Ante Scriptum: Ebbene, lo confesso, tanti anni fa, mi sono unito ad un gioco di ruolo organizzato da un amico fantasioso per far vivere l'avventura magica del Signore degli Anelli ai ragazzetti di Calcata. La Valle del Treja sembrava il luogo più adatto per ricreare quell'atmosfera, un fiume rigoglioso, boschi e forre, silenzio e nascondigli. Tra i partecipanti c'era anche mio figlio Felix, a cui toccò una bella parte, mentre a me essendo il più "vecchio" del gruppo toccò la parte di Barbalbero. Conoscevo meglio di tutti gli altri giocatori quell'ambiente selvaggio e non mi fu difficile nascondermi ed all'improvviso fare un'imboscata nel campo degli stregoni nemici. Sapevo di non poter "vincere" perché il potere magico che era concesso al mio personaggio non era sufficiente a sconfiggere "l'Oscuro Signore", ma abbastanza da creare scompiglio nel campo "nemico". In fondo io ero l'unico adulto del gruppo e così caddi prigioniero, non sarebbe stato giusto prevaricare quella combriccola di giovinetti solo perché ero il più "astuto"...
Ecco, vi ho raccontato questa storiella per introdurre il racconto di Fiordifango...
Barbalbero e l'otto volante verso l’infinito:ora è sera e la pioggia rinfresca leggera i nostri pensieri annebbiati dal vino e da ore trascorse tra case e cortili a botte di spallata. sul camion la carica energetica è ancora forte. mi chiedo quale il senso e quale il limite da stabilire per abitare la cultura della sobrietà nella finitezza di queste terre lente a disciogliersi nel doppio messaggio della maschera pulcinella uomo albero nella spinta alla illimitatezza e alla dismisura la riscoperta della lentezza, la riscoperta del luogo e della dimensione dello spazio da un portellone aperto di un camion carico di entusiasmo e soprattutto la riscoperta della sobrietà per abitare il limite nel nuovo colore degli alberi, delle ginestre, dell’erba, delle nostre vite modulari bipartite nel tempo di 6/8 - 2/4. il camion è fermo! la vita scorre di nuovo lenta sulle nostre facce umide mentre l’organetto intona i primi colpi del groove lento e ieratico, siamo nella piccola cucina, il fuoco acceso, alle nostre teste la scenografica graticciata di canne piena di ventricine appese a stagionare, forse è questo il senso: la sobrietà la lentezza la conquista del luogo basata sulla più primordiale delle scritture quella del corpo umano nello spazio sul terreno attraverso la spallata otto volante verso l’infinito.Sotto quella quercia, quella bella violoncella è bella violetta,beato chi la odora.
Hoi che fresca Mariannina...Schiavi d’Abruzzo stazione climatica a 1168 metri s.l.m recita il cartello all’ingresso del paese. finalmente sono arrivato a Schiavi a contatto con il paese gli abitanti la sua cultura e le sue tradizioni: oggi è carnevale e giro per le vie del paese alla ricerca di non so bene cosa. la neve caduta nei giorni scorsi copre ancora i tetti e le strette strade, mentre cammino mi accompagnano lo scricchiolio dello strato di neve leggermente ghiacciato che calpesto con i miei passi e il suono continuo dello sgocciolio della neve che si sta sciogliendo, dalle grondaie dei tetti.
Ho come la sensazione di percorrere sentieri del cielo, sullo sfondo un primo strato dii nuvole copre le valli dove montagne e paesi escono come isole sospese nel mare di nebbia. un altro strato di nuvole sta più in alto nel cielo. ecco uno squarcio improvviso di luce e il sole illumina e accende l’atmosfera in un rimando continuo di luci e chiaroscuri tra la neve che mi circonda e lo strato delle nuvole. mi sento straniato tra questi scorci di luce e per cercare sicurezza e conforto mi imbuco nella piccola macelleria del paese.
Il senso di straniamento diventa ancora più forte anche se in un attimo vengo richiamato alla realtà dagli schiamazzi e dai suoni che provengono dall’esterno. sul selciato della piazza è fermo un camion, dal portellone di dietro iniziano a scendere al suono di campanacci organetti e trombette un gruppo di ragazzi mascherati. avevo dimenticato il motivo della mia visita: oggi è carnevale! chiedo subito se posso aggregarmi alla compagnia. mi viene da pensare a un film di Antonioni dove nella swinging london un gruppo di colorati mimi gira per la città su un camion introducendoci alla trama del film; ora siamo fermi in un bar…! sabato si è svolta la mascherata per le vie del paese mentre oggi il camion ci porta nelle nove contrade, anche casa per casa nella forma della questa rituale cerimoniale.
Mi spiegano che la figura centrale del carnevale schiavese e lu mazzaron un pulcinella con un grosso copricapo lu cimirr a forma di cono ricoperto di colorati fiori di carta, infatti li stanno indossando. stiamo percorrendo le scoscese e strette vie delle contrade sul camion tra suoni lazzi e schiamazzi la situazione è carica di ebrezza ed entusiasmo: il portellone sul retro è aperto e si ha una dimensione spaziale unica con il paesaggio che scorre continuo tra un mare di ginestre e imponenti querce; siamo nella prima contrada, sulla piccole aje piazzette e cortili si susseguono musiche canti e balli soprattutto la spallata che viene eseguita e riproposta in ogni situazione. molte case sono vuote, i proprietari vivono nelle città e tornano l’estate.
In genere ci accolgono anziani e i pochi che hanno scelto di rimanere a vivere in paese. tutti sanno del nostro arrivo e troviamo già pronto il complimento di ottimi vini locali salumi fatti in casa, olive verdi conciate con peperoncino bucce d’arancia e finocchietto, olio pane rurale e dolci tipici. i vini i dolci e i formaggi hanno sapori e profumi diversi di casa in casa.
Mi sorprende il saper fare di questa gente per la socievolezza la disponibilità la mitezza dei modi e nei rapporti sociali sempre cordiale e gentile. si susseguono le contrade fino alla festa finale in un locale con cena di carnevale, naturalmente si suona e si balla, ancora saltarelli spallate e polche fiorate...
Ferdinando Renzetti
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