Noi, disarmisti e pacifisti attivi, ci consideriamo animati dal “pessimismo dell’intelligenza”. Eppure, forse, non abbastanza. Dovremmo riconoscere con maggiore lucidità che la civiltà umana potrebbe davvero scomparire: non per catastrofi immaginate, ma per processi reali già in atto.
Le guerre che oggi assorbono la nostra attenzione e il nostro impegno non sono episodi isolati: sono micce che possono innescare una conflagrazione globale. Perché allora non riponiamo più fiducia — e più coerenza — nella nonviolenza? È una strategia razionale, un percorso di costruzione dal basso del “potere con”, sostenuto dalla forza di Eros, l’istinto stesso della vita che vuole continuare.
La deterrenza, "genocidio programmato", non è affatto garanzia di sicurezza e di pace, ma una strada che porta all'"umanicidio". L’idea che l’atomica porti equilibrio presuppone che gli attori siano sempre "razionali" (si fa per dire)...
Più attori possiedono l'atomica, più aumenta la probabilità statistica di un incidente o di un errore di calcolo. Con tempi di reazione ridotti a pochi minuti, il rischio non è solo l'attacco intenzionale, ma il "falso allarme". In una regione ad alta tensione, un errore tecnico o un'interpretazione errata dei radar porterebbe all'Olocausto atomico prima ancora che la diplomazia possa alzare la cornetta.
Un'esplosione nucleare non seleziona i colpevoli: muta la chimica dell'intero ambiente, rendendo la "sicurezza" di un confine un concetto ridicolo di fronte alla nube radioattiva che non conosce nazioni.
La deterrenza atomica è una "promessa di omicidio-suicidio"
Stralcio di un comunicato dei Disarmisti Esigenti
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