giovedì 27 ottobre 2011

Ecologia Sociale e Bioregionale - Liste Civiche Marche: "Non violentiamo ulteriormente il nostro territorio, unico bene che possiamo lasciare in eredità ai nostri figli e nipoti"

Civiltà Marchigiana - Consentiamo un futuro dignitoso ai nostri figli e nipoti



Si chiede ai cittadini di fare ancora sacrifici perché c'è bisogno di dare risposte concrete ai territori alluvionati e siccome il governo di Silvio Berlusconi non ha concesso fondi per il risanamento e per risarcire le imprese e le famiglie, si chiede una assunzione di responsabilità accettando un aumento regionale della benzina di 5 centesimi dal 1 Gennaio.

Liste Civiche Marche chiede che sia reso noto quanto incide questo aumento sulle tasche delle famiglie e che cosa ne pensano i sindacati dei pensionati. Questa categoria sicuramente è tra le più colpite da questa richiesta di solidarietà, considerato che ci sono nelle Marche 505.161 pensionati che hanno una pensione media di 635,13 euro e che l'INPS definisce "insufficiente per il mantenimento di uno stile di vita dignitoso".

Sarebbero anche accettabili altri sacrifici, per il bene comune, a patto che l'esempio partisse dall'alto.
Invece proprio  due giorni fa i partiti hanno deciso che si starà al buon cuore dei nostri consiglieri regionali se rinunceranno ai vitalizi, e siamo proprio curiosi di vedere in quanti diranno no a questo privilegio, e nella stessa seduta hanno aumentato gli stipendi dei dirigenti regionali... (sic...) 

Liste Civiche Marche da sempre, inascoltata in maggioranza, chiede vengano adottate quattro misure urgenti:

Primo - ABOLIZIONE DEI VITALIZI ai consiglieri regionali, che ci costano già ora 4 milioni di euro all'anno.

Secondo - RIDUZIONE DEI COMPENSI agli amministratori.

Terzo - REVISIONE drastica DEGLI STIPENDI DEI DIRIGENTI, sopratutto di quelli che svolgono funzioni amministrative presso l'ente regione o presso le società controllate, perché con ci possono essere stipendi da 300 mila euro all'anno quando si chiedono sacrifici a disoccupati, cassaintegrati e pensionati che guadagnano 600 euro al mese.

Quarto - STOP al CONSUMO del TERRITORIO, bisogna rimettere mano ed immediatamente alla revisione della Legge Urbanistica regionale. E' l'urbanizzazione selvaggia che rende i nostri territori fragili. In questi anni troppo è stato costruito, non si può lottare contro il cambiamento del regime alluviometrico, la pioggia non la si può prevedere ne controllare, bisogna che ci assumiamo la responsabilità di non violentare ancora il nostro territorio, unico bene che possiamo lasciare in eredità ai nostri figli.

Vediamo se ancora una volta la nostra resterà una voce isolata e inascoltata.

Italo Campagnoli - italo.campagnoli@tin.it
Direttivo regionale di Liste Civiche Marche

mercoledì 26 ottobre 2011

Il calendario della Vita, quando comincia.. e quando finisce? – Nuovo/antico computo del tempo nell’ottica della spiritualità laica

 
"Alla sorgente" dipinto di Franco Farina



Il computo del tempo e la nascita dei calendari è un’operazione puramente convenzionale basata sull’idea di voler fornire continuità ad un evento ritenuto particolarmente importante per una data civiltà che -da quel momento- sancisce la sua fioritura. Sappiamo infatti che sono esistiti ed esistono vari calendari, ognuno con un suo particolare inizio. Alcuni inizi sono stati più significativi e sono perdurati nei secoli altri invece sono stati effimeri e si sono esauriti dopo breve tempo, basti pensare ad esempio al calendario fascista.. che durò pochi decenni.

Nell’antichità remota allorché l’uomo riconosceva la vita come un continuum, senza apparente inizio né fine, il calcolo del passaggio del tempo era immaginato su una scala ellittica che ripeteva cicli e stagioni secondo un ordine stabilito dalla natura. Pertanto il calendario non aveva un vero e proprio inizio bensì manteneva la funzione descrittrice dei cicli naturali ripetentesi – sia pur con variazioni comunque lentissime – (vedasi i tempi delle glaciazioni e delle inter-glaciazioni). Questo calendario “circolare” era assolutamente utile per la conoscenza di quanto andava avvenendo sulla terra e per la regolamentazione delle azioni opportune, i momenti ottimali per compiere determinati atti (semina, viaggi, feste, etc.). In questo sistema quindi si considerava il tempo come una sorte di flusso permanente in cui si riproponevano situazioni derivate dalla natura e -come avviene osservando lo svolgersi ripetitivo della vita animale e vegetale- magari basate su differenti stadi e situazioni di un Essere onnicomprensivo chiamato “Madre Terra”.

Ovviamente con l’andare del tempo, con l’affermarsi di civiltà teocratiche e di imperi, oppure iniziandosi a stabilire l’insorgere di popoli e di nazioni ecco che subentrò l’abitudine di dare un inizio specifico al tempo, da quel momento il computo divenne “lineare”. Ma -come dicevamo sopra- di inizi ce ne furono parecchi ed ognuno in concorrenza con l’altro… Sicuramente il più antico calendario ancora in vigore è quello indiano che si fa risalire a molte migliaia di anni fa, ma il sistema indiano è basato su epoche (yuga) che ritornano ed ogni epoca ha la durata di migliaia di anni (questa in esaurimento è il Kali Yuga).  Possiamo vedere che alcuni calendari, pur anch’essi alquanto antichi, -ad esempio quello egiziano o sumero-babilonese- pian piano scomparirono con il raffreddarsi degli stimoli e dell’influenza politica e culturale dei suoi fondatori. Il calendario ebraico in qualche modo è rimasto, pur essendo uno dei più recenti del mondo antico per due sostanziali motivi. Il primo è che tale calendario è basato su una immaginaria creazione del mondo, avvenuta il 6 ottobre 3761, che in verità corrisponde alla nascita del concetto di appartenenza ad uno specifico popolo (appunto quello ebraico), che mantenne nei secoli la sua identità attraverso la compattezza delle proprie caratteristiche genetiche (gli ebrei sono solo ebrei e non si mescolano con altre etnie). Il secondo motivo sta nel fatto che questo calendario fu mantenuto, sia pur revisionandolo con un nuovo inizio, dalla “cultura” successiva definita cristiana.

Lasciamo per un momento da parte le connivenze di genere fra ebrei e cristiani e cerchiamo invece di capire come un calendario venga stabilito. Ad esempio il calendario ciclico lunare cinese, basato su un semplice calcolo circolare di commistione fra cinque elementi primordiali e dodici archetipi psichici, si fa risalire (per modo di dire perché a quel tempo ed in quel luogo non conoscevano nemmeno l’esistenza della Palestina) all’anno 2.637 avanti Cristo. Il fatto che, come viene riferito dalle cronache storiche- il momento di inizio corrispondesse al 61° anno del suo fondatore, l’imperatore Huang, e siccome un ciclo completo (che tocca i 5 elementi ed i dodici archetipi) è esattamente di 60 anni (12 x 5), possiamo supporre che quell’inizio fosse conseguente alla consapevolezza che antecedenti inizi c’erano stati in passato (seguendone innumerevoli altri). Infatti per stabilire un inizio in un calendario circolare ovviamente bisogna essere coscienti che si è già all’interno di una sequenza.. quindi quell’inizio è solo un pro-forma per “dare valore e sostanza pratica” al calendario prescelto. Un particolare interessante del calendario cinese è che esso è basato su una serie di ruote o ingranaggi contigui e affini, ma sempre più grandi.. Non volendo scendere né salire troppo dirò che il giorno è come una ruota suddivisa in dodici periodi minori, chiamiamoli “denti” o segmenti di un piccolo ingranaggio, questo ingranaggio va poi a congiungersi (per moto proprio) al successivo “insieme temporale” definito mese lunare che a sua volta contribuisce a creare un anno, l’anno diviene il “dodecennale” che, congiunto ai diversi archetipi, si addentella al successivo ciclo dei 60 anni e che a sua volta forma nuovi cicli sempre più grandi e duraturi… il tutto posizionato lungo una spirale eterna. Insomma provate ad immaginare gli ingranaggi di un enorme orologio dal più piccolo al più grande continuamente e costantemente collegati e ripetentesi nei vari processi (so che non è facile immaginarselo poiché è un’idea alla quale non siamo abituati..). Ma quello che volevo significare con questo discorso è che l’imperatore Huang stabilì in modo formale e convenzionale, in forma di inizio, un calendario che evidentemente era in auge già da tempo immemorabile in quella parte del mondo (infatti il calendario archetipale “cinese” è accettato e usato in tutto l’estremo oriente, dalla Siberia alla Mongolia, dalla Cina al Giappone, etc.).

Torniamo ora al calcolo lineare e soprattutto alla considerazione sull’ipotetico inizio del nostro calendario cristiano. Ma prima di arrivarci esaminiamo il calendario in vigore durante i primi secoli della così detta “era cristiana”. Roma fu fondata, si dice, nell’anno 753 a.C., il dubbio è d’obbligo poiché come abbiamo visto nel caso del calendario cinese anche Roma doveva pre-esistere per poter far dire ai suoi abitanti che era stata fondata… Insomma nel 753 a.C. Quelli che poi saranno i romani decisero che Roma era ufficialmente nata e da qual momento nacque anche il calendario dell’era Romana… Sia pur con quell’inizio anche per i romani il calendario era originariamente un mezzo “circolare” per calcolare gli atti sacrali e mondani che contraddistinguevano la vita sociale, infatti esiste un antico calendario romano di cui una edizione ci è stata tramandata, l’autore della quale “sarebbe” un tal Dionysus Petavius. E qui vediamo che già il nome lascia trapelare qualcosa… Dioniso è il remotissimo Dio identificabile con Shiva che appartiene alla tradizione ancestrale indoeuropea e petavius (dal sanscrito peta) significa antenato. Perciò è facile dedurre che si tratta di un calendario tramandato da illo tempore e poi “codificato” ufficialmente con la “fondazione” di Roma. Ed ora consideriamo cosa avvenne attorno all’anno mille di Roma, in quel periodo stavano maturando due fatti contigui e consequenziali. Roma in seguito all’espansione imperiale ed al mescolamento continuo delle culture aveva perso gran parte delle sue tradizioni ancestrali, le religioni all’interno dell’impero erano molteplici e spesso in contraddizione e conflitto tra loro.. Il potere romano aveva cercato di unificare politicamente le varie popolazioni d’Europa, d’Africa e d’Asia, che facevano parte dei suoi sconfinati domini, attraverso l’imposizione di una unità amministrativa politica e militare lasciando però -per ammorbidire la stretta- ampia libertà di culto religioso e di usi e costumi ai vari popoli.

Durante il terzo secolo d. C., corrispondente all’anno 1000 di Roma, era andato consolidandosi un culto di origine ebraica, derivato dalla setta degli Esseni, che a differenza della tradizione giudea accettava i convertiti al suo interno, senza che questi dovessero necessariamente essere di origine ebraica. Questo nuovo metodo favorì grandemente lo sviluppo della nascente nuova religione nell’Impero, soprattutto presso le classi povere, poiché fra i primi cristiani -come tra gli ebrei e tra gli esseni- vigeva la pratica della mutua assistenza e solidarietà fra correligionari (lo stesso antico metodo di mafia ed affini). Con l’impoverimento progressivo delle popolazioni e la disgregazione del potere temporale, l’unico legante che univa il mondo romano fu la condivisione del nuovo credo religioso, da quel momento definito “cristianesimo”…. Si noti bene che il cristianesimo prese ad avere la diffusione più virulenta attorno all’anno mille di Roma (da qui l’idea successivamente riportata anche in epoca medioevale di mille e non più mille). Si fa inoltre presente che all’epoca del Concilio di Nicea (nel 325 d.C. anno di Roma 1078) ancora non si sapeva o poteva indicare una data certa sull’ipotetica nascita di Cristo… E la partenza ufficiale del nuovo calendario cristiano avvenne non prima del V o VI secolo d. C. allorché si stabilì una data convenzionale per la nascita del Cristo fissandola appunto al 753° anno dalla fondazione di Roma (corrispondente all’anno 1 della nuova era). Successivamente essendo crollata la potenza temporale di Roma nel mondo conosciuto rimase il suo primato religioso in forma di cristianesimo con il nuovo calendario. Tra l’altro questo calendario servì enormemente all’espansione ed affermazione del cristianesimo, ponendosi come legante comunitario riconosciuto anche presso le nuove popolazioni barbariche che pian piano occupavano i confini dell’ex impero o presso i nuovi stati che sorgevano oltre quei confini, ad oriente….. Insomma il calendario cristiano era ed è tutt’ora -come fu il latino in precedenza e come è l’inglese oggi nel mondo- un elemento di coesione e di imposizione di una cultura. Infatti il calendario cristiano viene oggi utilizzato per consuetudine in tutto il mondo (anche nei paesi non cristiani che sono per altro la maggioranza).

Ma i calendari sono cambiati per le civiltà antiche cambieranno ancora, non c’è dubbio,

Quale sarà il nuovo calendario per l’umanità dei millenni avvenire? Forse l’identità con l’esistenza stessa della vita sulla terra riporterà l’umanità alla considerazione del tempo circolare e magari per i calendari futuri non sarà più necessario che vadano avanti coi numeri a partire da….. per finire non si sa quando, potranno cambiare -ad esempio come avviene in India- con l’avvento di ogni yuga… yuga dopo yuga.. sempre lo stesso tempo è….

Paolo D’Arpini


"E' scritto nel Cielo" disegno di Manuela Magagnini

martedì 25 ottobre 2011

Resoconto vegano della Festa di Madre Terra a Fermo del 23 ottobre 2011

Mucca libera e beata - Foto di Gustavo Piccinini


Domenica 23 ottobre 2011 si è svolta a Fermo la festa Madre Terra alla quale abbiamo partecipato con le Animal agende, le veganzette, i libri sull’antispecismo, i nostri libelli creativi sulla questione animale, un nuovo fumetto antispecista, i video sul veganismo e i volantini contro la caccia, la pesca, le pellicce...

La giornata molto fredda ha un po’ scoraggiato l’affluenza, e la gente era comunque più interessata ai tanti stand che offrivano cibo (purtroppo anche animale) piuttosto che a quell’unico che chiedeva una piccola riflessione sulla sofferenza, le mutilazioni e le torture causate proprio da quello stesso cibo.
In ogni caso abbiamo incontrato nuove persone vegan, tanti vegetariani che ci hanno incoraggiato a continuare con il nostro lavoro e un buon numero di persone impressionate dai concetti che abbiamo mostrato ed esposto.
Come sta avvenendo sempre più spesso, le persone, poste di fronte alle argomentazioni vegan ed antispeciste, ci danno ragione affermando di essere perfettamente d’accordo. Il problema è che "non riescono" a diventare vegan. Alcuni sostengano che è troppo difficile per una questione di gusto o di praticità, altri che devono aspettare il "momento giusto".
Tutto questo ci fa comprendere quanto il pregiudizio e il condizionamento specista sia ben piantato nell’immaginario di tutte queste persone. Secondo loro,infatti, la questione animale ha solo un soggetto: l’essere umano che deve diventare così buono ed evoluto dal rispettare ogni essere senziente. Ma per arrivare a questo "altissimo livello di consapevolezza" occorre fare i conti con le questioni pratiche e, soprattutto, occorre rispettare i lunghi tempi che ciascun umano ha bisogno per questa evoluzione.
Come si nota, le vittime, gli animali imprigionati, torturati, mutilati e uccisi per queste loro presunte "scelte personali" che forse un giorno, quando "qualcosa scatterà" riusciranno a cambiare, sono completamente cancellati. Semplicemente non esistono più. Non esistono i loro tempi, la loro vita, la loro sofferenza e l’impellente urgenza affinché si smetta con tutte le pratiche che la determinano.

Esistono solo i tempi del carnefice, esiste solo il suo diritto a prendersela comoda, esiste solo il rispetto dei suoi tempi.
E quando si espongono queste ovvietà, quando si dice che diventare vegan non significa raggiungere il nirvana o diventare dei santi, ma semplicemente smettere di causare morte e sofferenza, ecco che si viene tacciati di estremismo, ecco che il "nostro atteggiamento aggressivo" diventa controproducente perché allontana anziché avvicinare, "non riuscendo a convincere".
Ma noi, insieme a migliaia e migliaia (in continua aumento) di altri attivisti, non siamo sulla strada per convincere, convertire o vendere qualcosa. In realtà la nostra presenza serve ad amplificare le urla di cinquanta miliardi di animali che ogni anno vengono trucidati per l’alimentazione umana. È chiaro che queste urla danno fastidio, scatenano sensi di colpa, è chiaro che, facendo ribollire quel minimo di naturale empatia ancora presente, creino reazioni negative.

Abituati ad una società specista che confina accuratamente queste urla all’interno di spesse mura, si deve accusare di aggressività chiunque osi portarle fuori. Ma non temete, nessuno ha intenzione di smettere, quelle urla continueranno ad essere raccontate, mostrate, rappresentate. Stiamo arrivando al punto in cui, come dice una famosa frase, i macelli avranno mura di vetro e tutti potranno vedere, sentire percepire direttamente le conseguenze della violenza specista.
Sulla via del ritorno, abbiamo incrociato un camion che trasportava due mucche (ovviamente non andavano a fare una gita di piacere), per loro non c’era più tempo...

Troglodita Tribe  di Serrapetrona (Macerata)


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Commento ricevuto:

Anch'io ero alla Festa della Madre Terra e concordo con te, molti hanno preferito nutrire il corpo più che la mente e l'anima. Ma la consapevolezza si acquista con l'esperienza e con il tempo, ed è vero che ognuno ha i suoi tempi evolutivi, come è vero che intanto nostri fratelli, del mondo animale e non solo, muoiono barbaramente nell'indifferenza.
 
Possiamo fare   quello che tu dici, amplificare le urla di tanta sofferenza...fino a quando la massa critica di chi ha aperto la propria anima possa trascinare l'umanità fuori da questa barbarie.
Da anni vivo questo territorio fermano immersa nella vivacità e nelle contraddizioni  della cittadinanza attiva (con alcuni di loro abbiamo organizzato lo stand "tutto a km zero...anche la democrazia") e tanto cammino è stato percorso....e forse grazie a questo nella piazza non solo ci si è potuti nutrire di cibo, per atro di buona qualità, ma anche di idee, progetti quali le città di transizione, i bilanci di giustizia, le moneta locale, gli orti collettivi.....e tantissimi libri sulle nanopolveri sono stati acquistati. aiutando la ricerca del Dott. Montanari e della Dott.ssa Gatti.
 
Credo che sia molto importante avere occasioni di incontro, (mi dispiace non averti conosciuto personalmente, e spero che avremo altre occasioni) perché solo la rete della cittadinanza attiva ci può garantire un lavoro più efficace basato sulla condivisione delle esperienze, sulla democrazia partecipata  e sul dialogo tra le diversità, un lavoro al nostro interno che può aiutarci ad affermare un nuovo modo di stare insieme e di costruire un'altra politica.
 
Stefania Acquaticci
 
Fondazione diversoinverso - Monterubbiano (Fermo)

Mecciano di Camerino (MC) - Volantino del Mercatino autunnale dell'autoproduzione e dell'usato - 30 ottobre 2011








Mercatino dell'Autoproduzione e dell'usato del 30 ottobre 2011, dalle h. 9 del mattino sino alla sera. Si svolge da Carla e Francesco in quel di Mecciano che è una frazione di Camerino (Macerata).

Info logistiche per il luogo dell'incontro: 0737/644388 – Cell. 328.1355289

lunedì 24 ottobre 2011

“Oltre il Cielo dei Giusti” di Simone Sutra – Recensione di Paolo D’Arpini, con annotazioni di Ilaria Gaddini

Foto celeste di Gustavo Piccinini


Fra i libri  di spiritualità laica che ho più apprezzato negli ultimi anni  compare “Oltre il cielo dei giusti” di Simone Sutra.

Simon é   una persona squisita che ebbi anche il piacere di incontrare in varie occasioni traendone spunti di riflessione sull’auto-conoscenza.  Assieme a lui –tra l’altro-  ho  passeggiato nel bosco sacro di Manziana per il Wesak 2009,  anche  dialogando in varie occasioni culturali come  al Ciclo della Vita del 2008, a Ronciglione ad un convegno sulla paganità nel 2007, etc.

L’argomento  che egli tratta nel suo libro è quello del ritorno all’insegnamento principale della tradizione laica: “Conosci te stesso”.

Superare il concetto del buon comportamento in funzione del quieto vivere o dell’interesse speculativo. Questo concetto (tutto racchiuso “nel limite  dell’utile” come afferma Battaile)  è ciò che impedisce alla coscienza umana di crescere in piena libertà espressiva. Restare succubi dell’interesse contingente è quanto Dante riferisce all’inferno degli ignavi. 


Ma andiamo per ordine.  Nel  libro di Simone Sutra “Oltre il Cielo dei Giusti” vengono affrontati argomenti seri, fondati sull’analisi del pensiero filosofico classico.  Simone Sutra  ha scritto il suo libro  “sotto ispirazione”, quasi  una lettura nell’akasha o nell’inconscio collettivo.

”Questo libro non cerca di spiegare nulla è solo rappresentativo del mio viaggio interiore” egli afferma con modestia.   Simone Sutra ha compiuto  un exursus  riepilogativo, per descrivere  quella che è stata la strada, liberatoria dal concetto di vuoto culto esteriore,  dei grandi filosofi greci, da Socrate a Platone ed infine Pitagora (uno dei personaggi nello stesso libro) i quali hanno portato l’attenzione sul “soggetto” -  sull’io cosciente.  Egli descrive l’unione fra i  due aspetti  fisico ed emozionale come una risposta  naturale delle propensioni amorevoli verso ogni forma. 


Possiamo  definire questa  strada: “l’amplesso fra Eros e Psiche”.   In verità il pensiero pitagorico non si è mai estinto  anzi è  fiorito negli anni, passando per Dante, Giordano Bruno e tanti altri eroici esponenti della libera intelligenza. 

Nel suo  romanzo  Simone Sutra   tocca anche il discorso della sofferenza spirituale, del passare attraverso il proprio inferno egoico (quello che Gurdjeff chiama “vuoto purgatoriale”) fino ad uscirne consapevolmente liberi.

Ecco una riflessione di Ilaria Gaddini,   sul tema del superamento degli opposti sollevato nel libro: “L’infelicità è una realtà terribile, che è assolutamente impossibile negare. Un insegnamento spirituale non  dirà che, qualsiasi cosa  accada, noi dobbiamo ripetere: «Io sono felice, io sono felice!»


Il vero insegnamento dirà semplicemente che  non serve perdere la fiducia in se stessi e nella vita. La sofferenza che ci raggiunge su un certo piano non  impedisce di provare gioia su un altro piano. Lavoriamo sul pensiero, non soltanto per tener duro in mezzo a quelle prove, ma per uscirne arricchiti. Una volta ottenuta quella ricchezza, o saggezza,  viene spontaneo di renderne partecipi anche gli altri.

Paolo D’Arpini

Jesi (Ancona), 1 novembre 2011 - Festa del baratto di cose e mestieri.... per una nuova economia popolare bioregionale



Ciao a te,  come vedi dalla locandina si  parla di "Baratto di cose e mestieri". Questo è il titolo dell'iniziativa poichè potremo scambiare le cose, i favori, e le competenze. Ciascuno infatti probabilmente possiede vetrinette ed armadi e cantine piene di oggetti che non usa... ma anche, certamente, mani che sanno fare e saperi da condividere. Più siamo, maggiori saranno gli scambi, ricca la tavola (ricorda il pranzo del baratto e la giornata.
Ciao, Stefania Torri


Porta Oggetti di qualsiasi genere, potrai scambiarli con qualcosa che altri avranno portato.


Esempi di cose e mestieri
Caffettiere, tazze, scacchiere, vasi, piccoli elettrodomestici (per oggetti grandi meglio una foto), scatole, valige, tende, abiti, libri, caricabatterie, pinne, biancheria, cappelli, scarpe, cinture, profumi, giocattoli, coperte, bigiotteria, penne, carte geografiche, borse, portafotografie, ombrelli,  radio, pentole, piatti, macchine fotografiche, occhiali... Non è necessario che siano oggetti perfettamente  funzionanti (a volte servono pezzi di ricambio).


Ed in cambio, magari:
Faccio il pane
guardo i bambini
aiuto nelle pulizie
taglio i capelli
aiuto ad imbiancare
a tegliare l'erba
a raccogliere le olive
a cucinare
aggiusto la porta
cambio la serratura
stiro la biancheria
vado in posta
bagno le piante
porto fuori il cane
do lezioni di musica
di matematica
di yoga
di ricamo
di cucito
di canto
di computer...

E tutto il resto a cui non ho pensato ma che tu sai certamente offrire

Una nuova economia popolare è in cammino... nelle Marche!

Info:   Stefania Torri   torristefania@yahoo.it


...............

Mia rispostina:
Cara Stefania. Ottima iniziativa! Vorremo fare qualcosa del genere a Treia per l'8 dicembre 2011 (eventualmente ripetibile anche il 10 dicembre), ma in formato ridotto perchè si terrebbe al chiuso, nella sede del Circolo vegetariano VV.TT.,  unitamente alla inaugurazione della  mostra su Vita Senza Tempo. Vorremmo però limitare l'ambito dello scambio a materiale artistico artigianale in sintonia con l'evento.. Puoi vedere  il programma di massima qui: http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2011/10/treia-dall8-al-10-dicembre-2011-vita.html

domenica 23 ottobre 2011

Spirito-ma​teria? Spirito-na​tura? Spirito-la​ico? - Il Cuore è sempre lo stesso. Lo Spirito non cambia....

"Andavano al buio, nella deserta notte, attraverso le ombre,
attraverso le vuote case di Dite e i regni muti,
e il cammino era incerto nel bosco sotto pallida luna,
quando Giove il cielo raccoglie in un nero velo
e la notte tetra al mondo cancella il colore"

(Eneide, Libro Sesto)



Il Seme della Vita di Sofia Minkova



Nel mondo dei concetti e delle convenzioni sociali possiamo dare il nome “spiritualità laica” a quella “nostalgia” per ciò che realmente siamo: quel Cuore. I cercatori spirituali che riconoscono in sé e negli altri la presenza dello spirito (coscienza ed intelligenza) si fondono nel tutto  in  una condivisione “alchemica”,  un’unione osmotica di intelligenza laica e libera da dogmi ma “vicina” al Cuore  di ognuno.

Si parla tanto,  in questo periodo,  di riscoperta della sacralità della natura!   E cosa è quest’ultima  se non  la visione spirituale di tutti coloro che si sentono parte indivisa  della natura e del cosmo?  Correttamente parlando questa “spiritualità laica”  (comune a tutti) non è una religione, come non lo è l’ecologia profonda,   ma  un moto spontaneo interiore dell’uomo  che ricosce l'integrità dell' "olos"  e di  se stesso.

Una degli aspetti più coinvolgenti del  panteismo, o della spiritualità laica, è il culto della vita,  l’adorazione delle forze naturali  identificate nella  Terra Madre e le sue stagioni. In questa riscoperta si inserisce ad esempio la spiritualità centrata sul femmineo sacro,  il matrismo  e lo shaktismo,  e la venerazione  degli aspetti femminili che rappresentano la creazione, il sostentamento e la trasformazione, insomma:  morte e  rinascita.

Questo movimento olistico tende soprattutto alla rivalutazione del femminile  in un mondo dominato dal patriarcato e dalla ragione. E ciò è anche un bene... ma finché la sacralizzazione non coinvolge anche il mascolino restiamo  nei termini di una dualità in cui una parte viene ad essere considerata migliore dell’altra. Occorre quindi riconoscere il sacro in entrambi i generi: maschile e femminile.

La nobiltà del maschile sovente è anch’essa collegata alla nascita ed alla morte, ad esempio il sangue versato dall’eroe rappresenta il sacrificio che conduce alla vita allo stesso modo del sangue mestruale femminile che significa  fecondità.

La sacralità dell’energia sessuale maschile, unita al femminile, è  simboleggiata orograficamente, in chiave bioregionale,  allorchè si osserva una collina circondata da uno o più corsi d'acqua, un acrocoro  erto in una valle, un'isola nell'oceano, etc.  In India questa immagine si definisce shivalingam-yoni e rappresenta l’incontro creativo del maschile e del femminile. Il lingam è il fallo di Shiva   e la yoni umidificata dalle acque fecondanti è la vagina della matrice universale.

Nel bellissimo romanzo di Maria Castronovo “Il silenzio del fauno”  l'attenzione è tutta centrata, come il titolo stesso lascia supporre, su una religiosità maschile che è rimasta in silenzio ma che chiede riconoscimento, questo romanzo secondo me è stato il primo vero tentativo di riscoperta della venerabilità maschile compiuto negli anni recenti.  Ricordo inoltre il libro "Shiva e Dioniso" di Daniel Danielou, in cui si parla dell'adorazione fallica e della vagina e  delle analogie di questo culto,  nella tradizione induista,  in quella della antica Grecia ed in altre culture.  

La Resurrezione del Dio Pan, che  non è mai morto nelle coscienze degli uomini delle grandi civiltà, non è semplicemente un fatto ritualistico   è un modo per elaborare una “filosofia politica”,  intendendo con ciò una potenzialità culturale ed un percorso esistenziale capaci di amalgamare persone coscienti della crisi in atto per le quali il cambiamento sia  condizione per l’esistenza.

Sulla base della teoria unitaria del mondo fisico e biologico in natura esistono due opposte tendenze. Una entropica, verso la degradazione ed il livellamento, caratteristica dei fenomeni fisici, ed una opposta tendenza sintropica verso l’organizzazione e la differenziazione, caratteristica dei fenomeni biologici. Tale doppia tendenza si manifesta a tutti i livelli, e dalla lotta tra l’ordine ed il disordine ha origine il divenire.

Secondo la teoria shivaita, l'aspetto maschile viene visto come latenza, o coscienza,  mentre l'aspetto femminile, o Shakti,  rappresenta l’energia creatrice,  o Madre Divina, che tutti ci compenetra  e che produce ogni fenomeno. Nella consapevolezza di questo costante flusso, presente in tutto ciò che vive, si manifesta la libertà espressiva della Spiritualità Laica.

Ma una volta accettata la teoria come si fa a realizzarla nella pratica, nel contesto della vita quotidiana, senza dover ricorrere a forme religiose? Il metodo consigliato,  è quello dell’interrogarsi sul “qui ed ora” sul “carpe diem”  soprattutto  chiedendoci:  “Chi è che vive questo momento?”  “Cosa è questo sè che percepisce i fenomeni?”  “Non è forse la stessa mente cosciente della sua esistenza,  la consapevolezza priva di esternalità e di pensieri?”.     Infatti si dice che la mente pulita dai pensieri è il Sé supremo, il substrato, la base, senza cui non potrebbe esserci alcunché… Ogni pensiero è solo un riflesso, un’increspatura,  in questa pura coscienza. Nella quiete dell’osservazione distaccata ci godiamo la presenza, restiamo assorti nella eterna beatitudine dell'Essere.    

Questa sì che è Vita!
 

Paolo D’Arpini