giovedì 6 gennaio 2022

La terra restituita ai contadini... ai tempi della "Riforma Agraria" di Amintore Fanfani




Mio padre faceva l’operaio, metalmeccanico, e agli inizi degli anni sessanta, quando avevo circa cinque sei anni, nella periferia urbana dove vivevamo, il sabato passava un suo amico a portare il quotidiano l’Unità. Mi piaceva molto la grafica della copertina anche se non ricordo di averlo mai sfogliato e non so se mio padre lo prendeva per solidarietà verso il partito oppure per leggerlo veramente. Poi il tempo è passato e man mano, ai tempi del liceo, ho iniziato a sviluppare una coscienza di classe, soprattutto con le proteste studentesche del 1977, mi sono riconosciuto nel movimento e come si diceva all’ora, ero un compagno, anche se non sono mai stato iscritto a un partito. Frequentavo le feste dell’Unità, i cortei studenteschi, i concerti in piazza e altre manifestazioni. indossavo le polacchine marroni, i jeans scoloriti a volte già strappati, la camicia lunga fuori dai pantaloni, a volte un maglioncino rosso a collo alto, la giacca dell’usato e l’eskimo con una lunga sciarpa rossa, praticamente quasi… un'uniforme. 

Nella tasca dell’eskimo faceva bella mostra il quotidiano Lotta Continua che era giornale piu da mostrare, appunto da portare in tasca con il grande titolo lotta continua in bella vista, che da leggere… comunque in quegli anni ho iniziato a sviluppare un senso di forte antipatia verso i leader della democrazia cristiana, accusati di tutto il degrado della cultura e dell’ambiente italiano e simpatia per i leader della sinistra storica. Dopo un po di anni ho avuto la fortuna di conoscere uno dei piu bravi geografi italiani e con lui ho approfondito gli studi di antropologia del paesaggio, in particolare e in poco tempo, mi resi conto dell’abbaglio e mi fu tutto chiaro. 

I padroni, i capitalisti manipolavano i leader della sinistra per spingere la società verso la meccanizzazione, l’industrializzazione e l’abbandono delle campagne e l’esodo verso le città. Il piu antipatico tra i leader della democrazia cristiana mi risultava proprio tal Amintore Fanfani basso coi baffetti. Quando ho scoperto che è stato l’unico politico che si è opposto strenuamente al piano di industriali e politici di sinistra, all’abbandono delle campagne e che è stato l’unico a fare politica su basi sociali in quegli anni, sono rimasto veramente sorpreso. mi sono ritrovato a studiare gli effetti della riforma agraria, detta proprio Riforma Fanfani. 

Ferdinando Renzetti





Notizie sulla Riforma Agraria

Una riforma che è stata una grande operazione di democrazia economica.

Nel  1950 veniva varata la riforma agraria, per opera del governo De Gasperi e di ministri dell’Agricoltura ‘illuminati’ come Antonio Segni e Amintore Fanfani. La terra restituita ai contadini, la più grande redistribuzione di ricchezza mai avvenuta in Italia” la genesi e l’applicazione della riforma agraria, ha reso possibile l’unica redistribuzione di ricchezza tra le classi sociali mai realizzata in Italia e la più grande riforma economica dall’Unità.


Dal 1950 al 1964, attraverso un complesso di leggi lungimiranti, la riforma agraria ha dato regole chiare e certezze nel possesso della terra e nei rapporti sociali. Ha trasferito a oltre un milione di contadini, mezzadri, braccianti e affittuari, qualcosa come 3,6 milioni di ettari incolti o mal coltivati e ha messo la pietra tombale sul latifondo.

L’altro grande risultato, è stata la nascita di un nuovo soggetto economico e imprenditoriale, il coltivatore diretto, la cui presenza nella società italiana e sui ‘mercati’ è oggi sempre più forte e imprescindibile. 

Il provvedimento, fu finanziato in parte dai fondi del Piano Marshall lanciato dagli Stati Uniti nel 1947, anche ostacolato da esponenti conservatori dell'amministrazione americana. La riforma proponeva, tramite l'esproprio coatto, la distribuzione delle terre ai braccianti agricoli, rendendoli così piccoli imprenditori e non più sottomessi al grande latifondista.

I risultati globali dei suddetti provvedimenti furono l'espropriazione di circa 760000 ettari di terre, di cui il 60% appartenenti al Mezzogiorno, suddivisi in lotti pari in media a 6-8 ettari e assegnati a 113000 famiglie contadine. La scarsa consistenza dei lotti assegnati riuscì ad assicurare il mantenimento degli assegnatari soltanto nelle aree dove furono realizzate infrastrutture, opere irrigue e case coloniche da parte degli enti di riforma, come avvenne in Maremma , in Val Padana e in alcune zone costiere del Mezzogiorno, mentre in altre aree del sud, che non usufruirono di questo tipo di interventi, i risultati della riforma furono largamente inferiori alle aspettative. In complesso, però, gli interventi legislativi nel Mezzogiorno contribuirono a dare una spinta al declino della proprietà assenteista, cancellando i residui degli antichi privilegi di carattere feudale. 

La riforma agraria ha avuto la duplice finalità di redistribuire più equamente la terra migliorandone al tempo stesso la produttività. Nel redistribuire la terra dai grandi proprietari verso i piccoli proprietari, si favoriva una più equa distribuzione del reddito. Inoltre, eliminando le zone scarsamente produttive del latifondo, si cercava di aumentare la produttività della terra delle zone riformate. 

Si ebbe una migliore resa delle colture che da estensive diventarono intensive e quindi un migliore sfruttamento delle superfici utilizzate. Il lavoro agricolo che era stato fino ad allora poco remunerativo anche se molto pesante, cominciò a dare i suoi frutti. In seguito allo sviluppo dell’industria, l' agricoltura finì col divenire un settore marginale dell’economia, anche se a seguito della messa a punto di moderne tecniche di coltivazione, essa vide moltiplicarsi il reddito prodotto per ettaro coltivato e quindi la redditività del lavoro.



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