domenica 21 febbraio 2016

Operatori ecologici volontari per monitorare il territorio - Una proposta di Accademia Kronos




Dopo il summit di Parigi sul clima, viste le prospettive di future catastrofi climatiche prospettate dagli scienziati presenti ai lavori della COP21; catastrofi in arrivo a causa dell’inarrestabile aumento della temperatura terrestre, tutti i Paesi firmatari dell’accordo di Parigi ( 149 su 157 ), si sono mobilitati per mettere in pratica le raccomandazioni fornite dagli scienziati. Anche per l’Italia il Ministro Galletti ha promesso di attivarsi subito…..

Dopo Parigi, Accademia Kronos ha presentato alla Ministra del MIUR, Stefania Giannini, un dettagliato progetto per sensibilizzare sul problema dei cambiamenti climatici discenti e docenti in ogni angolo d’Italia.

Il progetto è stato presentato e protocollato il 20 gennaio, siamo in attesa di una risposta. Gli amici ambientalisti che avevamo incontrato a Parigi ci informano che molti Paesi del nord Europa si sono già attivati, coinvolgendo le scuole e predisponendo trasmissioni televisive di sensibilizzazione al problema.

"E voi in Italia, cosa state facendo?" Ci hanno chiesto. In verità noi di AK ci siamo mobilitati subito, ma le istituzioni ancora no.

Al momento solo l’Agenzia Roma Natura, che gestisce 12 aree protette nel territorio del comune della capitale, ha ufficialmente aderito alla nostra richiesta operativa e così nascerà presto, limitata all’area di Roma e provincia, la “Giornata del Clima” nelle scuole. Dai ministeri invece non abbiamo ancora ricevuto nessuna risposta, nonostante le nostre sollecitazioni. Tuttavia noi “non molliamo”, abbiamo capito che aspettare risposte e decisioni dalle massime istituzioni può rappresentare solo tempo perso. Quindi abbiamo deciso di andare avanti da soli. Abbiamo, quindi, pensato di costruire una nuova figura professionale, legata solo ad Accademia Kronos. Abbiamo deciso di mettere in pratica promesse e idee che ci eravamo scambiati a dicembre a Parigi con gli altri ambientalisti europei.

L’IDEA

Abbiamo pensato di mettere a disposizione per ogni comune italiano una figura professionale capace di prevedere fenomeni meteo-climatici pericolosi per l’incolumità delle persone e, nel frattempo, in grado di realizzare Piani locali di Adattamento ai Cambiamenti climatici.

"Ma c’è già la Protezione Civile incaricata di intervenire in caso di calamità naturali e climatiche!" Questo è quanto ci aspettiamo possa venirci detto dai soliti saccenti. Ma noi non intendiamo sovrapporci a chi già impegnato nella Protezione Civile, anzi il nostro operatore può rappresentare un valore aggiunto alla stessa protezione civile. Questo nostro esperto in effetti avrà per conto di AK il ruolo di monitorare il proprio territorio, cercando tutte quelle criticità che potrebbero rappresentare in caso di violenti fenomeni meteo situazioni pericolose per l’ambiente e le persone. Oltre a ciò questa persona dovrà essere in grado di formulare, ad esempio, strategie capaci di affrontare l’inquinamento atmosferico delle città ed altri aspetti legati alla difesa dell’ambiente e al risparmio energetico.

Una figura ovviamente volontaria (inizialmente !) che non dovrà comunque credersi di rappresentare la panacea di tutti i mali meteo-climatici previsti. Una figura, che con serietà d’impegno, potrà diventare nel tempo un punto locale di riferimento sia nella prevenzione catastrofi climatiche che nei vari processi di adattamento alle mutazioni climatiche.

Ovviamente questi nostri operatori verranno formati attraverso brevi stage che andremo presto a programmare distribuiti in tre aree d’Italia, da nord a sud. Il corpo docente e gli istruttori di AK sono il meglio degli esperti sui cambiamenti climatici oggi presenti in Italia, Esperti sia nel campo climatico in genere che in quello specifico legato al mare, agli ecosistemi forestali e agricoli, all’alimentazione e alla salute. A settembre di quest’anno Accademia Kronos compie venti anni di impegno ambientale e, soprattutto, meteo-climatico. Ciò rappresenta una garanzia di esperienza acquisita in tutti questi anni nel settore dei cambiamenti climatici e, quindi, giustifica la nostra pretesa di creare noi per primi una nuova figura professionale al passo con i tempi o, meglio, come risposta al recente summit di Parigi.

Il nostro operatore non si dovrà limitare solo alle funzioni di monitoraggio e di realizzazione di progetti di prevenzione sul territorio, ma interessarsi anche di valutare, in caso di estremi fenomeni meteo, di operare per la salvaguardia di persone e animali. Tanto per dare un’idea sulla diversità operativa e strutturale dei nostri potenziali esperti sui cambiamenti climatici, rispetto ad altre figure tradizionali, forniamo di seguito un esempio. Mettendo ovviamente da parte gli aspetti di monitoraggio ambientale, di prevenzione su allagamenti, frane, incendi di bosco, invasione di insetti parassiti per le piante e pericolosi per l’uomo, ecc. ecc., il nostro operatore che si troverà ad operare in città soggette nei periodi estivi ad eccessivi tassi d’umidità e a temperature torride, dovrà attivarsi prima dell’estate per redigere piani di emergenza in caso di prolungate bolle di calore africane. Quindi individuare zone climatiche montane dove in caso di temperature torride trasportare le persone a rischio e, nel contempo, individuare nella propria città centri commerciali, ambienti vasti climatizzati dove poter rifugiarsi nelle ore più calde del giorno. Nel contempo il nostro operatore dovrà prendere accordi con vettori locali capaci di trasportare rapidamente, all’arrivo di pericolose bolle di calore, le persone più a rischio in zone più fresche ( monti, boschi, ecc.). Il piano d’emergenza climatico dovrà essere redatto prima dell’arrivo dell’estate e consegnato alle autorità locali perché possano prenderne in tempo visione ed essere messi in condizione di operare rapidamente e con efficienza nel caso di particolari ondate di caldo insopportabile. Il comune, ma anche la prefettura o altri organi di tutela della salute locali, dovranno organizzarsi informando in tempo la popolazione su cosa fare nel momento del rischio caldo torrido.

Un esempio questo per dimostrare cosa vuol dire l’impegno del nostro operatore. Ma la stessa cosa potrà valere per tante altre situazioni, dallo smog in città, al mare e ai fiumi inquinati, alla siccità prolungata, ai rischi incendi boschivi, all’invasione di insetti dannosi, ecc. I nostri operatori ovviamente, dopo un breve stage, verrebbero forniti di materiale didattico e informativo da usare soprattutto nelle scuole.


Filippo Mariani ak@accademiakronos.it

sabato 20 febbraio 2016

Roma, 27 febbraio 2016 - Hortus Urbis, impariamo a conoscere e potare gli alberi


Un nuovo appuntamento per l'orto in tema di potature


Il 27 febbraio  2016 organizziamo "Arbor, arboris: impariamo a conoscere e potare gli alberi", I edizione.

L’iniziativa ha il fine di condividere i saperi presenti nelle eccellenze della nostra città rendendoli accessibili a tutti per aumentare la sensibilità verso l'ambiente.

Il 27 febbraio dalle 10 alle 13 si terrà la giornata dedicata alle potature degli alberi con il tecnico giardiniere dell'Orto botanico di Roma Angelo Ridi.

L’esercitazione pratica sarà presso l’ex Cartiera Latina all’Hortus Urbis in via Appia Antica 42/50.

La partecipazione è a numero chiuso e gratuita.

E’ necessario prenotarsi entro venerdì 25 febbraio 2016 alle 18.

L’incontro ha la finalità di dare nozioni base per conoscere gli alberi e le tecniche di gestione e potatura fornendo competenze teoriche e pratiche per eseguire corrette potature delle alberature da frutto e decorative in giardino, nel frutteto ed in ambiente urbano, fare domande, chiedere curiosità e consigli.


PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI: hortus.zappataromana@gmail.com –www.hortusurbis.it


Abbiamo deciso di partecipare a un bando di
 Aviva Community Fund per finanziare l'Hortus Urbis. La gestione dell'orto con piante selezionate fra quelle utilizzate ai tempi dell'antica Roma, è affidata a volontari che curano uno spazio pubblico aperto a tutti nella magnifica cornice del Parco dell'Appia Antica. Nonostante sia uno spazio pubblico non riceve finanziamenti di sorta e quindi ci diamo da fare.

La procedura dell'Aviva Community Fund prevede che vi sia una fase di votazioni sul web per i progetti selezionati e poi un vaglio di quelli più votati da parte di una giuria. Ci hanno accettato il progetto e da oggi inizia la fase di votazione aperta a tutti che dura fino al 8 marzo 2016. E' importante raggiungere più voti possibile. Aiutaci!

Hai 10 voti a disposizione che puoi darci, ecco il link diretto al progetto https://community-fund-italia.aviva.com/voting/progetto/vista/14
 
Vai alla pagina del link, ti registri con una email e una password e  voti 

giovedì 18 febbraio 2016

Salvare la Foresta del Cansiglio



La Giunta Regionale del Veneto ha messo all’asta l’Hotel San Marco in Pian Cansiglio al valore-base di 800mila  euro. La Foresta del Cansiglio è bene pubblico e comune da oltre 1000 anni. La foresta infatti è il primo caso in Italia di gestione forestale, ordinata dalla Repubblica di Venezia per preservare la risorsa essenziale alla costruzione delle navi della flotta: alberi ad alto fusto. 

Gli ambientalisti locali avevano chiesto di combinare una concessione all’estensione di una rete di riserve regionali. La vendita invece apre le porte allo smantellamento dell’intero ecosistema.

Gli ambientalisti chiedono di inviare mail personali alla giunta e al consiglio regionale, chiedendo che non si proceda ad altre privatizzazioni dell’antica foresta della Serenissima.

Gli indirizzi email sono questi:


regione.veneto.it, vicepresidenza@regione.veneto.it,
assessore.bottacin@regione.veneto.it,
assessore.caner@regione.veneto.it,
assessore.coletto@regione.veneto.it,
assessore.corazzari@regione.veneto.it,
assessore.deberti@regione.veneto.it,
assessore.donazzan@regione.veneto.it,
assessore.lanzarin@regione.veneto.it,
assessore.marcato@regione.veneto.it, assessore.pan@regione.veneto.it,
jacopo.berti@consiglioveneto.it, simone.scarabel@consiglioveneto.it,
erika.baldin@consiglioveneto.it, patrizia.bartelle@consiglioveneto.it,
manuel.brusco@consiglioveneto.it,
nicolaignazio.finco@consiglioveneto.it,
silvia.rizzotto@consiglioveneto.it,
gabriele.michieletto@consiglioveneto.it,
stefano.valdegamberi@consiglioveneto.it,
marino.finozzi@consiglioveneto.it, giovanna.negro@consiglioveneto.it,
zaiapresidente@consiglioveneto.it, maurizio.conte@consiglioveneto.it,
pd@consiglioveneto.it, alessandra.moretti@consiglioveneto.it,
stefano.fracasso@consiglioveneto.it,
piero.ruzzante@consiglioveneto.it,
claudio.sinigaglia@consiglioveneto.it,
andrea.zanoni@consiglioveneto.it, francesca.zottis@consiglioveneto.it,
bruno.pigozzo@consiglioveneto.it, graziano.azzalin@consiglioveneto.it,
orietta.salemi@consiglioveneto.it,
pietro.dallalibera@consiglioveneto.it,
massimiliano.barison@consiglioveneto.it,
massimo.giorgetti@consiglioveneto.it,
marino.zorzato@consiglioveneto.it,
antonio.guadagnini@consiglioveneto.it


 ....................

Articolo collegato:
http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2015/11/foresta-del-cansiglio-salvare-gli.html

mercoledì 17 febbraio 2016

Stato di avanzamento della proposta di legge per l'agricoltura contadina bioregionale




È da poco tempo iniziato l’iter per la discussione delle 4 proposte di
legge depositate in Parlamento da deputati di varia estrazione
politica per il riconoscimento dell’agricoltura contadina, processo
stimolato dalla "Campagna popolare per una legge che riconosca
l'agricoltura contadina e liberi il lavoro dei contadini dalla
burocrazia" alla quale abbiamo dato il nostro apporto convinto e
consistente fin dalla prima raccolta firme (2009)

Oggi è arrivato il momento di dare un nuovo slancio a questa Campagna
perché serve far diventare l’agricoltura contadina una questione
pubblica, mentre oggi, per la maggioranza dei cittadini, è qualcosa di
molto distante, forse romantica, bucolica, ma di certo non percepita
come centrale.

E invece lo è!

 I contadini presidiano e preservano il territorio, con le loro
pratiche favoriscono la biodiversità, producono, per sé e per gli
altri, cibo che ha in sé gli elementi vitali e nutritivi che il cibo
prodotto dalla grande agricoltura non può avere, dal momento che, per
ottenere quei prodotti, si distrugge ogni altra forma di vita.

L’agricoltura contadina si occupa della salute del pianeta e di tutti
i suoi abitanti.

E si occupa anche della salute psichica perché favorisce lo sviluppo
di relazioni armoniose, con la natura e tutti i suoi abitanti, anche
quelli meno visibili, quelli nascosti in un filo di paglia o in un
grumo d’argilla

E delle relazioni tra le persone, perché un’attività sganciata dalle
regole della massima produzione favorisce i contatti tra gli esseri
umani, tra il contadino che accoglie e il cittadino che viene ad
imparare o anche solo a percepire i ritmi della natura, scambi tra i
contadini che devono cooperare per (soprav)vivere, piuttosto che
competere, scambi di semi, scambi di competenze, di forza lavoro, di
esperienze, di racconti….

Questa piccola agricoltura muore, sta scomparendo anche perché vessata
da norme che vanno, forse, bene per le grandi aziende e la grande
distribuzione, ma che sono insensate per chi alleva 30 galline e
coltiva 50/100 varietà di piante diverse in un ettaro.

È la difesa di questa piccola agricoltura il senso della Campagna per
l’agricoltura contadina, che vi chiediamo di sostenere

Questa piccola agricoltura che fornisce salute, relazioni, benessere e
cibo, di solito a corto raggio, può fare molto di più se si organizza,
rispettando i cicli naturali, le singole individualità e i processi
realmente democratici

Innanzitutto può costituire un modello valido per tutti quegli
agricoltori che il sistema della GDO ha condotto sul lastrico, alla
disperazione e spesso all’abbandono dell’attività e dei terreni;
dimostrare, cioè, che esiste un’alternativa di ben-essere e ben-vivere
a quel modello di super-produttività che ci hanno spacciato come
vincente a partire dal dopoguerra, ma che si è largamente dimostrato
fallimentare e produttore soltanto di eccedenze invendibili,
inquinamento, sfruttamento su larga scala e infelicità

Favorire, pertanto, la riconversione colturale, inducendo la
progressiva e graduale trasformazione delle monoculture voraci
destinate ai grandi mercati lontani (se non al macero!) verso una
policoltura destinata, almeno in parte, ai consumatori più o meno
organizzati delle città vicine, oltre che all’autoconsumo

E stimolare la riconversione culturale, dimostrando, tra l’altro,
l’inderogabile necessità del rispetto dell’ambiente ed il vantaggio
del “noi” rispetto all’”io”, inducendo spirito di collaborazione

Contaminare con le proprie idee e modalità operative rispettose
dell’altro, chiunque esso sia, altri settori della società, dai
trasporti, alla comunicazione, alla formazione e all’informazione, a….

Tutto ciò, per essere efficace, in molti casi, è possibile solo con la
forza dei numeri e l’autorevolezza che deriva dal rigore delle
pratiche

Favorire, dunque, una trasformazione sociale che travalichi il mondo
contadino ed i suoi rapporti con i cittadini urbanizzati, anche
creando occasioni di occupazione felice e consapevole di star
partecipando ad un processo di trasformazione

Fornire, quindi, alle giovani leve un’occasione di mettersi in gioco
coerentemente con un universo di valori “ideali” che invece, spesso,
l’ingresso nell’età adulta spazza via; renderli attori partecipi del
cambiamento che percepiscono come necessario e inderogabile in questa
società

Dare una risposta, sia pure parziale, ma via via numericamente più
significativa, alla domanda di equità, prima ancora che di lavoro, che
sbarca ogni giorno sulle nostre coste

Costruire, con tutti gli attori della società desiderosi di
cambiamento, a partire dal rapporto privilegiato con la natura e con
l’autorevolezza di un modello che funziona, comunità capaci di
affrontare i problemi della società con uno sguardo non convenzionale
e proporre soluzioni capaci di soddisfare i bisogni di tutti

In altre parole, dopo gli anni delle sbornie,
dell’industrializzazione, del consumismo e del virtuale, che hanno
lasciato tanti “cadaveri”, riteniamo sia maturo il tempo per un
Rinascimento a partire dalla terra, che non è affatto, come vorrebbero
i denigratori, un ritorno al passato, ma piuttosto affrontare il
futuro nel rispetto di Pacha-Mama, Madre Terra.

Roberto Licalzi - robertolicalzi@legallinefelici.it




Questo tema verrà discusso anche durante il "Forum del lavoro bioregionale sostenibile - Laboratorio sociale, economico e culturale" e durante "La Festa dei Precursori", Eventi che si tengono a Treia dal 23 al 25 aprile 2016. Vedi: 
https://circolovegetarianotreia.wordpress.com/2016/02/12/treia-23-24-e-25-aprile-2016-forum-del-lavoro-bioregionale-sostenibile-e-festa-dei-precursori/

martedì 16 febbraio 2016

Maiori, 20 febbraio 2016 - “Pesticidi: effetti sulla salute e sull’ambiente”



“Pesticidi: effetti sulla salute e sull’ambiente” è il titolo della conferenza in programma sabato 20 febbraio 2016 a Maiori (Palazzo Mezzacapo, ore 18.00). Organizzata dal gruppo consiliare di minoranza“Civitas 2.0” con l’associazione “Impatto Ecosostenibile-Zero Waste Campania”, l’iniziativa gode del patrocinio del Comune di Maiori.

Ai saluti del consigliere Valentino Fiorillo, già assessore all’Ambiente del Comune di Maiori, seguiranno le relazioni dell’oncologa ed ematologa di Medicina democratica e dell’ISDE (International Society of Doctors for the Environmet) , Patrizia Gentilini, su “Il danno sanitario-ambientale dei pesticidi” e del professor Giuseppe Altieri, agroecologo e docente presso l’Istituto agrario di Todi su “Agroecologia, ambiente e salute: le alternative ai pesticidi, tra diritti dei cittadini e doveri delle istituzioni”.

La conferenza, moderata dal direttore responsabile de “Il Vescovado” Emiliano Amato, prende spunto dalla polemica sviluppatasi le scorse settimane in riferimento all’utilizzo di sostanze chimiche e, in particolare, del tanto contestato “Glifosato”, per il diserbo dell’alveo del torrente Reginna nel comune di Maiori e non solo.

L’iniziativa – che in alcun modo presta il fianco a sterili polemiche - intende sensibilizzare le istituzioni e i cittadini sui danni provocati dall’abuso di sostanze chimiche nelle pratiche agricole e civili. Nel corso dei lavori, infatti, gli organizzatori presenteranno una mozione al Consiglio Comunale di Maiori e degli altri comuni della Costiera, per la regolamentazione dell’uso di tali sostanze.

Nel contempo si intende favorire un modello di agricoltura e di gestione complessiva del territorio che faccia a meno dell’immissione nell’ambiente di prodotti estranei a quanto Madre Terra ha creato.

Un modello di sviluppo agroecologico territoriale eco-compatibile, che migliori "l'econologia" (economia ecologica) dei processi produttivi agricoli tradizionali attraverso l'innovazione agroecologica assistita, ai fini della tutela ambientale, sanitaria ed idrogeologica (Diritti inviolabili ai sensi degli Art. 32 e 9 della Costituzione ), può nel contempo sostenere sia il reddito degli Agricoltori, sia l'economia generale della distribuzione agroalimentare, oggi sempre più orientata da "consumattori" sensibili ed informati che richiedono alimenti “salutari”.

In un momento storico in cui si assiste a una recrudescenza di patologie tumorali, limitare quelle che sono le fonti di rischio è un’operazione necessaria; i pesticidi, come sarà evidenziato nel corso della conferenza, sono uno dei fattori di rischio più pericolosi, considerata la subdola presenza negli alimenti, nelle acque e nell’aria.

E’ ormai scientificamente provato che l’esposizione cronica ai pesticidi chimici sintetici, anche a dosi infinitesimali, è associata a diverse forme di tumore, malattie neonatali, cronico-degenerative in generale e a un netto calo della fertilità maschile. Quest'ultima, vista l'estrema sensibilità degli spermatozoi agli stress ambientali, rappresenta un campo di ricerca assolutamente avanzato per meglio affrontare il complesso rapporto Ambiente-Salute.


Valentino Fiorillo - mob. 366 648 1826


lunedì 15 febbraio 2016

Roma, 26 febbraio 2016 - Pianeta Terra "Come il Titanic" Libro spettacolo



Quale cammino ha intrapreso questa società? Quanto è simile la vicenda dell’“inaffondabile” Titanic agli eventi che stanno caratterizzando la nostra epoca? Guido Bissanti, agronomo, ricercatore, scrittore, già Presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della provincia di Agrigento, si è posto questa domanda, ed ha riunito le sue idee in una pubblicazione dal titolo “Come il Titanic?”, mettendo le sue competenze tecniche e scientifiche a disposizione di tutti.

Nel mondo attuale stanno prevalendo principalmente i singoli interessi e pare non ci sia una visione condivisa del futuro, il libro è quindi rivolto a tutti i passeggeri del Pianeta, unica nostra barca comune, e tocca, in modo globale, molti aspetti di un argomento che riguarda, da vicino, ognuno di noi. In otto capitoli e sessantacinque paragrafi, racconta una storia che è ancora tutta da inventare, ma che fa già intravedere un futuro prossimo, del quale è importante essere a conoscenza. Solo reagendo in modo sinergico e responsabile, infatti, non saremo costretti a subire la sorte degli inconsapevoli viaggiatori del Titanic, mandati allegramente a schiantarsi contro un iceberg, a passo di danza.

Secondo Guido Bissanti c’è però, un futuro possibile per tutti e, per rendere più fruibili i concetti scritti, ha voluto che il suo libro fosse presentato come uno spettacolo, nel quale il suo pensiero, viene illustrato anche da Artisti, Immagini, Musiche, Cortometraggi, Scenografie, Interviste e Dibattito. Ciò ha dato luogo ad un evento innovativo, capace di coinvolgere totalmente gli spettatori ed introdurli nel mondo di domani, consapevoli di come le scelte di ognuno di noi, possono determinare il destino della Terra.

Alla domanda “In conclusione, cos’è, e cosa rappresenta “Come il Titanic?” “E’ un Evento che cambia la prospettive sul Mondo e su noi stessi” ha risposto l’autore.

Il tour per la presentazione dell’opera, iniziato ad Agrigento, dove ha già ottenuto un meritato successo, sta proseguendo in molte altre città. Roma sarà la prossima tappa, e venerdì 26 febbraio 2016, alle ore 17:00, si potrà assistere allo spettacolo presso il SALONE MARGHERITA, in Via dei due Macelli, n° 75. L’ingresso è gratuito e saranno presenti sia l’autore che l’editore Gioacchino Onorati, dell’Aracne - Editrice.


sabato 13 febbraio 2016

Precursori? Ritornare a vivere sulla terra in modo gentile....


“I tuoi nemici sono nelle persone che trattano la terra come una serva, pensando di esserne i padroni. Sono persone che stanno al governo, o nella chiesa, o nelle banche, persone che decidono ogni giorno della tua vita e di quella di un sacco di gente”.
(La donna delle sette fonti, Diego Manca)

Caro Paolo, ho visto più volte che vi incontrerete il 23, 24 e 25 aprile 2016 per La Festa dei Precursori a Treia.  Da un anno penso all'occasione mancata, ma non mi sento di promettere nulla e chissà che non sarà una sorpresa... Ma il mio pensiero ha fatto scaturire un testo che vorrei sottoporti. (F.O.)


Quello che sta passando l’umanità da cento anni a questa parte, è impossibile paragonarlo a qualsiasi altra epoca. Abitiamo questa Terra senza coscienza e ci siamo affidati alla scienza credendo che avrebbe continuato a mantenere lo stato attuale delle cose, senza aver mai calcolato che la tecnologia e la scienza, hanno cominciato a svilupparsi solo in un piccolo spazio di questo mondo. La popolazione mondiale è stata per lungo tempo circoscritta a tante isole etniche, all’interno delle quali le civiltà si sono sviluppate in modo diverso. Alcune etnie, forse inconsapevoli e poco lungimiranti, hanno contribuito all’estinzione della loro specie, mentre altre hanno cominciato ad espandersi fino a diventare gli aguzzini dei confinanti e i ladri di ogni loro bene.
Questo avveniva tanti anni fa nel piccolo, ora avviene nello spazio globale, ed è lampante, ma siamo stati raggirati e confusi da messaggi mediatici martellanti e bugiardi e siamo stati distratti dai giochi, come si fa con i bambini, illudendoci di avere ancora il controllo della nostra vita.

Per questi e altri motivi, ho classificato l’umanità in tre parti; forse potrebbe essercene una quarta, quei popoli che non hanno ancora la visione globale dell’umanità e che vivono, per fortuna, beatamente all’oscuro di tutto quello che sta succedendo, i “poveri in ispirito” del Vangelo, quelli che sono ancora tenuti lontano dai giochi di potere; purtroppo sono sempre meno, grazie anche alle ricerche mediatiche a tappeto per scoprire l’elisir dell’eterna giovinezza. Queste popolazioni sono ormai minime, sicuramente già contaminate, ma ancora non sono consapevoli del passaggio che stiamo vivendo.

I Predatori sono quelli che mi preoccupano di più; depredano la Terra senza ritegno. Sempre alla ricerca di qualcosa da arraffare, hanno distrutto ogni angolo naturale di questo mondo per il proprio benessere e per creare una civiltà basata sul consumismo, senza mai calcolarne le conseguenze. Trovo che i Predatori non brillino d’intelligenza, anche se molto furbi, perché sulla terra ci vivono pure loro, e mi ricordano un tagliaboschi che si siede sul ramo che sta tagliando. Guardano il loro dito puntato, anziché guardare dove punta, perciò la loro visione del mondo è limitata all’interesse privato.

Mai attenti a pensare alle conseguenze, ma solo al profitto, hanno reso aridi migliaia di ettari nel mondo, complici le industrie farmaceutiche che hanno imposto la chimica all’alchimia della natura per produrre un’agricoltura adatta alle pretese della gente, che ormai ha perso il contatto con la terra e scambia il cartone del latte al supermercato per la mucca. Nei banchi dove si vende frutta e verdura, non si vede più una lumachina, un moscerino, un vermetto, un filo di erba estranea, un sassolino: tutto finto e perfetto, come la mela di Biancaneve, puro veleno.

Ci hanno proposto tecnologie che per sopravvivere devono scavare nelle viscere della Terra e per ottenere le concessioni, hanno trucidato milioni di esseri umani che su quelle terre vivevano da centinaia e migliaia di anni. Riempiono l’atmosfera di gas venefici con auto sempre più potenti, vogliono a tutti i costi andare sulla luna pensando di depredare anche quella. Si costruiscono bare per farsi ibernare, risucchiando energia per il benessere di un futuro cadavere. Producono apparecchiature con l’obsolescenza programmata, per venderne subito altre, che poi non sapranno dove smaltire; gettano nell’acqua di fiumi e mare ogni rifiuto tossico convinti che il mare sia eternamente a disposizione per il riciclo dei loro scarti. Bruciano i boschi per poter coprire ancora col cemento e inoltre ci fanno pagare per avere ciò che la natura offre gratuitamente: terra, acqua, aria, fuoco.

Senza consapevolezza ci trasportano verso strade senza ritorno, ma il peggio è che ci stanno abituando allo stile di vita imposto da loro, che non ha nulla a che vedere con la vita. Uno spettacolo teatrale che avrà necessariamente una fine.

Chi è Predatore ha accumulato ricchezza che non smaltirà mai, con la scusa di pensare ai figli e ai nipoti, ha generato i suoi discendenti inculcando loro questa certezza e rendendoli così dei perfetti rammolliti, incapaci di sopravvivere senza le ricchezze di babbo e mammà.

I Proibizionisti ci provano a vedere con altri occhi lo scempio che si sta facendo delle nostre risorse naturali, ma non fanno nulla per cambiare, accusando altri della situazione in cui si trovano. Si lamentano in continuazione del governo, delle guerre, del tempo, del vicino di casa, del collega di lavoro. Giudicano tutto e tutti e collocano l’umanità in scompartimenti stagni, dove ognuno deve svolgere la sua mansione e non invadere i territori altrui. Le religioni dividono perché sono sostenute dai Proibizionisti. Gli Stati implodono perché la massa è tendenzialmente Proibizionista. Si barcamenano per rimanere a galla; svolgono lavoretti extra per poter rimanere all’altezza di un tenore di vita che pochi possono ormai sostenere. Tanti rimangono senza lavoro e in quel momento tutti gli schieramenti del passato crollano. Rigidi nella loro ideologia, non sono mai pronti al cambiamento e fanno resistenza ogni volta che il partito al quale appartengono, non porta avanti l’ideologia che lo contraddistingueva 50 anni prima! Si barricano nelle chiese e impediscono alle menti un poco più aperte di esprimere il loro parere, quando non ammazzano per sostenere dèi, rituali o usanze di 500 anni fa. Il Proibizionismo americano, ebbe un esito ovvio, si spense per maturati limiti d’età, ma generò delinquenza difficile da scardinare ad oggi. Gli attuali Proibizionisti genereranno frange di infelici, irrealizzati, inconsapevoli futuri delinquenti, perché guidati dal rancore, dalla rabbia contro un sistema che non ha visto realizzare le loro aspettative.

La fisica, l’astronomia, l’astronautica hanno fatto passi da gigante, ma i Proibizionisti non riescono a stare al passo con queste forme di pensiero che si modificano velocemente.

Piuttosto che ammettere una nuova scoperta, provano con mille espedienti a fermarla, centellinarla, magari modificarla per dimostrare che non era vera.

Nella Medicina tutto questo è ben visibile, ma ancora c’è chi nega l’evidenza.

Il Proibizionista non è ancora capace di adeguarsi al cambiamento, il suo DNA non ha la velocità necessaria per adattarsi alle evoluzioni epocali di questa era. Ancorato al passato, non riesce a trarre linfa vitale dalle radici, ma lascia salire il marcio del passato nei suoi rami e nutre le sue foglie con vecchie credenze, con pregiudizi ormai impossibili da accettare. Il Proibizionista non vuole cambiare nulla e non capisce che tutto cambia, che ogni secondo è già passato, non raccoglie beneficio dal momento presente e non sa più cosa proporre per il futuro. E’ rigido, metodico, pusillanime, vuole essere lasciato in pace e trovare ogni giorno quello che ha lasciato la sera prima.

Una speranza arriva quando si riconosce un Precursore. 
I Precursori sono gli ambasciatori di una nuova era, gli anticipatori, quelli che presagiscono il cambiamento; nella chimica biologica il Precursore è “il composto che precede la formazione di un altro composto lungo una via metabolica”, per meglio comprendere chi sono i Precursori, immaginiamo un lungo canale del parto: lì stanno entrando i Precursori, che già sanno che al di là c’è un’altra vita, quale non lo possono sapere, come non lo sa il neonato che sta nascendo, ma il loro compito è di arrivare fino in fondo, senza spintonarsi, compiendo fino alla fine il loro percorso.

I Precursori si aiutano, si capiscono, si annusano e poi si coalizzano come fanno gli atomi per formare nuove molecole, e le molecole compongono le cellule e le cellule in armonia si sostengono tra loro e formano una nuova creatura che dovrà affrontare le novità della nuova era, ma lo farà con consapevolezza e con amore per i propri simili, oltre le barriere di genere, di razza e di colore. Non sono invidiosi e si sostengono ove possibile e nei modi più confacenti ad ognuno, senza pretendere dall’altro.

I Precursori non danno importanza al denaro, sanno che il baratto sarebbe la migliore moneta; non cadono in trappole bancarie, perché non sono ingordi e se ci cascano non ne fanno un dramma e ricominciano da capo, anche in altre direzioni. Non si spaventano se perdono il lavoro, trovano sempre il modo di sopravvivere e non pretendono di avere le soluzioni dagli altri, le cercano da sé.
Uniti nella spiritualità, supereranno le barriere delle religioni ed eleveranno l’unica immensa preghiera all’Unico Dio che ci governa.
Sarà rispettata la natura, gli animali saranno i compagni di lavoro e condivideranno la Terra con l’umanità, collaborando al loro mantenimento. Rifioriranno campi e foreste e le acque torneranno ad essere limpide, perché non ci sarà bisogno di versarvi veleni per imbellettare ed apparire.

Gli Stati non avranno più confini, le armi saranno trasformate in attrezzi da lavoro e l’energia sarà recuperata per condividerla equamente tra l’umanità che attende da sempre una giustizia uguale per tutti.

Forse ci saranno notti più buie, forse ci saranno inverni rigidi, ma le piogge torrenziali non divoreranno ponti costruiti male e non faranno crollare immensi palazzi costruiti sul nulla.

I sette vizi capitali troveranno finalmente la pace, col resto del mondo.


Questo è il Futuro che prevedo, se solo i Precursori cominceranno a moltiplicarsi, silenziosamente, amorevolmente, armoniosamente, rinunciando sempre più alle futili lusinghe di una società malata.  

Franca Oberti