sabato 28 marzo 2026

Confucio aveva ragione...? - Della serie: "Rubacchiando s'impara!"

 


Se volessi definirmi direi che mi sento un no-tutt… no global, no tav, no vax… terzomondista, terrapiattista, terricolo, terrabondo… Al paese si dice attacca l’asino dove vuole il padrone che sta a significare che se vuoi fare qualcosa per qualcuno falla come vuole lui e non come vuoi farla tu. Una parola è poca due sono troppe, nel senso che bisogna stare attenti a quel che si dice, come lo si dice e dove lo si dice… Il detto che forse riassume appieno la mentalità dei paesi: il cane del macellaio non odora e non fa odorare! Metafora dell’idea del non fare e non far fare. 

Anche Confucio diceva che se fai una cosa, qualcuno si arrabbia perchè avrebbe voluto farla come l’hai fatta tu, altri non l’avrebbero fatta proprio, altri ancora l’avrebbero fatta in modo diverso e alcuni si arrabbiano a prescindere, quindi alla fine si arrabbiano tutti. Ancora Confucio diceva che se pensi a un anno, coltiva un orto, se pensi a dieci anni, pianta alberi e se pensi a cento anni, educa i bambini… 

Ecco, nel frattempo sto coltivando un orto e ho piantato un piccolo frutteto, per il resto mi sto organizzando. La maggior parte del tempo, visto che la mia casa si affaccia sulla piazza, la trascorro nei due bar del paese dove mi intrattengo con nuovi amici e conoscenti vari tra bevute racconti e canti. C’è un ragazzo molto simpatico magro alto pelato con occhiali da intellettuale, mi chiede sempre di cantare Bella Ciao. Ieri gli stavo spiegando che la genesi di questo canto è incerta, alcuni pensano sia di origine partigiana, altri un canto delle mondine, altri ancora un canto di lavoro diffuso anche nel meridione. 

Infatti Alan Lomax famoso etnomusicologo americano, ne ha registrato una versione a Martano nel Salento nell’estate del 1954, tra i cozzatori, spaccatori, di pietre che portavano il ritmo con i martelli eseguendo la melodia del canto nella forma della domanda e risposta, come negli spiritual americani, una voce solista che esegue il canto e il coro degli altri spaccatori che con voce nasale ripetono il ritornello, sia per star sulla stessa onda di frequenza e canalizzare la fatica in questo modo, sia come forma di protezione dello spazio circostante del luogo per tenere lontano  gli spiriti maligni. 

Nella cultura tradizionale erano animisti ed erano convinti che gli spiriti si annidassero dappertutto, persino dentro la materia e nella pietra che stavano spaccando. Comunque le voci nasali amplificavano in modo naturale il canto diffondendo in lontananza determinando  il paesaggio sonoro, a quel tempo silenzioso e privo di rumori. 

Il testo del canto recita: questa mattina mi sono svegliato una mezzoretta davanti al sole, mi sono affacciato alla finestra e ho trovato il primo amore, andiamo al padre per confessare e confermare il primo amore, la penitenza che lui mi ha dato è abbandonare il primo amore, preferisco di morire piuttosto che abbandonare il primo amore. Sembra si stia parlando di una storia d’amore anche se il discorso potrebbe essere più complesso nel senso che attraverso questo canto si è trasmesso di generazione in generazione l’antico culto del sole. Il canto dice che la mattina ci si sveglia e ci si trova davanti al primo amore, appunto il sole. 

Allora si va dal padre, dal parroco a confessar questo antico culto, che dice di abbandonarlo e si preferisce morire piuttosto che abbandonarlo. Infatti anche se sembra una cosa banale difficile per un essere umano abbandonare il culto del sole, il calore della vita, della natura e della luce. Nasreddin, tra le varie storie, racconta che un uomo stava cercando qualcosa sotto una lampada, gli si avvicina un amico e gli chiede: cosa stai cercando? lui risponde: la chiave di casa! L’hai persa qui? No! Allora perché la cerchi qui? Perchè è l’unico posto dove ci si vede! Qui si potrebbe fare un lungo discorso sul fatto che le nostre cellule sono attratte naturalmente dalla luce e dal calore, senza non potrebbero sopravvivere. 

Infatti stiamo sempre vicino alla luce e al calore e basta pensare allo zero assoluto meno 273 gradi per capire il freddo che c’è nel cosmo e di quanto siano delicate e fragili le nostre piccole cellule protette dalla perfezione dell’atmosfera terrestre. 

A proposito di silenzio rumore e calore John Cage filosofo musicista ha scritto un brano che si intitola Silence 4 e 33; è un opera assolutamente non silenziosa composta dai rumori che si sentono durante il silenzio dei musicisti. Cage ha raccontato che una volta si è ritrovato in una stanza totalmente isolata e insonorizzata in cui si sarebbe potuto udire il silenzio invece ha dichiarato di aver sentito due rumori, uno più acuto rispetto all’altro. Aveva sentito i suoni prodotti dal suo apparato cardio circolatorio e dal proprio sistema nervoso, anche se non ne sarei cosi certo. Secondo Cage 4 minuti e 33 secondi corrispondono a 273 secondi e a meno 273 gradi, lo zero assoluto, la temperatura più bassa possibile per la natura, concretamente irraggiungibile, come il silenzio assoluto. 

Un ultima storiella ancora di Nasreddin, una sera stava passando vicino a un pozzo e guardando vide che la luna ci era caduta dentro, allora si procurò una fune e un gancio che buttò nel pozzo per ripescare la luna. Il gancio si impigliò a uno spuntone e Nasreddin a forza di tirare riuscì a disincagliarlo e nello sforzo cadde indietro e fu felice nel veder che la luna era tornata al suo posto chiara limpida rotonda e luminosa…

Storia rubacchiata da Ferdinando Renzetti da Pescara




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