venerdì 17 febbraio 2012

Incontro con Uppaluri Gopala Krishnamurti (U.G. per gli amici) - "Non c’è niente da fare!”


“Non c’è niente da fare” (U.G. Krishnamurti)


Ante Scriptum

Anni addietro mi venne l’idea di scrivere le mie memorie sugli incontri  fatti con donne e uomini di conoscenza, il testo l’avevo chiamato “incontri con i santi”.

Certo alcuni di questi cosiddetti “santi” appaiono come  esseri umani un po’ anomali, e di difficile accettazione da parte delle masse di cercatori tradizionali… Una di queste “persone” particolari da me incontrate fu  Uppaluri Gopala Krisnamurti, uno completamente fuori dal coro…
  
E qui potete leggere la descrizione dell’incontro avuto con U.G.:

Sto cercando di rimettere in sesto e riorganizzare la memoria che ho di Roma. Questo perché ritengo che -essendo nato e vissuto per lunghi anni in questa città- sia doveroso per me  fissarne le immagini. Non dispongo di alcun album fotografico, solo i miei ricordi ed ovviamente i ricordi che più facilmente vengono a galla son quelli che mi riportano in linea con la spiritualità laica….

Mi considero fortunato di aver potuto conoscere negli anni trascorsi alcuni dei maestri che oggi sono universalmente riconosciuti come Mahatma ovvero i  “grandi dello spirito”.   Di qualcuno ho già raccontato le sensazioni vissute durante l’incontro, come ad esempio  quella volta con il 16° Karmapa, di altri debbo ancora meditare sul significato ed il valore.  Oggi vorrei però raccontare un’importante “tete à tete” che  ebbi con un “personaggio” anomalo della conoscenza, un maestro -non maestro. Un saggio che rifiutava la saggezza come percorso  affermando che  “è la vita stessa che si prende cura di tutto, non c’è bisogno di interferire con l’intenzione di raggiungere la conoscenza, la conoscenza è la nostra vera natura e non può essere ottenuta attraverso processi mentali od una volontaria (ipoteticamente volontaria) ricerca…”. Insomma si trattava di un saggio che secondo i nostri canoni potremmo chiamare “nichilista”, ma anche  Buddha fu definito tale e tanti altri “conoscitori del Sé”  che oggi son rispettati come maestri dell’umanità….

L’incontro con questo “ribelle della saggezza”  avvenne chiaramente nel modo più banale possibile, nel tran tran di una normalissima giornata a Roma, una giornata tiepida d’autunno, com’è oggi, con il sole in cielo e  la città sbrilluccicante di specchi e vetrate riflettenti la luce.   Anche Uppaluri Gopala Krishnamurti (questo il nome canonico del “saggio”) rifulge ora nella mia mente come quel giorno di sole…..
   
Eccolo..  U.G. (per gli amici)….

La mia sadhana (pratica spirituale) procedeva  retta, vivevo a Roma,  la mia vita leggera e scandita da molteplici esperienze. Nel corso del tempo avviai una sorta di comunione sincretica con  altri cercatori sul cammino, avevo frequentato e conosciuto tutti i gruppi che  operavano a quel tempo in città. Incontrai Baktivedanta Prabupada (il fondatore degli Hare Krishna), Raphael Lacquiniti (fondatore dell’Ashram Vidya),  Satyananda (discepolo di Ananda Moy Ma)  e diversi altri luminari dello spirito, oltre  a conoscere i vari devoti e seguaci di Maharishi Mahesh Yogi, Guru Maharaji, Bagawan Rajneesh (Osho),  etc.  ed anche vari maestri anomali  e cultori di strane sette, come i  “rinomati” Bambini di Dio… etc.

Insomma facevo come Narada che andava da un ashram all’altro a cantare i nomi del Signore (nelle varie forme) confrontandosi con i devoti di diverse  religioni, demoni e dei.

Ovviamente avevo notato come ognuno dei “religiosi” incontrati cercasse di tirare l’acqua al proprio mulino.  Quasi tutti  volevano convincermi del loro credo, alcuni arrivando  a dirmi che se non avessi accettato la loro fede era inutile che li frequentassi.  Mi restavano pochi amici laici, liberi e seriamente consapevoli dell’Unità dietro il nome la  forma, una di questi era Marisa Saetti, persona squisita che di tanto in tanto andavo a visitare nella  sua casa antica, vicino alla sede del Partito Radicale, in pieno centro storico di Roma.

Un giorno Marisa mi disse: “Sai viene a trovarmi un Jnani (uomo di conoscenza), che vive in Svizzera ma di tanto in tanto passa  da queste parti, si chiama Krishnamurti – ma non è quell’anti maestro dei teosofi-   è  Upalluri Gopala Krishnamurti, detto U.G.  uno che sta per conto suo, sarà qui a pranzo da me domani, perché non vieni anche tu a farci compagnia?”.

Accettai l’invito e l’indomani mi ritrovai sulla  grande terrazza, noi tre soli, Marisa, U.G. ed io, come ad un incontro fra persone  qualsiasi, magari un po’ borghesi.  Osservavo U.G. con la coda dell’occhio,  un uomo di mezza età che pareva un impiegato di qualche ufficio pubblico di Bombay, vestito come un indiano occidentalizzato, pantaloni scuri, camicia bianca sbottonata sul collo e  mi pare anche una giacca.  Dopo le presentazioni alquanto formali ognuno pareva interessato agli affari suoi, io gironzolavo sulla terrazza, Marisa preparava il pranzo, U.G. se ne stava seduto in silenzio.

Non volevo assolutamente affrontare alcun discorso spirituale   e perciò mi guardavo bene dall’attaccar bottone, ma con mia meraviglia mi avvidi che U.G. sembrava ancor meno di me interessato a chiacchierare, anzi non mi guardava nemmeno.

Ad un certo momento notai persino che sparì all’interno della casa. Memore di come fossi stato importunato in passato da tutti quei “maestri” e discepoli incontrati, che volevano trasmettermi i loro sublimi messaggi, restai un po’ perplesso dall’atteggiamento di Uppaluri Gopala.

Nel frattempo Marisa annunciò che il pranzo era pronto, chiedo di lavarmi le mani e Marisa mi indica il bagno,  vi entro e mi accorgo che era già occupato da Uppaluri Gopala, mi sento un po’ in imbarazzo e faccio per uscire, vedo però che  lui resta immobile, come in catalessi… Non avevo suscitato in lui  alcuna reazione,  non stava facendo nulla di speciale, era lì in piedi che guardava fissamente la vasca da bagno…  a quel punto  ritorno verso il lavello e mi lavo le mani con noncuranza, nel frattempo anch’egli  sembrò uscire da quello  “stato di sconnessione”  e viene a sedersi a tavola. 

Pranzo molto "inglese", non per il cibo -ottimo- cucinato da Marisa,  ma per l’aria distaccata di tutti noi che mangiavamo con sussiego scambiando solo parole necessarie, tipo “vuoi ancora? – qui c’è l’acqua, etc.”. Decisamente sembrava che U.G. non volesse  “convertirmi”  a nulla, la mia curiosità  verso quest’insolito maestro era stata risvegliata ma non “abbastanza”  da fargli qualsivoglia domanda “spirituale”. In fondo di fronte ad un Jnani (un saggio) cosa si può dire se non parole vuote per lui e fuorvianti per noi?  

Solo anni dopo, leggendo la sua biografia mi accorsi che quello era esattamente ciò che aveva voluto comunicarmi: “Sto parlando? Sto dicendo qualche cosa? E’ come l’ululato dello sciacallo, l’abbaiare di un cane o il raglio di un asino. Se riuscite a porre quello che dico allo stesso livello e sentire solo le vibrazioni  siete fuori dall’inganno e  non andrete mai più a sentire nessuno. Finito. Non si dovrebbe parlare di autorealizzazione. Voi realizzerete che non c’è la realizzazione, questo è tutto.  Non  esiste un centro, giusto c’è  la vita che sta lavorando in un modo straordinario…”. 
    
Paolo D’Arpini



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Di seguito una cernita di alcuni brani tratti dal volumetto L’inganno della illuminazione, conversazioni di Uppaluri Gopala Krishnamurti

“Tutto quello che fate rende impossibile l’esprimersi di quanto è già qui. Per questo io lo chiamo lo «stato naturale». Voi siete sempre in quello stato. Quello che impedisce a ciò che è già qui di esprimersi è proprio la ricerca. La ricerca va sempre nella direzione opposta, perciò tutto quello che considerate veramente profondo, tutto quello che considerate sacro, è una contaminazione di quella coscienza. Può non piacervi la parola «contaminazione», ma tutto quello che considerate sacro, santo e profondo è davvero una contaminazione. Così, non c’è niente da fare. Non dipende da voi. Non mi piace usare la parola «grazia», perché allora viene da chiedersi, «la grazia di chi?». Non si tratta di essere prescelti; capita, non so perché. Se mi fosse possibile, cercherei di aiutarvi. Ma questa è una cosa che non posso darvi, perché voi già l’avete. È ridicolo chiedere una cosa che già si possiede.
[...]
Non passo più il tempo a ricordare, preoccuparmi, concettualizzare e compiere tutte quelle cose mentali che la gente compie quando è da sola. La mia mente è soltanto occupata quando è necessario, ad esempio quando fare domande, o quando io devo sistemare il registratore o cose simili. Per il resto del tempo la mia mente si trova nello stato «disinnestato». Naturalmente adesso ho di nuovo la memoria – inizialmente era abolita, ora però è nuovamente presente – ma è come qualcosa che sta dietro, che viene in superficie solo quando è necessario, automaticamente. Quando non serve, non c’è nessuna mente, nessun pensiero, ma solo vita.
[...]
La coscienza è talmente pura che qualunque cosa facciate per purificarvi non fa altro che rendervi impuri. La coscienza deve sgorgare, per così dire: deve purgarsi da ogni traccia di santità e non-santità, da tutto quanto. Anche ciò che voi considerate «sacrosanto» è una contaminazione in quella coscienza. Non avviene attraverso una volontà da parte vostra; quando le barriere vengono distrutte, non attraverso uno sforzo da parte vostra, né per mezzo della vostra volontà, allora le chiuse si aprono e tutto scaturisce. [...] Lo stato di coscienza separativo non funziona più; c’è sempre lo stato di coscienza unitario, e niente può toccarlo. Qualunque cosa può arrivare – un pensiero buono, cattivo, il numero di telefono di una prostituta di Londra… [...] Quello che viene non ha nessuna importanza – buono, cattivo, sacro, profano.

Chi può dire: «Questo è bene; questo è male»? – è tutto finito. Si è come ricondotti alla sorgente. Ci si ritrova in quello stato di coscienza puro, primordiale, che potete chiamare consapevolezza o come vi pare. In quello stato le cose accadono, ma non c’è nessuno che ne sia interessato, che presti loro attenzione. Vanno e vengono così, come lo scorrere delle acque del Gange: acqua di fogna si riversa in essa, corpi mezzi cremati, cose buone e cattive, tuttavia quell’acqua resta sempre pura” (pp. 10; 35-36; 46-48).

Ricordiamo solo che qui, quando U.G. Krishnamurti parla di “nessuna importanza”, vuole intendere quello che si voleva significare per esempio con il termine “indifferenza” nei testi stoici antichi. Ovvero non come – così è usata oggi questa parola – sinonimo di menefreghismo, di secco e freddo distacco dal mondo, ma come benevolente e accogliente apertura a tutto, egualmente a ciò che, ancora in una prospettiva dualistica, si ritiene bene o male, buono o cattivo, da accettare e da rifiutare. Indifferenza: cioè non fare differenza. Nessuna importanza: cioè a ogni cosa, evento, situazione la stessa somma importanza. Tutto è sempre molto importante.

(Selezione dei brani di Gianfranco Bertagni)

giovedì 16 febbraio 2012

Giordano Bruno... un libero pensatore od un santo non riconosciuto?

LA FILOSOFIA DI GIORDANO BRUNO CONCLUDE E RIASSUME IL RINASCIMENTO MENTRE IL ROGO DEL 17 FEBBRAIO 1600 RAPPRESENTA PER LA STORIA UN FALLIMENTO....

Perchè quel rogo, come tanti altri roghi che hanno bruciato in tutta Europa in quei terribili secoli di infame ottusità (paragonabili ai roghi attivati dai bombardamenti della Nazione Egemone sulle popolazioni eretiche del XX secolo) ha costituito unicamente un gravissimo intoppo all'evoluzione dell'intera umanità, e certamente non solo una manifestazione di stupida violenza da parte di un Potere costituito che riteneva in tal modo di potersi perpetuare all'infinito.


Il pensiero di Giordano Bruno parte e si dipana dalla riflessione su due secoli di intensa attività creatrice. E' la nascita e lo sviluppo del Rinascimento, che dobbiamo far iniziare con l'arrivo in Italia di Giorgio Gemisto Pletone, massimo studioso di Platone. A noi oggi pare strano che per secoli l'umanità abbia ignorato Platone.


Oltretutto la filosofia platonica è stata all'origine della nascita e dello sviluppo del Cristianesimo con lo sviluppo del Neoplatonismo sincretico e della cultura dell'Ecumene romano, impregnata all'epoca della filosofia stoica diffusa dal fondamentale centro di Alessandria. Tuttavia, malgrado Agostino che era ancora letto nel Medioevo, la Chiesa aveva fatto propria la "Scolastica" che della filosofia aristotelica, secondo l'Aquinate, era una diretta emanazione.


Perciò, l'arrivo del platonismo in Italia, oltre ad incontrare una nutrita schiera di "spiriti realmente eletti" favoriti dal mecenatismo dei Medici, aveva dato vita ad un fervore di studi mai avvenuto prima nel nostro paese. Inoltre, anche grazie alla presenza di papi mecenati e soprattutto "rinascimentali", il sommovimento rivoluzionario generato dall'attenzione rivolta verso le qualità superiori dell'Uomo, che fu chiamata, appunto, umanesimo, aveva dato vita ad un'esplosione di opere d'arte di cui è rimasta traccia indelebile fino ad oggi come momento insuperato dell'universalità potenziale insita nell'uomo stesso.


Questa è la centralità umanistica che attinge alla parte non materiale della personalità individuale senza  aver bisogno di "grazie celesti" eventualmente impartite per il tramite di sacerdoti più o meno illumionati. Questo è il Platonismo nella sua lucida essenza e questo è lo spirito a cui attinse anche il Bruno nella formulazione con del suo più che articolato pensiero. Che invano l'Istituzione pensava di modificare con l'abiura da parte del suo autore,o nascondere. E' facile infatti comprendere come il pensiero bruniano, ancora oggi non studiato nelle sue potenzialità, soprattutto nella sua formulazione della infinità dei mondi, costituisca nella sostanza una diretta discendenza dalla concezione dell'infinita potenza dello spirito umano.


Perchè nel pensiero bruniano non c'è spazio per Dio, o per lo meno per il Dio della fede coercita. 


LE OPERE DI BRUNO furono invano nascoste per secoli e secoli. Tuttavia, riapparvero a fine ottocento ed oggi circolano abboindantemente anche se la cultura attuale non ha avuto ancora il tempo per elaborarle e trarne una conclusione per tutti. E tuttavia è facile dedurre che Giordano Bruno aveva anticipato di secoli le conclusioni a cui è pervenuta la scienza contemporanea con la Fisica post-quantistica e la concezione olografica dell'Universo. Concezioni che ricongiungono la scienza alla filosofia.


Quella scienza alla quale il Bellarmino, gesuita e quindi capace di capire dove andava il mondo, aveva affidato l'incarico di fungere da pseudo-conoscenza, (ed a questa intuizione si deve il sostanziale accordo col Galilei dopo lo pseudo processo) purchè lasciasse ai preti spazio libero per gestire la "cultura dell'anima".


In conclusione possiamo elencare la sequenza dei pensatori e artisti che dovrebbe costituire un frammento della Storia del pensiero: 
Giorgio Gemisto Pletone, Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, Angelo Poliziano, Michelangelo Buonarroti, il cardinale Bessarione, Niccolò Cusano,  Bernardino Telesio, Tommaso Campanella, Keplero, Copernico, Newton... ed ovviamente Giordano Bruno, che li completa e li riassume!


Giorgio Vitali 

Pacifismo unitario - No alle guerre mascherate da liberazioni democratiche...



“…la solidarietà fra esseri umani è essenziale per la sopravvivenza della specie e -soprattutto- per il mantenimento dell’intelligenza…” (Saul Arpino)


Ante Scriptum

Una condizione essenziale per il mantenimento della vita sulla Terra, soprattutto in riferimento alla vita umana, è che gli uomini la smettano di procurare continue autodistruzioni, in forma di guerre umanitarie. Assistiamo alle spinte sempre più forti, dopo la caduta della Repubblica Sovietica Socialista, di guerre di conquista economica e culturale, mascherate da “liberazioni”.. Gli ultimi esempi li abbiamo visti con l’invasione dell’Irak, dell’Afganistan, della Libia ed ora si aspetta l’invasione della Siria e dell’Iran… Ma non credo che tutte le altre nazioni del mondo staranno a guardare quel che gli “alleati” occidentali considerano un sacro dovere democratico. Le avvisaglie di reazioni violente ci sono già tutte nelle parole dure di Russia e Cina, ma anche di Pakistan, India e di altri paesi che non intendono sottomettersi al tallone “USA” e dei potentati economici.. La possibile futura guerra mondiale, distruttiva più che mai, per via dell’uso di atomiche fra i vari belligeranti, si profila oggi come una prospettiva “concreta”… Ai tempi del conflitto in Vietnam il mondo intero si era sollevato e gli USA hanno dovuto fare marcia indietro… Tutti i pacifisti della Terra si erano mossi con proteste in ogni parte del mondo.. Ma ora, anche in seguito alla crisi economica “pilotata” e provocata ad arte, che impaurisce le masse e gli animi dei benpensanti, mantenendoli in una condizione di timidezza nei confronti del potere costituito (per paura di perdere quel poco che ancora hanno), nonché in seguito alla promulgazione di leggi sempre più repressive e poliziesche, i movimenti pacifisti sono inibiti, rendendo in tal modo quasi impossibile la sollevazione popolare contro questa solerte spinta guerresca occidentale. Ma qualcosa ancora si muove, qualche coscienza si anima.. Lasciamo che la coscienza collettiva inorridisca di fronte alla prospettiva di una guerra, causata da semplici interessi economici, e lì fermiamoci…

Ecco qui di seguito alcune proposte pacifiste  per dire no alle guerre.

La corrispondenza di pareri e proposte inizia con una lettera di Nicola Cospito indirizzata a Giulietto Chiesa: “Brevi appunti sul “movimento pacifista”

Caro Giulietto Chiesa, ogni tanto sento il bisogno di scriverti e di rubare un po’ del tuo prezioso tempo. Questo non solo perché condivido spesso il tuo punto di vista ma anche perché la massa di bugie che ci propina la stampa occidentale ci fa sentire soli e sperduti. Lo sai meglio di me cosa significa non allinearsi al pensiero dominante: si viene emarginati. Ma vengo al dunque. Quanto sta accadendo in Siria meriterebbe, a mio parere, una seria riflessione da parte di tutti circa la realtà dei fatti e gli obiettivi strategici in gioco. Mi sarei aspettato, forse ingenuamente, una risposta chiara e forte da parte delle associazioni diciamo così “antagoniste” e dal movimento per la pace. Invece quest’ultimo non solo appare diviso, ma alcune frange si stanno allineando con la propaganda di guerra occidentale. Almeno così mi sembra. Ad esempio il “tavolo per la pace” organizza per il 19 febbraio una manifestazione a Roma in favore del popolo siriano, nel senso del popolo ribelle ad Assad; paxchristi pubblica sul suo sito articoli conformi alle menzogne occidentali e peacereporter non fa certo di meglio. Il quadro è desolante proprio in un momento delicato come questo, in cui sarebbe necessaria unità e l’elaborazione di una strategia comune contro la guerra magari in collegamento con altri movimenti di altri paesi. La questione della Siria mi sembra fondamentale: se cade il regime di Assad la guerra con l’Iran sarà certa. Io spero in Alternativa e nella rinascita di una coscienza pacifista, progressista e ambientalista. Perché il materiale umano c’è. Penso ai referendum. Se leggi i commenti alle notizie sulla Siria pubblicate, ad esempio, sul sito de “Il fatto quotidiano”, vedrai che la maggior parte di chi scrive non crede alle bugie della stampa occidentale. E’ confortante, ma è ancora poco, purtroppo. Grazie”

………

Risposta di Giulietto Chiesa a Nicola Cospito: “Caro Nicola, quello che dici è, purtroppo esatto. Diverse componenti dell’ex movimento pacifista hanno ormai – come si potrebbe dire in gergo marinaro – perduto la bussola. La cosa è tanto più sconcertante se si tiene presente che abbiamo, fresca fresca, l’esperienza della Libia. Quando il pacifismo finisce per scrivere i suoi proclami con l’inchiostro del Dipartimento di Stato USA, si capisce che non può restare a lungo “pacifista”. Poi partiranno i missili e i bombardieri, e loro si strapperanno le vesti in nome delle vittime martirizzate. Come se non avessimo già visto il Kosovo, l’Afghanistan l’Irak, la Libia. La potenza della GFSM (Grande Fabbrica dei Sogni e delle Menzogne) è davvero micidiale. I poveri di spirito non possono sottrarsene perché non hanno alcun riferimento concettuale che li aiuti a capire cosa succede. Il movimento pacifista fu demolito non perché era debole, ma perché non aveva una analisi delle cause, cioè delle strategie, che producono la guerra infinita di questa fine dell’Impero. Così fu costretto a piangere le guerre già fatte invece di prevenire quelle che stavano arrivando. L’Irak lo ammazzò definitivamente, quando si vide che l’Impero ignorava totalmente la risibile “potenza delle moltitudini” disorganizzate e cieche. Adesso fanno di peggio: adesso accettano la preparazione delle guerra e portano acqua al mulino che prepara la farina sanguinante. Alternativa non sta da quella parte. Io ho firmato l’appello di Losurdo, Cardini, e altri. Tra qualche giorno Alternativa uscirà con un documento, che è in preparazione, in cui diremo queste cose. E tu, caro Nicola, visto che le vedi come le vedo io, perché non vieni con noi?”

…………..

Nota di Maurizio Barozzi: “Qui è necessario che TUTTI, a prescindere dall’ideologia che li distingue, si ritrovino in un fronte comune concordante su poche, ma sostanziali cose, che le espongo qui terra, terra:
1. E’ in atto un tentativo di governo planetario, che sovrasti e annichilisca ogni anelito di indipendenza nazionale. Il peso militare di questo tentativo viaggia per lo più su gli Stati Uniti d’America, ma non solo. Questa imposizione di un nuovo ordine mondiale, globalizzato, dovendo contrastare varie spinte centripete, di natura geopolitica, che puntualmente si verificano sulla scena internazionale, espone il genere umano ad una catastrofe apocalittica. Tanto più che costoro non hanno alcuno scrupolo, per intraprendere una guerra e massacrare un intero popolo, come è dimostrato dalle false flag dell’11 Settembre, dalle fandonie sulle armi di distruzione di massa e dall’ignobile aggressione alla Libia.
DI CONSEGUENZA, questo vuol dire che TUTTI si devono impegnare in atti, scritti e manifestazioni contro la guerra, contro ogni guerra che questi delinquenti intraprendono dietro spudorati e falsi motivi. Occorre quindi sostenere e solidarizzare con quelle personalità, quegli Stati, che sono aggrediti da strutture mondialiste, quali organizzazioni ONG, false istituzioni per i diritti umani, la democrazia, falsi movimenti di liberazione sessuale, ecc., campagne criminalizzanti dei mass media. Sono tutti cavalli di troia per determinare violenze e morti e preparare il terreno alle aggressioni militari.
2. E’ estesa su tutto il pianeta una tremenda tela di ragno, rappresentata dall’Alta Finanza, un pugno di potentissime famiglie che da secoli detengono nelle loro mani una spaventosa ricchezza, e che dagli inizi del secolo scorso, attraverso la diffusione del dominio bancario e del Federal Reserve Sistem, è riuscita ad impadronirsi del controllo della moneta, imponendo agli Stati uno strangolamento da usura. Ogni crisi, di carattere economico finanziario, causata da questo sistema perverso e speculativo, che mira ad accrescere e non a cedere il ben che minimo potere, deve essere accollata al popolo, se serve anche attraverso governi di uomini partoriti dal sistema finanziario e sostenuti da un pò tutti i partiti succubi del mondialismo.
DI CONSEGUENZA, questo vuol dire che ogni analisi sociale ed economica, ogni strategia di contestazione non può prescindere dal fatto che tutte le realtà sociali essenziali: economia, imprese, multinazionali, mass media, circoli culturali, persino movimenti politici antagonisti, sono in qualche modo, vuoi palese attraverso partecipazioni azionarie, o vuoi occulto attraverso prestanome, di proprietà o sotto controllo di queste famiglie, di queste Fondazioni, di queste banche.
3. Vi è in medioriente una nazione, Israele, dotata di arsenale nucleare, pervasa da una ideologia teocratica e di dominio mondiale su presupposti biblici, il quale non deflette di un unghia nel perseguire i suoi sogni aberranti. Attraverso una diffusa presenza di lobby potentissime questo Stato si assicura la protezione e la connivenza delle nazioni dell’Occidente facendole complici delle sue malefatte.
DI CONSEGUENZA, questo vuol dire che si deve lasciar stare, da una parte, ogni ideologia antisemita che non ha ragione di persistere e offre il fianco al vittimismo e dall’altra ogni solidarietà,indecente e immotivata tipo “La sinistra per Israele”. Israele deve essere contestato per la sua espansione ed egemonia razzista che pone in pericolo l’esistenza di tutti e per i suoi crimini e genocidi perpetrati nell’indifferenza delle nazioni dell’Occidente”

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Commento di Joe Fallisi: “”Mi trovo d’accordo  dunque idealmente faccio parte di quel fronte comune  auspicato. Ma non trovo necessaria la puntualizzazione finale, politically correct, sull’”antisemitismo”, che potrà tanto piacere a Giulietto Chiesa (il quale, comunque, anche lui dice nel suo intervento cose giuste), ma mi lascia indifferente. La “questione ebraica” e “razziale” è presentissima ancor più che ai tempi in cui fu individuata, e più OPERANTE di allora. Sono i razzisti-suprematisti su (fanta-)base, appunto, biblica i mostri che vogliono lo Stato “ebraico” e il dominio mondiale, la Lobby tentacolare che li sostiene e l’infinita schiera di goyim a servizio, NON chi li vede, denuncia e combatte (cfr. http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/91775). Del resto non si tratta affatto solo di una lotta fra i ricconi e le masse sempre più depauperate. Farebbe comodo lo schemino ottocentesco, ma non è così. Agiscono forze molto più radicali, ovvero che si muovono alla radice, e ora sono venute apertamente allo scoperto. Lo scontro, come tu del resto hai varie volte adombrato, è persino metafisico. Bisogna vedere le cose per quel che sono.”

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Commento di Giorgio Vitali: “.. credo che PER IL MOMENTO occorre accantonare questa tematica che porta a discriminazioni e distinguo (motivati troppo spesso da IDIOZIA, perbenismo idiota e soprattutto PAURA.) NOI sappiamo troppo bene cosa muove Lorsignori e basterebbe leggere qualcuno dei tantissimi libri circolanti e che Lorsignori NON riusciranno mai a fermare, per capirlo. AL MOMENTO IL NOSTRO IMPEGNO DEVE ESSERE PROTESO SOLO AL RAGGIUNGIMENTO DI UN MOVIMENTO CORALE. Di difficile realizzazione, visto che le FORZE oscure operano dietro le quinte, MA NECESSARIO.”

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Commento di Claudio Moffa: “Caro d’Arpini, se ricordo bene sei un amico di Vittorio Marinelli … Non capisco perché ridurre la questione del dialogo tra destra e sinistra solo al “pacifismo”, mi pare un po’ pochino. I problemi sono ben più ampi, diciamo a tutto campo, anche se al loro interno si potrà o dovrà di volta in volta (o magari ad personam) scegliere l’argomento da privilegiare:  come eliminare? dall’orizzonte della possibile (sottolineo possibile) convergenza sinistra-destra, le questioni delle sovranità statali minacciate dall’UE, della sovranità monetaria, dell’autonomia della Politica (quella vera) dai poteri bancari-finanziari e mediatici, delle immigrazioni, del rapporto maggioranza-minoranze etc. etc.?”

……

Mia rispostina: “Caro Claudio Moffa, sono quel D’Arpini…  e sono un pragmatico laico, coltivare troppi argomenti crea divisione.. mentre ora abbiamo bisogno di ritrovarci tutti nell’idea “pacifista” di dire no alla guerra incombente.. Quel che tu proponi è un “progetto” politico, pur condivisibile da parte mia.. ma sarebbe causa di infiniti distinguo da parte di tanti altri… Fermiamoci a quel che tutti potrebbe unire.. “no alla guerra!” Poi se la “ragione” dovesse prevalere.. sarà anche il caso che si possa far chiarezza sui tanti temi da te evocati..   Questo ovviamente è il mio parere e non pretendo che prevalga.. il mio è solo un auspicio di coesione attorno ad un fine comune, che rappresenta l’intelligenza umana… Inoltre. E’ ovvio che anch’io sono favorevole alla sovranità ed  autonomia economica in tutti i sensi, sono persino favorevole all’autarchia… ma in un mondo che sia “sopravvissuto” e non discutendone sul ciglio del burrone…. ”

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Intervento di Caterina Regazzi: “Caro Paolo, ieri sera ho letto la raccolta di commenti sulla necessità di fare fronte comune contro le guerre (http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/02/12/no-pacifista-ed-unitario-alle-guerre-della-globalizzazione-occidentale-mascherate-da-liberazioni-%e2%80%93-pareri-di-nicola-cospito-giulietto-chiesa-joe-fallisi-giorgi-vitali-ed-altri/e sono andata anche a leggere il dialogo fra Giulietto Chiesa e quel Nicola sul suo sito e, già che c’ero ho ascoltato il “video della settimana” sempre di G.C. e l’ho trovato molto molto interessante.
Parla tra l’altro di un episodio che ha vissuto con dei giovani in una scuola, dove diceva che, secondo lui, per superare questa empasse non é più sufficiente che ci sia un risveglio di coscienze sempre più numeroso, se queste coscienze non si aggregano, per fare qualcosa, in un’organizzazione politica nuova, dal momento che come si é visto negli ultimi anni, i partiti esistenti si sono dimostrati incapaci tanto da giustificare l’intervento di un governo tecnico che sta facendo quello che nessun partito aveva il coraggio di fare.
Ammesso che quello che stanno facendo sia la cosa giusta per…..? Per cosa?
Per farci continuare nel sistema di sfruttamento da parte dei potentati economico-finanziari? Era questo quello che il popolo italiano e non solo necessitava? Non ci sono altre strade da perseguire?
Le guerre che ci sono state in questi ultimi anni e che si preannunciano, non hanno niente a che vedere con questa situazione?

Per me HANNO molto a che vedere. La democrazia (ma quale?) deve essere esportata solo in paesi con cui noi abbiamo rapporti per la presenza sul loro territorio di petrolio ed altre materie prime che ci sono (secondo il sistema di vita che ci siamo abituati a condurre) necessarie? O con paesi che sono importanti per la loro vicinanza con altri paesi che ci sono “amici”? e che sono in contrasto tra di loro? Comunque G.C. diceva che i giovani che lo ascoltavano sono rimasti quasi scandalizzati da quella affermazione, dimenticando che la parola “POLITICA” non é una parola negativa di per sé, anzi, la politica dovrebbe essere l’occupazione più nobile di persone coscienziose e che desiderano per sé e per il popolo di cui fanno parte, condizioni di vita eque e portatrici di benessere, ognuno secondo le proprie necessità.

Purtroppo ormai la gente non crede più a niente e a nessuno e l’unica cosa che riesce a fare é dimostrare un malcontento con sistemi che non aiutano la causa, ma anzi, sono tanto controproducenti da provocare la reazione delle forze dell’ordine e dei poteri che così stringono ancora di più il cappio intorno al collo.
Sono rimasta inorridita poi, anche se non ho piena coscienza del significato di questa operazione, della grande considerazione che il nostro presidente del consiglio ha ricevuto da Obama, nel suo recente viaggio. E’ andato forse a raccogliere il consenso alle sue operazioni da un personaggio che tira le fila del mondo (anche lui poi agirà guidato chissà da chi?)…

Concludendo, sono favorevole a un dibattito che serva a risvegliare coscienze, ma questo deve portare a un qualcosa di concreto al di fuori di certe sia pur utili ed interessanti mailing list….Ho letto che c’é in embrione un’”Alternativa” e credo che sia quello di cui c’é bisogno…”


Testo a cura di  Paolo D’Arpini

mercoledì 15 febbraio 2012

Naropa.. Tilopa .. e la santa Dakini... riraccontati da Irma Cantoni

NAROPA INCONTRA LA DAKINI.

Siamo nell’antica India nord orientale di più di mille anni fa. Andiamo a incontrare Naropa, uno dei grandi maestri indiani, un mahasiddha. Era un professore universitario, uno dei big dell’epoca. Oggi sarebbe intervistato dalla CNN, chiamato ai grandi seminari, corteggiato per una partecipazione a convention, conferenze, dibattiti. Sarebbe spesso in giro per il mondo, e probabilmente avrebbe un addetto stampa. I dibattiti del tempo erano tuttavia più serrati e coinvolgenti di quelli di oggi. Ci si giocava tutto. Reputazione e studenti. Se perdevi, tutti i tuoi studenti ti lasciavano e andavano da chi aveva vinto. 

Harvard, probabilmente, non vorrebbe far cambio con il tempo di allora!

Si narra che un giorno il dotto Naropa incontrò donna molto vecchia, addirittura repellente a vedersi.Portava su di sé i canonici trentasette elementi della bruttezza. Sono interessanti da elencare: occhi rossi e infossati. Capelli arruffati dal colore giallastro e rossicio. Fronte protesa, larga. Un viso grinzoso. Le orecchie enormi e lunghe. Il naso storto e rosso. Una barbetta giallognola con delle striature bianche. La bocca sghemba e aperta. I denti marci e rivolti all’interno. La lingua sempre in movimento, come a masticare e a inumidire le labbra. Ad ogni sbadiglio, un fischio. A ogni pianto, lacrime copiose lungo le guance. Tremolante di brividi e ansimi a ogni respiro. Una carnagione bluastra. La pelle spessa e ruvida. Il corpo sghembo e curvo. Il collo piegato. Con la gobba e munita di un bastone perché zoppa. Insomma... non una bella visione.
In realtà la vecchia donna incontrata quel giorno da Naropa era una Dakini in azione, che voveva fargli da specchio. Ma Naropa era orgoglioso, non la riconobbe. Studenti e gente andavano e venivano accanto a lui, i rumori dell’università arivavano attutiti, mentre lui stava immerso nella lettura dei testi, seduto a terra, appoggiato forse a un muro o a un albero. Lui era un brillante docente, si direbbe oggi, un super accademico della prestigiosa Università di Nalanda dell’India, non era uno qualsiasi da poter disturbare...
- Che fai ?- chiese la vecchia comparendo di colpo in tutta la sua magnifica – diciamo pure così – bruttezza, davanti a Naropa.
- Studio gli insegnamenti del Buddha, la grammatica, la logica, l'epistemologia, i precetti spirituali – rispose lui.
- Li comprendi?
- Si.
- Capisci solo le parole o anche il loro significato?
- Capisco le parole- ammise Naropa in un attimo di sincerità.
La risposta deliziò la Dakini che iniziò a ridere e a danzare. Era diventata bellissima, una giovane donna meravigliosa. Ma Naropa aggiunse subito: - ... E capisco anche il significato!
La Dakini tornò ad apparire vecchia. Gettato a terra il bastone, cominciò a piangere. Tremava come fosse in preda alle convulsioni. Naropa aveva mentito, si stava spacciando per un realizzato, uno yogi. Invece era solo uno studioso che capiva solo gli insegnamenti a livello intellettivo, che non ne aveva avuto alcuna esperienza spirituale.

Naropa, al cambiamento della Dakini, fu pervaso dalla vergogna. Arrossì e le chiese: - Perché mai eri felice, quando ho detto che capivo le parole
e ti sei intristita quando ho aggiunto che ne capivo anche il senso?
- Prima mi sono sentita felice perchè tu, un intellettuale così famoso, avevi detto
la verità, ammettendo di capire solo le parole. Poi mi sono rattristata, quando subito dopo hai mentito, affermando di capirne il significato. Ma il significato del Dharma tu non lo capisci!
- Chi mai lo capisce...?
- Mio fratello Tilopa lo capisce.
- Allora fammelo conoscere! Portami da lui, ovunque egli sia.
- Andrai da solo. Vai da lui, omaggialo e chiedigli di insegnarti a capire il
significato.

Detto questo, la Dakini si dissolse come arcobaleno nel cielo.
Naropa aveva incontrato una Dakini. Le sembianze di vecchia megera
erano lo specchio delle sue lacune, del suo orgoglio, della sua vanità. La sola conoscenza analitica non era sufficiente per raggiungere la comprensione, questo cominciava a capire Naropa. Rimase ancora per un poco a Nalanda, prese altre lauree, riconoscimenti, ma tutto questo non gli bastava più. Adesso voleva sperimentare. Si mise alla ricerca di Tilopa, il suo futuro insegnante.


Naropa sembrava però un caso senza speranze.Tilopa non fu tenero con la sua mente rigida e intellettualistica. Lo strapazzò, lo portò al limite di se stesso in varie situazioni, lo mise davanti ai suoi abissi. Ma questa è un’altra storia, e la racconteremo più avanti.


Irma Cantoni

http://lospecchiodelledakini.blogspot.com/

martedì 14 febbraio 2012

Significato dell'amore secondo Uppaluri Gopala Krishnamurti



A dispetto di quanti credono ke Uppaluri Gopala Krishnamurti sia stato  poco umano e amorevole.. etc. etc. testimonianze come quella ke segue ce ne sono a decine. 

Impressioni Vere e di prima mano... simili a quelle di Devachen Mirandina Pecci ke l'ha conoscito personalmente...
UG da fastidio a tanti ke oggi si autoproclamano maestri, illuminati, risvegliati e in genere cercatori del vero.. ..ke se non vedono un cuoricino, un po` di gentilezza, modi aggraziati etc. etc etc. scartano anke il contenuto.. (kissa` xke`..). Vi suggerisco di indagare sul xke` UG vi infastidisce tanto con il suo fare nudo e crudo... ma Vero!
(Mushin Muga)



"A  U.G. Krishnamurti venivano poste domande sull'amore soleva rispondere: - Amore, (Love in inglese), è giusto una parola di quattro lettere - e si fermava lì, senza addentrarsi nell'insidioso ginepraio dei pensieri. Analogamente avrebbe detto che l'affetto è solo pensiero, immaginazione, togliendoci ogni velleità sentimentale. Ma io non saprei in che altro ambito collocare quel sentimento che ho provato stando con lui e che riprovo ogni volta che penso ai momenti passati con lui e tanti amici e, per assenza di parole, lo chiamo amore. Tra l’altro potrei essere dubbioso sul mio sentire verso di lui, ma so di non sbagliare quando parlo della sensazione che ho sempre percepito in sua presenza di essere accettato ed amato in tutta la mia “fragile umanità”.

...........

Commento  di Sara Sunder Stella:  "...tutto deve essere sperimentato da ognuno di noi e vagliato alla luce della consapevolezza prima di essere introiettato come vero .... questo è quello che ho sempre fatto fin da piccola e che tutt'ora faccio.."

lunedì 13 febbraio 2012

La spiritualità assolutamente laica di Hui Neng... e lo zen appreso lavorando in cucina!


Preparazione culinaria a Calcata


Hui Neng quand’era ancora giovane si recò dal suo guru, che era a capo di un grande monastero, e gli chiese di ricevere l’iniziazione. Il  maestro  gli chiese”A quale scopo sei venuto qui? Non c’è nessun  bisogno che tu venga da me”. Hui Neng non riuscì a capire, pensò di non essere ancora pronto per essere accettato ma il  guru  vedeva qualcosa d’altro, vedeva la sua aura che cresceva  e diceva “Anche se non vieni da me la  “cosa”  succederà  inevitabilmente  presto o tardi, comunque. Ci sei già dentro perciò non è necessario che tu venga da me”.

Ma Hui Neng disse: “Non mi rifiutare”. Così il  guru lo accetto e gli  chiese solo di andare nel retro, nella cucina del monastero. Era un grande monastero di cinquecento monaci. Il guru gli disse: “Va  in cucina  e dai una mano a cucinare e non venire più da me. Quando sarà necessario verrò io da te”.

A Hui Neng non venne prescritta alcuna meditazione, alcun testo sacro da leggere o su cui riflettere. Non gli venne insegnato nulla, fu semplicemente mandato in cucina. L’intero monastero lavorava, c’erano studiosi e c’erano meditatori e c’erano yogin e l’intero monastero era in uno stato di grande attività. Ognuno svolgeva qualche pratica spirituale  e Hui Neng non faceva altro che pulire il riso e svolgere lavori di cucina. Trascorsero così dodici anni, Hui Neng non andò più dal guru perché non gli era consentito, aspettò, aspettò ed aspettò…. Aspettò semplicemente. Era considerato dagli altri monaci alla stregua di un servo.

Un giorno infine il maestro dichiarò che la sua morte era vicina ed era perciò tempo che egli nominasse qualcuno che gli succedesse, così disse. “Coloro che ritengono di essere illuminati dovrebbero comporre una breve poesia di quattro versi ed inserirvi tutto quel che hanno compreso. E se approvo delle poesie in questo modo sceglierò il mio successore”.

Nel monastero c’era un grande studioso e nessuno si provò a comporre i versi perché tutti  pensavano che sarebbe stato lui a vincere.  Ed in effetti egli compose i quattro versi  il cui senso era: “La mente è come uno specchio e su di esso si raccoglie la polvere, puliscilo dalla polvere e sei illuminato”.  Ma anche questo grande studioso aveva timore, poiché sapeva che il maestro avrebbe saputo… egli sa chi è illuminato e chi non lo è, sebbene ciò che ha scritto sia apparentemente l’essenza di tutte le  scritture.  Egli perciò non si recò direttamente da maestro ma di notte si spinse sino alla sua capanna e lì fuori depositò i quattro versi senza apporvi la sua firma.

L’indomani mattina il maestro uscì dalla porta   lesse i versi e dichiarò: “Va bene, va bene, evidentemente chi ha scritto questi versi è un illuminato.  Di conseguenza tutto il  monastero iniziò a parlarne, tutti seppero chi li aveva scritti ed erano pieni di  elogi per lo studioso e soddisfatti. Ad un certo punto alcuni monaci andarono in cucina per bere una tazza di thè e mentre parlavano Hui Neng li ascoltava. Appena  udì i quattro versi si mise a ridere ed i monaci gli chiesero: “Perché  ridi  stupido? Tu non sai nulla, hai solo servito in cucina per tutti questi anni, perché ridi?”.

Nessuno l’aveva mai udito ridere prima di allora, veniva considerato una specie di idiota che non sapeva nemmeno parlare. Ma egli disse: ”Non so scrivere e non sono neppure un illuminato, ma questi versi sono sbagliati. Se qualcuno  vuole scrivere per me io gli detterò quattro versi”.  Quasi per gioco un monaco lo accompagnò al muro del monastero e lì con un pennello trascrisse quanto gli veniva dettato: “Non c’è mente e non c’è specchio, perciò dove può la polvere raccogliersi? Uno che sa questo è illuminato”.

In quel mentre sopraggiunse il maestro, lo guardò negli occhi e gli disse “No, hai torto”. Al che Hui Neng semplicemente gli toccò i piedi e se ne tornò in cucina.   Più tardi quando tutti dormivano il maestro si recò nascostamente da Hui Neng e gli disse: “Hai ragione tu ma non potevo dirlo davanti a quegli idioti.. e se avessi detto che ti nominavo mio successore ti avrebbero ucciso.  Perciò vattene da qui. Tu sei il mio vero successore ma non dirlo a nessuno. Ho saputo che sarebbe accaduto sin dal primo momento che ti incontrai,  vedevo infatti la tua aura che stava crescendo, per questa ragione non ti avevo prescritto alcuna meditazione, non ce ne’era bisogno, eri già in meditazione. Ed in questi dodici anni di silenzio hai svuotato completamente la mente e la tua aura  ora è piena. Sei diventato un “luna piena”.. ma ora vattene altrimenti ti uccideranno”.

Hui Neng se ne andò come il suo guru gli aveva ordinato ed in seguito fu riconosciuto come uno dei più grandi maestri della tradizione zen.



Narrazione di Paolo D’Arpini

domenica 12 febbraio 2012

Bucaneve.. la storia di un fiore invernale che annuncia primavera!

Acquarello Inverno di Franco Farina



Buongiorno!

Visti la neve ed il gelo di questi giorni ho pensato di mandarvi questa storia che esorcizza un po’ questo freddo e chissà che arrivi presto Primavera.

Prendete un minuto e leggetela ne vale la pena.



Il Bucaneve
C’era una volta in una foresta incantata degli alberi ricoperti di neve. La nebbia vorticava intorno ad essi e il gelo aveva ornato di cristalli tutto intorno dai rami più alti ai ciuffi d’erba. Un bianco chiarore si stendeva intorno.

Il Signore del Gelo passava su ogni ramo e su ogni stelo d’erba posandovi i suoi cristalli. Quando il sole brillava tutto si trasformava in luccichii come perle e diamanti messi alla luce.

In quella foresta vi era una collina e sotto di essa dormiva la Fata dei fiori. Un giorno vi era tanto sole ed i cristalli si stavano sciogliendo goccia a goccia ed il calore tenue che filtrava nella terra stava per risvegliare la Fata dei fiori.

Il Signore del Gelo disturbato da questo fece vorticare tanta nebbia che il tepore scomparve e un vento freddo ghiacciò tutte le gocce d’acqua sui rami e di perle il bosco fu ricoperto.

La Fata dei fiori tornò nel suo sonno profondo. Il Signore del gelo prese a spargere neve e freddo tutto intorno. Passarono giorni e giorni di freddo. In quella foresta vi erano pure Gnomi e Folletti.

Lo Gnomo che dormiva nel tronco del castagno fu svegliato dal freddo intenso e dagli ululati  del vento e si arrabbiò perché il Signore del Gelo non cessava la sua morsa.

Lo Gnomo scese all’interno del tronco e seguendo un cunicolo che correva sotto terra seguendo le radici dell’albero arrivò all’interno della collina della Fata dei fiori.

Era una piccola sala dove su un giaciglio stava distesa la fata con il suo bel vestito lungo di veli verdini e tanti fiori dipinti su esso ma la tenue luce che vi era faceva sembrare il vestito quasi di un grigio e i fiori ivi dipinti e ricamati erano pallidi e smorti.

Lo Gnomo iniziò a cantare ed a suonare la sua Arpa. Cantò delle bellissime melodie, e con le sue mani che volavano come una farfalla da una corda all’altra accompagnava la sua voce. La melodia era così bella che faceva sciogliere anche i cuori più duri. Continuò a cantare finche   si  vide un lacrima uscire dalle palpebre chiuse della Fata dei fiori. Brillando alla tenue luce la lacrima corse sul suo bellissimo viso della Fata. Lo gnomo continuò a cantare e suonare ed anche altri gnomi silenziosamente si erano uniti a lui e seguivano sommessamente la melodia.


Il luogo freddo si era un poco scaldato e a poco a poco la fata dei fiori si risvegliò. La fata disse:  “Grazie della tua bellissima melodia; ma perché mi svegli?   Non è ancora il mio tempo.”

Lo Gnomo inchinandosi disse: “Cara Fata dei fiori sono giorni e giorni che il Signore del Gelo continua a scorrere per la foresta con la bufera ed il ghiaccio; e  pure nel mio tronco del castagno il gelo arriva, e se così continua tutta la foresta gelerà fino al midollo, e quando arriverai tu sarà troppo tardi perché gli alberi saranno morti per il freddo”.

Allora la Fata dei fiori alzò una sua mano reggendo tra le sue bellissime dita  una piccola cipollina,  man mano questo piccolo bulbo  prese ad emanare una tenue luminescenza, e più lei lo guardava più il bulbo acquisiva luce. Con delicatezza la Fata lo lanciò e rimase sospeso nell’aria pulsando leggermente ed adagio adagio il bulbo salì verso il soffitto, si insinuò tra le radici degli alberi che facevano da travi per quello spazio sotto la collina e scomparve nella terra. Gli gnomi guardavano tutti a bocca aperta.


La Fata dei fiori li guardò e disse: “Nascerà un fiore che sarà in grado di farsi strada tra la neve, sbucare da essa e fiorire”.

Il fiore in effetti bucò la neve e uscì sbocciando nonostante il freddo. Era un fiore con il capolino ciondolante, i petali bianchi e le foglie e lo stelo di un tenue verdino .

E quando il Signore del gelo nelle sue scorribande nella foresta vide il candido fiore fu molto stupito e capì che ormai il tempo della Fata dei fiori era giunto.

Si accorse che per troppo tempo era rimasto nella foresta; allora raccolse i suoi turbini di nebbia neve e ghiaccio e si ritirò sulle cime delle montagne.

La fata uscì dalla sua collina e facendosi trasportare dal vento passò nella foresta portando il suo tepore trai rami degli alberi che erano rimasti dormienti  in tutto l’inverno e man mano la linfa riprese a scorrere e le gemme si aprirono ed i fiori sbocciarono , la vita aveva ripreso a scorrere  e a poco a poco la foresta si risvegliò completamente.

Lo Gnomo del castagno allora corse fra i prati fioriti felice di giocare nel tempo della Fata dei fiori.

                                                                                                  
Franco Farina