martedì 20 maggio 2014

Situazioni in transizione - OST Ecosol-Bologna e prossimi appuntamenti

Tante persone mi hanno chiesto come è andato l’OST (Open Space Technology)  che ho facilitato in collaborazione con EcosolBologna il 10 maggio 2014. Per questo ho raccolto le mie considerazioni sull’evento e le informazioni su come possiamo proseguire.

OST EcosolBologna 10 maggio 2014 Massimo Giorgini

Per me è stata un’esperienza bellissima.
L’OST è un metodo potentissimo per permettere alle persone coinvolte in un progetto di far emergere il meglio dell’intelligenza collettiva .  Il bello è che il tutto avviene in modo completamente auto-organizzato. Non c’è un capo o un comitato organizzatore che dirige la danza.  La danza avviene grazie alla partecipazione, alla passione, alla libertà ed alla responsabilità delle persone che prendono parte all’evento.
E così è avvenuto anche sabato.  Le persone dapprima timidamente e poi con sempre maggiore convinzione hanno cominciato a proporre temi di discussione e progetti per rispondere alla domanda“Come costruire una Economia Solidale che metta al centro le persone e non il profitto ?” .
Le discussioni sono avvenute all’aperto nel cortile del LABAS, approfittando della bella giornata.

Gruppo lavoro OST EcosolBologna

Al termine dell’incontro i gruppi di lavoro hanno prodotto un report che potete scaricare cliccndo qui (in formato PDF).
Se volete partecipare a questo processo di progettazione collettiva potete farlo anche se non eravate presenti il 10 maggio.
Leggete il report e troverete dei temi e dei possibili progetti molto interessanti.

Ci ritroveremo sabato 24 maggio 2014 dalle 9.30 alle 13.00, per selezionare alcune delle proposte fatte ed approfondirle insieme. L’incontro si svolgerà presso la Casa della pace “La filanda” - Via Dei Canonici Renani, 8 a Casalecchio.

La partecipazione è libera ed aperta a chiunque sia interessato allo sviluppo di questi temi, anche a chi non era presente il 10 maggio.
Per partecipare non è necessaria l’iscrizione, ma se volete segnalare la vostra presenza ci può aiutare a organizzare l’incontro (inviando un messaggio sul sito di www.ecosolbologna.org ).
Vi consigliamo di portare:
- una stampa del report che vi servirà per partecipare alla selezione dei
temi da approfondire;
- qualcosa da bere e da mangiare durante la pausa della mattina;
- bicchiere riutilizzabile per non produrre inutili rifiuti.
Per chi lo desidera è possibile fermarsi al termine dell’incontro portando qualcosa da condividere insieme agli altri (anche in questo caso ricordatevi piatti e posate riutilizzabili).

lunedì 19 maggio 2014

Elezioni del 25 maggio 2014 e pulizie di primavera



Un po' di tempo fa avevo letto la notizia che a Monza per le  Pulizie di Primavera avevano raggiunto  quota 2mila,  armati di ramazza, pennelli, vernici e guantoni e hanno contribuito a ripulire la città:  il Comune ha diffuso i dati di quanto è stato fatto e i numeri parlano di un vero successo civico con  7  tonnellate di rifiuti raccolti di cui il 40% della categoria "ingombranti". 

Non solo: i volontari hanno piantato 2.400 tra arbusti, fiori e piante di piccole dimensioni, dipinto per una tonnellata di vernici e tempere (con cui sono stati ripuliti molti muri della città) e in totale la stima parla di alcune centinaia di metri quadrati di aule e spazi scolastici ripuliti e ritinteggiati. 

 Quest'anno sono stati più di 2.150 i cittadini che hanno partecipato e che si sono suddivisi in 80 aree cittadine.  2,5 tonnellate di terriccio e corteccia, 1.900 sacchi dell'immondizia utilizzati,950 tra scope, badili, rastrelli e cesoie, 600 tra rulli e pennelli e più di 2mila guanti e tute bianche. "È un risultato che va oltre ogni più rosea aspettativa - ha commentato il sindaco, Roberto Scanagatti - Ho visto tra i partecipanti entusiasmo, ma non solo, anche la volontà di ripetere un'iniziativa che dà modo ai cittadini che lo desiderano di fare qualcosa di bello e utile per la propria città".

Iniziative del genere sono sorte in effetti in tante parti d' Italia, dove ci si è chiesto perché non prendere in mano il proprio presente , armandosi di secchio e rastrello.
Dopo tutto questo lungo preambolo, la metafora è a mio avviso chiara e non credo tardiva. Perché non li imitiamo capillarmente in ogni  municipio d' Italia? A partire da queste Elezioni Europee il 25 maggio.

Tanto per fare PIAZZA PULITA di certi rifiuti ingombranti e dannosi alla nostra salute e all'ambiente, e per giunta costosi da smaltire:  qualcosa di bello e utile per la propria città. 

Dopo anni di astensionismo,voterò, per la "salute". Aiutati, aiutiamoci,  che il Cielo non ci aiuta, ha ben altro a cui pensare.

Doriana Goracci


"Se le persone viziose sono tutte quante collegate tra loro e appunto perciò costituiscono una forza, allora basterà che le persone oneste facciano anche loro altrettanto. È così semplice..."
(Lev Tolstoj, Guerra e pace, 1865/69)


.................................

Mio commentino - Peccato però che per pulire occorre sporcare:   "1.900 sacchi dell'immondizia utilizzati ... e più di 2 mila guanti e tute bianche." Almeno a Spilamberto alle pulizie cittadine avevano dato disposizioni ai partecipanti di venire con  propri guanti ed abiti adatti...

domenica 18 maggio 2014

Grottammare, dove la spiaggia è un resort di casotti in cemento



Ai forestieri eventualmente curiosi di costumi locali, va spiegato che
nel borgo-bandiera-marron il miracolo si manifesta ogni anno come il
sangue di San Gennaro: in prossimità della stagione balneare, qualche
nuovo chalet o equipollente bunker acchiappaturisti nasce dal nulla ma
più spesso “lievita” sull’esistente, arraffa larghe fette di suolo
pubblico e di spiaggia demaniale, gonfia e amplia i suoi volumi,
modifica snaturandolo lo skyline del litorale.

Elemento costante, le dimensioni: elefantiache sempre, alla faccia
dell’impatto ambientale.

Dal lungomare-centro alla spiaggia sud-Tesino, grandi opere fervono.
Qui un azzurro chalet con alto ligneo steccato (stazione di posta per
cavalli stanchi? recinzione per rustici rodei?) chiude lo spazio
antistante sottraendolo al transito dei pedoni e ne fa cosa sua. Lì un
altro chalet perimetra con fioriere lo spazio-pineta sul quale
affaccia, non privato, non suo: qua-ci-sto-io.

Un po’ più a sud, in zona “Villaggio dei pescatori” (casermette
oblunghe simili alle sinistre berlusconidi new-town aquilane post
terremoto) ecco gli erigendi “Chiosco bar e cabine” di altezza
irragionevole (salvo aspettarsi una clientela dai Ciclopi in su):
avanzano i lavori per fortuna a ritmo da bradipo, per un po’ ancora
vedremo il mare, poi il gigantismo edilizio da spiaggia lo cancellerà
definitivamente alla vista.

Oltrepassato il Tesino, ecco il vero must della stagione: apoteosi
dell’arraffo di suolo, svetta davanti al Parco dei Principi, una
Stonehenge quadrangolare in legno chiaro (per ora) su solide
fondamenta cementizie, con espansione su altrettanto cementizia
piattaforma. “Costruzione di chiosco-bar”: surreale il cartello che
definisce chiosco l’iperbolico fortino per giganti Lestrìgoni,
sberleffo a quella “smontabilità” che è normativamente vincolante per
tali installazioni.

Non si pensi, di fronte all’orripilante che avanza, ad irregolarità o
abusi! Con ‘sti furbetti, c’è da giurarci, tutto è autorizzato e
strafirmato.

Né mancheranno, alle inesorabili inaugurazioni, tonache benedicenti e
luccicose mostrine di Capitani coraggiosi, e sindaco e assessori in
trionfo e giornalisti-chierichetti a servir messa. Perché è così che
funziona, da ‘ste parti: se il privato chiede (meglio se forzuto,
meglio se influente, meglio ancora se occupante utili poltrone
comunal-provinciali), il Comune generoso concede e firma e benedice.

Consenso e voti (ma anche finte opposizioni) valgon bene lo
stravolgimento delle peculiarità paesaggistiche del territorio e del
suo litorale. Ne sa parecchio la spiaggia a sud del torrente Tesino,
sfigurata – come ampi tratti di questo litorale – fin dalla nefasta
annata 2008/2009 dal dissennato ripascimento con sabbie “morte” –
quasi polvere – prelevate dal fondo dell’Adriatico, schifide e
dall’inquietante colore nero.

Ovvio che il prossimo anno altri imprenditori balneari (sic) diranno
“e perché-io-no?” e il miracolo della lievitazione si manifesterà
ancora, e ancora, e ancora…

Forse è solo un pio desiderio, ma se la Soprintendenza Regionale – che
di paesaggio e di ambiente anche si occupa – spingesse l’occhio fino
al mare, fino a questo litorale sempre più edificato, consumato e
stravolto da una malintesa “valorizzazione turistica” – comoda
facciata per patti d’acciaio ed interessi di saccoccia e di consenso –
forse riuscirebbe a salvarne un pezzettino; così come saggiamente
cerca oggi di sottrarre le residue aree agricole all’aggressione del
ciclopico scatolone di 72 x 72 (metri) x 30(!) – e delle altre
schifezze cementizie che quello si tirerà dietro – che i faraoni de
noantri han battezzato asceticamente “ANIMA”.

Sara di Giuseppe


(Salviamo il Paesaggio)

sabato 17 maggio 2014

Russia - Progetto di legge per considerare i produttori di OGM terroristi

Un projet de loi qui a été soumis à la Douma (parlement russe) cherche à imposer des peines allant jusqu’à des procédures criminelles à l’encontre des producteurs d’organismes génétiquement modifiés (OGM) dangereux pour la santé ou l’environnement.

La proposition de législation soumise mercredi amende la loi russe régulant les OGM et quelques autres lois et permettrait une action disciplinaire contres des individus et des entreprises, qui produisent ou distribuent des produits issus de la biotechnologie ainsi que les officiels du gouvernement qui ne les contrôleraient pas correctement.

Dans le pire des cas, une procédure criminelle pourrait être engagée contre une entreprise impliquée à introduire en Russie des OGM dangereux. Les sponsors de cette loi disent que la punition pour de tels faits devrait être comparable à celle qui est donnée aux terroristes si les perpétrateurs agissent en toute connaissance de cause que leurs mauvaises actions portent atteintes à une tierce partie.

 


“Quand un acte terroriste est commis, seulement quelques personnes en subissent les conséquences, mais les OGM sont néfastes pour des centaines, des milliers de gens. Les conséquences sont bien pires et la punition devrait être proportionnelle au crime commis”, a dit à RT le co-auteur du projet de loi et membre du comité sur l’Agriculture de la Douma, Kirill Tcherkasov.
Le code pénal russe permet une punition allant de 15 ans à la prison à vie pour des actes de terrorisme.

Des méfaits moins graves concernant les OGM seraient punissables d’amendes. Par exemple, le code administratif pourrait prévoir une amende de 20 000 Roubles (environ 450 Euros) pour l’omission de rapporter tout incident sur une pollution de l’environnement par les OGM, ce qui couvrirait aussi la contamination par OGM des autres cultures non-OGM, si la loi passait.
La Russie a donné le feu vert pour l’importation d’OGM et les semis de graines résultant de la bio-ingénierie, ceci en contre-partie de son accession à l’OMC, mais le gouvernement russe demeure très sceptique sur les OGM. En Avril, le premier ministre Dimitri Medvedev a annoncé que son cabinet allait reporter le commencement de la certification des plantes OGM destinées à être cultivées en Russie à cause du manque d’infrastructure afin de tester leur sûreté.

Le gouvernement s’oppose également aux importations de nourriture ayant des composants OGM, disant que le pays a suffisamment de terres arables pour pouvoir subvenir à son alimentation régulière.

Mais cette nouvelle législation,même si elle était adoptée, serait difficile à faire respecter en pratique. Prouver un lien direct entre certains OGM et des problèmes de santé et d’environnement peut s’avérer difficile, considérant que les effets pervers, s’ils se manifestent, peuvent le faire après des années d’exposition pour devenir vraiment apparents.

Les critiques de cette proposition de loi disent que celle-ci ne suggère aucun amendement concernant la réglementation de la production de textile (NdT: Le coton OGM Bt est un sérieux problème dans le monde…) et l’industrie pharmaceutique, ces deux industries ayant utilisé des produits génétiquement modifiés depuis des années.


“L’industrie pharmaceutique mondiale utilise des OGM de manière bien plus large que ne le fait l’industrie agro-alimentaire et il y a cette question, qui devrait être puni dans ce cas, les producteurs de médicaments qui sont utilisés pour soigner les gens, ou ceux qui veulent les bannir ?” a commenté 
Alexandre Korbut,  le vice-président du syndicat russe du grain au journal Izvestia.

(Source:  http://rt.com/news/159188-russia-gmo-terrorist-bill/

Secondary source: http://www.brujitafr.fr/article-pollution-sante-et-environnement-projet-de-loi-russe-pour-traiter-les-producteurs-d-ogm-nocifs-com-123644034.html)

venerdì 16 maggio 2014

Venezia – Arte in Campo “libero” … – Dipingere all’aperto è un diritto umano


ARTE in CAMPO è un progetto creato da artisti e cittadini con lo scopo di avvicinare l’Arte e la Cultura a piccoli e grandi bambini, portando vita e colore nei campi di Venezia.
Lo spazio pubblico è un punto d’incontro dove esprimersi liberamente oppure scoprire la propria creatività tramite laboratori didattici e lo sviluppo di progetti comuni.
Non siamo organizzatori di Eventi ne Festival delle Arti… nemmeno una Associazione di Artisti.
Siamo liberi professionisti in rete e facciamo questi incontri sotto forma di manifestazione per reivindicare la Libera Espressione dell’Arte di strada e il nostro diritto di Vivere Venezia.
Spesso e volentieri siamo ospiti all’interno di Festival e partecipiamo vivamente ai vari incontri culturali in città.
Le giornate d’Arte in Campo si svolgeranno durante tutto l’anno con cadenza mensile in diversi campi di Venezia.
Facciamo regolarmente riunioni S.O.S. per raccogliere proposte e discutere insieme il futuro dell’Arte di strada.
La partecipazione è aperta a tutti!
Vi aspettiamo… con l’augurio di essere sempre di più!

info: arte.venezia@nacasona.net
www.artisti-di-strada.nacasona.net

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CRONACA: 

7 MAGGIO 2014
Dopo 3 settimane di disegno all’aperto trascorse senza incidenti, oggi 2 vigili sono venuti a trovarmi in campo. Fatalità, erano gli stessi che m’avevano mandato via nel mese di ottobre. E m’hanno riconosciuto. Ho tirato fuori tutta la serenità che avevo raccolto in questo periodo per cercare di raggionare con loro. Ormai non sto più zitta. Così, hanno cominciato di nuovo il gioco di domande:
-Buon giorno, lei ha l’autorizzazione per stare qui?
- No – ho detto tranquilla – e non mi serve nessun permesso perché io sto soltanto disegnando. Se vuole le faccio vedere la mia cartella. È vuota.
Infatti, non avevo niente da vendere, neanche una misera cartolina. Disegnavo e basta… e quello creava parecchia confusione nella loro mente razionale.
Di solito, i vigili sono sempre di fretta, come se la divisa bruciasse sotto il sole… ma, oggi sembravano disponibili a parlare con me. Ho raccontato di nuovo la mia storia e i motivi per i quali dopo 4 anni non ho ancora l’autorizzazione. Mi ascoltavano quasi con tenerezza e m’hanno perfino suggerito di creare un gruppo di artisti e di andare a parlare in Comune con qualche ufficio competente. Creare un gruppo come S.O.S. Artisti di strada? Ma dai… non ci avevo mica pensato!
Ho deciso che era meglio lasciar perdere e prenderla come un triste scherzo del destino. Così, ho detto che mi trovavano disegnando in campo tutte le mattine se volevano passare a salutarmi o fare due chiacchiere. Non era una provocazione ma, finalmente hanno capito che non potevano mandarmi via senza motivo.
-Mi raccomando, signorina… – ha detto con tono amichevole.
Per la prima volta, loro sono andati via e io sono rimasta in campo, col cuore in gola ma, felice di aver vinto la mia piccola lotta personale alla conquista di uno spazio che è di tutti!

8 MAGGIO 2014
Oggi, verso mezzogiorno, sono venuti a trovarmi in campo 1 carabiniere e 2 militari. Di solito non ho problemi con loro ma, questa mattina avevano un importante compito da fare “per il bene di tutti”.
Erano giovani, forse avevano qualche anno in più di me… ma la divisa li daba un aspetto serio e poco amichevole. Mi ho sempre domandato qual’è la cosa che li spinge a fare questo lavoro. Prottegere Venezia e i suoi cittadini è un atto lodevole… ma, spesso, mi sembra che ce l’abbiano con noi. Con quelle persone che la pensano diversamente oppure sono “fuori” dal regolamento perché semplicemente non esistono regole fatte per loro.
Il carabiniere m’ha chiesto la documentazione con gesto arrogante, mentre i militari sorridevano per mitigare, nel possibile, la richiesta del suo compagno. Sono andata a cercare nella borsa, fra matite e colori, il prezioso documento.
-Ah… spagnola! – ha letto nel tesserino di plastica con voce ambigua fra la curiosità e il disprezzo.
-Sono residente a Venezia – ho evidenziato per evitare che mi trattasse da turista ignorante – Se vuole le faccio vedere il mio codice fiscale.
-Non serve, grazie.
Si sono allontanati per scrivere appoggiati al pozzo come fanno centinaia di turisti al giorno che guardano la mappa. Quell’immagine m’ha fatto pensare alla mia prima estate in campo, quando mi siedevo sulla vera di pozzo a disegnare e diventava il mio improvvisato tavolo di lavoro perché non avevo ancora il cavalletto.
Il pozzo… lo stesso monumento storico che adesso è “intoccabile” per me, perché tempo fa i vigili m’hanno detto con orgoglio che fa parte del “patrimonio culturale e artistico”. Un patrimonio che, purtroppo, si rovina sempre di più.
Mi ricordo ancora quando, delle volte, la ragazza della gelateria mi lasciava un secchio d’acqua per pulire il pavimento e così poter appoggiare la cartella da disegno. D’estate, se non pioveva, il pozzo faceva davvero schifo.
Il carabiniere ha scritto sul quaderno per 10 min, forse di più. Quando m’hanno restituito i documenti ho fatto io le domande:
-Scusi, perché hanno bisogno dei miei documenti? – ho chiesto con tono incisivo.
-Niente, un controllo routinario. Non si agiti. Tutto a posto. – ha risposto lui.
Porca miseria! Allora perché non controllano tutti?! Ditemi la verità, non starmi a raccontare storie… ormai, non capisco più niente. Cosa volete da me?!
E sono andati via senza darmi nessuna spiegazione.

9 MAGGIO 2014
Questa mattina sono tornati il gruppo di militari con il carabiniere. Non hanno detto una parola ma, sono rimasti 20min in campo ad osservarmi. Non vorrei diventare ossessiva ma, ho il sospetto che mi controllano.
ARTISTI, NON PRENDERE PAURA! Se non c’è vendita non possono farvi niente. Disegnare all’aperto non è vietato! Non esiste nessuna legge europea al riguardo. LIBERA ESPRESSIONE ALL’ARTE DI STRADA!
Domani torno in campo.

Noemi Carrau
CRONACA della SETTIMANA

7 MAGGIO 

Dopo 3 settimane di disegno all’aperto trascorse senza incidenti, oggi 2 vigili sono venuti a trovarmi in campo. Fatalità, erano gli stessi che m’avevano mandato via nel mese di ottobre. E m’hanno riconosciuto. Ho tirato fuori tutta la serenità che avevo raccolto in questo periodo per cercare di raggionare con loro. Ormai non sto più zitta. Così, hanno cominciato di nuovo il gioco di domande:

-Buon giorno, lei ha l’autorizzazione per stare qui? 
- No – ho detto tranquilla – e non mi serve nessun permesso perché io sto soltanto disegnando.  Se vuole le faccio vedere la mia cartella. È vuota. 

Infatti, non avevo niente da vendere, neanche una misera cartolina. Disegnavo e basta... e quello creava parecchia confusione nella loro mente razionale. 

Di solito, i vigili sono sempre di fretta, come se la divisa bruciasse sotto il sole... ma, oggi sembravano disponibili a parlare con me. Ho raccontato di nuovo la mia storia e i motivi per i quali dopo 4 anni non ho ancora l’autorizzazione. Mi ascoltavano quasi con tenerezza e m’hanno perfino suggerito di creare un gruppo di artisti e di andare a parlare in Comune con qualche ufficio competente. Creare un gruppo come S.O.S. Artisti di strada? Ma dai... non ci avevo mica pensato!

Ho deciso che era meglio lasciar perdere e prenderla come un triste scherzo del destino. Così, ho detto che mi trovavano disegnando in campo tutte le mattine se volevano passare a salutarmi o fare due chiacchiere. Non era una provocazione ma, finalmente hanno capito che non potevano mandarmi via senza motivo.  

-Mi raccomando, signorina... – ha detto con tono amichevole.

Per la prima volta, loro sono andati via e io sono rimasta in campo, col cuore in gola ma, felice di aver vinto la mia piccola lotta personale alla conquista di uno spazio che è di tutti!  

8 MAGGIO

Oggi, verso mezzogiorno, sono venuti a trovarmi in campo 1 carabiniere e 2 militari. Di solito non ho problemi con loro ma, questa mattina avevano un importante compito da fare “per il bene di tutti”.

Erano giovani, forse avevano qualche anno in più di me... ma la divisa li daba un aspetto serio e poco amichevole. Mi ho sempre domandato qual’è la cosa che li spinge a fare questo lavoro. Prottegere Venezia e i suoi cittadini è un atto lodevole... ma, spesso, mi sembra che ce l’abbiano con noi. Con quelle persone che la pensano diversamente oppure sono “fuori” dal regolamento perché semplicemente non esistono regole fatte per loro. 

Il carabiniere m’ha chiesto la documentazione con gesto arrogante, mentre i militari sorridevano per mitigare, nel possibile, la richiesta del suo compagno. Sono andata a cercare nella borsa, fra matite e colori, il prezioso documento. 

-Ah... spagnola! – ha letto nel tesserino di plastica con voce ambigua fra la curiosità e il disprezzo.
-Sono residente a Venezia – ho evidenziato per evitare che mi trattasse da turista ignorante - Se vuole le faccio vedere il mio codice fiscale.
-Non serve, grazie. 

Si sono allontanati per scrivere appoggiati al pozzo come fanno centinaia di turisti al giorno che guardano la mappa. Quell’immagine m’ha fatto pensare alla mia prima estate in campo, quando mi siedevo sulla vera di pozzo a disegnare e diventava il mio improvvisato tavolo di lavoro perché non avevo ancora il cavalletto. 

Il pozzo... lo stesso monumento storico che adesso è “intoccabile” per me, perché tempo fa i vigili m’hanno detto con orgoglio che fa parte del “patrimonio culturale e artistico”. Un patrimonio che, purtroppo, si rovina sempre di più.  

Mi ricordo ancora quando, delle volte, la ragazza della gelateria mi lasciava un secchio d’acqua per pulire il pavimento e così poter appoggiare la cartella da disegno. D’estate, se non pioveva, il pozzo faceva davvero schiffo. 

Il carabiniere ha scritto sul quaderno per 10min, forse di più. Quando m’hanno restituito i documenti ho fatto io le domande: 

-Scusi, perché hanno bisogno dei miei documenti? – ho chiesto con tono incisivo. 
-Niente, un controllo rutinario. Non si agiti. Tutto a posto. – ha risposto lui. 

Porca miseria! Allora perché non controllano tutti?! Ditemi la verità, non starmi a raccontare storie... ormai, non capisco più niente. Cosa volete da me?! 

E sono andati via senza darmi nessuna spiegazione. 

9 MAGGIO

Questa mattina sono tornati il gruppo di militari con il carabiniere. Non hanno detto una parola ma, sono rimasti 20min in campo ad osservarmi. Non vorrei diventare ossessiva ma, ho il sospetto che mi controllano. 

ARTISTI, NON PRENDERE PAURA! Se non c’è vendita non possono farvi niente. Disegnare all’aperto non è vietato! Non esiste nessuna legge europea al riguardo. LIBERA ESPRESSIONE ALL’ARTE DI STRADA!

Domani torno in campo.
…………………………………

Poesia in sintonia di autore ignoto
Mettono cancelli dappertutto.
Chiudono dappertutto
Piantano pali massicci
alzano grossi muri,
garitte & guardiani
a ogni angolo.
Vogliono cacciarci sotto,
dentro,sempre più¹ sotto
sempre più¹ dentro.
Ma non sanno, non sanno
- è a loro sfuggito-
che il sole vive proprio qua da noi.
Respira con noi
tra queste paurose lastre
di cemento & acciaio
dietro queste mostruose ciminiere.
Non sanno, non sanno
delle nostre conversazioni silenziose
col sole, ogni mattina
del nostro grande progetto di lotta, di vita.
NON ABBIAMO DUBBI
Non abbiamo dubbi ora. Ridurrete
le nostre braccia
a manovelle d’acciaio.
Farete battere le nostre tempie
elettronicamente.
Con i ritmi di produzione
distruggerete tutti i nostri muscoli.
Ma noi siamo
della pazienza del grano,
siamo della fede
che sposta le montagne.
Il giorno nuovo, compagni, la terra
si alzeranno tra gli altiforni
con le pietre dei nostri corpi.

giovedì 15 maggio 2014

Nuova frontiera democratica: "Microchip per tutti!" - di Andrea Bizzocchi




“E faceva sì che a tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e servi, fosse posto un marchio sulla mano destra o sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere se non chi avesse il marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome” – Apocalisse 13:16-17.

Le tecnologie progettate specificamente per tracciare e monitorare gli esseri umani sono in sviluppo da almeno due decadi.

Nel mondo virtuale, i software sono oggi in grado di osservarci in tempo reale, riuscendo addirittura a fare previsioni del nostro comportamento futuro ed inviare segnali alle stazioni di monitoraggio preposte, secondo come gli algoritmi dei computer interpretano le nostre attività. Già questo, di per sè, è uno scenario inquietante.

Quello che fa più paura, comunque, è ciò che sta accadendo nel mondo reale. Stando ai ricercatori che lavorano sui microchip ad uso umano, è solo una questione di tempo prima che questi dispositivi trovino consenso su larga scala.

Probabilmente, in questo momento, hai addosso almeno un paio di microchips RFID. Se si, stai inviando un segnale contenente un numero di 15 cifre che ti identifica. Questo numero può essere ricevuto da delle macchine chiamate “Scanner ISO compiacenti”. Ed anche questi sono ovunque.

Oggi, non è possibile interagire socialmente in modo significativo senza avere un cellulare. Penso che gli impianti di microchip sugli umani seguiranno la stessa falsa riga. Non avere un impianto sarà così limitativo, che essenzialmente non avremo scelta.

La tua prima reazione a questa idea potrebbe essere di incredulità. Non c’è modo che la società accetti un dispostivo del genere. Perchè qualcuno dovrebbe volere un simile impianto addosso?

Considera per un momento a che punto siamo arrivati. Per decenni gli americani hanno rifiutato l’idea di poter essere tracciati o intercettati.
Nonostante questo, oggi, quasi ogni americano ha con se un telefono cellulare. Sono così diffusi da essere considerati un “diritto”, spingendo addirittura il governo a provvedere degli sconti a chi non può permettersene uno.
In ognuno di questi telefoni c’è un chip RFID che traccia via GPS o tramite triangolazione del segnale ogni nostro movimento. Come se non bastasse, il microfono e la videocamera, ormai di serie su ogni telefono, possono essere attivati in remoto dai servizi di sorveglianza delle forze dell’ordine, cosa possibile già dai primi anni del 2000.

Ma nonostante l’invadenza di questi dispositivi, essi vengono normalmente accettati da miliardi di persone in tutto il mondo. Non solo: nessuno ha dovuto “obbligarci” ad averli. Siamo, come sembra, gli aguzzini di noi stessi. E paghiamo fior di quattrini per comprare il miglior dispositivo di localizzazione che il mercato ha da offrire!

Garantito: puoi disconnetterti dalla “rete” semplicemente buttando via il tuo cellulare. Ma, la direzione in cui stanno andando queste nuove tecnologie di monitoraggio, insieme alla continua espansione della sorveglianza da parte del governo, suggeriscono che la tecnologia microchip RFID sarà, ad un certo punto, obbligatoria.

Michael Snyder di “The Truth Wins”, chiede: “cosa si può fare, quando non è più possibile comprare o vendere senza sottomettersi all’identificazione biometrica?”

Questa tecnologia continuerà a diffondersi, e diventerà sempre più difficile evitarla. Ed è facile immaginare cosa un governo tirannico possa fare con questo tipo di tecnologia. Se volessero, potrebbero usarla per tracciare letteralmente i movimenti e le azioni di ognuno.

Un giorno, questa tecnologia sarà verosimilmente così pervasiva, che non sarai in grado di aprire un conto in banca, avere una carta di credito o, addirittura, comprare qualcosa senza che prima ti sia scansionata la mano o la faccia.
È difficile immaginare che la popolazione si sottometta volontariamente ad una simile schiavitù digitale. Ma, come nel caso della disgregazione dei diritti e della privacy in America, è certo che non diventerà obbligatorio dal giorno alla notte.

Primo: le tecnologie devono prima essere accettate dalla società. Inizieranno a diffondersi come prodotti di consumo in tempo reale, come i “Google Glass”. Le generazioni più vecchie potranno anche rifiutarli, ma, in un paio d’anni, puoi scommettere che cento milioni di adolescenti, ragazzini e giovani adulti gireranno per strada con addosso occhiali da sole dal look sportivo, interattivi, capaci di navigare in internet, e capaci di registrare qualsiasi cosa vedano e caricarlo su internet istantaneamente.

Poi, come già stiamo vedendo dalle prime “cavie”, i microchips RFID saranno impiantati volontariamente sottopelle per poter fare di tutto, dall’accesso a edifici di massima sicurezza agli acquisti al negozio all’angolo.

Alla fine, una volta che il concetto sarà generalmente accettato dalla maggioranza, diventerà il nostro nuovo “codice fiscale”.

Per avere accesso ai servizi ufficiali, dovrai essere un “umano verificato”. Senza riconoscimento, non sarai nemmeno in grado di comprarti una birra, figuriamoci ricevere assistenza medica o avere la patente di guida.
Che ci piaccia o no, questo è il futuro. Ogni cosa che compri ed ogni passo che fai, saranno tracciati da un mini microchip passivo a 15 cifre, il che significa che l’unico modo per “spegnerlo”, sarà rimuoverlo fisicamente dal tuo corpo.

In sostanza, vivremo presto in un mondo di monitoraggio costante. I nostri figli ed i nostri nipoti, o almeno la maggiorparte di loro, molto probabilmente, non solo si sottometteranno all’impianto, ma anche ne pagheranno volentieri il prezzo, cosicché potranno anche loro “interagire con la società in modo significativo”.


Andrea Bizzocchi - www.andreabizzocchi.it




mercoledì 14 maggio 2014

Cesano di Roma - Radio Vaticana cala le antenne....




Quattro antenne radiofoniche alte 120 metri ciascuna sono state abbattute. Sono quelle di Radio Vaticana che si trovano a ridosso della ferrovia. In particolare tra le fermate di Cesano e Olgiata. Da anni il Comitato Bambini senza onde e i cittadini del quadrante Nord di Roma chiedono che si prendano provvedimenti seri contro l'inquinamento elettromagnetico prodotto dall'impianto della Radio. E le prime antenne sono state letteralmente buttate giù.

Quello iniziato intorno all'8 maggio 2014 è il primo abbattimento simile dell'impianto radiofonico. "E' un momento storico, una cosa del genere non è mai successa", ha commentato Fabio Rollo del Comitato Bambini senza onde, "Sappiamo che la demolizione dell'impianto ha dei costi, ma la Radio finalmente ha deciso di iniziarla. Questo ci fa ben sperare anche per il futuro". Un risultato positivo dunque è stato raggiunto. Ma ci sono voluti anni di lotte continue dentro e fuori dai tribunali.

Le antenne di Radio Vaticana sono lì all'incirca dagli anni Cinquanta. Ma è solo nel 1998 che nascono il Comitato Bambini senza onde e la sua battaglia contro l'inquinamento elettromagnetico. "Tutto è nato quando le famiglie della zona hanno cominciato a ritrovarsi nelle corsie di ospedale per combattere la stessa malattia. Una forma di leucemia infantile che si stava manifestando troppo frequentemente. Era ovvio che qualcosa non tornava", ha raccontato il portavoce del Comitato Augusto Rossi, "nella sola scuola materna elementare di mia figlia c'erano tre bambini malati". E così è iniziata la nostra lotta.

Sebbene dopo una lunga attesa, la condanna penale è arrivata. E' invece ancora fermo un secondo processo per omicidio colposo e relativo ai danni per la salute intentato contro il paese straniero. "Qualche anno fa c'è stata una perizia che ha stabilito un collegamento tra le antenne e le malattie che si sono sviluppate tra gli abitanti della zona", ha continuato Rossi, "ma per il momento il processo è fermo. Si aspettano nuovi dati scientifici. Da parte del Vaticano del resto non sembra esserci nemmeno volontà di chiarezza, non si sa nemmeno bene chi siano i responsabili tecnici".

Valeria Gaetano - http://www.romatoday.it/