venerdì 21 settembre 2018

Valori bioregionali e contadini alla riscossa - Macerata, 22 settembre 2018

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Tornano a Macerata gli appuntamenti per raccontare l'Identità contadina, i valori che ci sostengono, le storie che bussano alla nostra porta, per comprendere meglio da dove veniamo e costruire il futuro.... l'urgenza di riconnettersi alla terra riporta in città il tema dell'agricoltura,

Sabato 22 settembre 2018 alle ore 17,
presso la sala Castiglioni (Biblioteca Comunale, Piazza Vittorio Veneto - Macerata) avremo un ospite d'eccezione: Massimo Angelini,  antropologo, coltivatore di idee nell'orto della vita, storico della cultura, fabbricante di lunari, editore di Pentagora,

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che introdurrà il ricco programma autunnale con

LA FORMA UMANA DELLA BELLEZZA: TERRA E CONTADINI, TRA AGRICOLTURA ED AGRIUSURA


Cultura, Humus, Bellezza: dall'incontro di queste tre parole può nascere un pensiero su come manteniamo la terra (e la nostra vita) e su come potremmo contribuire per mantenerla e per rigenerare e fare tornare vivo e fertile questo nostro mondo che sempre più sta diventando arido e sterile.

Introduzione a cura del ruralista Roberto Brioschi (edizioni Altraeconomia); la conversazione ci accompagnerà alla ricerca di una via umana all'agricoltura e, più in generale, alla bellezza.

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Al termine condivisione di pane, olio e vino.

Il  Gruppo informale maceratese Identità Contadine, con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale  si avvale di relazioni amiche ed accoglie ogni  contributo in termini di idee, tempo ed energie.

Un cordiale saluto da

Letizia Carducci
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giovedì 20 settembre 2018

"Viene l'equinozio d'autunno, cadono le foglie, crescono le radici." - Introduzione al convegno "Ecologia, economia e moneta positiva" - Treia, 22 settembre 2018


 "Viene l'equinozio d'autunno, cadono le foglie, crescono le radici." 
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"Ecologia, economia e moneta positiva" - Treia, 22 settembre 2018. Lo scopo di questo incontro equinoziale è quello  di mettere assieme due concetti, quello dell'Ecologia e quello dell' Economia,  due termini con il medesimo prefisso “eco”, che significa casa, natura, ambiente. La prima si interessa allo studio dell’habitat e la seconda all’ordinamento dello stesso.

"La visione di un’economia  del “ben vivere e convivere” dà spessore all'ecologia..." E' quanto afferma Leonardo Boff, francescano e sostenitore di una teologia olistica.

L’economia ecologica infatti  si propone di soddisfare i bisogni umani (in contrasto con la soddisfazione dei desideri consumistici) realizzando  il ben vivere ed il convivere, rispettando le possibilità e i limiti di ogni eco-sistema locale.

Innanzitutto dobbiamo interrogarci sul senso della ricchezza e del suo uso. Invece di avere come obiettivo l’accumulazione materiale al di là di ciò che è necessario e decente, dobbiamo cercare un altro tipo di ricchezza, questa sì umana veramente, come il tempo per la famiglia e i figli, per gli amici, per sviluppare la creatività, per godersi incantati lo splendore della natura, per dedicarsi alla meditazione e al tempo libero.

Il senso originario dell’economia non è l’accumulazione di capitale ma creazione e ri-creazione della vita. Essa è ordinata a soddisfare le nostre necessità materiali e a creare le condizioni per la realizzazione dei beni spirituali  che non si trovano sul mercato, ma provengono dal cuore e da corretti rapporti con gli altri e con la natura, tipo la convivenza pacifica, il senso di giustizia, di solidarietà, di compassione, di armonizzazione e di cura per tutto quello che vive.

Il primo passo da compiere è la rivalutazione del denaro in quanto mezzo di scambio per beni e lavoro e non in quanto "bene in sé"...

Il denaro non è altro che un simbolo della capacità di un popolo, ma anche di un individuo, di poter operare e attraverso la propria opera di poter disporre e scambiare quanto gli è necessario per la sopravvivenza ed il benessere.

La chiave dell’enorme potere derivante dall’attività di creazione dello strumento di pagamento, la moneta, serve anche per capire la geopolitica. Possiamo dire che il Grande Gioco si riassume nella questione e nella gestione privata dell’emissione dei mezzi di pagamento.

Una società libera emette liberamente questo mezzo di scambio, garantito dalla forza lavoro e dalle ricchezze accumulate al suo interno, che esse siano naturali, culturali o di altro genere.

Il senso della comune appartenenza deve affermarsi nella società, coincidendo col bene personale, ed a qual punto sarà chiaro che non possono più risaltare (nelle scelte sociali e di governo) interessi rivolti a soddisfare una parte a scapito dell’altra.

In questa ottica occorre perciò  ripensare anche al processo di produzione e d'uso del denaro. Il denaro è nato come mezzo di facilitazione per lo scambio di beni necessari, ed in se stesso    aveva un valore universalmente riconosciuto, successivamente   è diventato pian piano un mezzo speculativo di asservimento e di sperequazione sociale.  Sia ben chiaro non è colpa del denaro in quanto tale se ciò è avvenuto ma la "colpa" sta nel modo in cui è stato utilizzato e reso un bene in sé  (e qui intendo proprio nel senso "utilitaristico" speculativo).

Valerio Malvezzi, uno dei massimi esperti in materia bancaria,  spiega alcuni concetti di economia:  "oggi la legge del libero mercato tra le persone non esiste più, perché si è instaurata una nuova forma di scambio dove le regole commerciali sono decise solo dalle multinazionali e dalle banche.  È una dittatura economica sotto l'autorità dell'Alta Finanza il cui scopo è quello di portare le ricchezze solo ad una minoranza, e per fare questo è stato cancellato il metodo economico che da secoli teneva in piedi le comunità."

Dobbiamo perciò considerare che  la continuità della nostra società, in quanto specie umana, richiede una chiave evolutiva, una comprensione globale, per mezzo della quale aprire la nostra mente alla consapevolezza di condividere con l’intero pianeta l’esperienza vita. Questa è la scienza dell’inscindibilità della vita.  Ne consegue che anche l’economia umana può e deve tener conto di questa visione per avviare un progresso  che non si contrapponga ma che sia in sintonia con i processi vitali.

Con l’economia  bioregionale e con la produzione e l'uso del denaro in senso ecologico e comunitario  i cittadini  recuperano il senso di "bene comune" e si abituano a sentirsi parte della natura e suoi curatori,  si cerca di creare, come afferma la Carta della Terra, “modi sostenibili di vita” che siano produttivi e diano soddisfazione alle persone.

La cooperazione e la solidarietà diventano più realizzabili e le persone si abituano a un comportamento corretto tra di loro e con la natura perché è più evidente che questo fa parte dei suoi interessi come di quelli della comunità.

La connessione con la Madre Terra e i suoi cicli suscita una coscienza di reciproca appartenenza e di un’etica della cura. Questa è una delle ragioni perché abbiamo scelto il momento equinoziale dell'autunno per avviare un discorso sull'economia ecologica. Con l'autunno le foglie cadono  ma l'albero si dispone ad un ulteriore sviluppo poiché le sue radici riprendono a crescere.

Paolo D'Arpini






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Il Corriere Adriatico del 22 settembre 2018

mercoledì 19 settembre 2018

Equinozio d'autunno a Treia, 22 settembre 2018: "Ecologia, economia e moneta positiva"


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Con l'avvicinarsi dell'autunno  l'uomo tende a riflettere sulla sua condizione e sul suo destino. Insomma questo è il momento in cui si comincia a dar valore alle cose...  ed è cogliendo questa immagine che un gruppo di associazioni, Auser Treia, Comitato Treia Comunità Ideale e Moneta Positiva, organizzano a Treia, in occasione dell'equinozio d'autunno,  una manifestazione per riflettere sul valore  e sulla funzione e produzione  del  denaro nella nostra società.

 Il 22 settembre 2018  viene organizzato un  convegno dal titolo "Ecologia, economia e moneta positiva", relatore Fabio Conditi con introduzione di Paolo D'Arpini.  L'incontro inizia alle ore 16.30 e si tiene presso la Sala Multimediale in  Via Cavour 29 al Centro Storico di Treia.





Abstract dei temi da  trattare durante il convegno "Econonia, ecologia e moneta positiva", previsto a Treia il 22 settembre 2018, ore 16.30, presso Sala Multimediale di Via Cavour 29,  al Centro Storico - Ingresso gratuito


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Abstract della relazione di Fabio Conditi: 

Attualmente quasi tutto il denaro che usiamo viene creato dal nulla dal sistema bancario, che lo presta a cittadini, aziende e Stato, provocando l'aumento esponenziale del debito pubblico e privato, e la sottrazione di grandi risorse dall'economia reale attraverso il pagamento degli interessi.

I due concetti più diffusi nell'economia sono che lo Stato non ha soldi e che il debito deve essere ripagato, ma entrambe queste affermazioni sono false, perché la realtà è ben diversa.

Analizzeremo l'attuale funzionamento del sistema monetario, la sua influenza all'interno del sistema economico, al fine di individuare le possibili soluzioni di riforma concrete e realizzabili per uscire dalla crisi economica, senza violare i Trattati Europei.
Solo in questo modo potremo avere una società più equa e più giusta.

Fabio Conditi - Presidente di Moneta Positiva 

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Abstract dell'introduzione di Paolo D'Arpini:

Il primo passo da compiere è la rivalutazione del denaro in quanto mezzo di scambio per beni e lavoro e non in quanto "bene in sé"...

Il denaro non è altro che un simbolo della capacità di un popolo, ma anche di un individuo, di poter operare e attraverso la propria opera di poter disporre e scambiare quanto gli è necessario per la sopravvivenza ed il benessere.

La chiave dell’enorme potere derivante dall’attività di creazione dello strumento di pagamento, la moneta, serve anche per capire la geopolitica. Possiamo dire che il Grande Gioco si riassume nella questione e nella gestione privata dell’emissione dei mezzi di pagamento.

Una società libera emette liberamente questo mezzo di scambio, garantito dalla forza lavoro e dalle ricchezze accumulate al suo interno, che esse siano naturali, culturali o di altro genere.

Il senso della comune appartenenza deve affermarsi nella società, coincidendo col bene personale, ed a qual punto sarà chiaro che non possono più risaltare (nelle scelte sociali e di governo) interessi rivolti a soddisfare una parte a scapito dell’altra.

Paolo D'Arpini, 
Presidente di  Auser Treia e coordinatore del Comitato Treia Comunità Ideale 

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Info: Tel. 0733/216293 


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Il Corriere Adriatico del 22 settembre 2018

martedì 18 settembre 2018

Sessualità ecologica e pansessualità... - Tutto ritorna...


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Tutto ritorna... dunque! Nella filosofia cinese dello yin e dello yang si afferma che quando il maschile ha raggiunto l'espansione massima tende a invertirsi ed altrettanto avviene al femminile. Cosa significa? Lo yang maturo si rivolge verso se stesso e quindi sorge l'omosessualità. Altrettanto avviene per lo Yin che si trasforma in lesbismo. 

La teoria della pansessualità, elaborata da Peter Boom, nella sua espressione più "pulita"  cerca di spiegare  questa direzione o tendenza.

La Teoria della Pansessualità (comprendente tutte le tendenze sessuali dell’uomo, siano esse occasionali o permanenti) è basata sull’osservazione dei fenomeni naturali ed è un argomento di ricerca riconosciuto dalla sessuologia mondiale.

La Teoria si propone di far superare i correnti “pregiudizi” spesso causa di disordine, emarginazione ed esclusione nella società contemporanea.

Chiunque può esser nato con specifiche tendenze sessuali o può svilupparle successivamente e, se non dannose socialmente, non dovrebbe reprimerle.

La nostra sessualità, come i nostri sentimenti, può risvegliarsi in una scala di intensità e modi verso persone di qualsiasi sesso, età ed aspetto, vive, morte o immaginarie, verso animali, cose e verso noi stessi.

Laddove il sesso viene considerato “peccaminoso” possono crearsi conflitti interni, esterni e fobie.

Considerato che tutti gli stimoli vengono dalla natura, ed essendo noi parte di essa, non siamo in grado di eluderli. Se una certa tendenza sessuale emerge, sicuramente le risultanti necessità e risposte sono anch’esse naturali e parte di un processo subconscio.

La storia e l’antropologia raccontano l’infinita variabilità del comportamento sessuale: la libertà di vivere il pansessualismo può certamente sciogliere alcune nevrosi, inutili sensi di colpa e di vergogna. Sarebbe sufficiente accettare la nostra ed altrui sessualità con maggiore apertura mentale per placare l’ansia causata dal credere di aver commesso un “peccato”.

In effetti la Teoria della Pansessualità aiuta a comprendere le numerose vie sessuali presenti o latenti in noi per accettarle e viverle con intelligenza, responsabilità e  naturalezza.



Paolo D'Arpini

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lunedì 17 settembre 2018

Treia: un orto urbano bioregionale che esiste e resiste...


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Da diversi anni mi sono trasferito a Treia, un tipico borgo marchigiano in provincia di Macerata che a Macerata molto somiglia, in piccolo, almeno nella struttura architettonica, essendo circondato da mura maestose, in buono stato di conservazione, e con al suo interno numerosi spazi verdi. Questi spazi, nei tempi che furono, avevano la funzione di garantire l'approvvigionamento minuto di vegetali freschi. Vengono infatti ancora definiti "orti urbani". I tempi son cambiati e non ci sono più rischi, perlomeno si spera, che la città venga assediata da truppe nemiche e che quindi in qualche modo debba sostenersi con quel poco che riesce a produrre al suo interno. Molti di questi "orti urbani" di Treia oggi sono stati trasformati in giardini, sia pubblici che privati, oppure son diventati prati e boschetti per far giocare i bambini o come luoghi di relax per anziani.

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Anch'io, grazie alla mia compagna Caterina, dispongo di un orto urbano che è una via di mezzo tra quelli dedicati espressamente alla coltivazione e quelli che vengono lasciati alla natura. Potrei chiamarlo un "orto urbano bioregionale", ovvero un terreno racchiuso fra le case con qualche albero da frutto e con erbe officinali e commestibili che vi crescono quasi spontaneamente. Infatti questa è la differenza tra un terreno completamente abbandonato ed uno in cui la presenza dell'uomo si fa ancora sentire, non però invasivamente, e questa mi sembra una giusta via di mezzo per convivere con altri esseri nella natura, senza rinunciare alla socializzazione ed al godimento di raccogliere una produzione propria.

Ovviamente l'orto di cui vi parlo non è stato inquinato da sostanze chimiche e nemmeno annaffiato artificialmente con l'acqua pubblica (salvo casi eccezionali). Piccoli accorgimenti sono stati da me presi per la conservazione delle acque piovane come pure cerco di trovare sistemi biologici per contrastare l'eccessiva presenza di animaletti considerati "nocivi" (lumache, insetti e pidocchi delle piante, etc.). Infatti la presenza dell'uomo  in un orto "bioregionale" dovrebbe essere quella del "calmieratore" e dovrebbe contribuire all'armonizzazione del biosistema che spontaneamente si viene  a creare.

Noi siamo abituati a pensare che un orto debba essere un fondo ben lavorato ed in cui crescono pomodori, zucchine, peperoni, melanzane, patate, etc. Senza però considerare che tutti questi vegetali non sono autoctoni, non appartengono alla nostra storia alimentare, sono stati tutti importati dalle Americhe e noi ne abbiamo fatto la base della nostra alimentazione. Cosa cresceva negli orti marchigiani sino a duecento o trecento anni fa? Partendo da questo interrogativo dovremmo cercare di fare un passo indietro e scoprirlo con i nostri occhi frequentando quei pochi terreni in cui l'uomo non è intervenuto massicciamente.

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Potremmo cominciare individuando tutta una serie di piante commestibili ed officinali che ancora crescono stagionalmente in natura: ramolaccio, erbe aromatiche, crespigni, agli selvatici, cicorie, piantaggine, porcacchia, finocchiella, etc. Potremmo raccogliere i semi di queste piante e spargerli a spaglio nel nostro orto  e vedere quali riescono ad attecchire. Molte piante crescono bene in compagnia e se si vuole mantenere l'umidità naturale nel terreno non sarà necessario vangare o zappare per estirpare l'erba che non ci interessa. Ed è esattamente quel che ho fatto anch'io.

In fondo ogni erba può avere la sua funzione anche quella che ci sembra la più inutile o infestante. Certo se scopriamo che un certo tipo di pianta tende ad allargarsi troppo possiamo cercare di contenerla. Questo- ad esempio- è il caso della parietaria, che cresce spontanea in prossimità dei muri, ma non è poi così inutile infatti è un'erba mangereccia, ricca di minerali e di calcio, tant'è che le galline ne vanno ghiotte. Ciò significa che nel nostro orto urbano bioregionale potremmo anche tentare di tenere in un piccolo recinto un paio di questi volatili, in modo da poterci disfare con profitto delle erbe in eccesso ed anche delle lumache e degli insetti, ed anche questo è stato un esperimento da me tentato, con due galline di batteria salvate dal macello, purtroppo non andato a buon fine per l'ostilità di alcuni vicini  non più abituati alla presenza di animali da cortile. 

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Altro animaletto che  avevo pensato di accogliere  è il riccio, utilissimo a limitare la presenza di pest ma non ne ho ancora trovato uno disposto a trasferirsi. In compenso l'orto è stato colonizzato da alcuni gatti che lo tengono libero dai roditori indesiderati.

Ma ora torno all'analisi delle coltivazioni possibili. Dopo aver osservato quali tipi di piante si acclimatano e si riproducono nel piccolo spazio verde a mia disposizione sono stato in grado di capire quali altri vegetali coltivati possono essere inseriti nel contesto, si tratta di biete, cicorioni, spinaci, brassicacee, agli e cipolle, etc. Avrete notato che non ho per nulla menzionato i soliti ortaggi che conosciamo, quelli che vi descrivevo all'inizio del racconto, ed infatti -secondo me- nell'orto dovrebbero crescere solo piante adatte al territorio ed al clima in cui viviamo, ed infatti ho tentato di inserivi quei pomidorini gialli semi selvatici che crescono da soli, quasi senza acqua, ed i topinambur che non richiedono grandi cure perché non son attaccati dai pest come le patate.

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In questo orto bioregionale di Treia ci stanno anche quattro piante di olive di San Francesco, piantate dai genitori di Caterina, ottime da fare in salamoia per l'inverno,  ed io vi ho inserito un alberello di mele che già fa frutto, prossimamente vorrei aggiungervi anche un caco ed ovviamente un fico e -perché no- una vite di uva fragola. Non mancano rosmarino ed altre aromatiche in modo da avere sempre a disposizione foglie per tisane e per condimenti. Credo che ciò possa bastare per vivere in città facendo pace con la natura, e questa pace può essere vissuta in compagnia di amici che amano l'ambiente. Il picnic è un ottimo metodo per convivializzare come pure lo è la raccolta stagionale dei frutti.

In questo modo il toccare la terra ci diviene sempre più familiare ed è  più facile coinvolgere i neofiti nell'azione collettiva di dedicarsi ad una produzione casalinga di cibo sano. Il  diverso sapore  ci fa capire l'importanza dell'autoproduzione e la conoscenza di erbe spontanee commestibili (a portata di mano) aiuta la sopravvivenza creativa e la buona qualità della vita.

Paolo D'Arpini

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Rete Bioregionale Italiana

domenica 16 settembre 2018

Ecologia sociale e di genere - Restare quel che siamo....


Lorella Zanardo,   nel suo documentario  dal titolo "Il corpo delle donne",  ci  fa riflettere sull’attuale rappresentazione delle donne nei media.  Il suo lavoro parte dalla riflessione di come “le donne vere stiano scomparendo dalla tv e di come siano state sostituite da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante.  “La perdita - continua la Zanardo - ci è parsa enorme: la cancellazione dell’identità delle donne sta avvenendo sotto lo sguardo di tutti ma senza che vi sia un’adeguata reazione, nemmeno da parte delle donne medesime”.

E la riprova l'ho avuta non molto tempo fa, sfogliando le pagine del pretenzioso "Corriere della Sera" in cui si mostravano alcune immagini di donne intente a radersi il viso, come maschi, per sancire una nuova cultura del "maschile/femminile". Lo vediamo anche nelle icone burlesque alla Lady Gaga, Madonna, Pussy Riot, o di quell'ibrido israeliano con la barba di cui non ricordo il nome, etc.

Se la scomparsa delle “donne vere” è dovuta alla presenza massiccia delle donne completamente rifatte o ridotte a soprammobile, o "ri-settate" (come si dice nel web),  ci  si potrebbe chiedere se con l’invasione dei trans, etc.  non stia scomparendo anche l’uomo! L’uomo inteso in generale, come individuo pensante, che ha delle cose da dire e delle riflessioni da fare, a prescindere dal suo corpo, che sia nudo o vestito, che sia naturale o rifatto, che sia in vendita o no, che sia trans o no.

Forse -saltando su un tema di attualità-   osservando il degrado verso cui la società si sta indirizzando  per via delle spinte comportamentali indotte da una  impetuosa ed incontrollata suggestione mediatica  nella vita della gente (vedi anche i  flash mob unisex cretini), andrebbe studiata  una  "patente" di capacità operativa per chi lavora nel sociale e nella comunicazione.  Proprio come i medici hanno un organo di controllo che tutela loro ed i pazienti, così anche l'informazione pubblica dovrebbe averne uno che, se ci si comporta 
diversamente ai dettati di certi principi ed una certa etica, si riservi di ritirarla.

Vieppiù un tale "patentino" di capacità operativa andrebbe studiato per coloro che gestiscono la cosa pubblica  che è la  matrice del comportamento sociale,   invece di prevedere il carcere per i giornalisti che "offendono" i politici, andrebbe prevista la rimozione dei politici che non sono in grado di gestire l'ecologia sociale, l'educazione sessuale ed i costumi nella nostra società.

Smettiamola di essere dei passivi mutanti. Qualcuno ci sta iniettando un virus: crediamo che stiano  "liberando" i nostri corpi e i nostri costumi"  e invece stanno mutando le nostre menti e le nostre coscienze, rendendoci simili a burattini.


Paolo D'Arpini

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Foto di Gustavo Piccinini
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Integrazione:

"Ma questi modelli falsati di uomo e di donna e la "pubblicità" che si fa sui gusti sessuali dell'uno o dell'altro personaggio (uomo politico, artista, ecc.) come fosse un merito o un demerito a cosa servono? A fare sentire le persone normali (e con questo intendo le persone comuni, qualsiasi siano le loro propensioni sessuali o la loro taglia di pantaloni e la lunghezza dei capelli) delle persone miserevoli, che devono adeguarsi ad uno standard completamente al di fuori dell'umano, pena il senso di inferiorità. Ma la gente è stanca, è vero che sembra quasi che le donne come dice la Zanardo non abbiano il fegato di ribellarsi, ma è proprio necessario guardare la televisione? 

Le donne vere esistono ancora e tutti i giorni si alzano per fare il loro dovere cercando magari anche di avere un aspetto piacevole, per se e per gli altri, ma non siamo mutanti e non lo saremo mai! Basta guardarle queste donne, negli occhi, e vedere che sono ancora capaci di essere se stesse e sorridere, nonostante i chili di troppo, la stanchezza che sento sempre più diffusa, il tempo che non basta mai, anche per godersi i propri affetti, ma si riesce sempre a strappare a tutte loro un sorriso!"

Caterina Regazzi

Bioregione Terra - Il saccheggio continua...?


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Abbiamo distribuito per anni tonnellate di veleni sulla Terra; abbiamo invaso l’atmosfera di gas venefici e gettato nelle acque che ci attraversano ovunque, litri di sostanze chimiche e deleterie. Siamo arrivati da tempo al punto di non ritorno, eppure, mai come in questi “tempi ultimi” stiamo riscoprendo la natura!
L’uomo è sempre una sorpresa: prima uccide e poi vuole resuscitare.
L’essere umano, uno dei tanti mammiferi del pianeta, con quel pizzico
di cervello in più sta rovinando tutto e trascina con sé anche le
tante creature che vivono in pace in un reciproco scambio con Madre
Terra.
Cominciai ad interessarmi di medicina alternativa negli anni ’80, più
per letture capitate a caso – a caso? – che per vero interesse
personale. Avevo trascorso gli ultimi vent’anni in una situazione di
salute costantemente precaria, anche se non mortale. Ero stanca di
sentirmi dire dai medici “vediamo la prossima volta…”, “proviamo
così…”, oppure rimanere sempre “agganciata” a questo o a quel farmaco.
Dormivo con i flaconcini sul comodino e se dovevo fare un viaggio, mi
preoccupavo prima di tutto di preparare la busta delle medicine da
portare. Una dipendenza che nel tempo cominciava a stancarmi.
“Se ancora non sono morta – mi ripetevo – che bisogno c’è di
continuare a prendere pastiglie?”.
Avevo dovuto sottopormi a interventi più o meno gravi e dopo qualche
anno, cominciavo a sentire le conseguenze di tutte quelle cicatrici.
Non avevo ancora studiato i Meridiani, i punti di digitopressione, la
storia sui corpi sottili. Non sapevo che le medicine erano estratti,
chimicamente alterati, di piante che svolgevano egregiamente il loro
lavoro, vivendo sulla terra, nascendo spontanee e mettendosi a
disposizione dell’uomo per ogni tipo di cura.
A scuola non insegnano quale rapporto stretto possiamo avere con la
natura. A scuola insegnano i numeri, i calcoli matematici, le storie
più o meno antiche di personaggi, Stati e i luoghi geografici della
Terra, più in senso politico che fisico. A scuola insegnano magari a
scavarla, la terra, per cercare oggetti nascosti, minerali, reperti
antichi. A scuola tentano ora di insegnare come lavorarla la terra,
dopo aver cancellato generazioni di contadini che il sapere lo
trasmettevano gratis. Nella scuola si deve crescere una generazione
che si faccia onore, che sia istruita per raggiungere posti di potere.
Nella scuola non si insegna l’umiltà, quella è cosa delle religioni…
infatti viene annullata l’ora di religione, perché altrimenti in
contrasto con le altre dottrine, con pensieri diversi, che è bene che
rimangano tali: diversi, e magari divisi. L’unità di intenti e
credenze impedisce il controllo; le masse devono essere controllabili
e la Terra rimane da sempre un luogo dove si giocano i poteri grandi.
Le scuole hanno il compito di individuare i nuovi capi, di affossare
le idee rivoluzionarie, di crescere bambini come soldatini, perché
obbediscano e rendano orgogliosi i genitori per la loro disciplina.
Poi c’è il mondo dello sport, dello spettacolo; tutti artefìci per il
controllo mondiale del popolo che diventa ossessionato dall’idea di
imitare i tanti personaggi famosi, quelli che hanno rimpiazzato i
Santi, gli esempi di un tempo. Ora i Santi fanno cassetta per un
potere religioso decadente; si vendono le immaginette, i rosari e i
libriccini di novene. I Santi servono per radunare le folle e
incrementare le agenzie di viaggi per spostamenti più o meno lunghi.
E la nostra Madre Terra subisce, viene soffocata, lacerata nelle sue
vene, arterie, sulla sua pelle ormai coperta dalle croste costruite
dalla nostra società, da strade e autostrade che sputano gas
pericolosi per la salute di tutti. Eppure i potenti devono convivere
con noi comuni mortali, mi chiedo se qualche volta ci pensano.
In questo panorama sta ora nascendo la riscoperta della natura.
Ogni persona che nel tempo è dovuta sottostare ai dettami delle
industrie chimiche e farmaceutiche, intossicandosi senza possibilità
di uscita, ora si sente proporre integratori a base di erbe, di sali
minerali, di prodotti naturali, senza aggiunte chimiche.
La scoperta dell’acqua calda! Ora si scopre che separando i componenti
di una pianta per estrarre un principio attivo, si perdono i reali
benefici che quella pianta darebbe se lasciata integra.
Per decenni si è separato il chicco di grano, la farina bianca da una
parte, la crusca dall’altra, il germe a caro prezzo nei banchi di
farmacie e supermercati. Ora si scopre che separando tutto e mangiando
per una vita farina bianca, si diventa celiaci. Intanto, squadroni di
ricercatori provano a capire come sia successo, mascherando questo
fallimento sotto l’egida della ricerca e per non suscitare una rivolta
mondiale. Si cerca, ora, il modo per “curare” la celiachia. Vengono
proposti prodotti alternativi con chissà quale componente chimico,
quale preparazione di principi attivi che, nel tempo, provocheranno
altri danni. E’ un gatto che si morde la coda.
Hanno voluto nutrire i bovini, animali erbivori, con farine animali,
provocando un’alterazione nel loro sistema di espulsione degli acidi,
che si sono accumulati sulla carne venduta a caro prezzo e consumata
da tutti; dopo poco tempo le malattie neurovegetative hanno fatto
capolino, hanno alterato il DNA degli animali e hanno cominciato ad
alterare anche quello dei grandi consumatori di carne, all’uomo come
ai tanti animali nutriti con queste carni adulterate.
Ora ci vendono a caro prezzo le erbe, “integre”, perché curano meglio!
Ora sorgono dappertutto grandi Guru che “sanno” cosa consigliare per
mangiare bene. Quello che un tempo era il mangiare dei poveri, ora è
un piatto prelibato per palati sopraffini e ricchi. Ai poveri non
resta che il piatto di “cacca” pronta al supermercato, quello che non
si sa da dove viene, come è cucinato e quale scadenza effettiva ha.
Ora c’è un esercito di nutrizionisti, operatori bionaturali,
alimentaristi, negozianti bio, pronti a vendere a caro prezzo la
notizia che, per digerire occorrerebbe bere un bel bicchiere di
camomilla bollente col limone.
Ma non erano le nostre nonne che ci suggerivano questo rimedio?
Si dovrebbe inventare una nuova figura professionale:
Costruttori/Insegnanti di buon senso e vita pratica; forse si potrebbe
ricominciare a vivere, forse, tolto il prosciutto che per anni ci
hanno messo sugli occhi, cominceremmo a vedere i bei ciuffi di
insalata matta che cresce ovunque in campagna, forse potremmo
ritrovare il piacere di avere una gallina che ogni giorno, in cambio
di affetto e un po’ di mangime, ci procura l’uovo quotidiano, forse,
dimenticando che là fuori c’è un mondo di lustrini, potremmo rivedere
il lumicino che ci riporta a casa, quella casa che abbiamo riempito di
cianfrusaglie e vuotata di calore famigliare.

Franca Oberti
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