...il film avrebbe voluto raccontare di un operaio che sta lavorando alla costruzione di un grattacielo e che un giorno si trova improvvisamente isolato all’ultimo piano insieme alla figlia dell’architetto; qualcuno ha staccato la corrente del montacarichi e i due restano prigionieri nel mezzo della grande città. E’ inverno, nessuno sa che si trovano lassù. Cade la notte, lanciano segnali disperati agli abitanti dei grattacieli vicini, che prendono i segnali come saluti. Avrebbe potuto costruire un rifugio per se e la ragazza fatto di fogli di lamiera viti e ganci trovati sul cantiere. Con una bacinella avrebbero potuto raccogliere l’acqua piovana e poi costruire una trappola di fortuna per catturare piccioni e altri uccelli con le briciole di pane trovate nella sua gavetta. La storia aveva un solo inconveniente: non si riusciva a trovare il modo di farli scendere dal grattacielo ed era impensabile che potessero sopravvivere alla caduta della prima neve…
in un paesino a noi quasi sconosciuto un bel giorno ci capitò la piacevole avventura di imbatterci in Saul Arpino detto il Parmenide, un vero e proprio giramondo, un filosofo alla sua maniera che ripete spesso: la memoria la vita la cancella perché si accontenta del presente. Siamo sempre presenti nel luogo in cui siamo… per il riconoscimento della coscienza nella coscienza e in questa coscienza noi sempre siamo…
in cerchio noi ci muoviamo isole viaggianti verso la notte il giallo è il colore della gioia e della follia tanto da sottolineare: si io mi fermo qui, qui dove vivi tu, metafora della libertà; i sentieri secondari sono quelli che ci portano fuori dalla strada maestra e anche se impervi ci consentono di scoprire nuove cose, bisogna rischiare per essere liberi di sentire come non mai il meridiano proprio caratteristico del mezzogiorno contrassegnato da luminosità e da calore di straordinaria intensità e diffusione: il sole, il mare… abituiamoci per gradi alle sfumature della luce spalanchiamo le finestre degli occhi sulle campiture giallo arancio profumo di rose arte e bellezza per guardare in modo intenso ascoltiamo sinteticamente al ritmo di musica modulando sensi suoni gusti colori profumi aromi sapori ed esperienze tattili.
sto come gli asini sulle nuvole, cerco casa in via dei matti, e tu? La consistenza dell’inconsistenza del comune fuori dal comune fame fatica freddo benzina baci bacilli… chiaro che facciamo ipotesi sulla possibilità di fare ipotesi… separati dai titoli neri leggibili per più versi anche se intrinsecamente illeggibili. Dialogo con me medesimo per un chiaro infinitesimo remix allora sicuramente si parla di picappa, la due cavalli, la renault quattro. la ami otto… la macchina del tempo che eleva lo spirito scatola magica della materia, prospettive invertite di paesaggi illusionistici, preferisco traslocare nell’assurdo, scintille di anime vagabonde nel freddo che consuma la terra e tutto il nostro intento ritorna in equilibrio lavori in corso nel teatro dei colori, consultiamo il libro delle soluzioni…
se non c’è tempo per godersi il non tempo stiamo solo perdendo tempo mentre la mente pensa il pensiero mente… il tempo ci toglie occasioni quando non abbiamo abbastanza tempo… per stare al tempo con il tempo, anche se il pensiero mente mentre la mente pensa. ci sto riflettendo su questo paradosso che ho in mente e ci penso da tempo. oggi a un certo punto con un amico che non vedevo da tempo ho avuto la risposta e mi sono sentito sospeso tra tempo e non tempo, ho scoperto pure che il mio pensiero non mi stava mentendo, infatti nulla è casuale, era solo una questione di tempo…
Ferdinando Renzetti
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