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venerdì 19 aprile 2019

Inquinamento e distruzione dell'habitat - Rapporto sulla insicurezza sociale in Italia e in Europa

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Il Rapporto sulla sicurezza e l’insicurezza sociale in Italia e in Europa, giunto all’undicesima edizione si concentra sulla percezione sociale della sicurezza, nelle sue diverse dimensioni, rilevata attraverso due inchieste campionarie:
  • la prima, realizzata in Italia, si propone di ricostruire i trend di lungo periodo della sicurezza, tra i cittadini italiani
  • la seconda, realizzata in sei tra i maggiori paesi europei (Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Olanda e Ungheria), costituisce un approfondimento sul tema del lavoro, delle sue trasformazioni e delle insicurezze generate nella società, in prospettiva comparata internazionale.
Nell'ultimo Rapporto sulla sicurezza, le paure degli italiani sono state sintetizzate in tre indici, il primo che prende il nome di "insicurezza globale" (75%) detiene, anche in questa edizione, il primato nella graduatoria.  All'interno di questa tipologia troviamo i cd timori o ansie ambientali:
  • l’inquinamento (64%, 9 punti in più rispetto al 2017) 
  • la distruzione dell'ambiente e della natura (60%).
A seguire la sicurezza dei cibi che mangiamo (44%).
Dal rapporto emerge con chiarezza che la protezione dell'ambiente è una priorità, rispetto allo sviluppo economico, per i due terzi degli italiani, sia in base alla professione svolta che in base all'età. La generazione di giovani tra i 15 e i 25 anni risulta la più sensibile all'emergenza ambientale.

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(Fonte: Arpat) 

lunedì 7 maggio 2018

Il bioregionalismo non è solo poesia! - "Eccoci qui ed ora…."


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Si pensa che un bioregionalista, ovvero un riabitante della Terra, sia qualcuno animato di buone intenzioni che si ritira a vivere  in un vallone solitario dell'Umbria, per poi raccontare storie, sogni di vita bucolica ricchi di  immagini. 


La capacità di emettere forme pensiero rendendole visibili nella mente altrui  è una  azione sciamanica.  Questa è anche la capacità del poeta, dell'artista o di chiunque "rinunci" alla descrizione logico analitica attingendo direttamente all'inconscio. 

Ed è perfettamente vero che occorre ritornare all'osservazione della natura, riprendendo un contatto diretto con tutto quel che vive.   Eppure lo Spirito naturale, il "Genius Loci",  non può essere descritto ma solo sperimentato,  le evocazioni sono simboli da cui "appare" che il luogo non è diverso dal sé attraverso il quale viene sperimentato... ma forse questa  è solo una mia sensazione. 

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Ritengo comunque che  la  spiritualità bioregionale  risieda nel permanere in quello stato "naturale" in cui ogni differenza fra veggente e visto scompare. Ed a questo punto che senso ha continuare a tentare di descrivere l'indefinibile (a causa della limitazione della mente)? Quel che "è" è pura e semplice coscienza, né persona né luogo, né uno né due … e nemmeno zero! 

Lasciamo quindi da parte la metafisica onirica e parliamo veramente del "luogo" -della bioregione-  in cui ci troviamo. 

La "nostra" terra viene oggi inquinata e svilita in vari modi, con le onde elettromagnetiche che attraversano i campi, con le discariche avvelenate, con le ciminiere puzzolenti delle  centrali elettriche, delle industrie pesanti e  degli inceneritori per rifiuti.  A cui si aggiungono  i pesticidi usati nelle monoculture, gli espropri di orti e campagne per costruirvi inutili capannoni  e case su case. Poi ci sono gli scarichi fognari non o mal depurati di parecchi comuni, pozzi artesiani non controllati ed il continuo pompaggio di acque profonde operato da vari enti e dalle concessionarie di acque minerali, che contribuiscono ad impoverire le falde sotterranee e consentono all'inquinamento di scendere sempre più giù, sempre più giù! 

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Se vogliamo che il fascino della vita in questa Terra  abbia un senso e sia possibile anche per le generazioni future è giunto ora il tempo di scelte improcrastinabili, legate alla nostra alimentazione ed alle nostre  abitudini, al tipo di beni di consumo utilizzati, al nostro approccio generale nei confronti del pianeta e della società di tutti i viventi. 

Il riconoscimento del valore del nostro habitat, in quanto fonte di vita, è semplicemente necessario poiché noi non siamo separati da esso, non siamo alieni su questa terra che così brutalmente e stupidamente distruggiamo, tutto ciò che vien fatto di male ad essa lo facciamo a noi stessi. 

E non basta dirlo che "dobbiamo diminuire i consumi e limitare la sudditanza energetica da fonti non rinnovabili".  Economia ecologica  non è  fatta solo  di chiacchiere o speculazioni filosofiche. Economia significa "dare un nome all'ambiente" e ciò che ha un nome ha pure una sua realtà, una sua ragione d'essere, ed è vivo. 
Poesia, magia, accoglienza, etica? Chiamiamo le cose con il loro nome...

Paolo D'Arpini  

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Rete Bioregionale Italiana
bioregionalismo.treia@gmail.com