martedì 10 febbraio 2026

Il Buddha disse...

 


... ad ogni cosa applichiamo sempre la nostra ragione senza dare fede ai vecchi manoscritti e senza credere a una cosa solo perché il nostro popolo ci crede o perché ce l’hanno fatto credere nella nostra infanzia… le stelle che vediamo nel cielo si sono spente milioni di anni fa e quelle che ora splendono noi non le vediamo… 

a volte nel bosco mi appoggio ad una quercia e mi sento foglia e soffio di vento, radice e fronda, mi guardo nella goccia fino a diventare io stesso quella goccia… il risveglio alla consapevolezza illumina il mondo come la luna che emerge da dietro le nuvole. la brevità dell’esistenza è scritta nei geni, la luce li sta già invitando a saziarsi di sole, piccola goccia di paradiso. 

da mente locale immaginando un laboratorio teorico esperienziale sulla comunicazione da mente a mente: la scienza liberata dai maghi; dalla centrale naturale l’azione si svolge sottovoce, musica dell’indifferenza, cuore tempo aria fuoco sabbia del silenzio frase d’amore, copriamo le loro voci che non si senta più tacere. aggiungo che lo sappiamo a memoria e non l’abbiamo ancora dimenticato anche se non siamo arrivati a sbocciare. una lettura profonda del vivente nell’attimo stesso di vivere nel momento in cui si vive. 

ricordando la più grande invenzione del mondo: il mistero della scrittura dove si manifesta il bisogno di lasciare una traccia di consolidare una memoria che esca dall’immediatezza del presente, di tradurre il mondo e tutto quello che ci sta dentro in un sistema coerente di segni disegni sogni e bisogni senza che la sostanza e l’esistenza della bellezza ne risentano. nulla accade per caso quando percorriamo la strada giusta se siamo dove vogliamo tutto il mondo risuona affinché lo capiamo e se lo capiamo accadono cose straordinarie e dopo mezzora di fila sento sussurrarmi all’orecchio: sei nel posto giusto! molti e molti anni fa lasciavamo navigare le idee nei campi blu della leggerezza della creatività della spontaneità senza farle affogare nelle acqua stagnanti dell’incostanza dell’indeterminazione e della superficialità trascorrendo l’infanzia nei cortili assolati emulando le canzoni sentite dalle opache ombre grigie dei televisori di allora. apotropaica catartica psicotropa ancestrale iterativa… 

dateci una piazza e una musica che ci faccia saltare e fare il giro del mondo oltre che festa popolare anche gioco aperto alle contaminazioni e all’equilibrismo gestuale clownesco...
 
Ferdinando Renzetti 



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