sabato 21 febbraio 2026

Treia, 25 e 26 aprile 2026 - Festa dei Precursori...

 


Come ogni anno celebriamo l'inaugurazione del Circolo Vegetariano VV.TT. avvenuta il 25 aprile 1984 a Calcata. Dal 2010 il sodalizio si è trasferito a Treia, nelle Marche, e qui si terrà la ricorrenza,  il 25 e 26 aprile 2026.   

Gli argomenti trattati vertono sulle tematiche a noi congeniali: bioregionalismo, ecologia profonda e  spiritualità laica.

Da alcuni anni l’evento si svolge in collaborazione  con l’associazione di volontariato Auser Treia ed  altre realtà locali in sintonia.

Il pomeriggio del  25 aprile 2026, alle ore 17.30, è prevista  una sessione di canti spirituali indiani con accompagnamento di vari  strumenti per bhajan a cui seguirà la distribuzione del "prasad" da ognuno portato (per partecipare la prenotazione è obbligatoria).  

Il 26 aprile  2026  raggruppamento alle ore 9.30 presso la sede Auser Treia (Via Lanzi 18)  per poi recarsi all'azienda agricola biologica "Albero che cammina" di Schito (in località Chiesanuova di Treia)  per  una escursione erboristica a cui segue un cerchio di condivisione su temi salutistici ed olistici, con interventi  di: Gigliola Rosciani, contadina biologica; Umberto Rocchi, profumi e salute; Barbara Rossetti, insegnante yoga; Paolo D'Arpini, alimentazione bioregionale; Caterina Regazzi, veterinaria; Donatello Coppari, antivivisezionista LAV; Daniela Saltari, danza terapia; Nunzio Cocco,  Tai Chi e dijiritù; Sabrina Girotti, danza della Terra; Michele Meomartino, la farmacia casalinga,  ...ed altri operatori che si uniranno. 

Per info e prenotazioni:   circolovegetariano@gmail.com 

Tel.  0733/216293 - 333.6023090



Canti sacri durante la Festa dei Precursori al Circolo Vegetariano VV.TT. di  alcuni anni fa: https://www.youtube.com/watch?v=fRMBLz8VIJ0&list=RDfRMBLz8VIJ0&start_radio=1








venerdì 20 febbraio 2026

Gaza. "Se questa è una tregua..."

 


 Oltre 600 persone palestinesi uccise negli attacchi israeliani dall’inizio del cessate il fuoco: questa sarebbe una tregua?


Nella Striscia di Gaza le persone continuano a morire a causa degli attacchi israeliani, nonostante il cessate il fuoco in corso. Dal 9 ottobre 2025 al 10 febbraio 2026, Israele ha violato l'accordo di cessate il fuoco almeno 1.620 volte, con attacchi aerei, artiglieria e sparatorie dirette.

 

E il governo Meloni ha deciso non solo di voltarsi dall’altra parte, evitando di sospendere gli accordi militari con Israele, ma ha anche scelto di partecipare come osservatore al “Board of Peace” del presidente statunitense Trump, nonostante la partecipazione a questo organismo violi la nostra Costituzione.

 

Alla vigilia della prima riunione del “Board of Peace” non abbiamo potuto restare in silenzio e, insieme a Greenpeace, abbiamo deciso di mostrare a chi non le vuole vedere le tremende immagini che arrivano dalla Striscia di Gaza, attraverso uno schermo che ha fatto il giro di Roma fermandosi davanti a Palazzo Chigi e alla Farnesina.


Amnesty International Italia





giovedì 19 febbraio 2026

Seduto quietamente senza fare niente...



Seduto quietamente senza fare niente FiordiFango libera la mente: presenza essenza spirito respiro; scienza coscienza conoscenza immanenza trascendenza consapevolezza illuminazione: il tempo porta la verità anche se a volte non la porta in tempo....
 
Pallinomedinamica:
la meditazione dinamica
con una pallina di terra.
 
La meditazione dinamica e la bioenergetica considerano l’uomo nella sua totalità: corpo e mente agiscono e interagiscono tra di loro, tramite la stimolazione sensoriale con una pallina di terra realizzata a mano si ottiene un profondo rilassamento psicofisico, un riequilibrio energetico degli organi interni e una maggiore consapevolezza dei propri limiti, anche nell’accettarli comprenderli e superarli; inoltre può portare in superficie blocchi psichici emotivi e vecchi timori riposti nella parte più profonda della mente. Anche lavorare con continuità con la terra cruda, usando il corpo, negli impasti i piedi e nella manipolazione le mani, rientra nella forma della meditazione dinamica e nella pratica bioenergetica. 
 
Nei laboratori con terra cruda oltre alla trasmutazione della materia, anzi delle materie: terra+paglia uniti dall’acqua che possono diventare oggetto forno muro casa scultura, si è coinvolti in un'esperienza emozionale sensoriale, la trasmutazione dell’essere che viene coinvolto nella sfera emotiva fisica e psichica.
 
Fisica: impastando con tutto il corpo lavorando con i piedi e con le mani si scaricano tensioni muscolari con il fango composto di terra e paglia che assorbe fluidamente i movimenti del corpo.
 
Psichica: durante le performances con la terra cruda lavoriamo molto sulla fiducia e sull’appartenenza a volte anche con esercizi specifici e quando facciamo parte del gruppo di lavoro ci sentiamo sicuri accolti e curati.
 
Emotiva: ci divertiamo, durante le fasi del laboratorio, con suoni danze poesie racconti musica parole yoga.
 
Per questo diciamo e ripetiamo che il processo è più importante del prodotto, perché durante il percorso si sviluppano i tre livelli d’intelligenza emotiva cognitiva e sociale. Durante il laboratorio si crea molta empatia nel gruppo e il cantiere armonico risuona alle giuste frequenze anche con esercizi di meditazione no mind e meditazione no dimension: grammelot, movement sound, gibberish. a livello bioenergetico il corpo riceve benessere psicofisico attraverso le varie connessioni nel grounding o radicamento o dell’earthing, a piedi nudi. 
 
Con il movimento fisico a piedi nudi sulla terra e sulla paglia rilassiamo e riequilibriamo l’energia elettromagnetica umana, del corpo che isolato dalla plastica delle scarpe si carica di energia positiva in eccesso: riequilibrio bioenergetico motore di vita per la natura psicofisica umana.

Fiordifango - Ferdinando Renzetti da Pescara



 
 
Nota - Per potersi sollevare sino alle stelle, non basta vincere la forza di gravità. Occorre prima spezzare le catene che opprimono il lavoro, l’intelletto, l’animo umano!
 

mercoledì 18 febbraio 2026

Napoli, 21 febbraio 2026 - Coordinamento Nazionale No NATO

 


Il Coordinamento Nazionale No NATO annuncia la convocazione dell’Assemblea Nazionale dedicata alle regioni del centro-sud che si terrà il giorno 21 febbraio 2026 presso ex Asilo Filangieri Bene comune vico Giuseppe Maffei 4, Napoli, alle ore 14.30 . L’incontro rappresenta un momento fondamentale di confronto, condivisione e mobilitazione per tutte le realtà territoriali impegnate nella lotta contro le politiche di militarizzazione e l’adesione italiana alla NATO.

Il Coordinamento Nazionale No Nato lancia un appello a tutte le realtà impegnate nella lotta contro la Terza guerra mondiale in corso, la partecipazione attiva del nostro paese alla guerra, la militarizzazione dei territori. È ormai evidente la responsabilità dei gruppi imperialisti USA-NATO e UE nella promozione della guerra mondiale, con il sostegno al regime di Kiev, ai sionisti d’Israele e con l’aggressione al Venezuela in aperta violazione del diritto internazionale. Queste operazioni si traducono, sul piano interno, in tagli alle risorse pubbliche, aumento della repressione verso le avanguardie di lotta e occupazione militare delle scuole, università e spazi pubblici, impoverendo i territori e privando le comunità locali della loro sovranità.

La presenza di basi, caserme, antenne, poligoni di tiro, radar e depositi di munizioni, direttamente gestiti e collegati alla NATO e agli USA, rappresenta una vera e propria occupazione militare, politica e sociale, che prosciuga risorse, inquina e rende intere porzioni del paese appannaggio degli interessi guerrafondai e imperialisti.

L’assemblea sarà occasione per analizzare la situazione attuale, discutere strategie comuni e rafforzare il coordinamento tra comitati, associazioni, movimenti e singoli cittadini e alle che a diverso titolo si battono contro le logiche di guerra e l’occupazione militare del nostro paese. In un contesto internazionale sempre più teso, crediamo sia essenziale rilanciare la voce di chi chiede pace, autodeterminazione dei popoli e investimenti in diritti sociali invece che in armamenti.

Per questo, il Coordinamento invita tutte le organizzazioni, i comitati, le reti e i gruppi di lavoratori che lottano contro la guerra, la NATO e il riarmo a unirsi e condividere esperienze, contributi e proposte, con l’obiettivo di costruire una rete sempre più ampia e coordinata. Solo attraverso l’unità delle forze sarà possibile sviluppare una mobilitazione efficace, capace di liberare l’Italia dalla presenza delle basi militari USA e NATO e di spezzare le catene della collaborazione alle guerre di aggressione imperialista.

L’assemblea programmata sarà anche l’occasione per presentare il dossier, redatto dal Coordinamento Nazionale No Nato attraverso il lavoro di lotta e inchiesta dei diversi organismi territoriali, sulle installazioni militari USA e NATO presenti nel nostro paese, fornendo così strumenti di conoscenza e consapevolezza indispensabili per la prosecuzione della lotta. Ma questo dossier non rappresenta il punto di arrivo del nostro lavoro, bensì il punto di partenza, invitiamo tutti gli organismi ad utilizzare questo strumento come strumento militante e punto di partenza di una ricerca e di un approfondimento che solo l’indagine pratica delle diverse realtà presenti sui territori può mettere in campo.

Per adesioni, informazioni e dettagli sull’organizzazione dell’assemblea, è possibile contattare il Coordinamento Nazionale No NATO all’indirizzo email:  coordinamentonazionalenonato@proton.me




martedì 17 febbraio 2026

Barbalbero e l'otto volante verso l’infinito...

 


Ante Scriptum:  Ebbene, lo confesso, tanti anni fa,  mi sono unito ad un gioco di ruolo organizzato da un amico fantasioso per far vivere l'avventura magica  del Signore degli Anelli ai ragazzetti di Calcata. La Valle del Treja sembrava il luogo più adatto per ricreare quell'atmosfera, un fiume rigoglioso, boschi e  forre, silenzio e nascondigli. Tra i partecipanti c'era anche mio figlio Felix, a cui toccò una bella parte,  mentre a me essendo il più "vecchio" del gruppo toccò la parte di Barbalbero. Conoscevo meglio di tutti gli altri giocatori quell'ambiente selvaggio e non mi fu difficile nascondermi ed all'improvviso fare un'imboscata nel campo degli  stregoni nemici. Sapevo di non poter "vincere" perché il  potere magico che era concesso al mio personaggio  non era sufficiente a sconfiggere "l'Oscuro Signore",  ma abbastanza da creare scompiglio nel campo "nemico". In fondo io ero l'unico adulto del gruppo e  così caddi prigioniero, non sarebbe stato giusto prevaricare quella combriccola di giovinetti solo perché ero il più "astuto"...

Ecco, vi ho raccontato questa storiella per introdurre il racconto di Fiordifango...

 

Barbalbero e l'otto volante verso l’infinito:
 
ora è sera e la pioggia rinfresca leggera i nostri pensieri annebbiati dal vino e da ore trascorse tra case e cortili a botte di spallata. sul camion la carica energetica è ancora forte. mi chiedo quale il senso e quale il limite da stabilire per abitare la cultura della sobrietà nella finitezza di queste terre lente a disciogliersi nel doppio messaggio della maschera pulcinella uomo albero nella spinta alla illimitatezza e alla dismisura la riscoperta della lentezza, la riscoperta del luogo e della dimensione dello spazio da un portellone aperto di un camion carico di entusiasmo e soprattutto la riscoperta della sobrietà per abitare il limite nel nuovo colore degli alberi, delle ginestre, dell’erba, delle nostre vite modulari bipartite nel tempo di 6/8 - 2/4. il camion è fermo! la vita scorre di nuovo lenta sulle nostre facce umide mentre l’organetto intona i primi colpi del groove lento e ieratico, siamo nella piccola cucina, il fuoco acceso, alle nostre teste la scenografica graticciata di canne piena di ventricine appese a stagionare, forse è questo il senso: la sobrietà la lentezza la conquista del luogo basata sulla più primordiale delle scritture quella del corpo umano nello spazio sul terreno attraverso la spallata otto volante verso l’infinito.
 
Sotto quella quercia, quella bella violoncella  è bella violetta,
beato  chi la odora.

 


Hoi che fresca Mariannina... 
 
Schiavi d’Abruzzo stazione climatica a 1168 metri s.l.m recita il cartello all’ingresso del paese. finalmente sono arrivato a Schiavi a contatto con il paese gli abitanti la sua cultura e le sue tradizioni: oggi è carnevale e giro per le vie del paese alla ricerca di non so bene cosa. la neve caduta nei giorni scorsi copre ancora i tetti e le strette strade, mentre cammino mi accompagnano lo scricchiolio dello strato di neve leggermente ghiacciato che calpesto con i miei passi e il suono continuo dello sgocciolio della neve che si sta sciogliendo, dalle grondaie dei tetti.

 

Ho come la sensazione di percorrere sentieri del cielo, sullo sfondo un primo strato dii nuvole copre le valli dove montagne e paesi escono come isole sospese nel mare di nebbia. un altro strato di nuvole sta più in alto nel cielo. ecco uno squarcio improvviso di luce e il sole illumina e accende l’atmosfera in un rimando continuo di luci e chiaroscuri tra la neve che mi circonda e lo strato delle nuvole. mi sento straniato tra questi scorci di luce e per cercare sicurezza e conforto mi imbuco nella piccola macelleria del paese.

 

Il senso di straniamento diventa ancora più forte anche se in un attimo vengo richiamato alla realtà dagli schiamazzi e dai suoni che provengono dall’esterno. sul selciato della piazza è fermo un camion, dal portellone di dietro iniziano a scendere al suono di campanacci organetti e trombette un gruppo di ragazzi mascherati. avevo dimenticato il motivo della mia visita: oggi è carnevale! chiedo subito se posso aggregarmi alla compagnia. mi viene da pensare a un film di Antonioni dove nella swinging london un gruppo di colorati mimi gira per la città su un camion introducendoci alla trama del film; ora siamo fermi in un bar…! sabato si è svolta la mascherata per le vie del paese mentre oggi il camion ci porta nelle nove contrade, anche casa per casa nella forma della questa rituale cerimoniale.

 

Mi spiegano che la figura centrale del carnevale schiavese e lu mazzaron un pulcinella con un grosso copricapo lu cimirr a forma di cono ricoperto di colorati fiori di carta, infatti li stanno indossando. stiamo percorrendo le scoscese e strette vie delle contrade sul camion tra suoni lazzi e schiamazzi la situazione è carica di ebrezza ed entusiasmo: il portellone sul retro è aperto e si ha una dimensione spaziale unica con il paesaggio che scorre continuo tra un mare di ginestre e imponenti querce; siamo nella prima contrada, sulla piccole aje piazzette e cortili si susseguono musiche canti e balli soprattutto la spallata che viene eseguita e riproposta in ogni situazione. molte case sono vuote, i proprietari vivono nelle città e tornano l’estate.

 

In genere ci accolgono anziani e i pochi che hanno scelto di rimanere a vivere in paese. tutti sanno del nostro arrivo e troviamo già pronto il complimento di ottimi vini locali salumi fatti in casa, olive verdi conciate con peperoncino bucce d’arancia e finocchietto, olio pane rurale e dolci tipici. i vini i dolci e i formaggi hanno sapori e profumi diversi di casa in casa.

 

Mi sorprende il saper fare di questa gente per la socievolezza la disponibilità la mitezza dei modi e nei rapporti sociali sempre cordiale e gentile. si susseguono le contrade fino alla festa finale in un locale con cena di carnevale, naturalmente si suona e si balla, ancora saltarelli spallate e polche fiorate...
      

Ferdinando Renzetti 





lunedì 16 febbraio 2026

Roma. All'Hortus Urbis per imparare a curare un orto giardino...

 


Come prendersi cura di un orto-giardino
XVI Edizione

 
Corso per apprendere saperi teorici e pratici per realizzare un orto o un giardino e diffondere le tecniche di coltivazione orticole e ornamentali.
 
Argomenti

  • terreno questo sconosciuto

  • preparazione aiuole

  • La pianta

  • Consociazioni

  • Semine in vasetto e in pieno campo

  • Trapianti

  • Gestione delle piante, malattie e difesa dai parassiti

  • Raccolta

 
Calendario del corso:
- venerdì 27.2.2026 < 18 - 20 > TEORIA ON LINE 1
- sabato 28.2.2025 < 15 - 17 > PRATICA SUL CAMPO
 
- venerdì 20.3.2026 < 18 - 20 > TEORIA ON LINE 2
- sabato 21.3.2026 < 15 - 17 > PRATICA SUL CAMPO
 
- venerdì 10.4.2026 < 18 - 20 > TEORIA ON LINE 3
- sabato 11.4.2026 < 15 - 17 > PRATICA SUL CAMPO
 
- sabato 9.5.2026 < 15 - 17 > TEORIA SUL CAMPO 4 + PRATICA
 
- sabato 6.6.2026 < 15 - 17 > TEORIA SUL CAMPO 5 + PRATICA
 
- sabato 27.6.2026 < 15 - 17 > TEORIA SUL CAMPO 5 + PRATICA
 
Per le attività pratiche sul campo vi è inoltre la possibilità di partecipare ai lavori di giardinaggio all’orto per volontari.
 
Il corso è tenuto da Enrico Lazzari, agronomo amico dell'Hortus Urbis esperto di orticoltura naturale e verde ornamentale.

  • Sede: Hortus Urbis, via Appia Antica 42/50, Roma

  • Costo: donazione consigliata

  • Riservati 3 posti gratuiti per gli insegnanti, maestri degli asili, materne e della scuola primaria e secondaria.

  • Iscrizioni aperte fino ad esaurimento posti.


Informazioni supplementari:

  • L'area è dotata di parcheggio esterno

  • Le lezioni teoriche si terranno on line, i laboratori pratici nell'orto

  • Le attività potranno subire variazioni in relazione alle condizioni climatiche

Info e iscrizioni: hortus.zappataromana@gmail.com
















domenica 15 febbraio 2026

Verità o realtà provvisorie...?

 


Escursione tra le bolle leggendarie in cui poniamo le nostre verità.

 

 

Nella silenziosa ma permanente e determinata ricerca della verità, costruiamo architetture d’ogni tipo che la sostenga. Ma forse è meglio chiamarle ragnatele con le quali catturare il nostro insetto, cibo per il sostentamento della propria biografia. In ogni caso, si tratta sempre di congetture autoreferenziali, scienza inclusa. Le servo-strutture più convincenti sono quelle razionalmente strutturate, logicamente stringenti, eloquentemente descritte e autorevolmente comunicate.


Più o meno tutti, quantomeno a rotazione, cerchiamo di rispettare tale modello che, in senso lato, si potrebbe definire scientifico. Infatti, appena cogliamo la contraddizione nell’altro, non esitiamo a screditarlo, nullificando il valore e la ragione del suo discorso verso la verità.

 

Tra gli elementi prima elencati – razionalità, logica, eloquenza, autorevolezza – strano a dirsi – il più necessario all’affermazione della verità è l’ultimo, l’autorevolezza.

A questo proposito è sostanzialmente esaustivo, tanto da fare scuola, il noto “l’ha detto il telegiornale”. Storico e innocente – ma psicologicamente universale – sostegno a sé stessi attraverso l’accredito conferito alla fonte. In esso, chi può permetterselo, ravvisa la vera natura della magia. Null’altro che correnti energetiche, la cui condensazione in nodi, gorghi, contrasti e flussi genera la realtà della storia. 


L’aveva sostanzialmente già detto Marshall Mcluhan, ma pare non abbia fatto breccia nella cultura. Il suo “il medium è il messaggio” alludeva al potere magico della fonte, nei confronti di coloro che ne dipendono. Con l’accredito, infatti, l’oracolo è efficace e il miracolo è possibile. Per riconoscere in che termini lo siano, non è qui opportuno portare l’attenzione agli storpi che si alzano e camminano e neppure su Mino Damato – o altri come lui – che passeggia sulle braci. Lo è invece osservare come ogni nostro cambiamento avviene nel momento in cui ciò che avevamo respinto o mai incontrato entra in noi offrendoci prospettive prima sconosciute, modificando la struttura dell’io e generando bolle dedicate alle nuove verità vantate.


Ogni nuova consapevolezza ha la natura del miracolo. Viceversa, senza il tributo dell’accredito, le parole di un’affermazione, per erudita e scientificamente inappuntabile, passano via come il vento sulle orecchie. 

 

Ma tutto ciò, oltre che la verità, riguarda la comunicazione. “La verità sta nel discorso” (Foucault) è una formula che contiene l’universo psicologico della costituzione delle idee – delle quali ci riteniamo i detentori dei diritti – la cui forza è di tipo mongolico, rispetto alle aste e ai cerchietti della prima elementare a disposizione della razionalità, sfacciato strumento che con la sua boriosa bolla ci ha incantati, tanto d’averci convinti che ci avrebbe condotti alla conoscenza.


Non è dunque un caso che, nonostante la supremazia che siamo soliti attribuire alla razionalità, questa vacilli e crolli sotto il peso di un potere ben più forte, sempre intelligentemente (sic) disprezzato. Mi riferisco alla devastante portata della nostra biografia. Un’entità per lo più tralasciata, quasi non avesse diritto di parola, né carico di pretese. Anch’essa è una struttura autoreferenziale sostenuta e picchettata con tutto quello che troviamo per il mondo, arbitrariamente raccolto se torna utile al suo sostentamento. Per alcuni di noi fino alla sua ipertrofia.

 

Ed eccoci al punto. Se la propria biografia, quella psico-cosmogonia magicamente contenuta nella parola io, regolarmente impiegata per costruire, a nostro e altrui servizio, l’immagine di noi stessi con cui presenziare nel mondo e riempirlo di realtà, ha natura autoreferenziale, come è possibile che tutte le sue espressioni non lo siano?


In sostanza, da qualunque punto dell’architettura o della ragnatela traguardiamo il mondo, è come se ci muovessimo entro bolle di sapone – bolle, cioè sfere, cioè perfezione – certi che tutto il loro contenuto abbia a che vedere con la verità. Ma cosa ancor più interessante, non vediamo le bolle di sapone dentro le quali alloggiano gli altri e, comunque, quando questo accade non siamo disponibili alla pari dignità, ma del tutto inclini a, se necessario, sguainare la spada, lo spillo con cui far scoppiare le bolle altrui, “certamente” – ci diciamo – “inferiori alla nostra”. E anche la bugia, pompa per gonfiare la bolla, torna utile al proprio sostegno, alla propria vanità. E tutto ciò senza lo spunto per osservare quelle in cui siamo entrati e usciti, per poi improvvisamente ricordarcene, lasciandoci attoniti a chiederci come avevamo potuto pensare e fare in quel modo ora rinnegato; senza il necessario per mutuare l’indulgenza che abbiamo applicato a noi stessi, nei confronti delle bolle per noi inaccettabili in cui soggiorna il prossimo.

 

Siamo fatti della stessa mescolanza in percentuali variabili di sentimenti, emozioni, bisogni, esigenze, morali, gradienti di doti, difetti e sensibilità varie. 


Una macedonia che ci fa diversi e identici – ma vale anche per culture ed epoche – secondo il frullatore delle circostanze di breve e lunga durata. Ciò dovrebbe indurci ad una politica di reciprocità, nella quale cessare di credersi padroni di noi stessi, di impiegare il giudizio, che separa dal prossimo e impone reazioni meccaniche, obbligandoci a restare prigionieri della nostra ragnatela, di constatare che siamo tutti assassini e santi, anarchici e magistrati, vittime e carnefici, solo in funzione della mescolanza accaduta in noi.


Ogni giudizio, ovvero ogni descrizione del mondo che abbiamo in osservazione, richiede la bolla che ne permetta/imponga l’esistenza.

Ogni bolla rappresenta la necessità dell’osservatore e la descrizione dell’osservato, e quindi, anche la verità che osservato e osservatore sono la diade di un solo corpo. Verità peraltro invisa dalle pretese della scienza analitico-materialista – quella dell’osservazione oggettiva del mondo – tutta esistente e contenuta a sua volta, solo e soltanto, nella sua propria bolla parziale e autoreferenziale.


Al di fuori di essa si può incontrare quella della fisica quantistica, una specie di allegoria delle relazioni umane o dei campi aperti, nei quali, ogni bolla, affermazione, scelta, eccetera, è rappresentabile dal collasso della funzione d’onda, in cui l’energia (onda) decanta in realtà materiale, concreta, sensibile.


In pratica, ogni struttura di idee, convinzioni, abitudini, criteri, governi, politiche, filosofie e saperi poggia su una base totalmente autoreferenziale, che diviene verità condivisibile ogni qualvolta si cade nel potere magico del discorso che le esprime.


Prendi l’origine della vita o dell’evoluzione darwiniana delle specie per esempio o anche quella della dimensione dell’universo o del suo incomincio. Tutte fandonie autoreferenziali, pretese a carico dell’idea illuminista che si possa conoscere la verità a mezzo della dimensione logico-razionale. 


Pretese soddisfate, a dire il vero, in due occasioni: la prima, se l’unità di tempo con le quali le prendiamo in considerazione è quanto più ristretta, ma del tutto fasulle quando la dilatiamo oltre il momento, oltre la vita individuale, oltre l’epoca storica, oltre l’antropocentrismo; la seconda quando la verità riguarda un campo chiuso, un contesto limitato e condiviso da chi lo osserva.


Se ad ogni bolla corrisponde una verità, che può vivere al suo interno, si deve giungere ad una bolla entro cui la domanda centrale non è vera o no, ma in che termini lo è, in che termini quella bolla, affermazione, scelta, posizione, idea, convinzione, fede, eccetera ha potuto assurgere all’esistenza? Così facendo la conoscenza degli uomini si amplierebbe e, con essa, il rischio di pacifiche relazioni. Per quanto frequente, c’è soltanto una categoria di contesti in cui il criterio della bolla giusta e/o sbagliata può sussistere. Si tratta di situazioni cosiddette chiuse, ovvero delimitate da regole, linguaggio e sue accezioni note e condivise da coloro che si trovano al suo interno. Chi è alla guida di un mezzo, necessariamente ha conoscenza e ha sottoscritto le regole del codice della strada. 


Per qualsivoglia (bolla sbagliata in cui ci troviamo), compiamo un’infrazione, sappiamo che la bolla giusta del regolamento ci comporterà un provvedimento. L’aritmetica, qualunque gioco, dagli scacchi, al ping pong, al lancio di un missile sono esempi di contesti chiusi in cui la bolla del criterio del vero del falso hanno ragione d’essere.

 

Abusi razionalisti di potere in pericoloso equilibrio, in quanto obbligati a vivere sul filo della necessità di meccanizzazione dell’uomo, del mondo, della realtà, del sapere, di tutto. Un fatto eclatante, che normalmente passa sotto silenzio, al positivistico fine di mantenere in vita l’autobiografica convinzione del perseguimento della conoscenza. Nient’altro che una leggenda nella quale ci accomodiamo e prendiamo posto accondiscendendo – sebbene inconsapevolmente – al rispetto del regolamento vigente al suo interno, che crediamo essere il solo, l’unico, il tutto. “È un attimo farsi abbagliare dall’ultima invenzione, scambiando una subdola prigione dell’essere per un orizzonte di eternità”. (Rita Remagnino)

 

Qualunque sapere cognitivo ha tali caratteristiche. Per acquisirlo e vederne la verità che afferma, basta imparare l’alfabeto con cui è stato scritto e raccontato. Una serie di segni la cui semantica diviene esplicita solo dopo averne acquisito e condiviso il significato. Più autoreferenziale di così!

 

E allora? Ci buttiamo dalla finestra? Ci tuffiamo nel nichilismo prima che questo ci divori da dentro? No! L’antidoto alla destabilizzazione dovuta alla presa di coscienza di tali arroganze di conoscenza umana – origine di tutti i conflitti, abusi e soprusi – è duplice. Da un lato consiste nella consapevolezza delle fragili, cangianti, replicanti e volatili bolle di sapone entro cui creiamo e custodiamo il nostro avido e pidocchioso sapere, dall’altro che soltanto a mezzo di successive consapevolezze possiamo spogliarci dall’architettura che ci siamo costruiti intorno e constatare che la conoscenza è già in noi, che l’io e un parassita idrovoro delle energie, che viviamo sotto la cappa logico-razionale nella quale comprimiamo l’infinito che siamo, mortificando così la nostra creatività fino a ridurla ad aste e cerchietti.


È così che avviene l’impensato. La lucidità che distingue l’artefatto, lo storico, l’imbroglio, dal perenne, dall’universale, dalla Verità. È così che possiamo trovare la strada del benessere, dell’armonia, della salute, del sé e lasciare quella sulla quale ci ha spinti la scuola dei saperi specializzati, della scienza analitica, la cultura razionalista, la logica della competizione, lo strapotere della mercificazione di tutto, anche di noi stessi. 

Una via con un cuore lungo la quale, tutti saperi divengono semplici strumenti di vita al pari di un rastrello, necessario per radunare il fieno in covoni, che ha il suo diritto d’essere verità, solo dopo lo sfalcio del pascolo, per poi essere posato e divenire inutile. Su quella via si ridimensionano le bolle e i saperi e si trova tutta la conoscenza, che sta in una sola parola. Che non è scienza, che non è cognitiva né etica, ma estetica. Amore.


Lorenzo Merlo




sabato 14 febbraio 2026

Verso la fine della sperimentazione animale...

 


La raccomandazione delle 3 R (reduction, replacement refinement) ha spinto e stimolato la ricerca verso nuovi metodi per sostituire progressivamente la sperimentazione animale. 

All'avanguardia di questa innovazione sono i progressi nelle tecnologie in vitro che rappresentano uno dei pilastri più solidi del principio di sostituzione. 

Per decenni, la ricerca si è basata su colture cellulari monostrato (2D), un sistema che non imita accuratamente la complessa architettura tridimensionale o le intricate interazioni cellula-cellula e cellula-matrice presenti nei tessuti umani . Tuttavia, negli ultimi anni, la scienza ha compiuto un salto di qualità verso modelli cellulari complessi che offrono una fedeltà biologica senza precedenti.

Tra queste spicca la tecnologia chiave delle colture 3D, come sferoidi e organoidi, che consentono alle cellule di crescere in tre dimensioni, auto-organizzandosi in strutture che imitano la micro-anatomia di un organo. Ad esempio, gli organoidi intestinali sviluppano cripte e villi simili a quelli dell’intestino umano, il che li rende un’eccellente piattaforma per studiare l’assorbimento dei nutraceutici, il loro impatto sulla barriera intestinale o la loro interazione con il microbiota.

Prof. Luigi Campanella - Notiziario Acqua




venerdì 13 febbraio 2026

RIVE. Eventi per la Pace...

 


Un percorso di 4 giorni

Il simposio sul conflitto si articola in un programma intensivo che combina conferenze teoriche, workshop esperienziali e momenti di condivisione comunitaria. Ogni giornata è strutturata per offrire molteplici livelli di approfondimento, dalla dimensione interiore del conflitto alle sue manifestazioni nelle relazioni interpersonali e nei sistemi sociali.


Il conflitto, spesso percepito come minaccia all’armonia, può essere letto in chiave pedagogica come spazio di incontro e apprendimento e come occasione generativa. Il contributo propone una riflessione sul potenziale utopico del conflitto, inteso come forza trasformativa che apre nuove possibilità di convivenza, e sulla sua dimensione pratica nei contesti educativi e sociali. Abitare il conflitto significa trasformare la tensione in energia creativa, promuovendo dialogo, ascolto e costruzione condivisa di significati. Alcuni esempi provenienti dalle pratiche educative consentiranno di riflettere su come il conflitto possa diventare una terra di incontro, un laboratorio di democrazia, un luogo dove esercitare la convivenza e la convivialità delle differenze. Educare al conflitto è, in ultima analisi, educare alla speranza e alla possibilità di contrastare svantaggi e diseguaglianze e di percorrere vie di liberazione per futuri più giusti e solidali.


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Evento in sintonia: 

La Fondazione Perugia-Assisi lancia l’iniziativa che invita cittadini, associazioni ed enti locali a organizzare una tappa di quello che ha chiamato “Giro d’Italia per la Pace”.



giovedì 12 febbraio 2026

Secondo Ciclo Pluriverso: una cosmovisione per la Decrescita...

  



Ciclo di incontri conviviali promossi da:
  Associazione Ecofilosofica, Decrescita Felice Social Network,  Pressenza International  Agency, Associazione Tutto è Uno: la via di Terzani
  
Gli incontri si focalizzano  su alcuni aspetti scomodi della Decrescita,  soffermandosi su argomenti poco dibattuti  tra cui:  critica del Pensiero Unico, critica alla Dogmatica della Scienza, critica all’Antropocentrismo, critica dell’Economia.
  
-  Mercoledi  18 febbraio - ore 21:  Decrescita e guerra
con  Gloria Germani, Guido Dalla Casa  e Lorenzo Poli
Partendo dall’importante  lavoro di Latouche  L’invenzione dell’economia, avvenuta  tra il 1700 e il 1800, andremo a scandagliare il ruolo dell’economia moderna nell'origine di guerre oggi sempre più pericolose per l’umanità. Con il fine della crescita illimitata e dell'estrazione del profitto  a qualunque   costo, l’economia  moderna è fonte permanente di conflitti su scala locale e globale. Gli appelli astratti alla pace, se non fanno i conti con tale sottostante, sono destinati a restare privi di effetti pratici.

-  Mercoledi 25 febbraio - ore 21 : Fare comunità per uscire dall'economia?
       con  Paolo Scroccaro e Paolo Ladetto  
In un contesto di dissoluzione caotica del legame sociale, riuscire a fare comunità diventa imprescindibile. Questa esigenza può coniugarsi con l'uscita dall'economia teorizzata da Latouche, per ricomporre una diversa sintesi sociale alternativa all'esistente?

-  Mercoledi 4 marzo - ore 21:  Il Pluralismo di  Feyerabend contro il dogma della scienza   
               con Mario Cenedese  e Matteo Collodel  
Restando in tema di pluralismo, l’anarchismo epistemologico di Feyerabend ha fornito contributi formidabili che vanno nella direzione di una società libera e aperta (ben oltre gli orizzonti previsti da Karl Popper e dal pensiero liberale). Egli prende le distanze dalle pretese del metodo scientifico, che vorrebbe imbrigliare la ricerca entro rigidi principi universalmente validi; nello stesso tempo, egli ridimensiona di molto il ruolo degli esperti e degli specialisti che si pretendono depositari di un sapere superiore
  
Gli incontri sono visibili in diretta e in streaming sul canale youtube di Pressenza Italia https://www.youtube.com/@PressenzaItalia.
Successivamente saranno visibili anche  nella pagina video del blog DFSN (www.decrescita.com)
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