Visualizzazione post con etichetta Albert Einstein. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Albert Einstein. Mostra tutti i post

venerdì 14 settembre 2012

La raccolta differenziata della memoria – Quando la connessione con internet non funziona uno ne approfitta per leggersi un bel libro



Care, cari,
eccomi qui a Spilamberto davati ad un computer portatile che non riesce a collegarsi con internet per via di certi “guasti”.

Forse il tecnico che sto aspettando riuscirà a risolvere il “problema”, nel qual caso potrò rimettermi all’opera nella cernita di articoli e di notiziole ricevute per email da inserire nel Giornaletto di Saul. Nel frattempo, visto che la lettura è comunque un mio vizio, son qui che leggo gli aneddoti e le storie riportate ne “La raccolta differenziata della memoria” un bel libro edito da Agra.


Caterina, Rosa ed il menzionato sotto Alessandro


L’ho comprato recentemente alla fiera del Sana di Bologna quando ci sono andato assieme a Caterina un giorno prima che chiudesse i battenti. Sono di memoria corta, sarà stato il 10 settembre? Stavamo lì gironzolando fra gli stand, dopo aver visitato quello di Carmen Somaschi (AVI) e quello di Alessandro (Nuova Domus) e quello rigoglioso di AAM Terra Nuova alla ricerca di Mimmo Tringale che non c’era…  (voilà lui è nella fotina)

Ed una volta compiuto il nostro dovere istituzionale e soddisfatti anche i bisogni fisiologici (ovvero avendo pisciato nei bagni puliti ed ordinati della fiera) stavamo lì, Caterina ed io, abbracciati come due fidanzatini, cercando un qualche stand, una qualche bottega, che vendesse semplice pane integrale.

Mulini a mano in legno pregiato a caro prezzo, enormi angoli pubblicitari per ditte specializzate in prodotti bio, balocchi e profumi, profumi e balocchi in ogni dove… ma di pane nemmeno l’ombra, se non un padiglione americano che reclamizzava il kamut ed aveva in esposizione una grossa pagnotta “vedere ma non toccare” e minuscoli bocconcini di assaggio riposti in un cesto, al quale abbiamo attinto indecorosamente un paio di volte sotto lo sguardo pungente delle hostess bionde alticce (nel senso di alte ed altezzose) che parlottavano fra loro in puro slang yankee-squash….

Pane di kamut a caro prezzo

Insomma sembrava che in tutta la fiera Sana nessuno vendesse o presentasse del pane “normale”, solo farine e farinacci, paste e semole, prodotti da forno confezionati, biscotti e gallette in scatola, etc. Da un bel po’ mi ero stufato di questi giri a vuoto, attorno attorno, ma Caterina, come spesso lo sono le donne, era ancora curiosa di vedere e forse scoprire la “novità”… la sorpresa.

Gira che ti rigira, ed avvicinandosi anche l’ora della chiusura, in una ansa laterale etrema passiamo davanti ad uno stand dove noto alcuni libri di agricoltura, dietro al banco un signore ben vestito dall’aria annoiata che guarda il vuoto, non invogliava certo a fermarsi… ma ecco che proprio lì di fronte scopriamo un bancone che espone vari tipi di pane, pagnotte pagnottelle, in cassetta, di tutti i colori.

Rallentando il passo e notando che gli addetti stanno riponendo quel ben di dio in scatole e scatoloni mi faccio avanti e chiedo se possiamo avere un pane di assaggio.. Al che il giovanotto al quale mi ero rivolto, forse impietosito dai miei capelli bianchi e dalla mia aria un po’ dimessa, ci offre un pacchetto con dentro un pane speciale a fette, di avena, riso, farina integrale, orzo etc. “come omaggio della ditta” dice porgendolo! Ringalluzzito dall’insperato successo oso avvicinarmi anche davanti al tavolo dell’editore Agra… e scorro tutti i libri uno ad uno, leggo i titoli e le ultime pagine in cui solitamente c’è il sunto, finchè il mio occhio sagace ed attento si posa su questo gioiello: “La raccolta differenziata della memoria”…!


Veramente con l’agricoltura ha poco a che fare.. ma ha molto a che fare con la vita. Si tratta di un compendio di frasi e di poesie espresse in tempi diversi da vari autori. Un inno alla saggezza inascoltata. “ducentocinquanta frammenti di pensiero ancora buoni”, recita il sottotitolo… senza indugio decido di acquistarlo, 10 piccoli euro per ottenere uno scrigno prezioso di parole e “voci nel deserto”.

Perciò oggi, che non funziona internet, son qui passando dal giardino alla camera da letto che mi abbevero alle parole che avrei potuto e voluto scrivere io stesso.

Alcune di queste frasi ve le riporto così come le ho lette.
“I mezzi di comunicazione di massa –la stampa, la radio..- hanno portato all’asservimento di corpi ed anime ad una autorità strategica mondiale. E in ciò sta la principale fonte di pericolo per l’umanità. Le moderne democrazie, che mascherano regimi tirannici, utilizzano i mezzi di comunicazione come strumenti di disinformazione e di stravolgimento delle coscienze degli uomini, per alimentare la paura di massa in funzione delle guere preventive” (Albert Einstein)
“Non c’è dubbio, lo si vede dai risultati, che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogan mussoliniani fanno ridere come (con dolore) un aratro di fronte ad un trattore.. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è sttao sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano. Il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione ed informazione (specie, appunto, la televisione) non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttuta per sempre” (Pierpaolo Pasolini)

“Oggi l’economia è fatta per costringere tanta gente a lavorare a ritmi spaventosi per produrre delle cose perlopiù inutili, che altri lavorano a ritmi spaventosi per poter comprare, perché questo è ciò che da soldi alle società multinazionali, alle grandi aziende, ma non felicità alla gente” (Tiziano Terzani).


Proprio adesso mi ha telefonato Caterina per dirmi che ha appena terminato di scrivere la storiella bella sul mangime dei cani che ci ha fatto sbellicare dalle risate, me e Viola, quando ce l’ha raccontata a tavola due giorni fa.


I pets sono petulanti a volte e chiedono continue attenzioni, le reazioni sono diverse e tutto è buono per trarne insegnamento. Ma capirete meglio leggendo il suo racconto….

“Stamattina mi é successa una cosa buffa e te la voglio raccontare: ha telefonato una donna in ufficio, voce giovanile, chiedendo della dottoressa Regazzi e dicendo che aveva avuto questo nominativo e numero di telefono da Modena,  e ad un mio cenno affermativo ha cominciato ad esporre il suo quesito.

Dice: “Ho una cagnolina a cui voglio molto bene e le preparo, con le mie mani, in casa dei biscotti che a lei piacciono molto, usando degli omogeneizzati… sa, so che gli omogeneizzati sono molto sani, devono darli ai bambini! Lei mi sa dire se li posso produrre per venderli?”

Io le ho risposto che non si possono fare in casa dei prodotti per l’alimentazione dei piccoli animali, ma ci vuole una struttura autorizzata e pertanto sottoposta a controllo del servizio veterinario, li può fare per il suo cane e se trova qualche amico disposto ….
Le ho poi sottolineato che in commercio ci sono ottimi prodotti per tutte le tasche, da quelli più economici, a quelli che costano quasi come gli omogeneizzati. Allora mi ha chiesto un consiglio e cioè, secondo me, qual’era la marca migliore. Le ho risposto che io ho tre gatti e un cane e che uso per loro le marche più economiche perchè non mi pare neanche giusto (etico?) spendere tanti soldi per degli animali.

Poi le ho chiesto: “Scusi, ma lei la crne la mangia?”
Lei: “Certo!”
Io: “Beh, allora, se ama tanto gli animali, perchè amare tanto solo un cane e non anche gli altri?”
Lei: “Eh, si, è vero, le povere mucche, le povere galline……!”
Ecco, questo è uno dei miei piccoli contributi alla causa, di instillare nella mente e nel cuore di qualcuno, qualche piccolo dubbio.” (Caterina Regazzi)



Or ora è sopraggiunto il tecnico ed ha riparato il guasto, si trattava di un errore stupido, l’orologio interno del computer era sballato e questo semplice fatto impediva ai programmi di collegamento con internet di funzionare…. beh, misteri del tempo-spazio!

Vi lascio e se per caso siete interessati al libro sopra menzionato potete rivolgervi all’Agra: info@agraeditrice.com.

Paolo D’Arpini

Un pezzo di Paolo D'Arpini

venerdì 28 ottobre 2011

Psicostoria, le tredici lune, il mistero dell’archetipo mancante e la spiritualità laica

Il Fiore dell'Anima - Dipinto di Franco Farina  


Il mio primo maestro in psicostoria è stato Isaac Asimov, un docente universitario nonché scrittore. Proprio dai suoi libri appresi che la storia non può stare nei libri.. La storia -quella vera- è presente nella psiche collettiva e nella materia coinvolta negli eventi. Ciò che viene definita “storia” è al meglio una cronaca aggiustata in funzione di soddisfare le esigenze dei potenti coinvolti negli eventi descritti.. oppure rispecchia le posizioni ideologiche dei narratori, che debbono in ogni caso far sempre i conti con il potere in carica.. Lo vediamo anche nelle cronache attuali, quelle dei giornali, radio e tv, in cui la narrazione dei fatti è sempre aggiustata al fine di soddisfare un “potere” od un “idea”…

Isaac Asimov, come si intuisce dal nome, fu un ebreo americano di origine russa, la sua passione segreta fu quella di immaginare incredibili eventi intergalattici, mai avvenuti ma che avrebbero potuto avvenire.. Insomma faceva il professore e scriveva libri scientifici.. ma dai più era conosciuto per i suoi romanzi di fantascienza.. Ed è su uno di quei romanzi che conobbi il concetto di psicostoria… Ma ovviamente quel concetto era appena abbozzato in modo da lasciare al lettore, come me, spazio per ipotizzare risvolti e significati occulti.

Beh, a questo punto non so più se nella mia mente stia seguendo le ipotesi di Asimov oppure sia subentrato una nuova ispirazione che mi consente oggi di parlare così liberamente e compiutamente di questa materia. Intanto cominciamo a stabilire cosa significhi (per me) psicostoria.

Secondo la teoria di un altro grande scienziato (anche lui di origine ebrea), Albert Einstein Una forma che si manifesta nella spazio è semplice durata nel tempo. Come dire che la proiezione energetica della forma è individuabile soltanto in rapporto con la sua prosecutio temporale. Da qui l’idea che ogni cosa ed ogni accadimento sono semplici proiezioni spazio temporali, e pertanto “immaginarie”, ovvero percepibili attraverso la coscienza, che è invero un continuum inscindibile… Solo una coscienza riflessa, quella della mente, è in grado di fermare i fotogrammi nel caotico flusso energetico spaziotemporale rendendo le forme, i fatti, insomma ciò che compone lo svolgimento dell’agire, non solo visibili ma anche consequenziali e sperimentabili sensorialmente.

Nella descrizione degli eventi, definita storia, prevale l’impressione dell’osservatore (come sopra evidenziato), questa è la caratteristica della mente individuale che, percependo attraverso la rete di sue predisposizioni, interpreta ed aggiusta i significati delle azioni vissute o riportate.

A questo punto per conoscere la “verità” occorre rivolgersi alla psicostoria, ovvero alla capacità di lettura della memorizzazione automatica, empirica, della registrazione contabile non percettibile, presente nell’insieme degli eventi. Per cui se vogliamo conoscere la storia, quella vera, è necessario introdursi nel magazzino akashico della funzione mnemonica vitale, che è presente in chiave olografica in ognuno di noi.

Bisogna pescare nell’inconscio, bisogna percepire quello che è presente nella mente universale in forma di traccia mnemonica psico-fisica. Bisogna comprendere gli eventi narrati non solo dal punto di vista del narratore ma di quello dei vari personaggi descritti. Bisogna sprofondare nel mondo archetipale e sapersi riconoscere in ognuno dei “modelli” evocati. Bisogna lasciar andare la ragione e l’analisi per soffermarsi sulla memoria collettiva dalla quale possono così emergere messaggi e intuizioni diverse dalle conclusioni descritte nella storia ufficiale.

Isaac Asimov si prefiggeva di arrivare a ciò attraverso l’analisi memorica residua impressa negli oggetti coinvolti negli eventi.. Ad esempio se volessimo stabilire la verità sui fatti che hanno accompagnato la morte di Gheddafi, pur in assenza del suo cadavere, che ovviamente potrebbe essere il miglior trasmettitore, potremmo utilizzare un qualsiasi oggetto da lui posseduto ed usato in quei momenti fatidici.. la sua pistola d’oro? I suoi stivali? Ma io personalmente non supporto questa visione “fisicista” preferendo quella “psichica” della rielaborazione all’interno della mente, con richiami specifici all’evento, attraverso una specie di trance meditativa, un po’ quel che avviene ai medium durante le sedute spiritiche.

Con questo metodo possono aversi risultati “stravolgenti” rispetto a quelle che sono le opinioni sulle cause degli eventi storici, ad esempio nell’analisi che stabilisce i motivi della caduta dell’impero romano di solito si evidenziano sia la decadenza dei costumi, sia la calata dei barbari ma non si tiene mai conto delle conseguenze dell’affermazione cristiana, che fu veramente un fatto disgregante e distruttivo della romanità, trasformandola da civiltà politica laica in mera fondazione religiosa.

E qui mi sembra utile fare una piccola disgressione. Dopo la scoperta dei rotoli di Qumran è risultato evidente che gli insegnamenti e le cronache in essi contenuti anticipavano di fatto tutti gli insegnamenti cristiani. Solo che quei rotoli erano di molto antecedenti all’ipotetica nascita di Cristo.  Dopo la distruzione di Gerusalemme ad opera di Tito si intensificò la diaspora ebraica (che era già iniziata da tempo immemorabile essendo gli ebrei già presenti in moltissimi luoghi nel mondo). Fra i vari gruppi o sette ebraiche quella degli Esseni era la più spiritualmente qualificata e la meno radicata alle tradizioni rabbiniche.

Gli Esseni perseguivano una filosofia “umanitaria” in cui si prefigurava già un’ideologia “universale” poi continuata dalla chiesa cristiana. Inoltre gli Esseni avevano capito una cosa.. che nella immaginazione scritturale ebraica si continuava a prospettare l’arrivo di un messia, salvatore d’Israele. Ma di messia -o autodefinitisi tali- ne erano passati a decine nei secoli ed il risultato era sempre stato deludente. Per questo gli Esseni decisero -pragmaticamente- che non valeva più la pena di proiettare la venuta del messia in un futuro lontano (cosa che per tutti gli altri ebrei era motivo di speranza e di forza per continuare a mantenere la “fede”) e intuirono anche che non poteva trionfare presso le popolazioni umane una religione che fosse trasmissibile solo per via ereditaria diretta (geneticamente). Decisero perciò due cose che cambiarono radicalmente la loro struttura, allargandola sempre più, e rendendo inoltre la loro “religione” più alla portata di tutti. In primis stabilirono che il messia non doveva venire in futuro ma era già venuto in passato e “descrissero” (come fatto storico) un personaggio (che dal punto di vista delle cronache ufficiali romane non è mai esistito) mettendogli in bocca quegli insegnamenti che facevano parte della loro tradizione (quella dei famosi rotoli del Mar Morto di cui sopra) e soprattutto stabilirono che si potesse aderire alla loro “religione” non solo per censo ma anche per conversione…. Quella fu la causa della frattura definitiva tra la setta essena e l’ebraismo tradizionale e da quella frattura nacque il cristianesimo (che assunse una sua identità specifica a partire dal III secolo d.c o meglio dall’anno 1.000 di Roma).

Questo percorso esemplificativo, che qui vi ho narrato, è il risultato di una “lettura” psicostorica. Ed ora andiamo avanti, anzi scendiamo ancora più indietro nel tempo e nella storia.

Ricordate Matusalemme? Ma senza soffermarci su di lui ricorderete tutte le storie di tutte le tradizioni in cui si narra come nell’antichità mitologica gli uomini vivessero per centinaia di anni. Beh, nella remotissima antichità il computo del tempo non veniva fatto in “anni”, essendo quello il risultato di una valutazione e comprensione successiva, il tempo scorreva e veniva calcolato sulla base di fatti visibilmente più efficaci. Si calcolava in lune. Tutti i calendari dell’antichità erano calendari lunari. L’età delle persone si stabiliva sul numero delle lune.  Persino in tempi relativamente recenti, quando gli inglesi invasero il nord America, gli aborigeni calcolavano la loro età in lune. E quante sono le lune in una vita? Possono ovviamente essere centinaia -se non migliaia- considerando che le lune nuove in un anno sono 13 ecco che una vita media (nel lontano passato) di circa 30 o 40 anni diventava una vita di 400 lune ed oltre. Se ad un uomo capitava di vivere per 80 anni, ecco che la sua esistenza enumerava un migliaio di lune… il che da un senso diverso alla durata della vita di patriarchi vari e compagnia… (infatti dal punto di vista genetico sappiamo che la durata della vita nell’uomo non è mai giunta a coprire le centinaia o migliaia di anni come affermato nelle storie mitologiche.

Ma proseguiamo con le 13 lune.. che tra l’altro erano collegate ai periodi fecondi delle donne e quindi il calcolo in lune era un ottimo sistema per descrivere gli eventi della vita, ed infatti per migliaia d’anni il valore dell’esistenza era basato sulla capacità femminile di procreare, sulla importanza della donna in quanto matrice ed espressione della Madre Terra. E la luna, si sa, è un simbolo femminile per antonomasia, legata all’istinto, all’intuito, alla magia, etc. Poi successivamente subentrò un rovesciamento di valori, senza voler qui esaminarne le cause, diciamo che prese il sopravvento una cultura patriarcale, o solare. Da quel momento in poi il tempo doveva essere calcolato in quadratura razionale, attraverso la comprensione del movimento dell’astro solare. Nacquero così i dodici mesi, come frammenti di un anno, e da quel momento in poi gli anni “solari” furono il metro di misura di tutto ciò che avviene sulla terra. Per cui la vita (misurata in anni) sembrò accorciarsi. Altro risvolto è che per stare nelle 4 stagioni i mesi dovevano essere pari e non dispari.

Gli archetipi primordiali, che originariamente erano 13 come le lune, in un percorso concluso fra una primavera e la successiva (nel calcolo lunare antico l’anno iniziava a marzo), ecco che ci si dovette adattare al nuovo computo, e la civiltà umana rinunciò ad un modello, ad una divinità simbolica. I segni zodiacali nell’astrologia solare infatti sono 12, e tutti collegati al modo di agire nel mondo, mentre è venuto a mancare l’elemento di congiunzione spirituale.

Eliminato il tredicesimo archetipo la stessa cosa avvenne con la scomparsa del quinto elemento (originariamente gli elementi sono cinque: etere, aria, fuoco, acqua e terra), quello più sottile, l’etere, che rappresenta anch’esso lo spirito. Insomma l’aggiustamento al metro solare e patriarcale escluse sia un archetipo che un elemento dall’esistente. L’elemento mancante sappiamo che è l’etere (però nell’antichissima tradizione indiana esso ancora sussiste) ma qual’è l’archetipo mancante, il 13°…?

Qui introduco un discorso psicostorico che mi è stato ispirato dallo studio accurato fatto da un altro ebreo di origine russa, Alejandro Jodorowsky, sugli archetipi incarnati dagli Arcani dei Tarocchi. Alcune parole sui Tarocchi non guasteranno.

Dice Covelluzzo da Viterbo: “Anno 1379; fu recato in Viterbo il gioco delle carte che viene da Seracenia e chiamasi naibi…” Questa è la prima certificazione storica dell’avvento dei Tarocchi in Italia, “nabi o navi” nelle lingue semitiche significa “profeta o indovino” ma sicuramente anche questo sistema divinatorio remotissimo proviene dalla Valle dell’Indo. I Tarocchi completi sono composti da 21 Arcani maggiori + lo 0 (matto) e da 52 carte (arcani minori) suddivise in quattro semi.

Ma in questo momento quello che mi interessa evidenziare è l’aspetto dell’Arcano XIII. Questo Arcano non ha nome, la tradizione compie l’errore di attribuirgli in modo arbitrario quello di “Morte”, forse semplicemente perché l’immagine ritratta è quella di uno scheletro che avanzando impugna una falce.

Solitamente la morte viene descritta in queste sembianze.. ma se andiamo ad analizzare più attentamente scopriamo che -in primis- l’Arcano XIII non ha scritto -come tutti gli altri Arcani – il nome sulla carta, si tratta di un Arcano senza nome. Poi se osserviamo la figura ritratta scopriamo che sulla spina dorsale vi sono evidenziati i punti corrispondenti ad alcuni importanti Chakra, soprattutto quello alla base del coccige, sede tradizionale del Muladhara (Supporto Radice in sanscrito, ed infatti gli viene attribuita la valenza Terra). Il Muladhara, sede della Madre Universale Kundalini, rappresenta la forza creatrice (in chiave femminile) immaginata come l’infinita capacità generante in forma di un serpente arrotolato su se stesso. Quando si risveglia questa energia ecco che il percorso spirituale ha inizio. La verità e l’esperienza diretta dell’unitarietà della materia e dello spirito si fanno strada nella coscienza dell’iniziato. Ancora osservando altri particolari di questa carta scopriamo che vi sono due teste mozzate sul terreno, una femminile e l’altra maschile, contornate da vari organi di locomozione ed azione (mani e piedi) anch’essi recisi. Lo spettro, come dicevamo sopra, avanza lungo un percorso e sembra si faccia strada eliminando i concetti di maschile e femminile e gli organi con cui l’uomo compie le azioni nel mondo, ovvero il senso dell’agire e del considerarsi l’autore degli eventi vissuti. Questa identificazione nella dualità è chiaramente l’ego (io individuale).. e lo spettro, o Spirito, eliminando l’illusione separativa conduce l’anima verso la liberazione.

Ed ora vediamo come questo Arcano XIII sia in buona sostanza, l’immagine segretamente trasmutata e conservata del 13° archetipo lunare scomparso… Si tratta dell’archetipo che riporta il tutto al Tutto, a ciò che è sempre stato. Riconduce lo spirito, illuso dalle forme e dalla separazione temporale e spaziale, allo Spirito onnicomprensivo ed eterno…

Insomma l’archetipo “mancante” è quello cancellato dalle religioni teiste patriarcali che hanno trasformato la conoscenza dell’Assoluto non duale, in conoscenza del bene e del male, in forma di un serpente tentatore che allontana l’uomo da Dio… Mentre è esattamente il contrario.. ovvero è l’esclusione della coscienza spirituale spontanea e naturale dell’uomo (e l’immissione nella cultura e nella psiche umana di concetti religiosi basati sulla “descrizione” storica di una creazione lineare compiuta da un Dio separato dalla sua stessa creazione e dalle sue creature) che contribuisce alla alienazione dell’io individuale dal Tutto.

Insomma il XIII archetipo mancante è la Spiritualità Laica….

Paolo D’Arpini


Frammenti d'Infinito - Dipinto di Franco Farina