mercoledì 18 marzo 2026

Energia nucleare? No, meglio la riduzione della produzione energetica...

 


In Italia ogni cittadino produce circa 500 Kg di rifiuti ogni anno di media. Considerando una parte di raccolta differenziata, restano a disposizione circa 300 Kg/anno, pertanto avremo 0,3 Ton x 50.000.000 diabitanti, quindi combustibile annuo di 15 milioni di Ton.

Consideriamo di realizzare un impianto di gassificazione rifiuti (Cogeneratore EIS) ogni 10.000 abitanti, cioè di media un piccolo paese o un quartiere di città, avremo in totale 50.000.000: 10.000 = 5.000 impianti.

Ogni impianto per 10.000 abitanti smaltirebbe 0,3 Ton/anno = 3.000 T/anno cioè 3.000 : 8.000 ore di funzionamento annuo = 0,375 T/h = 375 Kg/ora, cui corrisponde una produzione di energia elettrica del gassificatore/cogeneratore pari a 250 KWh x 5.000 impianti = 1.250.000 Kwh = 1.250 Mw di potenza pari alla produzione di una centrale nucleare di medie dimensioni.

IMPATTO ECONOMICO:

1- CENTRALE NUCLEARE costa circa 4 miliardi di €, semplifichiamo considerando i costi di esercizio pagati, ad esclusione dell’ammortamento da pagarsi con ricavi di 0,10 €/Kwh x 1.250.000 Kwh = 125.000 ore: 8.000 ore/anno= 15 anni circa. In tal caso il prezzo dell’energia prodotta senza alcuna tassa governativa sarebbe di almeno 11/12 centesimi per Kwh, ben oltre l’attuale costo della sola energia elettrica.

2 – IMPIANTO DI COGENERAZIONE da 250 Kwh di energia elettrica resa ( ed altri 250 Kwh di energia  termica disponibile per vari usi, riscaldamento, ecc. per ora non considerata) costa circa 1,5 milioni di €/cad con l’ ammortamento non oltre i 4 anni (intatti in questo caso abbiamo due ricavi, la produzione di energia elettrica 0,10 €/Kwh + il conferimento 150 €/Ton). B.P. dimostrabile!

Energy and Life -  idrogenoverdenew@gmail.com


"Ha detto il dottore che devi morire!" Insomma se non è zuppa è panbagnato.  La soluzione, in primis, è nella riduzione della produzione energetica..." 

Ecco la nostra proposta:

Paolo D'Arpini, esponente della Rete Bioregionale Italiana, promuove una visione di "energia veramente pulita" basata su risparmio, autoproduzione locale e decrescita, criticando l'industrializzazione delle rinnovabili. Sostiene impianti su scala comunale e il risparmio energetico come unica vera forma di sostenibilità, rifiutando la logica consumista.
Ecco i punti chiave della prospettiva di D'Arpini sulla produzione energetica:
  • Critica all'Industrializzazione: D'Arpini contesta i grandi parchi fotovoltaici o eolici, spesso definiti "rinnovabili" ma, a suo avviso, dannosi per il paesaggio e l'ecosistema.
  • Approccio Bioregionale: Sostiene la produzione di energia a livello locale e comunitario (micro-impianti) per soddisfare le esigenze locali senza impatti ambientali significativi.
  • Risparmio come Produzione: La vera "produzione" energetica pulita è considerata il risparmio energetico e la riduzione dei consumi.
  • Ecologia Profonda: La visione si inserisce nel contesto dell'ecologia profonda e del bioregionalismo, dove l'uomo vive in armonia con il proprio territorio, minimizzando lo sfruttamento delle risorse.
  • "Finte" Rinnovabili: D'Arpini ha espresso critiche riguardo a modelli di produzione energetica che, seppur definiti "rinnovabili", vengono implementati con logiche industriali ed economiche predatorie.
La sua posizione si distingue per essere fortemente critica non verso le fonti rinnovabili in sé, ma verso il loro utilizzo per mantenere i ritmi dell'attuale economia industriale.


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