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venerdì 20 luglio 2012

Il grande caldo – dal 22 luglio al 21 agosto: il momento del Leone e della Scimmia

Libertà - Dipinto di Franco Farina


Il momento della libertà

Il solleone impera.  Il Leone (zodiaco occidentale) e la Scimmia (zodiaco cinese)  si danno la mano in questa stagione di grande caldo…. è il loro momento.

Nel Libro dei Mutamenti (I Ching) questo momento è indicato dall’esagramma La Ritirata. Recede la durata del giorno e l’autunno si avvicina.

“If sages were concerned solely with their own happines with whom could those tormented by the sorrows of samsara seek refuge?”  Dice Vasishta a Rama consigliandogli di cercare a tutti i costi la compagnia dei saggi, ed in questo periodo ce n’è proprio bisogno… e ce lo conferma  Marcel Proust: “Il vero viaggio consiste  non nel cercare terre nuove ma nell’avere occhi nuovi”.

Muoversi con la luna

Questo è il lampo del grande caldo che ci fa desiderare l’arrivo dell’autunno, la luce che desidera la tenebra per riposare in essa. Molto favorevole la raccolta di erbe per rafforzare il cuore favorevole anche la falciatura di terreni erbosi in luna crescente ed anche il trapianto di fiori e frutti e di verdure che marciscono con facilità.

Cura del mese

Punture di insetti. Strofinare la zona punta con una fetta di limone oppure con un impacco di bicarbonato umido con argilla. In assenza di tutto ciò leccare di tanto in tanto (con abbondante saliva) la parte arrossata, la nostra saliva è un rimedio per tutti i mali sempre a portata di.. bocca.

Ricetta di crudità

In cucina si consiglia la cura dell’insalata. Mescolare insalata a foglie (lattuga,  indivia, scarola, radicchio, spinaci, bietine, etc) con  un po’ di verdura affettata fine (zucchine, carote, sedano, ravanelli, zucca, etc), aggiungere -se si vuole- un po’ di yogurt naturale o formaggio a scagliette, olive e capperi ed una manciata di frutta secca, qualche erba aromatica e condire con limone ed olio d’oliva, poco sale o gomasio.

Tradizioni

Per gli atzechi questo era il periodo della celebrazione del Fuoco e dei sacrifici. La potente energia del fuoco doveva essere alimentata  offrendo altra energia… Per noi popoli mediterranei la potente luce del sole era ed è simbolo di trasformazione. Tutto diventa “oro lucente”. Il periodo dedicato a Giove (che generò Danae trasformandola in pioggia di luce). Il culto del sole era praticato anche in Egitto ed il faraone era il suo simbolo in terra. A Roma l’imperatore Aureliano costruì nel 274 d.C. un magnifico tempio ad dio Apollo, personificazione del sole,  e divinità dell’arte e della bellezza.  La luce del sole è da sempre ed ovunque simbolo di “ragione purificata” alla quale si giunge allorché tutti gli uomini avranno ottenuto quello stato di “ragionevolezza” o saggezza ed allora essi ritroveranno l’Eden in terra.

Pensieri edificanti buddisti

“La pratica del buddismo deve insegnarci a vivere le nostre esperienze  nello stesso modo: senza eccitarsi per le esperienze dolorose o piacevoli, senza deludersi per quelle neutre. Quello che conta è riposare nella natura stessa dell’esperienza”.
(Michael Hookham)

“Se apriamo i nostri occhi, se apriamo le nostre menti, se apriamo i nostri cuori, scopriremo che questo mondo è un luogo magico. La scoperta di questa magia può avvenire solo quando superiamo il nostro imbarazzo di essere vivi, quando abbiamo il coraggio di proclamare  la dignità e la bontà di essere vivi, senza esitazione o arroganza”. (Choghyam Trungpa)


Paolo D'Arpini

giovedì 12 luglio 2012

Treia, 14 luglio 2012 - La Presa della Bastiglia in chiave mangerecci​a ed amorosa

 “Consegniamo il mondo in uno stato dignitoso alle generazioni future” (K. Ludwing Schibel)


Caterina Regazzi e Paolo D'Arpini a Treia


Eccoci qui, siamo a Treia, Caterina ed io.  In questi giorni abbiamo approfittato della sua mezza vacanzetta per compiere alcuni riti estivi: andare al mare, sulla spiaggia libera di Porto Recanati; visitare le balze attorno Treia con gite circolari; partecipare ad attività culturali e cantare a mezzogiorno e sera; spesso ci siamo dedicati all'osservazione serale delle prove del gioco della palla con il bracciale, il cui campionato si svolgerà ai primi di agosto...

Quest'anno ad assistere alla tenzone noi non ci saremo (la descrizione di una precedente edizione è qui:  http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=gioco+della+palla+col+bracciale), in compenso ricorderemo la  ricorrenza della "Presa della Bastiglia con un insolito festeggiamento.
Maria Antonietta, a chi le diceva "Maestà il popolo ha fame, non ha più pane!" avrebbe risposto "Se non ha più pane che mangi brioches!" - Forse la risposta è un'invenzione per giustificare la rivolta... Sta di fatto che qui a Treia hanno preso la cosa sul serio e proprio il 14 luglio di quest'anno hanno deciso di servire brioches a tutto il popolo.. e non solo brioches ma anche leccornie di ogni tipo, ammanite  in una grande cena all'aperto, lungo le mura,  per festeggiare una grande vittoria sportiva. Lo scudetto del campionato di Volley aggiudicato alla squadra Treiese. E la Lube, che sponsorizza il team sportivo, ha deciso di fare le cose in grande offrendo alla popolazione tutta una grande festa, con musica, cibo, bevande ed ogni ben di Dio.

Ed ora qualche parola sul momento. Luglio è un mese in bilico, all’inizio c’è la gentile Capra ed alla fine l’astuta Scimmia. All’inizio il timido Cancro ed alla fine il possente Leone. Differenze maggiori in un solo mese non potevano esserci. La Capra è considerato l’archetipo più femminile del sistema cinese, al contrario la Scimmia rappresenta le qualità maschili per antonomasia, ivi compresa l’attitudine a farsi un harem. Se riuscissero a mettersi d’accordo farebbero una bella coppia….

Diceva Andrè Breton: “La rivolta, solo la rivolta crea la luce… e la luce non può avere che tre vie: la poesia, la libertà e l’amore…”
Cercando questa libertà e questo amore, Caterina ed io e chi vorrà esserci,  tenteremo di ri-conquistare l'anima bioregionale del luogo. Ma non lo faremo con una assalto bieco e violento, bensì con le armi della riflessione e della contemplazione.
Per restare laicamente nello spirito  evocato faremo la solita passeggiata meditativa serale, con sosta in panchina davanti al campo di bocce, per confrontarci sulla  comprensione del Sé. Nei tarocchi a questa stagione è dedicato l’arcano lunare. La Luna è una delle carte più misteriose e suggestive. In essa si vede l’aspirazione umana di collegare le cose che stanno in alto con le cose terrene, mediante una comprensione simultanea. L’intuizione del Cancro.
Paolo D’Arpini

Partenza alle h. 19.00 del 14 luglio 2012 dal Circolo Vegetariano VV.TT.  Prenotazione per la passeggiata: 0733/216293 –
circolo.vegetariano@libero.it 

giovedì 8 marzo 2012

A favore di un rapporto paritetico e simbiotico con tutte le specie viventi.. La mia esperienza con la scimmia ed il kalaò...


Lieh-tze: “L’aspetto umano non implica intelligenza umana e viceversa l’intelligenza umana non implica che si debba necessariamente avere un corpo umano”.



Sono fermamente contrario alla vivisezione, in quanto avendo convissuto con vari animali nel corso di tutta la mia esistenza, ho scoperto come essi non siano assolutamente diversi dall'uomo. Noi e gli altri animali siamo una grande famigli e condividiamo in toto il patrimonio genetico. Noi umani abbiamo qualche gene in più.. tutto lì. Perciò ho sempre sostenuto  i pari diritti degli esseri viventi. Infatti alcuni ricorderanno la nostra petizione (del circolo vegetariano VV.TT.) in cui si chiedeva che le garanzie riconosciute dallo stato verso i cosiddetti animali d'affezione fossero applicate ad ogni altra specie.

Ciò dovrebbe portare ad una forma di vegetarismo di fatto.... 

Pur che non sono contrario alla parziale convivenza ed alla collaborazione fra noi e gli altri animali, poichè se interrompessimo il nostro rapporto a patirne saremmo tutti noi, umani e non umani.


Per questa ragione negli anni mi sono differenziato dalle posizioni di  animalisti etici e antispecisti che vorrebbero relegare gli altri animali ad un ruolo di  semplici creature autonome ed indipendenti. Se così fosse non sarebbe possibile la loro evoluzione che può avvenire -come succede per l'evoluzione spirituale- attraverso il contatto con anime "nobili ed evolute". L'uomo se smettesse di considerare gli altri animali come semplici oggetti da sfruttare culinariamente o come vittime di crudeli esperimenti potrà mantenere un rapporto di mutua assistenza con essi, un rapporto simbiotico, di  protezione e  collaborazione, che sicuramente gioverebbe a tutte le diverse specie.


Di questo sono sicuro.. avendo io stesso instaurato un tale rapporto con diversi animali "da cortile", e capre, e pecore, ed asini, e maiali, etc.  e  persino scimmie, nostri simili,  che condividono con noi il 99% del patrimonio genetico. Ho viaggiato per diversi mesi con un giovane cercopiteco orfano, talmente avvezzo agli umani da aver perso ogni traccia scimmiesca.. E le scimmie le capisco bene (essendo io stesso una Scimmia).


Pensare che questi cugini primi siano torturati nei laboratori di ricerca estetica, una ricerca inutile e deviata, mi fa piangere il cuore... Ho visto in Africa i cadaveri spellati di alcune scimmie vendute al mercato e lo shok è stato grande, sembravano corpi di bambini...  Per cui affermo senza remore che l'astenersi dall'uccidere gli animali per uso culinario o venale è un passo necessario  per la nostra crescita in intelligenza e che anche in Italia, dopo la legge contro il maltrattamento di cani e gatti, andrebbe considerata la “pietas” verso tutti i nostri consimili, come una necessità etico-filosofica. Senza cancellare però l'interscambio proficuo  fra tutte le specie.




Ed ora  vi racconto la mia prima esperienza di rapporto "scimmiesco",   eravamo all'inzio del 1973




La scimmia ed il Kalaò


Dopo un mese ad Abidjan mi sembra di aver conosciuto tutto della città, perlomeno nell’ambito dei rapporti e dei luoghi che mi erano consentiti. Chiacchierate attorno alla piscina dell’hotel più “in” (quello dove andavano i turisti americani) per stare a contatto con i ricchi, puntate nelle taverne plus africaine (in compagnia di prostitute e gente di malaffare), nottate passate in terrazze della città vecchia fra i tamburi che ripetono senza sosta il loro richiamo verso l’istinto, qualche festa o cena nella villa di qualche annoiato patron francaise e soprattutto permanenze pomeridiane al famoso Kalaò, il bar riferimento dei viaggiatori e della scenografia, una specie di Harris Bar in Costa d’Avorio.


Ero ospite di una signora francese che aveva sposato un alto funzionario africano e poi si era separata e viveva un po’ allo sbando ed un po’ nel finto decoro in una casa normale di Cocodì, il quartiere elegante di Abidjan. Con me c’era anche una piccola banda di giovani avventurosi e di belle speranze, giunti anch’essi ognuno per proprio conto alle porte dell’Africa Nera. Uno svizzero, due francesi ed un altro italiano, oltre ad un meticcio che era anche l’amante della donna. Ripagavamo l’ospitalità con qualche poulet e qualche bottiglia di birra.


A quel punto tutte le avventure che si potevano vivere ad Abidjan mi sembravano già vissute, le brochettes avec piment erano state tutte assaggiate, i ristoranti visitati, le ragazze frequentate, non mancava nulla e sentivo veramente di averne abbastanza della solita solfa e delle solite cose di un’apparentemente eterna “vacanza”. Sentivo la necessità di qualcosa di vero. Decisi un bel giorno di andarmene in brousse, di andare in qualche villaggio sulla costa, star da solo per scoprire nuovi agganci nuovi rapporti nuove situazioni. Salutai gli amici del Kalaò e partii, non ricordo come, forse su un pullman,  forse facendo autostop. Giunsi in un posto che era abbastanza lontano dalla città, dove non c’erano bouvettes né turisti, solo l’oceano e qualche rada villa.


Gironzolavo attorno cercando un posto per piazzarmi e trascorrere il tempo in isolamento e riflessione. Percorrevo a piedi una strada che costeggiava l’oceano, sentivo il rumore forte dei flutti e delle onde, attorno a me alberi maestosi che mi riparavano dai cocenti raggi del sole.

Ad un certo punto vidi in distanza una specie di tukul disabitato che stava a poca distanza dal mare, proseguii in quella direzione e scorsi, nascosta dalla vegetazione, una grande villa colonica di cui forse il tukul era una dependance, mi avvicinai all’ingresso per capire che aria tirasse in quei paraggi... e proprio allora mi avvidi di una grossa scimmia che mi guardava. Era uno scimpanzé molto grande, alto all’incirca come me, muscoloso e sveglio.



Mi sentivo un po’ a disagio ma osservando meglio scoprii che lo scimpanzé era legato ad una catena e capii che era stato messo lì di guardia per spaventare i passanti. Mi avvicinai ma restai a due passi dalla bestia, non aveva un’aria minacciosa, anzi mi ispirava molta pena. Pensate un animale così nobile ed intelligente costretto alla catena, davanti alla vastità della foresta e dell’oceano, solo per accontentare le esigenze di qualche riccone egoista. Rimasi per un bel po’ a fissare la scimmia ed anche lei mi guardava, sembrava che leggesse il mio sguardo.


Sentii l’impulso di avvicinarmi ancora e restai in silenzio davanti a lei con rispetto e compassione, non osavo avvicinarmi di più, la paura della sua bestialità me lo impediva, allungai una mano come per salutarla ed in quel preciso istante la scimmia repentinamente si allungò al massimo della lunghezza consentita della catena e mi abbracciò.


Si, mi prese fra le sue braccia muscolose e pelose e mi strinse al suo petto con forza. Pensai di svenire, immobilizzato in quell’abbraccio, ma non urlai, non tentai di scappare, ero esterrefatto, fermo, non volevo offenderla o creare una situazione reattiva in lei. Un momento indimenticabile in braccio a King Kong….. Ad un certo punto, non so dopo quanto, la scimmia aprì le braccia e mi lasciò andare, indietreggiai di un passo, non fuggii, e continuai a guardarla per capire cosa mi avesse voluto dire. Mi accorsi allora che era una femmina.


Ormai era scesa la sera mi allontanai e mi sdraiai nella capanna, con il vento ed il mare che ululavano divertiti della mia angoscia, rimasi in un trepido ascolto. Ero così sconvolto, così stranito, che la notte non riuscii a chiudere occhio, quel tukul mi sembrava l’ingresso dell’ade, una voce inconscia mi diceva che dovevo lasciarmi andare alle forze oscure della natura, mi masturbai senza alcun piacere come se dovessi semplicemente compiere un dovere od un rito.


L’indomani mattina presto ritornai sui miei passi, la scimmia non c’era più. Abbandonai ogni progetto di solitudine e riflessione e feci ritorno al Kalaò ed alla vita di Abidjan.


Ma non durò ancora a lungo….


Paolo D’Arpini