sabato 8 aprile 2023

Vivere in un ecovillaggio... in tempo di guerra




Vivere in un ecovillaggio è una scelta non convenzionale, di conseguenza non convenzionali sono le scelte sociali e politiche. Qualcuno potrebbe obiettare che   “la politica” non entra nell’orizzonte di una vita di questo tipo. La mia risposta è che  vivere un’ esistenza comunitaria che cerca di promuovere l’autosufficienza e l’autodeterminazione, il confronto con gli altri  usando metodi consensuali, la partecipazione all’edificazione del progetto collettivo,  la difesa ecologica del territorio,  la pratica di un’etica della fratellanza e del rispetto , è  una scelta di importanza politica rivoluzionaria rispetto ad una società che premia la competizione ed il profitto. Per questo dobbiamo proteggere noi ed il pianeta da decisioni scellerate che la “politica” può procurare seguendo la strada che porta alla guerra ed all’ecocidio.

La guerra tra Russia ed Ucraina ha messo in atto azioni che rischiano di annullare gli impegni dei governi, assai timidi, di mantenere il riscaldamento climatico entro l’incremento di 1,5 gradi, superando il quale le conseguenze estreme di siccità, desertificazione dei suoli, scomparsa di colture agricole, estinzione di specie vegetali ed animali, alluvioni, scioglimento dei ghiacciai e delle calotte polari e progressivo innalzamento del livello dei mari, già in parte presenti, si aggraveranno in dimensioni imprevedibili .  

Questa guerra è enormemente energivora in quanto richiede una produzione potenzialmente infinita di armamenti sia perché non si può prevedere la durata del conflitto sia perché ha creato una condizione d’instabilità nel sistema di equilibri mondiali tra potenze, ricreando problematiche simili a quelle della guerra fredda, con il rischio accresciuto dell’olocausto atomico.

Che fare? Innanzitutto elevare il livello di consapevolezza e poi agire insieme ai movimenti per l’ambiente e per la pace, anche sviluppando sul territorio, come ecovillaggi, iniziative che informino sui danni che la guerra attuale produce per la decisione di rilanciare carbone, petrolio, gas e nucleare come fonti privilegiate di energia che distoglie enormi risorse (oltre 2.000 miliardi di dollari nel solo 2022) a ciò che davvero serve all’umanità e alla terra.  

Al di là delle perdite umane e delle responsabilità politiche e militari, che verranno valutate dalla storia e dalla giustizia, in questo conflitto non vi può essere alternativa o soluzione se non la promozione al più presto e in qualsiasi modo di negoziati di pace.
 
Alfredo Camozzi - RIVE

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