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mercoledì 9 settembre 2020

Bioregionalismo. Nuova dimensione per l'umanità - Una pratica di vita ecologista

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Vivi la tua giusta relazione con la terra e il cielo. (Jacqueline Fassero) 

Il bioregionalismo  e le sue idee sono state propagandate in tutto il mondo da filosofi, ecologisti, scrittori e poeti, facendo presa sulle persone più sensibili e alla ricerca di un diverso e più profondo rapporto con la natura. 

Il bioregionalismo è legato al territorio - luogo - in cui si vive, considerato come un insieme omogeneo dal punto di vista morfologico e da quello degli esseri viventi, un insieme in cui tra le piante, gli animali, i monti, i suoli, e le acque, l'uomo è solamente una parte della complessa rete ecosistemica, in una prospettiva non più antropocentrica bensì biocentrica. Il termine bioregione viene dalla parola greca bios (vita) e da quella latina regere (governare). Si tratta quindi di un territorio geografico omogeneo in cui dovrebbero essere predominanti le regole dettate dalla natura e non le leggi che spesso l'uomo ha definito artificialmente a proprio uso e consumo. 

Ognuno di noi vive all'interno di una bioregione e lo sforzo da fare è quello di riconoscerla, ritrovarsi in essa come nella propria casa, e di questa conoscere tutte le potenzialità e le risorse naturali, sociali e culturali, alla ricerca di un modo di vivere sostenibile e locale in armonia con le leggi della natura e con tutti gli esseri viventi e non viventi. 

Stefano Panzarasa - Gaia newsletter 

     (Fonte: AAM Terra Nuova) 

domenica 13 maggio 2012

Stefano Panzarasa racconta la sua esperienza alla Festa dei Precursori a Treia

Stefano Panzarasa al Circolo VV.TT. di Treia


Caro Paolo, è buffo scriverti da casa tua...
Sono molto contento di essere venuto finalmente a Treia, a ri-trovarti (due anni dopo la tua partenza da Calcata) nella bella casa dove vivi ora e così ho incontrato anche una mia nuova cara amica... ovviamente Caterina...
L'incontro nella chiesa di san Filippo, di venerdì 11 maggio sera, per la festa scolastica è stato entusiasmante, mi hanno presentato come cantautore e mi hanno dato una grande soddisfazione... Poi credo di aver cantato bene i valori del pensiero di Gianni Rodari espressi nelle sue belle filastrocche, sulla pace, la solidarietà, l'amore per la natura... Lo dico perché vedevo tutti partecipare con attenzione e divertendosi, i bambini, le bambine, gli insegnanti, il pubblico in genere, persino il Sindaco che ho visto spesso battere le mani...
Tutto grazie a te e a un bravissimo insegnante di Treia,
organizzatore della festa, l'ormai caro Federico Teloni.
Ieri, 12 maggio,  l'incontro alla sede del Circolo Vegetariano VV.TT. è stato altrettanto bello e interessante, io ho potuto presentare il mio libro "L'orecchio verde di Gianni Rodari" (realizzato da Stampa Alternativa) e cantare,  iniziando  però con una interessante autoanalisi guidata da Franco Augello, poi durante l'incontro con le altre persone si è parlato di tante cose, politica europea, cristianesimo, matriarcato, astrologia, apicoltura, riciclaggio dei rifiuti, insomma un bell'incontro ecologista sperando in un "mondo migliore" due parole molto care a Gianni Rodari...

Oggi, domenica, invece riposo e mi aspetto il bel pranzo vegetariano che tu stai finendo di preparare e poi magari ci sarà qualche altro incontro o una bella passeggiata per Treia... Grazie di tutto caro Paolo...

Stefano Panzarasa


....................


Nota Aggiunta di Nazzarena Marchegiani:

Carissimi Paolo e Caterina, grazie a voi per la bella serata. Queste iniziative vanno sempre incoraggiate, perché al di là dell'aspetto culturale, più importante è l'incontro e il rapporto umano. Siete delle belle persone. Anche da Stefano...anzi...soprattutto da lui ho imparato qualcosa... poi ho capito che a Treia non bisogna passeggiare con...i tacchi alti =^_^=

Discesa a Treia

martedì 8 maggio 2012

Quel che sta avvenendo sul pianeta Terra... da un dialogo radiofonico fra alieni benpensanti intercettato per caso...

Messaggi dal pianeta Terra


Cari Amici,….. vi giro questo messaggio scritto dal nostro amico  Ennio Vocirzio. E' utile che si diffonda al fine di comprendere l'estremo e delicato equilibrio del mondo di questi tempi. So bene che la maggior parte di voi non ha bisogno di leggere queste cose (in questo caso, leggendolo almeno vi divertirete). Ma fatelo conoscere ai giovani, agli amici,…vi assicuro che può servire. Non chiamate mai pazzo, chi ama il mondo e lo vuole proteggere...  Vincenzo Iorio


Intercettazione radiofonica fra alieni


É stata intercettata una trasmissione in bassa frequenza elettromagnetica che sembra possa essere avvenuta fra due alieni. Non ci è dato di sapere se le due entità che comunicano erano localizzate su due astronavi diverse o se la conversazione fosse avvenuta fra un alieno situato a terra che comunicava con il suo interlocutore nello spazio. La decodifica del segnale è avvenuta utilizzando uno speciale software di decriptaggio ed è stata traslata in lingua italiana.

I vari tecnici che hanno progettato il sistema radioricevente e quelli che hanno collaborato per l’utilizzo del software di decodifica vogliono restare anonimi.

I due alieni sono stati identificati come la recluta
Vheed e il suo capitano Edhiriso. Segue messaggio:
Salve, ... Edhiriso ho sorvolato pochi giorni fa vasti territori del terzo pianeta della stella gialla Occla (Sole), parlo del pianeta azzurro quello con alto contenuto d’acqua. É popolato da una quantità enorme di creature e una delle specie che ha preso il controllo è completamente umana e si trova esattamente al 5 stadio evolutivo secondo il nostro criterio di ordinamento.

Inviami un rapporto Vheed, abbiamo bisogno di sapere se possiamo interagire con la loro società, a limite contattando alcuni dei loro capi di governo se ce ne sono.

Lo escludo Edhiriso! … Lo escludo! ... Gli abitanti hanno una struttura di governo primitiva organizzata a tribù separate. Anche se alcune corporazioni sono più numerose e potenti, c’è un certo isolamento fra i gruppi. In un numero elevato di casi si verificano dei conflitti fra le varie tribù e questi conflitti convergono quasi sempre in azioni violente che terminano con la soppressione di vite umane. Queste decisioni sono prese senza consultare alcun organo spirituale o religioso e vengono perpetrate con scellerata violenza. Quando questi dissidi violenti, che gli umani chiamano "Guerre" vengono generati, muoiono immediatamente donne e bambini,
è veramente mostruoso Edhiriso. Quello che però mi sembra più importante sottolineare, ed in questo modo probabilmente potremo spiegare per certi versi questo comportamento così violento, è il loro sistema di economia. Abbiamo notato che gli abitanti del terzo pianeta della stella gialla Occla basano interamente la loro economia su un criterio di ricchezza estremamente illusorio. Ovviamente questo sistema è gestito, regolato e governato da alcuni umani. Questi individui agiscono in modo trasversale all’ordinamento generale a tribù del pianeta e controllano con il proprio potere tutto il sistema economico di quest’ultimo.

Vheed ... Temo che in questo modo si autodistruggeranno !!

É quello che temo anch’io signore. La loro società è infatti ad un punto critico identicamente al caso del pianeta Sheffer della stella blu Aglisoon" che si autodistrusse nel 50.060 tempo di galassia (UTCG) per inquinamento generalizzato.

Continua Vheed. ... Cos’altro hai scoperto?

Signore purtroppo quello che sto per dirle è drammatico, ... abbiamo notato un numero elevato di cumuli di scorie in diversi siti dell’intero pianeta che vengono chiamate "discariche". Qui gli umani buttano i loro rifiuti.
Rifiuti? ... Cosa sono i rifiuti?

É strano signore, ... ma il loro sistema economico è sostenuto tramite la trasformazione di materiali che gli umani identificano come beni di consumo ... questo sempre a causa del loro sistema economico contorto. Ebbene questi prodotti che gli umani producono poi alla fine del loro ciclo di vita vengono resi obsolescenti e quindi inutili. Gli umani sono abituati a disfarsene ed accumulano in questi depositi maleodoranti ogni sorta di manufatto che hanno realizzato. In queste discariche troviamo tutti i più strani aggeggi creati dalla mente degli umani. Vi si trovano sia quelli dotati di una certa utilità che quelli completamente inutili, questi ultimi realizzati per ubbidire al contorto e stupido meccanismo della loro economia. La cosa paradossale signore e che gli elementi chimici che gli umani estraggono sulla corteccia del pianeta li usano in buona parte per realizzare questi prodotti, e questi prodotti sono composti da svariati materiali che difficilmente poi possono essere separati per riutilizzarli. Gli umani non si rendono conto che stanno esaurendo le loro più importanti risorse materiali. Oltretutto, c’è una cosa ancora peggiore signore ... per ridurre i volumi di questo materiale nelle discariche, gli umani addirittura bruciano tutte queste risorse tramite degli inceneritori trasformando il materiale artefatto in una cenere velenosa con la quale alla fine, … diventa veramente impossibile recuperare ogni altra risorsa minerale.

É incredibile signore ma ascoltate bene quest’epilogo, … esiste una piccola corporazione sul pianeta situata a nord più o meno distante dal punto dove 140 betacicli fa (

Si, ricordo la leggenda Vheed … conosco la popolazione che circa 1,4 betacicli fa (

Ebbene signore, questa corporazione oggi si chiama "Italia". Pensate che i loro governanti hanno pensato di riconoscere a questa pratica di incenerimento delle scorie, una specie di riconoscimento economico nell’ottica dell’innovazione ambientale, chiamano questo utilizzo di fondi pubblici con il nome di "CIP6". ... Quello che più sconcerta è che la corporazione italiana è situata su di un suolo dotato di pochissime risorse minerali quindi maggiormente per questa comunità di umani è veramente sconveniente la distruzione di queste importanti risorse minerali che loro si ostinano a chiamare scorie o rifiuti.

Quello che mi dici Vheed percuote il mio animo, non riesco a comprendere l’ingenuità degli umani che vivono sul terzo pianeta. Mi rendo conto che essi si trovano al 5 stadio evolutivo, ma, dovrebbero comprendere l’evoluzione dei loro comportamenti e quindi il grave effetto che si determinerebbe nel loro futuro. Soprattutto per quanto riguarda l’armonia e la pulizia del loro ecosistema vitale che si sta inesorabilmente degenerando.

Signore, purtroppo gli umani non si rendono conto di queste cose, i loro corpi sono fragili e risentono di quest’alterazione che il loro pianeta sta subendo. Si ammalano molto più spesso in quest’ultimo periodo e anche se alcuni di loro, i più evoluti e i più intelligenti hanno dato un certo allarme, nessuno provvede a risolvere il problema

Questo è veramente paradossale Vheed ... quanti sono gli umani che abitano il terzo pianeta della stella gialla Occla?

Sono circa 7 miliardi in questo momento ma una quantità enorme di questa popolazione non ha risorse primarie e muore di stenti e di fame.

Non capisco bene questo punto Vheed. Gli altri? … Quelli più ricchi? … Quelli che producono beni che poi buttano in quelle cose che hai definito "discariche" non sono a conoscenza di queste categorie di umani che sono fortunati? Non fanno niente per aiutarli?

No signore. … Non solo non fanno nulla, … ma sfruttano questa condizione per averne un tornaconto economico, senza rendersi conto che stanno danneggiando la loro stessa progenie.

C’è qualcosa di peggio signore. … Gli umani hanno scoperto l’energia atomica, ma purtroppo per penetrare nel nucleo dell’atomo e utilizzare la  grande energia che vi è contenuta, essi adottano un criterio estremamente arcaico che consiste nel violentare il nucleo percuotendolo con particelle proiettili.

Conosco bene quella tecnica. Fu studiata dai nostri scienziati agli inizi della nostra era ed era basata sul bombardamento a idrogeno isotopico alfa-zero.

Si signore, la conosco anch’io ... gli umani però non comprendono ancora cosa sia l’idrogeno-alfa-zero per essi la configurazione idrogeno-alfa-zero viene chiamata "neutrone". ... o almeno questo è il termine che abbiamo intercettato.

Riblock!!! (

Con questa tecnica assolutamente arcaica che fortunatamente è oramai in disuso fra tutte le nostre civiltà più progredite della galassia, si produco veleni mortali che sopravvivono inoltre per cicli di vita lunghissimi.

Proprio qui sta il punto signore. ... Gli umani stanno avvelenando la loro atmosfera, i corsi d’acqua e il terreno poiché l’energia nucleare è molto diffusa e numerosi sono gli impianti nucleari che la producono.

Vheed … sai per caso se gli umani hanno scoperto il metodo di sintesi atomica basato sulla prima materia o materia "uno"? Con questo metodo avrebbero energia disponibile senza effetti collaterali, ed in più se provassero ad osservare meglio la natura, potrebbero ottenere tante altre cose in più.

É complesso rispondervi signore. … Alcuni umani hanno probabilmente raggiunto questo traguardo ma, purtroppo l’ordinamento del loro sistema sociale basato sul criterio economico che vi ho spiegato poco prima, impedisce la diffusione di questa nuova tecnologia. Io credo che gli umani non hanno ancora compreso l’importanza della prima materia. Alcuni individui sporadici nella storia del pianeta hanno usufruito di questo meraviglioso dono divino ma l’impiego di queste tecniche non è assolutamente conosciuto nel dettaglio.

Vheed io credo che il problema più grave degli umani e che non conoscono Dio.
Ha centrato in pieno signore Edhiriso, … è proprio questo il punto focale. Gli umani non conoscono Dio. É noto, fortunatamente, che alcuni umani hanno portato dei messaggi importanti in tal senso, per esempio fra i tanti messaggeri, un certo Mahatma Gandhi ed un certo Yesh-shua sono stati fondamentali nella  storia del pianeta azzurro terzo alla stella gialla Occla, ma sono stati uccisi dai loro stessi fratelli.

Allontaniamoci Vheed … lasciamo gli umani alla loro evoluzione. Lo stadio 5 è il più delicato e devono superarlo lentamente senza intromissioni.

Se ci riusciranno signore, … io dubito molto …
circa 300.000 anni terrestri) sbarcarono gli Elhoim ed esattamente al centro del grande mare chiuso, per intenderci signore è il punto dove nacque la civiltà della lupa che allattava i due gemelli. Si ricorda questa leggenda? circa 3.000 anni terrestri) si espanse per tutto il territorio limitrofo del grande mare chiuso creando un grande impero. I tecnici non sono riusciti a tradurre bene questa parte ma sembrerebbe simile alla nostra esclamazione "Accidenti!!!")

A questo punto parte del messaggio successivo è stato purtroppo oscurato da una tempesta solare. Da questo momento non sono stati rilevati più messaggi su questo intervallo di frequenza. Il dispositivo di intercettazione è stato infine distrutto e i tecnici si sono riuniti in preghiera.


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Post Scriptum

Non tutti gli umani sono tordi e lontani dalla verità, alcuni magari in forme poetiche hanno raggiunto una certa coscienza eco-solidale. Questo è il caso del poeta Gianni Rodari che ha scritto molto poesie ecologiste e sulla solidarietà fra esseri umani. Il pomeriggio di sabato 12 maggio 2012, nell'ambito della Festa dei Precursori, il cantautore Stefano Panzarasa sarà al Circolo vegetariano VV.TT. di Treia per cantare le poesie di Gianni Rodari e presentare il libro "L'Orecchio Verde di Gianni Rodari" da lui curato per l'editrice Stampa Alternativa. Durante la serata si terrà anche una meditazione a cura di Franco Augello ed una spiegazione astrologica evolutiva sul momento presente a cura di Nazzarena Marchegiani.  Vi aspettiamo... Paolo D'Arpini

Stefano Panzarasa

sabato 7 aprile 2012

Visione bioregionale ecopacifista: "Verso la nuova Era Ecozoica..."

Thomas Berry



Quindici miliardi di anni fa iniziò una fantastica storia che noi viviamo ancora oggi e di cui, sempre oggi, siamo noi umani chiamati a scrivere, più o meno responsabilmente, le prossime pagine…  Quindici miliardi di anni fa iniziò la storia dell’universo che Thomas Berry (defunto il 1 giugno 2009), passionista, teologo, storico, o meglio come lui amava definirsi, bioregionalista, geologo e cosmologo, ci ha indicato come la nostra vera storia sacra.

In quel tempo lontano, attraverso un significativo processo di autoorganizzazione, nacquero le galassie, le stelle, la nostra Via Lattea e il sistema solare, la luna, la terra con le sue montagne, i mari e fiumi… Poi i primi organismi unicellulari, la vita! E infine le piante, gli animali e, quando il pianeta rifulgeva ormai di una infinita bellezza e tantissime varietà di esseri viventi, arrivarono anche gli umani, i primi a prendere coscienza di loro stessi e anche, in seguito, di tutto ciò che significava la loro esistenza sulla terra e il far parte dell’interà comunità terrestre.

Poi qualcosa cambiò e circa 6000 anni fa gli umani decisero di uscire dalla comunità, distaccarsi dalla natura, passare dalla visione della Terra come madre a quella patriarcale di dominio sulla stessa terra.

Thomas Berry nelle sue opere, rifacendosi anche alla teoria di Gaia, la Terra come essere vivente, cerca di recuperare l’intera tradizione spirituale occidentale cristiana, sostituendo però al Cristo storico il Cristo-Universo e vedendo l’intera creazione cosmica come una manifestazione di un sacro mistero divino. Essere cristiani per lui ormai significa ricollegarsi al funzionamento armonico e integrale del sistema biotico planetario. Attualmente i cristiani se vogliono avere ormai una prospettiva in chiave ecologica (e i nostri tempi di disastri ambientali sembra non chiedano altro), devono accettare il tempo evolutivo come tempo sacro e la storia dell’universo come storia sacra…

Le idee innovative ed ecologiste di Thomas Berry vengono dal suo essere un discepolo di un altro grande personaggio della storia alternativa della Chiesa Cattolica, Pierre Theilhard de Chardin (1881-1955), gesuita, teologo e geologo che per primo nella prima metà del secolo scorso portò all’interno della chiesa, tra mille difficoltà e incomprensioni, l’idea evoluzionistica dell’universo.

Teilhard de Chardin fu un moderno mistico e visionario però saldamente ancorato alla scienza (era un paleontologo) e quindi cercò per tutta la vita di coniugare ricerca scientifica, concetti filosofici e dottrina teologica provando a dare un senso cristiano a tutta la storia dell’universo, fino alla comparsa degli esseri umani e il loro rapporto con Dio.

Le tante intuizioni di Teilhard de Chardin sulla noosfera (dalla litosfera all’’atmosfera, idrosfera, biosfera e infine alla noosfera come involucro pensante della Terra), sul punto omega (dall’alfa all’omega, dall’inizio dell’universo al punto, omega, verso dove l’universo evolve e converge, l’unione con Dio presente in tutte le cose, l’ambiente divino), sull’amore (energia psichica cosmica motore della creazione ed evoluzione dell’universo), sul femminino (l’inizio del tutto al femminile, nuovo concetto di creazione, rovinata poi dal maschile ma salvata in seguito dalla venuta di Cristo), sul concetto di cristico (il cosmico, l’evolutivo e l’umano, il convergente), sulla stoffa cosmica (unione di spirito e materia), per finire alla definizione della legge di coscienza e complessità (l’insieme dei fenomeni di autorganizzazione della vita e di direzionalità dell’evoluzione), hanno dato una nuova prospettiva sacra alla presenza degli umani sulla terra e acora di più, come dice Thomas Berry, nel luogo dove vivono e dove possono praticare ogni giorno uno stile di vita in armonia con la natura (bioregionalismo).

Determinante nel pensiero di Thomas Berry è il riconoscimento che attualmente gli umani hanno rotto il patto con Dio, con l’universo e con la Terra ed è necessario apprenderne tutta la gravità per ricominciare l’importante compito di conservazione della creazione e di costruzione di una terra pronta per il punto omega – tanto caro a Teilhard de Chardin – una terra più giusta, fatta di uguaglianza e non di sofferenza e dolore (e in chiave ecologista profonda e bioregionalista Thomas Berry lo direbbe non solo per la comunità degli umani ma anche per tutte le comunità di esseri viventi, piante e animali e non-viventi, montagne, fiumi, valli, mari, cielo…). Una bella immagine del punto omega ce la offre il fisico Brian Swimme, a sua volta allievo di Thomas Berry, facendoci pensare a come l’universo da un punto iniziale sia passato per miliardi di rocce inanimate fino a una madre che allatta con tanto amore il suo bambino…




Ecco quindi che il pensiero di Theilard de Chardin tanto evoluzionista quanto incentrato sulla sacralità dell’universo, si può definire proto-ecologista e anche ispiratore di importanti teologie successive come la teologia della liberazione e la teologia ecologista e bioregionalista di Thomas Berry che insieme hanno dato le basi per una nuova religione universale fondata sul mistero sacro dell’evoluzione dell’universo e sul ruolo e di riconciliazione fra gli umani e la terra per perseguire insieme alla terra stessa il progetto dell’universo.

E’ comunque significativo notare che il pensiero di Teilhard de Chardin, pur essendo stato oggetto di molte critiche scientifiche, filosofiche, teologiche, e recentemente anche ecologiche (c’è da dire che ai suoi tempi le problematiche ambientali del pianeta ancora non si erano manifestate con tanta gravità come ai giorni d’oggi e che il suo discorso quindi era centrato principalmente sugli esseri umani), mantiene tutt’ora intatta la profondità e importanza delle sue intuizioni e che, pur con le oppurtune modifiche e rettifiche, come è giusto che sia in un corretto processo di evoluzione di un pensiero, è tutt’ora da considerare come una delle più grandi visioni del passato capace ancora di portare efficacia nel presente e speranza per il futuro.

Thomas Berry affermava che c’è un pressante bisogno di una rinnovata mistica della terra e che debbono venire alla luce nuove figure di guide spirituali capaci di coniugare scienza ecologica e senso del sacro; queste figure attalmente non possono più essere né i preti, né i guru, né gli sciamani ma bensì gli ecologisti integrali, le uniche persone, donne e uomini, capaci di ascoltare la voce del pianeta, ciò che Gaia, la Madre Terra ha da dire agli umani e di riportare in linguaggio comprensibile le leggi della natura, della selvaticità, dei cicli ecologici, insomma le leggi che definiscono il cerchio sacro della vita. Il fine è di guidare gli umani e la terra, nella sua interezza di tutte le comunità di viventi e non-viventi, verso che quella che Berry ha chiamato Era Ecozoica, una nuova era di consapevolezza ecologica profonda in contrapposizione alla moderna e devastante Era Tecnologica che sta portando il Pianeta intero verso una catastrofe senza precedenti.

Attenzione, diceva Thomas Berry, in questo momento così drammatico per il pianeta è importante celebrare la Passione della Terra piuttosto che la Passione di Cristo…

Nel Manifesto dell’Era Ecozoica, scritto da Thomas Berry circa dodici anni fa, sintesi semplice e profonda del suo pensiero, vengono presentati 14 punti fondamentali in cui si parla dell’Universo come comunione di soggetti e non come di una collezione di oggetti, della centralità della terra e non più degli umani, del riconoscimento della dimensione femminile della terra stessa e della necessità di una nuova sensibilità religiosa insieme ad un nuovo linguaggio e archetipi ecozoici, eccetera.

Da notare che nel documento non vengono usate mai né la parola Dio, né Cristo e questo mi sembra un importante passo verso un rinnovato senso del sacro in chiave ecologica universale.

Per Thomas Berry abbiamo davanti a noi, se vogliamo, un futuro ecologista che potrà salvare noi e il pianeta, un futuro pieno di speranza, e questo futuro potrà arrivare solo dopo quello che Berry definisce Il Grande Lavoro (”The Great Work”, titolo anche di un suo importante libro scritto insieme a Brian Swimme) per creare un ambiente di vita dove gli umani vivano in una mutua e profonda relazione con la più ampia comunità dei sistemi che governano la vita.

Fin qui ho cercato di riportare, in una sintesi molto estrema, il pensiero profondo di due grandi personaggi, Teilhard de Chardin e Thomas Berry che sicuramente hanno agito in modo coerente, tanto spirituale quanto scientifico, per un rinnovamento della tradizione cristiana.

In questa tradizione sono centrali i concetti di redenzione e resurrezione legati alla figura di Gesù e sui quali proverò a fare una breve riflessione frutto più che altro dei miei studi riguardanti un’altra importante figura del secolo scoso, Marjia Gimbutas, archeomitologa (come lei amava definirsi) lituana, emigrata in America durante il nazismo. I suoi studi e ricerche, ormai universalmente accettate dal modo scientifico-archeologico, hanno permesso di sapere che nell’europa neolitica (10.000-4000 a.C) esisteva una vera e propria civilltà nativa legata alla terra, la Civiltà dell’Antica Europa e della Grande Madre, pacifica, egualitaria e rispettosa dei cicli della natura e dove si viveva persino in città di 20.000 abitanti.

Questa civiltà e tutte le sue idee e pratiche di vita che protremmo definire proto-ecologiste, furono poi spazzate via dall’arrivo delle bande di guerrieri indoeuropei dall’inizio del 4.000 a.C. e che perdurarono durante qualche millennio portando, anzi imponendo, con estrema violenza e guerre senza fine, la nuova visione patriarcale di dominio sulla natura e disuguaglianza fra gli umani.

E’ forse nell’antica civiltà neolitica matriarcale che va ricercato quel paradiso terrestre perduto (la mitica età dell’oro dei greci) cardine principale del pensiero biblico? E’ nell’arrivo dei guerrieri indoeuropei e di guerre e devastazioni mai vissute prima dai popoli neolitici, l’arrivo di un male da cui gli umani vanno redenti? E se dopo la redenzione serve una resurrezione per pensare ad un mondo nuovo che arriverà un giorno per la gloria dei cristiani, questi però lo aspetteranno senza preoccuparsi del qui e ora? Ma allora non potrebbe essere ancora un mondo patriarcale?

La questione interessante è che Teilhard de Chardin non poteva certamente conoscere la storia degli antichi europei neolitici che Marija Gimbutas cominciò a studiare e pubblicare all’incirca intorno al la metà degli anni ’50 (”Il fenomeno umano”, forse il più significativo libro di Teilhard de Chardin fu pubblicato l’anno della sua morte avvenuta nel 1955). Inoltre il libro più importante della Gimbutas, pietra miliare delle sue ricerche: “Il linguaggio della Dea”, è datato 1989, mente il primo libro di Thomas Berry “The dream of the earth” (”Il sogno della terra”, ancora incredibilmente inedito in Italia) è del 1988. Nonostante tutto, sia a Theilard de Chardin ma specialmente a Thomas Berry, non è ignota la questione dell’arrivo dei guerrieri indoeuropei nell’europa neolitica ma dall’analisi delle loro pubblicazioni in comparazione con quelle di Marija Gimbutas si può capire che specialmente il primo non potesse essere a conoscenza pienamente dlla storia europea, specialmente di quella spirituale degli ultimi 12.000 anni…

Quindi come potrebbe ancora evolvere il loro pensiero? O addirittura non ci fu un tempo (l’Antica Europa) in cui gli umani erano finalmente giunti al punto omega e la fine del paradiso terrestre e in definitiva tutta la genesi non potrebbero essere una rappresentazione mitica di un fatto realmente accaduto e cioè il passaggio da una civiltà pacifica matriarcale, dove alle donne era riconosciuta un importante dignità (rappresentate tutte da Eva e dal serpente, allora animale sacro alla Dea Madre) a quella tutt’ora esistente maschile patriarcale e violenta che ha voluto usurpare alle donne e alla natura il loro ruolo fondato principalmente sull’energia e saggezza ecologica?

Teilhard de Chardin, Thomas Berry e finalmente anche una donna, Marja Gimbutas, hanno dato molto per la crescita della nostra coscienza in chiave spirituale ed ecologica, un rinnovato senso del sacro che ci riconnette con l’universo, la terra e il luogo dove viviamo, e ci permette di vivere in modo ecologicamente sostenibile insieme ad una buona dose di speranza per il futuro e di entusiasmo per il nostro ruolo e la nostra esistenza sul pianeta.

In definitiva è questo il sogno della terra.

Stefano Panzarasa – Rete Bioregionale Italiana




Viaggiando alla sorgente della vita - Dipinto di Franco Farina

sabato 26 novembre 2011

Corrispondenza a tre su: ecologia profonda, bioregionalismo e spiritualità laica (o naturale)… Stefano Panzarasa, Paolo D’Arpini, Caterina Regazzi

Danza della terra che tocca il cielo - Dipinto di Franco Farina


 
Ecologia e spiritualità – In seguito alla discussione per trovare un titolo idoneo per l’assemblea collettiva degli ecologisti profondi, da tenersi in corrispondenza con il solstizio estivo 2012 a Roma o viciniori (http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/11/23/bioregionalismo-ecologia-profonda-e-spiritualita-laica-tre-modi-descrittivi-della-stessa-realta-%e2%80%93-proposta-per-unassemblea-comunitaria-%e2%80%9cstati-generali-dellecologia-profonda/), ecco che sono giunti vari commenti.

Uno è quello di Stefano Panzarasa, bioregionalista storico, che scrive:


Caro Paolo, ho inserito Giorgio Vitali tra i referenti della Rete Bioregionale con qualche difficoltà tecnica (il programma non funziona bene…). Grazie per la bella foto nel blog.  

Io comunque ho letto quello che hai scritto e sono contento per tutto l’impegno che ci metti – spiritualità laica, spiritualità della natura – termini però che non mi trovano molto d’accordo forse solo perché mi rimandano ad una divisione fra corpo e spirito che è proprio all’opposto dell’ecologia profonda…

Aggiungo anche che un po’ mi intristisce il fatto che non si riconosca un lato religioso nell’ecologia profonda e nel bioregionalismo (non uso quindi apposta la parola “spirituale” ma tu potresti farlo) mentre invece appare del tutto dimenticata l’idea di Era Ecozoica che invece aggiungeva qualcosa di nuovo al dibattito (e anche a tutti i movimenti ambientalisti ed ecologisti), sono pure due parole nuove e cariche di speranza…
Ma tant’è, hai deciso di dimenticare e avrai anche le tue ragioni…
Però così ad un futuro convegno non è che si aggiunge molto di nuovo… (se mai ce ne era bisogno…)
Un abbraccio, Stefano

………

Risposta di Paolo D’Arpini:

Caro Stefano, vorrei solo confortarti e confermarti che io uso il termine spiritualità… non essendocene altri disponibili.. nel senso più antico del nome, quello anche usato nell’antichità matristica per individuare la “presenza viva” nella materia, in forma di Coscienza. Gli stessi pagani usavano il termine “spiritus loci” per definire l’anima del luogo e non solo del luogo ma pure dei boschi, dei fiumi, degli animali, etc. Tu stesso non sapresti che altro nome dare a quella “presenza”.. e siccome il vero nome originario è “spirito” credo sia più che giusto recuperare la parola vera ed antica piuttosto che cercarne una nuova, come purtroppo hanno fatto i “bioregionalisti” americani rispetto al più antico “panteismo” (tutto è Dio/Dea). Il maluso del termine “spirito” accreditabile alle religioni patriarcali (giudaismo, cristianesimo, islam) non è ragione sufficiente per rinunciarvi, anzi dobbiamo denunciare l’ipocrisia religiosa che addirittura ed inoltre definisce “laico” un credente di una religione che non è “ordinato” nel sacerdozio, mentre tu sai benissimo che il significato originario di “laico” è “al di fuori di ogni contesto e struttura politica e religiosa”. Ne abbiamo già parlato… ricordi?
Questo discorso potrebbe proseguire all’infinito, inseguendo possibili dettagli, ma vale la pena? Non è meglio ed “ecologicalmente” preferibile vivere in comunione con la “presenza” piuttosto che fare discussioni di lana caprina o sul sesso degli angeli?
Ripetutamente ti ho spiegato che il significato che io do alla parola “spirito” è quella più remota e genuina di “intelligenza/coscienza”, la stessa definita Es nella psicologia transpersonale. Chiamala se vuoi “essenza sottile” della materia.. per cui come può esserci separazione fra la materia e lo spirito? Come può esserci separazione fra la rosa ed il suo profumo? Fra l’umidità e l’acqua? Tra il fuoco e la sua capacità di emettere luce e calore?

Per favore, intuisci questa verità e facciamola finita con queste inutili distinzioni fra materia e spirito. Ti ringrazio, fratello, per la tua pazienza e per la tua costante presenza.. Paolo

………..

Intervento di Caterina Regazzi:

Ognuno vive la Vita con la sua sensibilità e seguendo quelle che, in quel momento sono le sue proprie tendenze, propensioni, affinità (si cambia nella vita, soprattutto a livello manifestativo, il Sé è sempre lo stesso in ogni tempo e in ogni luogo).
Le esperienze di ognuno, se condivise, arricchiscono il genere umano nel suo complesso.
Ognuno è tenuto, volendo, ad esprimere queste attitudini e propensioni, rispettando le propensioni altrui, anche se non condivise.

Come scrivevo l’altro giorno alla lista di ecologia profonda (ma mi pare che il messaggio non sia passato): “..l’esempio e non le parole, per quanto profonde esse siano, é fondamentale per mostrare a chi ancora non se n’è accorto, che si può vivere bene (anzi, sicuramente meglio) rispettando la Natura, di cui noi siamo, ancora, una parte, che ci da tutto quel che ci necessita per vivere, a noi e ai nostri discendenti, purché la amiamo e la rispettiamo come desidereremmo essere amati noi.

Questa per me è l’ecologia profonda: amore per la vita, per la natura, per gli esseri viventi, solidarietà umana, ognuno secondo la propria natura e le proprie possibilità: una tendenza a…. nei limiti del possibile”.
In mezzo a queste tendenze ci possiamo mettere quello che, per ognuno di noi, é in sintonia con l’evoluzione della specie umana quale tutti noi che ci riteniamo “ecologisti” o “amanti della vita” ci auguriamo: ritrovare quell’armonia con la Natura (Dio, Dea Madre, Natura) che ci ha dato la vita. Siamo 6 miliardi di esseri umani, viviamo in situazioni ambientali le più disparate sia dal punto di vista ambientale, sociale, economico, civile, storico, ma cos’è che ci accomuna? Non ci accomuna forse quella cosa che c’è quando siamo vivi e non c’é più quando siamo morti? Come la/lo vogliamo chiamare questa “cosa”? Io posso anche non chiamarla in nessun modo, ma so che c’è e quando sono da sola con me stessa, la sento dentro di me.
C’è chi la chiama spirito, chi la chiama anima, chi la chiama coscienza, chi la chiama Dio.
Chi segue qualche religione la può chiamare col nome che quella religione le attribuisce, chi non segue nessuna religione in particolare, ma accetta tutte le forme di spiritualità, la può chiamare “spiritualità laica”.
Io nel discorso dell’ecologia profonda ci vedo, per chi la sente, anche questo discorso. Rifiutarlo vuol dire un po’ come rifiutare che si parli dei problemi economici del mondo (e non parlo solo della crisi dell’euro, del dollaro e della finanza, ma anche dello sfruttamento dei paesi ricchi nei confronti di quelli del terzo mondo) o rifiutare di parlare della possibilità di seguire un’alimentazione naturale (sempre secondo le proprie tendenze e possibilità) fino ad arrivare al vegetarismo, al veganesimo, al crudismo, ecc. ecc.
L’era ecozoica é un’era a cui noi tutti aspiriamo e che cerchiamo con la pratica e con la teoria, di rappresentare.

Caterina Regazzi
 

sabato 5 novembre 2011

L’Orecchio Verde di Gianni Rodari… e la spinta umanitaria e vegetariana che incombe…

Gianni Rodari, ripreso durante una visita  in Russia

Da almeno un paio d'anni l’amico Stefano Panzarasa ha declinato tutti gli inviti per partecipare a vari incontri bioregionali e la ragione è che “sto lavorando alla stesura di un libro su Gianni Rodari”.

Infatti l’ultima volta che l’ho visto è stata a Calcata, nella sede del Circolo vegetariano, nel 2009, era venuto a fare mente locale sui primi passi fatti per celebrare la figura di Gianni Rodari.

E’ trascorso così tanto tempo da che Stefano si interessa di questo poeta che anch’io ho faticato a stabilire un inizio, a ricordarne il percorso.. Ho dovuto scartabellare nel mio archivio storico per ritrovare notizie, articoli, eventi centrati su Rodari e svolti in varie occasioni a Calcata, Capranica, Viterbo.. ed anche a Roma.

In così tante manifestazioni era presente Stefano Panzarasa con le sue canzoni, sul poeta eco-pacifista e portatore di un messaggio spirituale “laico”, che i documenti riempivano pagine e pagine dell’archivio…

In effetti nel ricordo di tutti i partecipanti ai diversi incontri la presenza di Stefano Panzarasa ed il fischiettare del motivetto sull’orecchio verde (da Capranica a Viterbo) era un leit motiv ed una presenza scontata. Chi la dura la vince… e lui così pervicace e monolitico è riuscito infine a realizzare quel libro che tanto aveva desiderato… Grazie all’editore Marcello Baraghini, anche lui bioregionalista, che ha creduto e favorito in tutti i modi questa operazione.

Ma alcuni potrebbero chiedersi.. che c’entra Gianni Rodari con i vegetariani?

Beh… in verità i vegetariani non è che siano una categoria di umani a parte… sono esseri umani che hanno deciso di ritornare ad una alimentazione consona alla propria costituzione.. L’uomo dal punto di vista anatomico è considerato un frugivoro, da cui l’aggettivo “frugale”, e la sua dieta naturale è del tutto simile a quella delle scimmie antropomorfe, dei cinghiali, etc. L’uso della carne e dei prodotti di origine animale nei frugivori è del tutto marginale, una sorta di integrativo alimentare utile solo in specifiche occasioni estreme. Molto probabilmente Gianni Rodari avrebbe condiviso questa posizione non ideologica del vegetarismo ed è tra l’altro evidente dai suoi scritti in chiave alimentare…

Un esempio è presente nel suo racconto “Le avventure di Cipollino”, dove i protagonisti sono principalmente ortaggi, e in seguito non sono mancati nella sua grande produzione di poesie, filastrocche e favole anche con riferimento a ricette precise, sempre a base vegetale, come nella filastrocca “L’insalata sbagliata” (ne Il libro degli errori) in cui il professor Grammaticus ordina un “pranzo vegetariano”, indicando proprio i componenti di una ricca e gustosa insalata.

(…) Metteteci l’indivia,
la lattuga, la riccetta
il sedano, la cicoria,
due foglie di rughetta,
un mezzo pomodoro,
cipolla se ce n’è:
portate l’olio e il sale,
la condirò da me. (…)


Ma non è solo un fatto alimentare… è una filosofia di vita, di rispetto per “il pane”, per il cibo semplice che nutre senza ferire, che mi ha coinvolto nella azioni rodariane compiute da Stefano. E poi la gioia trasmessa con le sue canzoni, i sorrisi dei bambini, ad esempio in mezzo ai banchi della scuola elementare di Calcata, o nel centro visite del Parco del Treja alla consegna dei regali da parte della befana in calze rosse, o nel Palazzo Paronale alla presenza delle autorità locali che applaudivano soddisfatte tamburellando con le mani e con i piedi.. tutto questo fervore.. mi ha convinto che Gianni Rodari era fatto per Stefano Panzarasa e Stefano Panzarasa era fatto per Gianni Rodari… erano due cuori ed un’anima.




Così ho ricevuto con piacere, apprezzandone i colori, le memorie, le citazioni, il libro “L’Orecchio Verde di Gianni Rodari” (Edizione Nuovi Equilibri), curato da Stefano Panzarasa, ed ho gioito per la presenza di un CD con tutte le canzoni che avevo ascoltato negli anni trascorsi…  Bell’Amarcord….

Ed ora, in aggiunta, ecco un pensiero della mia amata Caterina Regazzi che ha ascoltato con attenzione il CD di Stefano, per la prima volta… “…. ed ho avuto modo di apprezzare le belle canzoni, che definirei “ballate” del suo cd, in particolare, ovviamente quella dell’”Orecchio verde”, nel mio viaggio di ritorno da Treia a Spilamberto. Sono motivi originali ma molto orecchiabili ed, ascoltatele per una volta, non escono più dalla mente. Una cosa che mi ha molto colpito, dato che non conoscevo più di tanto su Rodari, é stata la filosofia di vita che c’è dentro ai testi: un amore smisurato per l’universo ed il genere umano in particolare, i bambini, i poveri, i sofferenti, come che li volesse comprendere e contenete tutti, potendolo fare, sotto la sua ala protettiva e benevola. Un uomo molto buono e sensibile, che ha dedicato la vita a rendere un po’ più dolce quella degli altri. E Stefano ha avuto il merito di riportare “in auge”, musicandole, le sue poesie, che così avranno modo sicuramente di raggiungere molte più persone. E così hanno raggiunto anche me, rendendo più leggero il mio viaggio, che mi allontanava, anche se solo fisicamente, dal mio amore, Paolo. Grazie, Stefano!”

Buona fortuna all’editore per la diffusione del libro, ciao,
Paolo D’Arpini


martedì 14 giugno 2011

Discorso sull'alimentazione bioregionale secondo Caterina Regazzi e Stefano Panzarasa


Queste mie poche righe sono scaturite a seguito di una discussione telematica avuta con Stefano, un amico di Paolo e aderente da tempo alla Rete Bioregionale, sulla necessità o sulla possibilità di un'alimentazione vegetariana, vegana od onnivora.

Le nostre opinioni sono differenti e questa differenza si basa sull'educazione ricevuta, sul vissuto personale ed anche sulla propria fisiologia, sulle abitudini alimentari e su fatti antropologici, sociali e, per alcuni, anche etici.

Si parlava del fatto che l'uomo di oggi, con tutte le risorse che abbiamo, potrebbe tranquillamente alimentarsi senza ricorrere alla carne ed ai prodotti di origine animale.
Io replicavo che non si può secondo me escludere completamente questi alimenti per motivi etici, perchè la morale secondo me dovrebbe essere un aspetto condivisibile da tutto il genere umano. Per esempio, uccidere un uomo credo che eticamente, sia inconcepibile per tutti.
Mangiare la carne di un animale cacciato o allevato, per alcune popolazioni potrebbe essere una delle poche risorse alimentari disponibili (steppe, ghiacci polari).

Scrivevo: "ma se gli animali non vanno mangiati per questioni “etiche” cosa possiamo dire agli abitanti dell'Alaska o delle steppe della Mongolia? Che devono traslocare nella foresta equatoriale o a casa nostra? Qualcuno potrà obiettare che i vegetali oggi possono essere spediti.. e la campagna ecologista per Km. Zero?"

Stefano replicava così:
Ti rispondo sperando di farmi capire:
Il bioregionalismo coniugato con l'ecologia profonda hanno risolto da tempo questo dilemma (ma molti non lo hanno ben compreso perché la soluzione è tanto semplice quanto difficile da accettare nella nostra società), non è questione di scelte etiche o quant'altro, è solo questione che ognuno nel suo territorio deve mangiare ciò che gli serve per vivere degnamente e far vivere degnamente gli altri esseri.
Detto ciò visto che gli umani hanno cercato di occupare tutto il pianeta anche in posti estremi e quasi inaccessibili, se proprio vogliono continuare a viverci possono certamente farlo in armonia con gli altri esseri quindi in questo senso la caccia è giusta perché serve per sopravvivere ma niente di più (casomai però bisognerebbe interrogarsi sul perché noi umani vogliamo sempre stare dappertutto e qualche spiegazione la può dare la nostra storia eco-sociale - ma non è il caso di parlarne ora altrimenti non finisco più...)”.

Io ho replicato: Da che mondo è mondo l'uomo si è sempre spostato ed ha cercato di ambientarsi in "nuovi mondi" ricorrendo alle risorse che prima gli dava la natura e poi lui stesso si ingegnava ad ottenere (pelli di animali e poi pellicce e poi tessuti più o meno naturali, fuoco acceso e poi riscaldamento, lunghi tragitti a piedi o su zattere, poi transatlantici e jet).
Anche gli animali del resto fanno le loro trasmigrazioni, tante specie di uccelli migrano, gli elefanti del Serengeti pure si spostano per cercare l'acqua.
E noi umani, perchè ci spostiamo? E chi lo sa? Io non sono un'antropologa e posso solo farmi, come te, questo quesito. Penso che in certi casi la spinta sia il ricercare un ipotetico miglioramento delle condizioni di vita (vedi le migrazioni di oggi) e in certi casi pura curiosità e desiderio di avventura, cosa che agli altri esseri viventi, mi pare manchi.
E' lo stesso motivo per cui io e te stiamo qui a discutere, forse, puro amore per la comprensione del mondo che ci circonda, degli altri (tu, per me in questo caso), e soprattutto di noi stessi.
Sarebbe bello ritornare ad una naturalità più "profonda" possibile (parliamo o non parliamo di "ecologia profonda"?), ma allora quante sono le cose a cui noi facciamo ricorso che non sono in sintonia?
Ti faccio qualche esempio: qual'è quella donna che non fa ricorso alla contraccezione chimica o meccanica? Perchè non onoriamo la vita lasciando venire al mondo tutti i figli che, secondo natura, ognuna di noi potrebbe avere (io per esempio ho avuto solo una figlia)? Usare computer, telefoni, automobili, comporta che dietro a questi semplici gesti ci siano fabbriche che per funzionare utilizzano petrolio, producono rifiuti, scarichi, onde elettromagnetiche e noi neanche ci pensiamo o se ci pensiamo..... cosa possiamo fare? Ridurre al minimo l'impatto direttamente dovuto al nostro modo di vivere. In questo ci rientra secondo me anche il consumare o meno alimenti di origine animale. Non so se hai letto l'intervento che ho fatto alla Festa dei Precursori, io, per ora, la penso così, ma niente esclude che possa cambiare idea, discutendo con persone come te, appassionate, ma disposte ad ascoltare anche le opinioni altrui.

Caterina Regazzi