so se le nostre preghiere saranno di qualche aiuto, in termini concreti, ma per il momento è tutto ciò che possiamo fare.


giovedì 3 luglio 2025

L'ecologia profonda. Lineamenti per una nuova visione del mondo... di Guido Dalla Casa



Vengono distinti due tipi di ecologia: una "ecologia di superficie" che recepisce le idee correnti in materia, cioè la necessità di evitare gli inquinamenti e salvare le specie animali e vegetali, in quanto utili all'uomo; una "ecologia profonda" che intacca il concetto di progresso e le idee-guida della civiltà industriale, che hanno portato all'attuale modo di vivere e quindi ai dramma ecologico. 


Solo con il passaggio a una filosofia compatibile con il secondo tipo di ecologia, spesso presente nelle culture tradizionali, si possono ottenere risultati a lunga scadenza. 




Nel quadro di pensiero dell'ecologia profonda, vengono accennate alcune questioni filosofiche di fondo, come il libero arbitrio, l'evoluzione, la posizione della nostra specie in Natura, la fine delle certezze. 


Come azione concreta, viene proposta la diffusione dell'ecologia profonda, nella speranza che il mutamento di pensiero sia così rapido da evitare fenomeni gravi e traumatici per tutta la Terra.)


Un libro storico di Guido Dalla Casa, completo sulle idee dell'ecologia profonda, movimento di pensiero ancora  poco conosciuto in Italia ma rapidamente crescente. E' forse l'unico scritto originariamente in italiano e non dovuto a una traduzione. Nel quadro dell'ecologia profonda, sono trattati anche argomenti filosofici di fondo, come la posizione dell'uomo in Natura, il libero arbitrio, la fine delle certezze, l'impossibilità della crescita economica illimitata. E' altamente raccomandabile, di facile lettura e denota un notevole sforzo di divulgazione, pienamente riuscito. Riporta anche un panorama sulle idee delle culture umane non-occidentali per quanto riguarda il problema ecologico... (A.F.)




Il meglio e la trappola dell'ego migliorista...

 


mercoledì 2 luglio 2025

L'alimentazione secondo Osho...



Non credo nel vegetarianismo, perché non credo in niente. I miei discepoli sono vegetariani non perché seguaci di una setta, non perché fedeli a una dottrina. Sono vegetariani, perché le loro meditazioni li rendono più umani, più vicini al cuore, e così vedono la totale stupidità di coloro che uccidono esseri viventi per cibarsene. È la loro sensibilità, la loro consapevolezza estetica, che li rende vegetariani. Io non insegno il vegetarianismo: è una conseguenza della meditazione. Ovunque sia accaduta la meditazione, le persone sono diventate vegetariane; sempre, da migliaia di anni.

Non puoi uccidere gli animali per mangiarli, non puoi distruggere la vita. Quando hai a disposizione cibi deliziosi di ogni tipo, che bisogno hai di uccidere degli esseri viventi? Non c’entra niente con la religione. Si tratta semplicemente di sensibilità, di comprensione estetica.

Giainismo e Buddhismo sono due religioni senza dio e senza preghiera, ed entrambe sono automaticamente diventate vegetariane. 

Perché i miei sannyasin sono vegetariani? Non è la mia filosofia, è semplicemente una conseguenza. Non insisto su quello. Io insisto sulla meditazione. Sii più vigile, più silenzioso, più gioioso, più estatico, e troverai il tuo centro più profondo. Molte cose seguiranno per conto proprio… e quando accadono in questo modo, non c’è repressione, non c’è lotta, non c’è privazione, non c’è tortura.

Ma se vivi il vegetarianismo come una religione o una filosofia, desidererai continuamente la carne; avrai sempre in mente la carne, la sognerai, e il tuo vegetarianismo sarà solo un abbellimento per il tuo ego.

… se mediti arriverai a una nuova sensibilità – un nuovo modo di vedere le cose – e non potrai uccidere animali.

Hai mai notato come le società vegetariane abbiano i cibi più deliziosi? I buddhisti, i giainisti… hanno la migliore cucina del mondo, per la semplice ragione che attraverso la meditazione hanno dovuto abbandonare il consumo di carne. E hanno cominciato a sperimentare con questi cibi appetitosi, così da non sentire la mancanza dei piatti a base di carne. …

L’intero regno animale fa parte di noi, e anche gli alberi. Solo ora gli scienziati hanno concluso per certo che gli alberi sono parte degli esseri viventi. E non solo questo, ma che possiedono anche una grande sensibilità, molto più grande della tua. Hanno messo dei macchinari attorno agli alberi, inserito dei fili negli alberi – macchinari come un cardiografo, che mostra il battito del cuore, fa vedere il battito del cuore di un albero. E se qualcuno si avvicina per tagliare un albero, il tracciato del cardiogramma immediatamente impazzisce: l’albero ha davvero paura e trema. Non solo quell’albero, anche gli altri alberi intorno impazziscono, nonostante non stiano per essere tagliati. Ma qualcuno, un amico, sta per essere tagliato e lo sentono.

La cosa più strana che è stata scoperta dagli scienziati è che se la persona che si avvicina con un’ascia sta solo facendo finta – non ha veramente intenzione di tagliare l’albero – il grafico rimane stabile. Questo è qualcosa di incredibile, che gli alberi sappiano se un individuo intende tagliarli o sta solo facendo finta. Sono molto più sensibili di te. Tu non riusciresti a capirlo: se qualcuno ti si avvicina con una spada, non ti rendi conto se sta per colpirti o sta solo facendo finta, recitando. Non puoi capirlo attraverso la tua sensibilità. La ragione è che l’uomo ha vissuto per milioni di anni in modo così insensibile, che ha perduto una delle più grandi qualità del suo essere. La meditazione piano piano ti ridà la sensibilità; e un uomo che è arrivato all’estasi suprema della meditazione, è sensibile come ogni albero, animale, qualsiasi cosa in tutta l’esistenza.

È questa sensibilità a rendere vegetariana la mia gente. E si tratta di un guadagno, non di una perdita. Ti renderà anche più amorevole, più compassionevole, più sensibile, più in grado di apprezzare la bellezza.

Ti renderà consapevole di una grande musica: la musica che si sente quando il vento soffia tra i pini, o il suono dell’acqua che scorre… la musica che c’è in questo momento, in questo silenzio.

Il silenzio è la musica più grande. È senza suono, ma può essere percepito.

Non senti che silenzio c’è qui? Non senti che le persone qui sono un tutt’uno, vibrano allo stesso ritmo, i loro cuori battono allo stesso tempo? Il vegetarianismo è una piccola cosa. Noi dobbiamo creare un mondo di persone veramente sensibili, che possano apprezzare la musica, la poesia, la pittura, che possano comprendere la natura, che possano capire la bellezza umana, il mondo che le circonda: le stelle, la luna, il sole.

L’umanità ha perduto il suo cuore, e noi dobbiamo ridarlo… a chiunque lo rivoglia.

Osho, From Death to Deathlessness