sabato 5 novembre 2011

San Benedetto del Tronto (AP): "Pesca con ferimento e abbandono del pescato".. Il danno e le beffe!

S. Benedetto del Tronto - Gara di "Pesca con rilascio del pescato" alla Sentina - La chiamano pesca ambientalista (sic.) ?!

 
Pesce-donna sirena - Dipinto di Franco Farina


Devono sentirsi una via di mezzo tra gli apostoli pescatori e il poverello d'Assisi che parla alle creature, quelli della "Pesca sportiva con rilascio" in gara il 12 nov. 2011 alla Riserva naturale Sentina col "prezioso aiuto", fra tanta santitudine, del D'Angelo custode (nomen omen) e dei suoi apostoli-vigilanti.

     Perchè buona e giusta e ambientalista sarebbe la "pesca-con-rilascio-del-pescato". Sganciata dalla sua componente nutrizionale, recita il santo evangelo del martinpescatore sportivo, il Catch & Release è quella nobile pratica in cui si rilascia il pescato immediatamente dopo la cattura procurandogli il minor danno possibile. E' evidente che a cotanti apostoli dell'ambiente non è balenato che il "minor danno possibile" è unicamente lasciar campare il pesce senza sottoporlo, per il proprio svago beota, a tale barbarie. E che a gareggiare sulla misura del pesce catturato sono maschi adulti passati con uguale soddisfazione dalle infantili gare sulla misura del pistolino, al nuovo intelligente passatempo.

     Le norme basilari dell'alta disciplina sono illuminanti: evidenziano che, a prescindere dal rispetto o meno di quelle, il sollazzo che i suoi cultori e la stampa compiacente chiamano sport  è vera barbarie.


Nè potrebbe essere qualcosa di diverso, una pratica che ha come assunto l'arrecare il minor danno possibile alla preda. Di quale "sport" si può concepire che rechi danno, pur il minore possibile, a qualcuno?

"La pesca “catch and release” avviene con l’uso di  ami privi di ardiglione. Pur facilitando la slamatura, gli ami privi di ardiglione  sono in grado di provocare danni di una certa entità, specie a carico delle strutture della bocca e della gola del pesce che, nei casi più gravi, muore per l'impossibilità di alimentarsi o per la gravità delle ferite riportate, soprattutto in conseguenza del combattimento. Anche se il pesce riesce a sopravvivere andrà incontro ad un periodo di stress alimentare che potrebbe pregiudicarne la condizione".  E' appena un dettaglio di ciò che lo stress da cattura e le eventuali lesioni causano al pesce dopo il rilascio... Ogni possibile informazione è alla portata di chiunque.

     Non stupisce (ci abbiamo il callo) che le cronache velinino - senza un dubbio, una critica - il trionfale comunicato che spaccia costoro per quelli che cercano di "salvaguardare la fauna ittica" e che sono "molto sensibili ai problemi ecologici", e che li si chiami "atleti" (sic) senza che una valanga di risate li seppellisca per sempre. Non stupisce che benedizione e sostegno vengano da assessori misti di specchiata vocazione ambientalista, distintisi per la lotta dura senza paura contro il verde cittadino e per altre nobili imprese.

E che su tutto scenda la benedizione dei Capitani Coraggiosi della portual Capitaneria, campioni di lucidatura di mostrine.

    Stupisce (anzi no) il "prezioso aiuto" del D'Angelo custode della Sentina; raccapriccia che la Riserva Naturale "vincolata ad area floristica e faunistica protetta" [cfr.depliant informativo] sia teatro dell'evento: un ambiente dove, com'è stato sacrosantamente scritto, "l'uomo dovrebbe entrare in punta di piedi e non come predatore". Perchè la definizione di "pesca sportiva con rilascio" contiene ben tre ossimori, che è già un record mondiale. E che si pratichi in una riserva naturale è il quarto ossimoro.

    "La caccia (come la pesca) non è uno sport, in uno sport tutti e due i contendenti sanno di giocare"


  Sara Di Giuseppe


venerdì 4 novembre 2011

Gli antenati ed i successori hanno pari dignità nell'ecologia sociale e nella spiritualità laica..

“Ci sono così tanti doni, mio caro, ancora non aperti dal tuo giorno di nascita. Oh, ci sono così tanti regali fatti a mano, spediti per la tua vita da Dio…” (Hafiz)
 

Brindisi augurale e generazioni in fila... in una vecchia foto di Treia


Il culto degli antenati in molte delle civiltà antiche è stato il fattore coagulante per la conservazione del senso di comunità. Presso i Romani le rituali cerimonie a favore dei Manes, come pure dei  Lari, Genii e Penati, erano un obbligo giornaliero e altrettanto avveniva (ed avviene) in India. Per questo era così importante assicurarsi una discendenza, proprio per assicurare continuità ai riti.   In Cina questo culto  era assurto quasi a religione, infatti il confucianesimo non è altro che un sistema morale basato sul rispetto delle norme “gerarchiche” di padre/figlio e sovrano/suddito.


In qualche modo questo sistema, che garantisce un ruolo alle generazioni della comunità, ha assicurato in oriente come in occidente, una crescita ordinata e rigorosamente etica della società, pur con le pecche di inevitabili eccessi, esso ha mantenuto quel processo solidaristico nato nei clan matristici anteriori, e successivamente trasmesso al patriarcato.


Questa concezione è andata avanti senza grandi sovvertimenti sino all’inizio del secolo scorso momento in cui si è avviata una “rivoluzione di sistema”, una rivoluzione apparentemente incruenta e non specificatamente voluta, ma il risultato è un repentino mutamento d’indirizzo e la sortita dei modelli utilitaristici ed esclusivi.


Coincide con l’inizio dell’era industriale e dell’economia di mercato e con la comparsa dei grossi insediamenti urbani, le metropoli, che già avevano visto la luce con Roma e Costantinopoli, un modello  poi ripreso negli Stati Uniti d’America... ed ora allargatosi a tutti i paesi del mondo. Basti vedere le megalopoli di Cina, Giappone, Egitto, Messico, etc.


La scintilla del nuovo paradigma sociale ed economico -secondo me- è una diretta conseguenza della grande crisi del 1929 che da una parte costrinse migliaia di famiglie all’urbanizzazione forzata ed all’abbandono del criterio piccolo-comunitario e all’adozione di modelli sociali strumentali. Una nuova programmazione sociale ed economica basata sulla capacità collettiva di produzione e sul consumo di beni superficiali (coincide con la nascita della Coca Cola, delle sigarette, delle fibre sintetiche, della diffusione di automobili ed altri macchinari). Come ripeto questo modello non fu specificatamente perseguito ma l’inevitabile conseguenza di una accettazione di gestione produttiva “finalizzata” -da parte degli individui operativi- e la demandazione agli organi amministrativi delle funzioni solidali e sociali.


Questo procedimento trovò la sua affermazione anche in Europa a cominciare dagli anni ‘50 (malgrado le prove generali dei primi del secolo in Inghilterra) e pian piano si espanse al resto del mondo occidentalizzato, meno che in sacche di necessaria “arretratezza” che oggi definiamo “terzo o quarto mondo”. Ma questo terzo o quarto mondo sta anch’esso pian piano assumendo il modello utilitaristico ed il risultato è il totale scollamento familiare e sociale con l’interruzione dell’agricoltura ed artigianato e venuta in luce di schegge impazzite di società aliena a se stessa. Avviene nelle  megalopoli di venti o trenta milioni di abitanti, con annesse baraccopoli e periferie senza fine. La solidarietà interna delle piccole comunità è morta mentre si son venute a stratificare categorie sociali che hanno poco o nulla da condividere con “l’umanità”.


Nelle grandi città industrializzate e consumiste da una parte c’è la classe dei produttori “attivi” e dall’altra quella dei cittadini “passivi”, ovvero i bambini e gli anziani. Lasciamo per il momento in sospeso la discussione degli attori in primis, i cosiddetti produttori ed operatori, e vediamo cosa sta avvenendo nelle categorie passive, degli usufruitori inermi od assisiti.


I bambini sono forse i più penalizzati giacché verso di loro è rivolto il maggior interesse redditizio e di sviluppo, sono i “privilegiati” delle nuove formule di ricerca di mercato ed allo stesso tempo abbandonati a se stessi, in seguito alla totale mancanza di solidarietà interna in ambito familiare e sociale. Con poche prospettive reali di crescita evolutiva in intelligenza ed interessi futuri, i bambini si preparano ad essere la “bomba” della perdita finale di collegamento alla realtà organico-psicologica tra uomo natura ambiente. Già in essi assistiamo alla quasi totale incapacità di relazionarsi con una realtà sociale e materiale, sostituita da una “realtà virtuale e teorica”. Ora finché le generazioni che son nate dagli anni ‘50 sino al massimo degli anni ‘80 sono in grado di reggere il colpo della produzione utilitaristica questa massa di “imberbi passivi” può ancora mantenere una ragione almeno consumistica, dopodiché la capacità di sopravvivenza si arresta ineluttabilmente, assieme al volume operativo dei genitori…..


L’altra categoria, passiva per eccellenza, è quella degli anziani ed invalidi, i pensionati, che sopravvivono senza speranza già sin d’ora, preda di violenze sempre più diffuse, di furti e truffe e di strumentalizzazioni della loro condizione vittimale (perseguita da enti ed associazioni che sorgono per “proteggerli” dagli abusi….). Nella società solidaristica antecedente gli anziani avevano una precisa ragione sociale nella trasmissione della cultura e delle esperienze necessarie alla vita, convivendo in ambiti familiari in cui non c’era separazione fra bambini, giovani e vecchi. Ora gli anziani son d’impiccio e finché possono arrangiarsi da soli, bene, poi diventano oggetto di mercato per gli assistenti sociali, per gli ospizi e per colf spesso senza scrupoli o finti operatori assistenziali che mungono alle loro misere pensioni, inoltre -recentemente- son sempre più vittime di “enti morali” fasulli e ladri. E questo perché gli anziani non hanno più posto né tutela nella società.


Ma, qui vorrei porre un punto interrogativo, come faranno i quarantenni di oggi a garantirsi la sopravvivenza se la struttura sociale è così degradata? I quarantenni di oggi saranno ancor meno assistiti sia dalla società che dai loro stessi figli e -mi vien da dire- sarà proprio per questo inconsapevole sospetto che molti rifiutano di aver figli e si atteggiano ad eterni “ragazzi”. Oggi si è “giovani di belle speranze” sino a cinquant’anni (ed oltre) e poi improvvisamente si precipita nell’inferno dell’anzianità e dell’abbandono….. Insomma “finché ce la fai a barcamenarti con le tue forze bene e poi ciccia al culo!” Forse siamo ancora in tempo a prendere coscienza di ciò ed attuare una repentina inversione di marcia prima del precipizio…..


La soluzione -secondo me- sta nel superamento dei modelli consumistici ed economico-speculativi e dello schema familiare di coppia moderna, in primis, per ritrovare in una socialità allargata nuove espressioni per la solidarietà umana, contemporaneamente abbandonando l’ampliamento dei grandi agglomerati urbani e rinunciando ai parossismi culturali (musiche preconfezionate, televisioni, sport idioti, giochetti virtuali, etc) in modo da ricreare in noi lo stimolo primario della gioia di vita e la capacità creativa per produrre qualcosa che abbia lo spirito del necessario e del bello. Insomma si parla ancora di ecologia sociale e di spiritualità laica.


Paolo D’Arpini


Gruppo familiare a Calcata con (a sinistra) sacerdote aggiunto

giovedì 3 novembre 2011

Hints on Treia... A synthetic historical view

Just to know... Treia from 2011 is the new home of Circolo Vegetariano VV.TT.



Founded by the Sabini in 380 B.C. Treia rose at about 2 km from the present position where today rises the majestic sanctuary of SS. Crocifisso. It was first a roman colony, and then a Municipality since 109 B.C.

After numerous barbarian invasions, at the beginning of the 10th century, the survivors decided to take refuge in a safer place.
On the three hills not very far off they founded the present town, which was called Montecchio. In 1790 Pio VI gave it back the original name of Treia, and granting it the title of town.

Treia later passed under the control of the Varano, Sforza, Aragonesi, and at last under the papal governament again.


In 1430 rose the Academy of the Sollevati, with poetic and literary purposes; in 1778 some citizens changed it in Georgic Academy, in order to improve the agriculture without disregarding sciences, letters and arts.


The results obtained in the agricultural research and experimentation made it soon famous in all Europe.

The game of the ball with the armlet is a traditional sport which contributed in increasing the notoriety of Treia. This game lives again in the town with the “Disfida del Bracciale”, a folk festival which is celebrated on the first Sunday of August since 1978.

The city centre preserves the medieval aspect, with the boundary walls and its eight doors. The fortress of the Onglavina is, however, the most singular element.

There are different buildings overlooking the scenographic square of the Repubblica: the Renaissance Town Hall, the Georgic Academy, the church and the convent of S. Filippo; on the only open side there is a marble balcony from which you have a marvellous view as far as the sea.

In the territory of Treia there are many noble villas, some of which are very well kept, with parks and thickets of mediterranean vegetation.





(Fonte testo: Marche Breaks)

Ecologia Profonda - "Volerci bene, nudi come siamo, al cospetto del mondo.."



La Terra non è a misura dell’uomo. A meno che tu non appartenga al più candido e fervido culto creazionista e ti sia convinto che la Terra e l’Universo intero siano lì per te e solo per te, questo te lo devi ficcare bene in testa.

Alla Terra non gliene frega niente di averti sul suo groppone, non lo sa e non è nella sua natura di venirlo a sapere. La Terra non segue le leggi e le esigenze umane che formulano quelle leggi, non è né protettiva né nemica, né ragionevole né irragionevole; non è destinata a nulla, se non a far parte della catena gravitazionale che lega il sistema solare a cui appartiene, quello alla galassia, e la galassia all’Universo misurabile, e quello a un ultra, o multiplo Universo che non è ancora certo cosa sia, se non rilevabile prima o poi in certe complesse equazioni di improbabile soluzione.

Abbiamo colonizzato la Terra, ne siamo una delle specie dominanti, appena al di sotto dei virus come capacità di adattamento, ma non per questo ne siamo padroni, non per questo possiamo esercitare su di lei un controllo che non sia di assoluta superficialità. Possiamo arrecare molti danni alla Terra, e ci stiamo applicando con zelo a questo, ma la Terra ha energie tali che l’esistenza della nostra specie è appesa al filo dell’assoluta casualità.


No, la Terra non è a nostra disposizione, e noi viviamo nella stupida illusione di esserne i padroni.

C’è una qualche morale da ricavare da tutto ciò? No, come non c’è alcun rimedio né alcuna alternativa. C’è solo, volendo, da rendere più vivo, per chi lo possiede, e cercare di inculcarlo in chi non ce l’ha, il senso delle proporzioni. E, dotati di un più solido senso delle proporzioni, noi umani potremo coltivare con più spirito la pietà per noi stessi. Volerci più bene, se non sembri un’espressione troppo banale, nudi come siamo al cospetto del mondo, incapaci di difenderci dalla nostra stessa stupidità.


E riuscire ad arrivare all’appuntamento con il grande Big One, che un giorno o l’altro, tra cento o mille generazioni, si presenterà, con un po’ di decoro; senza troppi, e insignificanti, atti di dolore da recitare al cospetto della Fine. Che sarà solo la fine di quel che siamo, non quella dell’Universo, che non ci contempla nelle sue priorità.

Maurizio Maggiani

mercoledì 2 novembre 2011

Le banche hanno affamato abbastanza il popolo sovrano, è giunta l'ora di cambiare!


La truffa del debito è al suo epilogo finale... basta con i pezzi di carta colorata di  zero valore....


La crisi del debito non si risolve con altro debito.

Il problema del sistema capitalista, il virus che ne invade il tessuto, è il modo in cui il denaro (rappresentativo degli scambi commerciali) diventa debito.

Dopo circa 50 anni, il banchiere espropria i beni reali dell'economia: il "suo" tasso di interesse, cumulandosi negli anni, ingigantisce il debito di partenza rendendolo inesigibile e, dunque, lo conduce al foreclosure (pignoramento dei beni collaterali dati a garanzia).

Adesso badate bene: il banchiere non è cretino... sa bene che, se indebitasse i cittadini di quella comunità, questi potrebbero "mangiare la foglia" e capire che i conti non tornano. Qualcuno potrebbe "fiutare" la truffa, semplicemente  riflettendo sul fatto che, anno dopo anno, continuando a fare le stesse cose che facevano prima (produrre e scambiare tra loro i loro prodotti) si mettono sempre più nelle mani del banchiere... gli devono una porzione sempre maggiore del loro lavoro, per il solo fatto di usare i "tagliandi" (soldi) che questi stampa.
Qualcuno, capito il meccanismo truffaldino, potrebbe, dunque, suggerire di tornare al baratto, oppure stampare da soli quei tagliandi (i soldi utilizzati) senza applicare alcun interesse...
E questo il banchiere lo sa e, quindi, deve cercare di impedirlo... a tutti i costi.

Come?
Indebitando lo "Stato"... l'organo istituzionale che rappresenta quella comunità.

Capite la genialità della truffa?
Invece di prestare soldi ai cittadini, li presta allo Stato... questo, dunque, si indebita sempre più (per il meccanismo di cumulo degli interessi), mentre i cittadini, apparentemente, prosperano (il denaro, facilita gli scambi rispetto al baratto).

Sicché, quando il debito dello Stato diventa insostenibile, si metterà in discussione la capacità e l'onestà degli amministratori pubblici, piuttosto che il sistema (del denaro a debito) che conduce inevitabilmente a quel risultato.
Ed è quello che succede puntualmente in tutto il mondo: paesi come la Grecia, l'Italia, Portogallo, Islanda, etc... si sono indebitati a posto dei cittadini, e quel debito, generosamente concesso dal banchiere (nel nostro caso la Banca d'Italia... che è privata), ha permesso alcuni anni di "benessere", per poi diventare, al mutare del ciclo economico, la corda con cui strangolare l'economia.

Indebitare lo Stato, invece che i cittadini, risponde all'esigenza primaria di allontanare da sè (dal banchiere) il sospetto di avere ordito una gigantesca truffa ai danni di quella comunità. Sicché è lo Stato a diventare responsabile di tutti i peccati commessi ed i cittadini è con esso che se la prendono.
Non è geniale?
Ma, finalmente, qualcuno comincia a capire... gli indignados cominciano a puntare il dito verso il banchiere e, per la prima volta nella storia, il banchiere (Trichet, Draghi, etc..), tirato in ballo, si dichiara d'accordo con le loro ragioni.

Ma, badate bene: il banchiere non sta ammettendo che è il suo "sistema" l'origine del problema. Tira ancora in ballo lo Stato per non aver saputo soddisfare le richieste di opportunità, lavoro, welfare che provenivano dai suoi cittadini.
E quale ricetta propone il banchiere?
Tagliare le spese, alzare l'età pensionabile, ridurre l'assistenza...
Ma se riduci le spese, riduci di conseguenza i consumi e quindi crei recessione... cioè meno posti di lavoro.

Se alzi l'età pensionabile, blocchi il turn-over (gli anziani che vanno in pensione e liberano posti per i giovani) e, quindi, riduci le opportunità per coloro a cui hai espresso solidarietà.

Da una parte, dunque, comprensione e simpatia, dall'altra, ricette che aggravano le condizioni degli stessi giovani che stanno protestando. Una straordinaria presa per il c..o.
Come se ne esce?
Comprendendo, additando ed attaccando il problema alla radice: ovvero uscendo dal sistema del "denaro a debito".
Li è l'origine del problema e quella bisogna rimuovere.

Per quale motivo il banchiere dovrebbe "caricare" un interesse sui pezzi di carta che stampa e che servono solo per facilitare gli scambi?
Che ci mette del suo (a parte i pochi centesimi necessari alla produzione di quei tagliandi), cosa rischia?
E' ovvio che quello è un indebito arricchimento... un privilegio basato su una truffa evidente.
Ed è quel privilegio che bisogna eliminare, perché esso comporta, corrispondentemente, l'impoverimento di chi dovrà pagarlo.

Il denaro che circola nell'economia e rappresenta i beni e servizi in vendita secondo l'equazione M*V=P*Q, non comporta alcun interesse a carico di nessuno. Si tratta di "tagliandi" il cui valore dipende dalla "fiducia" che in essi ripone la comunità che li usa.
Senza quella fiducia, il loro valore è zero.
Non il banchiere, ma la comunità stessa è titolare, dunque, del valore dei soldi. E, quindi, non c'è alcun motivo di farglieli pagare.
Da questo discende che il debito pubblico è una truffa. Una tassa fraudolenta imposta ai cittadini.
Rinnegare il debito pubblico, dunque, è un diritto sacrosanto, la prova del risveglio di una comunità addormentata.
E si può ottenere quell'obiettivo (la cancellazione del debito) in molti modi. il più semplice ed immediato è il default.
E chi si "indigna" a fronte della possibilità del default, o è pagato dal "banchiere", oppure non ha capito bene come funziona il "sistema" e i danni che produce.

Spero vi rendiate conto che "sfidare" apertamente il "banchiere", comporta gravi rischi anche personali: questo è un privilegio che produce ricchezza, potere, controllo... ed il "banchiere" non vuole neanche lontanamente rischiare di perderlo.
Si dice che molti uomini (tra cui Lincoln e Kennedy) siano morti ammazzati per avere messo in discussione quel privilegio.

Significa dire che qui si scherza col fuoco.

Sembra proprio che il 2012, sia l'anno dei grande attacchi (finanziari...??), sperando che agli attacchi finanziari non seguano quelli bellici.

Furor fit laesa saepius patientia... La pazienza troppo a lungo provocata, si trasforma spesso in furore. (Publilio Siro, 100 a.C).

G. Migliorino



P.S.: Credete veramente che sarà possibile cambiare l'Italia in sei mesi e fare quello che non è stato fatto in dieci anni, da quando cioè siamo entrati nell' euro?

martedì 1 novembre 2011

Samhain a casa di Lucilla Pavoni.. con tanti doni! Breve resoconto sulla cerimonia spirituale laica tenuta il 31 ottobre 2011 a San Severino Marche

Caterina Regazzi e Paolo D'Arpini

Sempre coinvolgenti questi incontri in cui Sonia Baldoni trasmette le sue conoscenze, ma soprattutto la sua gioia di vivere.... Ed é bello vedere che riesce a raccogliere tra le sue "ali" persone tanto diverse ma come posso dire? Tutte uguali, accomunate dalla voglia di conoscere ma anche di condividere e di ritrovare quel bambino interiore che spesso dimentichiamo di avere, anzi, no, di essere.
Ed il rito del ricongiungimento con gli antenati, con i pregi e i difetti che loro avevano e che ci hanno lasciato in eredità, ci porta appunto a ritrovare prima di tutto noi stessi,un po' come in una meditazione profonda, in cui ci troviamo più vicini al nostro Sé.

Era la seconda volta che compivo questo rito con Sonia e sarà che in questi giorni si ricordano, a volte in maniera un po' "consumistica" e doverosa, i nostri cari che non ci sono più, ieri ho sentito proprio di volermi lasciare alle spalle i lati "negativi" di me che ho ereditato dai miei genitori e che non mi piacciono, come non mi piacevano in loro.

Il fuoco brucia, brucia e noi cerchiamo di bruciare questi lati oscuri, ma chissà per quanti anni ancora ed  anche per quanti momenti dovremmo ancora ritornarci, con benevolenza e accettazione... sono nel nostro codice genetico, non potremmo mai liberarcene completamente, solo con l'osservazione e l'attenzione potremo riuscire a ripulire la nostra coscienza dalle abitudini che ci abbiamo costruito sopra e lasciare così maggiormente rifulgere i lati "buoni" nostri e dei nostri parenti.

La casa di Lucilla e Lucilla stessa sono stati un nido caldo e accogliente, dove ci si sente a casa propia.

Grazie a Lucilla, a Sonia e a Paolo, il motore del tutto.

Caterina Regazzi


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La sera quando finalmente eravamo rientrati in casa di Lucilla, dopo aver compiuto un ultimissimo rito gettando offerte agli spiriti delle quattro direzioni, ci siamo seduti attorno alla grande tavola della cucina, sulla tovaglia pulita un ramo di rosa canina con belle bacche rosse, alcune erbe profumate, due boccette di lavanda per detergersi le mani.. la stufa a legna accesa... insomma tutto dichiarava che eravamo ben accetti dalla terra e dal cielo.

In attesa che giungesse l'ora della cena e che Lucilla tornasse da una visita urgente a San Severino, Sonia ha enumerato e catalogato i mesi dedicati ai vari angeli. Ognuno ha saputo così il nome del suo protettore celeste.. Possiamo anche definirle forze benefiche che vegliano su di noi. Per me il nome del personaggio  è Gabriel.. Nella descrizione di Sonia pare che indichi una situazione di vita in cui non serve far nulla.. Tutto viene spontanemente come decretato in Cielo, nessuno sforzo è richiesto per ottenere conoscenza e benessere.. Ho riconosciuto che questo angelo fa proprio al caso mio...

E finalmente  sopra la tavola sono apparsi i doni... pietanze e minestre, cereali e legumi, pane di vari tipi, insalata, bocce di vino e di fresca acqua di pozzo, verdure in padella ed in teglia, patate al forno... ogni ben di Dio, da ognuno portato per la condivisione fraterna..

Ci siamo abboffati con gioia.... Una comunione  di spiritualità laica!

Paolo D'Arpini



Ed ora un pensiero del giorno in sintonia:

"Per il solo fatto di andare in chiesa o di recitare delle preghiere, molti credenti pensano di entrare direttamente in relazione con il Signore. Come se fosse così facile!… Sostenere di entrare direttamente in contatto con il Signore, significa veramente non sapere chi Egli sia! Non dico che non si riesca a raggiungere qualcosa di Lui, ma in ogni caso non si tratta sicuramente di Lui nella Sua pienezza, nella Sua immensità! Tra noi e il Signore c’è tutto un cammino da percorrere, uno spazio talmente vasto che è impossibile da concepire; e quello spazio non è vuoto: si compone di regioni abitate da entità spirituali.
Tutte le religioni hanno menzionato in un modo o in un altro l’esistenza di queste regioni e di queste entità.

La tradizione cristiana, che riprende la tradizione ebraica, parla dell’esistenza di nove ordini angelici: gli Angeli, gli Arcangeli, i Principati, le Virtù, le Potestà, le Dominazioni, i Troni, i Cherubini e i Serafini. Ciascuno di questi ordini angelici è un aspetto della potenza e delle virtù divine. Per il nostro corretto sviluppo spirituale, è necessario che conosciamo l’esistenza di queste entità celesti, poiché esse sono come dei fari sul cammino che ci conduce a Dio." (Omraam Mikhaël Aïvanhov)

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Commento ricevuto da Ivana Lorenzini:

Paolo, non so come scrivere sul blog e quindi metto qui di seguito alcuni pensieri su eri sera.

Saimo arrivati al crepuscolo, l'ora che, come ci ha detto Sonia, è un'ora indefinita in cui sta finendo il giorno e sta cominciando la notte e quindi non è né l'uno né l'altra. E' l'ora in cui è più facile che i mondi del qui ed ora e quello del già e ancora, si compenetrino.

L'atmosfera creata  dalla luce, dal luogo, dall'essere tutti insieme in silenzio ad ascoltare le parole di Sonia che a volte ho trovato oscure ma non per questo meno coinvolgenti, ha fatto sì che mi sentissi parte dell'universo,chiamata dalle altre creature a lodare il Creatore.

C'è stata commozione nel richiamare alla memoria chi ci ha preceduto perdonando i loro difetti, passati a noi per via genetica e ringraziandoli nell'accogliere i loro doni. E poi il fuoco, che rigenera continuamente purificando e temprando, il fuoco che riscalda e rischiara come Cristo, Via,Verità e Vita.

Quindi la casa, l'accoglienza, la condivisione, il cibo spezzato con i fratelli in una cerimonia antica e sempre nuova; la casa pervasa dall'amore e dalla generosità di chi la abita,di chi le ha ridato nuova vita partendo dalla terra, accarezzata e ripulita per accogliere i doni del Cielo. Ringrazio tutti per aver condiviso con me tante emozioni. Con affetto fraterno. Ivana


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Commento di Lucilla Pavoni, che ci ha ospitati:


Lucilla Pavoni in piedi


Carissimi amici, al ritorno da un soggiorno, che oramai considero quasi forzato, in un albergo a cinque stelle, dove da anni ormai accompagno un marito ancora un po' troppo borghese e che fatica molto a capire le mie nuove esigenze di vita,sono finalmente tornata a casa, giusto in tempo per accogliere i miei amici arrivati un po' da ovunque per l'incontro di Samhain. L'inevitabile confronto tra questi due mondi è stato stridente più che mai. Da una parte, lo sfarzo,la spasmodica ricerca di lusso e uno sperpero ostentato con la più grande naturalezza. Un mondo fatuo e fittizio, una gara a sembrare piuttosto che essere e alla fine un senso di vuoto,di giorni sprecati nel tentativo di ricevere qualcosa e che invece impoverisce anche di più.
Dall'altra parte una situazione opposta che con consapevolezza ho scelto di vivere, in una semplicità che lascia spazio solo a cose vere e necessarie all'Anima e al corpo.
Anche quello di quest'anno, è stato un incontro molto bello e coinvolgente anche se un problema improvviso mi ha costretta ad allontanarmi per qualche ora. La naturalezza ed il senso d'appartenenza al luogo, che si é creato anche in mia assenza, m'hanno aperto il cuore alla gioia,e convinta che il mio intento di creare un posto dove ognuno potesse sentirsi a casa sua, finalmente è diventato realtà.
Sento che la Casa, con l'apporto di tante Anime belle, sta piano piano diventando ciò che ho sempre desiderato, la ricchezza interiore che ognuno apporta fa sì che l'atmosfera stia diventando quasi magica. Ringrazio tutti coloro che si sono impegnati alla realizzazione dell'incontro e l'hanno reso così perfetto.


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Commento di Lunaspina di Avalon:

Al bosco, abbracciata al mio albero, lascio andare le emozioni.
Le affido a Madre Terra come questi resti del banchetto di Samhain. Un altro giro della Ruota d'Argento e' iniziato. Fatico ad uscire dalle mie amate nebbie per tornare alla realtà. Cerco di afferrarmi ancora a quelle Ombre che tanto mi sono care. Ma una nuova giornata e' iniziata ed e' un giorno di sole. Seduta ai piedi del mio albero ascolto il cuore impazzito, lascio correre la mente che si ribella a questo ritorno. Ascolto le emozioni, chiedo aiuto al mio albero, allungo le mie radici ad abbracciare le sue, ciò che deve scende, profondo, tra le ombre di Madre Terra. Sento tutto scorrere... chiudo gli occhi, la testa mi gira e resto così, immobile ad osservare i pensieri, uno ad uno, uscire in una spirale verso l'alto e disperdersi tra gli alti rami del mio amico di sempre...Questo e' il mio luogo segreto, questo è il bosco dei miei ricordi. Solo io ed i cani e questi alberi che placidi sorridono ed insegnano. Luogo di tante giornate passate così, nella perfetta semplicità di questa Madre cosi' immensa e benevola. Il sole filtra tra i rami alti e mi bacia il viso, sorrido, apro gli occhi: sono tornata dal mio viaggio. Sono tornata dall'Amore delle terre dell'Ovest all'Amore delle terre del Nord. I sogni si mischiano alla concretezza del mio esistere. L'Amore e' il filo d'Argento che tutto lega...una spirale di luce d'argento vibra pulsante e luminosa intorno a me. Tutto e' vivo e ciò che apparentemente muore e' solo per rinascere in un ciclo di perfezione assoluta. Ed io sono questa foglia caduta a terra, ed io sono la corteccia antica di questa quercia amica... i miei occhi, lavati dalle lacrime ora vedono l'oro del bosco sfavillare. Resto così, accoccolata al mio albero a godermi il canto degli uccellini, la carezza del vento, il bacio del sole... Grazie Madre...

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Saluto di Sonia Baldoni:


Per me essere lì con voi è stato un ritornare a casa in tutti i sensi... sono partita dalle Marche per l'equinozio di autunno dal crepuscolo del giorno 20 a quello del 22 settembre celebrato quest'anno .. ultimo ciclo del contadino verso il raccolto del 2012... in cui si prepara il terreno della nuova epoca, per tutti noi che stiamo camminando tra i due mondi... Fino a giungere a San Severino dopo aver attraversato l'Italia dal Veneto al Molise..... con insegnamenti tra i campi e le zone archeologiche dei nostri antenati... omaggio alla dea Astarte dei Fenici a Santa Marinella dove lo scorso anno abbiamo vissuto la ricorrenza del 10.10.10... E cosi proprio per la data della semina, il 31 ottobre di quest'anno mi sono ritrovata con voi, con gli amici delle Marche, e con quelli che da fuori regione sono riusciti a raggiungerci per ricevere il tramando di queste cerimonie che accomunano ciò che i nostri avi mettevano in atto con il contatto con la terra......

Un abbraccio a voi organizzatori (Circolo vegetariano VV.TT.) di questi incontri e vi informo che per il giorno 8 e 9 dicembre sono ancora in Molise come da calendario già fissato da mesi per questi incontri in cui una settimana intera sono a Capracotta per tutti gli insegnamenti delle antiche tradizioni delle erbe e le bacche di ginepro biancospino e rosa canina..... Perciò non potrò essere a Treia alla presentazione del vostro libro Vita senza Tempo (che si tiene quei giorni al Circolo). Comunque, quando potrete,  vi aspetto in questo luogo una volta o l'altra e appena potete cercate di raggiungere Col del Cece 16 km. dopo Cagli direzione pianello dove girando per il cartello a sinistra Gubbio 22, trovate COL DEL CECE antico luogo della celebrazione delle tavole eugubine e ancora oggi punto di ritrovo per sostare come ai tempi dei Cavalieri di Malta e del percorso di San Francesco, la locandina è sul sito http://www.viverecongioia.org/
Sonia Maria Baldoni


Natura e pensiero - Le filosofie sono filosofie e la realtà della terra è la realtà della terra....

Riverberi e discrepanze


Padre Sole e madre Natura sono gli elementi primordiali della nostra presenza e della nostra vita, nel rispetto del creato.

Le infinite filosofie spesso in contraddizione hanno innalzato erroneamente l'uomo a piedistallo del mondo.
Dalle grotte ai grattacieli. Dalla realtà, all'immaginazione sino a prevedere il futuro e sfidare la Natura.

Due strade sostanzialmente diverse, due concezioni estreme nello sviluppo della vita fra l'animale con la sua intelligenza, paure, gioie e dolori, in concorso con l'animale uomo, che pretende di contraddistinguersi con addizionali privilegi fondati sulla superiorità, sul consumismo, sul vizio,  e per ultimo giustamente sulle varie filosofie di contrasto per primeggiare su ogni essere, anche sui propri fratelli.

A questo punto sorge un dubbio: Siamo veramente ad immagine di Dio?

La Natura ci fornisce il necessario per la nostra esistenza in comunione con gli altri esseri del creato, ma la filosofica superiorità dell’uomo, volta all’ingratitudine per tanta grazia ricevuta gratuitamente dalla natura, impone attraverso le varie filosofie, alcune di amore e di fratellanza ed altre di superiorità e di guerra, sottomettendo i più deboli ai voleri del Potere, modificando persino la Natura, e dirigendo il nostro spazio e quello degli altri esseri viventi, all’auto distruzione.

Anthony Ceresa

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Lettera ricevuta  a commento dell'articolo su "Spiritualità laica ed Ecologia profonda" di Paolo D'Arpini
http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2011/10/la-spiritualita-laica-e-lecologia.html