lunedì 14 luglio 2025

Suspend the EU–Israel trade agreement...



Scrive Patrick Boylan: "La relatrice delle Nazioni Unite Francesca Albanese ha lanciato un appello per firmare questa petizione MOLTO importante":

For over a year and a half, we’ve been witnessing a brutal war tear through Gaza. The atrocities of the October 7 attack by the terrorist group Hamas — which is still holding hostages — were weaponized by the Israeli government not to pursue justice, but to unleash a devastating war on the Palestinian people. This is the first genocide broadcasted live on social media. Seen through the eyes of doctors working by flashlight, parents pulling their children from rubble, journalists sending their final messages before being killed..

For a long time, all we could do was watch, share, mourn and feel powerless.

More than 54,000 people have been killed — mostly civilians. More than half of all the victims are women and children. 2 million people — nearly the entire population of Gaza — have been displaced.
The Israeli army is systematically destroying hospitals, schools, and basic infrastructure. People are being deliberately starved. Access to food, clean water, and lifesaving humanitarian aid is being blocked by the Israeli government.

And while all this is happening, the EU continues to reward Israel with preferential trade access through the EU–Israel Association Agreement. While the bombs fall and the suffering deepens, 28.8% of Israeli exports worth 15.9 billion euro a year go to the EU — Israel’s most important trading partner.

But this agreement has a condition - a human rights clause that obligates both parties to uphold basic human rights for the treaty to remain in effect. At this moment, it is undeniable that the Israeli government is systematically and persistently violating human rights.

Now, we have found a way to act, to suspend the trade agreement and pressure Israel to stop the genocide.

Already, 17 EU countries have launched a formal review of Israel’s compliance with its treaty obligations not to violate human rights. Now the EU must take the next step.

With our signatures, we are demanding that EU leaders act now. Here’s how:

1. Kaja Kallas must propose the suspension.
As EU High Representative for Foreign Affairs, Kallas is leading the review of Israel’s violations of human rights. The review is expected by July 15th — but there is no reason to wait. Kallas must call for the suspension of the EU–Israel trade agreement immediately.

2. The European Commission must vote in favour of the suspension.
The 27 commissioners—one from each EU member state—must advance the suspension process. With a simple majority, only 14 votes are needed to move it to a final vote in the European Council.

3. The European Council must finalize the suspension.
To suspend Israel’s trade privileges by suspending the agreement’s preferential trade component, a qualified majority of 15 member states—representing at least 65% of the EU population—must vote in favor.

The EU has suspended trade agreements because of human rights violations before — for far less than what we’re witnessing in Gaza. Now is the moment to do what should have been done long ago: suspend the EU–Israel trade agreement.

Sign the petition. Stop the genocide: https://sign.myvoice-mychoice.org/forms/stop_gaza_genocide_eng




Preghiera sincretica universale...

 


Ricordo una divertente storiella zen in cui si narra di un contadino che chiamò un prete per svolgere una cerimonia di benedizioni alla sua famiglia. Il monaco stava per  iniziare il rito quando l’uomo gli chiese se ne avrebbe avuto beneficio anche la sua consorte che era deceduta qualche tempo prima. “Certamente –assicurò il prete- tutti gli esseri senzienti vivi o morti ne trarranno beneficio” – “Tutti... proprio tutti?” Indagò ancora il contadino, ed il monaco: “Tutti gli esseri condividono la natura di Buddha e quindi tutti saranno beneficiati e ricordati nella funzione” – Ed il contadino: Ma... veramente  vorrei che almeno fosse escluso il mio vicino che mi sta molto antipatico.”
Ecco fatto, noi compiamo opere di bene ma riteniamo che debbano essere rivolte solo verso chi ci sta a cuore o perlomeno non ci è antipatico…” E possibile  questa separazione nel contesto dei viventi? – Ovviamente no…
Paolo D’Arpini   - Rete Bioregionale Italiana
    

Ed ora leggetevi  questa "preghiera sincretica ed universale":
“Ma pensate ai bambini”. Questo è ciò che dicono alcune persone quando noi vegetariani-animalisti cerchiamo di sensibilizzare la gente nei confronti dell’universo animali tormentati in vario modo dagli esseri umani, che è come dire “Non mi interesso di animali perché ritengo prioritario interessarsi dei problemi umani”; come se il primo interesse escludesse automaticamente il secondo. Ma in genere coloro che sostengono questa tesi sono proprio coloro che non danno il loro contributo né a favore degli animali né degli esseri umani. Come se noi non ci interessassimo anche dei problemi della nostra specie; come se noi dissipassimo le nostre risorse umane solo a beneficio degli animali; come se non fosse possibile (quanto auspicabile) interessarsi degli uni e degli altri. Anzi proprio in questo la nostra filosofia di vita dimostra il suo valore sociale la sua grandezza morale. Noi ci interessiamo di animali perché consapevoli che solo da una nuova coscienza umana aperta a tutelare il più debole può nascere quella sensibilità e quel senso di giustizia capace di aprirsi alla tutela dei bambini e quindi degli umani. La causa della violenza e dell’ingiustizia perpetrata nei confronti degli animali è la medesima che genera violenza, miseria, malattie, e fame nel mondo.
            Forse che i più grandi personaggi della storia, che hanno chiesto amore e rispetto per gli animali, del calibro di S. Francesco, Schweitzer, Leonardo, Pitagora, Capitini, Shopenhauer, Gandhi, Einstein  ecc. hanno in qualche modo trascurato di interessarsi degli umani?
            La nostra dedizione infastidisce forse per la recondita paura di dare agli animali quella dignità da millenni negata e assurdamente ritenuta prerogativa degli umani? Ma che cosa fa ritenere più importante i problemi umani dal problema animali? La nostra etica ci impone di muoverci in aiuto non in base alla specie di appartenenza ma alla gravita dell’ingiustizia subita e del dolore della vittima. Ognuno aderisce ad una causa a seconda della sua visione delle cose e della sensibilità della sua coscienza. Diversamente non avrebbero motivo di esistere tutti gli organismi di volontariato che non operano a diretta difesa degli umani. La logica delle priorità relegherebbe il problema animale alla risoluzione di tutti i problemi umani, cioè mai.
            Ci interessiamo di animali perché sono le vittime dirette della malvagità umana, anche da parte di coloro che sono impegnati a favore del diritto, della giustizia e della pace;
            ci interessiamo di animali perché non si tratta di difendere una sparuta minoranza di esseri senzienti ma miliardi di creature da millenni brutalizzate in vario modo da una minima parte della creazione più agguerrita e crudele;
            perché non si tratta di lottare per ottenere una riduzione delle ore lavorative o di avere un aumento di salario ma per fermar il massacro sistematico di proporzioni apocalittiche nei confronti del 99,9% della creazione (1600 anime AL SECONDO);
            ci interessiamo di animali perché c’è già un esercito di persone che si interessa a tutto campo a favore degli umani;
            perché gli animali non hanno voce per gridare al mondo il loro dolore e l’ingiustizia che subiscono;
            perché gli esseri umani possono in qualche modo comprendere il motivo del loro dolore, ma l’animale non sa giustificare le cause della sua sofferenza e della sua condanna alla tortura o alla morte;
            perché se l’essere umano qualche volta è innocente l’animale lo è sempre;
            perché l’animale è la parte più pura e incontaminata della Creazione;
            perché è come difendere una razza schiava e senza diritti, senza sindacati, avvocati, Dei benigni o Santi in Paradiso in balia di una razza tirannica e crudele. Gli animali non hanno che noi, per questo ci interessiamo di animali.
Libera o Dio tutte le tue creature dal dolore e dalla malvagità 
Franco Libero Manco


venerdì 11 luglio 2025

Principio di Precauzione. Il Glifosate? Peggio di Satana…


Fiorella Belpoggi ricercatrice del centro Ramazzini ha dimostrato inequivocabilmente che il Glifosato fa male alla salute ambientale ed umana. Dopo anni di ricerche puntuali, cosa ci dice? Il glifosate è peggio di Satana!

Questa molecola sintetica indistruttibile sta distruggendo il pianeta e la salute ed, oltretutto, può essere sostituito tranquillamente dai mezzi meccanici e eventuali disseccanti naturali (Ac. acetico, pelargonico e sale sui piazzali). Mezzi tecnici che vengono finanziati dai pagamenti agroclimatico-ambientali europei stabiliti ad hoc per i maggiori costi e mancati ricavi, ai fini dell'enorme beneficio conseguente in termini di salute e ambiente. Mentre tali fondi vengono troppo spesso erogati a chi il Glifosate lo usa prima di seminare, cose da pazzi che avvengono in Puglia, Basilicata e altre regioni italiane.  Sovvenzionando di fatto il Glifosato e non l'alternativa agroecologica al prodotto cancerogeno, come stabiliscono le norme UE.

Mi chiedo, una molecola via di mezzo tra zucchero-aminoacido come può non essere stata "progettata" per lo sterminio Umano e ambientale? Per fortuna le forze dell'ordine mondiali hanno stabilito il Delitto Doloso della Bayer Monsanto… con sentenze dei tribunali USA, ineccepibili, che sanciscono la Verità giuridica. E risarciscono, almeno, i parenti delle vittime e le vittime stesse, se ancora in vita…

Principio di Precauzione

Questa porcheria chimica doveva essere vietata sulla base della legge europea basata sul  "principio di Precauzione Costituzionale" già dalle prime ricerche di Hardell negli anni '90, le quali ne provavano le correlazioni con il Linfoma non Hodgkin. Mentre invece siamo ancora li a cercare le prove di quale meccanismo viene alterato e quale patologia si innesca negli organismi umani ed animali. Mentre la schifezza chimica inutile e tossica viene prorogata al commercio e uso prima per 5 e poi altri 10 anni in un suicidio collettivo mentalmente manipolato. Non si ragiona così!  Il prodotto è pericoloso… nel momento in cui abbiamo pubblicazioni scientifiche che ne attestano il pericolo reale ed attuale e lo classificano come "cancerogeno probabile" (IARC - Lione).

Ciò è stabilito da decenni.

E nulla può interessare al diritto il fatto che l'Efsa non sia sicuro che il prodotto faccia male, sulla base di altre ricerche per lo più fornite dalle stesse multinazionali che producono il Glifosato.
"E proprio in presenza di pareri scientifici diversi che si applica il principio di Precauzione, non certo quando tutti gli scienziati sono d'accordo, che faccia male o meno un determinato prodotto chimico"…  Sono le parole del Prof. Cesare Mirabelli, Presidente Emerito della Corte Costituzionale al convegno scientifico "Agroecologia, strumento del Nuovo Umanesimo" - Roma, San Lorenzo al Verano 30-10-1996 (sul sito www.agernova.it i video delle relazioni).

Pertanto, il Glifosato dev'essere vietato alla produzione e all'uso immediatamente! Perché sappiamo che fa male… anche se ancora non abbiamo scoperto "come faccia male" in tutti i dettagli.

Non possiamo continuare ad aspettare il Caos biologico,innescato da centinaia di pesticidi, prima usati per decenni e poi vietati in quanto pericolosi per la salute. E trovare sempre "Nuove patologie" "Artificiali" causate da molecole che null'hanno a che fare con la Natura, prima di Agire coi necessari divieti delle molecole sintetiche in agricoltura. Una volta accertati scientificamente i pericoli. 

Pericoli che per legge devono essere prevenuti attraverso ricerche preliminari alla produzione e messa i commercio dei prodotti chimici. E non dopo che il danno è stato fatto, come avvenuto negli ultimi 70 anni di mortalità da pesticidi...

E soprattutto, in presenza di programmi agro-ambientali europei che finanziano tutti i mancati ricavi e maggiori costi a chi pratica tecniche agroecologiche… spendendo miliardi di €. Purtroppo distratti nell'esatto contrario, per finanziare l'Agricoltura "conservativa"… a base di Glifosato. Uno scandalo infinito… che va avanti da trent'anni e più… Dopo il referendum sui pesticidi del 1990 che con il 93,7% dei voti ha stabilito che nel cibo non devono esserci residui chimici pericolosi per la salute.

E' troppo tardi… per non fare nulla!

Prof. Giuseppe Altieri - Agroecologo



giovedì 10 luglio 2025

Eutanasia nucleare. L'Italia ha scelto...

 


In questo momento storico, il ritorno al nucleare viene promosso dal governo Meloni come inevitabile, efficiente e moderno: il “Nucleare di nuova generazione” (in particolare gli Small Modular Reactors SMR) una tecnologia che sarà pronta tra il 2035 e il 2045, con investimenti di miliardi, costi incerti, tempi lunghissimi, insomma incapace di contribuire nel cruciale periodo della crisi geopolitica.

Di contro,  ogni reattore è un potenziale bersaglio in un mondo dove i conflitti ibridi, i droni kamikaze ei cyberattacchi sono ormai strumenti ordinari di pressione geopolitica, con rischio potenziale di contaminazione radioattiva permanente dell'aria, del suolo, dell'acqua. Anche i reattori più “avanzati” non eliminano il problema delle scorie radiotossiche per decine di migliaia di anni: ancor più voluminose e più reattive sul piano chimico e fisico, con implicazioni serie per lo stoccaggio e il confinamento.

Infine, si instaura anche una dipendenza geopolitica nessun Paese europeo è autosufficiente nell'estrazione o nella lavorazione dell'uranio. Inoltre, i Paesi fornitori, come Russia, Kazakistan, Niger, Algeria, non offrono garanzie di stabilità. Spostano semplicemente la dipendenza dal gas a un'altra fonte instabile… e la chiamano “indipendenza”.

Rete Ambientalista



La partita dei PFAS...

 

martedì 8 luglio 2025

Bioregionalismo e spiritualità della natura...


La spiritualità solitamente è considerata un attributo umano, giacché riteniamo che solo l'uomo sia in grado di sperimentare coscienza di sé ed intelligenza discriminativa e razionale. Questa capacità possiamo anche definirla "spirito". Siccome però non esiste, su questa terra e nell'universo, cosa che possa dirsi separata, in quanto il tutto contribuisce a manifestare il "tutto",  e la vita stessa è inscindibile nelle sue varie manifestazioni (avendo radici comuni in tutte le sue forme, di qualsiasi genere e natura), si può intuire che la caratteristica della "coscienza-intelligenza" sia presente in ogni elemento vivo, che dimostra nascita crescita e morte, sia pur in diversi gradienti.

Facciamo l'esempio dello sviluppo in "intelligenza e coscienza" da parte dell'uomo. Cominciando dalla sua formazione nell'unione di spermatozoo ed ovulo, passando per la fase embrionale, alla formazione completa degli organi, alla fuoriuscita dal grembo, all'inizio della sua capacità di apprendimento e discernimento... Il passaggio attraverso questi diversi momenti evolutivi  -pur apparentemente differenti in qualità- rappresentano comunque una crescita del medesimo soggetto.

Se ciò avviene nell'uomo perché non ipotizzare che possa avvenire in ogni altra forma vitale, pur in una scala differenziata e limitata alle caratteristiche proprie  di ogni altro essere vivente? Dal punto di vista poetico ed emozionale, perché non considerare  anche la vita di un albero come espressione spirituale della natura? Cosa c'è di male?... Innegabilmente l'albero è vivo e si esprime attraverso le sue funzioni biologiche e manifesta desideri e repulsioni, come noi umani, sia pur in misure diverse....

Se accettiamo questa premessa come un presupposto di condivisione della stessa qualità di "coscienza ed intelligenza", ecco che improvvisamente possiamo riconoscere in tutto ciò che esiste la qualità "spirituale"... Dalla sua potenzialità nella materia cosiddetta inerte alla manifestazione graduale in piante, animali ed umani.  

Noi riconosciamo lo "spirito" in quanto capacità della vita di esprimere se stessa in forme energetiche sottili... e qui possiamo fermarci...


Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana




Il cammino della Rete Italiana Villaggi Ecologici...

 


L’evidente diversità delle persone sedute in cerchio e la loro capacità di dialogare è stato ciò che mi ha fatto innamorare della RIVE, fin dal primo punto all’ordine del giorno della mia prima assemblea a Torri Superiore nel gennaio 2010.

Da allora sono passati 15 anni e tante, tante assemblee. 


Il desiderio di una collettività inclusiva e le diversità interne sono rimaste nel tempo un tratto caratteristico dell’associazione. Puoi trovare chi è idealista a fianco della persona spiritual-olistica, da chi è spiccatamente frick o appartenente alla rainbow family a chi viene dalla città e ha una formazione di manager d’azienda, a persone intellettuali come anche “praticone”,  d’inclinazione artistica o logico-informatica.


Questa umanità variegata che affluisce nell’alveo della RIVE, ha sempre nutrito il Senso del mio adoperarmi nell’associazione perché rappresenta il riflesso del tipo di società che desidero. A fianco a questo, ogni tanto la tendenza al “volemose bene” ha creato dei cortocircuiti, mettendo a disagio alcune persone e generato il rischio di omologazione.

 

È stato grazie all’attenzione acuta di Rosalinda Quintieri, “Ros”, che arrivava da anni di ricerca ed insegnamento all’estero su temi EDI e “capitalismo interiore”, e ai dialoghi con lei, che ho iniziato a notare alcune dinamiche relazionali e comunicative potenzialmente escludenti. Certa delle buone intenzioni di chi ha attraversato la collettività RIVE negli anni, come della mia, ho sentito il bisogno di fare qualcosa di concreto ed ho accolto con entusiasmo la proposta di Ros, Silvia Stradi (la comune di Alvador), Veronica Magli (casa Crisalide) e Cristina Evangelisti (Torri Superiore) di fondare un gruppo di lavoro che si occupasse dei temi EDI - Equità Diversità e Inclusione.

 

Così nel 2024 è nata RIVEEDI, una “gruppa” basata sui principi della Giustizia Sociale, inclusi nel manifesto RIVE (2010), che propone sessioni di approfondimento al raduno e negli incontri stagionali. Abbiamo lavorato su stereotipi, pregiudizi e discriminazioni e abbiamo visto - analizzando con strumenti adeguati come la ruota dell’identità sociale - come le oppressioni si fondano sul binarismo “giusto” o "sbagliato" rispetto alla nostra ed altrui identità. Quindi, se avere un atteggiamento a cuore aperto verso le altre persone è un’attitudine che segna un buon punto di partenza per costruire ponti tra le diversità, non possiamo ignorare i privilegi del nostro ruolo sociale, del potere che esercitiamo (o no), delle credenze personali che affermano “come dovrebbero essere le cose”, o ancora peggio, come dovrebbero essere le persone che fonderanno una nuova società.

 

Attenzione!

Perchè ogni volta che sminuisco, svaluto, o semplicemente ignoro, le caratteristiche fisiche e identitarie, le scelte o le diverse modalità di espressione di chi è a fianco a me, sto riproducendo il sistema di monocultura ed oppressione da cui diciamo di volerci emancipare. Nei tempi che corrono, e corrono in fretta, l’invito di RIVEEDI è soffermarsi a guardare insieme le nostre micro abitudini relazionali per individuare cosa e quanto diamo per scontato e come, invece, per essere più congruenti al nostro sogno di futuro comunitario ed ecologico, è necessaria una presa di respons-abilità pratica e quotidiana, interrogandosi sulle dinamiche identitarie che intercorrono nelle relazioni comunitarie, al fine di praticare il mondo che desideriamo.

 

Chi parteciperà al prossimo Raduno RIVE a Vidracco (IV), presso la federazione di comunità di Damanhur - dal 24 al 27 luglio 2025 - potrà venire a parlare di questi temi direttamente al presidio di RIVEEDI e rivolgersi a noi in caso sorgesse un disagio durante il raduno rispetto ai temi che ci competono. Un segno concreto di una RIVE che, nonostante i suoi 26 raduni estivi, continua a mettersi in discussione e a considerare la diversità un elemento di stimolo ed ispirazione per il cambiamento.

 

Francesca Guidotti e “gruppa” RIVEEDI


Info: newsletter@ecovillaggi.it