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martedì 15 settembre 2020

“No” alla speculazione edilizia nei Centri storici

E’ in atto da qualche tempo un rinnovato attacco alla integrità delle nostre città storiche che a migliaia rappresentano un patrimonio storico-artistico di valore unico al mondo risalente agli Etruschi, ai Greci, ai Romani, ai Celti, e ad altri popoli come i Longobardi. Patrimonio costruito per millenni con l’impiego ininterrotto degli stessi materiali, legno, pietra, arenaria, marmo, laterizi crudi e cotti, fino al primo ‘900.
Fino ad una “rottura” anche ideologica avvenuta quando si sventrano i centri storici e li si ricostruisce con cemento, vetrocemento, ecc. si raddrizzano le strade, si creano vere autostrade urbane.
Liberamente fino al “no”, nel 1951, di tanti intellettuali ad un colossale sventramento, pensato negli anni del regime, da piazza del Popolo a piazza di Spagna e alla costituzione nel 1955 di Italia Nostra. Dopo ci sono state altre “mani sulla città”, con danni assai gravi e però con forti opposizioni e senza effetti distruttivi definitivi. Tuttavia l’idea del “moderno” dentro le città storiche sembra non tramontare mai.
“Perché fermarsi ?”, si è chiesto infatti il ministro Dario Franceschini intervenendo sul “Fatto” del 15 agosto, ”Perché non integrare con arte e architettura contemporanee, frutto della creatività di grandi maestri e di giovani talenti italiani? Perché non accettare che un lavoro di grande qualità possa colmare ad esempio un vuoto di un nostro centro storico? (…) Perché essere contro tutto ciò che innova e usa?”
Dove non ci sono vincoli – è la sua tesi – il Ministero, le Soprintendenze devono poter autorizzare inserti contemporanei importanti. Magari di archistar, ovviamente.
Un brutto film già visto e una tesi, a nostro avviso, quanto mai pericolosa, dal momento che riteniamo da decenni che l’integrità. salvaguardata con tanta fatica delle nostre città storiche, sia invece il loro elemento distintivo, positivo naturalmente, in tutta Europa e nel mondo.
Per contro le nostre migliaia di centri storici sono vincolati molto episodicamente (tranne Urbino entro le mura roveresche), la stessa Venezia è in queste condizioni. La stessa Roma, sito Unesco, è vincolata a macchia di leopardo. Tant’è che la Regione Lazio ha “invaso” Roma e i Villini della Città di Nathan con sue norme che ne “gonfiano” e alterano misure e cubature e il MiBACT si è meritoriamente opposto estendendo i vincoli statali. Insisterà su tale linea di tutela dopo la presa di posizione “concettuale”, strategica del ministro appena citata? Oppure cederà?
Gentrification 2014: il centro storico ai più ricchi - Linkiesta.it
Dal 1960 esiste e opera la Carta di Gubbio, aggiornata nel 1980 e seguenti, firmata da Antonio Cederna, Manieri Elia, Samonà, Bottoni e da numerosi Comuni italiani, la quale fissa princìpi rigorosi di conservazione. Ripresi e sviluppati poi dagli interventi attivi realizzati nella città storica di Bologna, col piano di Pier Luigi Cervellati, sindaco Guido Fanti, e in altre città negli anni ’80, con una forte eco positiva, anche internazionale. Una legge nazionale di tutela dei centri storici è stata poi tentata da Walter Veltroni ministro, ma non è andata in porto. Ora il disegno di legge organico elaborato da Vezio De Lucia per la Bianchi Bandinelli – scritto con il contributo decisivo dello stesso Cervellati – è alla Camera (Stefano Fassina e altri) e al Senato (Michela Montevecchi e altri 5 Stelle). 
Nonostante tutto, nonostante il loro svuotamento demografico, i frequenti sfregi dovuti agli abusi e il tentativo di trasformarli in una sorta di Disneyland per il turismo di massa, i nostri centri storici hanno mantenuto i caratteri ormai perduti in giro per l’Europa. Mentre da noi hanno fatto e fanno la fortuna del turismo culturale se esso non diventa, come sta purtroppo diventando, “turismo di occupazione” tanto veloce quanto onnivoro.
Per questo chiediamo con grande energia che i fondamenti della Carta di Gubbio e delle nostro migliori esperienze di recupero, restauro e riuso edilizio a fini residenziali, per ogni ceto sociale, – come il modello Bologna -vengano ripresi e attuati con una legge nazionale. Essa deve tuttavia impegnare le Regioni a non snaturare coi Piani Casa il patrimonio faticosamente salvato dalle “mani sulla città” del fascismo, del dopoguerra, del “boom” edilizio ed ora dalla saldatura in una sola figura fra proprietario-costruttore-venditore che sta divorando, inarrestabile, suoli e paesaggi del Bel Paese e ora cerca nuovi spazi speculativi nei centri storici.
Salviamo il Paesaggio - redazione@salviamoilpaesaggio.it
www.salviamoilpaesaggio.it

PRIMI FIRMATARI:
Desideria Pasolini dall’Onda fondatrice di Italia Nostra
Rita Paris, archeologa, Ass. R. Bianchi Bandinelli
Ebe Giacometti, restauratrice, Italia Nostra, presidente nazionale
Vittorio Emiliani, Comitato per la Bellezza, presidente
Adriano La Regina, archeologo, Lincei, già Sopr. Archeologia Roma
Francesco Scoppola, architetto restauratore, già direttore gen. MiBAC e sopr. Regionale Marche
Jadra Bentini, già Soprintendente BSA Province Bo-Fe-Fo-Ra-Rn
Pier Luigi Cervellati, urbanista, autore Piano Bologna Centro Storico
Vezio De Lucia, urbanista, autore legge Centri Storici alle Camere
Paolo Berdini, urbanista, saggista
Michele Achilli, urbanista, ex-parlamentare, saggista
Gaia Pallottino, responsabile coordinamento Comitati Residenti
Centro Storico Roma
Maria Pia Guermandi, archeologa, Emergenza Cultura
Luigi Manconi, sociologo, presidente “A buon diritto” Onlus
Andrea Costa, presidente Comitato Roma Capitale 1870
Carlo Troilo, saggista, Comitato Roma Nuovo Secolo
Forum nazionale Salviamo il Paesaggio
Maria Immacolata Macioti, docente di Sociologia, La Sapienza
Mirella Di Giovine, architetto, paesaggista
Sonia Marino,
Mirella Belvisi, direttivo sez. di Roma di Italia Nostra
Cristina Lattanzi, cons. nazionale Italia Nostra e assessore Tutela e ambiente Eur
Paolo Gelsomini, presidente Ass. Progetto Celio
Anna Cometti, Ass. Progetto Celio
Paolo Salonia, cons. Icomos e Ass. Vivere Ponte Milvio
Ginanima Greco, Ass. Progetto urbano San Lorenzo
Massimo Marnetto, pres. Ass. Motus
Fabio Alberti
Anna Maria Ceci
Marina Fresa
Marcello Paolozza
Fulco Pignatti
Annamaria Bianchi, ambientalista
Marina Foschi, architetto, già pres. Italia Nostra Emilia-Romagna
Luciana Prati, già dir. Raccolte Civiche Forlì, Italia Nostra
Roma Salviamo il Paesaggio
Stefania Ganz, architetto
Riccardo Picciafuoco, architetto
Gennaro Ferrillo, Altro Modo Flegreo APS e Comitato SiP Pozzuoli (NA)
Pino Coscetta, giornalista scrittore
Giorgio Amadio
Piero Filotico
Maria Spina
Associazione Gentes Quartiere Giuliano Dalmata Olimpia Mastroianni
Danilo Ruggiero
Giancarlo Storto
Wanda De Angelis
Maria Pia Rosati
Dina Nascetti, Comitato Vivere Trastevere
Filippo Lancellotti, Associazione Roma è la mia città
Flaminia Borghese Associazione Piazza Navona e dintorni
Luca Ronchi del Comitato residenti Rione Monti
Paolo D'Arpini Rete Bioregionale Italiana
Compagni di viaggio” e l'incontro con Uppaluri Gopala Krishnamurti a Roma |  Circolo Vegetariano VV.TT. Treia

venerdì 13 settembre 2019

Milano, 12 ottobre 2019 - Assemblea nazionale del Forum Salviamo il Paesaggio


Risultati immagini per Assemblea nazionale del Forum Salviamo il Paesaggio

Segnatevi la data e non prendete altri impegni: il nostro Forum ha definito data e luogo della sua prossima assemblea nazionale. Sarà sabato 12 ottobre 2019 a Milano presso Cascina Bellaria (via Cascina Bellaria 90).

Dalle 9,30 alle 18,00 potremo confrontarci per costruire il prossimo percorso comune, alla luce del buon lavoro “di semina” fatto in questi anni per raggiungere l’obiettivo che ci siamo prefissati (e per il quale abbiamo deciso di costituire il Forum nazionale), ovvero il traguardo dell’approvazione in Parlamento di una norma nazionale per l’arresto del consumo di suolo e il riuso dei suoli urbanizzati.

La nostra elaborata legge continua ad essere in discussione al Senato (Commissioni congiunte Ambiente e Agricoltura), molti altri testi sono stati proposti – non certamente a caso… – dalle forze politiche per rendere più arduo l’iter, la Relatrice Nugnes è stata espulsa dal M5S e si è anche aggiunta la crisi di governo.
La nostra legge rischia di restare “al palo” e la nostra assemblea dovrà aiutarci a decidere come procedere: mettere in campo una campagna a sostegno della trasformazione della nostra Proposta di Legge in chiave di Iniziativa popolare? Incatenarci in migliaia davanti al Parlamento? Sviluppare azioni capillari in ogni Comune italiano? Scioperi della fame? Marcia (da ogni luogo) su Roma? Che altro?…

Oltre a questo tema, l’ordine del giorno dell’assemblea prevede di occuparsi anche del rinnovo della nostra struttura operativa (ruoli, compiti, obiettivi e risorse), delle azioni necessarie per traslare il nostro lavoro a livello europeo e per sostenere norme nazionali e regolamenti locali a tutela del verde pubblico, di come collaborare con i giovani del Fridays For Future (che abbiamo invitato a partecipare attivamente alla nostra assemblea) per far sì che la tematica del suolo venga compresa tra i punti salienti delle loro iniziative a contrasto del cambiamento climatico.

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Insomma, sarà un’assemblea molto importante e a cui non saranno concesse assenze!

Questa la bozza dell’Ordine del Giorno (ancora non definitivo):

- Aggiornamento su iter nostra Proposta di Legge e decisione su quale strategia adottare nel breve e medio periodo (raccolta firme? convegno nazionale tecnico-scientifico multidisciplinare? manifestazioni? altro?…). (Lo Balbo, Mortarino, Picciafuoco, Sandrone)
  
- Revisione dell’organizzazione del Forum, con una maggiore condivisione delle responsabilità operative distribuite tra un numero più ampio di persone (segreteria, comunicazione/rapporto con i media, redazione sito web e social network, Gruppi di Lavoro, rapporti con i comitati locali) e obiettivo di finanziamento annuale (forse sarebbe opportuno ipotizzare un rimborso/contributo per quelli che dedicano maggiori energie e tempo alle attività gestionali del Forum?). (Baratelli, Mancinelli, Mortarino)
  
- Sviluppo azioni sulla dimensione europea del suolo a sostegno delle attività del nostro Gruppo GSE-Gruppo Suolo Europa. (Catizzone)
  
- Azioni per sostenere la proposta di una legge nazionale per la corretta gestione degli alberi nelle città (http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/06/una-norma-per-gli-alberi/), per favorire la piena applicazione della Legge n° 10 del 14 gennaio 2013 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi“ e per l’avvio di una campagna nazionale basata sull’esperienza di dieci comuni veneti che hanno deciso di donare alberi da mettere a dimora con l’obiettivo di averne in numero uguale a quello dei propri abitanti (http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/05/ridare-un-sorriso-alla-pianura-padana-con-una-semplice-ricetta-piantare-alberi/). (D’Achille, Mancinelli)
  
- Iniziative per stimolare la partecipazione e integrazione dei giovani all’interno del nostro Forum e/o offrire loro le basi didattiche e accademiche che rappresentano le nostre competenze in materia. (Bongioanni, Catizzone, Munafò)
    


Necessario (per esigenze organizzative) segnalare la Vostra presenza a Milano il 12 ottobre a: redazione@salviamoilpaesaggio.it



mercoledì 1 agosto 2018

Italia palazzinara - Il consumo di suolo avanza inesorabilmente....

Presentato a Roma il 17 luglio 2018 l’annuale monitoraggio dell’Ispra sul consumo di suolo, con l’intervento anche di sette componenti del Gruppo di Lavoro Tecnico-Scientifico multidisciplinare del Forum Salviamo il Paesaggio che ha elaborato la nostra Proposta di Legge ora alla Camera: Michele Munafò (Responsabile dell’Area Monitoraggio uso suolo e territorio dell’Ispra), Luca Martinelli (giornalista), Luisa Calimani (Urbanista), Paolo Pileri (Politecnico di Milano), Fabio Terribile (Università di Napoli Federico II), Riccardo Santolini (Università di Urbino) e Riccardo Picciafuoco che ha portato i contenuti della nostra proposta normativa.

E’ un consumo di suolo ad oltranza quello che in Italia continua ad aumentare anche nel 2017, nonostante la crisi economica. Tra nuove infrastrutture e cantieri (che da soli coprono più di tremila ettari), si invadono aree protette e a pericolosità idrogeologica sconfinando anche all’interno di aree vincolate per la tutela del paesaggio – coste, fiumi, laghi, vulcani e montagne – soprattutto lungo la fascia costiera e i corpi idrici, dove il cemento ricopre ormai più di 350 mila ettari, circa l’8% della loro estensione totale (dato superiore a quello nazionale di 7,65%).
La superficie naturale si assottiglia di altri 52 km2 negli ultimi 365 giorni. In altre parole, costruiamo ogni due ore un’intera piazza Navona.
Anche se la velocità si stabilizza ad una media di 2 metri quadrati al secondo, quella registrata è solo una calma apparente: i valori, oltre a non tener contro di alcune tipologie di consumo considerate nel passato, sono già in aumento nelle regioni in ripresa economica come accade nel Nord-Est del Paese.

Tutto questo ha un prezzo, la cifra stimata supera i 2 miliardi di euro all’anno.

Sono questi i dati del Rapporto ISPRA-SNPA sul “Consumo di Suolo in Italia 2018” presentati questa mattina alla Camera dei Deputati. In questa edizione, l’Istituto aggiorna i dati e approfondisce gli studi analizzando anche il territorio compromesso dai cantieri all’interno delle aree vincolate.
Quasi un quarto (il 24,61%) del nuovo consumo di suolo netto tra il 2016 e il 2017, avviene all’interno di aree soggette a vincoli paesaggistici. Di questo, il 64% si deve alla presenza di cantieri e ad altre aree in terra battuta destinate, in gran parte, alla realizzazione di nuove infrastrutture, fabbricati – non necessariamente abusivi – o altre coperture permanenti nel corso dei prossimi anni. I nuovi edifici, già evidenti nel 2017, soprattutto nel Nord Italia, rappresentano il 13,2% del territorio vincolato perso nell’ultimo anno.
Spostandosi sul fronte del dissesto idrogeologico, il 6% delle trasformazioni del 2017 si trova in aree a pericolosità da frana – dove si concentra il 12% del totale del suolo artificiale nazionale – ed oltre il 15% in quelle a pericolosità idraulica media.
Il consumo di suolo non tralascia neanche le aree protette: quasi 75 mila ettari sono ormai totalmente impermeabili, anche se la crescita in queste zone è ovviamente inferiore a quella nazionale (0,11% contro lo 0,23%). La maglia nera delle trasformazioni del suolo 2017 va al Parco nazionale dei Monti Sibillini, con oltre 24 ettari di territorio consumato, seguito da quello del Gran Sasso e Monti della Laga, con altri 24 ettari di territorio impermeabilizzati, in gran parte dovuti a costruzioni ed opere successive ai recenti fenomeni sismici del Centro Italia. I Parchi nazionali del Vesuvio, dell’Arcipelago di La Maddalena e del Circeo sono invece le aree tutelate con le maggiori percentuali di suolo divorato.
In linea generale, nell’ultimo anno la gran parte dei mutamenti del suolo (81,7%) è avvenuta in zone al di sotto dei 300 metri (il 46,3% del territorio nazionale). La densità maggiore rispetto alla media nazionale si trova nelle aree costiere, dove l’intensità del fenomeno è più alta rispetto al resto del territorio (2,33 contro 1,73 m2/ha), nelle aree a pericolosità idraulica e nelle aree a vincolo paesaggistico (coste, laghi e fiumi).
A livello provinciale, al centro e nel Nord’Italia si concentrano le province con l’incremento più alto nel 2017. Sissa Trecasali (Parma), con una crescita che supera i 74 ettari, è il comune italiano che ha costruito di più nell’ultimo anno, principalmente a causa della realizzazione della nuova Tirreno-Brennero.

Tutto questo ha un prezzo e ammonta a circa 1 miliardo di euro se si prendono in considerazione solo i danni provocati, nell’immediato, dalla perdita della capacità di stoccaggio del carbonio e di produzione agricola e legnose degli ultimi 5 anni. La cifra aumenta, se si considerano i costi di circa 2 miliardi all’anno, provocati dalla carenza dei flussi annuali dei servizi ecosistemi che il suolo naturale non potrà più garantire in futuro (tra i quali regolazione del ciclo idrologico, dei nutrienti, del microclima, miglioramento della qualità dell’aria, riduzione dell’erosione).

Tre infine gli scenari al 2050 (data stabilita per l’azzeramento del consumo di suolo) ipotizzati dall’ISPRA: il primo, in caso di approvazione della legge rimasta ferma in Senato nella scorsa legislatura, vede associarsi ad una progressiva riduzione della velocità di trasformazione una perdita di terreno pari a poco più di 800 km2 tra il 2017 e il 2050. Il secondo, stima un ulteriore consumo di suolo superiore ai 1600 km2 nel caso in cui si mantenesse la velocità registrata nell’ultimo anno. Nel terzo scenario si arriverebbe a superare gli 8mila km2 ( superficie pari a quella dei 500 comuni più grandi in Italia partendo da Roma in giù fino a Policoro) nel caso in cui la ripresa economica portasse di nuovo la velocità a valori medi o massimi registrati negli ultimi decenni. Sarebbe come costruire 15 nuove città ogni anno fino al 2050.

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martedì 29 maggio 2018

“Impronta ecologica” - Il 24 maggio 2018 è stato il giorno del Sovrasfruttamento delle nostre risorse


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Secondo i dati del Global Footprint Network, un’organizzazione internazionale di ricerca ambientale, se tutta la popolazione mondiale avesse lo stesso stile di vita e gli stessi consumi degli italiani, il Giorno del Sovrasfruttamento della Terra è caduto  il 24 maggio 2018.
Il “Giorno del Sovrasfruttamento della Terra” indica per ogni anno la data in cui l’umanità ha finito di consumare tutte le risorse che il nostro pianeta è in grado di produrre in quello stesso anno: questi calcoli sono basati sull’indicatore ambientale detto “Impronta ecologica” …
L’Impronta ecologica misura la domanda annuale dell’umanità di risorse naturali e può essere confrontata con la biocapacità, che misura la capacità della Terra di rigenerare tali risorse in un anno.
Il Giorno del Sovrasfruttamento della Terra per l’Italia è calcolato attribuendo l’Impronta ecologica di un Italiano medio a tutta la popolazione mondiale e quindi confrontandola con la biocapacità globale.
“Se tutti gli abitanti della Terra consumassero le risorse come fanno gli Italiani, avremmo bisogno di 2,6 pianeti Terra“, ha dichiarato Mathis Wackernagel, Ph.D., CEO e co-fondatore del Global Footprint Network. “Ma chiaramente abbiamo solo una Terra a disposizione, e non adattarsi ai suoi limiti diventa un rischio per tutti noi. Se il nostro pianeta ha dei limiti, l’ingegno dell’uomo sembra non averne. Vivere secondo le capacità del nostro pianeta di sostenerci è tecnologicamente possibile, economicamente vantaggioso ed è la nostra unica possibilità per un futuro più florido. Costruire un futuro sostenibile per tutti deve essere la nostra priorità“.
Quasi ogni anno, il Giorno del Sovrasfruttamento cade sempre prima nel calendario e questo succede a partire dai primi anni ’70, quando l’umanità ha iniziato a vivere in deficit ecologico.
Gli effetti del deficit ecologico globale stanno diventando sempre più evidenti in forma di deforestazione, erosione del suolo, perdita degli habitat naturali e della biodiversità, accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera e cambiamento climatico.
Con un valore pro capite di 4,3 ettari globali (o gha), noi Italiani abbiamo un’impronta ecologica decisamente superiore alla media Mediterranea (3.2 gha pro capite), sebbene inferiore a quella dei Francesi (4,7 gha pro capite), e maggiore di quella degli Spagnoli (3,8 gha pro capite). Tutto ciò è dovuto principalmente al settore dei trasporti e al consumo di cibo. Agire su queste due sfere di attività quotidiane darebbe quindi le più alte possibilità di invertire la tendenza e ridurre l’impronta degli italiani.
Il  lancio della versione italiana del Footprint calculator consente agli italiani di scoprire come le proprie attività quotidiane influenzino la loro impronta ecologica, ovvero il consumo di risorse naturali. Il Global Footprint Network ha lanciato il nuovo Footprint Calculator su    http://www.footprintcalculator.org/it

L’Impronta ecologica di una persona rappresenta la misura di superficie di pianeta produttiva necessaria a fornire tutto ciò che la persona stessa richiede alla natura, compresi la produzione di cibo, fibre e legno, le aree per le infrastrutture urbane e l’assorbimento delle emissioni di anidride carbonica dovute all’utilizzo di combustibili fossili.

Fonte: Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio  - redazione@salviamoilpaesaggio.it

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