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sabato 10 novembre 2018

Stop al glifosato - Istanza pubblica


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Alla fine del 2017, nonostante 1.300.000 firme raccolte contro, la Commissione europea ha prorogato l'utilizzo del glifosato per altri 5 anni.

Questo pesticida è uno dei più diffusi nel mondo, è fondamentale nelle produzioni di soia OGM ed è anche  tra i più venduti in Italia, dove viene largamente impiegato sia in agricoltura che in altri ambiti.

Per lo Iarc (Agenzia internazionale ricerca sul cancro) si tratta di un probabile cancerogeno ed esistono forti evidenze di effetti come “interferente endocrino”.
Il Pan (Piano d’Azione Nazionale sull’uso sostenibile degli agrofarmaci), in vigore dal 2014, regola l’impiego dei prodotti fitosanitari e  fornisce indicazioni per ridurne l’impatto  nelle aree agricole, nelle aree extra agricole (aree verdi urbane, strade, ferrovie, ecc..) e nelle aree naturali protette.

Il Decreto Interministeriale del 10/3/15 raccomanda a sua volta di individuare misure per la riduzione dei rischi derivanti dall'uso dei prodotti fitosanitari, ai fini della tutela dell'ambiente acquatico, dell'acqua potabile e della biodiversità, attraverso la loro limitazione-sostituzione-eliminazione.

In Lombardia vengono monitorati da alcuni anni il glifosato e il suo metabolita AMPA nelle acque superficiali e profonde dall’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, che li ha rinvenuti con elevata frequenza.

Tra i provvedimenti adottati in Regione:
-divieto d’uso nei parchi aperti al pubblico e negli ambiti sanitari
-riduzione progressiva negli anni dell’impiego in agricoltura, escludendo da questa riduzione le aziende che aderiscono ai programmi di agricoltura conservativa (cosiddetta agricoltura blu)
NESSUNO di questi provvedimenti è risolutivo.

RECENTEMENTE hanno richiamato l'ATTENZIONE due fatti:
- il rapporto dell’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (ISPRA) del 2018 sullo stato delle acque
- la sentenza della Corte della California l'estate scorsa
Nel Rapporto ISPRA si documenta che nelle acque il glifosato e il suo metabolita sono i composti che presentano il maggior numero di casi di superamento dei limiti, con una concentrazione di criticità lungo l’intera pianura Padana.

La sentenza della Corte della California ha condannato Monsanto (ora Bayer), produttrice del glifosato, a risarcire un giardiniere malato terminale di tumore che usava erbicidi a base di glifosato, sancendo ufficialmente il nesso di causa-effetto tra impiego di glifosato e lo sviluppo di tumori.

In Italia è attiva da anni la campagna Stop Glifosato portata avanti da molte associazioni ambientaliste e di difesa della salute umana: ora riteniamo che sulla base dei nuovi eventi sopra riportati, sia il momento per un rilancio delle iniziative.

Basandoci sul presupposto che per il rispetto dell'ambiente e della vita in tutte le sue forme, debbano sempre prevalere i principi di PREVENZIONE E PRECAUZIONE su ogni altro interesse, chiediamo alla Regione Lombardia, alla Città metropolitana e al Comune di Milano di estendere nell'immediato il DIVIETO di utilizzo del glifosato in ogni ambito, promuovendo economicamente nel contempo l’adozione di metodi di produzione più attenti all’ambiente, come l’agricoltura biologica  la cui crescita è condizionata sia dalla spinta del mercato sia dai sostegni economici previsti dalla legislazione.

COMITATO MILANESE COORDINAMENTO REGIONALE LOMBARDIA
PER L’ACQUA BENE COMUNE                    
        
Si accettano adesioni all’istanza “STOP glifosato”.  Scrivere a Erica Rodari  - ericarodari@tiscali.it

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Adesioni finora pervenute:
LIPU Milano
MEDICINA DEMOCRATICA
LEGAMBIENTE
SALVIAMO IL PAESAGGIO Casorezzo
ITALIA NOSTRA Lombardia e sezione Milano
ISDE Medici per l’ambiente Lombardia
WWF Lombardia
PARALLELO PALESTINA
ASSOCIAZIONE ‘5 agosto 1991’ Buscate
Circolo Vegetariano VV.TT.
Rete Bioregionale Italiana

martedì 18 settembre 2012

Bioregionalismo - Salviamo l'agricoltura contadina dalle rapaci mani delle multinazionali del cibo

Nutrire con amore - Collage di Vincenzo Toccaceli
 
 
La Ue e con lei le lobbies dell'agribusiness contro l'agricoltura contadina.

Non se ne può più, ogni mese, quasi  ogni settimana, ogni giorno? Hanno cominciato condannando l'associazione francese e internazionale Kokopelli nella vertenza che l'aveva vista contrapposta lla ditta sementiera Baumaux, la corte costituzionale ha deciso che non è possibile la commercializzazione delle sementi non iscritte nel catalogo ufficiale delle varietà.
 
Poi hanno continuato con l'imposizione ai governi del mais Ogm, quindi, il governo Monti, in Italia ha dato addosso all'agricoltura a km zero... cos'altro aspettiamo? Che ci vietino di fare l'orto e che sia obbligatorio mangiare l'insalata del supermercato?
 
Leggo tante prese di posizione, di informazione nei siti "alternativi" ce n'è anche troppa, si susseguono le parole e i buoni propositi, a me pare che una riflessione seria, approfondita , foriera quindi di una risposta il più possibile forte e condivisa non sia ll'orizzonte.
 
Sui temi della sovranità alimentare, dei beni davvero comuni che sono quelli inalienabili come l'acqua, il cibo non è possibile limitarsi a mettere un "mi piace" su Fbook.
 
Davvero occorre che tutta una pluralità di soggetti si mobiliti.
Primo: a Bruxelles esiste una rete di lobbisti che lavora incessantemente solamente per questo: fare gli interessi delle grosse corporation e ostacolare, impedire in ogni modo qualunque rinascita, qualunque risorgimento di un mondo contadino autonomo, libero, centrato su propri valori e su proprie pratiche di sostenibilità e il più distante possibile dal mercato globalizzato, fuori dalla mercificazione plastificata e , invece, molto prossimo a pratiche di baratto, di autoaiuto e condivisione di cose e di saperi.
 
E' ovvio che se ci scambiamo le sementi e che queste siano buone sementi riproducibili, esenti da qualunque brevetto, tutto ciò alle corporation non può che nuocere.
 
Ora siamo una nicchia ma chi può dirlo? La crisi spinge tanta nuova gente all'orto, se non altro per risparmiare e, sappiamo benissimo, che per gli strateghi del mercato anche uno spostamento del virgola qualcosa, nei grandi numeri, significa perdita elevate per chi comanda il vapore dell'agribusiness, oggi.
 
Si dicono liberisti in tutto, vogliono privatizzare scuola, sanità, pensioni e... vogliono guardare nel mio orto?
 
Sono dei falsi liberisti e dei pessimi liberali, i governi asserviti a queste lobbyes, incluso il nostro, cianciano di "preservazione e difesa della biodiversità": chiacchiere, nei fatti sono solamente chiacchiere che nascondono, ed i fatti lo dimostrano, la loro totale soggiacenza ad interessi altri, molto forti.
 
Facile obiettare che si può continuare a far finta di niente, che si può continuare a riprodurre la propria semente come si è sempre fatto e che difficilmente si vedranno i marescialli bussare all'uscio del nostro orto. Questo è un ragionamento miope, se coltivi mais lo devi sapere che i pollini Ogm volano e possono contaminarti il tuo granoturco a 2 km di distanza  e, attestato nella Valle del Rodano, anche a 4.
 
Come fai a difenderti dall'inquinamento dei campi Ogm dei tuoi vicini?
 
Non puoi certo alzare reti di 10 metri e non tutti hanno la fortuna che io di vivere in una valle dove il mais non lo coltivano che in pochi e non hanno interesse all'Ogm solamente perchè su superfici troppo limitate e dunque non redditizie.
 
Ci vuole una levata di scudi collettiva, occorre una riflessione comune per una risposta forte che sia : primo, disobbedienza civile , chiara e manifesta, noi non ci stiamo e dichiariamo pubblicamente, tramite i giornali locali, noi in Vallassina l'abbiamo fatto sul nostro quotidiano più letto, che continueremo a coltivare le antiche varietà e ce ne infischieremo di ciò che dice la Ue. Nell'ambito delle associazioni di cui facciamo parte, la Rete Semi Rurali, Civiltà Contadina ne fa parte, la Rete Bioregionale, in tutti i forum e le occasioni possibili, anche rimbeccando e rinfacciando il politico della nostra zona in parlamento: tu cosa fai per contrastare queste schifezze?
 
Cosa fanno gli eletti a tutti i livelli per salvaguardare la biodiversità locale che è poi, sommandole, la biodiversità italiana ed europea?
In Francia si continua con il movimento dei liberi falciatori di Ogm, ero a Valence a fine agosto ed erano in prima pagnia sul Dauphinè Libèrè, in azione contro mais Ogm nella zona del Rodano. Qui si dorme? La contaminazione da Ogm è inquinamento, ciò che provoca è noto e sono noti anche gli studi indipendenti, oltre che quelli commissionati dalle stesse corporation e che valgono per buone per i politici dell'Unione Europea.
 
Lobbisti, multinazionali, governanti a destra e sinistra assortiti, questi fanno bene il loro sporco lavoro, vicendevolmente alimentando il loro business, siamo noi, galassia ecologista, libertaria, persone e reti non eterodirette, siamo noi che leviamo o non leviamo neanche flebile una risposta.
 
Direi che è il casi di alzare la voce e che in Italia abbiamo un patrimonio troppo grande, immenso di biodiversità, di piccola agricoltura locale ancora debordante di buoni sapori, di buone pratiche da difendere e salvaguardare con le unghie con i denti. Non aspettiamo il nostro Josè Bovè, siamo tutti Josè Bovè! Per chi  lo avesse dimenticato era  il contadino francese che entrandovi dentro con un trattore  devastò un Mc Donalds e poi, con la sua Confèdèration Paysanne ha dato l'avvio alla distruzione dei campi coltivati ad Ogm, attualmente è deputato europeo per Europe Ecologie.

Teodoro Margarita, salvatore di semi. 
Rete Bioregionale Italiana 

giovedì 29 marzo 2012

“No agli OGM e sì al ritorno dell’agricoltura contadina” - Se ne parlerà a Treia durante la Festa dei Precursori dal 5 al 13 maggio 2012

Il governo dei tecnici, a voce del ministro Clini, è tornato a  proporre (sollecitato evidentemente dalle lobbyes trans-nazionali),  l'introduzione delle coltivazioni OGM in Italia.  

Questo  mentre si fanno più evidenti i danni legati all'uso di OGM, per l'irrorazione di sostanze chimiche aggiunte e per l'impazzimento genetico naturale.

Il problema degli OGM è anche economico... Infatti trattandosi di sementi brevettate il loro acquisto deve avvenire tramite i produttori che ne detengono il copy right: Syngenta e Monsanto. Due multinazionali che sono viste come responsabili  di fallimenti e suicidi di migliaia di  piccoli contadini in varie parti del mondo. Gli OGM, infatti, non sono soltanto costosi ed inquinanti, sono pure anti etici e fonte di scollamento sociale, oltre  che di perdita delle antiche varietà arboree locali.
  
Come dicevamo  gli  OGM non escludono l'uso dei veleni, per combattere le "malerbe", e  mentre le piantine geneticamente modificate sono immuni  a tali veleni le "malerbe" vengono seccate.  Ma il fatto che gli OGM siano immuni non significa che non assorbono parte delle componenti chimiche,  durante la loro crescita e maturazione, inoltre gli antipassitari ed i concimi di sintesi  vanno a finire nell’aria e nelle falde acquifere, rovinandole irrimediabilmente.

(Andrebbero  comunque  riconsiderate  le proprietà ed i possibili usi officinali ed alimentari delle cosidette "malerbe"... e di questo in particolare ne parleremo durante l'ecursione erboristica del 5 maggio 2012 a Treia)

Altro motivo di  contrarietà agli Ogm è la globalizzazione della produzione ed incremento dell'agricoltura intensiva, che impone una concorrenza feroce e tecniche agronomiche  che siano in grado di ridurre sempre più i costi di lavorazione. Anche in Italia  vi è già la corsa ad una agricoltura  monocolturale, che ha impedito la tipica rotazione agraria ed ha favorito l’insorgenza di malerbe infestanti e di parassiti resistenti. Da qui l’aumento nell'uso di veleni.

La tecnica degli Ogm non farebbe altro che confermare e consolidare questo tipo di agricoltura intensiva, che punta tutto alle rese ettaro, ma ci ha tolto i sapori e gli odori tipici dei nostri prodotti agricoli.

Le vacche degli allevamenti industriali  sono nutrite con foraggi OGM  ed il latte non sa più di niente, così pure  i formaggi a pasta molle. Purtroppo la tecnica degli Ogm non serve solo ad ottenere un'ipotetica maggior resistenza, ma anche per avere patate con più amido, frutta di maggiore dimensione,  ecc. Modificando la struttura interna delle piante si creano anche nuove sostanze che certamente non sono benefiche per l'organismo umano. 

Noi chiediamo una politica che sostenga il mondo della piccola agricoltura e lo metta in condizione di sopravvivere dignitosamente alle sfide della grande distribuzione e della globalizzazione, permettendogli di dare il meglio di sé con pratiche agronomiche tradizionali. Per questo motivo va salvaguardato il prezzo dei prodotti agricoli italiani e va emessa una legge che dia trasparenza al mercato, mettendo in condizione il consumatore di riconoscere il prodotto bioregionale, la filiera di produzione e le qualità organolettiche.

Vanno semplificate le norme burocratiche relative alla trasformazione in casa di alcuni prodotti agricoli, e va ripensata l'imposizione dell'IMU (e di altre gabelle) sui fabbricati d'uso rurale. Infine andrebbe disincentivato l'allevamento industriale, causa di enorme inquinamento e spreco energetico, ed  incentivato il ritorno al piccolo allevamento ed alla piccola agricoltura, con ripristino dei sistemi di tratturazione e lavorazione dei campi con forza animale, in modo di riproporre un ciclo naturale (concime, pulizia dei fondi, etc.).

È urgente tornare alle sane pratiche agricole della rotazione agraria, dove il contenimento delle malerbe e dei parassiti veniva fatto ruotando sullo stesso terreno varie colture, e nel contempo si salvaguardava la struttura e la sostanza organica del terreno, immettendo letame naturale e favorendo le migliaia di esseri viventi che popolano il sottosuolo e trasformano la sostanza organica in humus. L’uso massiccio di concimi chimici, di veleni, ed ora dei prospettati Ogm, ci ha portato e vieppiù ci porterà verso una precoce desertificazione dei nostri terreni e alla scomparsa dei sapori.

Paolo D'Arpini
Rete Bioregionale Italiana


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Di questo e simili argomenti se ne parlerà durante la Festa dei Precursori, che si tiene a Treia dal 5 al 13 maggio 2012. Programma: http://paolodarpini.blogspot.it/2012/03/treia-macerata-festa-dei-precursori.html

martedì 20 marzo 2012

OMS: "Nel futuro? Umani deboli, stupidi ed a rischio sopravvivenza..."

Almeno questi camperanno... forse!


Gli ultimi studi dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) mettono in risalto il grande rischio che sta correndo l'umanità. Da cento anni a questa parte infatti si riscontrano fenomeni di intolleranza alimentare e di allergie diffuse in fase crescente su gran parte degli abitanti della Terra, anche in quelle popolazioni fino a qualche anno fa immuni da queste patologie, come gli africani e i cinesi.

Il motivo, secondo gli scienziati, è attribuibile ad una presenza esagerata nell'ambiente di aeroinquinanti, di alimenti contaminati da sostanze non naturali, da acque potabili con presenze di metalli pesanti e, non ultimo, dallo stress di vita quotidiano. Il nostro corpo, risultato di almeno un paio di miliardi di anni di evoluzione, dal primo organismo unicellulare a quello più complesso di oggi, è come un laboratorio di analisi e un computer. Nella sua evoluzione il nostro laboratorio interno ha imparato a selezionare agenti dannosi ed elementi utili al nostro organismo.

Per gli agenti dannosi ha imparato a dare risposte idonee per neutralizzarli. Una volta individuati dentro di noi questi elementi
dannosi e dopo averli respinti o distrutti, il nostro "computer interno apre una cartella" e li fissa in una sua memoria per poterli meglio individuare in futuro e distruggerli con facilità. In fondo questa è anche la funzione dei vaccini.


Dall'uomo sapiens all'inizio dell'era industriale il nostro organismo ha sempre saputo reagire con equilibrio ad agenti esterni dannosi non biologici, come le polveri ed altri inquinanti inerti ma nocivi presenti nell'ambiente. Poi con l'era industriale sono comparsi elementi estranei all'ambiente, sono comparsi inquinanti nuovi, di sintesi, prodotti dalla lavorazione industriale, dai suoi fumi e dalle sue acque inquinate. I nostri laboratori interni hanno avuto così una paurosa accelerazione nella loro attività di indagine e di risposta immunologica.

A quel punto sono cominciate ad apparire le prime patologie allergiche dovute all'era industriale, tuttavia erano fenomeni contenuti, rari. All'inizio del 1900 ne veniva interessata una persona su 10.000. Poi l'aumento nell'ambiente di elementi artificiali nuovi e sempre in numero crescente ha cominciato a far andare in tilt le nostre risposte immunologiche, il nostro computer interno ha cominciato a non distinguere più agenti naturali da sempre innocui, come i pollini delle piante, da agenti invece dannosi all'organismo, così in molti casi si è inceppato, dando risposte errate anche su elementi naturali presenti nell'ambiente, da sempre tollerati dagli organismi umani.

Si è così passati da una persona affetta da allergia su 10.000 ad una su 1.000, fino ad arrivare oggi, soprattutto nelle grandi città, ad una
persona colpita su quattro.
L'OMS prevede che tra un ventennio tutti, con qualche rarità, saremo affetti da varie patologie allergiche.

Sta anche di fatto che da genitori allergici poi nascono figli allergici.

Questo vuol dire un pauroso indebolimento della razza umana, soprattutto di quella che vive nelle nazioni industriali o in via di industrializzazione, come l'India, la Cina e il Brasile. Oltre a ciò dobbiamo mettere in conto il fatto che mangiamo carne imbottita di antibiotici, frutta e verdure trattate chimicamente, acque in parte contaminate.

Tutto questo da alcuni anni ha fatto esplodere nelle popolazioni giovani molte forme di intolleranze alimentari, le schiere dei celiaci ogni anno crescono a dismisura. Certamente grazie alla medicina abbiamo, rispetto a duecento anni fa, allungato la vita dell'uomo, ma nel contempo abbiamo paurosamente indebolito tutta la razza umana.

Scienziati dell'OM$, ma anche di altri prestigiosi istituti di medicina e sanità internazionali, come l'istituto Pasteur di Parigi, mettono in guardia i governi del pianeta su questo problema. Per il mondo scientifico il grave pericolo per l'umanità è che ceppi di batteri ormai immuni ai più potenti antibiotici, potrebbero mettere a rischio la sopravvivenza di parte dell'umanità in un futuro non troppo lontano.

Sta di fatto che ora negli ospedali, se ricoverati anche per una semplice appendicite, si può correre il rischio di beccarsi un super batterio (pare che si stiano formando proprio dentro gli ospedali) e, quindi, morire per una broncopolmonite che solo venti anni fa si
poteva combattere con normali antibiotici. Per questi motivi quando all'orizzonte appare la minaccia di una qualche pandemia, scienziati e sanitari tremano....

Gli organismi umani si sono troppo indeboliti, affetti da patologie anche lievi, ma importanti, come le allergie e, quindi, incapaci di dare risposte immunologiche serie nei confronti di infezioni virali o batteriologiche provenienti dall'esterno. Per questo motivo quando pochi anni fa è apparsa all'orizzonte la minaccia di un'influenza aviaria o il ritorno dell'epidemia del 1918 conosciuta coma "La Spagnola" il mondo tremò.

Per evitare ulteriori indebolimenti della specie umana, gli scienziati ci dicono che debbono essere limitati o eliminati gli inquinanti atmosferici nell'aria, le polveri come quelle sollevate nelle lavorazioni delle cave e quelle per la raccolta delle nocciole, evitati gli antibiotici nei mangimi per animali, gli additivi chimici nelle bevande e nei cibi e, soprattutto, l'uso e la diffusione degli OMG che, sotto la falsa promessa di sfamare il mondo, producono invece
ricchezze incommensurabili solo per le multinazionali che li propongono e li impongono e distruzione della sana agricoltura tradizionale terrestre, nonché la morte degli animali che si cibano delle foglie, dei germogli e dei frutti di questi vegetali "industriali".


Forse ci vorrebbe un nuovo "salvatore" per salvarci e salvare l'umanità da questi pesanti rischi.... oppure pregare che qualche "Alieno buono" venga sulla Terra ad insegnare all'uomo strade diverse di sviluppo per non autodistruggersi.


Ennio La Malfa

venerdì 16 settembre 2011

OGM - Brevetti sul vivente: un tacito saccheggio del nostro patrimonio comune


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Siamo coinvolti in una guerra che rischiamo di aver perso prima ancora di averne preso conoscenza. E’ la guerra dei brevetti sulla materia  vivente, che privatizzano, per fini commerciali, ciò che da sempre costituisce il patrimonio più importante dell’umanità: piante, animali e parti dello stesso corpo umano (ad esempio i geni e l’embrione).
I brevetti concessi sulla materia vivente stanno poco a poco mettendo in mano ad un pugno di multinazionali il controllo di tutto quanto è, sul nostro pianeta, vita.

Dalla fine del secolo scorso le nuove leggi brevettuali hanno sconvolto, con il pretesto delle modifiche genetiche, un sistema giuridico in cui i “beni comuni” erano ovunque tutelati. Ciò è stato possibile anche grazie all’uso di metodi spesso illeciti - e sempre antidemocratici - per la promozione degli organismi geneticamente modificati (Ogm), in particolare in agricoltura (dove le piante gm si distinguono da quelle tradizionali proprio per essere proprietà privata, e per consentire al detentore del brevetto di riscuoterne i diritti ad ogni ciclo riproduttivo).

Il Comitato Scientifico EQUIVITA (già CSA, Comitato Scientifico Antivivisezionista), capofila nel movimento europeo contro la privatizzazione del vivente, ha rilanciato il 23 maggio scorso l’appello della coalizione “No patents on seeds” di cui fa parte.


Esso ha chiesto a tutti i sostenitori di firmare una lettera rivolta ai Deputati europei e alla Commissione, in cui si denunciava la recente consuetudine dell’EPO di rilasciare brevetti anche su piante e animali riprodotti con metodi convenzionali. Questi brevetti infrangono infatti la EPC, Convenzione Europea del Brevetto (art.53b) in quanto concessi su piante “riprodotte con procedimenti essenzialmente biologici”. La lettera chiedeva inoltre la revisione della direttiva europea 98/44, detta “dei brevetti sul vivente”.

Le speranze di una revisione erano alimentate anche dalla sentenza del Giudice federale statunitense Sweet del marzo 2010. Testimoniando un’inversione di tendenza nella legge brevettuale degli USA, Sweet aveva chiesto il ritiro di due brevetti su geni umani (BRCA1 e BRCA2, associati al cancro al seno) in quanto essi sono un “prodotto della natura”. Ma l’ultima sentenza della Corte d’Appello USA dello scorso luglio, riconoscendo invece la validità di questi brevetti, ha infranto le speranze di molti di noi  e ha ristabilito la corrente di pensiero precedente. Un pensiero che nega il valore intrinseco della vita (l’essere vivente viene assimilato ad una macchina), e allo stesso tempo frena il libero sviluppo scientifico attraverso la privatizzazione e la monopolizzazione della conoscenza.

Inoltre l’EPO, Ufficio Europeo dei Brevetti, che avrebbe dovuto emettere da lungo tempo la sentenza promessa sul “caso giuridico” del broccolo e su quello del pomodoro (per stabilire formalmente se le piante riprodotte con procedure convenzionali possono essere brevettate oppure no) ha usato il suo consueto metodo del silenzio e dell’ambiguità. Esso infatti, rinviando la decisione, ha continuato ad infrangere la Convenzione Europea, concedendo nuovi brevetti su piante riprodotte con “procedimenti essenzialmente biologici” (ad esempio il brevetto EP1587933 su di un melone dal nuovo gusto al limone).

Continua inoltre l’attacco alla sovranità alimentare degli Stati attraverso gli Ogm, promossi e imposti in mille modi dalle multinazionali biotech e dalle autorità governative conniventi, malgrado il dissenso dei cittadini (vedi le notizie su questa strategia segreta svelate da Wikileaks). Ci limitiamo a citare, tra le tante sentenze che non sembrano tenere conto dei dati scientifici, quella recente della Corte Europea, contraria al divieto della Francia di coltivare il mais Mon810, in base alla “clausola di salvaguardia”.

Attualmente i danni alla salute causati degli Ogm sono dimostrati da numerosi studi scientifici. Essi riguardano principalmente il fortissimo incremento nell’uso dei pesticidi, sia quelli presenti nella stessa pianta geneticamente modificata che quelli irrorati nei campi per il controllo delle erbe infestanti. La crescente resistenza di piante e insetti ai pesticidi utilizzati è causa di un costante aumento nell’impiego di queste sostanze chimiche.
Come sottolineato anche da un recente studio argentino il loro impatto sulla salute umana è devastante: incremento di tumori, aborti spontanei, mutazioni genetiche della discendenza, malattie degenerative…. A tal proposito, i medici e cittadini argentini hanno lanciato una petizione pubblica per ottenere una riclassificazione dei pesticidi, che stabilisca il loro grado di pericolosità partendo dai dati ottenuti direttamente sull’uomo (le valutazioni di tossicità ottenute con dati umani differiscono enormemente da quelle usate dall’Oms in base agli studi su animali e sono state causa di gravi danni alla salute).

Contro gli Ogm si scagliano oggi molte popolazioni locali, prime vittime di un’organizzazione agricola più orientata ai profitti dei pochi che alla salute di tutti. Ne è un esempio, oltre alla coalizione argentina, il movimento Navdanya guidato da Vandana Shiva per far fronte alle problematiche sociali causate dalla privatizzazione delle sementi. Il fine di tale movimento è quello di restituire a quei popoli affamati dalle multinazionali biotech (che detengono i brevetti sulle sementi) la loro sovranità alimentare, nonché un’agricoltura più sostenibile e solidale.
 
Per tutti questi ed altri motivi (non va dimenticato che gli Ogm danneggiano e alterano l’equilibrio ambientale) ci uniamo alla mobilitazione del 26 ottobre 2011 a Monaco, indetta da “No patents on seeds” per denunciare ancora una volta il problema della privatizzazione della vita, costringendo l’EPO a prendere una posizione netta invece di consentire il tacito saccheggio del patrimonio comune.

 
Per informazioni:

Comitato Scientifico EQUIVITA
Via P.A. Micheli, 62 – 00197, ROMA

+ 39.06.3220720, + 39.335.8444949Email:
equivita@equivita.it

sabato 11 giugno 2011

Osservazioni sull'alimentazione bioregionale, argomento in discussione all'incontro del 18 e 19 giugno 2011 a Ospitaletto di Marano



Bioregionalismo ed economia ecologica

Le responsabilità primarie della fame e dei cambiamenti climatici sono dovute all’agricoltura e la zootecnia industriale-commerciale “globalizzata”, che oggi producono “troppo cibo per poter mangiare tutti”, mentre, nel contempo, consumano le risorse naturali ed economiche dei popoli, inquinando la biosfera con prodotti chimici di sintesi che si accumulano nelle catene alimentari. Sembra assurdo ma è proprio così. Oggi al mondo alleviamo circa 45 miliardi di animali, corrispondenti ad almeno 10 miliardi di Bovini equivalenti, che consumano più di un SUV…

Questi animali mangiano almeno come  20 – 25 miliardi di Persone!

Mentre 1 miliardo di esseri umani, su 6 miliardi di popolazione terrestre, soffre e muore di fame !!!
Sarà il caso di svegliarsi …finchè siamo ancora in tempo…?

Secondo il recente rapporto del Worldwatch Institute, la CO2 e gli altri gas serra, prodotti dagli allevamenti industriali, superano il 50% delle emissioni totali delle attività umane responsabili dell’effetto serra (industria, energia, trasporti, ecc.). E la maggior parte dei trasporti interessa merci alimentari, che girano per il mondo globalizzato, prodotte al più basso costo possibile, ovvero con il massimo sfruttamento possibile della manodopera, a danno massimo per le risorse della Natura (Disboscamenti, distruzione dell’Humus, inquinamento con Pesticidi e Diserbanti chimici, liquami, ecc.). E durante gli stoccaggi, i trasporti, la trasformazione industriale e la grande distribuzione al dettaglio se ne perde almeno il 20% per deterioramento o scadenza (più quello che buttiamo via dal nostro frigorifero).

Se teniamo conto, poi, che circa l’80% dei rifiuti prodotti dalle famiglie interessa le confezioni alimentari in plastica, forse ci rendiamo conto del disastro economico, ecologico e tossicologico che sta attentando al futuro della specie umana sulla Terra. Un vero e proprio “suicidiolocausto”, che ci vede spesso attori-consumatori inconsapevoli di una realtà oggi drammatica, frutto di un’economia perversa, dove la malattia e la morte rappresentano ormai gran parte del PIL. Sotto l’abile e capillare regia delle multinazionali Nuclearpetrolagrochimicofarmaceuticogm (vedasi: “Il Mondo secondo Monsanto”, di Marie Monique Robin, Arianna Editrice – Film su: http://www.youtube.com/)

Gli allevamenti zootecnici senza terra in capannoni industriali, ad esempio, inquinano con liquami e nitrati, consumando moltissima energia per la climatizzazione. Gli animali mangiano soia, mais, residui di colza e cotone, spesso OGM, derivati da coltivazioni agroindustriali e monocolture che impiegano concimi, pesticidi e diserbanti chimici di sintesi, medicinali veterianari, ormoni, ecc., consumando altro petrolio ed inquinando la biosfera con ossidi di azoto (nella produzione dei concimi), residui tossici non biodegradabili, ogm, che si diffondono ed accumulano nelle catene alimentari. Aumentando ulteriormente gli sconvolgimenti climatici e naturali conseguenti.

E provocando il cancro… in campagna come in città.

La carne degli allevamenti senza terra o di allevamenti  super-intensivi, seppur all’aperto, che mangiano OGM dopo aver distrutto foreste o pascoli naturali, esportata a basso costo, distrugge le economie degli allevatori tradizionali locali, invadendo i mercati con merci “pericolose”, ottenute  spesso sfruttando gli stessi popoli affamati quale manodopera al più basso costo. Si crea così altra fame, per il conseguente fallimento delle economie agricole “autoctone” e la conseguente perdita delle sovranità alimentari nazionali tradizionali.

Partendo dai paesi più poveri, fino ad arrivare a quelli più ricchi.

Vengono colpiti allevatori locali tradizionali, che sopportano costi maggiori, mandando gli animali a pascolare in modo equilibrato, facendo mangiare loro ciò che l’uomo non può mangiare direttamente, come l’erba in rotazione di coltivazione o dei prati di montagna,. Ma falliscono oggi soprattutto gli allevamenti industriali europei senza terra, dipendenti dai mangimi importati, contaminati da OGM e da elevati capitali di produzione, ormai al capezzale, indebitati fino al collo e tenuti in vita solo dalle flebo della PAC (Politica Agricola Comunitaria) che dissanguano l’economia europea (3 miliardi di € di sussidi alla zootecnia industriale nel solo 2007; fonte: Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione – NEIC- http://www.nutritionecology.org/).

La stessa spirale perversa colpisce frutta, ortaggi, grano, vino, olio, ecc. E finisce spesso in una guerra tra poveri, laddove non ci sono soldi neanche per pagare la manodopera per la raccolta, essendo il prezzo offerto dai commercianti assetati un’offesa alla dignità umana degli agricoltori, per ottenere il massimo sfruttamento dei poveri consumatori, nel sistema della cosiddetta grande distribuzione. L’agricoltura industriale, nell’illusione di poter sopravvivere incrementando al massimo la produzione agricola e il numero di animali allevati, cade in una spirale perversa nella quale si accumulano i pesticidi venduti da una rete fittissima di avvelenatori di professione, legalmente autorizzati (soprattutto nelle carni, nei formaggi, nella frutta, negli ortaggi, nei vini, cereali) e cerca di sopravvivere con la tentazione continua della frode, massacrando le tradizioni alimentari, con il destino inevitabile del fallimento e dell’esproprio della terra, da parte del latifondismo bancario e dei grossi gruppi internazionali di acquirenti della terra.

La globalizzazione delle produzioni di cibi “sotto costo”, che invadono i mercati locali, si attua attraverso importatori selvaggi  e “Supermercati” ad essi collegati, diffusi ovunque, ormai, anche nei piccoli paesini. Luoghi di pornografia del cibo ben “vestito”. Sono loro gli unici che ci guadagnano da questo sistema infernale, insieme alle ditte produttrici di Pesticidi, Sementi, Mangimi, OGM. Oltre alle Multinazionali farmaceutiche che “vivono a spese dei loro clienti ammalati” di patologie degenerative, provocate dall’inquinamento chimico da esse stesse prodotto e dalle diete a prevalenza di Proteine e Grassi animali e OGM.

Supermercati assolutamente da boicottare: “prendi due e paghi tre” !

La salute planetaria è minacciata e danneggiata in maniera vergognosa. L’Italia, ad esempio, oggi spende circa l’80% dei bilanci regionali per la Malattia … ma la chiamano “Sanità”. Non sarebbe molto meglio curare i sani… attraverso la corretta coltivazione e nutrizione biologica, basata su alimenti di stagione, in prevalenza o totalmente vegetariana?

Siamo invece sprofondati, oramai, nell’economia della morte, dove le guerre economiche e tossicologiche, sono dichiarate a “fuoco lento”, preconfezionate o precotte in quarta e quinta gamma mangi 1 e consumi 100.

Pertanto è sicuramente utile ricordare:

Non mangiare carne ed alimenti d’origine animale se non di allevamenti biologici ed al massimo una volta alla settimana, o meglio, al mese. In fondo è molto meglio essere vegetariani… si diventa più sereni e, soprattutto in pace con la “coscienza planetaria”, si corre di più nello sport e si fa anche meglio l’amore, vivendo più a lungo. Ovviamente con varietà e fantasia, a tavola come in tutto il resto.  L’alimentazione a prevalenza vegetariana oggi si impone come atto di civiltà e rispetto della Natura del pianeta Terra e dev’essere la prima risposta dell’Istinto di sopravvivenza della specie Umana.

Nel contempo è necessario interrompere il sostegno agli allevamenti industriali, oggi calcolato sul numero di capi venduti o sulle quote di latte prodotto, che dissangua le finanze europee per sostenere ormai solo il mercato dei mangimi e dei farmaci, essendo gli allevatori in perdita netta. Spostando tali immense risorse sulla Zootecnia Biologica, che in un paese civile dovrebbe essere semplicemente obbligatoria, non foss’altro per la sofferenza degli animali allevati in veri e propri lager o in gabbie (…e di coloro che se li mangeranno).
Chiudiamoli, prima che falliscano definitivamente, portandosi dietro la disperazione degli allevatori ed agricoltori, oggi indebitati fino al collo.

Mentre le acque “potabili” sono sempre più inquinate di nitrati e pesticidi, diserbanti, ecc., spesso fuorilegge, come denunciano le ARPA nei loro resoconti pubblicati recentemente in un convegno a Perugia. Speriamo che non si aumentino ancora i “limiti di (in)tolleranza” di Pesitcidi nelle acque, come è già successo in passato, “legalizzando la violazione dei diritti inviolabili” alla salute e all’ambiente…

Mangiare prevalentemente cibo locale e di stagione, così come è previsto dal nostro organismo vivente, regolato in maniera perfetta dal suo DNA, memoria genetica evolutasi in miliardi di anni di vita sulla Terra. Andando quindi a far la spesa in campagna o, laddove non sia possibile, nelle reti specializzate biologiche, stando bene attenti alla provenienza degli ingredienti in etichetta: “biologici, italiani, possibilmente locali e rigorosamente al 100% liberi da OGM”, ovviamente. Ed organizzando gruppi familiari di acquisto locale, equo e solidale.

Aumentare l’Humus dei terreni agricoli, con opportune rotazioni delle coltivazioni, vietando l’uso di disseccanti o diserbanti chimici, attraverso l’inerbimento delle coltivazioni arboree, le concimazioni organiche, ecc. La sostanza organica dei terreni fissa quantità enormi di CO2 atmosferica, ma negli ultimi 50 anni abbiamo distrutto più del 50% dell’humus agricolo, provocando, di conseguenza, alluvioni e frane, in quanto la terra non trattiene più l’acqua. Il protocollo di Kyoto stabilisce che coloro che dimostreranno dei crediti di carbonio (fissazione della CO2) e riduzione degli altri gas serra, hanno diritto a pagamenti per il beneficio sociale complessivo. Per l’Agricoltura Biologica si aprono, pertanto, prospettive di grande opportunità finanziarie. Altre centinaia di Miliardi di € che si potrebbero distribuire a chi dimostra di aver incrementato l’humus stabile nei propri terreni, invogliando in tal modo i contadini all’Agroecologia. Essendo, tra l’altro, gli agricoltori le prime vittime economiche e sanitarie dell’attuale situazione disastrosa, oltreche distruttiva della biodiversità planetaria.

Si rammenta inoltre che l’humus è il principale elemento di trattenimento dell’acqua nei suoli e la perdita di sostanza organica causa alluvioni, erosioni e frane… cronaca drammatica della nostra Italia massacrata dalla Chimica in Agricoltura. E’ necessario obbligare al mantenimento delle siepi e degli inerbimenti nei frutteti e delle coperture vegetali prima delle coltivazioni, vietando immediatamente ogni impiego di disseccanti chimici (Roundup e similari), tossici e controproducenti.

Gli OGM rappresentano un vero fallimento premeditato per gli agricoltori… con rischio di perdita della sovranità alimentare delle Nazioni… da cui deriva solo miseria e FAME. Oltre 200.000 sono i contadini suicidatisi in India, negli ultimi 10 anni, per il fallimento delle coltivazioni OGM.

Si pensi, inoltre, al fatto che molte erbe infestanti sono ormai resistenti al Raundup, l’erbicida chimico che verrebbe irrorato in modo massiccio sulle coltivazioni OGM, assorbendosi nei semi (di soia e di mais, cotone, colza, ecc.) delle piante OGM “resistenti ai disseccanti chimici totali”. Con conseguente accumulo nell’ambiente e nelle acque.

La Natura che vogliamo salvare.

Una tradizione ricevuta in eredità dai Padri, ma soprattutto… in prestito dai nostri Figli.

Prof. Giuseppe Altieri, Agroecologo,  agernova@libero.it